Archivio Tag: Luigi di Maio

Dl Sicurezza bis, Di Maio: “Mancava qualcosa nel primo decreto? Restano dubbi, così non si va in Cdm”

“Sul decreto Sicurezza bis è in corso una interlocuzione tra il governo e il Quirinale per eliminare alcuni dubbi di incostituzionalità. Finchè non saranno risolti questi dubbi è inutile parlarne in Consiglio dei ministri”. Così il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, durante la presentazione, al Tempio di Adriano, della Fase 2 del governo del cambiamento, che frena davanti ai desideri di Matteo Salvini di voler approvare domani in Cdm il provvedimento. Il capo politico M5s non risparmia critiche al provvedimento voluto dal leader della Lega: “Quei due, tre milioni per i rimpatri – indicati nel testo del decreto – non so cosa ci permetteranno di fare. La norma sui rimpatri è evidentemente qualcosa che mancava nel primo decreto”.

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Elezioni Europee, Di Maio: “Perplesso per attacchi a Conte. La Lega vuole voti per Ue o per aprire crisi?”

“Faccio una domanda alla Lega: domenica la Lega chiede voti per le europee o per aprire la crisi di governo?”. La domanda arriva dal vicepremier Luigi Di Maio che al Forum ANSA si è detto “molto perplesso per gli attacchi a Giuseppe Conte“.

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Governo, ricominciato cdm sui Dl sicurezza bis e Famiglia. Ok alle nomine: Zafarana a Gdf e Mazzotta a Ragioneria

È ricominciato alle 21, dopo il ritorno del premier Giuseppe Conte da Norcia, l’atteso consiglio dei ministri “in due fasi” chiamato ad avviare l’esame – sembra escluso che possa vararli in via definitiva – del decreto ‘Sicurezza bis‘ e di quello con le misure per la famiglia. Dopo nemmeno venti minuti è arrivato l’annuncio che il cdm ha ufficializzato gli attesi rinnovi ai vertici della Finanza e della Ragioneria generale dello Stato: il nuovo comandante generale delle Fiamme gialle al posto di Giorgio Toschi è il generale di corpo d’armata Giuseppe Zafarana, attuale comandante interregionale dell’Italia centrale, mentre a sostituire Daniele Franco – appena entrato nel direttorio della Banca d’Italia con il ruolo di vice dg – sarà Biagio Mazzotta, che era il suo numero due. Via libera poi alla nomina di Pasquale Tridico alla presidenza dell’Inps, di cui finora era commissario.

Sul tavolo restano ora i due decreti. Il primo cavallo di battaglia di Matteo Salvini, il secondo voluto da Luigi Di Maio, i due vicepremier e alleati che a sei giorni dalle elezioni europee continuano ad attaccarsi a distanza. Con il leader M5s che ha sostenuto di non aver mai visto il testo messo a punto dal collega e ha auspicato che “ci siano i soldi e le norme per permettere all’Italia di avviare gli accordi sul rimpatrio di decine e centinaia di migliaia di migranti” e non si tratti solo di una “trovata elettorale” perché in quel caso “si stanno prendendo in giro gli italiani”. E il leghista che, commentando le proposte dell’omologo, ha storto il naso: “Un miliardo per la prima infanzia, per carità… è meglio un miliardo di un pugno in un occhio“, ma “io volo alto, punto in alto”. Nel giorno della riunione, poi, il sottosegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti ha “sfiduciato” Conte affermando che “non è una persona di garanzia, è espressione del M5S”, incassando come risposta l’invito ad affrontare la questione “nelle sedi ufficiali” ovvero proprio in cdm.

I due testi sono intanto stati inviati per conoscenza al Quirinale. All’ordine del giorno ci sono anche misure a favore delle autonomie regionali, modifiche al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, modifiche alla disciplina sulla riforma organica della magistratura onoraria, disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo su “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” e modifiche al decreto con il regolamento per il riordino della struttura organizzativa delle articolazioni centrali e periferiche dell’Amministrazione della pubblica sicurezza.

Lo schema del decreto Sicurezza bis prevede tra il resto multe fino a 50mila euro per chi soccorre migranti e rifugiati in mare e la confisca della nave in caso di reiterazione: le Nazioni unite hanno chiesto di bloccarlo perché “il diritto alla vita e il principio di non respingimento dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione nazionale o su altre misure presumibilmente adottate in nome della sicurezza nazionale”. 

La bozza di decreto Famiglia invece istituisce un fondo per le politiche per la natalità da finanziare con i risparmi del reddito di cittadinanza. L’obiettivo è  introdurre un assegno unico per le famiglie con maggiori difficoltà. Nei giorni scorsi la Ragioneria generale dello Stato ha espresso dubbi sulle coperture osservando che “dal punto di vista tecnico-contabile l’utilizzo delle risorse, una volta affluite nell’istituendo fondo, deve avvenire con pagamenti entro l’anno di competenza dell’originario stanziamento di bilancio, altrimenti se utilizzati in anni successivi comporterebbero nuovi e maggiori oneri in termini di fabbisogno e di indebitamento dello da compensare sui saldi di finanza pubblica”. La ragioneria mette in guardia anche sull’entità dei risparmi rispetto agli stanziamenti per il Reddito, che saranno chiari solo a fine anno. Conseguentemente, scrive la Rgs nel suo parere, per la definizione della platea dei beneficiari e dei criteri di utilizzo delle risorse del Fondo per la famiglia “potrebbe delinearsi per l’anno corrente la situazione in cui non sussistano i tempi necessari per l’attribuzione delle risorse in parola al fondo nonché alle operazioni di impegno e pagamento effettivo delle medesime entro l’anno”.

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Governo, Di Maio: ‘Se viceministro Rixi sarà condannato M5s chiederà rimozione’

Uno vuole il decreto Sicurezza bis. L’altro spinge per misure a favore della famiglia. Il primo attacca il procuratore di Agrigento per la vicenda Sea Watch, l’altro lo invita a evitare gli scontri con la magistratura. Se lunedì si ritroveranno come annunciato seduti allo stesso tavolo per il consiglio dei ministri, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono attese scintille. In attesa di capire se, data la tensione crescente, il cdm si terrà o meno il capo politico del M5s mette altra carne sul fuoco: “Sull’eventuale futura condanna del viceministro Rixi, sotto inchiesta per spese pazze, se arriva una condanna è chiaro che il M5s, come sempre ha fatto per altri chiederà la rimozione del viceministro”, ha annunciato il vicepremier a Che tempo che fa su RaiUno. “Le tensioni che avete visto salire nel Governo sono legate ad un tema, quello delle inchieste sulla corruzione“, ha detto Di Maio. Il riferimento neanche tanto implicito è al caso di Armando Siri, il sottosegretario leghista del ministero dei Trasporti indagato per una tangente da 30mila euro e per questo estromesso dal governo per decisione del premier Giuseppe Conte.

“Domani credo inizi l’esame” del decreto Sicurezza bis “al cdm, dove io porterò un altro decreto, che assegna un miliardo alle famiglie che fanno figli, da domani inizia l’iter”, ha detto Di Maio. Aggiungendo una frecciata al collega vicepremier: “Se si è fatto un decreto Sicurezza bis, vuol dire che nel precedente qualcuno si era dimenticato qualcosa, i rimpatri“. Una virata verso sinistra intrapresa nelle ultime settimane allo scopo di recuperare voti in vista delle europee del 26 maggio che Di Maio non sembra intenzionato a interrompere. “La Chiesa Valdese stamattina ha lanciato una disponibilità, lavoriamo nel senso della redistribuzione” e “non scontriamoci con la magistratura, tutte queste tensioni non fanno bene al Paese”, ha risposto in diretta a Salvini che a Non è l’arena su La7 annunciava di voler “denunciare per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina chiunque sia disponibile a far sbarcare immigrati irregolari” dalla Sea Watch.

Di Maio è tornato, inoltre, sulla vicenda del pullman dirottato a San Donato, nel milanese, il 21 marzo: A Rami e Adam, i due bambini che chiamando le forze dell’ordine impedendo che si consumasse una tragedia, “è stata promessa la cittadinanza e la devono avere”, ha detto Di Maio. “E’ una questione che riguarda il Ministero dell’interno, e non voglio intromettermi in questioni di altri ministeri ma se il ministero è troppo impegnato, investiremo il Presidente del Consiglio di dare la cittadinanza a questi ragazzi, che non solo la meritano ma è una promessa e una promessa va mantenuta”.

Capitolo alleanze per le europee: “Sono preoccupato delle alleanze che stanno nascendo con questi sovranisti, perché fanno i sovranisti con le frontiere dell’Italia e con le casse e i fondi europei”, ha detto il vicepremier in riferimento alla manifestazione di sabato in piazza Duomo, a Milano. “I sovranisti sono forze politiche che pensano all’interesse del loro paese e basta. Noi abbiamo bisogno in questo momento di un’Ue che ci dia una mano su vari fronti”, ha aggiunto: invece “con quelle persone lì non si può creare un’Europa della solidarietà, ma si creerà di un’Europa di persone che penseranno al loro paese e abbandoneranno l’Italia sia sui conti che sull’immigrazione”.

A proposito di piazza Duomo, Di Maio non ha risparmiato all’alleato una frecciatina sugli striscioni fatti rimuovere: “Io dico sempre, chi viene nelle mie piazze, quando faccio dei comizi e vuole protestare gli do anche il microfono. Secondo me si alimentano solo tensioni se togli gli striscioni o censuri qualcuno”, ha detto il ministro del Lavoro interpellato sul manifesto con la scritta “Restiamo umani” che è stato fatto togliere da un balcone durante la manifestazione.

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Sea Watch, disposto sequestro della nave: i 47 migranti pronti a scendere. Ma il Viminale: “Neghiamo lo sbarco”

La Guardia di Finanza sta procedendo al sequestro della Sea Watch 3, la nave dell’omonima ong da giorni in mare a mezzo miglio a sud del porto di Lampedusa con 47 migranti a bordo. Una mossa che di fatto sblocca la situazione, perché, come già accaduto nel caso della Mare Jonio, al sequestro fa seguito lo sbarco dei migranti. La decisione dell’autorità giudiziaria, nella fattispecie del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha fatto però infuriare il Viminale. La Sea Watch è “una nave fuorilegge“: la “magistratura faccia come crede, ma il Viminale continua e continuerà a negare lo sbarco“, fanno sapere dal ministero guidato da Matteo Salvini che anche oggi aveva ribadito: “Costi quello che costi questo barcone non attracca e questi immigrati non scendono”.

I militari delle Fiamme Gialle sono a bordo della nave per un’attività di polizia giudiziaria finalizzata proprio al sequestro. I militari procederanno inoltre alla denuncia dell’equipaggio all’autorità giudiziaria. Il comandante della nave , riferisce La Presse, sarà indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Contestualmente al sequestro, si procederà al trasbordo dei migranti alle navi delle autorità italiane, pare sempre su ordine della procura. I 47 migranti sarebbero quindi trasferiti nell’hotspot dove erano già state trasportate altre 18 persone che erano a bordo, considerate particolarmente vulnerabili e quindi già fatte sbarcare.

“Il ministro dell’Interno si aspetta provvedimenti nei confronti del comandante della nave, dal quale è lecito attendersi indicazioni precise sui presunti scafisti presenti a bordo”, sottolineano fonti del Viminale. Che poi attaccano: “La difesa dei confini nazionali e l’ingresso in Italia di un gruppo di sconosciuti dev’essere una decisione dalla politica (espressione della volontà popolare) o di magistrati e ong straniere? La vicenda SeaWatch3 conferma una volta di più l’urgenza di approvare il Decreto Sicurezza Bis già nel Consiglio dei ministri di lunedì”.

Intanto la Federazione delle chiese evangeliche in Italia apre le porte ai 47 migranti a bordo: “Mettiamo a disposizione le nostre strutture di accoglienza in Italia e le relazioni con le chiese sorelle d’Europa per approntare un piano di ricollocazione in Europa di una quota dei migranti soccorsi dalla Sea Watch”, ha spiegato il pastore Luca M. Negro, presidente della Fcei. “Accogliere i migranti in fuga dalle persecuzioni è dovere civile di ogni democrazia; ma per noi evangelici è anche un servizio al prossimo radicato nella tradizione biblica e un imperativo della nostra fede”, ha aggiunto Negro. “Tutte le chiese che compongono la Fcei hanno solide relazioni con le loro sorelle in Europa, molte delle quali sono attivamente impegnate in programmi d’accoglienza dei migranti. Siamo convinti che la collaborazione tra governi nazionali, istituzioni europee e società civile sia essenziale per la costruzione di una politica di accoglienza efficace e rispettosa dei diritti umani”.

Una collaborazione tra governi cui punta anche Luigi Di Maio: “L’obiettivo è sempre lo stesso, prima di farli sbarcare dobbiamo avere la garanzia che l’Europa prenda in carico quei migranti, altrimenti resteranno in carico solo all’Italia”, ha detto il vicepremier parlando con i giornalisti a Sant’Isidoro Carugo, in provincia di Como. Sul tema Salvini resta invece sulle sue posizioni: “Sono due giorni che c’è questa barca che mi chiede di entrare a Lampedusa – ha detto il ministro dell’Interno in un comizio della Lega a Sassuolo – Mi hanno scritto tutti, anche l’Europa, vescovi e addirittura l’Onu. A tutti ho dato la stessa, cortese risposta: col mio permesso non sbarca nessuno“. Le autorità italiane avevano già consentito il trasbordo e quindi lo sbarco a terra di 18 persone, i bimbi con le loro famiglie e una donna ustionata.

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Governo, Di Maio duro con Salvini: “Basta ostruzionismo. Su decreto famiglia si gioca tenuta dell’esecutivo”

“Il governo deve andare avanti ma se ogni occasione diventa pretesto per creare tensione sono preoccupato. Che senso ha un governo del cambiamento che non fa velocemente un decreto per destinare un miliardo di euro di risorse che avanzano alle famiglie italiane che fanno figli e oggi sono meno sostenute di Europa”. Così Luigi Di Maio a Torino.

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Sea Watch, Di Maio: “Problema non è immigrazione ma corruzione”. Poi attacca Salvini: “Arrogante come Renzi”

“Non posso commentare la prepotenza e l’arroganza di questo tipo, che ricorda Renzi quando gli chiedevano di far dimettere la Boschi”. Di Maio commenta le parole di Salvini sul premier Conte in merito al caso Sea Watch. “Una cosa è certa: questa prepotenza aumenta, soprattutto sull’immigrazione, quando la Lega è in difficoltà con gli scandali di corruzione. Non ci sto a rappresentare questo grande stratagemma per distrarre dall’emergenza del Paese che non è in questo momento l’immigrazione, ma la corruzione”.

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Radio Radicale, Giachetti: “Inizio sciopero sete. Mi appello a Salvini e a Di Maio, al quale mi lega un’amicizia personale”

“Da radicale non posso che assumermi la responsabilità di procedere con l’atto più estremo della non violenza, e cioè con lo sciopero della sete. lo inizierò oggi, a partire da mezzanotte“. Lo annuncia in una conferenza stampa il deputato del Pd, Roberto Giachetti, a sei  giorni dalla scadenza della convenzione tra Radio Radicale e il Ministero dello Sviluppo Economico.

“Abbiamo tentato di tutto da mesi – continua – per consentire a Radio Radicale di continuare il suo servizio pubblico. Ma tutto quello che abbiamo fatto non è stato sufficiente, la situazione è ancora ferma e bloccata. Ed è del tutto evidente che in queste condizioni la vita di Radio Radicale è prossima alla fine. In questo periodo ho cercato in tutti i modi di stare in disparte e di agevolare le tantissime iniziative che si sono svolte per dare una mano a Radio Radicale. Non c’è angolo della società che non sia coinvolta in queste iniziative in difesa di Radio Radicale in modo assolutamente trasversale e partecipato: politica, magistratura, cultura, spettacolo, sport, volontariato”.

E precisa, riguardo al suo sciopero della sete: “Vorrei che fosse molto chiaro: la mia iniziativa non è in contrapposizione con nessuno, ma in continuità con le iniziative non violente prese in questi mesi a favore di Radio Radicale. E’ una forma assoluta di dialogo e di fiducia nei confronti di coloro che possono assumere la decisione di garantire che Radio Radicale prosegua nella sua vita e nelle sue funzioni di servizio pubblico. Nessuna opposizione e dialogo totale“.

Giachetti si sofferma poi sulle dichiarazioni del sottosegretario M5s Vito Crimi in Commissione Vigilanza Rai: “Del suo intervento è stata data una interpretazione negativa. Per me invece ci sono degli aspetti positivi. Crimi ha detto che parlava a titolo personale e che le competenze relative al proseguimento della convenzione con Radio Radicale spettavano al Mise, cioè al ministro Luigi Di Maio. Voglio ricordare che il ministro Di Maio qualche giorno fa ha detto che si sarebbe fatto carico di una soluzione. Io sono assolutamente fiducioso nei confronti della volontà di Di Maio, al di là delle valutazioni di Crimi. Il sottosegretario ha detto anche che la convenzione riguarda solo una parte di quello che Radio Radicale fa – continua – Ed è verissimo, perché la convenzione copre le attività parlamentari in Aula, ma non la trasmissione dei processi, del Csm, dei congressi di tutti i partiti, delle Commissioni, che è tuttta a carico di Radio Radicale. E se l’Authority per le garanzie nelle Comunicazioni arriva a invitare il governo a non interrompere un servizio pubblico, è perché è perfettamente consapevole che il servizio pubblico di Radio Radicale va ben oltre i termini della convenzione per i quali è pagata”.

Il parlamentare, quindi, fa il suo appello “formale e diretto” ai due vicepresidenti del Consiglio: “C’è una nota positiva per la posizione della Lega a favore di Radio Radicale, Ma io mi rivolgo con la stessa fiducia, con la stessa speranza, con lo stesso dialogo sia a Salvini, sia a Di Maio, col quale, al di là della siderale distanza politica, ho un rapporto di amicizia personale, perché adesso si passi dalle parole ai fatti. So perfettamente che c’è una campagna elettorale nella quale ci si mena dalla mattina alla sera. Ci sono molte cose che distraggono, ma non possiamo consentire che in questi 6 giorni che ci restano Radio Radicale finisca nel dimenticatoio e nella distrazione del quotidiano scimmiottamento della politica”.

Giachetti, infine, invita il segretario dei Radicali lucani , Maurizio Bolognetti, e coordinatrice del Partito Radicale, Rita Bernardini, che sono in sciopero della fame, rispettivamente dal 27 febbraio e dal 9 aprile, a interrompere la propria protesta: “C’è una staffetta, siamo tutti coinvolti in questa vicenda e io prendo il testimone”.

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Di Maio-Salvini, altro giorno di scontri: “Autonomia? Così spacca in due l’Italia”. “Pensi ai morti sul lavoro”. “Inumano”

Uno dice all’altro di occuparsi dei morti sul lavoro. L’altro replica bollandolo come “inumano” e invitandolo a “fare di più sui rimpatri“. Ennesima giornata di scontro a distanza tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Nel giorno dell’inchiesta anti corruzione che ha portato all’arresto del sindaco leghista di Legnano , i due vicepremier continuano a polemizzare su tutto alzano il livello dello scontro in piena campagna elettorale. Posizioni opposte anche sulla stessa inchiesta della procura di Busto Arsizio, visto che Di Maio parla di “nuova tangentopoli” e Salvini dice di fidarsi “dei suoi uomini e dei magistrati”.

I leader di M5s e Lega, però, litigano su tutto, rinfacciandosi a vicenda i rispettivi settori di competenza al governo. “I morti in mare sono diminuiti, i morti in Italia sono diminuiti, perché sono diminuiti i reati e gli omicidi, purtroppo sono aumentati i morti sul lavoro, però sono sicuro che il ministro del Lavoro si occuperà anche di questo quando avrà finito di insultare coloro che lavorano con lui”, attacca Salvini. “A proposito dei morti sul lavoro, trovo davvero triste e inumano che si arrivi a fare campagna su un tema del genere. Fermo restando che i numeri diffusi da qualcuno sono sbagliati e che sono stato io a potenziare l’ispettorato del Lavoro”, replica Di Maio. Che poi torna a criticare il decreto sicurezza bis del Viminale: “L’idea di un decreto sicurezza bis se c’è è perchè si è dimenticato qualcosa nel primo decreto”, ha detto il leader del M5s. Ripetendo che il governo “deve fare molto di più sui rimpatri perchè per quanto riguarda gli sbarchi e le partenze” tutto sta funzionando “ormai arrivano in pochissimi sulle nostre coste”. Di Maio attacca anche su un altro provvedimento simbolo del Carroccio: l’Autonomia regionale: “Così come è concepita spacca l’Italia in due, e non credo che neanche i cittadini del Nord lo vogliano”.

A stretto giro il segretario della Lega risponde e alza il tiro: “A me spiace perché gli insulti delle opposizioni, di Renzi, di Zingaretti, gli attacchi della Boldrini ci stanno, ma gli insulti quotidiani di Grillo e degli alleati mi spiacciono perché io sono fedele, mantengo la parola. Lavoriamo insieme da quasi un anno e non capisco perché per Grillo e Di Maio io sia diventato il male assoluto“. Il riferimento è per l’intervista di Beppe Grillo a Sette in cui il fondatore del M5s dice: “Ritengo le idee di Salvini allo stesso livello dei dialoghi di uno spaghetti western. Lo manderei a calci a fare il suo lavoro al Viminale; però siamo al Governo, dobbiamo essere più consapevoli”. Parole sulle quali è intervenuto lo stesso Di Maio: “Voglio dire all’amico Salvini: non c’è nessun attacco nei tuoi confronti, Grillo lo conosciamoIronizza su di me, su di te, non c’è da prenderla sul personale, però mettiamo fuori chi sbaglia”, ripete riferendosi al sindaco di Legnano arrestato.

E se il tenore dello scontro è sempre più alto, visto che il voto delle europee si avvicina, entrambi i vicepremier escludono l’ipotesi di non governare più insieme: “La Lega vuole continuare a lavorare, se i Cinque stelle vogliono continuare a litigare o hanno nostalgia di accordi con la sinistra lo dicano chiaramente. Se Di Maio e Grillo pensano di andare avanti insultando me e la Lega e l’Italia tutti i giorni, non penso sia cosa utile”. Di Maio butta acqua sul fuoco: “Ci saranno sempre discussioni, ma abbiamo tutti e due la consapevolezza che bisogna andare avanti per portare a termine questo contratto di governo. Dobbiamo andare avanti altri quattro anni, il nostro obiettivo è questo Lega e M5s sono forze politiche con differenze e divergenze, ma che sanno di dover fare cose nel breve, medio e lungo termine”.

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Cagliari, M5s revoca il simbolo al suo candidato sindaco dopo frasi antiabortiste e contro unioni gay

L’ufficialità della sua candidatura a sindaco di Cagliari era arrivata appena due giorni fa, il 14 maggio. Oggi, a distanza di neanche 48 ore, il suo nome e la lista a lui collegata sono scomparsi dagli elenchi pubblicati sul sito del M5s per le elezioni amministrative del 2019. Ad oggi, quindi, Alessandro Murenu non compare più tra i candidati alla poltrona di primo cittadino del capoluogo sardo. Il mistero sulla sparizione è durato poco. Secondo l’agenzia Ansa, che cita fonti pentastellate, il Movimento 5 Stelle ha revocato la certificazione del simbolo a Murenu. La motivazione ufficiale della revoca non è stata ancora comunicata, ma sul cardiochirurgo dell’ospedale Brotzu, nelle ore scorse, si era scatenata una bufera “social” su due post contro le unioni civili e l’aborto. A Cagliari, ha aggiunto l’Ansa, non ci sarà alcun candidato sindaco M5S.

Già dalla mattinata, del resto, il fatto non era passato inosservato: nella pagina web si parla di “Sardegna – tot liste 4″, e nella griglia sotto il link sono indicati in ordine alfabetico i Comuni con più di 15mila abitanti dove si vota il 16 giugno con relativo candidato sindaco a fianco. Tutti (Alghero, Monserrato, Sassari e Sinnai) tranne Cagliari, presente sino alle 17.30 di ieri. Tutto questo avviene a due giorni dalla scadenza del 18 maggio alle 12 fissata per la presentazione delle liste nell’ufficio elettorale della Corte d’Appello. Nel primo pomeriggio, poi, la notizia della revoca, che ripropone quanto accaduto in occasione delle regionali del 2014 quando i grillini rinunciarono alla corsa. La scelta dello staff nazionale di mettere in discussione il nome di Murenu, come detto, è collegata alle polemiche che, nei giorni scorsi, sono infuriate per la “reputazione web” del dottore. Nel suo profilo Facebook – che ieri il diretto interessato ha provveduto a rimuovere – erano presenti una serie di post che hanno scatenato furiose reazioni sui social: uno antiabortista (“chiamare l’aborto un diritto della donna è come chiamare la lapidazione un diritto dell’uomo”) e uno contro le unioni civili gay (“non possono essere ritenute omogenee al matrimonio“).

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