Mediterranea, armatore: ‘Nel salvataggio i libici ci hanno intimato l’alt, l’abbiamo ignorato’. L’Alan Kurdi verso Lampedusa

Ferma al largo di Lampedusa ormai da oltre 24 ore la barca a vela Alex di Mediterranea resta in attesa di trovare un accordo per il trasferimento dei 41 migranti ancora a bordo dopo aver “strappato 54 vite umane dall’inferno della Libia”, come ha scritto la stessa ong su Twitter. Mentre anche l’Alan Kurdi, dopo il salvataggio di 65 persone in acque libiche, ha annunciato di aver scelto come rotta quella verso Lampedusa: “Non siamo intimiditi da un ministro dell’Interno ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro – si legge in un post di Sea Eye – Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo”.

Una ‘sfida’ quantomeno dialettica quindi a Matteo Salvini e al governo italiano da parte dell’organizzazione non governativa. La stessa che, secondo il Viminale, sta mettendo in atto il veliero Alex dopo il trasbordo dei migranti dal gommone intercettato al largo della Libia. Un salvataggio, come ha spiegato l’armatore Alessandro Metz a Radio Capital, compiuto “per fortuna prima che intervenisse la motovedetta della Guardia costiera libica che ha intimato l’alt”. L’equipaggio di Alex però, l’ha detto lo stesso Metz, non ha ascoltato l’ordine dei libici e ha trasferito sulla barca a vela i 55 – 14 donne e bambini sono stati fatti sbarcare venerdì dalle autorità italiane – e puntato la prua verso Lampedusa.

Dove la situazione sembra finita in un cul-de-sac con il consueto scontro tra il ministero dell’Interno e la ong di turno. Nel caso dell’imbarcazione di Mediterranea tutto sembrava potersi risolvere in poche ore: Malta aveva dato il via libera allo sbarco delle persone salvate, in cambio del trasferimento in Italia di un numero assai simile di migranti già presenti sull’isola. Ma le modalità concordate tra i due Stati hanno finito per irrigidire la posizione di Mediterranea. Perché l’accordo – stando a quanto spiegato da fonti del Viminale – prevede che dopo il trasbordo la barca a vela entri in porto a La Valletta, dove con ogni probabilità verrebbe sequestrata

Un ingresso che la ong non vuole compiere, sempre secondo il ministero di Salvini, compiendo il trasferimento in acque internazionali restando così “impunita”. Una ricostruzione totalmente smentita da Mediterranea: “Non è vero che abbiamo rifiutato Malta e non cerchiamo impunità. Non è vero che Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare”.

Mediterranea spiega di aver chiesto “garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la nostra, tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso, perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela – sottolinea – Abbiamo chiesto inoltre di potere sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza”.

Una posizione, aggiunge ancora la ong, che “non significa affatto cercare impunità, perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso”. La barca a vela ha “persino rispettato il divieto di non entrare in acque italiane, nonostante un giudice abbia appena chiarito che il decreto sicurezza bis non si applichi alle navi che hanno effettuato un soccorso – prosegue Mediterranea – Ma forse è questo il problema del governo italiano, non avere sponda per attaccarci. E per questo cerca di ordire trappole altrove, con un assurdo scambio di ostaggi con un’operazione crudele e anche economicamente ingiustificabile”.

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