Coronavirus, Gentiloni: “In Ue discussione non adeguata. Il progetto europeo rischia di tramontare, Germania comprenda situazione”

A causa dell’emergenza legata al coronavirusrischia di tramontare il progetto europeo, non solo quello della grande Europa federale“. A dirlo non è un euroscettico o un leader di un partito sovranista, ma il commissario europeo agli Affari economico. “Se questa crisi diventa un fattore di aumento delle differenze, sarà molto difficile tenere insieme il progetto europeo. Ma sono fiducioso che una via di condivisione alla fine si possa trovare, e si deve fare con il dialogo con la Germania”, dice Paolo Gentiloni a Circo Massimo su Radio Capital.

La discussione tra gli Stati Ue, è il pensiero dell’ex presidente del consiglio, “è legittima ma non è adeguata alla fase che viviamo perché non dà soluzioni. Penso che si debba fare tutti gli sforzi perché lo stallo sia superato, con l’accortezza di non sottovalutare le decisioni che ha preso la Bce”. Secondo Gentiloni bisogna “scommettere ancora che alla fine, soprattutto da parte della Germania, si arrivi a una comprensione della nuova situazione”.

La descrizione che Gentiloni fa delle trattative di Bruxelles è semplice: “C’è una visione antica, purtroppo la conosciamo a memoria: ci sono Paesi che insistono molto sulla necessità di eliminare i rischi e mettono l’accento solo sul debito pubblico e Paesi come l’Italia che mettono l’accento sul condividere questi rischi” Per Gentiloni l’emissione di coronabond “genericamente per mutualizzare il debito non verrà mai accettata”, quindi bisogna finalizzarla ad una “missione”, che può essere quella di finanziare gli obiettivi comuni come “affrontare l’emergenza sanitaria”, creare “un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione e un piano per il sostegno alle imprese”.

Sul fondo Salva Stato il commissario Ue è ottimista: “Se capovolgiamo la discussione dal Mes ai Coronabond sugli obiettivi e come finanziarli sono positivo che la strada per trovare un’intesa si può trovare”, ha detto Gentiloni. Ci sono anche altre strade: “Si deve aumentare e flessibilizzare il bilancio Ue“, e poi “possiamo ricapitalizzare la Bei che può avere un ruolo fondamentale soprattutto nel sostegno alle imprese”.

Tra i Paesi più determinati a opporsi alle richieste di Roma, c’è soprattutto l’Olanda. “L’Olanda non lo definirei un paradiso fiscale ma certamente è un Paese che fa una una politica fiscale aggressiva nei confronti del resto dei Paesi Ue e non è l’unico, ma sulle politiche fiscali le regole prevedono l’unanimità”, dice Gentiloni. “Delle due l’una – aggiunge – o si capisce, anche da questa crisi, che bisogna fare passi in avanti nell’integrazione europea, o trovo bizzarro che le stesse persone che in questi anni hanno fatto le barricate ogni volta che c’era la possibilità di avere un maggior livello di integrazione oggi lamentano la mancanza dell’Europa”, ha aggiunto.

Ma nel caso dovessero fallire le trattative con Bruxelle, l’Italia può fare da sola, come ipotizzato da più parti? “Fare da soli non possiamo permettercelo, così come nessun Paese può – sostiene Gentiloni – Paesi più forti e più deboli sono accomunati dal fatto che il livello di integrazione ha dato una dimensione delle garanzie ma anche una capacità di export al nostro sistema di imprese che nessuno può permettersi di perdere. Penso che di quello che fa l’Italia dobbiamo essere orgogliosi. Non ci dimentichiamo che siamo stati costretti a fare da apripista non solo in campo sanitario ma economico e che abbiamo preso decisioni poi seguite dalla maggioranza degli Stati occidentali. Abbiamo reagito in modo esemplare”.

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