Archivio Tag: Coronavirus

Coronavirus, Andrea Bocelli canta per raccogliere fondi per un ospedale: Chiara Ferragni e Fedez lo “ospitano”. L’esibizione dal balcone e sui social

Andrea Bocelli è stato “ospite del balcone di Fedez e Chiara Ferragni“: obiettivo di Bocelli, raccogliere fondi per l’Ospedale di Camerino, zona del Centro-Italia colpita dal terremoto del 2016, che è stato trasformato in un Covid Hospital. “Fare il bene – ha spiegato il maestro – è l’unico mestiere che ci rende degni d’essere qui, pigionanti del mondo. Ognuno secondo il proprio talento, secondo quello che è e che ha, può fare sempre e comunque la differenza“. Chiara e Fedez hanno risposto subito all’appello: la diretta, alle 18 di ieri 19 marzo, ha radunato davanti ai pc 170mila persone mentre Bocelli cantava “Con te partirò”. Numeri come sempre impressionanti. La raccolta fondi è e sulla GoFundMe.com (ABF – Con te aiutiamo il Covid Hospital di Camerino): target, 100mila euro per acquistare respiratori polmonari e materiale di protezione individuale per l’ospedale di Camerino.

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Coronavirus, le radio per l’Italia: venerdì 20 marzo tutte le emittenti del Paese trasmettono l’Inno di Mameli (e non solo) in contemporanea

Le radio, tutte insieme. Le radio per l’Italia. Venerdì 20 marzo alle 11 un appuntamento che non ha precedenti nel nostro Paese: tutte le radio d’Italia trasmetteranno in contemporanea, anche su piattaforme Fm, Dap, in streaming sui siti e sulle App delle radio, l’Inno di Mameli. E non solo, anche tre brani che hanno fatto la storia della canzone italiana.

“Un messaggio di unione, partecipazione e connessione, che ha l’auspicio di riunire tutti nello stesso momento di condivisione – si legge nella nota – Tutto il Paese è invitato a sintonizzarsi sulla propria stazione radio preferita, quella che accompagna ognuno nella propria quotidianità, ad alzare il volume, ad aprire le finestre e uscire sui balconi per cantare tutti insieme, sventolando il tricolore o mostrando un simbolo dell’Italia, per un momento che sia di riflessione e buona speranza per tutti”.

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Coronavirus, fiducia record per Conte e il governo: hanno il sostegno di 7 italiani su 10. Tra i leader Zaia piace più di Salvini

L’emergenza legata al Coronavirus fa avvicinare gli italiani al governo e al presidente del consiglio. Sia l’esecutivo che Giuseppe Conte, infatti, hanno il sostegno di 7 italiani su 10. Lo rileva il sondaggio realizzato da Demos per Repubblica, che segnala come si tratti di un grado di consenso mai rilevato dall’istituto di Ilvo Diamanti negli ultimi 10 anni. In passato il governo Conte 1, quello sostenuto da Lega e M5s, si era spinto fino al 62% nel settembre del 2018, mentre in precedenza l’esecutivo di Matteo Renzi aveva toccato il 69% nel giugno del 2014, dopo il successo alle elezioni europee, prima di calare sensibilmente in seguito. Il governo di Paolo Gentiloni, invece, aveva avvicinato quota 50%.

I due Mattei in calo – Oggi sia il premier che il suo governo hanno un indice di gradimento pari al 71% degli intervistati. Una crescita enorme sia per l’esecutivo – nella precedente rilevazione era al 44% – che per lo stesso Conte, capace di riscuotere il sostegno del 52% dei cittadini nel mese di febbraio. E questo nonostante i due principali partiti maggioranza siano rimasti più o meno sulle stesse cifre del mese scorso: il Pd raggiunge il 21%, il M5s il 14,6%. Perdono qualche consenso i due partiti che nelle scorse settimane avevano cercato di porre fine al governo Conte 2 e varare un esecutivo d’unità nazionale: la Lega di Matteo Salvini è al 28.8% (era al 29,2%), Italia Viva di Matteo Renzi è al 3,3% (era al 3,9), sempre dietro alla Sinistra (3,5%). A destra continuano a cambiare i rapporti di forza: da luglio il Carroccio è sceso dal 35.3% al 28.8%. Al contrario Fratelli d’Italia passa dal 6,2% al 13.5%, con Forza Italia in calo al 5,9%.

Bene Speranza e Di Maio, Zaia supera Salvini – Per quanto riguarda i singoli leader, dietro a Conte, c’è Giorgia Meloni (passata dal 46% al 52) e poi due sorprese: i governatori leghisti di Veneto e Lombardia, le Regioni più colpite dal virus. Luca Zaia, non rilevato fino al mese scorso a livello nazionale, oggi riscuote il consenso del 48% degli intervistati e batte il suo leader Salvini, fermo al 46 (in crescita di due punti). Il capo del Carroccio è tallonato dall’altro leghista Attilio Fontana, altra new entry in classifica col 42%. Vanno bene anche i ministri del governo Conte: da segnalare il balzo di Roberto Speranza, il ministro della Sanità passato da un gradimento di 26 punti a febbraio, a quota 40 di marzo. A sorprendere in questo periodo di emergenza è anche il passo in avanti di Luigi Di Maio, che guadagna 11 punti in più rispetto a 30 giorni fa: il ministro degli Esteri è passato da 31 a 42 punti, scavalcando il segretario del Pd, Nicola Zingaretti a 40. Scende Emma Bonino (da 44 a 39), mentre il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini si ferma a 36. Sia il leader di Areadem, che Silvio Berlusconi (34%, ha recuperato 6 punti) e pure Carlo Calenda (25%, più cinque punti) staccano Renzi, inchiodato al 25%.

Bocciata Bruxelles – Quasi tutto il Paese (il 94%), poi, valuta positivamente le misure adottate dal governo per combattere il contagio. Molto positivo anche il giudizio sulla condotta tenuta dall’esecutivo (84%) in questi giorni d’emergenza, ma vengono promossi a pieni voti anche il sistema sanitario (94%), la Protezione civile (88%), le Regioni (77%), i giornalisti (64%). Gli italiani non valutano male neanche l’opposizione di centrodestra (per il 51% si sta comportando bene), mentre va male all’Unione europea: solo il 35% degli intervistati valuta positivamente Bruxelles. Per l’80% degli intervistati, tra l’altro, l’Italia si sta combattendo molto meglio il virus rispetto agli altri Paesi europei. Praticamente tutti – il 95% – dichiarano di essere preoccupati per la malattia. Un mese fa erano la metà.

La quarantena migliora i rapporti in famiglia – Anche secondo il sondaggio Emg Acqua presentato ad Agorà, su Raitre, è Conte il leader che riscuote maggiore fiducia tra gli intervistati. Percentuali più ridotte, però, rispetto alla rilevazione di Demos: il premier è il 35%. Seguono Meloni e Salvini al 34%, Zingaretti al 23%,Di Maio al 19%, Mattia Santori e Berlusconi al 18%. Poi Renzi al 15% e Calenda al 14%, Giovanni Toti al 13%, Vito Crimi al 12%. Alla domanda relativa all’emergenza Coronavirus: “Gli italiani stanno rispettando a sufficienza l’invito di governo e autorità sanitarie a restare a casa?” ha risposto ‘NO’ il 57% degli intervistati, ‘Sì’ il 37%. Il 45% crede che una volta passata l’emergenza coronavirus “la sua vita sarà cambiata per sempre“. Durante la quarantena, infine, il 57% degli italiani pensa che i rapporti in famiglia siano migliorati, il 10% pensa che siano peggiorati. Il 33% preferisce non rispondere: più di uno su tre.

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Coronavirus, la diretta – L’Agenzia per il farmaco: “Carenze di medicinali negli ospedali, via a misure d’emergenza”. Mattarella: “Nel dramma della pandemia più importante solidarietà tra popoli”

CRONACA ORA PER ORA

10.56 – Guerra (Oms): “Non ne usciremo il 3 aprile”
“Non ne usciremo il 3 aprile. Anche se le misure restrittive attuate dal governo a più riprese dovessero incidere sensibilmente sul calo della curva di infezioni è probabile che l’Italia dovrà mantenere alta la guardia, con tutte le limitazioni che ne derivano”. Lo afferma Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms, ed ex capo della Prevenzione al ministero della Salute, parlando sul Corriere della sera dell’emergenza coronavirus, dicendo di no a screening di massa mentre è “fondamentale aumentare i test sui casi sospetti, i loro contatti e sugli operatori sanitari. Vanno quanto più possibile attuate misure congiunte. Più la risposta è univoca più il virus potrà essere contenuto”.

10.42 – Il ministro D’Incà: “Mi auguro che ci sia responsabilità opposizioni su decreto”
“Il Parlamento è aperto e si riunirà nelle prossime settimane. In queste ore parlamentari si confrontano on line per discutere e poi fisicamente si troveranno nelle commissioni ed in parlamento per votare. Mi auguro che vi sia responsabilità da parte anche delle opposizioni. Il nostro Paese ci chiede una politica comune. In questo momento ci sono cinque provvedimenti sulla crisi da Corona Virus, quattro in fase di conversione. Penso si possa arrivare a uniformarli in un unico provvedimento per dare attuazione in tempi brevissimi”. Così il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà intervenendo a Rainews24.

10.38 – Morto a Cosenza informatore scientifico di 65 anni
E’ morto oggi il 65enne, informatore scientifico originario di Tarsia, ricoverato all’ospedale di Cosenza. L’uomo, che presentava un quadro clinico pregresso relativo a patologie cardiache, era in cura nel reparto di Terapia intensiva dallo scorso 7 marzo, dove era stato trasferito dopo poche ore dalla presa in carico da parte dei sanitari di Malattie infettive. La moglie, contagiata a sua volta, risulta ancora ricoverata nel reparto di Malattie infettive. La coppia è residente a Rende, nell’area urbana di Cosenza.

10.39 – Berlusconi: “Decreto insufficiente, fare di più per il nostro sì”
“Il dl appena varato è assolutamente insufficiente e non consentirà in alcun modo la sopravvivenza delle aziende e la salvaguardia dei posti di lavoro, nè favorirà la ripresa. Certamente bisognerà fare molto di più a sostegno delle categorie economiche. del mondo dell’impresa e dei lavoratori”. Lo dice il presidente di Fi Silvio Berlusconi, che parlando del decreto Cura Italia in un’intervista al Giornale, boccia ogni ipotesi costruire un governo di unità nazionale.

10.36 – In Spagna quasi 15mila contagi e 638 morti
Continua a salire, anche in Spagna, il contagio da coronavirus: secondo gli aggiornamenti dei media il numero dei casi è arrivato a 14.769 mentre i decessi sono saliti a 638. Le aree più colpite – sottolinea El Mundo – sono Madrid con 5.637 casi e 390 decessi e la Catalogna con 2702 contagi e 55 morti.

10.35 – Nuova vittima in Campania: è un sacerdote di 45 anni
Nuova vittima in Campania per Coronavirus: si tratta del parroco di Caggiano (Salerno), don Alessandro Brignone. Aveva 45 anni. Era ricoverato all’ospedale di Polla (Salerno). Il sacerdote, originario di Salerno, si era infettato partecipando ad un incontro di neocatecumanali svoltosi a fine febbraio in una struttura alberghiera di Atena Lucana (Salerno). Dallo stesso incontro é partito il focolaio del Covid -19 nel Vallo di Diano che ha portato alla messa in quarantena di quattro comuni: Atena Lucana, Caggiano, Polla e Sala Consilina.

10.18 – Aifa: “Carenze farmaci in ospedali, via a misure d’emergenza”
“L’improvviso incremento della domanda per i farmaci utilizzati nelle terapie ospedaliere dei pazienti ricoverati a causa dell’epidemia ha generato delle carenze”. A dirlo, in una nota pubblicata sul portale, è l’agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) che sottolinea di essere a lavoro con le aziende, mediante il supporto costante di Farmindustria e Assogenerici, per mettere a punto “soluzioni eccezionali ed emergenziali”.

10.16 – Bologna, bloccato da Dogane e Gdf export di materiale per terapia intensiva
I funzionari della Dogana di Bologna e i militari del comando provinciale della Guardia di finanza hanno impedito il tentativo di illecita esportazione di dispositivi sanitari, costituiti da circa 13.200 componenti destinati alle apparecchiature di terapia intensiva.
Il materiale era all’interporto di Bologna, in procinto di essere inviato in Sudafrica. I dispositivi sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione della Protezione Civile per il contenimento e la gestione dell’emergenza coronavirus, come previsto dalle recenti disposizioni legislative emanate dal Governo.

10.09 – Mattarella al Papa: “Nel dramma della pandemia solidarietà tra Stati e popoli”
“In un contesto drammaticamente segnato dalla pandemia la comunità internazionale trova nella Sua illuminante Missione Pastorale e nella Sua viva e paterna testimonianza dei più alti valori evangelici un pressante invito a riscoprire le ragioni della collaborazione e della solidarietà tra gli stati e tra i popoli, in adesione all’esigente messaggio di attenzione ai più vulnerabili che Vostra Santità propone con instancabile determinazione all’umanità tutta”. Così il Capo dello Stato Sergio Mattarella in un messaggio al Papa.

9.43 – Bonaccini: “Bisogna ridurre contatti tra persone”
“Occorre contrastare con ancora maggior decisione la diffusione del coronavirus riducendo i contatti tra le persone, principale veicolo di trasmissione del virus. Bisogna restare in casa ed evitare assembramenti”. A ricordarlo il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, in un post pubblicato su Facebook nel quale ripercorre i punti dell’ordinanza firmata ieri sera che prevede la chiusura di parchi e giardini e un’ulteriore stretta sulle uscite a piedi e in bici.

9.26 – Salvini: “Se il decreto non cambia, non lo votiamo”
“Prorogare scadenze fiscali è necessario. Con alcuni bonus messi del decreto: 100 euro per i lavoratori dipendenti, 600 per gli autonomi, non si risolve niente. C’è il problema dei precari, degli stagionali, delle partite iva che non viene affrontato. Se è il punto di partenza siamo a disposizione per ragionare, ma se è il punto di arrivo questo decreto non cura. Se il decreto non cambia non possono chiederci di votare qualcosa che non serve. Poi se qualcuno mi convince che è legato all’emergenza economica far uscire 5mila detenuti prima della fine della pena, allora me lo spieghino”. Così Matteo Salvini ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, ribadisce la posizione della Lega sul dl “Cura Italia” varato dal governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

8.51 – Fontana: “Ancora troppe persone in giro”
“Penso di si, purtroppo il vero e grosso problema è che queste restrizioni che non sono grandissime non vengono molto rispettate, ci sono ancora troppe persone che girano e prendono sotto gamba le indicazioni imposte e fanno la vita di sempre”. Lo ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana, intervenendo a Circo Massimo, su Radio Capital, rispondendo a chi gli chiedeva se la Lombardia andrà verso un ulteriore giro di vite sulle restrizioni per arginare il contagio da Coronavirus.

8.28 – Anche le suore producono mascherine nei conventi
Anche le suore dei conventi si stanno adoperando per la realizzazione di mascherine. In particolare accade nella diocesi di Avellino. “Due dei monasteri della diocesi, sono attualmente impegnati nella realizzazione di mascherine: le suore Oblate di Avellino e le suore Benedettine di Mercogliano ne hanno già realizzate qualche centinaio per distribuirle a quanti ne facciano richiesta nella diocesi”: lo ha riferito a Vatican News lo stesso vescovo di Avellino, monsignor Arturo Aiello.

8.12 – Il Papa: “Preghiamo per i carcerati, soffrono tanto”
Il Papa continua a pregare per l’emergenza coronavirus. Oggi il pensiero, prima di cominciare la messa a Santa Marta, è stato per “i carcerati che soffrono tanto questo momento di incertezza e di dolore”. Non sanno “che cosa accadrà dentro il carcere” e pensano “alle loro famiglie, come stanno, se qualcuno è ammalato, se manca qualcosa”. Il pontefice ha invitato dunque a pregare “per i fratelli e le sorelle che sono in carcere”.

7.43 – Lamorgese: “Ognuno controlli se stesso o altri divieti”
Appello della ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, dalle colonne di Repubblica perché ciascuno diventi controllore di se stesso in questi giorni di emergenza coronavirus, anche per evitare eventuali ulteriori restrizioni. Sono giorni cruciali, spiega Lamorgese, e tutti si devono impegnare perché l’emergenza possa essere superata. Quindi, utilizzare consapevolmente quegli spazi di movimento che ora sono consentiti, ed evitare stili di vita superficiali e disinvolti: uscire di casa soltanto se strettamente necessario.(ANSA).

7.34 – Conte al Corriere: “Il blocco totale andrà avanti”
Le misure restrittive funzionano, e quando si raggiungerà il picco, e il contagio comincerà a decrescere, non si potrà tornare subito alla vita di prima. Pertanto, i provvedimenti del governo – dalla chiusura di molte attività a quello sulla scuola – non potranno che essere prorogati. L’annuncio è del premier Giuseppe Conte, che fa il punto dell’emergenza con il Corriere della Sera. Conte invita tutti al buon senso, poi fa sapere che si lavora ad un decreto per lo sblocco di investimenti pubblici per decine di miliardi e a un intervento a tutela delle aziende strategiche italiane.

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Coronavirus, la mossa della Bce fa rialzare le Borse Ue: Milano a +3%. Lo Spread si abbassa sotto i 200 punti

Le misure straordinarie varate dalla Bce nella notte contro l’emergenza legata al coronavirus fanno precipitare lo spread fra il Btp e il Bund. Il differenziale, che mercoledì aveva chiuso a 267 punti, toccando i 280 martedì, segna nei primi scambi 180 punti per poi arrivare a 191 punti base con il titolo del decennale italiano che dopo la nuova maxi operazione da 750 miliardi della Bce si attesta all’1,54% sul mercato secondario.

Borse aprono in rialzo – La mossa della Bce incide anche sulle Borse. Milano vola con il Ftse Mib che avanza del 3% a 15.587 punti. Conquistano terreno positivo dopo giorni anche le altre borse europee: in forte rialzo Parigi (+2,37%) e Madrid (+2,6%). Avanzano anche Francoforte (+0,19%), Londra (+1,1%).

Poste Italiane vola, con un balzo dell’11,30%. Bene anche Atlantia (+8,91%), Italgas (+8,90%), Ferragamo (+7,75%), Finecobank (+7,26%) e Tim (+7%). Corrono Pirelli (6%) e Snam (+8,8%), quest’ultima dopo i conti in crescita del 2019. Rialzi oltre i sei punti percentuali per Unicredit e Saipem.

Le Borse Asiatiche – Continuano a calare, invece, le Borse asiatiche. A Oriente i mercati continuano l’andamento negativo nonostante gli interventi delle banche centrali. Affonda Seul che cede l’8,4%. In rosso Tokyo (-1,04%), dopo un avvio di seduta in terreno positivo, Shanghai (-1%), Shenzhen (+0,2%), Hong Kong (-1,9%) e Mumbai (-3,8%). Sul mercato valutario lo yen tratta a 108,66 sul dollaro e 118,76 sull’euro. Sul fronte macroeconomico attesi una serie di dati dagli Stati Uniti. In particolare le richieste settimanali dei sussidi di disoccupazione, la bilancia delle partite correnti del quarto trimestre e l’indice Philadelphia Fed (manifatturiero).

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Coronavirus in Usa: senza sanità pubblica, il numero di contagi e vittime potrebbe essere impressionante

Le cifre su possibili contagi e morti negli Stati Uniti a causa del coronavirus sono impressionanti. L’epidemia mette a nudo tutti i gravi limiti di quel sistema sanitario e di welfare. E rivaluta l’importanza dei servizi sanitari nazionali universali.

di Oriana Ciani e Rosanna Tarricone (Fonte: www.lavoce.info)

Cronaca di un disastro annunciato

Negli Stati Uniti le morti accertate per la malattia da coronavirus, Covid-19, sono finora 68, i casi confermati sono 3.927 in totale.

Ma cosa sappiamo della reale entità del contagio? Molto poco. Dal primo caso (21 gennaio), gli Stati Uniti hanno testato circa 23 individui per milione di abitanti. In Italia facciamo più di 800 tamponi e in Corea del Sud circa 3.700 per milione di abitanti. D’altra parte, se non cerchi non trovi e lo stesso presidente Trump ha insistito a lungo per “tenere basso il numero di casi di coronavirus in Usa”.

L’insieme di scelte intenzionali, burocrazia lenta nei rapporti tra la Food&Drug Administration e i laboratori diagnostici e un primo lotto di test appositamente predisposto dal Center for Disease Control (Cdc) ma mal funzionante ha compromesso irreparabilmente la risposta degli Usa all’epidemia secondo alcuni. Di certo, per fronteggiare la peggiore crisi sanitaria globale del secolo, si sono rivelati dannosi anni di tagli bipartisan al Public Health Emergency Preparedness e ad altri programmi di salute pubblica, decisi per salvaguardare i conti pubblici.

Così, in risposta all’epidemia Covid-19, più di 800 epidemiologi, infettivologi, accademici hanno firmato un appello per denunciare come, in un paese come gli Stati Uniti, le conseguenze di quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito una pandemia potrebbero rivelarsi disastrose se la popolazione, per ragioni legate al reddito o alla classe sociale, esitasse a richiedere assistenza o a rispettare le misure di salute pubblica necessarie.

Il sistema Usa

Il sistema sanitario negli Stati Uniti è di tipo assicurativo privatistico. Il mercato delle assicurazioni sanitarie private vale circa 3.200 miliardi di dollari e cresce a un ritmo del 6 per cento all’anno.

Alle assicurazioni private si affiancano programmi assistenziali pubblici come Medicare e Medicaid istituiti nel 1965. Medicare è il programma nazionale di assistenza agli anziani over 65, universalistico, in quanto indipendente dal reddito. Medicaid è un programma gestito dai singoli Stati (con un contributo federale che copre il 60 per cento delle spese) ed è rivolto ad alcune fasce di popolazione a basso reddito, come famiglie con bambini, donne in gravidanza, anziani e disabili. Nel 2010 il presidente Barack Obama ha introdotto l’Affordable Care Act (Aca) con l’obiettivo di ridurre il numero di cittadini non assicurati. Ma da allora, questo numero ha ripreso a crescere: nel 2018 era pari a 27,9 milioni, su 325 milioni di abitanti. Di solito, restano scoperti gruppi particolarmente svantaggiati (come le comunità di colore) e immigrati irregolari che non possono utilizzare Medicaid o acquistare la copertura assicurativa attraverso i mercati introdotti dall’Aca.

Nella frammentazione di un sistema multi-erogatore e multi-pagatore abbondano piani sanitari in cui la quantità e qualità dei servizi coperti dipende in larga parte da chi sei e da dove vivi. L’ultima questione sorta Oltreoceano in tema di politiche sanitarie riguarda per esempio le “fatture mediche a sorpresa” (surprise medical bills). Negli ultimi due anni, un adulto assicurato su cinque ha ricevuto infatti una fattura medica “a sorpresa” da un fornitore al di fuori della rete convenzionata col proprio assicuratore. Circa due terzi degli assicurati temono di non potersi permettere di pagare fatture mediche “a sorpresa” per sé o per la loro famiglia. Non sorprende quindi che qualsiasi interazione con il sistema sanitario negli Usa rappresenti un potenziale grave rischio finanziario per la maggior parte degli americani.

Ad aggravare un quadro già drammatico, si aggiunge il fatto che quasi il 30 per cento dei lavoratori – per lo più nei settori retail, food&beverage, hospitality – e il 69 per cento dei lavoratori con salario minimo non hanno diritto a un congedo per malattia (sick leave).

È quindi lecito aspettarsi che cittadini non assicurati, seppur contagiati e sintomatici, continueranno a lavorare, pur di non rinunciare a un salario, e affolleranno i pronto soccorso quando il loro stato di salute diventerà particolarmente grave.

Con un virus che si trasmette in maniera efficiente (il numero di riproduzione di base R0 inizialmente stimato come maggiore di 2), si capisce come si tratti di una bomba a orologeria pronta a esplodere. Il Cdc stima un numero di possibili contagi tra 160 e 214 milioni e un numero di morti tra 200mila e 1,7 milioni, scaglionati per area geografica su un intervallo di tempo di molti mesi. La stessa agenzia prevede da 2,4 a 21 milioni di ospedalizzazioni. Secondo l’American Hospital Association, nel 2018 nel paese erano disponibili poco più di 924 mila posti letto e poco più di 92 mila posti in terapia intensiva.

Cosa fanno i singoli stati

Con un governo federale assente, o peggio ancora dannoso, a livello locale i singoli Stati si stanno attrezzando per sviluppare piani di emergenza e fronteggiare la prospettiva di un aumento ingestibile della domanda. In Connecticut, dove una di noi vive, le scuole hanno chiuso la scorsa settimana per iniziativa dell’amministrazione locale. Yale University, come altre istituzioni accademiche, ha convertito tutte le attività didattiche online fino alla fine del semestre. Alcune aziende hanno iniziato a promuovere lo smart working ed è stata annunciata la chiusura di bar, ristoranti e la sospensione di assembramenti di più di 50 persone. Lo Yale New Haven Hospital e altri ospedali hanno lavorato alla definizione di protocolli e di percorsi e procedure, allo screening da remoto, all’attivazione di servizi di teleconsulto e telemedicina per pazienti non Covid-19. Il 15 marzo sono arrivati nella struttura i primi tre pazienti positivi.

A epidemia già esplosa, la Casa Bianca ha annunciato restrizioni ai voli dall’Europa, sebbene alcuni ricercatori abbiano dimostrato che un provvedimento di questo tipo ha effetti modesti sulla diffusione del contagio se non è associato a misure massicce di rallentamento della trasmissione a livello locale. Il 13 marzo il presidente Trump ha dichiarato lo stato di emergenza e la Camera dei rappresentanti ha approvato un pacchetto economico da decine di miliardi di dollari di contrasto alla crisi: dai test gratuiti alla copertura dei disoccupati, fino a congedi per malattia retribuiti e aiuti alimentari per bambini e anziani.

Sono misure che aiuteranno, ma il virus metterà comunque tragicamente a nudo l’inadeguatezza del welfare statunitense e tutta la debolezza di un sistema sanitario orientato al profitto nella gestione di un problema di salute pubblica, in cui la salute di ognuno dipende da quella del meno tutelato nella società.

Nel dibattito che accompagna le elezioni primarie del partito democratico, si è discusso di proposte come Medicare for All. Una simulazione pubblicata su Lancet ha stimato che un sistema simile porterebbe a risparmi di circa il 13 per cento sulla spesa sanitaria (che è superiore a 450 miliardi di dollari all’anno), oltre a salvare più di 1,73 milioni di anni di vita rispetto alla situazione attuale. Questi numeri vanno presi con le pinze, visto che la simulazione ha necessariamente richiesto semplificazioni e assunzioni, ma lo studio sottolinea come una spesa sanitaria più alta, come quella degli Stati Uniti appunto, di per sé non garantisca necessariamente esiti di salute migliori e ribadisce l’importanza di un sistema sanitario nazionale universale, con un unico pagatore capace di negoziare in una posizione di vantaggio con le industrie del settore salute. Suona familiare, vero?

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Cura Italia, Mattarella ha firmato il decreto. Dallo slittamento del referendum sul taglio parlamentari agli aiuti per i lavoratori: le misure

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intorno all’una di questa notte ha firmato il decreto legge con le misure urgenti per l’emergenza coronavirus chiamato “Cura Italia“. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. Le norme riportano la data di ieri pur essendo state pubblicate in nottata e sono da considerarsi immediatamente in vigore. Il provvedimento su “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” è composto da 127 articoli che confermano l’impianto anticipato nei giorni scorsi.

E’ stato confermato, come anticipato, lo slittamento del referendum sulla legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari. L’articolo 81 del provvedimento, infatti, dispone che “in considerazione dello stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili”, il termine “entro il quale è indetto il referendum confermativo del testo legge costituzionale” è fissato “in duecentoquaranta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo ha ammesso”. Il referendum va indetto entro sessanta giorni dalla dichiarazione di ammissibilità, che in questo caso scadevano il prossimo 23 marzo. Con la disposizione contenuta nel decreto legge il termine ultimo di indizione slitta al 19 settembre di quest’anno. Poiché una volta indetto, il referendum deve svolgersi in una data compresa tra i 50 e i 70 giorni successivi, l’ultima domenica utile per chiamare al voto gli italiani per questa consultazione sarà il 22 novembre, in quanto i 70 giorni scadranno sabato 28 novembre. Ciò non toglie naturalmente che il referendum potrà svolgersi anche all’inizio dell’autunno, tra settembre ed ottobre, se il governo deciderà di indirlo tra luglio ed agosto.

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Coronavirus, la diretta – De Micheli: “Non escludiamo misure anche dopo il 3 aprile”. Morto il segretario dei medici di famiglia di Lodi. Fondazione Gimbe: “2.629 i sanitari contagiati, l’8,3% dei casi totali”

L’epidemia di coronavirus continua a mietere vittime tra medici e sanitari, in prima linea nell’emergenza: a Lodi è morto un medico di 57 anni, Marcello Natali, segretario provinciale della Federazione generale dei medici di medicina generale. Lavorava a Codogno ed era stato ricoverato all’ospedale di Cremona per la grave polmonite sviluppata. Da giorni il personale sanitario chiede più sicurezza e più protezioni, sia per chi lavora in corsia, sia per i medici di famiglia: ad oggi infatti, secondo gli ultimi dati comunicati dalla fondazione Gimbe, sono già 2.629 i sanitari contagiati, pari all’8,3% dei casi totali. “Numero enorme – scrive in un tweet il presidente Nino Cartabellotta – più del doppio della coorte cinese”.

Bisognerà aspettare ancora qualche giorno per capire se le misure restrittive imposte dal governo abbiano fatto effetto: i casi totali sono 31.506, e si cerca di scongiurare un’ondata al Sud, anche con ulteriori strette imposte dai sindaci o dai governatori. La ministra dei trasporti Paola De Micheli non esclude che le misure verranno adottate anche dopo il 3 aprile: “Valuteremo nei prossimi giorni sulla base dei numeri”, ha detto ad Agorà.

In questa seconda settimana di isolamento, i temi principali nell’agenda di governo sono la tenuta del sistema sanitario e le misure economiche da adottare. Nella notte intanto è arrivata la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: adesso il decreto legge “Cura Italia”, con tutte le misure più urgenti per mitigare le conseguenze economiche dell’emergenza coronavirus, è legge. Ieri sera il premier Giuseppe Conte ha parlato in videoconferenza con gli altri leader europei: “A una crisi straordinaria, senza precedenti, si risponde con mezzi altrettanto straordinari, mettendo in campo qualsiasi strumento di reazione, secondo la logica whatever it takes“. Tra gli strumenti possibili, Conte ha indicato i ‘coronavirus bond’ o un fondo di garanzia europeo in modo da finanziare con urgenza tutte le iniziative dei singoli governi per proteggere le proprie economie.

Anche Papa Francesco, che domenica era eccezionalmente uscito a pregare per le vie deserte di Roma, ha espresso la sua vicinanza a chi sta soffrendo o chi ha vissuto un lutto per la malattia: in una lunga intervista a Repubblica ha ringraziato “chi si spende per salvare gli altri“. La pandemia, aggiunge, si sconfigge con la scienza e con la clinica, ma sono indispensabili gli “anticorpi” della solidarietà. Anche lui – racconta – come tutti in questi giorni, passa le giornate seguendo le notizie. Ma esorta chi è casa a “tornare a parlarsi” all’interno delle famiglie. “Questi giorni possono essere un’occasione per ritrovare piccoli gesti di vicinanza e concretezza verso i nostri cari: se viviamo questi giorni così, non saranno sprecate”.

CRONACA ORA PER ORA

10.15 – Modena, la prima guarita ha 95
Una nonna di Fanano è la prima guarita del Modenese. Negativo anche un 27enne di Carpi.

10.1o – Gimbe: “2.629 i sanitari contagiati, l’8,3% dei casi totali”.
La fondazione che si occupa di ricerca in ambito sanitario ha diffuso dati aggiornati sui contagi in corsia: “Numero enorme – scrive in un tweet il presidente Nino Cartabellotta – più del doppio della coorte cinese”.

09.50 – Misiani: “Crisi peggiore di quella del 2008, basta esternalizzare”
Il viceministro dell’Economia, a Radio24, dice che la crisi innescata dal coronavirus obbliga a ripensare la filiera produttiva perché è “inaccettabile” delocalizzare produzioni strategiche come quella delle mascherine e dei dispositivi di protezione.

9.30 – De Micheli: “Non escludiamo misure oltre il 3 aprile”
Lo ha detto ai microfoni di Agorà, su Rai3: “Valuteremo sulla base dei numeri nei prossimi giorni”.

9.25 – Lodi, morto segretario medici di famiglia
Marcello Natali aveva 57 anni e lavorava nella zona di Codogno. Era ricoverato a Cremona per una grave polmonite: l’annuncio è stato dato dalla Federazione dei medici di medicina generale.

9.18 – Positiva una dipendente dell’Azienda sanitaria di Trento
La donna è una stretta collaboratrice del direttore. La Apss ha avviato un’inchiesta epidemiologica interna, come da protocollo.

9.15 – Antitrust sospende vendita di antivirale
Si chiama “generico Kaletra” ed è un farmaco usato per trattare l’HIV. Adesso veniva venduto a più di 600 euro su Internet, spacciato come “l’unico farmaco contro il Covid-19”: l’Antitrust ha sospeso la vendita e oscurato il sito web.

9.10 – Brescia, 18 decessi in una casa di riposo
In una struttura di Quinzano nelle ultime 24 ore sono morte 5 persone, 18 dall’inizio dell’emergenza. Ma solo per un deceduto si può parlare con certezza di coronavirus, perché è l’unico a cui è stato effettuato il tampone. “La tristezza per non essere riusciti a proteggerli accumuna tutti i lavoratori”, ha detto il direttore Luca Laffranchi.

09.00 – Zaia: “Sui tracciamenti serve legittimazione giuridica”
Ai microfoni di Radio 24, il governatore della Regione Veneto Luca Zaia ripropone l’idea di tracciare gli spostamenti dei cittadini dalle celle del telefono “è un’ottima soluzione” ma pone dei problemi di privacy. “Ma siamo in emergenza, e ci vuole un provvedimento che ci legittimi a fare tutto questo, serve una legittimazione giuridica”.

08.45 – Gallera: “Sui tamponi abbiamo rispettato le indicazioni Iss”
Nel corso della stessa intervista ha ricordato che la Regione Lombardia ha effettuato più di 46mila tamponi seguendo le linee guida previste dall’Istituto superiore della Sanità, cioé solo a chi mostra sintomi.

08.40 – Gallera: “Cura Italia è un segnale forte”
“25 miliardi erano il massimo che si poteva utilizzare, li abbiamo utilizzati tutti – ha detto l’assessore al welfare lombardo in collegamento con 7 Gold – è un messaggio per tranquillizzare”.

08.30 – Fico: “Non può chiudere il Parlamento”
Il presidente della Camera Roberto Fico, dalle pagine di Repubblica, dice che in questi giorni difficili “il Parlamento non può chiudere, deve essere in prima linea” e non può “arretrare, così come non arretrano medici e infermieri”. Nell’intervista definisce il voto online “complesso” ipotizzando piuttosto una Commissione speciale a cui affidare l’istruttoria di tutte le leggi, lasciando la deliberazione finale all’Aula.

08.17 – Altri 3 positivi in Basilicata: in totale sono 27
Gli ultimi tamponi effettuati all’ospedale San Carlo di Potenza.

07.00 – La Guardia di Finanza sequestra 20mila mascherine a Catania
I dispositivi non avevano le necessarie certificazioni Ce.

L’articolo Coronavirus, la diretta – De Micheli: “Non escludiamo misure anche dopo il 3 aprile”. Morto il segretario dei medici di famiglia di Lodi. Fondazione Gimbe: “2.629 i sanitari contagiati, l’8,3% dei casi totali” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Coronavirus, oltre 6 mila casi e 118 morti negli Usa: il virus ha colpito tutti i 50 Stati. Germania, anche Bmw blocca produzione di auto in Europa

Con il primo caso rilevato in West Virginia, ora tutti i 50 Stati americani sono stati toccati dal Covid-19, con un totale di oltre 6 mila casi accertati. Le vittime, 118 al momento, sono per lo più localizzate nello Stato di Washington, in quello di New York e in California. La pandemia si è estesa all’intero territorio statunitense martedì, quando il governatore del West Virginia – Jim Justice – ha annunciato il primo caso di contagio nel suo Stato, fino a ieri l’unico ancora immune dal contagio. L’amministrazione Trump ha annunciato misure economiche straordinarie, con il Tesoro che si dice pronto a dare un contributo diretto in denaro ai cittadini americani, ma si fanno sempre più forti i timori che il sistema, anzitutto quello sanitario, non riesca a reggere. In questo clima si sono svolte le primarie dei democratici in Florida, Arizona e Illinois che hanno – di fatto – decretato Joe Biden come sfidante del tycoon nella corsa alla Casa Bianca di novembre.

Il numero dei contagi continua a salire anche in tutta Europa, con 64.189 casi totali confermati, di cui 8.507 solo nelle ultime 24 ore, e 3.108 morti (428 nuove). Ad essere maggiormente colpiti, oltre all’Italia, sono Spagna, Germania e Francia ma il virus si sta espandendo sotto traccia anche nel Regno Unito. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha ammesso che “tutti noi, che non siamo esperti, all’inizio abbiamo sottovalutato il coronavirus”, spiegando – in un’intervista al quotidiano tedesco Bild – che poi “con il passare del tempo è diventato chiaro che si tratta di un virus che ci terrà impegnati a lungo”, dal momento che l’Europa è “oggi l’epicentro della crisi”. Stasera, alle 20.15 la cancelliera tedesca Angela Merkel parlerà alla nazione, facendo il punto sull’emergenza coronavirus nel Paese, che sta iniziando ad avere ripercussioni anche sull’industria con Volkswagen e Bmw che ahanno annunciato lo stop alla produzione di auto in Europa per 4 settimane.

Germania – Seguendo la scelta di quasi tutti i principali produttori continentali, anche Bmw annuncia lo stop alla produzione di auto in Europa per una durata di quattro settimane. Nelle ultime 48 ore simile hanno comunicato una simile decisione Fca, VW, Ford, Psa, Renault, Nissan e Daimler.

Brasile – Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro è risultato negativo anche al secondo test per il coronavirus: lo ha comunicato lui stesso sui social.
Il capo di Stato era già risultato negativo a un primo test realizzato venerdì scorso al suo rientro da un viaggio in Florida, dove aveva incontrato il suo omologo americano, Donald Trump. Della delegazione che aveva accompagnato Bolsonaro negli Usa, tredici membri – tra cui il suo segretario alla Comunicazione, Fabio Wajngarten – sono nel frattempo risultati positivi.

Spagna – L’ex presidente del Real Madrid, Lorenzo Sanz, è in gravi condizioni dopo essere risultato positivo al coronavirus. Secondo il quotidiano Ideal, Sanz è stato ricoverato in terapia intensiva e sta lottando contro il Covid-19. Sanz è stato il presidente del club del Santiago Bernabeu dal 1995 al 2000.

Marocco – Cinque giovani operai della provincia di Frosinone non riescono a tornare a casa dal Marocco per mancanza di posto sui voli aerei, a poche ore della serrata della nazione africana che chiuderà le sue frontiere. A rendere nota la vicenda, dopo aver a suo dire, inutilmente cercato di contattare la Farnesina, e’ la madre di uno degli operai. La donna che vive a Cassino, nel sud della provincia laziale, chiede aiuto: “Mio figlio ed altri quattro operai residenti in provincia di Frosinone – ci racconta la donna -. Da giorni stanno cercando di tornare in Italia ma senza esito. Non ci sono voli disponibili e dalla Farnesina c’è un continuo rimpallo di informazioni con l’ambasciata italiana in Marocco. L’emergenza Coronavirus nei paesi Africani sta iniziando ora. Pensare che debbano rimanere lì mi fa impazzire”.

Medio Oriente – Sei paesi arabi hanno registrato, ieri sera, un nuovo aumento delle infezioni e, conseguentemente, hanno annunciato nuove misure. In Giordania, dove fino a ieri sono stati registrati 40 casi di contagio, uno dei quali guarito, il re Abdullah II ha approvato una legge che conferisce al governo ampi poteri per imporre uno stato di emergenza per aiutarlo a combattere la diffusione del virus. In Marocco, il re Mohamed VI ha ordinato all’esercito di allestire ospedali da campo militari per combattere il virus, mentre la Tunisia è pronta a dichiarare il coprifuoco. In Qatar, l’emittente televisiva “Al Jazeera” riferisce che il Comitato supremo per la gestione delle crisi ha annunciato in una conferenza stampa di aver chiuso per 14 giorni la zona industriale di Doha per limitare la diffusione del virus e ha anche annunciato la chiusura di tutti i negozi, ad eccezione di quelli che vendono cibo e medicine.

Israele – Il ministero della Salute israeliano ha fatto sapere che altre 90 persone sono risultate positive al nuovo coronavirus, portando il totale dei contagi confermati nel Paese a 427. Sinora non ci sono morti per Covid-19 in Israele, ma 15 pazienti sono in condizioni mediamente gravi o gravi, e il numero delle infezioni sta crescendo in maniera esponenziale. Le autorità hanno deciso misure rigide per arginare la diffusione della malattia, avvertendo che si rischiano migliaia di morti se le persone non rispettano le regole. “Abbiamo visto che cosa sta accadendo in altri Paesi che non hanno deciso questi passi. Migliaia di persone nel mondo sono già morte. Come premier, devo dirvi la verità. Per mia gioia, non abbiamo perso nessuno. Ma questo non durerà”, ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu in un discorso alla nazione. “Questa è una crisi enorme, siamo solo all’inizio”, ha detto Netanyahu. Il coronavirus ha contagiato più di 195mila persone nel mondo, uccidendone oltre 7.800. Il governo israeliano ha chiesto che la maggior parte della popolazione lavori da casa, che le persone mantengano distanza tra loro e non escano dalle proprie abitazioni se non per motivi essenziali, come comprare farmaci o cibo. Il ministero della Difesa ha trasformato le strutture alberghiere, vuote per il calo del turismo, in centri per malati di Covid-19. Ha anche chiesto al servizio di sicurezza Shin Bet di applicare la sorveglianza telefonica, passo che ha scatenato le proteste di parlamentari e gruppi per i diritti civili.
Giappone – Il Giappone non ha ancora raggiunto il picco dei contagi di coronavirus, con diverse regioni dell’arcipelago che mostrano tutt’ora segnali contrastanti sulla diffusione della pandemia. Lo evidenzia una indagine dell’agenzia Kyodo, che cita le dinamiche in corso in Hokkaido, la prefettura a nord del Paese, dove e’ stato decretato lo stato di emergenza a fine febbraio a seguito dei 128 casi di infezioni registrate, e la situazione nella prefettura di Aichi, nel Giappone centrale, con il secondo numero di contagi creati in maggior misura da un ‘cluster’, un raggruppamento di persone infette, in un centro di assistenza per anziani. L’incremento giornaliero dei contagi si è assestato ad una media di 20-30 persone al giorno tra fine febbraio e inizio marzo, lasciando presumere che il picco dell’epidemia debba ancora manifestarsi. Mentre il numero delle infezioni mostra una tendenza in ribasso dal 10 marzo, spiega l’indagine della Kyodo, è probabile che si presenti un aumento nella seconda parte di marzo perchè molti casi non sono stati ancora identificati dalle autorità sanitarie. Condizioni simili anche a Tokyo, con il verificarsi di nuovi 12 casi ieri, il maggior progresso giornaliero, portando il totale dei casi nella capitale a 102. Lo studio rivela inoltre che nel corso delle ultime settimane più di 20 persone provenienti dall’estero sono risultate positive al coronavirus. Nello specifico, un uomo di 50 ha contratto la malattia di ritorno da un viaggio in Francia, e un’altra persona e’ risultata positiva al termine di una vacanza sul Nilo, in Egitto. A questo riguardo il governo di Tokyo ha allo studio misure che prevedono l’imposizione di un periodo di quarantena volontario per i viaggiatori che arrivano dall’Europa, i paesi del Sud Est Asiatico e lo stesso Egitto.
Filippine – Il governo di Manila ha dichiarato uno ‘stato di calamità’ di sei mesi per far fronte all’epidemia di coronavirus, che finora ha provocato 14 morti nel Paese: la misura segue l’annuncio, il 9 marzo scorso, dello stato di emergenza sanitaria pubblica a livello nazionale. Secondo quanto riporta l’agenzia stampa filippina Pna, il nuovo status permetterà al governo centrale ed ai governi regionali di attingere ad un fondo di emergenza per combattere il virus. Inoltre, in questo modo il governo potrà arruolare tutte le forze del Paese – incluso l’Esercito – laddove fosse “necessario”. I casi accertati di contagio nel Paese sono finora 187. Giovedì scorso il presidente Rodrigo Duterte ha deciso di chiudere la capitale Manila per impedire la diffusione del virus. In un discorso in tv alla nazione ha anche annunciato che gli stranieri provenienti dalle zone in cui si è diffuso il virus non potranno entrare.
Romania – Lo stato di emergenza ha una durata di 30 giorni e le misure vanno prese molto rapidamente: lo ha detto il presidente della Romania, Klaus Iohannis, in una videoconferenza con il primo ministro Ludovic Orban e i ministri responsabili della gestione dell’epidemia, ai quali ha sollecitato di specificare l’impatto delle misure intraprese sulla popolazione, sia per quanto riguarda una valutazione a breve termine che per 30 giorni. Il decreto del presidente Iohannis sullo stato di emergenza ha già ricevuto il parere positivo delle commissioni parlamentari e sarà votato domani in parlamento a Bucarest. Secondo i dati ufficiali, sono 217 le persone contagiate in Romania, di cui 19 guarite. Circa 3.300 persone sono in quarantena istituzionalizzata e più di 16.600 in isolamento domiciliare sotto sorveglianza medica. Intanto, sono state aperte decine di pratiche penali per il reato di procurata epidemia.
Kosovo – In Kosovo il presidente Hashim Thaci ha firmato oggi il decreto sull’imposizione nel Paese dello stato di emergenza a causa della diffusione del coronavirus. La decisione, riferiscono i media serbi, è stata presa in opposizione al governo, contrario a una tale misura. Per entrare in vigore, il decreto sullo stato di emergenza dovrà essere approvato dai due terzi dei deputati del Parlamento. In Kosovo si sono registrati finora 19 contagi da Covid-19.
Montenegro – In Montenegro, che finora era l’unico Paese dei Balcani non toccato dall’epidemia di coronavirus, si sono registrati i primi due casi di contagio. Ne ha dato notizia il premier Dusko Markovic, come riferito dai media serbi. Secondo le autorità sanitarie, 340 persone sono sotto osservazione, la gran parte nella capitale Podgoric
Pakistan – Continua a salire il numero dei contagi da coronavirus nel Paese: oggi sono stati annunciati 50 nuovi casi nelle ultime 24 ore, per un totale di 245, stando a quanto reso noto da un portavoce del ministero della Salute di Islamabad. Il premier Imran Khan ha chiesto alla popolazione di prepararsi a far fronte ad un’ulteriore diffusione del virus: “Voglio dirvi che i contagi si espanderanno ulteriormente nel paese”, ha detto rivolto ai connazionali in un intervento televisivo trasmesso ieri sera. Il premier ha chiesto inoltre ai cittadini di non lasciarsi prendere dal panico: “Insieme – ha dichiarato – vinceremo questa guerra contro il virus”. La maggior parte dei casi è concentrata a Tartan, città di confine dove centinaia di persone sono state messe in quarantena dopo essere rientrate dall’Iran.
Venezuela – Il Fondo monetario internazionale ha annunciato che non intende valutare la richiesta di aiuti per 5 miliardi di dollari presentata ieri dal presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, per affrontare l’epidemia di coronavirus, motivando la decisione con la “mancanza di chiarezza” sulla legittimità del governo di Caracas. Il ministro degli Esteri venezuelano Jorge Arreaza aveva annunciato su Twitter che Maduro aveva richiesto gli aiuti “per rafforzare le capacità di risposta del nostro sistema sanitario nel contenimento di Covid-19”. “Sfortunatamente, il fondo non è in grado di prendere in considerazione questa richiesta”, ha detto un portavoce del Fmi. “L’impegno del FMI nei confronti degli Stati membri si basa sul riconoscimento del governo ufficiale da parte della comunità internazionale e al momento non c’è chiarezza” su questo punto per quanto riguarda il governo Maduro. Negli ultimi anni Maduro aveva accusato il Fmi e altre istituzioni internazionali, compresa la Banca mondiale, di essere un agente al servizio di Washington in una “guerra economica “contro Caracas. Maduro ha annunciato nei giorni scorsi misure di controllo per affrontare l’epidemia di coronavirus, tra cui una “quarantena sociale” e la sospensione dei voli verso l’Europa, la Colombia, la Repubblica Dominicana e Panama. L’esecutivo ha anche sospeso le lezioni a tutti i livelli educativi. L’ultimo bilancio fissa a 36 il bilancio provvisorio di contagiati nel paese sudamericano.

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Noi italiani a Londra siamo molto preoccupati. Qui i locali sono aperti, sappiamo cosa ci aspetta

Mentre in Italia la popolazione ha iniziato a rendersi conto dell’importanza del “lockdown” per contrastare la diffusione del coronavirus, il governo inglese mette al primo posto il “business as usual” a scapito delle fasce più vulnerabili della popolazione. Boris Johnson ha deciso di prendere delle “non precauzioni” nei confronti dei residenti nel Regno Unito rispetto alla pandemia da Covid-19. L’unica indicazione data riguarda coloro che presentino sintomi come febbre e tosse frequente. Per queste persone – e per chi abita nella stessa casa – è indicata una quarantena di circa quindici giorni. Se le condizioni del malato peggiorano, l’Nhs (National Healthcare System) invita a chiamare il numero di emergenza per procedere eventualmente con un tampone – dopo una intervista telefonica che ne valuti l’opportunità.

A parte questa breve guida, non è stata attuata alcuna misura obbligatoria da parte del governo per evitare la diffusione di un virus estremamente contagioso. All’inizio, il leader conservatore ha adottato una retorica molto dura nei confronti della strategia da auto-isolamento, dicendo che era importante continuare le attività quotidiane per sperimentare “l’immunità di gregge” – immunità che senza un vaccino difficilmente può svilupparsi, come ribadito da molti esperti. Per fare un esempio, la scorsa settimana Johnson ha criticato gli atenei che hanno cominciato a mettere in atto misure per il contenimento dei contatti, come le lezioni e i ricevimenti tramite piattaforme virtuali. Molti studenti però, con i primi casi negli stessi istituti, non si sentono al sicuro nei locali della propria università e di conseguenza, le biblioteche si sono letteralmente svuotate già dall’inizio della settimana scorsa. Con la conferenza stampa di lunedì 16 marzo, la retorica governativa è decisamente cambiata: con l’aumento vertiginoso dei casi, il governo sta incoraggiando il “social distancing”. Sono dunque sconsigliati eventi pubblici, il ritrovo in pub e ristoranti ed è incoraggiato il lavoro da casa – in particolare per le categorie più a rischio.

Nel frattempo, nella capitale inglese si respira un clima surreale. Da una parte, le strade rimangono affollate e poche persone si preoccupano di portare una mascherina. Inoltre, coloro che le indossano vengono frequentemente scherniti; proprio qualche giorno fa dei ragazzi hanno simulato dei colpi di tosse verso di me ridacchiando, mentre camminavo con una mascherina sul viso. Ci sono ancora bar, ristoranti e club aperti, alcuni di questi discretamente affollati (come lo scorso sabato sera). In tutto il paese si sono tenuti concerti e grandi eventi con migliaia di persone come per esempio il concerto a Cardiff degli Stereophonics dello scorso 14 marzo e la mezza maratona a Bath del giorno dopo. Dall’altra parte però, sono cominciate delle vere e proprie razzie nei supermercati. Carta igienica, pasta, riso, sapone, uova, disinfettanti per la casa e altri prodotti sono diventati quasi introvabili. La scorsa domenica uno dei miei coinquilini ha ripreso con il cellulare delle scene di litigi aggressivi in un grosso supermercato a Holloway (Nord di Londra). Per quanto ancora frequentati, molti pub, ristoranti, palestre e altri luoghi di solito pieni di gente hanno drasticamente ridotto la propria clientela. Al momento però il governo, per quanto abbia suggerito di non recarsi in questi posti, non ne ha ordinato la chiusura.

Per queste ragioni, noi italiani in Gran Bretagna, che conosciamo molto bene quello che sta succedendo nel nostro paese, siamo molto preoccupati. Siamo preoccupati perché siamo consapevoli che il sistema sanitario nazionale inglese non è efficiente come quello italiano e già in Italia sappiamo come il personale negli ospedali stia soffrendo. Sappiamo inoltre che se ci sarà un aumento drammatico dei malati, di conseguenza aumenterà il numero di coloro che avranno bisogno della terapia intensiva e soprattutto di sistemi di respirazione assistita. A quel punto nascerà il problema del numero di respiratori polmonari disponibili. Sappiamo anche che non sono solo le persone anziane con più di sessant’anni a rischio, ma anche tutti coloro che a prescindere dall’età soffrano di altre patologie pregresse.

Noi italiani sentiamo i racconti delle nostre famiglie, amiche e amici che ci ricordano che non sono solo queste categorie più vulnerabili a necessitare eventualmente di terapia intensiva, ma che delle volte anche soggetti perfettamente in salute e giovani hanno avuto bisogno di usufruire dei così detti “ventilatori”. Noi italiani sappiamo infine che la strategia di maggior cautela, per non far collassare il sistema sanitario, consiste nell’adottare tutte le possibili misure atte a ridurre le occasioni di contagio, rimanendo a casa. Per questo l’appello, non solo ai miei connazionali ma a tutti i residenti del Regno Unito è quello di cambiare radicalmente le proprie abitudini e di ridurre drasticamente le situazioni di contatto e possibile trasmissione del virus e per chi può, restare a casa in quarantena.

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