La povertà minorile rischia di tradursi in un declino culturale: un’emergenza a cui dedicare tutte le cure possibili

Cultura e istruzione per i nostri bambini sono come acqua, aria e cibo: indispensabili alla crescita. Questo perché attraverso la cultura e il confronto tra pari si genera pensiero critico, maturità e rispetto. Mi batto per questi principi dal mio primo giorno in Parlamento perché credo che siano le nuove generazioni a dover generare quella società aperta, empatica, solidale di cui abbiamo disperato bisogno.

Questo vale ancor di più se parliamo di bambini in difficoltà, per i quali cultura e istruzione possono rappresentare una vera arca di Noè per non affogare nelle acque della povertà e dell’indifferenza. Parliamo di 1,2 milioni di bambini italiani a cui Save The Children stima aggiungersi un altro milione. Parliamo di un’emergenza concreta a cui dobbiamo dedicare tutte le nostre cure. Per unire le forze di buona volontà capaci di affrontare un problema immenso ho creato un intergruppo parlamentare, che ha come obiettivo la riduzione della povertà minorile.

Ho dedicato la mia Presidenza della Commissione Cultura al contrasto alla povertà educativa, alla lotta al bullismo e al cyberbullismo, all’inclusione minorile e diritto all’istruzione. Ho guidato l’approvazione della legge per l’obbligo dell’educazione civica a scuola, a partire da settembre 2020, che contiene disposizioni riguardanti l’educazione alla cittadinanza digitale, la formazione dei docenti, la collaborazione con famiglie, l’istituzione dell’Albo delle buone pratiche di educazione civica e la Valorizzazione delle best practices: queste le Linee guida pubblicate dal Ministero dell’Istruzione a giugno 2020.

La povertà minorile è strettamente legata a quella culturale ed educativa. Se un bambino non legge libri costruiamo una società che non legge, se non va ad un museo, al cinema, ad un concerto, a teatro costruiamo una società senza cultura destinata al declino. Per questo ho costruito un tassello fondamentale nella legge sulla lettura approvata a febbraio scorso, di cui si attendono ancora i decreti attuativi e di cui vado particolarmente orgoglioso, la Carta Cultura per le famiglie, una vera e propria arca contro la povertà educativa: una dotazione di 100 euro a famiglia per l’acquisto di libri, prodotti e servizi culturali per 160mila famiglie.

Una misura che si aggiunge al Piano nazionale d’azione per la promozione della lettura di durata triennale, e a livello comunale e regionale, ai patti locali per la lettura, oltre a misure per la promozione della lettura a scuola. Ricordando che con la legge nasce il titolo annuale di Capitale Italiana del Libro, che è stato recentemente assegnata alla città di Chiari (Bs), che ospita la rassegna della Microeditoria, in occasione dell’ultimo Consiglio dei Ministri n. 67 del 18 ottobre 2020.

Oggi, con la pandemia in corso, i bambini vivono un disagio ancor più grande perché chiusi in una bolla di isolamento ed è così che la creazione dei Patti educativi di comunità – che ho auspicato in ben due proposte di legge depositate alla Camera dei deputati – diventano la nostra arca di Noè per i bambini, per garantire la nascita di una comunità di cura intorno all’infanzia e all’adolescenza fragile, che vede un coinvolgimento pieno di tutte le scuole italiane e i comuni. La prima proposta di legge lancia il modello delle scuole aperte, che si fonda sui Patti educativi di comunità; la seconda utilizza i Patti educativi di comunità come strumento per affrontare la povertà educativa e culturale, coinvolgendo maggiormente i comuni e le politiche sociali.

La prima formulazione dei Patti educativi di comunità avviene con il protocollo tra Ministero dell’istruzione e l’Anci per la scuola dell’infanzia e per tutte le altre scuole.

Oltre alle esperienze che stanno partendo dal basso, le prime tavole di questa ‘Arca’ sono il protocollo che l’Ordine degli psicologi ha sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione, dedicando le prime risorse per rafforzare un’alleanza fondamentale con l’equipaggio di esperti che deve salire sull’Arca: ricercatori, assistenti sociali, operatori di comunità per minori, sociologi, psicologi, pedagogisti, educatori, rappresentanti del Terzo settore nonché docenti, dirigenti scolastici e sindaci

La nostra Italia è quella dei nostri bambini, è l’ecosistema di bellezze che riusciremo a costruire, sono i bimbi che riusciremo a liberare dal giogo del degrado, della violenza e dell’odio.

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