Archivio Tag: 8 marzo

8 marzo – C’è chi tra le ragazze dice no alla depilazione. E il vero ‘focolaio’ è su Instagram

“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Metto subito le mani avanti: io trovo che i peli superflui (se si chiamano così, un motivo ci sarà) siano una delle cose più orripilanti del corpo (maschile e femminile) ma ho rispetto per chi se li tiene e li esibisce. Libertà, tra l’altro, è la parola d’ordine di questa tendenza pelosa a cui stiamo assistendo.

Se, infatti, fino agli anni Settanta non depilarsi era un atto di ribellione contro i canoni dell’epoca che volevano le donne confinate in uno stato di innocenza (il che le rendeva ancor di più oggetto del desiderio sessuale maschile), oggi, tenersi i peli, è una scelta di libertà. Mi sembra una buona notizia: il femminismo potrebbe intraprendere una nuova strada, non più di opposizione a una costrizione (mettendo inevitabilmente le donne in una costrizione uguale e contraria) ma di scelta individuale, del tipo: “Sono donna, faccio un po’ come mi pare”.

E così, fior fiori di influencer, vip very o meno important, sfoggiano peli corporei, che si tratti di ascelle, gambe o baffi poco importa. Una vera crociata la sta combattendo da anni Maria Lourdes, la figlia di Madonna, che mostra con un certo orgoglio peli ovunque, dalle gambe all’inguine, fino alle sopracciglia “alla Frida”.

Tra le sue adepte c’è la modella curvy Ashley Graham che, dopo aver dato alla luce un bel bambino ha postato una foto mostrando il fisico post parto che tra le altre cose prevede, chissà perché, la ricrescita dei peli.

Ma, neanche a dirlo, è Instagram il vero focolaio (termine mutuato dal coronavirus) di questo movimento. E sono le Millennial le nuove testimonial del fenomeno a partire dalla pagina “Naturalgirlsnation”, quasi 25mila follower, che raccoglie le foto di chi “apprezza la bellezza naturale” si legge nella bio. E così, troviamo foto di ascelle più o meno pelose e qualche inguine che noi, ragazze vecchio stile, definiremo “in disordine”.

E sono tante le influencer in ascesa che promuovono la natural beauty, a partire dalla giovanissima costaricana Monica che ha la pagina “Liberate your soul” con quasi 14mila follower. Si definisce naturalista, vegana e… “pelosa” aggiungo io. Anche perché qui non parliamo di qualche peletto sotto le ascelle ma di due cespugli che la ragazza esibisce con un certo orgoglio. De gustibus.

View this post on Instagram

???? full moon ???? Time for some inner exploration: Why do you stop yourself? Why do you not move forward? How are the choices you are making now benefiting you? What are you hiding or denying within yourself, other people, or in the situation? What pain is lurking underneath it all? What story are you telling yourself because of that pain? What’s the real story? How am I preventing what I want? What role and I playing in life right now? Why am I not doing what I know I need to be doing? If I weren’t scared, what would I be doing? What do I really want? If tomorrow wasn’t promised what would I do with today? #selflove #selfportrait #selfportraitphotography #fullmooninleo #questionyourself #starseed #starseedawakening #selfawareness #selfawarenessjourney #selfawakening #selflovejourney #innerwork #shadowwork #bodyhair #pithair #hairywomen #hairygirls #notetoself #selfreflection #selfreminder

A post shared by Monica ????????✨????????‍♀️ (@liberate_your_soul__) on

Quisquiglie, comunque, rispetto ai peli sulle gambe che mostra Morgan Mikenas (pagina Instagram “i_am_morgie”, 93 mila follower) ex fitness blogger che qualche anno fa ha detto addio alla ceretta: “Fino a quando non ho preso questa decisione mi sentivo obbligata a radermi le gambe per stare bene e sentirmi sexy. Ma ora non più”. Scrive in un post e il suo ragazzo sembra apprezzare.

Stessa scuola di pensiero di Arvida Byström, fotografa e modella di origine svedese (28 anni): ritiene che il corpo della donna vada accettato così come è. Per sua o nostra fortuna, lei è ovviamente biondissima e nelle sue foto i peli si intravedono a malapena. Ma fidatevi: ci sono.

View this post on Instagram

Me and mi cherryball at Lidelsen ????

A post shared by arvida byström (@arvidabystrom) on

L’articolo 8 marzo – C’è chi tra le ragazze dice no alla depilazione. E il vero ‘focolaio’ è su Instagram proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus, il messaggio di Mattarella per l’8 marzo: “Dedico questa giornata a donne impegnate a contrastare diffusione del virus”

“Rivolgo un pensiero riconoscente alle donne – e sono tante – che si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del virus che ci preoccupa in questi giorni. Lavorano in condizioni difficili, con competenza e con spirito di sacrificio, con dedizione. Con la capacità esemplare di sopportare carichi di lavoro molto grandi. A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata“. È il messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’8 marzo. “Da tanto tempo le donne, in tutto il mondo, sono protagoniste di importanti progressi sociali e culturali – ha detto in un video pubblicato sui canali social del Quirinale – In numerose occasioni e in diversi ambiti sono state motori del cambiamento. Vorrei inoltre sottolineare come le donne contribuiscano, in misura particolare, a cogliere il valore universale e concreto del dialogo, della solidarietà, della pace. Sostenere e rispettare la condizione femminile, ascoltare le donne vuol dire, in realtà, rendere migliore la nostra società per tutte e per tutti”

L’articolo Coronavirus, il messaggio di Mattarella per l’8 marzo: “Dedico questa giornata a donne impegnate a contrastare diffusione del virus” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Yasaman, Mahienour e Loujain: il loro 8 marzo in carcere

Volendo descrivere nello spazio di un tweet la condizione della donna nella parte di mondo (Medio Oriente e Africa del Nord) cui è dedicato questo blog, potremmo concentrarci sulla sfida coraggiosa lanciata dalle attiviste per i diritti umani contro vere e proprie forme di discriminazione istituzionalizzata.

Partiamo dal bicchiere mezzo pieno. In Oman sono state rafforzate le norme per contrastare le mutilazioni dei genitali femminili. In Giordania è entrato pienamente in funzione il primo rifugio per le donne che rischiano di essere uccise dai loro familiari per motivi di “onore”.

In Tunisia un nuovo meccanismo giudiziario creato per ricevere denunce di violenza domestica ha ricevuto decine di migliaia di segnalazioni. Il parlamento dell’Iran ha approvato una legge che consente alle donne sposate con stranieri di trasmettere la cittadinanza iraniana ai loro figli. In Arabia Saudita sono state abrogate molte limitazioni all’autonomia di scelta delle donne e regole discriminatorie relative alla partecipazione alla vita sociale.

Ma è proprio vedendo cos’altro è successo in questi ultimi due paesi che il bicchiere si scopre mezzo vuoto.

Perché non potessero danneggiare la campagna di pubbliche relazioni del “riformista” principe della Corona dell’Arabia Saudita Mohamed bin Salman, cinque attiviste per i diritti delle donne hanno trascorso tutto il 2019 in prigione. E lì restano ancora oggi.

In Iran, la repressione contro le attiviste che hanno osato sfidare l’obbligo di portare il velo in pubblico ha raggiunto nuovi picchi di crudeltà, con condanne al carcere e alle frustate per i “reati” di corruzione e prostituzione.

In questo Otto marzo voglio ricordare il coraggio di tre donne: Yasaman Aryani, condannata a 10 anni in Iran per aver preso parte alla campagna contro il velo; Mahienour el-Masri, avvocata egiziana arrestata lo scorso settembre e tuttora in detenzione preventiva; e Loujain al-Hathloul, attivista saudita per il diritto delle donne alla guida, ormai da un anno in carcere dove ha subito molestie sessuali e torture.

L’articolo Yasaman, Mahienour e Loujain: il loro 8 marzo in carcere proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Translate »