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Roma, tensioni fuori dall’Olimpico prima della finale di Coppa Italia. Cariche e auto della municipale in fiamme

Scontri fuori dello stadio Olimpico tra tifosi laziali e Polizia prima della finale di Coppa Italia tra i biancocelesti e l’Atalanta. Le forze dell’ordine hanno utilizzato lacrimogeni e l’idrante per disperdere un centinaio di ultras che cercavano lo scontro con i bergamaschi. Nel corso dei disordini è stata data alle fiamme una macchina della Polizia Municipale prima che fosse ripristinato l’ordine.

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Il governatore Nicola Zingaretti nomina direttrice la funzionaria a processo per truffa ai danni della Regione Lazio

Dirigente della Regione Lazio, imputata nell’ambito di un processo per truffa nei confronti del suo stesso ente – che si è pure costituito parte civile – sulla cui testa pende una richiesta di condanna di 10 anni di carcere. Nonostante questo, il 22 gennaio 2019 Tiziana Petucci è stata nominata dal governatore Nicola Zingaretti a capo della Direzione regionale per lo Sviluppo Economico, le Attività Produttive e Lazio Creativo, incarico per il quale è previsto un compenso di circa 155mila euro l’anno più l’indennità di risultato. Ad accorgersi della possibile inopportunità della nomina è stata proprio la Lega, sulla scorta dei paragoni con il caso dell’ex sottosegretario Armando Siri che ha tenuto banco per giorni nella politica nazionale. Il capogruppo in consiglio regionale, Orlando Tripodi, il 3 maggio scorso ha depositato un’interrogazione urgente al presidente della Regione. “L’incarico è stato scelto su valutazione dei curriculum, si sarebbe andati incontro a possibili richieste di risarcimento danni in caso di assoluzione”, spiegano dalla Regione Lazio.

L’INCHIESTA SAN RAFFAELE – La vicenda che coinvolge la dirigente Petucci riguarda l’inchiesta della Procura di Roma sulla presunta truffa da 163 milioni di euro ai danni del sistema sanitario del Lazio. Fra i principali imputati per associazione a delinquere, ci sono il deputato di Forza Italia, Antonio Angelucci, e suo figlio Giampaolo. L’accusa è quella di aver dato vita a una complessa organizzazione mirata a garantire l’impunità della casa di cura San Raffaele di Velletri, convenzionata con la Regione. Oltre ad Angelucci padre e figlio, sono imputate altre 13 persone tra dirigenti della casa di cura e funzionari regionali e per ognuna di loro sono stati chiesti 10 anni di carcere. Fra questi c’è, appunto, Tiziana Petucci – all’epoca dei fatti dirigente dell’Area sistemi di finanziamento – che insieme ad altri due colleghi risponde di falso ideologico e abuso d’ufficio. La Regione Lazio si è costituita parte civile nel procedimento. La sentenza è prevista per il prossimo 26 giugno. Le circostanze penali sono state riassunte del capogruppo leghista nelle premesse dell’interrogazione, ma per “motivi di privacy” sul sito del Consiglio regionale del Lazio il testo presentato appare in parte omissato.

LA REGIONE: “C’E’ PRESUNZIONE INNOCENZA” – IlFattoQuotidiano.it ha chiesto conto della vicenda all’ufficio stampa della Regione Lazio. “La selezione per il posto da direttore Sviluppo Economico – spiegano da via Cristoforo Colombo – è avvenuta attraverso la valutazione dei curriculum. I criteri oggettivi del bando hanno determinato come la dottoressa Petucci fosse la più titolata ad occupare quel ruolo fra i dirigenti interni che hanno risposto. La dirigente è una dipendente della Regione Lazio e finché non si conclude il processo esiste la presunzione d’innocenza. Se l’avessimo discriminata per questo, in caso di assoluzione avrebbe potuto rivalersi sull’Ente aprendo anche scenari di danno erariale. Se la dottoressa Petucci dovesse essere condannata, la Regione prenderà tutti i provvedimenti di legge del caso”. La versione non convince il sindacato dei dirigenti, il Direr. “Ormai non si contano più i direttori apicali nominati da Zingaretti su cui pendono accuse in fase istruttoria o addirittura dibattimentale – dice la segretaria Roberta Bernardeschi – Anche l’Anac ha censurato le scelte del presidente, che ormai fa come gli pare. La Regione ha la facoltà di legge di tenere i dirigenti imputati per reati così gravi al minimo sindacale, con incarichi che comunque sfiorano i 100mila euro l’anno”. Critica anche la Lega, che ha presentato l’interrogazione: “Nicola Zingaretti si scopre garantista e giustizialista a seconda della convenienza. Qui c’è una dirigente imputata che rischia una condanna a 10 anni, contro cui la Regione si è pure costituita parte civile, che viene addirittura promossa. Noi siamo garantisti, ma non si poteva attendere la sentenza del 26 giungo? Perché le ha conferito un incarico quinquennale?”, attacca Tripodi, sollecitato dal responsabile regionale Sanità, Luisa Regimenti, e dal dirigente regionale del partito, Fabrizio Santori.

E IN CAMPIDOGLIO PRONTO NUOVO CASO SERINI – Intanto anche in Campidoglio sembra esserci un problema simile. Riguarda Fabio Serini, presidente dell’Ipa, Istituto Previdenza Assistenza del Comune di Roma, a processo per traffico d’influenze insieme al suo “sponsor”, Luca Lanzalone – entrambi hanno chiesto il rito abbreviato – nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio dell’As Roma. Dopo che nel marzo scorso la sindaca Virginia Raggi ha respinto le sue dimissioni, il 2 aprile scorso Serini ha firmato personalmente la determina che proroga l’impegno di spesa da 32.552 euro per il suo compenso fino al prossimo 25 maggio. E a quanto filtra da ambienti capitolini, l’incarico dovrebbe proseguire almeno fino a tutto il mese di luglio.

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Coppa Italia, trionfa la Lazio: Milinkovic Savic e Correa piegano l’Atalanta in finale

I gol di Milinkovic Savic e Correa nel finale di partita piegano l’Atalanta di Gianpiero Gasperini e consegnano la Coppa Italia 2019 alla Lazio di Simone Inzaghi. Il serbo entrato da pochi minuti nel finale di una gara tiratissima all’82′ trova lo stacco di testa che batte Gollini per l’1-0 e al 90′ l’argentino in contropiede sigla il 2-0 finale. E’ la settima Coppa Italia per la Lazio, mentre l’Atalanta dovrà ancora aspettare per ripetere il successo datato 1963.

E’ stata una gara tesa, combattuta e tirata sotto la pioggia quella andata in scena allo stadio Olimpico di Roma tra Lazio ed Atalanta per la Finale di Tim Cup. Gara è stata preceduta da scontri tra supporter biancocelesti e forze dell’ordine, con cariche e idranti in zona Ponte Milvio, dove due vigili urbani sono rimasti feriti e la loro auto è stata incendiata.

L’Atalanta parte bene e già al 1′ Gomez si invola in contropiede ma il tiro viene bloccato a terra da Strakosha. Nei primi minuti Gomez molto pericoloso e Marusic dopo un corpo a corpo manda a terra l’argentino, ma per l’arbitro Banti è tutto regolare. La Lazio prende le misure e al 13′ duetto tra Correa e Luis Alberto, tiro di quest’ultimo all’ingresso in area e palla deviata in angolo. La squadra di Inzaghi si rende ancora pericolosa poco dopo, al 23′ Lulic effettua un cross sul secondo palo dove svetta Leiva, che di testa manda fuori. L’occasione più grossa capita però all’Atalanta al 26′: in mischia arriva la girata di De Roon che complice una deviazione anche con la mano di Bastos finisce sul palo, poi un altro tiro rimpallato, quindi il colpo di testa finale di Zapata che termina al lato di poco.

La difesa biancoceleste non convince appieno Inzaghi che al 34′ cambia inserendo Radu per Bastos già ammonito. Al 36′ Correa sfida Masiello in contropiede, l’attaccante della Lazio cade vicino all’area. Solo ammonito Masiello. Gara viva con diversi capovolgimenti di fronte. Al 40′ Ilicic serve Zapata che stacca sotto misura e mette alto di testa. Nel finale di primo tempo Correa serve Immobile, ma in area il centravanti vince un rimpallo ma subisce il rientro di Palomino che manda in angolo.

Ad inizio ripresa subito una bella azione dell’Atalanta. Zapata fa da sponda al limite dell’area per una bordata di Castagne, ma Strakosha blocca terra in due tempi. Inzaghi cambia anche in avanti e al 66′ entra Caicedo per Immobile. Passano pochi minuti e Correa fila via su un errore di Djimsiti, ma Palomino arriva come un treno in scivolata e anticipa in angolo il numero 11.

Al 76′ cross di Gomez dopo una insistita azione nerazzurra in area, palla che scheggia l’incrocio dei pali della porta di Strakosha. Il tecnico della Lazio a questo punto manda in campo Milinkovic Savic al posto di Luis Alberto. Scelta felice di Inzaghi, con il serbo che dopo pochi minuti, all’82′ porta in vantaggio la Lazio: da calcio d’angolo il serbo svetta e di testa trova il vantaggio con il pallone che si infila nell’angolino alla sinistra di Gollini. La squadra di Gasperini tenta il tutto per tutto ma rischi ancora: Correa salta Djimsiti, si presenta davanti a Gollini che in uscita bassa compie una grande parata.

L’Atalanta spinge e si espone al contropiede della Lazio. Al 90′ calcione di Caicedo dalla sua area nello spazio, Correa è più veloce di Freuler, lo punta, lo salta, mette a sedere Gollini e scarica un tiro ravvicinato che Gosens tenta disperatamente di respingere senza riuscirvi per il 2-0 finale che regala la gioia della vittoria della Coppa Italia e la qualificazione europea nella prossima stagione ai tifosi della Lazio.

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Coppa Italia, scontri fuori dall’Olimpico prima di Lazio-Atalanta: polizia carica e spara lacrimogeni

Scontri fuori allo stadio Olimpico a Roma quando mancano poco meno di due ore dal fischio d’inizio, previsto alle 20.45, della finale di Coppa Italia tra Lazio e Atalanta. La polizia, schierata in assetto antisommossa, ha risposto con cariche e usando sia idranti che lacrimogeni per provare a disperdere i gruppi di ultras laziali che hanno lanciato almeno 30 bombe carta, oltre a sampietrini, fumogeni e bottiglie di birra all’indirizzo delle forze dell’ordine.

È anche stata data alle fiamme una vettura della polizia locale nella zona di Ponte Milvio: l’auto è stata colpita – a quanto si apprende – da un molotov e un vigile è rimasto ferito a un occhio. Almeno 10 persone sono state fermate da carabinieri e polizia per essere identificate dopo diversi tentativi di sparpagliare i tifosi violenti. Grazie all’intervento dei reparti mobili, la tensione è calata attorno alle 19.45 dopo oltre mezz’ora di scontri.

La Digos romana, come spiegato nelle scorse settimane da Ilfattoquotidiano.it, temeva che in occasione della finale le rispettive tifoserie organizzate potessero cercare lo scontro: i rapporti si sono deteriorati nell’ottobre scorso, quando decine di tifosi bergamaschi si sono mescolati ai “gemellati” dell’Eintracht Francoforte, rendendosi responsabili di raid ai danni di quelli biancocelesti sia nel match di andata in Germania che in quello di ritorno nella Capitale il 13 dicembre.

Per questo il Viminale, in vista dell’arrivo di circa 23mila tifosi da Bergamo, ha disposto imponenti misure di sicurezza con oltre 20mila uomini impegnati per la gestione dell’ordine pubblico nella Capitale e lungo tutto il tragitto dei pullman in partenza dalla Lombardia.

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