La sostenibilità passa per la consapevolezza. E per ottenerla bisogna saper osservare

Sto per finire il mio corso da remoto di Zoologia e devo “erogare” le esercitazioni pratiche. Non possiamo chiuderci in un laboratorio per analizzare la biodiversità animale, così lancio una sfida. Fatemi un rapporto sulle specie animali con cui entrate in contatto quotidianamente. Elencatele, cercate notizie su di loro, e documentate le vostre osservazioni con filmati.

Hanno lavorato da soli o in gruppi coordinati in remoto e hanno filmato e fotografato, documentandosi in rete. Nell’esercitazione formale tutti hanno presentato le loro osservazioni, ma prima mi hanno mandato i loro rapporti e ho suggerito modifiche. Non ho mai lavorato così tanto per fare le esercitazioni, e neppure loro.

Con quanti animali entrate in contatto? Ma prof… c’è il Covid, dobbiamo stare a casa. Ma potete andare nel supermercato a fare la spesa, no? Lo sapete cosa mangiate? Sapete da dove viene? Se è stato allevato, e come, o come è stato catturato? Una studentessa mi ha mandato la dissezione di una cozza, e ha documentato il movimento ciliare sulle branchie, spiegando come facciano ad alimentarsi questi molluschi così popolari.

Un’altra ha fatto una dissezione da manuale di un calamaro. Hanno esplorato i supermercati, guardando le etichette delle scatolette di tonno o dei bastoncini di pesce, e hanno scoperto che quello che mangiano non è quello che credevano. Una mi ha fatto una relazione sui parassiti del suo gatto. Con tanto di fotografie, ovviamente anche dell’amato felino, ma non solo.

I riti di accoppiamento dei millepiedi sono stati molto popolari. Ma anche i modi di muoversi di lombrichi e chiocciole, riprese mentre scorrono su un vetro, e si vedono la reptazione peristaltica e le contrazioni del piede. Le mucche allevate all’aperto d’inverno mettono il pelo. Sembrano yak!

Si sono guardati attorno, hanno osservato, descritto, notando tutto quello che hanno visto e che di solito passava inosservato. Io dico sempre che i bambini tornano a casa da scuola e non conoscono i nomi degli alberi che incontrano nel loro cammino. L’insegnamento astratto, che quantifica tutto e qualifica poco, domina nei percorsi di formazione e non educa a guardare. E invece i bambini amano tutte le forme di vita: Edward Wilson la chiama “biofilia”.

Una mamma mi manda un video di suo figlio Andrea. Quattro anni. Elenca gli animali che conosce: molluschi, poriferi, vermi; alcuni animali fanno i piccoli nella pancia della mamma e altri li fanno deponendo le uova. Sono ovipari! Ci sono animali a sangue caldo e animali a sangue freddo. Questo dicono gli scienziati, e io devo imparare tutti gli animali se voglio diventare un vero scienziato. Sai quali sono gli animali a sangue freddo? I rettili! Termina con una sfida: adesso ripeti.

Tutti i bambini in età prescolare sono come Andrea. Poi vanno a scuola. I miei studenti mi hanno confessato di aver sempre cercato di sapere queste cose, ma non le hanno mai trovate nel loro percorso di formazione. Molti avevano dimenticato la curiosità infantile. L’hanno ritrovata, e sono entusiasti di quello che hanno fatto, proprio come Andrea.

I documentari in televisione mostrano forme esotiche, curiosità, ma non insegnano a guardare. La finalità è di far fare “ohhh” agli spettatori, intrattenendoli. Mentre è raro che si arrivi a far esclamare “ahhh!” In quanti sanno come fanno a mangiare le cozze, e cosa mangiano? Non sto parlando di gastrotrichi e chinorinchi, sto parlando di cozze! Quanti sanno quali siano, da dove vengano e come siano pescati i pesci che chiamiamo genericamente tonno?

Senza il resto della biodiversità non possiamo vivere, ma ci siamo così allontanati dalla natura da non realizzare neppure che cosa sia quello che mangiamo. Come gli umili e apparentemente sottomessi di Fight Club si prendono la loro rivincita su chi li sfrutta (esemplare Brad Pitt che inquina con prodotti personali i piatti dei ricconi a cui fa da cameriere) così fa la natura.

Come si fa a rispettare quello che non si conosce? La sostenibilità passa per la consapevolezza e questa si acquisisce se si rimane come Andrea, imparando anche tutte le altre cose, mantenendo le capacità di osservazione. Gli attuali percorsi di formazione, invece, privilegiano l’astratto e ci allontanano dalla natura. Senza la quale non possiamo vivere.

I giovani, da sempre, chiedono cose concrete. I vecchi invece si rifugiano in astrazioni che li allontanano dalle loro responsabilità. La sfida è di invecchiare restando giovani. Senza cadere nelle illusioni di vite extraterrestri. O, comunque, coltivandole ma restando con i piedi saldamente sul pianeta Terra. Per ora l’unico pianeta vivente dell’universo conosciuto: intanto impariamo bene come è fatto e come funziona. Perché non lo sappiamo mica tanto bene…

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