Carceri, Bonafede: “Atti criminali di pochi”. Italia viva: “Via il capo del Dap”. Grasso: “Gestione carente, operatori soli e senza mascherine”

“Fuori dalla legalità, e addirittura, nella violenza non si può parlare di protesta: si deve parlare semplicemente di atti criminali”. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervenendo in Senato pochi giorni dopo la rivolta nelle carceri legata all’emergenza coronavirus, ha voluto sottolineare come “le immagini dei disordini e gli episodi più gravi” siano “ascrivibili ad una ristretta parte dei detenuti”: “La maggior parte di essi, infatti”, ha detto ancora, “ha manifestato la propria sofferenza e le proprie paure con responsabilità e senza ricorrere alla violenza”.

Nell’Aula di Palazzo Madama, in replica al Guardasigilli, non sono intervenute solo le opposizioni, ma anche esponenti della stessa maggioranza. Il primo è stato il capogruppo di Italia viva Davide Faraone che ha chiesto sia rimosso il responsabile del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: “Ha gravissime responsabilità”, ha detto. “Quello che è accaduto nelle carceri era prevedibile. Se i detenuti fossero stati responsabilizzati sulle misure probabilmente tutto ciò non sarebbe accaduto. Lei ministro avrebbe dovuto anticipare quello che è capitato. Non si può far finta di niente: bisogna agire su chi è stato responsabile”. Una posizione condivisa anche dall’ex presidente del Senato ed esponente di Leu Pietro Grasso, anche lui in maggioranza: “Molto carente è stata la gestione del capo del Dap. Gli operatori sono stati lasciati soli rispetto alla situazione. Da parte del vertice del Dap ci sono stati gravi ritardi e indecisioni”, ha dichiarato. “Dov’era durante le rivolte? Mi ha stupito leggere che solo ieri sono state mandate le mascherine in carcere”.

Bonafede in Aula ha anche riferito sui numeri delle persone coinvolte: gli “atti criminali” sono stati portati avanti “da almeno 6000 detenuti su tutto il territorio nazionale”, ha detto. “Oltre 40 i feriti della polizia penitenziaria cui va tutta la mia vicinanza e l’augurio di pronta guarigione) e purtroppo 12 i morti tra i detenuti per cause che, dai primi rilievi, sembrano perlopiù riconducibili ad abuso di sostanze sottratte alle infermerie durante i disordini”. Per quanto riguarda il carcere di Foggia, penitenziario che ha riportato “gravi danni strutturali”, Bonafede ha confermato che sono “16 i detenuti ancora latitanti che erano soggetti al regime di media sicurezza”. Quanto al carcere di Modena, teatro della rivolta più cruenta, “gran parte dell’istituto è diventato inagibile”.

E per far fronte a questa situazione eccezionale, ha continuato Bonafede, il governo sta valutando nuove misure: “La task force all’interno del Ministero” sulle carceri “sta preparando possibili interventi per garantire, da un lato, i poliziotti penitenziari e, dall’altro lato, i detenuti. Ma bisogna mantenere la calma ed essere uniti con una consapevolezza. Questo è un momento difficile per il Paese, ma è nostro dovere chiarire, tutti insieme, che lo Stato italiano non indietreggia di un centimetro di fronte all’illegalità”.

Per quanto riguarda le rivendicazioni di alcuni, sulle condizioni di vita dentro le carceri, Bonafede ha dichiarato: “E’ giusto ascoltare le rivendicazioni che arrivano anche dai detenuti che rispettano le regole e che dimostrano di seguire un percorso di rieducazione vero. Ma dobbiamo avere anche il coraggio e l’onestà di dire che tutto questo non ha nulla a che fare con gli incendi, i danneggiamenti, le devastazioni e addirittura le violenze contro gli agenti della polizia penitenziaria”.

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