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Governo, rinviato anche l’assestamento di bilancio. Tria al G20 di Osaka per chiudere la trattativa con l’Ue

Un Consiglio dei ministri svuotato, dove alla fine saranno discussi prevalentemente i provvedimenti in scadenza. La riunione che doveva dare il via alla risposta italiana contro le evidenze sollevate da Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione si trasforma in un nulla di fatto: il ddl di assestamento di bilancio non sarà al tavolo del cdm in programma questa sera. Il governo infatti ha scelto un’altra strategia: come fanno sapere del ministero dell’Economia, Giovanni Tria porterà in via informale la sua proposta ‘anti-procedura’ a un incontro che ci sarà venerdì a Osaka tra i ministri finanziari europei, a margine del G20. Il titolare del Tesoro incontrerà i colleghi e il commissario Ue Pierre Moscovici, in vista della riunione della Commissione Ue del 2 luglio, e “ci sarebbero le premesse” per chiudere un accordo. Anche per questo motivo, spiegano le stesse fonti del Mef, è stato rinviato, a lunedì prossimo, il via libera all’assestamento di bilancio.

“Vogliono andare a Osaka e vogliono farlo dopo” il G20 in Giappone, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, riferendosi implicitamente al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Economia. Un cambio di programma deciso dopo le tensioni nella maggioranza esplose nel vertici di martedì sull’autonomia: la Lega voleva a tutti i costi portare il testo sull’intesa con le Regioni proprio nel Consiglio dei ministri di oggi, ma il M5s ha frenato e chiesto un ulteriore momento di condivisione. L’effetto domino ha portato al mancato accordo anche sul dossier Autostrade e ora al rinvio dell’esame dei conti. Il premier, che fin da subito si è intestato la guida della trattativa con Bruxelles insieme a Tria, ha preferito che il documento venisse prima portato in via informale all’attenzione dell’Europa.

L’assestamento di bilancio che doveva essere discusso è infatti il documento che il ministro dell’Economia presenta alle Camere entro il 30 giugno di ciascun anno e che appunto “assesta” i conti dopo il primo semestre, correggendoli rispetto a quelle che erano le previsioni della manovra. In questo caso il ddl si inseriva però in un pacchetto messo a punto dal Mef, insieme a un dossier di tecnico, da presentare alla Commissione Ue dimostrando una riduzione del deficit significativa, fino a 8 miliardi, frutto dei dividendi di Cdp e Bankitalia, delle maggiori entrate per la fatturazione elettronica e le operazione di recupero fiscale, così come delle minori spese per reddito di cittadinanza e quota 100.

Il dossier dovrebbe dare maggior peso alla posizione italiana, tanto che ieri (martedì, ndr) lo stesso ministro Tria si era mostrato per la prima volta ottimista: “Non vedo ostacoli per un accordo”. Un ottimismo ribadito oggi dal Tesoro, convinto che i numeri saranno decisivi sul tavolo del negoziato con la Ue. Dopo il G20 di Osaka, i prossimi appuntamenti saranno la decisione della Commissione Ue del 2 luglio e poi l’Ecofin del 9 luglio. Al termine dei vertici in Giappone, il ddl di assestamento dovrebbe tornare sul tavolo del Consiglio dei ministri per il primo luglio, probabilmente accompagnato da una relazione al Parlamento, come ha spiegato il sottosegretario Giorgetti.

Sullo sfondo restano le divisioni del governo su autonomia e Autostrade, i due argomenti che resteranno tabù nel Cdm di questa sera. L’immagine di stallo è emersa dai due vertici notturni di ieri a Palazzo Chigi: fumata nera sull’autonomia, nessuna decisione su Autostrade. Trapela dal Carroccio una forte irritazione per il nuovo stop al tema caro alle regioni del Nord. Per il M5s i temi critici sono la scuola, i trasferimenti fiscali dallo Stato alle Regioni e i trasporti. “Io pretendo un minimo di serietà, la stessa schiettezza con la quale noi esponiamo le nostre richieste. Se una parte del Governo non è disposta ad andare avanti con questa riforma lo dica chiaramente, è inutile tirare fuori delle scuse infantili come ‘non è scritta bene’. Non si vengano a tirare fuori questioni inesistenti. Poi noi trarremo le conseguenze del caso”, ha commentato il governatore Attilio Fontana.

Mentre resta latente il tema Tav, altro argomento sul quale Lega e Cinquestelle hanno opinioni opposte. La coordinatrice del Corridoio Mediterraneo, Iveta Radicova, ha dichiarato che “il progetto continua“, seppur nel “pieno rispetto per le decisioni di ogni governo”. Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, si è affrettato a ribadire che “non è partito alcun bando, si tratta di manifestazioni d’interesse da parte di eventuali imprese, che durerà tre mesi, ed ha la clausola del recesso senza oneri e senza alcuna motivazione da parte dello Stato interessato”. Martedì Salvini era stato chiaro sulla Torino-Lione: “Spero che la lezione delle Olimpiadi sia servita”.

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Conti pubblici, Tria: “Non vedo ostacoli a un accordo con l’Ue”. La Commissione discuterà su procedura martedì prossimo

Rispetto alla procedura d’infrazione per debito “sono ottimista” e “non vedo ostacoli per un accordo” con l’Unione europea. Parola del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che ospite al seminario di economia internazionale di villa Mondragone per la prima volta si sbilancia in maniera netta rispetto alla negoziazione con Bruxelles per evitare un contenzioso per debito eccessivo. La ragione dell’ottimismo è semplice: “Noi pensiamo che l’Italia rispetti in modo sostanziale le regole di bilancio europee”, ha spiegato Tria. Intanto il portavoce del presidente della Commissione Jean Claude Juncker ha annunciato che “il Collegio dei commissari Ue è stato aggiornato sulla situazione italiana, ha avuto una discussione, e ha deciso di ritornare sulla questione la prossima settimana”, in particolare martedì 2 luglio. La Commissione “prosegue il lavoro preparatorio” sulla procedura “in linea con quanto stabilito nei Trattati”.

Tria però è convinto che l’Italia riuscirà a far valere le sue ragioni: “Per un’economia a crescita zero l’obiettivo di un deficit pubblico del 2,1% per l’anno corrente rappresenta una politica di bilancio più che prudente e noi arriveremo a questo livello di deficit grazie ad una gestione prudenziale anche se stiamo implementando le politiche sociali programmate decise con l’ultima legge di bilancio”, ha spiegato parlando a villa Mondragone.

Il taglio delle tasse, ovvero la flat tax chiesa dal vicepremier Matteo Salvini, “certamente fa parte dei nostri obiettivi”, aggiunge Tria. Così come il Mef sta lavorando per evitare “l’aumento dell’Iva dall’anno prossimo”. “Per il futuro l’idea – continua il titolare del Tesoro – è quella di tenere il deficit basso e continuare con l’obiettivo di diminuzione del debito non attraverso l’innalzamento delle tasse ma attraverso più basse spese correnti: questo è il nostro impegno verso il Parlamento e stiamo lavorando per soddisfare questo mandato con la prossima legge di bilancio”.

La partita con l’Europa si gioca però soprattutto sulla situazione dei Conti nel primo semestre. Il Consiglio dei ministri in programma mercoledì ha il mandato di approvare il ddl di assestamento di bilancio. “In questo assestamento possiamo registrare, dopo il controllo della Corte dei conti, come la nostra politica di Bilancio molto prudente ci stia portando in modo naturale entro livelli di sicurezza del deficit e non c’è bisogno di tagliare nulla dei programmi di spesa già approvati”, ha sottolineato Tria. “I dati del primo semestre e le previsioni del secondo ci dicono che la spesa sarà sostanzialmente inferiore“, ha aggiunto il ministro, confermando quindi i risparmi su Reddito di cittadinanza e Quota 100. Il tutto sta ora nel riuscire “a dimostrare alla Commissione europea che questi risparmi esistono”, ha concluso Tria, specificando che “li manteniamo come risparmi e non saranno utilizzati“.

Le parole del ministro sono state salute con entusiasmo dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: “Mettono fiducia non solo ai mercati ma anche a noi italiani”. “Però, ricordiamolo bene – ha aggiunto – il debito pubblico è una questione italiana non europea”, per poi ribadire che le parole di Troia sono “molto positive”, perché “non è nell’interesse del Paese subire una procedura di infrazione che sappiamo quello che comporta”.

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Tria: “Flat tax e salario minimo non sono rumors elettorali ma misure importanti”

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, all’Euromoney conference di Londra mostra il volto di “un governo prudente” e invita gli investitori della City a distinguere i fatti dai “rumors elettorali“. Per questo il titolare del Mef boccia le proposte che più agitano i mercati, a partire dai minibot: “Non saranno introdotti, voglio essere chiaro su questo”, ha ribadito, perché sono una misura “illegale e non necessaria”. Oppure l’ipotesi di una ‘manovra trumpiana‘ lanciata lunedì dal vicepremier Matteo Salvini in visita a Washington: “Farla implica avere il dollaro e noi abbiamo l’euro”, ha chiuso Tria. Discorso diverso invece per flat tax e salario minimo: “Non sono rumors elettorali, ma provvedimenti importanti: il problema è vedere come si disegnano e i temi in cui si attuano”.

Quindi, “a parte” gli annunci di minibot per pagare i debiti della pubblica amministrazione o di una politica di bilancio in stile Trump, Tria ribadisce che “la nostra manovra è quella che abbiamo deciso e approvato“. Basata su “una politica fiscale prudente, ma compatibile con la necessità di crescere di più”. Parlando all’Euromoney conference, come riporta Bloomberg, il ministro dell’Economia si è detto “fiducioso in un accordo con la Commissione Ue” e “la procedura per il debito eccessivo sarà scongiurata“. “Tutti sanno che l’Italia è in una situazione macroeconomica che non è molto buona”, ha osservato Tria, ma “il rispetto delle regole sarà assicurato dall’aggiustamento di bilancio di fine giugno”. L’aggiustamento di bilancio “non richiede misure addizionali perché a legislazione invariata i livelli di deficit saranno molto più bassi di quelli previsti alcuni mesi fa”, secondo quanto “risulta dai monitoraggi della finanza pubblica negli ultimi sei mesi”, ha spiegato il titolare del Mef.

Per quanto riguarda la manovra, ha proseguito, “il parlamento ci ha chiesto di raggiungere gli obiettivi di deficit non con maggiori tasse ma con meno spese“. Tria ha quindi spiegato che “il principale obiettivo del governo è l’aumento degli investimenti pubblici“. “Nel Def c’è un incremento Iva deciso per legge, bisogna fare una nuova norma che arriverà con la legge di bilancio 2020 – ha aggiunto – C’è un impegno del governo a sostituire l’incremento di tasse con tagli di spesa. Questa è l’indicazione di policy. Il parlamento ha approvato una risoluzione che impegna a non aumentare le tasse senza aumenti di deficit”.

Nella prossima manovra ci sarà quindi spazio per la flat tax, così come per il salario minimo. Tria lo ha chiarito prima del faccia a faccia con il cancelliere dello Scacchiere britannico (il corrispettivo del ministro dell’Economia, ndr), Philip Hammond. “Il perimetro” entro cui si possono realizzare le due misure è quello “del quadro di finanza pubblica già approvato dal Parlamento” nell’ambito della manovra, ha precisato. Incalzato dai giornalisti sulla compatibilità di una misura come il salario minimo con gli impegni di bilancio dell’Italia, Tria ha sottolineato che questo strumento “esiste in molti Paesi“. “Il problema è come si disegna”, ha insistito, ricordando come quella italiana sia “in qualche modo un’economia duale“, con differenze fra il nord e il sud del Paese sul fronte dell’occupazione. Il salario minimo – ha ripreso – va quindi “disegnato in modo che dia un risultato al nord e non rappresenti un ostacolo per il Mezzogiorno”.

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Minibot, anche Di Battista contro Tria: “Sono nel contratto. Lui a chi risponde?”

Anche Alessandro Di Battista si unisce ai vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio contro la decisione del ministro dell’Economia Giovanni Tria di bocciare i minibot, cioè i Buoni del Tesoro di piccolo taglio proposti dalla Lega per saldare i debiti arretrati della pubblica amministrazione. L’ex deputato del M5s, su Facebook, scrive: “È evidente che le imprese (a cominciare dalle piccole e medie imprese) che vantano crediti con la pubblica amministrazione hanno tutto il diritto di essere pagate in fretta. Io, a meno che il ministro Tria, in pochissimi giorni, non trovi una soluzione alternativa reputo molto intelligente la proposta dei minibot”.

Oggi Tria, durante il G20 di Fukuoka, ha di nuovo bocciato pubblicamente la proposta. E in proposito, scrive Di Battista: “A chi risponde il ministro quando dice: ‘Non tratteremo il tema dei minibot a livello di governo’. Me lo sto domandando. Non risponde certo ai suoi elettori dato che Tria non ha mai preso un voto. Non risponde neppure al Parlamento e dovrebbe farlo dato che, fino a prova contraria, viviamo in una Repubblica parlamentare e non risponde neppure alle due forze politiche che hanno fatto nascere questo governo sulla base di un contratto”. Il grillino fa riferimento alla pagina 21 del contratto, dove “proprio rispetto ai debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese si parla di utilizzare ‘strumenti quali titoli di stato di piccolo taglio’, ovvero i minibot”.

“Se poi Tria preferisce rispondere a Moscovici più che al Popolo italiano beh ce ne faremo una ragione”, conclude Di Battista. “Un’Italia non più suddita di regole obsolete, dei diktat di Francia e Germania o del capitalismo finanziario evidentemente fa paura a molti e provocherebbe reazioni da chi ci tiene da decenni al guinzaglio. Francamente lo si sapeva. D’altro canto il cambiamento non è mai indolore, se è indolore non è vero cambiamento”.

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Governo. Lunedì vertice Conte, Di Maio, Salvini: sul tavolo agenda dell’esecutivo, nomine in Ue e ipotesi rimpasto

Tutti e tre seduti allo stesso tavolo, come non succedeva da tempo, in un vertice in cui si incroceranno tre macrotemi: l’agenda di governo, il negoziato per le nomine in Ue e quel rimpasto che nessuno dice di volere apertamente ma che non appare un’ipotesi così remota. Si aprirà con il vertice convocato da Giuseppe Conte con Luigi Di Maio e Matteo Salvini la settimana nella quale è atteso l’inizio della seconda fase del governo giallo-verde.

I primi atti concreti sono attesi nel consiglio dei ministri in programma per martedì, ma molto circa l’orientamento della futura azione di governo si capirà già domani. Conte potrebbe vedere i suoi vice al termine di una giornata che lo vedrà impegnato, in mattinata, nel faccia a faccia con lo Spitzenkandidat del Partito Popolare europeo Manfred Weber. Un incontro che arriva in un momento in cui sembra emergere il rischio di un’Italia isolata nelle istituzioni comunitarie e che quindi testimonia come, in vista della partita per la presidenza della commissione Ue e per le nomine dei top job europei l’apporto dell’Italia è quantomeno considerato.

Si parlerà anche di questo, sempre lunedì, nel vertice a tre a Palazzo Chigi, dove verrà affrontato anche il tema del negoziato con Bruxelles. All’orizzonte, la possibilità di frizione tra chi, come Lega e anche M5S in queste ultime ore, apre all’opzione dei mini-Bot e chi, invece come il titolare del Mef Giovanni Tria e lo stesso premier, ha più di un dubbio su questa soluzione. Dubbi che, ragionano a Palazzo Chigi, non influiranno sul negoziato che Conte ha in mente di mettere in campo con l’Ue per evitare la manovra estiva. Un negoziato duro, dove la cifra sarà quella del dialogo, non di un arretramento di posizioni.

La settimana prossima sarà decisiva anche per la futura squadra di governo. Nessuno parla apertamente di rimpasto, ma l’ipotesi è nell’aria e il segretario della Lega non ne fa mistero: “Se se ci fosse necessità di una squadra più compatta e di una revisione del contratto, io sono disponibile”, ha detto venerdì a Pomeriggio Cinque. Due i ministeri in discussione: quello delle Infrastrutture, retto da Danilo Toninelli e quello della Sanità, guidato da Giulia Grillo. Tema strettamente legato a quello dell’agenda del governo nel quale, per il Carroccio, su alcuni dicasteri ci sono debolezze. E sono soprattutto i dossier in capo al Mit ad entrare nel mirino dei leghisti.

Il vertice si terrà, ovviamente, alla luce dei ballottaggi di domenica. Due le città simbolo a cui guarda la Lega per una vittoria: Ferrara e Prato, località di quel Centro da tempo entrato nella strategia di “conquista” di Salvini. E il vicepremier, per il 16-17 giugno, prepara quel viaggio da tempo rinviato: la missione negli Usa, alla corte del governo Donald Trump.

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Lettera Ue, Tria invia il documento a Bruxelles. Via i riferimenti a risparmi su welfare, reddito cittadinanza e quota 100

È stata inviata a Bruxelles la lettera con cui il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, risponde alle domande della Commissione europea sul debito italiano. Nel testo, a differenza della bozza circolata nel pomeriggio di venerdì, non ci sono riferimenti a risparmi su welfare, reddito di cittadinanzaquota 100, nonostante in serata il viceministro all’Economia, Laura Castelli, avesse confermato il contenuto del testo. 

A Bruxelles arriva così un documento, reso pubblico dal ministero, di 58 pagine nel quale si esaminano i fattori rilevanti che influenzano l’andamento del debito pubblico in Italia. Se sono saltati i riferimenti ai risparmi trapelati nel pomeriggio, si indica in modo più generico che “il governo sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche tributarie”. Resta, anche se più sfumato, il riferimento alla flat tax “nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo”.

Nella lettera si ribadisce, come già affermato da Tria, che il disavanzo 2019 “sarà minore di quanto prospettato nelle ultime previsioni” perché “l’andamento dell’economia e il gettito fiscale hanno finora superato le previsioni del Programma di stabilità“. In più, “le entrate non tributarie sembrano superare le previsioni e l’utilizzo delle nuove politiche di welfare è, finora, inferiore alle stime sottostanti alla legge di bilancio per il 2019“.  “Di conseguenza, il disavanzo dovrebbe attestarsi significativamente al di sotto delle previsioni della Commissione e le variazioni del saldo strutturale dovrebbero essere conformi al Patto di stabilità e crescita, anche sulla base della stima di output gap della Commissione”. Il ministro ricorda inoltre che “il Parlamento ha invitato il governo a evitare gli aumenti delle imposte indirette per il 2020, individuando misure alternative idonee a garantire il miglioramento strutturale” previsto.

Il testo che il titolare del dicastero dell’Economia ha inviato alle istituzioni europee si sofferma anche sulla flat tax, specificando che non sarà in deficit: “Il Parlamento ha invitato il governo a riformare l’imposta sul reddito delle persone fisiche nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo nel periodo 2020-2022 definiti nel programma di stabilità”, si legge. Riguardo all’impegno del governo, Tria ci tiene a sottolineare che per il 2018, “sebbene le condizioni macroeconomiche non abbiano consentito all’Italia di soddisfare gli sfidanti requisiti della regola di riduzione del debito, ritengo che il governo abbia seguito un approccio prudente e responsabile“.

Nel corso della giornata, le notizie sul contenuto della bozza e di presunti tagli al welfare avevano incontrato diverse conferme e smentite: secondo il Mef, non è mai esistita una bozza con i risparmi pubblicati dalle agenzie, ma la versione del ministero era stata smentita dalla Castelli. Il viceministro aveva detto di essere sorpresa “dalla smentita del ministro Tria sulla versione della lettera pubblicata dagli organi di informazione. Nel pomeriggio anche io ho visto una bozza della lettera che girava con quei contenuti e quel passaggio sul taglio al welfare c’era. Sono disponibile a supportare il ministro per rivederne il contenuto. Mi rincuora, nel rispetto dell’azione e della volontà del Governo, che il presidente Conte, prendendone visione, abbia deciso di correggere alcuni aspetti per noi irricevibili, come il taglio alla spesa sociale”. In serata, anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva annunciato delle verifiche di responsabilità sulla fuga di notizie. La tensione era salita anche all’interno degli stessi Cinque Stelle, tanto che il sottosegretario agli Affari Regionali, Stefano Buffagni, in un tweet ha scritto: “Non ci sono cattivi reggimenti, ma solo colonnelli incapaci (Napoleone Bonaparte). P.s: Non si gioca sulla pelle del nostro Paese”.

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Conti pubblici, Tria: “Il tetto del 3%? Mai stato in discussione. Le riforme fiscali non si fanno aumentando il deficit”

Altro che “possiamo parlarne”, come aveva detto ieri il vicepremier Luigi Di Maio. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, intervistato dal Sole 24 Ore, ribadisce che il tetto del 3% al deficit/pil “non è mai stato davvero in discussione”. E all’altro vice Matteo Salvini, convinto che dopo le Europee l’Italia potrà ottenere da Bruxelles notevoli aperture sul fronte dei conti pubblici, risponde che “quando faremo la prossima legge di Bilancio non sarà nemmeno ancora insediata la nuova Commissione, quindi gli impegni attuali” restano in campo. Quanto all’ipotesi di fare la flat tax coprendo i mancati introiti fiscali con nuovo deficit, non se ne parla: “Una famiglia si indebita per comprare casa, non per pagare l’affitto. Per finanziare riforme fiscali strutturali servono coperture altrettanto strutturali, il deficit può coprire solo investimenti o interventi temporanei”.

Per quanto riguarda l’obiettivo dichiarato di evitare gli aumenti Iva da 23 miliardi previsti per il 2020 dalle clausole di salvaguardia, “è chiaro che significa dover agire sul lato della spesa (…) Io credo in generale che gli interventi sulla spesa siano più virtuosi di quelli sulle tasse, ma il problema è decidere dove si taglia. E’ un problema di scelte politiche che devono essere compiute”.

“Il debito italiano è sostanzialmente stabilizzato da anni, con oscillazioni minime”, aggiunge Tria ccommentando le previsioni di primavera appena diffuse dalla Commissione Ue. “Nelle sue previsioni la commissione ha confermato quanto abbiamo scritto un mese fa nel Def: c’è una distanza su deficit e debito nel 2020, ma è dovuta al fatto che Bruxelles sviluppa una previsione a politiche invariate, che non tiene conto di quanto è già previsto dalla nostra legislazione su Iva e privatizzazioni. Sono obiettivi che confermo, per cui fra quattro mesi anche la distanza fra le stime italiane e quelle della commissione si chiuderà”.

Rispetto al rischio che il mancato rispetto degli obiettivi di debito sul 2018 porti a una manovra correttiva in corso d’anno il ministro sottolinea che “i Country Report di giugno conterranno le raccomandazioni della commissione a tutti i governi e riguarderanno il 2020, per cui non penso che verrà sollevato il problema di aggiustamenti che finora non ci sono stati richiesti. È noto poi – spiega Tria – che la commissione esaminerà i risultati 2018, che sul debito non hanno rispettato pienamente gli obiettivi anche a causa di una crisi economica che rappresenta senza dubbio un fattore rilevante. Mi aspetto quindi che la discussione vera sui nuovi programmi di finanza pubblica ci sarà a ottobre”.

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