Ex Ilva, Conte in fabbrica con gli operai durante la giornata di sciopero. L’allarme dei sindacati: “ArcelorMittal sta fermando gli impianti”

La giornata di sciopero, da un lato, mentre i sindacati lanciano l’allarme sulla scelta dell’azienda di portare gli impianti “al minimo della capacità di marcia” che vorrà dire fermo totale della produzione entro la fine del mese. Dall’altro, la visita fuori programma del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, arrivato a Taranto nel pomeriggio per incontrare gli operai dell’ex Ilva e partecipare al consiglio di fabbrica permanente di Fiom, Uilm e Fim. Il permier è entrato nell’impianto gestito da ArcelorMittal, che ora vorrebbe disfarsene o ridurre produzione e lavoratori, dalla portineria riservata all’ingresso degli operai.

Il premier assicura: “Parlerò con tutti”
Lì davanti si sono raggruppati lavoratori e rappresentanti di comitati con striscioni che chiedono la riconversione economica del territorio. “Parlerò con tutti ma con calma”, ha detto Conte prima di varcare i cancelli rispondendo a chi gli chiedeva la chiusura. Molti sono cittadini del vicino quartiere Tamburi: “Qui ci sono più morti che nascite”, dice una madre. “Abbiamo fiducia nelle istituzioni ma non fatela perdere a noi”, aggiunge un altro. “Questa città richiede altro – aggiunge un’altra persona – perché continuate a insistere su questa fabbrica”. Il presidente del Consiglio dialoga con alcuni, riporta il tema sul lavoro. “Tu lavori?”, chiede ad un cittadino. “Ora sono disoccupato”, risponde. E quando gli viene chiesto un giudizio sulla società che ora gestisce l’impianto, risponde al premier, “Mittal non si è comportata mica tanto bene”. A un contestatore ha detto: “Togliti il cappuccio, io vengo qui senza maschera”, secondo quanto ha detto captato dai microfoni delle tv presenti. La tensione resta alta e il presidente cerca di calmare l’agitazione della folla ripetendo a gran voce “parlerò con tutti”.

Sciopero fino a sabato mattina
Lo sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm è iniziato venerdì mattina alle 7 nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del gruppo ArcelorMittal. Decine di lavoratori dell’appalto sono arrivati ai cancelli per protestare anche loro: trema infatti l’indotto, dai 400 dipendenti della Sanac fino ai 50 della Enetec per i quali l’azienda ha già chiesto la cassa integrazione ordinaria. I metalmeccanici chiedono “all’azienda l’immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d’azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l’accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste”. Fim, Fiom e Uilm sostengono che “la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a 4 milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria”. Oggi intanto ArcelorMittal ha ricevuto l’assist di Moody’s che ha avvertito la multinazionale: “Necessaria un’uscita ordinata dal mercato italiano” per preservare il rating e il suo outlook.

Patuanelli: “Nazionalizzaare? Non vedo perché parlare di rischio”
“Non vedo perché parlare di rischio. Credo sia stato storicamente un errore privatizzare il settore della siderurgia, che era un fiore all’occhiello e di cui oggi rimane un unico stabilimento”, ha affermato il ministro dello Sviluppo economicoPatuanelli, rispondendo, in un’intervista a La Repubblica, sul rischio di una nazionalizzazione dell’ex Ilva. “In questo momento – sottolinea – la priorità del governo è far sì che ArcelorMittal rispetti gli impegni presi. Questo è il piano A, il piano B e il piano C e per questo ho richiamato il Parlamento, le forze sociali e tutte le componenti istituzionali del Paese a un senso di responsabilità che deve far percepire all’imprenditore la presenza massiccia del sistema Italia”. “Il tema dello scudo – dice Patuanelli – non c’è più. Come governo abbiamo dato subito all’azienda la disponibilità a reinserirlo, per togliere ogni alibi. Ma ArcelorMittal ha detto che anche se risolvessimo, oltre a quella, le altre questioni collaterali, la banchina e l’altoforno 2, la produzione sarebbe comunque di 4 milioni di tonnellate annue. Con 5mila esuberi. È inaccettabile”. Intanto in mattinata Jindal ha negato l’interesse a subentrare alla multinazionale, nuovamente rilanciato da alcuni quotidiani anche se il gruppo indiano si è appena impegnato in Asia per un investimento da 2,8 miliardi di euro: “Smentiamo con forza”, si legge in un tweet della società, le indiscrezioni di stampa secondo cui si potrebbe “rinnovare il suo interesse per l’acciaieria di Taranto”.

Intesa sospende prestiti e mutui dei lavoratori: “Concreto sostegno”
Intesa Sanpaolo, che era nella cordata di ArcelorMittal in fase di gara, sospenderà le rate di mutui e prestiti dei dipendenti dell’ex Ilva e dei fornitori suoi clienti per un periodo fino a 12 mesi, raccogliendo la proposta della Fabi. “Intesa Sanpaolo vuole dimostrare la propria vicinanza ai dipendenti ex Ilva e delle aziende fornitrici e alle loro famiglie in questo momento di seria difficoltà”, spiega Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo. “Abbiamo ritenuto che la sospensione di mutui e prestiti fosse un intervento di concreto sostegno per le persone e le comunità locali nell’attuale situazione. L’attenzione alle dinamiche e alle esigenze sociali dei territori è per noi uno dei capisaldi del nostro modo di fare banca”, osserva ancora.

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