Torino, voto di scambio con la ‘ndrangheta: 8 arresti. Anche l’assessore regionale Rosso (FdI): “15mila euro per un pacchetto di schede”

Ha offerto 15mila euro in cambio della promessa di un ‘pacchetto‘ di voti. È questa l’accusa che ha portato in carcere l’assessore regionale del Piemonte Roberto Rosso di Fratelli d’Italia: è tra le otto persone arrestate dalla guardia di Finanza di Torino nell’ambito di un’operazione della Direzione distrettuale antimafia contro la ‘ndrangheta. Secondo chi indaga, la criminalità organizzata ha esercitato la propria ingerenza in occasione delle elezioni regionali dello scorso 26 maggio. Le accuse a vario titolo per gli otto arrestati sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, reati fiscali e voto di scambio, con la guardia di Finanza che ha effettuato anche sequestri nei confronti di soggetti legati alla criminalità organizzata radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. In manette è finito anche il 46enne Mario Burlò, imprenditore di Moncalieri e presidente di Oj Solution, un consorzio di imprese che opera nel settore della gestione esternalizzata delle risorse umane. È anche vicepresidente nazionale di “Pmi Italia“, un’associazione che riunisce 200mila piccoli e medi imprenditori italiani. Burlò è molto conosciuto anche nell’ambiente sportivo, come sponsor di varie società, tra cui la Basket Torino e la Auxilium Torino fallita nei mesi scorsi.

La sua popolarità, tuttavia, è nulla rispetto a quella di Roberto Rosso. Nato 59 anni fa a Casale Monferrato, Rosso è avvocato civilista. Entrato in politica con la Democrazia cristiana da giovanissimo, a 19 anni, è l’attuale assessore ai Diritti civili della Regione Piemonte, ma anche capogruppo in Consiglio comunale a Torino e vicesindaco di Trino Vercellese. È stato a lungo parlamentare di Forza Italia (per cinque legislature), con cui all’inizio degli anni ’90 è entrato in Parlamento. Candidato a primo cittadino del capoluogo piemontese nel 2001 (con Forza Italia) e nel 2016 (con una civica), poi è passato alla corte di Giorgia Meloni. Le accuse nei suoi confronti riguardano le elezioni regionali del maggio scorso, quando è stato eletto consigliere per Fratelli d’Italia con 4.777 preferenze, diventando assessore.

Dopo le accuse odierne, Rosso è stato cacciato da Fratelli d’Italia. A comunicarlo è stata direttamente la leader Meloni: “Ha aderito da poco più di un anno. Stamattina è stato arrestato con l’accusa più infamante di tutte: voto di scambio politico-mafioso. Mi viene il voltastomaco. Mi auguro dal profondo del cuore che dimostri la sua innocenza, ma annuncio fin da ora che Fratelli d’Italia si costituirà parte civile nell’eventuale processo a suo carico. Ovviamente, fin quando questa vicenda non sarà chiarita, Rosso è da considerarsi ufficialmente fuori da FdI”. Il centrosinistra piemontese, nel frattempo, chiede spiegazioni. “Lunedì ci sarà il Consiglio Regionale del Piemonte e se non lo farà il Presidente Alberto Cirio chiederemo noi le comunicazioni in Aula”, annuncia il consigliere regionale del Partito democratico Diego Sarno. Per i democratici “notizie come quella di stamattina fanno perdere di credibilità tutta la politica e fanno male alla democrazia perché minano alla base la fiducia dell’opinione pubblica”.

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