Prime Pagine

L’Eredità, esilarante gaffe del concorrente sulle Torri Gemelle: Flavio Insinna allibito

Un altro concorrente de L’Eredità ha regalato al pubblico del quiz show di Rai 1 una nuova esilarante gaffe. Era il momento del gioco in cui bisogna individuare l’anno in cui è successo un certo evento, scegliendo tra quattro possibilità. La domanda che gli era capitata era molto semplice: quando il funambolo Philippe Petit ha camminato sulla fune sospesa tra le Torri Gemelle? Le quattro opzioni a disposizione del concorrente c’erano questi anni: 1922, 1953, 1974 e 2010.

Neanche a dirlo, ha scelto l’unica risposta più improbabile: quella del 2010, quando le due torri del World Trade Center erano state distrutte ormai da 9 anni nel tristemente celebre attentato terroristico dell’11 settembre 2001. Una risposta che ha lasciato allibito il conduttore Flavio Insinna che, dopo aver confermato il clamoroso errore del concorrente, è andato avanti con il gioco.

L’articolo L’Eredità, esilarante gaffe del concorrente sulle Torri Gemelle: Flavio Insinna allibito proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Riace, Mimmo Lucano torna dopo 8 mesi: “Unico politico in esilio in Italia. Impegno politico e sociale non finirà mai per me”

Tanti applausi e molte lacrime per la prima volta a Riace dopo quasi 8 mesi di lontananza. Ancora sottoposto al divieto di dimora, infatti, solo con l’autorizzazione del Tribunale di Locri ieri sera il sindaco sospeso Mimmo Lucano ha potuto partecipare al comizio finale prima delle elezioni in cui è candidato a consigliere comunale nella lista “Il cielo sopra Riace” guidata da Maria Spanò.

“Di una cosa sono certo, – ha affermato un Lucano emozionato e quasi senza voce – se un giorno avrò la fortuna di tornare nella mia comunità l’impegno sociale non finirà mai per me perché non saprei vivere in un altro modo. Sono l’unico politico in esilio in Italia”.

“Riace – ha aggiunto – ha avuto un ruolo mondiale. Ero consapevole che sarebbe stato un lungo percorso. Abbiamo trasmesso un messaggio politico e di umanità. E questo sarà per sempre. Anche nei libri di storia si parla di Riace. L’immigrazione non è un dramma sociale. Riace ha dissolto quest’equazione sulla quale sono state costruite le fortune dell’attuale governo, ma non solo. È stata distrutta una piccola comunità: abbiamo perso la storia, l’asilo multietnico, i laboratori sono chiusi. Cosa farà lo Stato oggi?. Io me ne vado da questo ruolo a testa alta”.

E sull’inchiesta “Xenia” che ha portato al suo rinvio a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, più in generale, per la gestione dei fondi destinati all’accoglienza: “Tutti i cittadini possiamo sbagliare. È giusto che sono indagato e il processo stabilirà la mia innocenza o colpevolezza. Ma certamente non voglio avere alibi. In tanti mi hanno proposto la candidatura al parlamento europeo. Potevo approfittare per avere l’immunità e un’indennità molto più alta, ma non l’ho fatto per una questione di orgoglio, per ripartire da dove è iniziata questa mia esperienza politica e istituzionale”.

L’articolo Riace, Mimmo Lucano torna dopo 8 mesi: “Unico politico in esilio in Italia. Impegno politico e sociale non finirà mai per me” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Gilet gialli, portavoce: ‘Contro di noi repressione di Stato. Ue? Inutile, vantaggi solo a Berlino. Noi stiamo con Italia e Grecia’

La prima protesta in Francia è stata sei mesi fa e da quel giorno non hanno mai smesso. Ogni sabato i gilet gialli manifestano contro il governo di Emmanuel Macron: se all’inizio chiedevano lo stop all’aumento del prezzo della benzina (e hanno vinto), ora vogliono la redistribuzione delle ricchezze e referendum di iniziativa popolare. Alla vigilia del voto per le Europee e nel momento di minore partecipazione ai cortei, il portavoce François Boulo racconta cosa succede dietro le quinte del movimento: chi sono, dove vogliono andare e se vogliono resistere. Lui fa l’avvocato e ha 32 anni: è uno dei cinque leader riconosciuti tra i gilet gialli e l’unico ad aver ricevuto un mandato scritto firmato da 200 manifestanti di Rouen, nel nord della Francia, per rappresentarli davanti ai media. È il volto pacato, la faccia pulita e seria capace di denunciare la “repressione di Stato” e la deriva “ultra autoritaria e fascista di Macron” e intanto replicare nei dibattiti tv senza sembrare un black bloc. “Il processo di rivoluzione è iniziato”, dice. Qualunque cosa succederà, resta il fatto che “centinaia di migliaia di persone hanno alzato la testa e non l’abbasseranno più. La dinamica è irreversibile”. Nonostante le violenze di molti cortei, “continuiamo ad avere dalla nostra parte più del 50 per cento della popolazione”. Alle elezioni Europee si presentano tre diversi progetti nati dai gilet gialli, ma per Boulo e gli altri è un errore strategico e da subito hanno deciso di non appoggiarli. “Voteremo chiunque tranne Macron”, continua. Anche a costo che vinca Marine Le Pen. Tanto, è la posizione, il parlamento Ue “non serve a nulla”. Le idee sull’Europa sono chiare: “Dobbiamo uscire dalle regole che favoriscono solo la Germania. Se noi fossimo al potere parleremmo con Italia, Spagna, Portogallo e Grecia”. Difficile dire dove saranno tra sei mesi. Intanto lui ha lanciato una piattaforma online, La Ligne Jaune, per unire le varie correnti: “Ne sono il proprietario, ma quando avremo scelto i nostri rappresentanti la lascerò a loro”.

Un avvocato tra i gilet gialli. Come li ha convinti a fidarsi?
Effettivamente non ce ne sono molti. All’inizio avevo provato a coinvolgere anche i miei colleghi.

È andata male?
In Francia le classi superiori guardano con disprezzo gli altri. C’è una grossa frattura tra il 75 per cento di chi simpatizza per i gilet gialli e il restante 25 per cento.

Lei perché protesta?
Macron è il vostro Matteo Renzi di qualche anno fa. Il giovane che arriva e segue fino alla fine la politica neoliberale voluta da Bruxelles. Quando è stato eletto ho pensato: in sei mesi la Francia scenderà in strada. Mi sono sbagliato di un anno. C’era una rabbia sorda che voleva uscire.

Ha mai fatto politica prima? 
No, ho sempre solo votato (ma non dice chi ndr). La mia famiglia ha una tradizione di destra, io ho lavorato per costruirmi un’opinione politica. E quando sono iniziate le proteste non volevo stare a guardare.

I gilet oggi sono più di destra o di sinistra?
Né l’una né l’altra. Una delle nostre forze è aver realizzato che la divisione destra e sinistra non ha più senso senza sovranità politica. Il popolo non è più sovrano e soprattutto non lo è a causa dell’Unione europea.

Domenica 26 maggio si vota per le elezioni Europee. Cosa fanno i gilet gialli?
Andremo a votare chiunque tranne Macron. Deve avere il risultato più basso di sempre. Il rischio è che ci sia un’astensione molto forte e che arrivi in testa insieme a Marine Le Pen.

Lei per chi voterà?
Non lo dico.

Alcuni di voi si sono candidati. Perché non loro?
Io sono sempre stato contrario. Il Parlamento Ue non serve niente.

Non è un pericolo per voi se vince Marine Le Pen?
Il parlamento Ue non ha potere. Lei o Macron, cambia poco. Il movimento dall’inizio dice di essere a-partigiano. Ci posizioniamo esclusivamente contro il potere. Questo ha permesso di federare il movimento.

I partiti sono venuti a fare campagna tra voi?
Hanno cercato di attirarsi la simpatia del movimento. Ma nessuno per il momento ce l’ha fatta. Non credo che favoriremo un partito piuttosto che un altro.

Voi siete per cambiare l’Ue dall’interno?
Non è possibile per la regola dell’unanimità. Bisogna assolutamente uscire dalle regole dell’Ue e battere i pugni sul tavolo per dire “basta”. Smettiamo di sottometterci a regole completamente idiote, che rovinano la vita delle persone e avvantaggiano banche, assicurazioni e multinazionali.

Cioè volete uscire dall’Ue?
Vedremo. Io non ho niente contro l’ideale europeo. Ma se dobbiamo avere una presunta unione che impoverisce le persone, dobbiamo uscirne. L’euro e il libero scambio favoriscono solo la Germania. Non capiscono che l’euro sta uccidendo i Paesi intorno.

Finora Parigi ha fatto asse con Berlino.
Se domani andassero al potere le idee dei gilet gialli, è certo che smetteremmo di metterci al servizio della Germania. E avremmo invece interesse a capirci con Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Ma se non vi presentate neanche alle elezioni, come potete cambiare le regole?
La forza rivoluzionaria del movimento è stata quella di tornare a far interessare i cittadini alla politica. Lavoriamo per migliorare le coscienze politiche, poi si vedrà. Il processo rivoluzionario si è messo in moto. Ci sono state centinaia di migliaia di persone che hanno iniziato ad alzare la testa. Non la abbasseranno più, è finito, si sono risvegliate. La dinamica è irreversibile. Resterà con la forma dei gilet o no? Non lo so. Può essere. Ma c’è un prima e un dopo il 17 novembre 2018.

Però nei cortei siete sempre meno.
È normale. È già straordinario che ci sia una mobilitazione ogni settimana da sei mesi. Le persone sono stanche. C’è stato un numero immenso di feriti: più di 2200. Senza contare i fermati e le condanne esorbitanti rispetto a quello che hanno commesso.

Lei ha dichiarato che c’è una deriva fascista. Non è esagerato?
Siamo di fronte a una repressione di Stato. Per l’Onu la libertà di manifestare in Francia è sotto attacco. È un fatto inquietante. C’è una deriva ultra autoritaria del potere che è concentrato nelle mani di un solo uomo e tutti seguono lui. Ci sono continue restrizioni alla libertà di stampa: giornalisti convocati dai servizi segreti per le loro inchieste, oppure fermati senza motivo e controllati con leggi ad hoc. Infine abbiamo assistito alle bugie di Stato quando il ministro dell’Interno ha detto che avevamo attaccato un ospedale ed è stato smentito. Ho parlato di deriva fascista in particolare dopo una serie di fermi preventivi prima di una manifestazione senza neppure che fossero commessi dei reati.

Che cosa vogliono i gilet gialli oggi?
Innanzitutto chiediamo che la politica sia al servizio del 99 per cento della popolazione. E non dei più ricchi. Quindi l’aumento dei salari e l’abbassamento delle tasse per le classi medie. Per finanziare tutto questo, la prima tappa è di rimettere in causa il dispositivo fiscale di Macron, a partire dalla decisione di togliere la patrimoniale. Infine la sovranità popolare: i cittadini vogliono avere la possibilità di chiedere loro stessi dei referendum.

Qualcosa Macron ha concesso.
Cose ridicole. Se mantiene i regali per gli ultra ricchi sono sempre gli stessi che pagano. Lui usa il principio dei “primi della cordata”, secondo cui i più forti davanti tirano quelli dietro. Ma i primi della cordata da tempo hanno tagliato la corda. Non sono più solidali.

Nelle ultime settimane protestate con gli ecologisti e avete un unico slogan: “Fine del mese, fine del mondo”.
I gilet gialli sono dei catalizzatori: tutti quelli che contestano le politiche di Macron, e quelle neoliberali in generale, devono riunirsi per protestare e ripensare i rapporti di forza.

Però la vostra protesta in origine era contro l’aumento del prezzo della benzina, non proprio ecologista.
Non può esserci una transizione ecologica senza una ripartizione equa delle ricchezze. Il governo voleva salvare il pianeta senza tassare ad esempio la benzina degli aerei. Tutti sanno che un ricco inquina molto di più di una persona normale.

In piazza abbiamo visto molta violenza. Vi ha danneggiato o ne siete responsabili?
Il movimento non è nato facendo manifestazioni. All’inizio ci ritrovavamo alle rotonde, ma il governo le ha fatte evacuare tutte. Non avevamo altra chance per essere visibili se non manifestare: e quando lo fai è normale che arriva chiunque, pure i black bloc. Io penso sia un errore la violenza perché i media e il governo lo usano per screditarci. Nonostante questo però, il movimento continua ad avere la simpatia di oltre il 50 per cento della popolazione: è il segno che siamo molto potenti.

Cosa farete ora?
Dobbiamo strutturarci e coordinare delle azioni. Il movimento avrà una mutazione. L’obiettivo è costruire un popolo che sia più illuminato di prima. Il potere disonesto ci vuole addormentati.

Farete un partito?
Se c’è una linea che può dividere i gilet gialli è quella tra i partigiani dell’orizzontalità che non accettano dei rappresentanti, e chi invece chiede solo di poterli controllare. Stiamo riflettendo.

Come?
Abbiamo una piattaforma in rete, si chiama La Ligne Jaune ed è il luogo dove discutere per formare la nostra linea politica. È aperta a tutti.

Chi è il proprietario?
Io. Ma è provvisorio. Quando avremo strutturato il movimento e stabilito chi sono i rappresentanti, la consegnerò a loro.

Anche noi ne abbiamo una simile, quella dei 5 stelle
Lo so, ma non l’ho mai vista. So anche che hanno incontrato alcuni gilet, ma non abbiamo leader legittimati a parlare con altre organizzazioni. Fanno parallelismi tra noi e il M5s, ma loro ora sono un partito. Noi non lo sappiamo ancora.

Ci vorrà del tempo per strutturarsi. Cosa succederà in Francia intanto?
Macron farà di tutto per restare. Cannibalizza il centro e punta a essere al ballottaggio alle presidenziali del 2022 contro Marine Le Pen per vincere. Faremo di tutto perché non accada.

L’articolo Gilet gialli, portavoce: ‘Contro di noi repressione di Stato. Ue? Inutile, vantaggi solo a Berlino. Noi stiamo con Italia e Grecia’ proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Novara, bambino di due anni morto in casa: fermati padre e madre. “Corpo martoriato e maltrattamenti pregressi”

Quando è morto in ospedale, il corpo del piccolo Leonardo, di due anni, era “martoriato con lesioni multiple”. Per questo il procuratore Marilinda Mineccia ha disposto il fermo per la madre, Gaia Russo, e il compagno Nicholas Musi. L’accusa nei loro confronti è di omicidio volontario pluriaggravato. Il questore di Novara, Rosanna Lavezzaro, ha dichiarato che si tratta di “un omicidio avvenuto in un quadro di maltrattamenti pregressi”.

A provocare la morte del bambino, secondo l’autopsia, è stato un violento colpo all’addome, che ha portato a una grave emorragia al fegato e al decesso in meno di mezz’ora. Sul corpo, il medico legale ha riscontrato ecchimosi e lesioni che risalirebbero alla mattina stessa della morte. Diverse ferite sono state trovate sul capo, sul torace, sulla schiena, e persino sui genitali.

Leonardo, deceduto il 24 maggio, era stato portato all’ospedale Maggiore di Novara dopo che i genitori avevano chiamato l’ambulanza. Interrogati, avevano parlato di una caduta dal lettino, ma la versione non aveva convinto gli inquirenti, che avevano deciso di aspettare l’autopsia. Gli esami hanno confermato che le lesioni erano incompatibili con l’ipotesi di un incidente domestico. Ora, l’uomo si trova nel carcere di Novara mentre la donna, incinta, è ai domiciliari. Nella notte, il loro nome era già stato iscritto nel registro degli indagati.

L’articolo Novara, bambino di due anni morto in casa: fermati padre e madre. “Corpo martoriato e maltrattamenti pregressi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Elezioni Europee, a Milano l’Anagrafe ha “problemi tecnici”: sospeso il servizio di rinnovo delle tessere elettorali

Uffici comunali di Milano nel caos alla vigilia delle elezioni europee. Questa mattina i cittadini che si sono recati nelle sedi dell’Anagrafe per ritirare la scheda elettorale o per sostituirla in vista del voto hanno trovato una brutta sorpresa: sistemi informatici in tilt, linee telefoniche non funzionanti su tutta la rete e operazioni sospese. “Al momento per un problema tecnico i servizi anagrafici sono sospesi in tutte le sedi di Milano”, conferma il Comune a Ilfattoquotidiano.it. “Invitiamo i cittadini a non affollare gli uffici e attendere ulteriori comunicazioni ufficiali”.

Intanto piovono le segnalazioni dei cittadini che lamentano il disservizio. “Sono in fila all’ufficio principale di via Larga da stamattina alle 8.50”, racconta Francesco a ilfattoquotidiano.it. “Sin da subito ci hanno detto che sono saltati tutti i server e per questo non è possibile rilasciare le carte di identità o rinnovare le tessere elettorali. Dopo tre ore la situazione è rimasta la stessa e la gente sta iniziando a perdere la pazienza”.

Nel corso della mattinata, infatti, il problema è stato segnalato in tutte le sedi anagrafiche della città, comprese quelle periferiche. Tutti gli uffici, infatti, sono aperti in via eccezionale anche sabato e domenica 26 maggio per garantire a tutti i cittadini di poter votare. Almeno in teoria. “Ormai sono costretto ad andare via e ancora non ho la certezza che domani potrò esprimere il mio diritto di voto”, aggiunge Francesco. “Lo stesso vale per le centinaia di persone che sono state costrette ad aspettare per ore senza avere alcuna comunicazione ufficiale”.  Molte segnalazioni sono arrivate anche dai social network. C’è chi lamenta che “da stamattina centinaia di persone sono ferme in attesa che si sblocchino i computer” e chi, invece, suggerisce che “forse un post di avviso aiuterebbe almeno alcuni utenti ad evitare la perdita di tempo di spostarsi inutilmente”.

L’invito sembra essere stato accolto dal Comune, che si è messo all’opera per affrontare l’emergenza data anche l’imminente scadenza elettorale. “Gli uffici dell’Anagrafe non possono rilasciare carte di identità né tessere elettorali”, spiegano fonti contattate da ilfattoquotidiano.it. “Stiamo verificando con la società che gestisce i sistemi informatici quale possa essere il problema e speriamo di risolverlo al più presto”. Nel frattempo, la raccomandazione è quella di non recarsi all’Anagrafe e di aspettare ulteriori aggiornamenti.

L’articolo Elezioni Europee, a Milano l’Anagrafe ha “problemi tecnici”: sospeso il servizio di rinnovo delle tessere elettorali proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Translate »