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Governo, Salvini: “Taglio dei parlamentari e poi voto”. Ma M5s fiuta il bluff: prima Conte andrà in Senato (e il governo potrebbe cadere)

Tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto“. È la mossa con cui Matteo Salvini prova a ribaltare le sorti della crisi di governo, evitare che si formi un nuovo governo e arrivare il prima possibile alle elezioni. La proposta del vicepremier della Lega arriva dai banchi del Senato, poco prima che l’Aula di Palazzo Madama certifichi la prima sconfitta leghista, con l’approvazione del calendario voluto da M5s e Pd, contiene una proposta politica che rilancia la palla nel campo degli ex alleati 5 Stelle, i quali da giorni chiedono votare insieme la riduzione dei seggi a Montecitorio e Palazzo Madama e subito dopo andare alle urne.

Salvini si gioca la carta dell’articolo 4 della legge costituzionale che “dice che se nel frattempo vengono sciolte le Camere” quella legge “entra in vigore nella legislatura successiva”. Tradotto: si può andare al voto subito, anche se viene approvato il taglio. Non entrerà in vigore ora, ma alla fine della prossima legislatura (teoricamente anche fra 5 anni). Ma i Cinque stelle – e le opposizioni – fiutano il bluff. Non solo, calendario alla mano, il taglio dei parlamentari rischia di non passare a causa della crisi di governo. Ma appare anche difficile, si ragiona in ambienti parlamentari, che il Colle avalli la “road map” di Salvini, secondo cui si potrebbe andare al voto a ottobre per eleggere 945 parlamentari e poi far entrare in vigore la riduzione degli eletti a 600 tra 5 anni.

Primo punto: la Camera ha calendarizzato la discussione sul taglio dei parlamentari il 22 agosto. “All’unanimità”, specifica il presidente Roberto Fico. Giuseppe Conte si presenterà nell’aula del Senato martedì 20 agosto alle 15, la data proposta nella conferenza dei capigruppo da Pd e M5s, per svolgere le sue comunicazioni. Il premier sarà alla Camera 24 ore dopo, il 21 agosto, alle 11.30. In entrambi i rami del Parlamento verranno votate delle risoluzioni: in base all’andamento dei voti e della discussione Conte potrebbe decidere di salire al Quirinale e lì si aprirebbe un’altra partita. Per il 22, quindi, potrebbe non esserci più un governo.

Secondo punto: dal Quirinale nessuno si sbilancia, ma diverse fonti politiche osservano: non si vede come Sergio Mattarella, presidente della Repubblica ed ex giudice costituzionale, possa permettere che una legge costituzionale così delicata possa essere messa nel cassetto per cinque anni. L’articolo 4 della riforma costituzionale in teoria lo permette, perché prevede che se le Camere vengono sciolte entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, il taglio degli eletti si applica dalla legislatura successiva (quindi, in teoria, se si votasse a ottobre, dal 2024). Ma il deputato Pd e costituzionalista Stefano Ceccanti scommette che il Quirinale non avalli un passaggio del genere: “Si apre un grave problema politico e costituzionale“.

Luigi Di Maio legge le carte e rilancia: “La Lega ha ceduto – scrive su Facebook – contestualmente dimezziamo anche gli stipendi di deputati e senatori. Facciamolo subito”. Ma sui tempi per tornare alle urne avverte: “Per quanto riguarda il voto, il Movimento 5 stelle è nato pronto, ma è il Presidente della Repubblica il solo ad indicare la strada per le elezioni. Gli si porti rispetto”. Per il M5s deve decidere Mattarella.

Dai banchi del Carroccio a Palazzo Madama, Salvini si è rivolto proprio “all’amico e collega” Di Maio: “Gli ho sentito più di una volta ribadire in questi giorni ‘votiamo il taglio di 345 parlamentari e poi andiamo subito al voto’. Prendo e rilancio: tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto”. È l’annuncio che tenta di scompigliare quello che è stato ribattezzato il “piano Renzi“: creare una maggioranza alternativa Pd-M5s che voti la riforma costituzionale e poi, con l’avallo di Mattarella, provi a formare un esecutivo. “Anche con il taglio dei parlamentari si può votare entro ottobre con la legge attuale: non c’è nessun problema, lo dice l’articolo 4 della riforma stessa. Il taglio entra in vigore nella legislatura successiva”, spiega poi Salvini parlando con i cronisti a margine.

In pratica, il leader della lega vorrebbe votare la riforma ma poi non farla entrare in vigore, almeno non subito. Intanto si andrebbe a votare ancora per eleggere 945 parlamentari. L’articolo 4 citato da Salvini prevede infatti che il taglio si applichi “a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”. Data di entrata in vigore che sarebbe sicuramente successiva alla data del voto: devono passare almeno tre mesi nei quali può esser chiesto un referendum, altri 60 giorni se si tiene la consultazione. “Se Di Maio è leale e di parola andiamo a votare. Se invece ti taglio i parlamentari e poi mi fai l’accordo con Renzi ti riempio di manifesti anche Marte”, avverte Salvini.

“Voglio darvi una buona notizia, dopo le proteste dei cittadini nelle piazze e sui social la Lega ha ceduto sul taglio dei parlamentari, una riforma del M5s che il Paese aspetta da anni. Settimana prossima tagliamo 345 parlamentari”, risponde Di Maio in un post su Facebook. Non solo, perché il capo politico pentastellato rilancia: “Ho sentito dire ai leghisti, in un momento di euforia, che taglieranno anche gli stipendi dei parlamentari”. Dunque,”facciamolo subito. In ufficio di presidenza della Camera abbiamo ancora la maggioranza”. “Non serve neanche convocare le Camere. Bastano un paio d’ore e buona volontà. 20 deputati”, incalza ancora Di Maio.

Dall’Aula del Senato alla proposta di Salvini ha risposto il capogruppo Stefano Patuanelli: “Io credo che il ministro abbia tolto qualsiasi valenza politica al dibattito in corso: la proposta di votare immediatamente la prossima settimana la quarta lettura della riforma” per tagliare i parlamentari “è possibile esclusivamente se domani non viene votata la sfiducia al governo, mi aspetto che venga ritirata la proposta Romeo, in alternativa voteremo contro”. “Non siamo mica al mercato del pesce…”, ha replicato Salvini. Che a quel punto ha perso il voto in Aula, dove è stato deciso che la prossima seduta sarà il 20 agosto, per ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

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Governo, ipotesi crisi: faccia a faccia tra Salvini e Conte. Attesa per il comizio del leader della Lega a Sabaudia

Un faccia a faccia di un’ora con il premier Giuseppe Conte, poi la partenza per Sabaudia dove alle 21 è atteso per un comizio dove “farà annunci importanti”. Da oltre mezza giornata Matteo Salvini è in silenzio e, secondo i suoi, le parole che pronuncerà questa sera dal palco lasceranno sorpresi in tanti. L’ipotesi di crisi di governo o almeno di un rimpasto, alla luce della spaccatura sul Tav resa evidente dal voto in Senato, si rimpallano da ore. Luigi Di Maio, come confermato da fonti M5s a ilfattoquotidiano.it, non ha partecipato al colloquio, ma anche lui tace da questa mattina. Dal Carroccio non rilasciano dichiarazioni in attesa del comizio di Salvini e si sono limitati a definire “lungo, pacato e cordiale” l’incontro di Salvini con Conte. Tra gli scenari che si delineano, il più citato è quello di una riforma consistente della squadra di governo: Salvini vuole almeno due ministeri (Trasporti, Difesa e secondo alcuni addirittura Economia) e pure una rivisitazione del contratto.

Il dilemma dei soci è ormai chiaro: archiviare il voto e andare avanti vivendo alla giornata, o spaccare tutto e aprire la crisi. Quello di oggi è stato un momento di passaggio fondamentale per il governo Lega-M5s. Il Carroccio ha scelto di votare con Pd e Forza Italia in sostegno della grande opera, mentre i 5 stelle sono rimasti soli a ribadire la loro opposizione. Da oggi il Parlamento inizia la pausa estiva, ma la domanda che si fanno tutti nei corridoi è se l’esecutivo potrà andare avanti senza contraccolpi. Di Maio si è chiuso nel suo ufficio e, hanno raccontato i suoi, “è tranquillo perché i 5 stelle hanno fatto tutto quello che potevano”. Un modo per ribadire il messaggio dello stesso Beppe Grillo, che per l’occasione ha rotto il suo ormai lungo silenzio: “Non avere i numeri non significa tradire”, ha scritto. Ma questa volta sarà difficile placare i malumori dentro e fuori il M5s. Per il momento Di Maio rimane in silenzio e alle 21 parteciperà all’assemblea congiunta con i parlamentari.

Sul fronte del Carroccio, il clima è di mobilitazione in attesa di capire le prossime mosse del leader. Nel pomeriggio il Corriere della sera ha pubblicato il contenuto di un messaggio che avrebbe mandato ai leghisti: “Non allontanatevi per le vacanze“. Un modo per annunciare la crisi imminente? Non tutti ne sono convinti, anche perché non ha bisogno dei suoi parlamentari per rompere con i soci dell’esecutivo. Rimangono tutti in attesa: se i 5 stelle smentiscono ipotesi di rimpasto o richieste di ritorno alle urne, gli occhi sono tutti per il Carroccio e per cosa deciderà di fare il leader.

L’impasse M5s e la solitudine di Luigi Di Maio che si dice “pronto a tutto”. Cresce il malumore tra i parlamentari
Per i 5 stelle il momento è molto delicato: la battaglia contro il Tav è sempre stato uno dei pilastri e veder fallire la propria mozione ora che sono al governo è stato un colpo molto duro, comunque lo si guardi. Di Maio ha voluto il voto in Aula e, ha ripetuto in queste ore, pensa che sia stata la strategia migliore per far vedere “chi davvero vuole il cambiamento”. Detto questo, dalle parti del ministero del Lavoro, la strategia è quella di aspettare. Per il capo politico 5 stelle il Carroccio non fa sul serio e non arriverà davvero alla rottura: le parole usate in Senato dal leghista Romeo che hanno sollevato “la questione politica”, vengono definite prudenti. “Se avessero voluto davvero rompere, non avrebbero usato quei toni”, è il ragionamento. Per Di Maio e i suoi, il contratto è stato violato perché “prevedeva di rivedere integralmente l’opera”, ma la speranza ora è di chiudere il capitolo e andare avanti più in fretta possibile. Neppure l’ipotesi rimpasto è in campo per il momento: “Sarà una scelta di Danilo Toninelli (ministro dei Trasporti ndr) decidere se restare o meno”, e pensano, “sostituirlo ora sarebbe solo controproducente”. Rimane la pressione molto alta dentro il gruppo. I parlamentari hanno recriminato a Di Maio la decisione di umiliarli in Aula e le voci critiche nei confronti del leader sono sempre di più. Il post dell’europarlamentare Ignazio Corrao è quello più significativo: “La Lega difende l’ancién regime. Dal governo conseguenze nefaste per il Movimento“. La decisione di esporsi così duramente, per un grillino da sempre ritenuto molto vicino ai vertici, è solo uno degli ultimi segnali di una forte crisi interna ai 5 stelle.

Uno dei momenti per la resa dei conti è previsto nell’assemblea congiunta. Anche se fonti M5s garantiscono che non si parlerà della “tenuta del governo”, difficile pensare che l’agenda eviterà il tema. Intanto sulla pagina Facebook del Movimento è comparso un post che attacca il trattamento dei media di queste ore.

Le carte nella mani della Lega. Salvini scrive ai suoi e annulla comizi del pomeriggio
Incassato il sì al Tav, tutti si aspettano di capire cosa intende fare il Carroccio. Il leader Matteo Salvini finora tace: non solo non ha commentato l’esito, ma ha pure annullato i comizi del pomeriggio del suo beach tour. Secondo il Corriere della sera, ha anche scritto ai leghisti un sms con una richiesta: “Non allontanatevi per le vacanze”. Per alcuni è il chiaro segnale dell’apertura di una crisi imminente, ma per altri è semplicemente l’ennesimo tentativo di mettere pressione nei soci di governo e lasciarsi aperte tutte le strade. L’agenzia Ansa parla di “un clima non di vacanza, ma di mobilitazione” nella Lega. Solo ieri sera con chi lo ha visto alla festa di Arcore il ministro dell’Interno si sarebbe mostrato pessimista sulla possibilità di andare avanti con questo governo. Negli ultimi giorni lo avrebbero irritato, in particolare, gli attacchi di Danilo Toninelli e Sergio Costa: quando ha letto che il ministro dell’Ambiente – racconta – tirava in ballo la vicenda del figlio sulla moto d’acqua è andato su tutte le furie. Da qui ad aprire la crisi di governo ufficialmente, però ancora ce ne vuole.

CRONACA ORA PER ORA

Ore 21.07 – Salvini: “Tra una mezz’ora a Sabaudia”
“Direzione Sabaudia, piazza già piena! Tra una mezz’ora avete voglia di seguire anche voi qui in diretta? Sempre e comunque: PRIMA GLI ITALIANI!”. Così su Twitter Matteo Salvini.

Ore 21.05 – Ipotesi tre ministri in bilico: Difesa, Trasporti e Ambiente
Dal colloquio tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a quanto apprende l’agenzia Ap da fonti della maggioranza, sembra essere arrivato un accordo di massima per rivedere la squadra di governo. Il segretario della Lega più volte aveva puntato il dito contro il responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, e il collega responsabile dell’Ambiente, Sergio Costa. Sembrano questi i primi ruoli che saranno sostituiti, non necessariamente con nomi del Carroccio. Da qualche voce di corridoio arrivano rumors anche sul ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sul quale Salvini ha avuto da ridire nelle ultime settimane: l’obiettivo del vicepremier è quella di arrivare a una manovra che contenga “un sostanzioso abbassamento delle tasse”. Tema che il titolare del Mef, invece, prende sempre con le molle. Stando sempre alle fonti, Luigi Di Maio, nel pomeriggio, ha avuto colloqui separati con Conte.

Ore 20.55 – Salvini annulla altre due tappe del tour in Abruzzo per l’8 agosto
Dopo le due tappe di oggi, Matteo Salvini annulla altre due tappe ‘dell’Estate italiana tour’, in programma per domani in Abruzzo. Il vicepremier e ministro dell’Interno ha cancellato sia il comizio a Fossacesia Marina alle 10 sia quello si San Salvo Marina alle 17. Resta invece confermato al momento l’appuntamento di domani sera alle 21.30 a Pescara.

Ore 20.50 – Durigon legge sms di Salvini alla piazza di Sabaudia: “Sarà qui tra un quarto d’ora”
“‘Com’è la piazza?’, ha chiesto Matteo Salvini con un sms a Claudio Durigon, letto dal sottosegretario sul palco di Sabaudia. “Sarà qui tra un quarto d’ora”, ha aggiunto. “Facciamogli sentire tutto il nostro calore”, ha esortato Durigon rivolto alle centinaia di persone del pubblico.

Ore 20.25 – Fonti Chigi: “Incontro lungo, pacato e cordiale”
L’incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato “lungo, pacato e cordiale”. Lo riferiscono fonti leghiste di Palazzo Chigi, al termine del colloquio.

Ore 20.15 – Dopo un’ora Salvini lascia Palazzo Chigi
Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha lasciato Palazzo Chigi dopo circa un’ora dal suo arrivo. Il leader della Lega è uscito in auto diretto a Sabaudia dove è atteso per un comizio.

Ore 19.35 – Vertice Salvini a Palazzo Chigi
E’ in corso a Palazzo Chigi, a quanto si apprende, un colloquio tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, che è giunto poco dopo le 19 nella sede del governo.

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Governo, Di Maio contro Salvini: ‘Se vuole crisi di governo lo dica, i suoi attacchi sono inaccettabili’

“Se Matteo Salvini vuole la crisi di governo lo dica chiaramente. I suoi attacchi sono gravi e inaccettabili”. A dirlo, in una diretta Facebook, il vicepresidente del Consiglio e capo politico del M5s, Luigi Di Maio. “La Lega inventa falsità per coprire i finanziamenti dalla Russia” aggiunge, in riferimento al voto del Movimento a favore di Ursula von der Leyen, fatto definito come un “tradimento degli italiani” da parte del leader leghista.

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Ex Ilva, siglato accordo per la sicurezza impianto dopo incontro fiume. I sindacati: “È un primo passo”

Dopo la morte di Cosimo Massaro, per cui risultano già nove persone indagate, nella tarda serata di ieri si è trovato un accordo per dare avvio a una serie d’interventi per la sicurezza dello stabilimento di Taranto. Per giungere alla firma del verbale d’accordo al Mise, ci sono volute nove ore d’incontro tra il ministro Luigi Di Maio, i rappresentanti di ArcelorMittal e i sindacati. A metà pomeriggio Marco Bentivogli, segretario generale della Cisl-Fim, parlava di “un incontro altamente insoddisfacente”. Ma al termine della serata è Rocco Palombella, segretario Uilm, a spiegare i termini dell’accordo: “Il verbale impegna ArcelorMittal a verificare e monitorare tutte le aree d’insicurezza dello stabilimento e poi ci sarà una task force di organi ispettivi che sarà all’interno dell’ex Ilva per verificare le condizioni di pericolo”.

“Tutto questo è avvenuto però dopo una trattativa troppo lunga. Ci aspettavamo un atteggiamento più collaborativo da parte dell’azienda” racconta Valerio D’Alò della Fim-Cisl. Usb non ha sottoscritto la faticosa intesa raggiunta al Mise: “C’è stato un omicidio di un lavoratore. Lo stabilimento non ha le condizioni minime di sicurezza e ci saremmo attesi un’azienda che rilanciava con investimenti , così non è stato e noi restiamo convinti che quell’impianto debba essere chiuso e poi riconvertito”.

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Alitalia, Fs sceglie Atlantia come partner per salvarla. Di Maio: “Grande risultato, ma non indietreggiamo su concessioni”

Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato, valutate le conferme di interesse pervenute, ha individuato Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton, come partner da affiancare a Delta Airlines e al Tesiri per il salvataggio di Alitalia. Esulta il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che due settimane fa aveva definito “decotta” la società che controlla Autostrade: “Un grande risultato. Poste le basi per il rilancio”.

“Sia chiara una cosa però – aggiunge -Niente e nessuno cancellerà i 43 morti del Ponte Morandi. Niente e nessuno cancellerà il dolore delle loro famiglie. Sulla revoca della concessione ad Autostrade non indietreggiamo di un solo centimetro. Andiamo avanti. Meno parole, più fatti”. Quando era trapelata l’ipotesi dell’intervento del gruppo che fa capo ai Benetton, il vicepremier pentastellata aveva spiegato che, in caso di revoca delle concessioni autostradali, Atlantia sarebbe stata un’azienda “decotta” con il rischio di “far cadere gli aerei”.

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Ex Ilva, vertice al Mise è un nulla di fatto. Arcelor: “Non c’è impegno da parte di tutti”. Di Maio: “Nessuno vuole chiudere”

Nessun passo avanti sull’immunità penale, in cerca di un accordo sulla sicurezza, un’apertura insufficiente sulla cassa integrazione ordinaria che dal 1° luglio riguarda 1395 operai di Taranto. Il vertice al ministero dello Sviluppo Economico tra Luigi Di Maio, sindacati e Arcelor Mittal non ha portato a passi avanti concreti. Convocato dopo lo sciopero proclamato in seguito alla morte del gruista che era all’interno del mezzo distrutto da una tromba d’aria, il tavolo non ha prodotto molto più che l’ennesimo botta e risposta tra la società che ha preso possesso dell’acciaieria negli scorsi mesi e il vicepremier pentastellato. 

Alle strette dopo la riapertura della Via, l’addio all’immunità penale, la ricerca di una soluzione per evitare lo spegnimento dell’altoforno 2 imposto dalla procura e l’incidente mortale della scorsa settimana, ArcelorMittal ha detto chiaro e tondo che ritiene necessario “un impegno da parte di tutti” per “mantenere operativo l’impianto”. Se non un ultimatum, poco ci manca. La multinazionale dell’acciaio ribadendo il proprio impegno sotto il profilo della sicurezza e degli investimenti ambientali, è stata categorica: “Anche se ci sono e ci saranno sempre diversità d’opinione, se tutti i principali stakeholder sono d’accordo che questo impianto abbia un futuro dobbiamo lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo. Nell’ultima settimana, lo spirito collaborativo e il senso comune di intenti di cui abbiamo bisogno sono stati assenti”.

A nulla dev’essere valsa la rassicurazione di Di Maio in avvio di lavori: “Nessuno a questo tavolo vuole chiudere l’azienda –  ha spiegato – Massima priorità al lavoro e alla sicurezza sul lavoro. C’è un morto e un sequestro della magistratura, non si possono accusare governo e sindacati per questo”. I lavori sono proseguiti a singhiozzo e sono andati avanti tutto il pomeriggio alla ricerca di un’intesa per firmare un verbale congiunto sulla sicurezza. Di Maio, sul tema, ha tenuto due “ristrette” con azienda e sindacati.

Sul resto, invece, tutto resta in alto mare. Per il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, c’è stata una leggera apertura ma insufficiente sulla cigo ma si è trattato comunque “purtroppo ancora un incontro interlocutorio e assolutamente insoddisfacente”. “Siamo ancora agli impegni che dovranno essere presi per soluzioni che forse arriveranno. Ma il tempo massimo per la sicurezza, per l’ambiente, per il rilancio e la riqualificazione industriale dello stabilimento è scaduto ormai da anni”, ha aggiunto sottolineando che bisogna “lavorare con tutt’altro passo e tutt’altra celerità”.

Nessuna apertura dunque sulla task force per la sicurezza che i sindacati avevano proposto ad ArcelorMittal in apertura di riunione né nessun passo avanti è stato fatto dalla multinazionale per mediare intorno al nodo relativo alla revoca dell’immunità penale dei vertici. Uno spiraglio invece ma giudicato “insufficiente” sulla cigo e sull’utilizzo di questi lavoratori per lavori di manutenzione. “D’ora in poi bisogna che le aziende ascolti con maggiore attenzione tutte le segnalazioni dei rappresentanti dei lavoratori e della sicurezza senza sottovalutare nessun allarme”, spiega Bentivogli.

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‘Fondi Russia a Lega’, Salvini: ‘Ridicolo, ho la coscienza a posto’. Di Maio posta una canzone di Vasco: ‘Noi siamo liberi’

Matteo Salvini twitta “è tutto ridicolo, ho la coscienza a posto”. Luigi Di Maio posta su Facebook la canzone di Vasco Rossi “I soliti”: “Buongiorno, oggi noi ci svegliamo così. Altro che petrolieri, strane fondazioni o finanziamenti. Noi siamo liberi!!! Orgoglioso del Movimento 5 stelle!”. I due vicepremier replicano a distanza sul caso dei presunti finanziamenti russi al Carroccio. Nelle scorse ore è uscita la notizia che la Procura di Milano da febbraio scorso indaga per corruzione internazionale e che tra gli indagati c’è proprio Gianluca Savoini, il leghista che in un audio pubblicato da Buzzfeed tratta con tre russi un maxifinanziamento per il Carroccio. Il tema rischia di spaccare i soci di governo: se i 5 stelle hanno cercato di evitare il più possibile lo scontro diretto, ieri hanno detto di essere pronti a votare per una commissione d’inchiesta sui finanziamenti, ma per tutti i partiti.

La Lega cerca di prendere le distanze dal caso, ma la tensione rimane alta. Salvini su Twitter ha scritto: “È tutto ridicolo. Non abbiamo mai chiesto un rublo, un dollaro, un gin tonic, un pupazzetto a NESSUNO. Rispetto il lavoro di tutti. Ho la coscienza a posto. Querelerò chi accosterà soldi della Lega alla Russia. Bilanci Lega TRASPARENTI”. Poi poco dopo, intervenendo a Radio 1, ha aggiunto: “Non abbiamo mai visto, chiesto, preso un rublo o un dollaro, quando andiamo all’estero parliamo di politica e accordi commerciali per imprese italiane, mi sembra che ci sia molta fantasia. Siamo seri”.

 

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Ex Ilva, sindacati delusi dopo incontro al Mise. Uilm: “Di Maio ha promesso ad azienda di ripristinare condizione di agibilità”

Mentre gli operai Usb contestano i sindacalisti all’uscita dall’incontro al Mise con ArcelorMittal e il ministro Luigi Di Maio, Marco Bentivogli segretario dei Metalmeccanici Cisl giudica l’incontro “deludente” perché “il governo non ha ancora risolto la partita che riguarda lo scudo penale e l’azienda non ha dimostrato alcuna intenzione di ritirare la cassaintegrazione e neppure ha sciolto il nodo se i lavoratori alla fine delle tredici settimane rientreranno tutti in azienda”. Le aspettative di Fim Fiom Uilm e Usb su una possibile inversione di marcia della multinazionale circa la messa in cassa integrazione dal 1 luglio scorso per 1400 lavoratori del sito ex Ilva di Taranto sono state quindi sostanzialmente disattese: ArcelorMittal ha ribadito ragioni e numeri che hanno dettato il provvedimento legato sostanzialmente alla crisi del mercato dell’acciaio nonostante Di Maio si attenda ”una apertura maggiore”.

La clausola che la revoca dello scudo penale liberi dagli obblighi ArcelorMittal? “Del contratto integrativo abbiamo letto stamane sui giornali – afferma Francesca Re David, numero uno della Fiom – non lo conosciamo, come non conoscevamo il contratto fatto dal governo precedente. Noi abbiamo fatto richiesta al Ministro e all’azienda di rendere esplicita e trasparente la discussione che si sta facendo”. Al momento non è stata fatta luce sulla decisione del colosso franco-indiano di chiudere il sito Ilva a fronte della soppressione dell’immunità penale nei confronti degli atti dei vertici, voluta dal governo M5S-Lega. Le rassicurazioni date da Di Maio a Mittal che non deve temere nulla se rispetterà il piano ambientale non pare abbia al momento fatto breccia nel Gruppo che resta in attesa di capire come evolverà il tema. ”Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che l’immunità penale torni”, aveva ripetuto ancora Di Maio ai vertici di ArcelorMittal. L’azienda comunque, aveva subito rassicurato, non avrebbe nulla da temere se ”dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale”. E potrebbe essere questo il punto di mediazione per evitare la chiusura di Taranto che la multinazionale aveva fissato il 6 settembre: ”Se si chiede di precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma, siamo assolutamente disponibili”, assicura Di Maio che su questo mette al lavoro i tecnici del governo rinviando alla prossima settimana un nuovo round sull’Ilva.

Mentre sulla decisione presa oggi dal Tribunale di Taranto Re David esprime preoccupazione: “Azienda e commissari straordinari hanno detto di essere intervenuti entrambi in rapporto con il Tribunale per un incontro e scongiurare la chiusura dell’altoforno. Quando di chiude un altoforno poi ce ne vuole per riaprirlo, sia in termini di soldi che di tempo”

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Governo, Di Maio: “Salvini non risponde e dice di sentirsi solo sul tema dei migranti? Gli mandiamo un peluche”

“Se il ministro dell’Interno dice di sentirsi solo sul tema dei migranti, vorrà dire che se non gli possiamo neanche rispondere che ci sono strade di medio e lungo termine alternative per risolvere questo problema per sempre, gli mandiamo un peluche“. Così Luigi Di Maio, a margine della cerimonia a Roma per l’anniversario della fondazione della Polizia penitenziaria, rispondendo ai cronisti in merito alle polemiche tra Salvini e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta.

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Di Maio con gli attivisti torna su Di Battista: ‘Mi incazzo se chi non era con me alle Europee ora gira per presentare libri’

“Mi volete dare la colpa del risultato delle Europee? Va benissimo. Ma io questa campagna elettorale me la sono fatta da solo“. E, “scusate se mi incazzo se quelli che non sono venuti sul palco con me il giorno dopo le Europee stavano, e stanno ancora, in giro per l’Italia a presentare libri. Perché questo mi fa incazzare molto se permettete”. E’ Luigi Di Maio che parla sul palco dell’assemblea territoriale M5s della Lombardia. Ancora una volta davanti agli attivisti e ancora una volta contro l’ex deputato 5 stelle Alessandro Di Battista che ha appena pubblicato il libro “Politicamente scorretto” (Paper First). Solo il 22 giugno scorso, all’assemblea territoriale di Terni, Di Maio aveva espresso i suoi malumori per le critiche del collega contenute del testo, ma subito entrambi erano corsi ai ripari evocando “chiarimenti”, “telefonate” e “polemiche montate ad arte”. Solo oggi, intervistato dal Corriere della Sera, proprio Di Maio aveva detto: “Alessandro è una figura importante nel Movimento e tutti speriamo che torni a dare una mano concreta. Quando si è al governo, il lavoro è tanto e servono braccia”. Venerdì 5 luglio invece, Di Maio si è confrontato con la base milanese, quella degli attivisti dello storico Meetup numero 1 e, di nuovo, è tornato ad attaccare Di Battista lasciando intendere che il clima tra i due esponenti del M5s è ancora molto teso.

L’assemblea, rigorosamente chiusa ai giornalisti, è iniziata alle 17 ed è durata fino a tarda sera. Si tratta di uno dei tanti incontri territoriali che il capo politico sta seguendo in prima persona proprio per parlare della riorganizzazione del Movimento. Di Maio ha toccato tutti i punti più delicati del M5s. A partire dalla sua leadership e da chi l’ha messa in discussione: “Io sono capo politico e ministro”, ha detto. “Mi sono rimesso al mandato della rete non per farmi dire sì da Rousseau. Qualcuno ha detto non partecipiamo al voto, abbiamo fatto il record di sempre di partecipazione. Ora a qualcuno questa cosa non piace. Va bene, figuratevi. C’è anche un altro che crede che io non debba neanche chiedere al Movimento se restare o andare via, lo può dire. E lo può pretendere. Può fare pure le campagne contro di me”. Il ministro M5s ha rivendicato quanto fatto nella campagna per le Europee nonostante la clamorosa sconfitta di fine maggio: “Mi volete dare la colpa del risultato delle Europee? Va benissimo. Ma io questa campagna elettorale me la sono fatta da solo. Ho fatto un appuntamento per Regione in tutta Italia. Ho trattato tutte le Regioni uguale. ho fatto 10mila chilometri in meno di un mese. E scusate se mi incazzo se quelli che non sono venuti sul palco con me il giorno dopo le Europee vanno e stanno ancora in giro per l’Italia a presentare libri. Perché questo mi fa incazzare se permettete”.

 

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