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Sea Watch, c’è chi salva vite e chi schiuma rabbia. È davvero questo il Paese che vogliamo diventare?

C’è una persona che salva vite in mare. Una persona che può stare più o meno simpatica. Che può dire cose più o meno condivisibili ma che, questo è certo, ha dedicato tutta se stessa a salvare persone alla deriva. E poi c’è un paese una volta grande, un paese di mare, che è diventato grande sul mare e che conosce come le sue tasche la sacra legge del mare. Nessuno si abbandona. E poi c’è un paese che si è trasformato in un paese codardo e cattivo. Che per paura di 42 disperati mette in galera chi li ha salvati. Un paese che fa leggi scritte apposta per incarcerare la bontà.

C’è un paese che schiuma rabbia su una banchina, nel cuore della notte. Che urla a Carola, la capitana appena sbarcata, frasi come “spero che questi neg** ti violentino”. Un paese che non accetta che esista qualcuno, armato di solo coraggio, che lavora per evitare tragedie in mezzo al Mediterraneo. Un paese che di fronte al problema dell’immigrazione si tiene alla larga dalle soluzioni, preferendo sputare facili slogan. Convinto che tutto debba risolversi sempre e comunque con un “no”. Un paese che pur di screditare quella donna, da giorni ferma a pochi metri da Lampedusa con lo sguardo rivolto verso terra, in cerca di una mano tesa, ha dato fondo alla sua fantasia di luoghi comuni, sprezzante.

“Una tedesca bianca e ricca, nemica dell’Italia”. Così è stata bollata in fretta e furia Carola. Che, a bordo della sua nave, solca il mare alla ricerca di persone sfortunate, rimaste sole tra le onde, e le soccorre. Senza farsi troppe domande su quale sarà la loro destinazione, su quale nazione le accoglierà. A lei non interessa: si avvicina, le strappa a quelle acque profondissime, dà loro una seconda vita, una nuova speranza.

E proprio per questo è diventata il nemico pubblico numero uno della nostra Italia, di quella parte d’Italia che si è scordata le proprie origini, accecata da un odio disumano ravvivato ad arte. Che ha smesso di interrogarsi su se stessa, di cercare una strada diversa, migliore. Sarebbe bello ogni tanto fermarsi su certi porti, in certe notti. E chiedersi se davvero è questo il Paese che vogliamo diventare.

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Museo Navigante, 2500 visitatori per la missione sulle coste dell’Adriatico tra gli ecomusei marittimi croati e sloveni






Il Museo Navigante è tornato in porto. L’ultima avventura sotto il segno dell’iniziativa itinerante per la promozione dei Musei del mare e della marineria d’Italia (74 gli enti che aderiscono) con la goletta Oloferne, si è conclusa il 13 giugno con una centinaia di visitatori a Porto San Giorgio, dove l’amministrazione sta lavorando al progetto di un nuovo Museo del Mare.

Molte le tappe del viaggio. In Slovenia e Croazia sono state Pirano, Fiume, Draga di Moschiena, Laurana/Lovran – Krk/Veglia, Novalja nel golfo di Zara e infine Betina per il Forum 2019 dell’Associazione Musei Marittimi del Mediterraneo. Il viaggio tra le coste dell’Adriatico orientale è stato sostenuto da JPS Jadranski Pomorski Servis di Rijeka/Fiume società di servizi di rimorchio portuali. A visitare la goletta Oloferne sono state in totale circa 2500 persone. La navigazione è trascorsa tranquillamente nonostante i primi giorni ci siano stati un po’ di scirocco e mare mosso.

Nei porti sloveni e croati è stato possibile al Museo Navigante constatare un’evoluzione negli ecomusei marittimi. Questi, ormai trasformati, lasciano da parte quelle che sono le caratteristiche proprie di musei al chiuso. È emerso di importante come in diversi porti dell’Adriatico si stia cercando di portare a compimento un nuovo concetto di ecomuseo, tale da farne un centro di promozione della cultura del territorio e delle comunità che rappresenta. Diventa così mezzo di diffusione di storie e di ricordi condivisi all’interno della piccola comunità: ne sono esempi i musei dell’isola di Kirk, di Pirano e di Braga dove vengono conservati vari oggetti del passato come collezioni e documenti, ma anche vere e proprie flotte di imbarcazioni tenute in acqua.

Durante la sua navigazione il Museo Navigante ha potuto inoltre riflettere sulle diverse forme di turismo attuali: una è rappresentata dal turismo delle grandi navi ed è quello del consumo, l’altro è quello delle piccole comunità. Questa seconda forma di turismo è rispettosa del territorio in tutti i suoi aspetti: ambientale, culturale e storico ed è rappresentata in particolare dagli ecomusei che sono propulsori di nuove forme di turismo sostenibile, in grado di salvaguardare l’identità della comunità e l’ambiente.

Proprio il giorno in cui avveniva l’incidente della nave MSC a Venezia il Museo Navigante era a Draga di Moschiena alla Casa del mare, un piccolissimo museo che raccoglie le memorie dei naviganti del borgo marinaro e che propone ai turisti percorsi articolati per conoscere i luoghi. Sarebbe possibile riprodurre questa esperienza di ecomuseo in Italia prendendo spunto dal lavoro che compiono Sloveni e Croati per diffondere la cultura delle barche tradizionali. Molte infatti sono le loro associazioni che, in collaborazione con i musei, organizzano quasi ogni settimana veleggiate, regate e gite sulle piccole barche tradizionali.

Un altro aspetto innovativo è quello dell’ecomuseo di Pirano, che oltre a essere senza barriere architettoniche ha cercato di abbattere anche quelle sensoriali, installando di recente dei percorsi dedicati a coloro che hanno disabilità come la ricostruzione di oggetti in plastica con scopi didattici per i visitatori non vedenti.

Salvaguardare la cultura del mare, i suoi valori e le sue barche significa anche diffondere la cultura del Mediterraneo che è sempre stato un mare aperto. Basta viaggiare tra le due sponde dell’Adriatico per capire come, nonostante la storia spesso tormentata di questi luoghi, la cultura marinara sia simile tra le diverse popolazioni. Recuperare le radici comuni dei popoli del mare è una parte fondamentale del dialogo tra culture. Questo è quanto è davvero importante secondo Marco Tibiletti, comandante della goletta Oloferne.

Che ricorda come sia necessario che istituzioni pubbliche e privati si interessino alla cure delle barche storiche partendo proprio dalla storia del nostro mare: un tempo nell’Adriatico c’era una flotta di trabaccoli, fondamentali barche da trasporto e da pesca, che ha garantito il sostentamento delle popolazioni costiere. Si stima che ancora nel 1939 ce ne fossero centinaia. Oggi però sono rimasti pochissimi esemplari (il Museo Navigante ne ha trovato uno anche nella baia di Buccari): tre in Italia e cinque o sei nell’Adriatico est. Queste imbarcazioni sono affidate alla buona volontà di associazioni, armatori privati e in qualche caso sporadico a istituzioni (come ad esempio il museo di Cesenatico che ha un flotta di barche storiche galleggianti, tra cui il trabaccolo Giovanni Pascoli).

Prendendo esempio da casi come quello di Betina, villaggio croato sull’isola di Murter, che ha recuperato e restaurato una gajeta (piccola barca tradizionale trasformata in monumento nazionale), all’Italia il Museo Navigante e i suoi sostenitori chiedono maggiore interesse alle barche tradizionali che sono molte ma che rischiano di andare tutte perdute.

di Petra Matteucci

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“‘Il mare più bello 2019” è il Tirreno: la classifica di Legambiente e Touring Club che valuta anche i comuni plastic free

Le località più belle d’Italia si affacciano sul Tirreno. Quest’anno la guida di Legambiente e Touring Club Italiano, “Il mare più bello 2019” assegna il riconoscimento delle 5 vele a sette comprensori turistici bagnati da quelle acque. Pollica (Salerno) e il Cilento Antico al top della classifica, seguiti da Castiglione della Pescaia (Grosseto) e la Maremma Toscana e Posada (Nuoro) con le Terre della Baronia e il Parco di Tepilora. Se il Terreno è il mare più premiato, la classifica delle regioni vede la Sardegna al primo posto seguita da Sicilia, Puglia, Campania e Toscana. Sono in tutto 97 i comprensori turistici individuati sulla base dei dati raccolti da Legambiente sulle caratteristiche ambientali e sulla qualità dell’ospitalità. E quest’anno entra nella guida un nuovo simbolo: quello dei comuni “plastic free”.

LE 5 VELE – La Sardegna è dunque la regione più premiata con 5 comprensori a 5 vele: dalle terre della Baronia di Posada, poco sotto Olbia, all’area più a nord che comprende la Gallura costiera; a sud le 5 vele sventolano invece sul litorale di Baunei (Nuoro) e su quello di Chia, la famosa spiaggia del Comune di Domus De Maria (Sud Sardegna). Cinque vele anche sulla costa nord occidentale, lungo il litorale della Planargia, che comprende il Comune di Bosa (Oristano). Importanti anche i riconoscimenti ottenuti da Sicilia, Puglia, Campania e Toscana. Nel primo caso la vacanza a 5 vele è assicurata in tre comprensori fra i primi classificati: il Litorale Nord di Trapani, le coste dell’isola di Pantelleria, sempre in provincia di Trapani, e quelle dell’isola di Ustica, in provincia di Palermo. In Puglia lungo la costa del Parco Agrario degli Ulivi secolari, tra le provincie di Bari e Brindisi e, poco più sotto, nell’Alto Salento Adriatico e nell’Alto Salento Jonico, entrambi in provincia di Lecce. La Campania piazza due comprensori al top: il Cilento Antico, vincitore di quest’anno e la Costa del Mito, entrambi in provincia di Salerno. Due comprensori a 5 vele anche per la Toscana, i comuni della Maremma Toscana e quelli della Costa d’Argento e dell’isola del Giglio, tutti in provincia di Grosseto, mentre in Liguria le Cinque vele sventolano sui tre Comuni delle Cinque Terre.

COMPRENSORI A 4 VELE – Le 4 vele sventolano in Sardegna su dieci comprensori turistici: sul litorale di Pula a sud dell’isola, nel Golfo degli Angeli, lungo la costa sud occidentale e le isole sulcitane, sulla Costa Verde, nel Golfo di Oristano, in quello dell’Asinara, nell’arcipelago de la Maddalena, nel Golfo di Olbia che comprende l’area marina protetta di Tavolara e ancora nel Golfo di Orosei e, poco più a sud, lungo il litorale dell’Ogliastra. Per quanto riguarda la Toscana, le 4 vele vanno all’isoletta di Capraia, nell’Arcipelago Toscano. In Puglia, al versante Sud del Gargano, alle Isole Tremiti e al Basso Salento Adriatico. In Sicilia a Egadi e Pelagie, all’isola di Salina e al Golfo di Noto. Le 4 vele sventolano anche sul Golfo dei Poeti e lungo la Baia di Levante, in Liguria. In Lazio lungo le coste delle isole Ponziane, sulla Riviera di Ulisse e la Maremma Laziale. In Campania, sui comuni della Costiera Amalfitana e l’Isola di Capri e nella Penisola Sorrentina, in Basilicata lungo la Costa di Maratea e, in Calabria, sulla Costa dei Gelsomini. Risalendo il mar Adriatico 4 vele sono state assegnate quest’anno alla costa dell’Area Marina Protetta del Cerrano in Abruzzo e alla Riviera del Conero, nelle Marche.

I LAGHI – La guida dedica anche una sezione alle località del turismo lacustre. In questo caso è il Trentino-Alto Adige la regione al top per numero di comprensori tra i primi classificati, con tre laghi dei sette a 5 vele: il lago di Molveno, quello di Fiè e quello di Monticolo. Cinque vele anche per il lago dell’Accesa, in Toscana, quello di Avigliana Grande, in Piemonte, il lago del Mis in Veneto e la riva Occidentale del Lago di Garda.

I COMUNI PLASTIC FREE – Quest’anno entra nella guida un nuovo simbolo: è quello dei comuni ‘”plastic free“, cioè che hanno adottato misure per ridurre la plastica monouso sul proprio territorio. Sono 32 quelli presenti nella guida: San Vito Chietino (Chieti), Maratea (Potenza), Castellabate e Pollica (Salerno), Capri e Ischia (Napoli), Sperlonga (Latina), Riomaggiore e Vernazza (La Spezia), Bordighera (Imperia), Otranto (Lecce), Isole Tremiti (Foggia), Carloforte e Domus de Maria (Sud Sardegna), Realmonte, Lampedusa e Linosa (Agrigento), Capo d’Orlando, Taormina, Malfa e Santa Marina Salina (Messina), Favignana, Pantelleria e San Vito lo Capo (Trapani), Noto (Siracusa), Campo nell’Elba, Capoliveri, Marciana Marina e Porto Azzurro (Livorno), Castiglione della Pescaia, Follonica e Scarlino (Grosseto) e Chioggia (Venezia).

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