Archivio Tag: Coronavirus

Coronavirus, carceri in rivolta, altri 3 detenuti morti a Rieti. Nuove proteste a Siracusa e Caserta, a Milano salgono sui tetti. A Foggia evasione di massa: 23 ancora ricercati

0















Continuano le proteste nelle carceri: a Rieti tre detenuti sono morti dopo aver assunto farmaci rubati dall’infermeria. Ieri la sommossa è andata avanti per ore: cinquanta detenuti circa hanno saccheggiato l’infermeria e sono saliti sul tetto. Altri 8 sono stati trasportati in ospedale, di questi 3 sono attualmente ricoverati in terapia intensiva, mentre un altro detenuto, più grave, è stato trasferito in elicottero a Roma.Altre 7 persone erano già morte, dopo i disordini nel carcere di Modena: secondo le prime indagini, avevano assunto psicofarmaci rubati dal cassetto delle medicine dopo l’assalto all’infermeria del carcere. I quattro reclusi sono morti nelle carceri di Verona, Parma, Ascoli Piceno e Alessandria, dove erano stati trasferiti in seguito alla sommossa.

Dopo i disordini di domenica e lunedì in 22 istituti in tutt’Italia, da Modena a Palermo, nella notte nuove rivolte si sono verificate a Siracusa, nel carcere di Cavadonna, dove settanta detenuti hanno dato alle fiamme le lenzuola e hanno danneggiato versi arredi. Ad Aversa, nel Casertano, durante il cambio di turno di mezzanotte, i detenuti hanno protestato rumorosamente sbattendo oggetti contro le inferriate e bruciando pezzi di carta nelle loro celle. I motivi, in tutti gli istituti, sono gli stessi: molti chiedono l’amnistia, lamentando la paura del contagio del coronavirus. Altri hanno protestato perché le misure varate dal governo per combattere l’emergenza comprendono anche una serie di restrizioni ai colloqui con i parenti.

A Foggia continuano le ricerche di 23 evasi: tra cui persone legate alla mafia garganica e un condannato per omicidio, Cristoforo Aghilar, il 36enne che il 28 ottobre scorso ha ucciso ad Orta Nova Filomena Bruno, 53 anni, mamma della sua ex fidanzata. Ieri, approfittando dei disordini, 77 detenuti sono riusciti a fuggire: 54 sono stati già catturati, tra cui due persone che hanno scelto di costituirsi. Al momento per tutti l’accusa è di evasione, e successivamente sarà analizzata la posizione di ogni singolo detenuto.

Situazione rientrata alla normalità a Melfi (Potenza) dove, dopo circa dieci ore di proteste, sono stati liberati i nove ostaggi – quattro agenti della polizia penitenziaria e cinque operatori sanitari – e i detenuti sono rientrati nelle sezioni. Situazione sotto controllo anche ad Alessandria.

La situazione ha provocato reazioni da parte della politica: l’opposizione hanno auspicato l’intervento dell’esercito, mentre i renziani hanno chiesto al ministro della giustizia Alfonso Bonafede di riferire il Parlamento. L’informativa del guardasigilli è stata fissata per mercoledì 11 marzo alle ore 17. In serata, a leggere il bilancio del Dipartimento della amministrazione penitenziaria, in molti istituti la situazione non è ancora rientrata e i disordini sono ancora in corso.

Il riassunto di una giornata di rivolta – Le proteste sono iniziate domenica, a Frosinone e a Modena, dove la sommossa si è conclusa con 7 detenuti morti. Detenuti in rivolta a Piacenza, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna. Disordini a San Vittore a Milano e a Rebibbia a Roma, con le infermerie assaltate: fuori dal carcere romano si sono radunati i familiari dei detenuti, che per qualche ora hanno bloccato la via Tiburtina. Situazione tornata alla normalità a Regina Coeli, dopo i roghi appiccati per protesta. A Pavia due poliziotti tratti in ostaggio poi sono stati liberati. Analoghe scene di protesta a Napoli e Salerno, a Torino e Alessandria. Le agitazioni e le rivolte delle scorse ore hanno richiesto l’intervento delle forze dell’ordine anche a Frosinone, Alessandria, Lecce, Bari e Vercelli. Caos anche a Prato. Danneggiato l’istituto penitenziario di Salerno, dove la rivolta è terminata ieri, mentre proseguono le proteste a Poggioreale, con danneggiamenti, ad Ariano Irpino e a Santa Maria Capua Vetere dove c’è stata una vera e propria rivolta. Numerosi i danni a Frosinone e a Cassino, dove si sono registrati numerosi danneggiamenti, ma prosegue quella all’Ucciardone a Palermo.

“Le mafie dietro le rivolte” – “È nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e vive nelle carceri e i provvedimenti presi hanno proprio la funzione di garantire proprio la tutela della salute dei detenuti e tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria, ma deve essere chiaro che ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato”, ha detto il ministro della Giustizia. Da segnalare il commento di Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, che sottolinea come le proteste siano cominciate contemporaneamente in tutto il Paese: “La contemporaneità delle rivolte all’interno delle carceri italiane lascia pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia tutt’altro che un fenomeno spontaneo – ha detto Pianese – C’è il rischio che dietro le rivolte possa esserci la criminalità organizzata. È in atto, infatti una evidente strategia che tenta di approfittare delle difficoltà causate dell’emergenza Coronavirus“.

A Foggia evasioni di massa – La situazione peggiore si è registrata a Foggia, con oltre 70 detenuti detenuti evasi: 23 sono ancora in fuga, 2 si sono costituiti e gli altri sono stati catturati nella giornata di ieri. In un caso i fuggitivi hanno rapinato un meccanico di auto e attrezzi nella zona del Villaggio Artigiani, l’area nella quale si trova il carcere. Alcuni esercizi commerciali hanno affisso all’ingresso dei cartelli di avviso ai clienti nei quali si spiegava che, per motivi di sicurezza, rimangono momentaneamente chiusi. Quattro detenuti evasi sono stati fermati sulla tangenziale di Bari: avevano appena rubato un’auto, intercettata grazie al numero di targa. Nel frattempo il penitenziario foggiano, secondo alcune fonti della polizia, era finito completamente in mano ai rivoltosi, che hanno rotto le finestre e divelto un cancello della block house, la zona che li separa dalla strada. All’ingresso della casa circondariale è stato appiccato un incendio. I carcerati hanno gridato: “Vogliamo l’indulto e l’amnistia, non possiamo stare così con il rischio del Corinavirus. Noi viviamo peggio di voi, viviamo nell’inferno”. Nella casa circondariale attualmente ci sono 608 detenuti, numero al di sopra della capienza ottimale che sarebbe di 365. “La situazione è critica, gli assistenti che non vogliono lavorare, ci tengono chiusi 24 ore su 24. Ci trattano come animali”, ha detto un giovane detenuto che durante la protesta è rimasto ferito al capo. All’esterno dell’istituto anche i parenti di alcuni detenuti che, prima di essere allontanati, hanno cercato di far ragionare i carcerati per riportarli alla calma: “Se fate così è peggio, dovete stare tranquilli”. Un agente di polizia penitenziaria ha raccontato di “scene apocalittiche“. “Non abbiamo il potere di niente, ci sono cordoni di forze dell’ordine ma non c’è più controllo – dice – Siamo tutti qua fuori, i detenuti hanno il controllo del carcere”.

A Milano detenuti sul tetto – Caos anche nel carcere di San Vittore, nel centro di Milano, dove la protesta è esplosa di prima mattina: i detenuti hanno preso il terzo o il quinto raggio, distruggendo gli ambulatori, dopo essersi impossessati di alcune chiavi di servizio. Dalla strada adiacente al carcere si vedevano carta e stracci, a cui è stato dato fuoco, attaccati alle grate di una finestra e getti d’acqua per contenere le fiamme. Almeno una quindicina di detenuti è salita sul tetto. Molti avevano il cappuccio della felpa alzato, o il volto nascosto da una sciarpa. “Libertà, vogliamo la libertà“, urlavano, alzando le braccia al cielo, invocando la scarcerazione immediata. “La situazione qui a San Vittore è grave e sta peggiorando. C’è fuoco nelle celle, nei corridoi, esce dalle grate, si vede il fumo nero. Con il personale all’interno non è possibile comunicare, la rivolta è ancora in atto e non si sa nemmeno se ci sono feriti, non ci sono dichiarazioni attendibili”, ha detto Alfonso Greco, segretario regionale del Sappe Lombardia. “Sappiamo solo che la situazione è grave – ha spiegato – ho 27 anni di servizio ed è la prima volta nella mia carriera che assisto ad una cosa del genere. I colleghi dentro hanno il cellulare spento, non sappiamo nemmeno come stanno. La rivolta si sta propagando e l’Amministrazione ora deve fare prevenzione in virtù di quello che sta succedendo”. Sul posto la pm Laura Nobili, il collega di turno Gaetano Ruta e il questore di Milano Sergio Bracco oltre al direttore del carcere che hanno fatto cessare le proteste. Per favorire le trattativa è stata usata anche una gru con cestello dei vigili del fuoco.

Palermo, strade bloccate – Momenti di tensione pure al carcere Ucciardone di Palermo, dove c’è stato anche un tentativo di evasione subito contenuto. Diversi detenuti hanno scavalcato i passeggi ma sono ancora all’interno della cinta muraria del carcere. Il carcere, che è nel centro città del capoluogo siciliano, è stato circondato da poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa. Tutte le vie di accesso sono state chiuse al traffico. Presenti anche dei familiari di detenuti che gridavano all’indirizzo dei loro congiunti. La situazione si è normalizzata dopo alcune ore.

Roma, parenti detenuti bloccano Tiburtina – Alle 14, invece, diverse squadre dei Vigili del Fuoco sono intervenute all’interno del carcere di Rebibbia a Roma, visto che alcuni focolai sono divampati nei diversi bracci del penitenziario. Presenti sul posto insieme ai carabinieri le squadre di Nomentano, Rustica, Funzionario di Guardia, capo Turno provinciale con l’ausilio di un’autoscala, un’autobotte, il carro teli, il carro autoprotettori e i Carabinieri. La protesta è cominciata quando i detenuti hanno iniziato a battere i ferri sulle sbarre del reparto G11 nuovo complesso. Intanto i parenti dei carcerati, donne soprattutto con bambini al seguito, hanno bloccato la via Tiburtina solidali alla protesta. Fumo viene segnalato all’interno di Regina Coeli. Sul posto agenti delle forze dell’ordine. Proteste anche a Torino: i detenuti di quattro sezioni si sono barricati nel Padiglione B delle Vallette. Tensioni anche al don Soria di Alessandria, dove i detenuti hanno incendiato lenzuola.

“Bologna in mano ai detenuti”- Caos anche a Rieti, a Santa Maria Capua a Vetere, Trani e a Bologna. “I detenuti si sono ormai impossessati del carcere e il personale è fuori, con il supporto delle altre Forze dell’ordine”, ha fatto sapere il sindacato Sappe sulla situazione del carcere bolognese della Dozza. Nel carcere di Villa Andreino alla Spezia la direttrice Maria Cristina Biggi e alcuni operatori sono “asserragliati all’interno per cercare di riportare la situazione alla calma” ha raccontato un operatore, mentre alcuni detenuti sono saliti sul cornicione. Intorno alla struttura si sono dispiegate decine di auto delle forze dell’ordine per questioni di sicurezza ed evitare eventuali tentativi di evasione. Nel carcere spezzino ci sono 225 detenuti, per una capienza di 160.

A Modena sette morti – Ieri una serie di proteste erano scoppiate in numerosi penitenziari di tutta Italia. Quella più violenta nel carcere di Modena, dove sei detenuti sono morti. Il motivi del decessi, però, sono legati a overdose da psicofarmaci. Durante la rivolta infatti si è verificato un assalto all’infermeria, da cui erano stati prelevati diversi farmaci. Nel dettaglio un detenuto è morto per abuso di sostanze oppioidi, l’altro di benzodiazepine, mentre un terzo è stato rinvenuto cianotico, ma non si conosce il motivo di questo stato. Oltre ai tre morti, altri detenuti sono stati portati in ospedale. Sei sono considerati più gravi, portati nei pronto soccorsi cittadini e di questi quattro sono in prognosi riservata, terapia intensiva. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette sanitari. Altri tre detenuti sono morti in altri penitenziari – Verona e Alessandria – ma provenivano sempre dal carcere di Modena. Anche un detenuto morto nel carcere di Parma proveniva da Modena. Il settimo morto è deceduto nel carcere di San Benedetto del Tronto.

A Pavia due agenti sequestrati – Rivolta nella serata di ieri anche in carcere a Reggio Emilia: l’agitazione dei detenuti è iniziata nel pomeriggio e si è conclusa intorno alle 23. È stata coinvolta anche l’infermeria, ma non si ha notizia di feriti. Manifestazioni si sono registrate anche nei penitenziari di Frosinone, Poggioreale, e Pavia, dove i carcerati hanno preso in ostaggio due agenti della polizia penitenziaria. Nel carcere lombardo sono arrivati alcuni agenti di rinforzo, partiti dalle carceri milanesi di San Vittore e Opera. Solo a tarda notte i detenuti sono rientrati nelle celle, dopo essere scesi dai tetti e dai camminamenti dove si erano asserragliati, dopo una trattativa con il procuratore aggiunto pavese Mario Venditti.

A Melfi sequestrati 4 agenti di polizia penitenziaria e 5 operatori sanitari – Nove persone sono state tenute in ostaggio dai detenuti che si sono rivoltati nel carcere di Melfi (Potenza) per protestare contro le restrizioni decise per il coronavirus. Secondo quanto si è appreso, si trattava di quattro agenti della polizia penitenziaria e cinque operatori sanitari che sono stati liberati nella notte. I rivoltosi controllavano la zona del carcere in cui si trova l’infermeria. Altri reclusi invece hanno cercato di sfondare per salire sul tetto: è lo scenario descritto da Giuseppe Cappiello, vicesegretario del sindacato di polizia penitenziaria Osapp in Basilicata. “È l’unico carcere di massima sicurezza in Italia oggi in rivolta. Da quello che ho saputo – ha raccontato il sindacalista – la situazione è complicata. All’esterno si trovano molti uomini di polizia e carabinieri. All’interno ci sono cento detenuti circa. Al primo piano si trovano la prima e la seconda sezione del carcere i cui detenuti non sono tornati nelle celle e tengono tre colleghi in ostaggio. Un’altra sezione – ha spiegato – pare stia provando a sfondare un cancello per arrivare sul tetto. Infine, c’è una quarta sezione che sembra non stia partecipando alla rivolta”.

Incendi ad Alessandria, proteste a Ferrara – Rivolta anche nel carcere di San Michele, ad Alessandria. I detenuti hanno dato fuoco a due sezioni. Sul posto i vigili del fuoco e i sanitari del 118. Al momento non risultano feriti. Tensioni si sono registrate nelle scorse ore anche nella casa circondariale Don Soria, sempre ad Alessandria. Durante le proteste dei detenuti un assistente capo della polizia penitenziaria si è ferito ad una mano.

Nuova protesta anche nel carcere di Ferrara, dove già ieri un agente della polizia penitenziaria era stato strattonato dai detenuti che poi sono rientrati nelle loro celle solo in tarda serata. A quanto si apprende l’agitazione, sulla scia delle altre proteste in molte carceri italiane, è cominciata questa mattina ed è andata avanti fino a verso le 17 e si è conclusa solo grazie all’intervento del questore di Ferrara, Cesare Capocasa, che è entrato nel carcere e ha convinto i detenuti a cessare la protesta. I reclusi, un centinaio, hanno occupato per alcune ore una sezione del carcere, distruggendo sedie, letti e altri suppellettili. Oltre alla penitenziaria, sul posto sono arrivati in ausilio anche polizia e carabinieri. Al termine della lunga mediazione con il questore i detenuti sono rientrati nelle loro celle. Al momento non risultano feriti.

Bonafede: “Tutelare salute anche nelle carceri” – Le proteste nei penitenziari hanno provocato i commenti da parte della politica. “Sono perfettamente consapevole che un’emergenza come quella del coronavirus possa creare tensioni all’interno di un carcere ma deve essere chiaro l’intento delle misure che abbiamo preso: è nostro dovere tutelare la salute di chi lavora e vive negli istituti penitenziari. Alcune norme previste nel decreto legge, come il limite ai colloqui fisici e la possibilità per i magistrati di sorveglianza di sospendere i permessi premio e la semilibertà – misure che valgono per i prossimi 15 giorni – hanno soltanto la funzione di garantire proprio la tutela della salute dei detenuti e tutti coloro che lavorano nella realtà penitenziaria”, ha detto il guardasigilli Bonafede. “Manterremo un dialogo costante – continua il ministro- nei dipartimenti di competenza sono attive task force e si assicura la costante informazione all’interno delle strutture per la popolazione detenute e i lavoratori. Ma deve essere chiaro che ogni protesta attraverso la violenza è solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato”.”Non possiamo voltarci dall’altra parte: dobbiamo intervenire rapidamente e con decisione per placare le rivolte, evitare che ci possano essere altre vittime, riportare alla calma la situazione e garantire ai detenuti quel trattamento di dignità che la stessa Costituzione richiama”, è il commento della ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova.

Pd: “Domiciliari per detenuti a fine pena”. Meloni: “Pugno di ferro” – “Il decreto che di fronte alla sospensione dei colloqui, resa necessaria dal Coronavirus, impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta. Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento. Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena. Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica. Serve consentire ai direttori di poter lavorare ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica”, scrive su Facebook il senatore del Pd Franco Mirabelli. “Gli agenti della Polizia Penitenziaria, in queste ore vivono momenti concitati, dovendo sedare le rivolte e trovandosi in perenne carenza di organico e dotazioni. Subito un tavolo di emergenza nazionale e interventi immediati, se è il caso anche con l’Esercito, per ripristinare le regole dello Stato e delle Istituzioni rappresentate anche dagli uomini e donne in divisa. Non c’è tempo da perdere”, dice la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

L’appello dei cappellani – Un appello ai detenuti, chiedendo loro un ”atto di responsabilità“, è stato lanciato da don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri. “Comprendo che la situazione è grave è che i detenuti si sentono ancora più isolati – spiega il cappellano- Ma se i contatti con l’esterno, i colloqui con i familiari sono stati temporaneamente sospesi è stato fatto per tutelare loro, la loro salute. Come succede anche fuori dalle carceri, il contagio avanza anche per l’irresponsabilità delle persone. Io chiedo ai detenuti di sentirsi responsabili perché nessuno li priva di un diritto ma sono decisioni necessarie e molto difficili anche per chi ha dovuto prenderle. Se all’interno di un carcere ci fossero contagi, sarebbe una situazione ingestibile, le violenze aumenterebbero”. “Togliete ai detenuti i colloqui familiari è togliere tutto io capisco umanamente, conosco gli umori di chi è detenuto ma la prima cosa è mantenere la calma”, sottolinea, e non nasconde il timore “che la situazione possa allargarsi, è un tam tam continuo”.

L’articolo Coronavirus, carceri in rivolta, altri 3 detenuti morti a Rieti. Nuove proteste a Siracusa e Caserta, a Milano salgono sui tetti. A Foggia evasione di massa: 23 ancora ricercati proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Grande Fratello Vip, puntata a rischio. “Alfonso Signorini bloccato a Milano, Mediaset pensa di farlo condurre dall’hotel”

Da programma, il Grande Fratello Vip dovrebbe andare in onda fino al prossimo 27 aprile ma il condizionale è d’obbligo visto che l’emergenza coronavirus sta facendo sentire i suoi effetti anche sul mondo della televisione. Mediaset ha infatti già dovuto apportare modifiche ai suoi palinsesti sospendendo Domenica Live, Verissimo e Cr4-La Repubblica delle donne, sostituendoli con strisce di approfondimento in diretta sull’attualità.

E secondo quanto riferisce Davide Maggio anche il reality di Canale 5 sarebbe a rischio perché il conduttore Alfonso Signorini sarebbe bloccato in un hotel di Milano e, non potendo raggiungere gli studi di Roma, la produzione starebbe pensando di fargli condurre la puntata di mercoledì 11 marzo in collegamento dall’albergo dove alloggia. Con tutte le difficoltà tecniche e logistiche che ne conseguono. Ma non è neanche escluso che la puntata possa slittare, anche se in un momento come questo, con poca concorrenza tra le varie reti televisive e le persone (soprattutto i giovani) costrette a stare a casa, il Gf Vip potrebbe riprendere slancio con gli ascolti. Sui social intanto, in molti chiedono un ritorno di Alessia Marcuzzi, storica conduttrice del reality, che è residente a Roma e potrebbe sostituire temporaneamente Signorini. Non resta che attendere e vedere cosa si deciderà.

L’articolo Grande Fratello Vip, puntata a rischio. “Alfonso Signorini bloccato a Milano, Mediaset pensa di farlo condurre dall’hotel” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus, il messaggio di Mattarella per l’8 marzo: “Dedico questa giornata a donne impegnate a contrastare diffusione del virus”

“Rivolgo un pensiero riconoscente alle donne – e sono tante – che si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del virus che ci preoccupa in questi giorni. Lavorano in condizioni difficili, con competenza e con spirito di sacrificio, con dedizione. Con la capacità esemplare di sopportare carichi di lavoro molto grandi. A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata“. È il messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione dell’8 marzo. “Da tanto tempo le donne, in tutto il mondo, sono protagoniste di importanti progressi sociali e culturali – ha detto in un video pubblicato sui canali social del Quirinale – In numerose occasioni e in diversi ambiti sono state motori del cambiamento. Vorrei inoltre sottolineare come le donne contribuiscano, in misura particolare, a cogliere il valore universale e concreto del dialogo, della solidarietà, della pace. Sostenere e rispettare la condizione femminile, ascoltare le donne vuol dire, in realtà, rendere migliore la nostra società per tutte e per tutti”

L’articolo Coronavirus, il messaggio di Mattarella per l’8 marzo: “Dedico questa giornata a donne impegnate a contrastare diffusione del virus” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus, partono i tagli nel turismo e nell’accoglienza. Precari e partite Iva iniziano a pagare il conto

Primi effetti Coronavirus sul mercato del lavoro. Mentre Covid-19 avanza in tutta Europa, emergono i sintomi del malessere economico che colpisce soprattutto il settore del turismo e dei servizi. Così con le restrizioni su cinema e teatri e le cancellazioni delle prenotazioni in hotel arrivano anche i primi licenziamenti. Tutta colpa dell’epidemia? Non solo. Secondo i sindacati non si deve trascurare il rischio che l’emergenza sanitaria venga cavalcata da alcuni datori di lavoro già in difficoltà con l’obiettivo di tagliare facilmente i dipendenti di troppo.

A lanciare l’allarme è la Camera del Lavoro di Milano che si è schierata dal lato di un lavoratore licenziato da un gruppo che gestisce appartamenti di lusso. Il dipendente è stato mandato a casa “causa impatto da Coronavirus”. “C’è grande preoccupazione per le ricadute dell’emergenza – ha spiegato il segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Massimo Bonini -. Ma c’è attenzione anche su chi potrebbe approfittare di questa situazione già drammatica“. Bonini ha poi ricordato che solo nell’hinterland di Milano sono circa 300mila i lavoratori del turismo e dell’enterteinment (almeno altri 200mila fra indotto dello spettacolo e dell’ospitalità) che stanno soffrendo per l’emergenza sanitaria.

I primi a subire l’effetto Coronavirus saranno inevitabilmente i lavoratori più “flessibili” e cioè le partite Iva, i contratti a chiamata, a tempo determinato e di somministrazione. E il peggio è che gli stagionali non beneficiano di ammortizzatori sociali. In generale, trattandosi di formule lavorative “flessibili”, i datori di lavoro possono infatti facilmente mettere in campo ridimensionamenti finalizzati a far quadrare i conti. Non a caso il segretario della Cgil, Maurizio Landini, ha chiesto l’ampliamento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria a tutti i lavoratori. Se l’intervento sul lavoro flessibile non dovesse essere sufficiente alle imprese si passerà poi anche a part-time e contratti a tempo indeterminato, che sono maggiormente tutelati.

La situazione è decisamente delicata: il turismo è un settore strategico per il Paese e vale circa il 13 per cento del prodotto interno lordo (incluso l’indotto) impiegando circa 4,2 milioni di posti di lavoro. Federturismo stima una perdita del giro d’affari da 7,5 miliardi di euro solo nel prossimo trimestre. Ma avverte che il dato è in evoluzione come le denunce di sforbiciate ai lavoratori che si stanno allargando in tutta Italia. Per il presidente di Federalberghi, Bernabò Boccia ha chiesto “alle istituzioni, a tutti i livelli, quindi non solo allo Stato, ma anche alle Regioni e ai comuni, di adottare con urgenza ogni misura utile a garantire liquidità alle aziende e salvaguardare i posti di lavoro, per evitare il tracollo di un settore strategico, in cui operano oltre 300.000 imprese, che offrono lavoro a 1,5 milioni di persone”.

Intanto le imprese stanno già avviando i tagli sui lavoratori. Oltre a Milano, a Pisa l’imprenditore Antonio Veronese ha annunciato che licenzierà 21 dei suoi 25 dipendenti. “In città non ci sono più turisti e questo si ripercuote sulle attività commerciali – ha spiegato -. È dura per me licenziare così tante persone, sapendo che tra di loro c’è chi ha mutui da pagare o famiglie da mantenere. Eppure è una realtà comune a molte aziende”.

In Veneto gli albergatori temono salti l’intera stagione, come rileva la Fisascat Cisl. Con tutte le conseguenze del caso sul mondo del lavoro. In Sicilia si registra il caso dimensionalmente più grave: la procedura di licenziamento collettivo per 898 persone messa in atto dalla Eurostal Hotel. Per il segretario generale Fisascat Cisl Sicilia, Mimma Calabrò, non sarà un caso isolato. Per questo, secondo la sindacalista, il governo deve valutare il da farsi nel settore turistico non solo nella zona rossa, ma in tutta Italia.

L’articolo Coronavirus, partono i tagli nel turismo e nell’accoglienza. Precari e partite Iva iniziano a pagare il conto proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Accordi&Disaccordi (Nove), Andrea Scanzi: “Coronavirus, l’Italia può uscire più forte se tutti i politici fanno squadra”

Nel secondo monologo all’interno del talk politico ‘Accordi&Disaccordi’, in onda sul Nove tutti i venerdì alle 22.45, condotto insieme a Luca Sommi, Andrea Scanzi commenta l’emergenza Coronavirus, che ha modificato le abitudini degli italiani e anche quelle dei giornalisti, costretti a condurre il programma in uno studio privo di pubblico: “Che tempi strani ragazzi, che tempi strani. C’è qualcosa di positivo in questa grande paura che stiamo vivendo attorno e davanti al Coronavirus?”, si chiede Scanzi, giungendo alla conclusione che “di positivo c’è poco: per esempio potremmo avere più tempo per leggere: proprio in questi giorni sono tornati in classifica dei grandi capolavori – ‘La peste’ di Camus e ‘Cecità’ di Saramago – questo è positivo”. E cos’altro c’è di positivo? “Saremo costretti a lavarci tutti di più e quindi qualcuno potrebbe scherzare, ma io sento dire: ‘Accidenti, tocca lavarsi le mani!’. Eh no, te le dovevi lavare anche prima, zozzone“. Inoltre, “le città sono più pulite: mai vista Milano senza smog come adesso”. Ma soprattutto qual è la cosa maggiormente positiva? “Il fatto che questa grande paura ci costringe a rimappare la nostra intera esistenza, a rallentare, a prendere più tempo per noi stessi, a dare la giusta importanza alle cose che la meritano e a non darla a quelle che non la meritano e che magari fino a ieri ci facevano arrabbiare”. Infine, “c’è un’ultima cosa che potrebbe essere positiva, ma uso il condizionale perché per ora non è successo: potremmo fare squadra. Questo è un Paese, l’Italia, straordinario, che ha vissuto tante problematiche passate, ma che ogni volta che ha vissuto un problema ne è uscita ancora più forte. Potrebbe succedere anche adesso e potrebbe succedere persino grazie alla forza dei politici, che per una volta potrebbero smettere di litigare sulle facezie facendo veramente squadra. Sarà difficile, però sarebbe veramente bello. Che dire ragazzi? Proviamoci”.

‘Accordi&Disaccordi’ è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia ed è disponibile anche su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, Sky Canale 145 e Tivùsat Canale 9. Segui @aedtalkshow su Facebook, Twitter e Instagram.

L’articolo Accordi&Disaccordi (Nove), Andrea Scanzi: “Coronavirus, l’Italia può uscire più forte se tutti i politici fanno squadra” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Il Coronavirus passerà, la scuola e il sistema sanitario resteranno. Ma non se saranno devoluti alle Regioni

Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, pensatori, scienziati, navigatori, trasmigratori, ma anche di magistrati, economisti, allenatori di calcio, urbanisti, insegnanti (a seconda delle occasioni) oggi si scopre popolo di virologi ed epidemiologi. Complice l’approssimazione dell’informazione ufficiale e il protagonismo dell’agorà virtuale (dove pronunciarsi – qualsiasi cosa si dica – significa esistere) moltissime sono diagnosi, pareri, sentenze, indignazioni a cui siamo quotidianamente, volenti o nolenti, sottoposti.

Torniamo al tradizionale cuique suum, a ciascuno il suo. Non mi unirò alla funambolica lista di commenti (non richiesti) e mi limiterò, da insegnante, ad alcune osservazioni rispetto al tema della formazione, strettamente implicato nella questione Coronavirus. Tanto più da ieri, con il Dpcm che decreta la sospensione della didattica in tutti i servizi educativi, scuole e università sul territorio nazionale.

1. Nessuno può credere che il provvedimento di chiusura delle scuole possa rappresentare da sé solo un ostacolo definitivo alla propagazione del virus. Ma è pur vero che bloccare una popolazione di circa 8 milioni di individui – tra personale della scuola e studenti – significa snellire l’intasamento dei mezzi pubblici e diminuire le possibilità di contagio che la scuola stessa potrebbe favorire.

Nelle classi pollaio, che i tagli sulla scuola hanno prodotto, la vicinanza tra banco e banco, tra posto e posto è generalmente minima. Qualsiasi precauzione e vigilanza sono inutili. In questa situazione, bloccare la didattica significa anche che i bambini e i ragazzi non diventino inconsapevoli incubatori del virus: nonni e immunodepressi certamente non potranno che beneficiare di questo provvedimento.

2. Qualora il provvedimento dovesse rimanere limitato ai 10 giorni appena decretati, la sospensione della didattica non dovrebbe ragionevolmente rappresentare un problema, tanto più che è in gioco la salute della collettività e la tenuta del Ssn. Altro è dire un periodo più lungo. A questo proposito è stata pubblicata una nota del Ministero dell’Istruzione. La normativa prevede che l’organo competente per la didattica siano il Collegio docente e le sue articolazioni.

Essendo il Dpcm norma di secondo livello, subordinata alla legge, il richiamo al collegio è implicito, per forza di legge. Questo significa che nessun dirigente può prevedere accelerazioni unilaterali né imposizioni che non siano contemperabili in tale quadro.

Da questa mattina io, come credo la maggior parte dei docenti italiani, siamo stati subissati da mail che proponevano materiali per la didattica a distanza da parte delle case editrici (piatto ricco…). Penso però che i docenti italiani siano già attrezzati a sufficienza per concordare e condividere pratiche adeguate per mantenere un contatto significativo e una continuità che contemperi il diritto allo studio, anche a distanza, e il rispetto della legge.

3. La questione al momento più spinosa posta dalla chiusura delle scuole è certamente quella che riguarda le difficoltà cui le famiglie italiane si sono improvvisamente trovate a far fronte. In questo senso – e prima di ogni altra cosa – occorrono provvedimenti urgenti, che non possono che concretizzarsi in agevolazioni per i genitori lavoratori in termini di permessi retribuiti e sostegno economico per l’assistenza ai minori. E’ qui prima di tutto che si salda la prioritaria questione sanitaria con gli aspetti economici posti dalla chiusura, cercando anche in questo campo un equilibrio che l’allarmismo delle prime ore e la marcia indietro di qualche giorno dopo non sono riusciti a contemperare.

4. Infine due considerazioni: in questi anni la scuola – con i pochi fondi che le sono arrivati – ha investito prioritariamente sul proprio “ammodernamento”, troppo spesso coinciso con una entrata a gamba tesa sul “cosa” attraverso il “come”. L’emergenza di questi giorni ci rivela che le sempre nuove tecnologie sono uno strumento utile, utilissimo in questo momento, ma non sufficiente a sostituire la relazione, che sola può produrre sapere significativo. Uno strumento, appunto, da affinare per far fronte a situazioni inimmaginabili, come quella che stiamo vivendo. E non il fine e la mediazione irrinunciabile della nostra professione, come – con una tendenziale violazione della libertà di insegnamento – si è tentato di fare negli ultimi 15 anni.

E poi: il Covid-19 passerà, i sistemi di istruzione e sanitario nazionali (speriamo che) rimarranno. Il progetto di autonomia differenziata, che li devolverebbe insieme a tante altre importantissime materie alle Regioni, ha trovato in questa emergenza nazionale la prova concreta dell’iniquità e inefficacia di quel progetto.

E poi: cosa sarebbe accaduto se – anziché nelle sviluppatissime tre regioni del Nord – la zona rossa fosse stata (o, malauguratamente, sarà) in Basilicata e Calabria o in altre delle regioni i cui
sistemi sanitari stentano a sopravvivere? L’esigenza di una gestione centralizzata di questa emergenza significa rispetto dell’interesse generale della collettività nazionale. Potenziare (e non depauperare, come si è fatto costantemente negli ultimi 20 anni) questi presidi di democrazia e uguaglianza che configurano la possibilità di tutte/i di accedere a diritti universali significa prendersi cura di un Paese, della sua identità, della possibilità di accedere per ciascuno di noi, ovunque si sia nati, a quei diritti.

La sensazione è che stiamo passando uno di quei momenti trascorso il quale nulla sarà più come prima. I nodi sono venuti al pettine, attraverso un virus che – più o meno di un’influenza che sia, non sta a me dirlo – ha portato alla luce la nostra globalizzata fragilità. Solo una riflessione sugli errori fatti potrà evitare che il dopo abbia un volto peggiore del prima.

L’articolo Il Coronavirus passerà, la scuola e il sistema sanitario resteranno. Ma non se saranno devoluti alle Regioni proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus, caccia al vaccino: Vo’ Euganeo diventa “laboratorio” per uno studio internazionale su Sars-CoV-2

Il giorno in cui ci sarà il vaccino che immunizzerà da Sars-CoV-2 si dovrà ringraziare anche il comune padovano di Vò Euganeo. Non solo, purtroppo, per aver patito la prima vittima italiana dell’epidemia, ma per aver permesso con la sua popolazione di avviare il primo studio epidemiologico internazionale sul virus. Da oggi i 3.300 abitanti del comune veneto si sottoporranno, su base volontaria, al secondo screening generale, dopo aver già fatto tutti il tampone una prima volta.

È il frutto di un accordo tra la Regione Veneto e l‘Università di Padova, con il Dipartimento di Medicina Molecolare diretto dal professor Andrea Crisanti, che hanno chiesto l’aiuto di Vo’ e dei suoi abitanti per andare alla caccia dei segreti del virus. Nessun’altra realtà, infatti, può permettere già adesso un confronto sullo stesso campione di popolazione a soli 10 giorni di distanza tra primo e secondo test. Si comincerà oggi 1.000 test al giorno, fino a domenica. “I dati saranno pronti tra due settimane. Non andranno ad incidere assolutamente con la chiusura di Vo’ ha detto il sindaco Giuliano Martini, che ha mandato ai concittadini un messaggio via web. “Vo’ è attualmente l’unico comune – ha aggiunto – dove si può fare questa ricerca che avrà valore internazionale“. Alle operazioni, nel laboratorio adibito nelle scuole comunali, parteciperanno anche studenti della Scuola di Medicina di Padova (specializzandi e non) e infermieri della Croce Rossa. Tutto su base volontaria. Anche perché Vò, fino alla mezzanotte di domenica 8 marzo, è zona rossa, dalla quale non si entra e non si esce se non con precise autorizzazioni.

Lo studio, finanziato dalla Regione con 150mila euro, prenderà in esame nuovamente la situazione dei residenti di Vo’, “una comunità – ha spiegato Crisanti – di cui si conosce tutto, anche la sintomatologia di ognuno, e per questo è un modello ideale per lo studio, per delineare il tasso di guarigione“. Il laboratorio Vo’ servirà a indagare la storia naturale del virus, le dinamiche di trasmissione e le classi di rischio stratificate per morbilità e mortalità. “Si cercherà di capire qualcosa di più sull’evoluzione del virus – ha precisato il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto – Avere la medesima foto di 10 giorni fa ci farà comprendere cosa è cambiato”. Il governatore Luca Zaia ha però chiarito che “i cittadini del paese non sono cavie. È un test per vedere cosa è cambiato. Credo che non abbia più senso l’isolamento del comune dopo 14 giorni di quarantena. Alla luce del nuovo test, che chiarirà chi è positivo e chi no, si deve chiudere questa partita entro domenica”. Vò Euganeo è stato l’epicentro del focolaio in Veneto: “Su 11 mila tamponi – ha ricordato l’assessore alla sanità, Manuela Lanzarin – circa 3 mila sono stati fatti a Vò”. Novanta i casi positivi, con un’incidenza del 3,4%. Ora si replica.

L’articolo Coronavirus, caccia al vaccino: Vo’ Euganeo diventa “laboratorio” per uno studio internazionale su Sars-CoV-2 proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus: Francia, deputato contagiato: è in rianimazione. Prima vittima in Uk. Usa, 14 morti. Infermieri americani: “Carenza di preparazione”. Costa Fortuna bloccata al largo di Phuket

Oltre 400 contagi in Germania e Francia, dove il deputato 68enne Jean-Luc Reitzer di Les Republicains – il partito dell’ex presidente Nicolas Sarkozy – è risultato infetto ed è stato ricoverato in terapia intensiva. Il 25 febbraio era in Aula mentre questa settimana era assente. Contagiato anche un barista dell’Assemblea, che si trova in auto-isolamento, mentre è sospetto un lavoratore del ristorante del Parlamento. Entrambi i locali, che sono in Rue de l’Université 101 a Parigi, oggi restano chiusi. E oltre ai passeggeri della Grand Princess, bloccati a San Francisco e in attesa dei risultati dei test per potere sbarcare, anche gli oltre duemila a bordo della Costa Fortuna restano al largo di Phuket, in Thailandia. Al momento il paese consiglia e non impone l’isolamento ai turisti italiani, ma gli ultimi giorni hanno visto una successione di messaggi contrastanti sul tema da parte del governo di Bangkok, sempre molto attento a preservare la propria immagine agli occhi dei turisti stranieri, dato che il settore turistico rappresenta una parte fondamentale del Pil. Sulla Costa Fortuna ci sono 64 connazionali.

Prosegue l’emergenza coronavirus nel mondo, mentre negli Usa dove le vittime sono finora 14, il contagio si è esteso a 14 Stati – il National Nurses United (Nnu), il più grande sindacato degli infermieri americano che conta 150mila iscritti, ha denunciato una carenza di preparazione ed equipaggiamento in molti ospedali e cliniche del Paese per fronteggiare l’emergenza del coronavirus. Da un sondaggio cui hanno risposto in 6500, sono emersi risultati “allarmanti”, ha detto la direttrice del Nnu, Bonnie Castillo: solo il 29% ha riferito che c’è un piano per isolare i potenziali pazienti contagiati nei loro posti di lavoro, il 23% ha ammesso di non sapere neppure se c’è un piano, oltre un terzo ha rivelato di non avere accesso alle maschere protettive e la metà non ha ricevuto alcuna informazione sul coronavirus dai datori di lavoro. Sul fronte istituzionale però Trump, oltre a smentire i dati dell’Oms sulla mortalità in base a una sua “impressione”, cerca di tranquillizzare: “Tutti devono state calmi. Andrà tutto bene, speriamo che non duri troppo a lungo”, ha detto in un dibattito su Fox News, dove ha però sottolineato, come elemento “che gli piace”, che “la gente ora sta negli Usa, spende i suoi soldi negli Usa“. La Corea del Sud, che ieri per l’Organizzazione mondiale della Sanità forniva dati incoraggianti e una curva in calo dei contagi, ne registrati altri 196 rispetto all’ultimo bollettino del pomeriggio di ieri, per un totale di infezioni salito a 6.284. I decessi sono saliti a 42. La Cina ha riportato 30 nuove vittime, 143 nuove infezioni e 16 cosiddetti “contagi di ritorno”, i casi importati da persone arrivate nel Paese. I 4 segnalati a Pechino arrivano tutti dall’Italia. Nel complesso, sono 3.042 le persone decedute in Cina per il Covid-19. Sono tutti collegati all’Italia i quattro nuovi casi “importati” di coronavirus segnalati a Pechino e confermati dalle autorità cinesi.

Francia – Parigi rinuncia alla maratona primaverile e la rinvia al 18 ottobre. Anche la mezza maratona, che doveva tenersi il primo marzo, è stata rinviata a dopo la pausa estiva, il 6 settembre.

Regno Unito – La prima vittima è un’anziana con patologie pregresse deceduta al Royal Berkshire Hospital di Reading.

Usa – Sono 14 i morti e 228 i casi. Secondo Cnn solo nello stato di Washington 13 persone sono morte causa della diffusione del nuovo coronavirus. Jeff Tomlin, dirigente dell’EvergreenHealth di Kirkland, ha confermato il decesso nella struttura di 11 pazienti risultati positivi ai test. In precedenza la Cnn aveva riferito anche di una 80enne morta a casa e un 50enne deceduto al Harborview Medical Center nello stato di Washington. Un’altra persona è morta due giorni fa in California. Primo caso anche in Colorado: si tratta di un uomo sui 30 anni arrivato a Denver da un altro Stato e che ha sviluppato i sintomi due giorni dopo. Ora è in isolamento mentre la sua fidanzata è in quarantena. In California i paracadutisti della Guardia nazionale hanno portato sulla nave da crociera Grand Princess i kit per sottoporre a test per il nuovo coronavirus alcuni dei 3.500 passeggeri a bordo. Il test è stato effettuato su 45 persone dell’equipaggio e passeggeri, dopo che una persona che aveva partecipato a un precedente viaggio è morta per Covid-19 e altre quattro persone sono risultate infette. Alla nave sono stati vietati attracco e sbarco per precauzione, mentre in California i casi di contagio sono 49, di cui una persona morta. La compagnia di navigazione Princess Cruises ha spiegato che i risultati dei tamponi sono attesi oggi. La compagnia è la stessa della Diamond Princess, che era stata messa in quarantena in un porto giapponese la scorsa settimana: oltre 700 persone a bordo erano state contagiate. gng

Corea del Sud – Conferma che ieri nel Paese si sono registrati 518 nuovi casi di coronavirus per un totale di 6.284 persone infettate e 42 morti. I dati sono stati diffusi dai Korea Centers for Disease Control and Prevention (Kcdc), come riporta l’agenzia Yonhap. La maggior parte dei nuovi casi si registrano nella sola città sudorientale di Daegu (367) e nella vicina provincia del Gyeongsang Settentrionale (123). Le vittime sono per lo più anziani con patologie pregresse.

Cina – Sono ormai 3.042 i morti in Cina a causa dell’epidemia di nuovo coronavirus. Nel gigante asiatico, come confermato dalle autorità sanitarie di Pechino, i casi di infezione sono in totale 80.552 (23.784 pazienti ancora ricoverati, 53.726 dimessi dagli ospedali e guariti più le vittime). Gli ultimi dati della Commissione nazionale per la salute relativi alla giornata di ieri parlano di 143 nuovi casi confermati e di altre 30 vittime, una nella provincia insulare di Hainan e 29 nella provincia di Hubei, la più colpita dall’epidemia. Ieri 1.681 persone sono state dimesse dagli ospedali della Repubblica Popolare. Al 5 marzo la Cina segnala 36 casi “importati” in totale: 11 nella provincia di Gansu, quattro a Pechino e uno a Shanghai.

Iran – Morto l’ex vice ministro degli Esteri, Hossein Sheikholeslam. Il diplomatico 67enne, numero due della diplomazia della Repubblica Islamica negli anni Ottanta, è deceduto in un ospedale di Teheran. Sheikholeslam è stato anche parlamentare, ambasciatore in Siria e consigliere per la politica estera del capo del Parlamento, Ali Larijani, e del ministro degli Esteri Javad Zarif.

Taiwan – Le autorità hanno chiesto a 103 persone di isolarsi in quarantena nelle loro abitazioni dopo essere state in contatto ravvicinato con un musicista australiano poi risultato positivo al coronavirus. L’uomo, arrivato il 23 a Taiwan da Londra via Singapore, ha suonato con l’orchestra nazionale per un evento in programma il 28 febbraio dopo essersi recato il 27 presso una clinica denunciando sintomi influenzali, febbre e tosse. Infine ha ripreso l’aereo per Adelaide via Brisbane. Quando è emersa la notizia del contagio, il Centro per il controllo delle epidemie ha stabilito che dovranno chiudersi in quarantena i 27 musicisti dell’Orchestra nazionale sinfonica di Taiwan, gli amici del musicista, gli spettatori, lo staff dell’albergo, equipaggio e passeggeri del volo che ha preso.

Argentina – Secondo caso “importato” di coronavirus in Argentina. Si tratta, si legge sul sito del Clarin, di un 23enne rientrato nel Paese il primo marzo da un viaggio nel nord Italia e attualmente ricoverato alla casa di cura Otamendi di Buenos Aires dopo aver manifestato il 3 marzo tosse, febbre e malessere generale. Al momento “le condizioni generali del paziente sono buone”, hanno fatto sapere i medici. Il 3 marzo l’Argentina ha confermato il primo caso di coronavirus, un uomo tra i 40 e i 45 anni rientrato da un viaggio in Spagna e Italia con un volo diretto da Roma a Buenos Aires.

Cisgiordania – Il presidente Abu Mazen ha proclamato lo stato di emergenza da questa mattina, dopo che ieri a Betlemme sono stati individuati 7 casi di coronavirus. Di conseguenza, scuole, località turistiche e luoghi di culto chiusi. Ai palestinesi è stato chiesto di ridurre gli spostamenti fra le città, in particolare a Betlemme. Il ministro israeliano della difesa Naftali Bennett ha imposto (“d’intesa con l’Autorità palestinese (Anp)”) il blocco cautelativo della città.: nessuno al momento può entrare o uscire, salvi casi di estrema necessità.

Filippine – Primo caso di trasmissione locale. Le autorità hanno confermato che è risultato positivo ai test per il nuovo coronavirus un 62enne che non ha lasciato mai il Paese. L’uomo è stato ricoverato il primo marzo per una “grave polmonite” e ieri è risultato positivo agli esami. Un altro filippino di 48 anni è risultato positivo dopo essere rientrato nel Paese da Tokyo. Entrambi sono ricoverati in ospedale in isolamento. In precedenza le Filippine avevano già confermato tre casi di contagio: tutti viaggiatori cinesi, uno dei quali è poi morto a causa dell’epidemia.

Guatemala – Dichiarato lo stato di emergenza a causa dell’epidemia di coronavirus, nonostante qui non si sia registrato sinora nessun caso di Covid-19. “Durante il Consiglio dei ministri abbiamo deciso di dichiarare lo stato di calamità pubblica su tutto il territorio nazionale”, ha confermato via Twitter il presidente Alejandro Giammattei. Il relativo decreto entrerà “immediatamente” in vigore con la pubblicazione e, ha assicurato il presidente, “aumenteranno i controlli alle frontiere”. “Chiarisco che nel Paese non c’è un solo caso” di coronavirus, ha aggiunto. Nel vicino Messico sono cinque i casi.

L’articolo Coronavirus: Francia, deputato contagiato: è in rianimazione. Prima vittima in Uk. Usa, 14 morti. Infermieri americani: “Carenza di preparazione”. Costa Fortuna bloccata al largo di Phuket proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Coronavirus, terzo caso in Tribunale a Milano: chiusa la Procura Generale. “È un sostituto procuratore, tanti contatti con avvocati”

C’è un terzo caso di positività in Tribunale a Milano. Si tratta di un sostituto procuratore generale che nella notte tra mercoledì e giovedì ha avuto una crisi respiratoria ed è ora ricoverato in terapia intensiva. Il nuovo contagiodopo i due di martedì nella Sesta sezione civile e in Misure di prevenzione – ha fatto scattare ulteriori misure nel Palazzo di Giustizia.

Come riporta il Corriere della Sera, il terzo piano occupato dalla Procura Generale è stato isolato in attesa della sanificazione ed è probabile che i vertici decidano misure ancora più restrittive. L’ultimo contagio, infatti, a differenza dei primi due, per il tipo di lavoro svolto ha “moltissimi contatti” con i colleghi e gli avvocati. Anche per questo, riporta sempre il quotidiano, oltre all’intero terzo piano bloccato è stata chiusa un’aula di Corte d’Appello dove si era tenuta un’udienza nella quale molte persone si erano trovate a contatto con il magistrato.

Intanto i medici dell’Ats stanno verificando tutti i contatti avuti dal sostituto procuratore generale negli scorsi giorni per stabilire le misure di prevenzione per i soggetti che hanno avuto rapporti con lui. Sono destinate quindi ad aumentare le persone messe in quarantena, dopo le 40 per le quali era già scattato l’isolamento fiduciario per i casi dei due giudici. Dopo la conferma dei due casi è stata decisa la sospensione dei processi civili ordinari fino ad aprile alla luce della “diminuzione delle risorse”, ossia del personale, giudici e personale amministrativo e diverse persone devono andare in autoisolamento ed essere monitorate. Si è creato un problema di diminuzione delle risorse, soprattutto nel settore civile.

Il provvedimento era stato ritenuto insufficiente dall’Ordine degli avvocati di Milano che chiede attraverso il presidente Vinicio Nardo il rinvio di tutte le udienze. Intanto gli avvocati della Camera penale di Milano hanno proclamato lo “stato di agitazione” e chiedono “la immediata sospensione, quantomeno fino al 16 marzo 2020, di tutta l’attività giudiziaria non urgente e il rinvio d’ufficio di ogni udienza, con esclusione dei procedimenti nei confronti di persone detenute, internate o in stato di custodia cautelare” per “limitare il più possibile nell’immediatezza, la frequentazione del Palazzo di Giustizia”.

L’articolo Coronavirus, terzo caso in Tribunale a Milano: chiusa la Procura Generale. “È un sostituto procuratore, tanti contatti con avvocati” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Translate »