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Biglietti per i mezzi pubblici solo con il Green Pass, apertura ministro Giovannini: “Dialogo con aziende, forse a breve le sperimentazioni”

Biglietti per il trasporto pubblico locale acquistabili solo con il green pass. È questa l’idea al vaglio del governo e che potrebbe conoscere a breve una prima sperimentazione, secondo quanto annunciato in mattinata dal ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, intervenuto a Rainews24. “Stiamo dialogando con tutte le aziende di trasporto in questa prospettiva”, ha dichiarato il membro dell’esecutivo guidato da Mario Draghi che, per spiegare l’idea alla base della nuova proposta governativa ha preso ad esempio le regole valide negli impianti sciistici: “Le faccio l’esempio del Dolomiti Superski, che è uno skipass molto usato in cui l’utente carica ogni giorno il proprio green pass e automaticamente questo autorizza solo chi ha il green pass”.

Resta il nodo della fattibilità, con i sistemi informatici di acquisto dei ticket che dovranno essere adattati alle nuove direttive dell’esecutivo. Ma sulle possibilità di successo il ministro vuole rassicurare tutti: “Stiamo studiando dei meccanismi, credo ci siano le condizioni per farlo, siamo abbastanza ottimisti che nelle prossime settimane possano iniziare le sperimentazioni”. Tornando sull’esempio dello skipass, il ministro ha rimarcato che “fare questo sui mezzi di trasporto sarebbe possibile”, anche se ci sono alcuni ostacoli da superare. Uno è la capacità di applicazione del sistema “tutti i giorni”. L’altro è legato a “un tema di privacy”. Ma l’applicazione del piano rimane “importante perché migliorerebbe il servizio ovunque, qui parliamo di e-ticket, biglietti elettronici, e nelle app che vengono sempre più usate ci sono tante informazioni ausiliarie. Ci consentirebbe di far fare un salto di qualità al sistema di trasporto pubblico locale su cui vogliamo investire”, ha aggiunto.

Giovannini ha poi parlato di successo dei controlli a campione effettuati negli scorsi giorni. Il ministro ha dichiarato che sono andati “molto bene, come ha detto la ministra Lamorgese bisogna ringraziare i nostri concittadini perché sono stati estremamente cooperativi. Oggi avremo il quadro dei controlli e delle multe di ieri, ma sui treni regionali Trenitalia ha controllato oltre 600 convogli e 27mila persone e di queste 900 sono state bloccate, il 3,2%. Sono controlli che avvengono sulle piattaforme”. Il ministro ha poi concluso dicendo che questa “è un’indicazione interessante perché abbiamo i dati regionali e potremo capire anche nei prossimi giorni dove ci sono le maggiori criticità. Di quei 900 a cui è stato impedito di salire, circa 600 erano in Campania, circa 100 in Toscana e poi via via. Il meccanismo dei controlli può essere raffinato e migliorati anche sulla base dei dati che man mano raccogliamo”.

Sul tema green pass è intervenuto anche il sottosegretario ai trasporti del Movimento 5 Stelle, Carlo Sibilia, che respinge l’idea di una deroga per gli studenti sui mezzi pubblici: “Sull’obbligo di certificazione verde semplice per gli studenti sui mezzi pubblici non abbiamo intenzione di operare deroghe – ha detto ospite di The Breakfast Club su a Radio Capital – Anzi, bisogna continuare su questa linea. Lo strumento sta funzionando, c’è stata una grande risposta da parte dei cittadini e poche multe, quindi va mantenuto. Su 70mila persone controllate ci sono state solo 130 multe e pochissime denunce. Va fatto un plauso ai cittadini italiani per il rispetto delle norme nel primo giorno di super green pass”.

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A Napoli l’esordio del green pass su bus e metro tra disagi e dubbi. E i ristoratori: “Ci sentiamo più sicuri, ma rischiamo di perdere clienti”

A Napoli controlli a macchia di leopardo sui mezzi pubblici nella giornata in cui ha esordito il super green pass ed è diventato obbligatorio il certificato verde “base” per bus, metro e treni. Con le telecamere del ilFattoQuotidiano.it siamo stati in diversi quartieri della città. Pochi o del tutto assenti i controlli in alcune stazioni come quella di Montesanto, in cui transitano migliaia di cittadini dalla periferia verso il centro storico. “Sì, qui ci aspettavamo di mostrare il green pass – ci dicono alcuni utenti sorpresi – ma sono entrato, ho obliterato il biglietto e nessuno mi ha chiesto niente”. Controlli ‘a campione’ per il trasporto su gomma. Diversa la situazione per le stazioni metro di Piazza Dante e della funicolare di Piazzetta augusteo dove le forze dell’ordine hanno presidiato gli ingressi, anche se non sono mancati i disagi e i problemi con la lettura dei codici che hanno inevitabilmente rallentato il flusso dei passeggeri. Dubbi per l’esordio del super green pass anche tra i ristoratori. “Molte persone dovremmo mandarle via, prima almeno con il tampone potevamo farli sedere – ci spiega una ristoratrice del centro storico – inoltre la città è piena di turisti extraeuropei che hanno un pass diverso dal nostro e non sappiamo come dovremmo comportarci con loro”.

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Il coprifuoco in Olanda, il lockdown per i non vaccinati in Austria: l’Italia apripista sul green pass, ora in Ue arrivano norme più rigide

L’Europa ha di nuovo paura della pandemia. E per contenere una nuova impennata di contagi e decessi, un ritorno a restrizioni dure non è più considerato un tabù nemmeno dal suo Paese più popoloso e centrale, la Germania. A Berlino studiano le soluzioni che sono già state adottate in Austria, dove sono scattate le prime restrizioni per i non vaccinati e a breve si arriverà al lockdown per i no vax. Oppure in Olanda, dove tornerà il coprifuoco. L’Italia, dopo essere stata apripista nell’introduzione del green pass e in particolare nella sua estensione ai luoghi di lavoro, è ancora tra i pochissimi Paesi a “bassa preoccupazione”, secondo l’Ecdc. Ma anche Roma si deve preparare ad affrontare la quarta ondata e il governo sta valutando come aggiustare in corsa i provvedimenti. Se si riuscirà a contenere il rialzo dei contagi, resteranno le misure attuali. Intanto però, nei Paesi dove ad oggi il virus corre più veloce, le restrizioni sono già diventate più rigide. La pandemia, d’altronde, ha insegnato che rincorrere è molto peggio che prevenire.

Il provvedimento che impone il lockdown alle persone non vaccinate sta acquisendo consenso in Austria, dove la maggioranza dei governi regionali si sta schierando a sostegno della misura. Sabato pomeriggio è fissato un vertice tra il cancelliere Alexander Schallenberg, il ministro della Salute Wolfgang Mueckstein e i leader dei 9 stati federati per stabilire le regole del provvedimento, che verrebbe poi approvato dal Parlamento in serata. L’accelerazione arriva mentre il Paese ha fatto registrare altri 13mila contagi nelle ultime 24 ore, con un’incidenza settimanale di nuovi casi ogni 100mila abitanti salita a 814,6. Nei giorni scorsi erano già state irrigidite le misure restrittive, con il divieto di accesso a gran parte dei luoghi pubblici per le persone non ancora vaccinate. L’ulteriore giro di vite potrebbe scattare già lunedì, come a Salisburgo ed Alta Austria, le prime regioni a partire. I non vaccinati potranno uscire di casa solo per il lavoro, acquisti di prima necessità e per fare due passi.

Chiudere in casa i no vax è una scelta indubbiamente non facile per le autorità (l’Ue stessa ha ribadito che tali decisioni spettano ai singoli Stati), ma dà il senso di quanto sia alto il rischio in tutta l’Europa che vengano vanificati gli sforzi condotti in questi due anni di emergenza sanitaria. In Austria la percentuale degli immunizzati è inferiore rispetto alla media dei Paesi virtuosi (circa il 64% della popolazione), ma l’allarme arriva anche dalla Germania, che invece ha un tasso di vaccinazione tra i più alti, seppure inferiore all’Italia. “La situazione è seria e vi chiedo di prenderla sul serio”, è l’appello ai tedeschi del ministro della salute Jens Spahn. Alcuni Länder tedeschi hanno già introdotto la regola 2G, ovvero la chiusura della maggior parte dei luoghi pubblici (bar, ristoranti, cinema, stadi, ecc) a chi non è vaccinato o guarito. In Baviera oltre ai divieti per i non vaccinati è scattato da martedì scorso anche l’obbligo di green pass per lavorare. Sempre il governo bavarese ha anche sospeso tutti i mercatini di Natale. La coalizione che sta portando avanti le trattative per la formazione del nuovo governo (Spd. Verdi e Liberali) penso però perfino a una regola 2G plus: luoghi pubblici aperti solo a vaccinati e guariti, che però devono comunque fare un tampone. Senza provvedimenti, ha avvertito intanto Spahn, “l’incidenza raddoppierà ogni due settimane“.

Lo sanno bene in Belgio, dove in appena 7 giorni i contagi sono schizzati del 42% (+20% dei ricoveri). Infatti la vicina Olanda ha deciso di rispondere in modo drastico al nuovo picco di contagi e all’aumento di ricoveri registrato questa settimana. Torna un lockdown parziale di tre settimane. Tra le misure messe in campo la chiusura di bar e ristoranti alle 20 e dei negozi di beni non essenziali alle 18. Il provvedimento, annunciato dal premier Mark Rutte, è significativo, perché si tratta del primo Paese europeo a tornare a restrizioni così dure dopo mesi di relativa libertà di movimento. Ma il “virus è ovunque”, ha avvertito. Intanto anche la Norvegia, proprio per evitare un ritorno al lockdown, ha appena deciso di reintrodurre il pass per eventi, luoghi pubblici e locali notturni. Inoltre, il governo di Oslo accelera anche sulla terza dose e la offrirà fin da subito a tutti i maggiori di 18 anni.

Due mesi dopo aver sollevato tutte le restrizioni, anche la Danimarca è tornata a imporre il green pass per frenare i contagi. A partire da venerdì il passaporto verde è nuovamente necessario per entrare in bar, ristoranti e discoteche, ma anche per partecipare a grandi eventi. Il governo danese aveva sollevato tutte le restrizioni contro il covid, compreso l’obbligo di mascherina, il 10 settembre, confidando sull’alto tasso di vaccinazione e la bassa circolazione del virus. Ma a metà ottobre i casi hanno ripreso a risalire e negli ultimi giorni il bollettino giornaliero ha superato il record di contagi dell’anno scorso. L’annuncio del ritorno al Green pass ha intanto fatto salire il numero dei nuovi vaccinati. La Croazia invece lo ha reso obbligatorio solo negli enti pubblici.

Per ora, lo hanno ribadito venerdì all’Ansa fonti dell’esecutivo, a Palazzo Chigi sono convinti che il ‘sistema Italia‘ stia tenendo, anche grazie a scelte più rigide rispetto ad altri Paesi europei. Le altre cancelliere continentali però stanno correndo ai ripari e alcune hanno deciso per interventi ancora più duri. Il governo per ora ha escluso che ci saranno lockdown per i non vaccinati sulla scia di quanto succede a Vienna e non solo. Ma un’altra stretta potrebbe arrivare, specialmente prima del periodo cruciale delle vacanze di Natale, quando sul tavolo dell’esecutivo arriverà anche la proroga dello stato d’emergenza. Per ora, nonostante gli ultimi dati dell’Iss sul calo dell’efficacia vaccinale dopo i 6 mesi, non si valuta una riduzione della durata del green pass per chi ha le due dosi. Secondo il Messaggero, però, il governo pensa a un modello simile al 2G tedesco: al ristorante, al cinema o allo stadio si andrà solo se vaccinati o guariti, mentre sul luogo di lavoro sarà sufficiente anche il tampone.

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Green pass, il tribunale Ue sospende l’obbligo per 5 eurodeputati che avevano fatto ricorso: “Ma per entrare in Parlamento serve un test”

Il tribunale Ue ha sospeso temporaneamente l’obbligo di Green pass per cinque eurodeputati che hanno fatto ricorso. Il portavoce del Parlamento Ue Jaume Duch ha fatto sapere che “la decisione di presentare il certificato resta in vigore per tutti, con eccezione delle persone che hanno presentato ricorso”, che devono presentare un autotest negativo (fatto in presenza) o un test Pcr e “fino a ulteriore decisione del Tribunale”. “Siamo sodisfatti del fatto che il tribunale esige da queste persone un test negativo e conferma dunque che senza prova di non contaminazione l’ingresso al Parlamento rimane vietato“, ha detto ancora. La sospensione provvisoria e l’accesso ai locali del Parlamento europeo è concesso ai soggetti richiedenti: 5 eurodeputati e a diversi membri del personale, si apprende a Bruxelles.

Quattro dei cinque ricorrenti sono: l’olandese Robert Roos, vicepresidente del gruppo Conservatori e riformisti europei; la francese Anne-Sophie Pelletier, membro del gruppo della Sinistra unitaria; l’ex leghista Francesca Donato; la francese Virginie Joron del gruppo Identità e democrazia ed esponente del partito di Marine Le Pen. Donato, che a fine settembre scorso ha lasciato il Carroccio ed è stata espulsa anche al gruppo Identità e democrazia, è nota per le sue posizioni no vax. “Faremo una lettera formale al presidente David Sassoli nella quale gli chiederemo”, ha detto, “per rispetto dell’autorevolezza della decisione della Corte, di applicare la sospensione dell’obbligo del Covid certificate per tutti i deputati e i lavoratori del Parlamento, in attesa della decisione definitiva del tribunale”.

Nella decisione del presidente del tribunale Marc van Der Woude si legge che “è sospesa l’esecuzione della decisione dell’Ufficio di presidenza del Parlamento europeo del 27 ottobre 2021, sulle norme eccezionali in materia di salute e sicurezza che disciplinano l’accesso agli edifici del Parlamento Ue nei suoi tre luoghi di lavoro, fino alla data dell’ordinanza che metta fine alla presente procedura sommaria”. Inoltre il presidente del Tribunale scrive che “Robert Roos, Anne-Sophie Pelletier, Francesca Donato, Virginie Joron e IC possono accedere ai locali del Parlamento europeo sulla base di un autotest negativo. In caso di risultato positivo, questo dovrebbe essere seguito da un test Pcr. In caso di esito positivo di quest’ultimo test, il Parlamento europeo può negare ai richiedenti l’accesso ai suoi locali”.

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Green pass falsi ai vip di Roma, sequestrati nove qr code: c’è anche quello di Pippo Franco

I Carabinieri del Nas, su ordine della Procura di Roma, hanno sequestrato nove green pass falsi tra cui quello intestato all’81enne attore comico Pippo Franco, già candidato alle comunali della Capitale con una delle liste civiche a sostegno di Enrico Michetti. Nell’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, si ipotizza il reato di falso per l’attestazione di esenzioni non dovute o addirittura di dosi di vaccino in realtà mai ricevute.

I certificati fasulli erano rilasciati da un medico di base e da un odontoiatra con studio in zona Colli Albani, già perquisito: secondo le accuse erano destinati a sportivi, imprenditori, manager ed esponenti dell’alta società, tra cui un ex magistrato. I qr code sono stati disattivati presso il database del ministero della Salute: a quanto si apprende, sono stati utilizzati da alcuni indagati anche per accedere a locali pubblici.

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No Green Pass, Sala: “Su Telegram parlano di decapitarmi. Pubblicati mail e cellulare dopo i titoli di due giornali, querelerò”. Si indaga su chat

“Da alcune ore su Telegram si è scatenato il mondo dei no Green pass, ci sono i miei numeri di telefono, la mia email, si parla di decapitazione”. L’ultima vittima delle chat dei No green pass è il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. A renderlo noto lo stesso primo cittadino in un video pubblicato sui propri canali social. Il tutto, secondo il primo cittadino, è iniziato dopo la sua partecipazione all’Aria che Tira e i relativi titoli apparsi su alcuni giornali. “La giornalista mi rendeva conto dei disagi che ogni sabato interessano Milano per le manifestazioni dei no green pass e di cosa si può fare – spiega – Io ho risposto che la polizia potrebbe fare solo una cosa, caricarli, cosa che ovviamente io capisco, il prefetto non intende fare. Andando avanti poi dico che servirebbero più uomini e donne della polizia sul campo per contenerli posto che l’opzione carica non esiste”. Il giorno dopo “guardate cosa titolano due quotidiani – continua – La Verità, ‘Sala, la Polizia carichi i no Green pass’, Il Giornale ‘Sala, giusto caricare i cortei no Green pass’”. Quindi il primo cittadino conclude, annunciando che querelerà le due testate: “Ma voglio dire a tutti che in questo momento non si scherza con il fuoco“.

Intanto gli investigatori della Digos e della Polizia postale, coordinati dal capo del pool antiterrorismo milanese, il pm Alberto Nobili, stanno indagando sui messaggi di minacce contro il sindaco che sono comparsi sul gruppo Telegram “Basta dittatura!-proteste”. In particolare, gli investigatori, anche in vista di un’informativa che porterà all’apertura di un fascicolo in Procura, stanno analizzando in queste ore i post più “violenti” di una quarantina di persone. Nella stessa chat compaiono anche diversi messaggi contro il premier Mario Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza.[V

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No Green Pass, a Roma il Viminale schiera 5mila uomini per evitare tensioni nel giorno della manifestazione Cgil. A Milano salta la trattativa con la polizia: corteo non autorizzato

Nonostante i timori della vigilia, venerdì 15 ottobre le proteste e le manifestazioni per il debutto dell’obbligo del Green Pass sul posto di lavoro non sono riuscite a fermare l’Italia, ma è oggi che si disputa il vero banco di prova per la tenuta dell’ordine pubblico. Si annuncia infatti un sabato caldo in molte piazze italiane, in primis a Roma, dove i riflettori sono tutti puntati sulla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil che porterà in piazza San Giovanni almeno 50mila persone provenienti da tutta Italia con 800 pullman, 10 treni speciali e qualche volo dalle isole. L’allerta è massima e il Viminale ha fatto sapere di aver già schierato 5mila uomini per vigilare piazza San Giovanni, blindare le sedi istituzionali e gli altri possibili luoghi sensibili, oltre che sorvegliare i seggi elettorali che si apriranno domattina alle 7 per i ballottaggi. L’obiettivo è chiaro: evitare la presenza alla manifestazione pacifica dei sindacati di infiltrati, di No Green pass, No vax, neofascisti o più in generale estremisti che possano ripetere gli scontri avvenuti sabato 9 ottobre durante la manifestazione “No Green Pass” culminati nell’assalto della sede della Cgil. A questo si aggiunge poi la necessità di sorvegliare l’arrivo e il deflusso dei tifosi che arriveranno nella Capitale per l’attesissima partita Lazio-Inter.

La manifestazione nazionale organizzata da Cgil, Cisl e Uil a Roma con lo slogan “Mai più fascismi: per il lavoro, la partecipazione, la democrazia“, indetta unitariamente dopo l’assalto di sabato scorso alla sede della Cgil considerato un attacco a tutto il sindacato confederale, al mondo del lavoro e alla democrazia prenderà il via alle 14. Sono attesi 10mila manifestanti in corteo e 50mila nella piazza: prima della manifestazione è infatti previsto un concentramento a piazza dell’Esquilino alle 10.30, punto di ritrovo in particolare per quanti arrivano da fuori Roma, da dove si muoveranno intorno alle 12.30 per raggiungere piazza San Giovanni. Banditi i simboli di partito e gli interventi di esponenti politici per rispettare il silenzio elettorale, sul palco si alterneranno gli interventi di una pensionata della Uil, del segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, di una lavoratrice della sanità delegata Cgil, del segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, di una lavoratrice del commercio delegata Cisl, del segretario generale della Ces Luca Visentini Concluderà il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini.

Allerta massima anche a Milano, dove per la tredicesima volta i No Green pass torneranno a protestare tra le strade del capoluogo lombardo e questa volta senza autorizzazione. È saltata, infatti, la trattativa tra la Questura e gli organizzatori della protesta dopo che quest’ultimi avrebbero chiesto, in cambio della variazione del percorso del corteo chiesta dai poliziotti, di annullare i Daspo emessi dalla Questura. Una richiesta che non poteva essere ovviamente accolta. L’idea dei No Green pass era (o meglio è) quella di passare davanti al comando dei carabinieri, sotto la redazione del Corriere e della Rai e poi radunarsi in piazza Fontana. Sembrano chiare le intenzioni: insultare e attaccare i media al grido di “giornalisti terroristi”. La richiesta degli organizzatori a coloro che intendono partecipare è di fare attenzione “ai provocatori che ci immaginiamo saranno ancora più numerosi delle volte precedenti”: per il comitato “evidentemente l’obiettivo per qualcuno non è quello di avere manifestazioni pacifiche ma esattamente il contrario”. La sorveglianza ad edifici particolarmente significativi come il tribunale, la prefettura, ma anche le sedi di partiti politici e sindacati, le redazioni dei media, e altri possibili obiettivi scientifici è stata rafforzata per evitare, anche qui, che le scene viste sabato scorso a Roma possano ripetersi.

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Trieste, in duemila per la manifestazione No green pass. La protesta all’ingresso del porto tra cartoni di pizza e cori (video)

I manifestanti No green pass si sono radunati fin dalle prime ore del mattino davanti al Varco 4 del Porto di Trieste, luogo di ritrovo della manifestazione annunciata dal Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste. Non si tratta solo di portuali, molti riconoscibili dai giubbotti gialli, ma anche di tanti che non operano nello scalo. L’accesso fino a questo momento è stato consentito ma i camion che arrivano, magari da oltre confine, si scoraggiano per la folla e tornano indietro.

La situazione appare tranquilla. C’è stato qualche attimo di tensione quando Fabio Tuiach, ex consigliere comunale noto per le sue posizioni estremiste ed ex pugile, ha tentato di impedire a un’auto di entrare. Subito sono accorsi gli stessi lavoratori che lo hanno convinto a desistere e a far passare la vettura. La folla intorno, per allentare la tensione, ha intonato qualche canzone tipicamente triestina e subito dopo c’è stato uno scroscio di applausi. Sono circa 2mila le persone in presidio, giunte anche da altre città.

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Trieste, il corteo no green pass si ferma sotto la sede Rai: “Dipendenti bloccati all’interno, insulti e lanci di bottiglie. Inaccettabile”

Almeno 10mila persone hanno sfilato, a Trieste, in segno di protesta contro le misure anti-Covid adottate dal governo, in particolare contro il green pass. Verso sera, il corteo si è fermato sotto la sede della Rai del Friuli-Venezia Giulia, bloccato dalla polizia in tenuta anti-sommossa, dove si sono registrate tensioni. “Per la terza settimana consecutiva, un corteo no greenpass è arrivato sotto la sede del TGr Friuli-Venezia Giulia, bloccando i dipendenti Rai all’interno – ha scritto il segretario nazionale dell’Usigraio, Vittorio Di Trapani – Lanci di bottiglie e insulti. Il diritto di manifestare è sacro e intangibile. Ma quanto sta accadendo è inaccettabile”.

Video Twitter/Calabrò Luigi

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