Archivio Tag: Luigi di Maio

Regeni, la madre: “Andate e vedere cosa diceva Di Maio nel 2016 su Giulio e cosa ha detto in questi giorni. Chi entra nei palazzi cambia”

“In questi anni abbiamo girato per molti Palazzi, e i pavimenti sono tutti ricoperti di tappeti, è una metafora perfetta dell’idea che mi sono fatta di gran parte dei politici, che stando lì dentro finiscono non sentire il suono dei propri passi e perde il contatto con la realtà”. Il riferimento di Paola Deffendi, mamma di Giulio Regeni, durante la presentazione del libro “Giulio fa cose” riguarda anche il ministro degli esteri Di Maio: “Andate a vedere cosa ha detto nel 2016 su Giulio quando era all’opposizione, chi entra nei palazzi cambia, e questo è una vergogna”. L’unico momento in cui l’Italia ha ottenuto qualcosa dall’Egitto rispetto all’avanzamento delle indagini è stato quando venne ritirato l’ambasciatore, “che non significa chiudere l’ambasciata” specifica la legale della famiglia Alessandra Ballerini, ribadendo come questo sia un segnale importante anche per la vicenda di Patrick George Zaki, lo studente trattenuto dall’8 febbraio in Egitto dove è stato torturato e ora è detenuto in attesa dell’udienza prevista nella giornata di oggi

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Coronavirus, Niccolò è arrivato in Italia: ora è allo Spallanzani. Di Maio: “Monitoriamo la situazione degli italiani su Diamond Princess”

Niccolò, il 17enne bloccato a Wuhan a causa di uno stato febbrile al momento del trasferimento dei cittadini italiani, è arrivato in Italia in mattinata, sta bene ed è stato immediatamente trasferito allo Spallanzani, dove sarà ricoverato in quarantena e sottoposto a un nuovo test per verificare il contagio da coronavirus. Il giovane che studiava in Cina ha viaggiato con un volo speciale attrezzato per il biocontenimento che è atterrato all’aeroporto militare di Pratica di Mare. Con lui sull’aereo, oltre ad un team di medici e infermieri, viaggiava anche il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, che questa notte su Facebook ha postato la foto del trasbordo del ragazzo sottolineando che “sta bene”.

Il giovane è risultato negativo già a due controlli effettuati in Cina, ma le autorità italiane hanno deciso di effettuare un ultimo e decisivo test per scongiurare qualsiasi ipotesi di contagio. “Sono un po’ amareggiato perché ho dovuto interrompere il percorso di studi che avevo iniziato in Cina grazie a Intercultura – ha commentato il giovane nel corso di un’intervista a Repubblica – È un bellissimo progetto, chi poteva pensare che sarebbe finita così? Però almeno non dovrò perdere l’anno scolastico”.

Il ragazzo ha detto di non vedere l’ora “di rivedere la mia Grado, anche se so che a Roma dovrò fare la quarantena. Ma, insomma, il peggio è passato. Certo sono stato inquieto. Nelle lunghe ore di attesa mi ripetevo ‘stai calmo, stai calmo, stai calmo’, cercando di non perdere il controllo. Però ero in contatto con i miei genitori, i miei amici, lo staff della onlus Intercultura, e questo mi ha aiutato. Così come devo ringraziare la nostra ambasciata, che mi è stata sempre vicina e non mi ha fatto sentire né solo né abbandonato”. E promette che tornerà in Cina: “Più avanti, quando tutta questa storia sarà finita. Ci tornerò da solo, non più nell’ambito di un programma di scambio culturale”, ha concluso.

Ad accogliere il ragazzo all’aeroporto c’era anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che ha fornito aggiornamenti sui provvedimenti che il governo sta mettendo in campo per sopperire alle perdite economiche delle aziende che fanno affari in Cina: “Abbiamo stanziato 300 milioni per supportare il mondo imprenditoriale italiano che potrebbe essere colpito dagli effetti di questa epidemia – ha detto – A questo proposito, convocheremo una riunione alla Farnesina per individuare necessità ed esigenze. Questo è un primo passo, ne seguiranno altri”.

Intanto, il ministero è impegnato anche a risolvere la situazione degli italiani ancora bloccati sulla Diamond Princess, la nave da crociera ferma a largo di Yokohama, in Giappone, a causa di numerosi contagi avvenuti a bordo. Anche nelle ultime ore se ne sono registrati altri 67. “L’Unità di crisi sta sentendo tutti gli italiani a bordo della Diamond Princess. Nessuno di loro presenta sintomi o fa sospettare che ci possa essere un contagio legato al coronavirus”, ha rassicurato il ministro. “Valuteremo tutte le possibilità ed eventuali azioni da intraprendere per proteggere i nostri connazionali”, ha poi aggiunto.

Il governo americano, ad esempio, ha offerto ai suoi 380 cittadini a bordo della nave di imbarcarsi su dei voli in partenza dal Giappone e diretti negli Stati Uniti. Una scelta, scrive il Wall Street Journal, legata alla montante preoccupazione che la vicenda ha scatenato negli Usa. L’arrivo dei passeggeri è previsto per domenica, dicono dal Centers for Disease Control and Prevention.

Il presidente dell’armatore, Jan Swartz, in una lettera che il capitano ha letto ai passeggeri ha comunicato che lo sbarco, esclusi gli anziani e gli americani, è stato posticipato dal 19 al 21 febbraio “e nei giorni a seguire” a causa dell’impossibilità di completare tutti i test entro la data prevista.

Sale a 67mila il numero dei contagi in tutto il mondo Gli ultimi dati segnalati dalle autorità sanitarie di Pechino riferiscono che, ad oggi, nella Cina continentale, sono 1.523 i morti, principalmente nella provincia centrale di Hubei.

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Libia, più soldi al governo Sarraj per chiudere i centri di detenzione per migranti: la bozza delle modifiche al Memorandum

Richieste di chiusura dei centri di detenzione in cambio di finanziamenti, senza però forzature e con un linguaggio attento a non urtare la sensibilità della controparte libica. Nella bozza della rinegoziazione del Memorandum Italia-Libia sui migranti diffusa da Avvenire si legge il tentativo del governo di Roma di limitare, fino arrivare alla chiusura delle strutture stesse, il ricorso alla detenzione nei centri diventati famosi per i soprusi, le minacce, le estorsioni, le torture e le uccisioni da parte delle milizie che li controllano.

Nel documento si parla, ad esempio, di “rilascio di donne, bambini e altri individui vulnerabili dai centri e alla chiusura di quei centri che, in caso di ostilità, siano più direttamente esposti al rischio di essere coinvolti nelle operazioni militari”. Provvedimenti, questi, che non vengono però indicati come urgenti o immediati, così da rendere impossibile stabilire le tempistiche. Inoltre, le strutture di detenzione vengono definite sempre “centri d’accoglienza”, mentre le inchieste giornalistiche degli ultimi anni hanno raccontato di luoghi più simili a dei lager, sovraffollati, dove acqua e cibo scarseggiano, così come l’accesso alle cure sanitarie di base, mentre abbondano le violenze dei carcerieri. A tutto questo, anche per giustificare le richieste del governo italiano, non si fa cenno.

Nel documento, composto da 8 articoli, si legge anche che si dovranno “avviare programmi di sviluppo, attraverso iniziative capaci di creare opportunità lavorative ‘sostitutrici di reddito’ nelle regioni libiche colpite dai fenomeni dell’immigrazione irregolare, traffico di esseri umani e contrabbando”, ammettendo implicitamente che proprio il traffico e lo sfruttamento dei migranti nei centri rappresentano una delle principali fonti di guadagno per i gruppi che operano nell’area.

Il processo di chiusura delle strutture dovrà essere accompagnato dal “pieno e incondizionato accesso agli operatori umanitari, che potranno rafforzare l’attività di assistenza umanitaria a favore dei migranti e delle comunità ospitanti”, impedendo invece l’entrata nei centri “del personale che non abbia adeguate credenziali in materia di diritti umani”.

In cambio, “l’Italia si impegna a sostenere finanziariamente, con corsi di formazione e con equipaggiamento la guardia costiera del Ministero della Difesa (libico, ndr)”, lasciando aperta anche la possibilità di un supporto degli “organi e dipartimenti competenti del Ministero dell’Interno”, anch’esso dotato di una propria milizia navale. Inoltre, “la Parte italiana si impegna a fornire supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della prevenzione e del contrasto all’immigrazione irregolare e delle attività di ricerca e soccorso in mare e nel deserto. Le Parti si impegnano a sostenere le misure adottate dall’Unhcr-Acnur e dall’Oim nel quadro del piano d’azione per l’assistenza ai migranti in Libia e la Parte libica assumerà ogni utile iniziativa per facilitarne l’attuazione”. Ma di questo, scrive il quotidiano, le agenzie Onu citate non sono state informate.

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Fondazione Open, Di Maio: “Commissione sui fondi ai partiti nel contratto di governo”. Iv: “Disponibili, ma vogliamo sapere tutto di tutti”

“Serve subito una commissione d’inchiesta sui fondi ai partiti. Lo chiederemo nel contratto di governo che vogliamo far partire a gennaio”. Luigi Di Maio interviene dopo le perquisizioni ordinate dalla procura di Firenze in undici città nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti alla Fondazione Open, definita dai pm una “articolazione di un partito politico“. La Fondazione Open, attiva dal 2012 al 2018, era nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi, tra le quali la convention della Leopolda. Oggi Renzi con la sua Italia Viva sostiene la maggioranza del governo Conte 2. “Noi siamo molto disponibili a una Commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti, alle fondazioni e anche alle Srl collegate a qualche movimento“, risponde Luciano Nobili di Italia Viva.

“Vogliamo sapere tutto di tutti, comprese le collaborazioni o consulenze con società pubbliche italiane, europee o cinesi, ad esempio”, provoca Nobili. Che poi in merito alle perquisizioni della Guardia di Finanza in 11 città italiane aggiunge: “Attendiamo con tranquillità i processi e le sentenze: perché i giustizialisti fanno il processo sui media, i garantisti lo fanno in Cassazione”. Ad appoggiare, seppure cautamente, la proposta di Di Maio è anche il premier Giuseppe Conte: “Il Parlamento è sovrano, quindi da questo punto di vista qualsiasi commissione…”, dice lasciando l’appuntamento dell’Aci. “Non voglio entrare nel merito delle notizie freschissime – premette il presidente del Consiglio – però sicuramente c’è molta attenzione da parte delle forze politiche sul sistema dei finanziamenti. È giusto“. Poi lo stesso Conte puntualizza: “Non voglio intervenire nell’ambito specifico di una inchiesta di cui non conosco nessun risvolto“. “Siamo agli inizi, non mi permetto di fare valutazioni riguardo a inchieste in corso”, conclude il premier.

La nota di Di Maio – “Anche oggi ci sono state alcune perquisizioni della Guardia di Finanza in merito a presunti finanziamenti illeciti ai partiti. Oltre al traffico di influenze illecite, sarebbero contestati anche i reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Non è la prima volta che succede una cosa simile. È evidente che c’è un problema serio per quanto riguarda i fondi e i finanziamenti che ricevono i partiti che finalmente abbiamo disciplinato con la nuova legge anticorruzione“, scrive il capo politico M5s in una nota. La norma introdotta lo scorso anno e voluta dai 5 stelle prevede di rendere pubblici i finanziamenti ai partiti politici superiore ai 500 euro, anche quando si tratta di soldi donati alle fondazioni che poi li girano agli stessi partiti.

Quindi Di Maio ribadisce la richiesta già lanciata dai Cinquestelle: una commissione d’inchiesta sui fondi ai partiti. Questa volta però, da inserire nero su bianco nel futuro contratto di governo che il M5s ha chiesto agli altri alleati di governo di sottoscrivere il prossimo gennaio, subito dopo la chiusura della sessione di bilancio. “Si chiami patto, contratto, accordo, l’importante è che ci siano i contenuti. Questo Governo durerà tre anni, se le forze politiche di Governo saranno compatte e se garantiremo la massima trasparenza sulla gestione di fondi pubblici e privati”, conclude Di Maio.

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Viadotto Savona, Di Maio: ‘Basta licenze ai concessionari che non fanno manutenzione’. Morassut (Pd): ‘Servono investimenti adeguati’

“Vedere un altro ponte crollare nella stessa regione dove è crollato il ponte Morandi con un altro concessionario stradale che non sono i Benetton continua ad avvalorare la nostra tesi che questi concessionari che non manutengono ponti e strade non devono avere più le concessioni”. Lo ha detto il capo politico del M5s e ministro degli Esteri Luigi Di Maio, parlando ad Acireale, in provincia di Catania, in una delle sue ultime tappe del weekend in Sicilia. In serata Di Maio è tornato anche sulle concessioni ad Autostrade per l’Italia, nella bufera per il crollo del Ponte Morandi: “Stiamo lavorando da mesi su quei contratti, che sono stati fatti con il preciso obiettivo di dare allo Stato tutti gli oneri e tutti i vantaggi ai concessionari: dobbiamo riuscire a togliere quelle concessioni“, ha detto il leader M5s ospite a Non è l’arena su La7. “Quando stavo al governo con la Lega, la Lega proteggeva il gruppo Benetton – ha aggiunto – adesso, con le carte che sono venute fuori, ci vuole coraggio per dire di lasciare le concessioni a quel gruppo”.

Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente, chiede di accertare “subito le cause del crollo di Savona. Se dipende da una frana o da un problema di manutenzione dell’infrastruttura”. “In ogni caso il governo ha ben chiaro che la fragilità del territorio italiano impone un maggiore impegno sul tema della difesa del rischio idrogeologico. Le risorse ci sono e vanno utilizzate responsabilizzando regioni e comuni, che il governo intende coinvolgere negli interventi di messa in sicurezza del territorio”. “Abbiamo anche chiaro – continua l’esponente del Partito democratico – il rapporto Anac sulle concessioni autostradali e sappiamo che ai concessionari va chiesto di onorare contratti e convenzioni con adeguati investimenti di manutenzione soprattutto per le opere d’arte come viadotti, svincoli e sottopassi, che risultano trascurati dalle rilevazioni Anac”, conclude Morassut.

“Quanto accade in maniera sempre più evidente dopo ogni ondata di maltempo conferma la fragilità del nostro territorio – scrive su Facebook il segretario del Pd Nicola Zingaretti – Ora bisogna programmare subito gli investimenti per mettere in sicurezza il Paese. Questa deve essere una delle priorità assolute dell’agenda di governo. Significa investimenti, procedure più semplici, coinvolgimento dei Comuni e dei territori”.

A proporre una soluzione sono le comunità montane, che da tempo chiedono che la politica intervenga per obbligare i concessionari a investire sui territori parte dei proventi dei pedaggi. “Da almeno dieci anni Uncem chiede alla politica di intervenire affinché i concessionari delle autostrade debbano per legge, in base alla concessione, investire parte del pedaggio pagato dai mezzi che usano l’infrastruttura sui territori che le autostrade stesse attraversano, in particolare quelli montani, più fragili”, afferma Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani.

“Numerosi sindaci, in particolare di Comuni lungo l’A32 Torino-Bardonecchia e l’A6 Torino-Savona, hanno fatto questa proposta. Istanza che Uncem sostiene con forza”, aggiunge Bussone spiegando che “anche solo 1 centesimo di euro del biglietto per il pedaggio dovrebbe andare ai territori per interventi volti all’assetto del territorio e alla gestione attiva di boschi lungo le autostrade”. “Questo permetterebbe una migliore gestione dei versanti, senza dover continuamente ricorrere alla spesa pubblica per interventi volti alla prevenzione del dissesto idrogeologico. Ripartiamo da qui nel rivedere i modelli di concessioni dello Stato, a partire dalle autostrade”, conclude Bussone.

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