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Natale in Germania, il governo vuole ristoranti e alberghi chiusi. Braccio di ferro tra Merkel e Länder, che già premono per riaprire gli hotel

Le tensioni fra il governo tedesco e i Länder in vista del Natale non sono finite. Solo una settimana fa era stato raggiunto il faticoso accordo per prolungare il semi-lockdown fino al 20 dicembre e per allentare il divieto di contatto durante le feste, consentendo incontri fino a 10 persone. L’alleggerimento delle misure durante le festività però ha subito aperto un altro fronte: almeno 8 Länder infatti vogliono aprire gli alberghi dal 23 dicembre al primo gennaio per chi si sposta per visite di famiglia. Un annuncio che è stato fortemente criticato dalla cancelliera Angela Merkel: “Mi è mancata la fantasia per immaginare che proprio le regioni più colpite avessero intenzione di riaprire gli alberghi”, ha detto durante una riunione con il direttivo della Cdu. Mercoledì è previsto il vertice tra la cancelliera e il primo ministro federale per fare il punto sul coronavirus in Germania: sul tavolo non ci sono nuove misure, ma la discussione sarà anche sul Natale.

Nella risoluzione approvata la scorsa settimana ristoranti e alberghi non sono citati tra gli allentamenti previsti per Natale. Il governo federale vuole la linea dura: quindi le chiusure previste intanto fino al 20 dicembre dovrebbero valere anche per le festività. Nell’accordo è scritto: “Gli stati federali presumono che saranno necessarie ampie restrizioni anche oltre la fine dell’anno a causa dell’elevata incidenza di infezioni. Effettueranno un’altra revisione e valutazione prima di Natale“. Quindi nulla è ancora effettivamente decisivo e diversi Länder alla fine potrebbero decidere di allentare le misure in autonomia, non senza il fastidio del governo federale.

Che la situazione sia già tesa lo dimostra la questione degli hotel. Mentre ieri Merkel andava ripetendo che serve prudenza per evitare una terza ondata – “Questo inverno dovremo essere ancora molto molto attenti” – alcuni Stati federali annunciavano l’apertura degli hotel. Tra questi ci sono ad esempio Meclemburgo-Pomerania e Schleswig-Holstein, due zone dove il virus circola relativamente poco: l’incidenza è inferiore a 50 nuovi contagi ogni 100.000 abitanti in una settimana. Ma a far infuriare la cancelliera sono invece gli annunci arrivati da Berlino, una delle zone più colpite dalla pandemia. È alla Capitale che Merkel si riferisce quando dice che le mancava l’immaginazione per sospettare che i Länder particolarmente colpiti dal virus volessero aprire gli hotel.

Le aperture proposte dai governi federali per gli hotel non riguardano il turismo, ma solo i viaggi per i ricongiungimenti familiari durante le festività, quindi dal 23 dicembre al 1 gennaio. Ad oggi gli alberghi tedeschi sono già aperti, come in Italia, ma solo per viaggi di lavoro. “La regola è che vanno evitati tutti i viaggi che non sono assolutamente necessari. Questo include viaggi turistici. Visitare i parenti non è un viaggio turistico “, ha detto Melanie Reinsch, portavoce della Cancelleria del Senato di Berlino, al Tagesspiegel. Per Merkel però è già troppo. La cancelliera inoltre ha giustificato le sue critiche spiegando che non sarà possibile verificare se gli ospiti che hanno soggiornato in hotel abbiano effettivamente fatto visita a dei parenti.

Alla fine potrebbero essere gli stessi alberghi a decidere di restare chiusi, perché aprire per appena 10 giorni potrebbe risultare per molti economicamente dannoso, come ha spiegato la stessa associazione degli alberghi e ristoranti tedeschi (Dehoga). La questione è però una spia del fastidio della cancelliera. La stessa dialettica che in Italia vede di fronte il governo (sulla linea della cautela) e le Regioni (che invece spingono per riaprire) si ripropone anche in Germania. Ovviamente in tono minore, visto che (a parte Baden-Württemberg e Turingia) tutti i Länder sono amministrati da presidenti di Cdu o Spd, le due forze al governo del Paese. Merkel, però, guarda alla vicina Francia, dove un lockdown più duro ha permesso di abbassare più velocemente la curva dei contagi. La Germania invece, come già accaduto durante la prima ondato o a settembre con la scuola, rischia un Natale senza una chiusura ordinata, ma con regole diverse per ristoranti e locali da Land a Land.

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Coronavirus, per i Länder tedeschi Natale e Capodanno con massimo 10 persone. In Francia alleggerimento in tre fasi

L’accordo sarà discusso domani alla riunione con la cancelliera Angela Merkel. Ma intanto i ministri-presidenti dei Laender tedeschi hanno trovato un’intesa per le misure di contenimento per Natale e Capodanno: dal 23 dicembre al primo gennaio sarà possibile ritrovarsi con altri nuclei familiari o altri singoli per un massimo di 10 persone, esclusi i ragazzi al di sotto dei 14 anni, mentre si invitano tutti i cittadini ad una quarantena preventiva auto-imposta prima delle festività.

Un elemento contenuto nelle bozze del documento che sarà discusso mercoledì e che prevede anche l’intenzione dei Land di prolungare il lockdown-light fino al 20 dicembre. Intanto i casi in Germania aumentano: nelle ultime 24 ore si sono registrati 13.554 tamponi positivi e 249 decessi, mentre nel giorno precedente i contagi erano stati 10.864. Con gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Robert Koch, sale a 942.687 il numero totale dei casi in Germania ed a 14.361 quello dei decessi provocati dal Covid.

La Francia invece, che ha annunciato la decisione sull’apertura o meno degli impianti sciistici entro 10 giorni, attende l’intervento del presidente Emmanuel Macron, in programma per questa sera alle 20. A tre settimane dall’entrata in vigore delle restrizioni, in mattinata il capo dello stato francese ha in programma di riunire un Consiglio di Difesa per fare il punto sulla situazione. Come per i suoi precedenti interventi pubblici, si prevedono alti indici di ascolto, anche se l’incertezza è meno forte questa volta e il quadro generale è stato anticipato. L’alleggerimento si farà in tre tappe, intorno al primo dicembre, prima di Natale e all’inizio del prossimo anno. Macron ha anticipato domenica di voler dare ‘chiarezza e coerenza” ma il premier Jean Castex – che descriverà le misure nel dettaglio giovedì pomeriggio – ha voluto sottolineare ieri sera che si va semplicemente verso un “leggero allentamento del confinamento”.

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Angela Merkel, una solida alternativa alla politica del testosterone

Nel 15esimo anniversario dell’elezione della cancelliera Angela Merkel vengono spontanee alcune considerazioni relative al suo ‘stile politico’. Per molti la Merkel oggi rappresenta l’antitesi del politico aggressivo al quale piace indossare la divisa del maschio alfa, si pensi a Trump o a Putin. Tuttavia questa dicotomia non è un fenomeno del presente.

Angela Merkel venne eletta cancelliera nel 2005, quando George W. Bush e Tony Blair giocavano alla guerra in Iraq insieme ai loro fedeli alleati, lo spagnolo Aznar e l’italiano Berlusconi. La Germania, non dimentichiamolo, si rifiutò di entrare a far parte della coalizione promossa da costoro, un fronte che oggi sappiamo fu costituito grazie alle menzogne fabbricate ad hoc dai neo-con e dal new-labour. Sono dunque 15 anni che la Merkel ha a che fare con questo tipo di politico e 15 anni che gli tiene testa.

La sua più grande vittoria non è l’essere sopravvissuta per così tanto tempo nel recinto del narcisismo politico, né l’essere diventata il leader politico tedesco post-bellico con la maggiore anzianità a pari-merito con Helmut Köhl, ma aver gestito mirabilmente la politica interna ed estera tedesca ed europea durante le frequenti ondate di testosterone lanciate dai suoi colleghi maschi. Come c’è riuscita? Di certo l’ha aiutata l’essere intelligente, colta e anche scaltra, ma il vero segreto del successo è l’istinto politico che questa donna ha sviluppato durante l’adolescenza e la giovinezza.

Angela Merkel è nata nel 1954 ad Amburgo ma è cresciuta oltre cortina poiché suo padre, un ministro protestante, decise di portare la famiglia a vivere nella Germania dell’Est. E’ dunque sotto il regime comunista che la giovane Merkel si è formata, ha fatto i suoi studi e ha imparato a navigare le tormentate acque della politica post-bellica. Senza quella palestra non sarebbe stata in grado di gestire crisi epocali come quella del debito sovrano o dei migranti. In entrambi i casi la Merkel prese decisioni in netto contrasto con i colleghi: si rifiutò di espellere la Grecia dall’euro e aprì le frontiere a milioni di rifugiati. Nonostante l’opposizione degli altri leader europei, la Merkel ebbe ragione, sorprendendo un po’ tutti, inclusi i suoi fan.

L’abilità politica di questa donna, che ha un dottorato in fisica quantistica e non ha studiato legge, politica o economia come gran parte dei politici, sta nello scegliere le battaglie che vale la pena combattere e vincere senza farsi influenzare dall’ideologia. Poche ma fondamentali: era questa l’unica tattica della sopravvivenza oltre cortina. Tra l’una e l’altra la migliore strategia è mantenere l’equilibrio usando la razionalità come bilancia. Ed ecco spiegato perché molti hanno considerato la Merkel un leader cauto, forse anche troppo, e perché decisioni come l’aperura delle frontiere ai migranti hanno suscitato sorpresa.

La storia però non la descriverà come cauta né imprevedibile, ma come una grande leader sempre in sintonia con la realtà, una cancelliera al sevizio del proprio popolo, che una volta abbandonata la scena politica si godrà una vecchiaia tranquilla, lontano dai riflettori. La storia la celebrerà anche per la gestione della pandemia, che coraggiosamente Merkel ha descritto come la crisi più seria per il paese dalla seconda guerra mondiale. Con razionalità, conoscenza scientifica e grande umiltà la cancelliera ha affrontato la minaccia del coronavirus, a differenza di altri politici non ha mai sminuito né ingigantito il problema, lo ha costantemente analizzato sviluppando strategie ad hoc.

Nell’era della politica-spettacolo, in cui tutto e tutti sono sempre sopra le righe, Angela Merkel offre non solo un’alternativa solida alla politica del testosterone, ma ci ricorda che la carriera politica è una vocazione, una scelta per mettersi al servizio della comunità, non un trampolino di lancio per celebrare se stessi, far soldi o assoggettare le masse.

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Coronavirus, Germania per la prima volta oltre gli 11mila contagi in 24 ore. Berlino inserisce 11 regioni italiane nelle zone a rischio

Esplodono i nuovi contagi da coronavirus in Germania, dove per la prima volta è stata superata la soglia dei 10mila casi in un giorno. Positivo anche il ministro della Salute, Jens Spahn, mentre Berlino inserisce gran parte dell’Italia, fra le zone a rischio Covid. L’inserimento vale a partire da sabato prossimo. Intanto la Francia supera il milione di contagi di coronavirus dall’inizio della pandemia e in Russia continua a salire la curva dei contagi, 15.971 nell’ultima giornata con 290 decessi, arrivando così a un totale di 1.463.306 infezioni (il Paese conta circa 144 milioni di abitanti) e più di 25mila vittime.

Germania – Tra le regioni italiane che da sabato entrano nelle zone a rischio Covid ci sono anche Lombardia, Lazio e Toscana. Rientra nella lista anche la provincia di Bolzano. Nell’elenco aggiornato figurano anche Polonia, Svizzera e quasi tutta l’Austria. Le regioni italiane ritenute a rischio dalla Germania sono: Val d’Aosta, Umbria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Lazio, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sardegna e la provincia di Bolzano-Sudtirolo. Stando alle regole in vigore, chi rientrerà da questi luoghi dalle ferie autunnali, dovrà fare una quarantena di 14 giorni o sottoporsi a un test per il Covid all’arrivo in Germania. L’Istituto Robert Koch ha segnalato 11.287 nuovi infetti in 24 ore, oltre 4mila in più rispetto a ieri. Il record finora era stato segnato sabato scorso, con 7.830 contagi. Numeri che portano il Paese guidato da Angela Merkel a 392.049 casi dall’inizio della pandemia con 9.905 vittime. 306.100 i pazienti guariti. Così come in Italia, però, i dati non sono paragonabili a quelli della scorsa primavera, dal momento che attualmente si fanno molti più test. Ma l’allerta resta altissima, perché la pressione sugli ospedali continua ad aumentare in tutta Europa. Sempre in Germania ieri è risultato risultato positivo il ministro della Salute, Jens Spahn, anche se Berlino ha fatto sapere che l’esecutivo non andrà in quarantena. Proprio lui, in giornata, aveva chiarito: “Non vedo al momento la possibilità di un secondo confinamento nel senso stretto cui si fa sempre riferimento”.

Ucraina – Segna numeri record, con 7.053 nuovi contagi e 116 decessi. Anche qui è record: per la prima volta è stata superata quota 7mila. Stando ai dati del ministero della Salute di Kiev, i casi registrati nel Paese dall’inizio dell’epidemia salgono così a 322.879, mentre le persone decedute a causa del morbo sono ufficialmente 5.927.

Sudamerica – Non va meglio in Sudamerica: le autorità sanitarie dell’Argentina hanno annunciato che nelle ultime 24 ore anche qui è stato registrato l’ennesimo record, con 18.326 casi che hanno portato il totale generale a 1.037.325. Lo scrive oggi l’agenzia di stampa Telam. Il ministero della Salute di Buenos Aires ha poi precisato che vi sono stati altri 423 morti, che hanno fatto salire il bilancio generale a quota 27.519. Fra i contagiati, inoltre, 4.573 sono ricoverati nei reparti di rianimazione, con una occupazione dei letti del 64,4% sul territorio nazionale, e del 63,1% nell’area metropolitana della capitale. Il rapporto ministeriale segnala una situazione sanitaria al limite della saturazione nelle città di Viedma e Rosario. Attualmente l’Argentina è al quinto posto al mondo per numero di contagi, dopo Stati Uniti, India, Brasile e Russia.

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Germania, allarme peste suina africana: muro elettrificato al confine con la Polonia per fermarla

Finora la malattia è stata riscontrata in nove cinghiali morti vicino a Schenkendoebern nel comune di Spree-Neisse e altri 11 a Neuzelle nel comune di Oder-Spree. Per questo lo stato tedesco del Brandeburgo ha deciso di erigere ‘muro’ permanente lungo il confine con la Polonia per contenere la diffusione della peste suina africana (Psa), che negli ultimi anni si è diffusa anche in diverse parti dell’Asia e dell’Europa. La decisione, ha dichiarato il ministro per gli Affari dei consumatori Ursula Nonnemacher, è una risposta alle crescenti richieste di intervento del governo.

La recinzione ha lo scopo di limitare la circolazione dei cinghiali, i primi portatori della malattia, non pericolosa per l’uomo ma quasi sempre mortale negli animali. Negoziati con la Polonia riguardo una recinzione permanente, però, non hanno al momento portato risultati, ha aggiunto il ministro. Attualmente, quindi, si tratta di una recinzione elettrica mobile quella che per circa 120 chilometri percorre il confine dal sud di Brandeburgo fino alla città di Francoforte (omonima della città dell’Assia).

Nonnemacher ha anche annunciato l’istituzione di un team tecnico per coordinare il lavoro tra le varie autorità della regione, tra cui polizia, veterinari e servizi di emergenza, dopo che gli agricoltori avevano espresso critiche alla gestione della crisi. A loro si aggiungerà anche un team di veterinari inviati dalla Commissione Europea. Dopo il primo caso di peste suina in Germania, Cina, Corea del Sud, Giappone, Singapore, Brasile e Argentina hanno tutti annunciato divieti sulle importazioni di carne suina tedesca, suscitando preoccupazioni sull’impatto che un’epidemia potrebbe avere sull’agricoltura e sull’economia tedesca in generale.

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Coronavirus, picco di casi in Francia: 13.500 in 24 ore. La Germania torna ai numeri di aprile. Uk, Jonhson pronto a nuove restrizioni

In Francia i numeri sui contagi continuano a fare paura, con lo spetto di un nuovo lockdown che incombe sull‘Europa. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 13.498 nuovi casi, ha reso noto la sanità pubblica in serata. Per il secondo giorno consecutivo è stata così superata la soglia dei 13mila casi, quasi 300 in più rispetto a ieri, con 58 nuovi focolai segnalati.

Nell’ultima settimana i casi di coronavirus sono cresciuti esponenzialmente in praticamente tutti i Paesi del Vecchio Continente e la tanto temuta “seconda ondata” del virus sembra essere imminente oltre che, come ha rilevato il premier britannico Boris Johnson, inevitabile. Tanto che il premier si dice pronto a maggiori restrizioni, ma a Londra un migliaio di manifestanti contrari alle misure di lockdown, alle mascherine e al distanziamento sociale per l’epidemia di coronavirus, in nome dello slogan “Resist and Act for Freedom” (Resisti e agisci per la libertà) si è radunata a Trafalgar Square, dove ci sono state tensioni e qualche tafferuglio con la polizia. Ma i dati preoccupano, e per due giorni consecutivi si batte il record di contagi in 24 ore: sono stati registrati 4.422 nuovi casi, 100 in più rispetto al giorno precedente. È il numero più alto dall’8 maggio. Il bilancio complessivo è di oltre 390mila casi. Le nuove vittime sono 27, 41.759 in totale.

In Germania, intanto, sono stati registrati quasi 2.300 nuovi casi, come non accadeva da aprile, mentre in Francia i contagi e i decessi (balzati a 13.215 e 123, record di questa fase) sono tripli rispetto al Regno di Elisabetta. La Spagna è stata costretta ad annunciare un nuovo giro di vite persino nella capitale Madrid. Preoccupano anche la Repubblica Ceca, la Danimarca, l’Olanda: quest’ultima, ha detto il premier Mark Rutte, studia “misure regionali” dopo i quasi 2 mila casi di giovedì, molti dei quali nelle città più grandi, il quarto record consecutivo di contagi giornalieri. Anche la Grecia è pronta a una stretta su Atene.

A preoccupare non è solo l’aumento dei contagi ma soprattutto il numero di ospedalizzati, di ricoveri in terapia intensiva e di decessi. Per questo i governi stanno intervenendo con provvedimenti sempre più restrittivi delle libertà di movimento, incalzati dai moniti dellOrganizzazione Mondiale della Sanità (Oms) che parla di “grave situazione contagi in Europa” chiedendo così ai vari Paesi un approccio diverso, prendendo come esempio positivo la Svezia, criticata nei mesi scorsi da numerosi esperti per le mancate restrizioni messe in campo dal governo, soprattutto in tema di sostenibilità e coinvolgimento dei cittadini: “Bisogna riconoscere – ha detto la funzionaria Catherine Smallwood – che la Svezia ha evitato l’incremento di casi” nell’ultimo periodo “che si sta verificando in altri Stati, in particolare in Europa occidentale, e penso che ci siano lezioni da imparare dall’approccio svedese, in particolare sulla sostenibilità e il coinvolgimento dei cittadini“.

E non va meglio oltre i confini europei: sono oltre 951mila i morti in tutto il mondo e più di di 30,5 milioni di casi confermati. Secondo gli ultimi dati della John Hopkins University sono stati altri 230.884 i contagi mondiali nelle ultime 24 ore. Il Brasile sale a 4,4 milioni di contagi – terzo dopo Usa (6,7) e India (5,3) – e Israele apre le celebrazioni del Capodanno ebraico sotto la cappa di un secondo lockdown nazionale già operativo (primo Paese del pianeta a ricorrervi), oltre che di dati da record mondiale di casi in rapporto alla popolazione.

Germania – Sono quasi 2.300 i nuovi contagi da coronavirus registrati nelle ultime 24 ore in Germania, il livello più alto dallo scorso aprile. Lo riferisce il Robert Koch Institut (Rki), il centro epidemiologico tedesco: si tratta di 2297 infezioni, portando il numero complessivo a 270 mila. Sono 6, sempre nelle 24 ore, i decessi registrati, per un totale di 9.384. I guariti, sempre stando al conteggio del Koch Institut, sono 239mila. Il livello più alto di contagi giornalieri era stato registrato tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, con circa 6.000 infezioni. In agosto solo una volta si era tornati a superare i 2.000 contagi al giorno.

Regno Unito – Boris Johnson trascorrerà il weekend valutando se decidere nuove restrizioni anti Covid dopo aver detto che il Regno Unito “ora sta assistendo ad una seconda ondata”. Negli ultimi giorni i contagi hanno sfiorato la quota di 5 mila al giorno (+32% dalla settimana scorsa) per la prima volta dallo scorso 8 maggio. Nelle ultime 24 ore i contagi hanno toccato quota 4.422. Per questo, secondo quanto riporta la Bbc, il governo britannico sta valutando il divieto degli incontri tra gruppi familiari diversi e la riduzione degli orari di apertura per pub e ristoranti. Al momento già 13,5 milioni di britannici, circa un quinto della popolazione, sono soggette a restrizioni varate nei giorni scorsi per cercare di rallentare la marcia del virus. Venerdì il premier aveva detto che non “vuole adottare misure di lockdown” ma che è necessario rafforzare quelle di distanziamento. “Chiaramente quando guardiamo a quello che sta succedendo ci si chiede se si debba fare di più della regola del sei fissata lunedì“, ha aggiunto riferendosi alla provvedimento che vieta le riunione di oltre sei persone.

Spagna – La Spagna rimane il Paese più in crisi: nelle ultime due settimane qui sono morte 825 persone, in media 60 al giorno, e i reparti di rianimazione ospitano già 1331 dei 10 mila ricoverati per Covid. A preoccupare è soprattutto l’area di Madrid: per questo da lunedì 37 distretti saranno soggetti al lockdown per frenare l’aumento del Covid-19. Il provvedimento riguarda oltre 850mila persone, che saranno sottoposte a restrizioni per i viaggi e agli assembramenti. I residenti potranno lasciare la loro zona solo per andare al lavoro, a scuola o per assistenza sanitaria. Gli incontri sociali saranno limitati a sei persone, i parchi pubblici saranno chiusi e le attività commerciali dovranno abbassare la saracinesca entro le 22. La Spagna ha il maggior numero di casi di coronavirus in Europa, e Madrid è di nuovo la regione più colpita. Secondo i dati della Johns Hopkins University, i nuovi casi sono 625.651 e i tassi di infezione nella regione di Madrid sono più del doppio della media nazionale, come afferma il governo spagnolo. Il Paese era già stato tra i più colpiti dalla prima ondata di infezioni con 30mila morti.

Francia – Cresce l’allarme Coronavirus in Francia, dove nelle ultime 24 ore sono stati individuati 13.215 nuovi contagi, una cifra record mai toccata dalla primavera scorsa quando il Paese era in pieno lockdown, a cui si aggiungono 123 morti. Positivo anche il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, mentre continuano a esplodere mini focolai in tutto il Paese, in particolare nelle università. Macron: “Abbiamo una cosa sola da fare, batterci, batterci, batterci”, ma al momento si tende ad escludere un nuovo lockdown totale.

Russia – Il numero di casi di coronavirus rilevati nell’ultimo giorno in Russia ha superato le 6.000 unità per la prima volta dal 19 luglio. Lo ha detto il quartier generale operativo per combattere la diffusione del coronavirus. Secondo la sede centrale, la crescita giornaliera è stata dello 0,56%, il numero totale di persone infette ha raggiunto quota 1.097.251. Il numero di morti è invece aumentato di 144 casi contro i 134 del giorno precedente e ha raggiunto un totale di 19.339 persone. Secondo il centro il numero totale di morti è l’1,76% di tutte le persone infettate in Russia.

India – Per più di cinque settimane l’India ha segnato il record giornaliero dei casi nel mondo. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati 93.337 nuovi casi, portando il totale a oltre 5,3 milioni contagi su quasi 1,4 miliardi di abitanti. Per quanto riguarda i decessi, sono stati 1.247 in un giorno. Gli studiosi prevedono che entro poche settimane diventerà il Paese più colpito dalla pandemia, superando gli Stati Uniti. Il governo del primo ministro Narendra Modi ha dovuto affrontare aspre critiche da parte dell’opposizione in Parlamento per la gestione della pandemia che ha lasciato milioni di persone senza lavoro. Più di 10 milioni di lavoratori migranti hanno abbandonato le grandi città e sono tornati nei loro villaggi con l’annuncio del lockdown, lo scorso 24 marzo. Questi spostamenti hanno causato la diffusione del virus in tutto il Paese, specialmente nelle zone rurali e più povere.

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Lufthansa, via libera dell’Europa ai 6 miliardi di aiuti della Germania per ricapitalizzarla

Raggiunta l’intesa tra Berlino e la Commissione europea, che ha dato il via libera ai 6 miliardi di misure chieste dalla Germania per ricapitalizzare la compagnia di bandiera. Gli effetti si ripercuotono subito sui mercati, dove a Francoforte il titolo vola a +13,7%. Garantite, spiega l’antitrust Ue, le condizioni per proteggere la concorrenza, tra cui la cessione di un massimo di 24 slot per giorno negli aeroporti di Francoforte e Monaco e delle correlate attività. Oltre ai sei miliardi, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, la Germania contribuirà anche con “una garanzia statale di 3 miliardi di euro su un prestito“.

Una quantità di aiuti importante che “aiuterà Lufthansa a superare l’attuale crisi del coronavirus che ha colpito particolarmente duramente il settore delle compagnie aeree. Ma – precisa Vestager – viene fornito con condizioni allegate, anche per garantire che lo Stato sia sufficientemente remunerato oltre a misure per limitare le distorsioni della concorrenza”. Nel dettaglio Lufthansa, aggiunge la commissaria, “si è impegnata a rendere disponibili slot e altri asset presso gli hub di Francoforte e Monaco, dove Lufthansa ha un significativo potere di mercato. Questo dà ai vettori concorrenti il possibilità di entrare in quei mercati, garantendo prezzi equi e una scelta più ampia per i consumatori europei“.

Il ruolo di Lufthansa nell’economia tedesca – Il piano prevede anche una partecipazione ‘silente’ dello Stato, per 4,7 miliardi, attraverso uno strumento di capitale non convertibile, e per un miliardo tramite uno strumento di debito convertibile. La ricapitalizzazione avverrà tramite il Wirtschaftsstabilisierungfond, il fondo di stabilizzazione economica istituito dallo Stato per erogare aiuti alle società tedesche colpite dalla crisi da pandemia. Le restrizioni di viaggio decise per contenere il contagio da Covid-19 hanno colpito l’intera industria dell’aviazione civile, inclusi i vettori di Lufthansa: oltre a quest’ultima, si tratta di Swiss International, Brussels Airlines, Austrian Airlines, Air Dolomiti, Eurowings, Germanwings, Edelweiss Air e SunExpress Deutschland.

Lufthansa svolge un ruolo significativo nell’economia tedesca, assicurando collegamenti interni e internazionali, tramite i due hub di Francoforte e Monaco. Inoltre contribuisce in misura significativa al commercio con l’estero, garantendo sia l’esportazione di merci tedesche che l’importazione di beni necessari in questo periodo difficile. Secondo la Commissione, l’aiuto è in linea con il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato adottata il 19 marzo scorso e poi emendato il 3 aprile e l’8 maggio.

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Arda Turan, Mesut Ozil e Cegiz Under: da eroi a reietti, la gloria e la repentina dannazione della ‘generazione Erdogan’

Il problema di diventare un idolo è che prima o poi si finisce sempre nella polvere. L’esito è certo, si può solo lottare per provare a spingere quel giorno il più avanti possibile. Per Arda Turan la data di scadenza è arrivata lo scorso 31 gennaio. È stato allora che il giocatore più forte della Turchia è passato da figliol prodigo a reietto. Una volta per tutte. Senza possibilità di appello. Perché in quel giorno il fantasista ha deciso di rescindere il suo contratto con il Basaksehir. Pur sapendo che il Barcellona, titolare del suo cartellino fino al prossimo giugno, non aveva nessuna intenzione di riaccoglierlo a braccia aperte.

Nel giro di un pomeriggio Arda Turan è rimasto senza squadra, senza stipendio, senza calcio. A 33 anni è diventato un giocatore che si aggira per l’Europa nel tentativo disperato di dimostrare di non essere un “ex”. O almeno non ancora. Perché la sua ultima rete in campionato risale ormai a più di due anni fa. È il 20 aprile del 2018, un venerdì. Il Basaksehir batte 3-1 il Kayserispor, ottavo in classifica. Arda Turan segna il secondo gol, quello che riporta in vantaggio la squadra di Istanbul. Poi più niente. Solo squalifiche, infortuni, sprazzi di talento. E tanti problemi. Soprattutto fuori dal campo. La parte più oscura del suo carattere prende il sopravvento e fa partire l’autocombustione. L’11 settembre 2019 il fantasista turco viene condannato a 2 anni, 8 mesi e 15 giorni di carcere. Il motivo? Poco meno di un anno prima si trovava in un locale di Istanbul e aveva rivolto delle frasi piuttosto esplicite alla moglie del cantante turco Berkay Sahin. Davanti al cantante turco Berkay Sahin.

“Se non fossi sposato – aveva detto – una come te non mi mancherebbe”. Apriti cielo. Nel locale era scoppiata una rissa da saloon. Berkay aveva avuto la peggio e si era ritrovato con il naso rotto e con una pistola puntata contro. Ma non era ancora finita. Perché Arda Turan aveva seguito il cantante al pronto soccorso e, per intimorirlo, aveva sparato anche un paio di colpi (che l’accusa aveva definito accidentali). Un episodio che diventa solo l’ultima riga nel curriculum di follie. Neanche 12 mesi prima Arda Turan era stato squalificato per 16 giornate, poi ridotte a 10, per aver spinto un guardalinee (e per averlo coperto di insulti). L’addio alla Nazionale, invece, era arrivato nel 2017. La Turchia stava rientrando in aereo dalla trasferta in Macedonia. E il fantasista si era scagliato contro un giornalista che volava con la squadra.

Un finale di carriera incomprensibile, una picchiata inarrestabile che stride con il personaggio che Arda Turan aveva costruito all’inizio della sua avventura europea. Nel 2011 l’Atletico lo acquista per 12 milioni dal Galatasaray. Appena atterrato in Spagna, Arda Turan scende le scalette dell’aereo e dice: “Sono qui per giocare nell’Atletico, se mi avesse chiamato in Real non avrei firmato”. Uno slogan capace di infiammare qualsiasi cuore. Con la maglia dei materassi compie il salto. Da talento a icona nazionale. Arda Turan decide di non imparare lo spagnolo, gira con il traduttore, mette su quello che passa alla storia come il Frente Kebab, un gruppo di persone comuni che si riunisce in un ristorante e ascolta la musica tradizionale turca fino a tardi. Gli inizi con Gregorio Manzano non sono dei migliori. Ma con Simeone, a poco a poco, la storia cambia. Non poteva essere altrimenti visto che “Cholo”, letteralmente, significa incrocio di razze.

Arda Turan diventa una parte essenziale del gruppo pur restando un elemento esterno al gruppo. Si mescola ma non si miscela agli altri. In campo diventa centrale. Dribbling, passaggi, cambi di ritmo. E anche qualche gol. El Turco è un elemento di classe in una squadra brutta, sporca e cattiva, in un collettivo che deve cercare una propria filosofia per arrivare lì dove sono Barcellona e Real. Nel 2015 Arda Turan si trasferisce al Barça. Ma lì è solo un ottimo giocatore in una squadra infarcita di fenomeni. In due anni e mezzo gioca 36 partite. Una miseria. Così nel gennaio del 2018 torna in patria. Non in una squadra qualsiasi, ma nell’Istanbul Basaksehir, un club che ha ritirato la maglia numero 12 come gesto di rispetto nei confronti di Erdogan, una società che il New York Times ha definito, senza giri di parole, “del governo”. E non è una coincidenza. Perché Arda Turan è forse il giocatore turco che più ha appoggiato pubblicamente la politica di Erdogan.

E se nel 2017 si è schierato a favore dell’introduzione del “super-presidenzialismo”, nel 2018 ha addirittura scelto Erdogan come testimone di nozze. Con tanto di cambio di programma: niente alcol nel menù, perché il presidente è un musulmano praticante e potrebbe risentirsi. D’altra parte il legame fra i due è più che saldo. Agli Europei del 2016 la Turchia viene superata da Croazia e Spagna. I sogni di qualificazione agli ottavi non durano neanche 180’. Il pubblico non gradisce e inizia a fischiare Arda Turan, uno che fino a quel momento era diventato il simbolo di una Nazione che poteva competere con chiunque, un sogno nazionalista in carne e ossa, viene travolto dalle critiche. Ed Erdogan corre in suo aiuto: “Fischiare il capitano della nazionale non è un atto spiegabile”.

Questo, però, è un momento difficile anche per altri due giocatori che hanno ostentato pubblicamente il loro appoggio a Erdogan. Il primo è Mesut Ozil, altro talento minato da un carattere difficile. Nei giorni scorsi il turco (insieme a due compagni) ha inizialmente rifiutato di tagliarsi del 12,5% il suo stipendio da 350mila sterline a settimana, così come stabilito da tecnico e giocatori per aiutare l’Arsenal a gestire le perdite legate all’emergenza Covid-19. Un altro tassello in un mosaico di polemiche internazionali che il centrocampista tedesco di origini turche sta costruendo da anni. Nel maggio 2018, insieme al compagno Gundogan, si fa fotografare con Erdogan. Sorrisi, strette di mano, maglie con dedica. Le critiche sono così aspre che Ozil, dopo i Mondiali, decide lasciare la Nazionale dicendo di essere vittima di razzismo.

“Mesut ha fatto bene a dire addio alla nazionale tedesca – gongola Erdogan – Il razzismo va condannato, è una cosa inaccettabile”. Ozil dice che lui, quello scatto, lo rifarebbe. Così nel 2019 ecco che lui e la sua fidanzata si fanno fotografare ai lati del presidente durante una cena. Il passo è breve, il 7 giugno Ozil si sposa ed Erdogan gli fa da testimone. Le foto fanno il giro del mondo, fatalità proprio prima delle elezioni per il nuovo sindaco di Istanbul. Non va meglio a Cengiz Under, che lo scorso ottobre aveva postato una foto che lo ritraeva mentre festeggiava un gol mimando un saluto militare. Tutto corredato da tre bandierine turche, chiaro gesto di appoggio alle operazioni militari contro i curdi in Siria dei giorni precedenti. Alla sua terza stagione a Roma, l’esterno è ancora un rebus. I primi sei mesi del 2018, quando il turco ha trascinato i giallorossi di Di Francesco con 6 gol in 7 partite fra campionato e Champions, sono rimasti un’eccezione. Under non ha più trovato la continuità, fra infortuni, prestazioni opache e scarso contributo alla fase difensiva, e l’esplosione di Zaniolo lo ha relegato in secondo piano. Almeno per il momento.

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Duisburg, nessuna condanna per il massacro alla Love Parade: tra i 21 morti anche l’italiana Giulia Minola

Nessuna condanna per gli ultimi tre imputati, accusati di omicidio e lesioni colpose. Si chiude con l’archiviazione del tribunale di Duisburg il processo sul massacro alla Love Parade del 24 luglio 2010, che finì con 21 morti, fra cui l’italiana Giulia Minola e il ferimento di 650 persone. La tragedia avvenne quando la folla si assiepò in un tunnel, che era l’unico accesso all’evento. Nel 2014 i procuratori incriminarono dieci persone – quattro dipendenti degli organizzatori dell’evento e sei dipendenti comunali – ma già a febbraio 2019 il tribunale aveva deciso l’archiviazione di sette di loro.

La manifestazione techno avrebbe dovuto essere limitata a 250mila persone, secondo il tipo di autorizzazioni concesse dalle autorità agli organizzatori, ma l’evento si è poi trasformato in un megaraduno con circa 1,4 milioni di partecipanti. Il sindaco di Duisburg, a ottobre 2009, era già stato avvertito che il luogo individuato per la Love Parade era troppo piccolo per un evento del genere.

L’archiviazione – Agli ultimi tre imputati rimasti, di 40, 60 e 67 anni, venivano contestati inoltre gravi errori nella programmazione del Love Parade. Per altri sei dipendenti del Comune di Duisburg e per un altro dipendente dell’evento il processo era stato archiviato oltre un anno fa.

Agli inizi di aprile il Tribunale di Duisburg ha chiesto alla procura l’archiviazione anche per gli ultimi tre imputati, motivando la decisione, fra l’altro, con la circostanza che a causa delle restrizioni per il coronavirus, non si sarebbe riusciti a chiudere il processo entro i termini della prescrizione che sarebbe scattata a fine luglio. La procura e gli imputati si sono detti d’accordo. Forte la delusione dei parenti delle vittime, che hanno protestato contro l’archiviazione del processo come parti civili.

La Love Parade era una grande festa popolare nata a Berlino nel 1989: richiamava giovani di tutto il mondo a ballare per strada, e si era tenuto anche in altre città, non solo in Germania. Dopo il disastro di Duisburg, il 24 luglio 2010, non c’è stata nessun’altra edizione. Tra le vittime c’erano anche persone arrivate da Spagna, Australia, Bosnia, Cina e Olanda.

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Coronavirus, Die Welt: “Merkel non ascolti l’Italia, la mafia aspetta i soldi da Bruxelles”. Di Maio: “Vergognoso, Berlino si dissoci”

“Un’affermazione vergognosa e inaccettabile“. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, attacca il quotidiano tedesco Die Welt e chiede al governo tedesco di dissociarsi dopo un articolo in cui si chiede all’esecutivo di Berlino di non cedere alle richieste italiane al tavolo dell’Eurogruppo e del prossimo Consiglio Ue, nei quali si cercherà di prendere una decisione condivisa sui provvedimenti economici a livello europeo per il contrasto alla pandemia di coronavirus. Nel testo si legge che “in Italia la mafia è forte e sta adesso aspettando i nuovi finanziamenti a pioggia da Bruxelles“.

Nell’articolo del quotidiano conservatore, dal titolo “Frau Merkel resti ferma”, si esplicita che “la solidarietà è un elemento importante dell’Europa”, ma “la sovranità nazionale nei confronti degli elettori è centrale”. Ma questa solidarietà può essere “senza limiti e controlli?”, si chiede l’autore dell’articolo. “Dovrebbe essere chiaro che in Italia, dove la mafia è forte e sta adesso aspettando i nuovi finanziamenti a pioggia da Bruxelles, i fondi dovrebbero essere versati soltanto per il sistema sanitario e non per il sistema sociale e fiscale. E naturalmente gli italiani devono essere controllati da Bruxelles e usare i fondi in modo conforme alle regole”, si aggiunge. “Anche nella crisi del coronavirus i principi fondamentali devono valere ancora”, conclude.

Parole che hanno provocato la reazione di Di Maio che ha chiesto al governo tedesco di prendere le distanze da “un’affermazione vergognosa e inaccettabile”: “L’Italia piange oggi le vittime del coronavirus, ma ha pianto e piange le vittime della mafia. Non è per fare polemica ma non accetto che in questo momento si facciano considerazioni del genere”, ha dichiarato a Uno Mattina. “È inaccettabile – ha insistito Di Maio – che in un momento in cui l’Italia sta chiedendo di poter spendere tutti i soldi necessari per aiutare i propri cittadini, i propri imprenditori, i lavoratori, i disoccupati, i giovani e i meno giovani, si facciano considerazioni del genere”.

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