Archivio Tag: Maria Elena Boschi

Boschi a SkyTg24: “I tacchi mi piacciono molto e continuerò a usarli. Un calcio a qualcuno? Mai, sono più buona di quanto sembri”

“I tacchi mi piacciono molto e quindi continuerò a metterli anche se costano un po’ di sacrificio, perché sono molto belli. È chiaro che poi ci sono altre giornate in cui uno magari usa delle scarpe da ginnastica, le ballerine a seconda dell’occasione. I tacchi per noi italiane poi spesso sono sinonimo di moda italiana, di calzaturifici italiani”. Lo ha detto Maria Elena Boschi a L’Intervista di Maria Latella, su Sky Tg24, commentando l’iniziativa KuToo contro i tacchi a spillo, lanciata dalle donne giapponesi e sposata dalla giornalista, in onda con un paio di sneakers. E alla domanda su a chi darebbe un calcetto l’onorevole Boschi con i suoi tacchi a spillo ha risposto: “A nessuno. Io sono veramente molto più buona di quanto sembri. Calci mai a nessuno, anzi”.

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Firenze, Maria Elena Boschi alla Festa dell’Unità balla con anziano e lo liquida: “Adesso basta”

Maria Elena Boschi si è concessa un momento di relax alla festa dell’Unità di Firenze, dove ha ballato con un anziano sulle note di ‘Casa in riva al mare‘ di Lucio Dalla. L’ex ministra delle Riforme sta tornando a farsi sentire nel dibattito politico per la polemica sull’assenza di sottosegretari toscani nel governo Conte 2.

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Nella crisi più pazza del mondo nessuno pensa alle donne. Sarà perché non ce ne sono?

Nella crisi più pazza del mondo salta agli occhi la totale assenza della componente femminile. Lo faceva osservare – con una punta di politicamente corretto – Enrico Mentana nella sua maratona del 27 agosto.

Ma se non ci si limita alle dichiarazioni di sentimento, proprie di un buonismo a costo zero; se non si imbocca la tesi cospirativa, che tutti assolve condannando tutti, pronta ad attribuire la sola responsabilità al corporativismo di genere; se non ci si rintana nel comodo rifugio della denuncia purchessia, allora si può esperire un’altra verità.

La verità che il punto di vista femminile è silenziato nel dibattito pubblico proprio perché di donne non ce ne sono. Semmai ci sono “uome”, femmine in carriera del tutto sottomesse al paradigma maschile, in questa fase storica dove il pensiero dominante oscilla tra l’imperativo “imprenditorializzati” e quello “più maschio del maschio”; nell’idea di liberazione come carrierismo individualista. In cui gli stereotipi con cui le donne-uome promuovono se stesse sono tratti dai più biechi armamentari dei maschietti maschilisti.

Che altro fa Maria Elena Boschi, quando intende replicare a Matteo Salvini, postando una sua istantanea balneare improntata all’idea di seduttivo-femminino da calendario? Evidente espressione di subalternità culturale ai (dis)valori sessuati di chi si vorrebbe contestare.

Sicché, sempre alla ricerca di un introvabile “punto di vista femminile”, cosa differenziava le ministre Anna Finocchiaro o Roberta Pinotti nell’uso strumentale delle scorte all’Ikea o degli aerei di Stato dal primo ministro profittatore Matteo Renzi? Cosa distingue il balbettio di Barbara Lezzi sul Tap rispetto a quello di Danilo Toninelli sul Tav? Che c’è di cultura di genere nell’harem parlamentare berlusconiano e quale idea di liberazione al femminile ci propone il saltabeccare opportunistico da sigla a sigla dell’attualmente leghista Giulia Bongiorno?

Insomma, l’ascensore sociale della politica continua a essere unisex. Solo che, appiattendosi sulla metà del cielo patriarcale, le donne rischiano di condannarsi all’insignificanza. Soprattutto, hanno barattato la solidarietà di genere con le seduzioni neo-liberiste del modello “donna in carriera”, finendo isolate ed emarginabili.

Così non è sempre stato. Tanto per dire, pur nelle evidenti diversità biografiche e culturali, Tina Anselmi e Luciana Castellina esprimevano un’idea di rapporto con il potere e il consenso chiaramente distinguibile da quello dei colleghi maschi.

Del resto, un fenomeno epocale. Fino agli anni Settanta il movimento femminista praticava con radicalità la messa in discussione dei criteri cardine della società gerarchico-patriarcale, che imponeva al “secondo sesso” un’opprimente posizione di vassallaggio. Al tempo stesso coltivava la solidarietà di genere – la sorellanza – come aggregazione coalizionale indispensabile per far valere le proprie ragioni.

Quel punto di vista differente, se non alternativo, che faceva parlare i teorici dell’organizzazione di “società femminilizzata”: l’alba di una coesistenza tra le persone e i sessi meno aggressiva/competitiva e più conviviale/collaborativa. Un processo di incivilimento risucchiato – come si diceva – nell’apoteosi dell’interesse egoistico (e relativa atomizzazione della società in contrapposte solitudini) con l’avvento delle sbornie thatcher-reaganiane.

Nonostante sia una vague ideologica ormai allo stremo, l’unico modello in campo resta quello della donna fallica, la “uoma”. La cui icona potrebbe essere una signorina bon ton con artigli: la banchiera Christine Lagarde. Così almeno ne parlava l’antica leader del femminismo americano Nancy Fraser, intervistata il 31 marzo 2015: “Lagarde è un esempio calzante delle contraddizioni del femminismo. Il fatto è che la seconda ondata femminista, a cavallo tra fine anni Sessanta e fine Settanta, si focalizzava sul tema della redistribuzione: un approccio solidaristico vicino alla tradizione socialdemocratica. Quando lo Zeitgeist è cambiato a favore del neoliberismo, anche il femminismo ha preso un’altra direzione: l’emancipazione legata all’equità è stata soppiantata dall’emancipazione in senso individualistico”.

Scalatrice spudorata la futura “signora Bce”, quanto e più di un maschietto, sorpresa in passato a supplicare l’allora presidente Nicolas Sarkozy per qualche poltrona: “sono al tuo fianco per servirti”.

Quale alternativa (di civiltà o – più semplicemente – di punto di vista) può rappresentare chi scrive una tale missiva?

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Boschi-Taverna, duello twitter: “Vai a fare la saldatrice”, “Io faccio l’avvocata, lei?”

“Vai a fare la saldatrice”, “Io sono avvocato, e tu?”. Botta e risposta via Twitter tra la deputata del Pd ed ex ministra per le Riforme Maria Elena Boschi e la senatrice M5s e vicepresidente del Senato Paola Taverna. Il dibattito si accende quando Boschi ha criticato il reddito di cittadinanza e Taverna le ha risposto: “Le consiglio di inviare il cv come saldatrice”. “Io faccio l’avvocato. Ma non troverei nulla di male a fare il saldatore”, ribatte Boschi.

Ad aprire il confronto tra le due parlamentari è stato un tweet dell’ex ministra: “L’ad di Fincantieri dice che mancano 6mila ragazzi per fare lavori manuali, come il saldatore. E lui è pronto ad assumerli. Forse il governo dovrebbe concentrarsi su questo anziché sul reddito di cittadinanza. I ragazzi hanno diritto a trovare un lavoro, non a ricevere un sussidio”.

La vicepresidente del Senato ribatte: “Il sistema del reddito è già partito. Adesso ci stiamo occupando del taglio di 345 Parlamentari. Le consiglio di inviare il cv come saldatrice. Oppure c’è il reddito di cittadinanza con cui le proponiamo dei lavori, se rifiuta due volte la mandiamo nella sua Bolzano. Ci pensi!”.

Boschi a stretto giro risponde: “Io faccio l’avvocato. Ma non troverei nulla di male a fare il saldatore. Nella prossima legislatura credo di avere i voti per restare in Parlamento. In caso contrario farò la professione per cui ho studiato. Lei non so. Magari mandi il curriculum a suo cugino, quello dei vaccini”.

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Pd, Renzi presenta i comitati civici: “Non siamo una corrente”. I militanti: “Noi oltre il partito, Zingaretti lavori”

“Non siamo una corrente del Pd, ce ne sono già a sufficienza”. Sono queste le parole che Matteo Renzi ha scelto per presentare i “Comitati Ritorno al Futuro” al teatro Elfo Puccini di Milano. Una forma di organizzazione che “solo in parte si sovrappone con il Pd” come racconta uno dei promotori, il deputato dem Ivan Scalfarotto che però precisa “la politica è un altro mestiere, qui parliamo di civismo”. Il tema della giornata è quello delle fake news: “Parlare di questo significa dire che o noi torniamo a cambiare l’agenda politica del nostro Paese o non vinceremo più” scandisce Renzi dal palco di fronte alle oltre 800 persone che hanno riempito il teatro. In prima fila sono seduti i “big” renziani. Da Sandro Bonifazi a Maria Elena Boschi che però si schermisce: “Non c’è nessuna prova generale per fare un nuovo partito, c’è la voglia di fare buona politica”. In sala anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala.

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Pd, Boschi: “Segreteria? Buon lavoro a Zingaretti. Da toscana mi sarebbe piaciuto ci fosse un toscano”

“Dentro il Pd ci sono tante anime che speriamo possano essere ascoltate e anche valorizzate. Il nostro segretario ora è Zingaretti, rispettiamo il suo lavoro ma ci aspettiamo di avere qualche proposta nuova”: così Maria Elena Boschi prima di intervenire al primo incontro nazionale della mozione “Sempre Avanti“, guidata da Roberto Giachetti e dalla deputata democratica umbra Anna Ascani, che si sta svolgendo ad Assisi.

La segreteria, dice poi Boschi, “esprime il segretario ed è scelta legittimamente tra chi lo ha sostenuto. Da toscana, visti i risultati che abbiamo riportato alle europee e alle amministrative, mi sarebbe piaciuto qualche toscano in segreteria ma auguro buon lavoro ai colleghi che dovranno impegnarsi. Però noi ci siamo e tante persone nel Pd possono dare una mano. Anche Renzi c’è – conclude Boschi – visto che sta facendo il suo lavoro da senatore, sta lavorando in Parlamento e ha fatto campagna elettorale per i nostri sindaci anche a Firenze”.

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