Archivio Tag: Matteo Salvini

Accordi&Disaccordi (Nove), Travaglio: “Salvini e Renzi vogliono ora Mario Draghi al posto di Conte? Irresponsabili e sciacalli”

“Siamo l’unico Paese nel quale, mentre in tutto il mondo il problema è il Coronavirus, per alcuni politici il problema è cambiare il presidente del Consiglio o cambiare il governo“. Nel suo intervento settimanale ad ‘Accordi&Disaccordi’, il talk politico condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi, in onda su Nove tutti i venerdì alle 22.45, Marco Travaglio commenta le dichiarazioni di Matteo Salvini e Matteo Renzi che, ieri, avevano fatto intendere di pensare a Mario Draghi come possibile successore di Giuseppe Conte in un governo di unità nazionale post emergenza. “Non credo che esista, forse in Macedonia, un dibattito su un cambio di governo durante un’emergenza di questo genere – spiega il direttore de Il Fatto Quotidiano – Stiamo parlando di due irresponsabili, due sciacalli, ma non è più nemmeno una novità. Ormai il loro è un rumore di fondo, un ronzio di sottofondo”, conclude il giornalista.

“Accordi&Disaccordi” è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia ed è disponibile anche su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, Sky Canale 145 e Tivùsat Canale 9. Segui @aedtalkshow su Facebook, Twitter e Instagram.

L’articolo Accordi&Disaccordi (Nove), Travaglio: “Salvini e Renzi vogliono ora Mario Draghi al posto di Conte? Irresponsabili e sciacalli” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

“Salvini e/o Mussolini”, il libro di Buttafuoco: “Assonanze tra i due? Come paragonare Rita Hayworth a Elettra Lamborghini”

La Lega e il suo leader, Matteo Salvini, sono nientemeno il ritorno del fascismo e del suo capo, Benito Mussolini? Una parte dell’opinione pubblica è convinta di sì.
In particolare la Sinistra – che per l’autore rappresenta il nucleo identificativo dell’italiano irreggimentato nei riflessi condizionati – fa infatti del Carroccio e del
Capitano, che l’ha portato a diventare il primo partito, il pericolo numero uno della società civile. Così, prendendo spunto da un titolo di Ezra Pound – Jefferson e/o Mussolini – dove il poeta racconta in parallelo il presidente degli Stati Uniti e il Duce, Pietrangelo Buttafuoco – collaboratore del Fatto quotidiano – raffronta i due personaggi. Sotto il segno del populismo escono fuori dei ritratti formidabili, che sciolgono ogni dubbio su analogie e somiglianze. “Come fare il confronto tra Rita Hayworth e non so chi, laddove Mussolini è la femme fatale hollywoodiana e Salvini è – al più – una Elettra Lamborghini, calzante come esempio perché quest’ultima è un’irresistibile influencer”

Salvini e/o Mussolini, di Pietrangelo Buttafuoco (ed. PaperFirst)
in edicola (10,20 euro + prezzo quotidiano) e in libreria (12 euro)

L’articolo “Salvini e/o Mussolini”, il libro di Buttafuoco: “Assonanze tra i due? Come paragonare Rita Hayworth a Elettra Lamborghini” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Caso Gregoretti, braccio di ferro procedurale: il centrodestra chiede di andare in Giunta per il regolamento. Pd: “Proposta provocatoria”

L’autorizzazione a procedere per mandare l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini a processo per il caso della nave militare Gregoretti resta impantanata sul braccio di ferro procedurale tra maggioranza e opposizione. La discussione è tornata in Aula al Senato che dovrebbe sciogliere il dubbio se la Giunta per le immunità – che deve votare sulla relazione Gasparri, contraria all’ok al processo – possa riunirsi la prossima settimana, nonostante lo stop delle attività parlamentari del Senato per motivi elettorali. Secondo l’opposizione sì, secondo la maggioranza no. Da qui l’ultima puntata: la richiesta di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia di convocare la Giunta per il regolamento. Una proposta avanzata dai capigruppo del Carroccio Massimiliano Romeo e dei berlusconiani Anna Maria Bernini e sostenuta dal partito della Meloni per bocca della senatrice Isabella Rauti. “Noi riteniamo che il presidente Gasparri sia stato esaustivo e quindi che si debba conservare il calendario votato all’unanimità, l’abbiamo detto più volte – ha detto Bernini in Aula – La maggioranza non vuole convocare la Giunta per il regolamento, perché loro vogliono farlo solo quando vincono”. Dalla maggioranza ha risposto il capogruppo del Pd Andrea Marcucci: “Credo che la proposta della senatrice Bernini sia solo provocatoria. Noi abbiamo rinunciato a una nostra mozione per venire incontro” alle esigenze della minoranza.

Precedentemente alcuni senatori di maggioranza hanno sottolineato come nella Giunta per il regolamento non ci una completa rappresentanza parlamentare (formata da 10 membri di cui 3 della Lega, 2 di Forza Italia, 2 del Pd, 2 del M5s, uno di Fratelli d’Italia oltre alla presidente del Senato che guida la Giunta stessa). Marcucci ha quindi aggiunto: “Volevo capire se la convocazione della Giunta per il regolamento che è per procedere, come prevede il regolamento, all’integrazione dei membri mancanti visto che non c’è equilibrio e che quell’organismo oggi non garantisce la corretta rappresentanza democratica di questo Senato. Io così la interpreto”.

L’articolo Caso Gregoretti, braccio di ferro procedurale: il centrodestra chiede di andare in Giunta per il regolamento. Pd: “Proposta provocatoria” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Voi che volete negare le piazze ai neofascisti: dove eravate in questi anni? Ormai è tardi!

Scorre veloce sulle tastiere l’accattivante neologismo “pulsione securitaria“, vocabolo di matrice analitica che starebbe a indicare una tendenza diffusa alla paura sfociante in una irragionevole richiesta di maggior tutela e difesa dei propri confini e delle proprie case. Un termine che, in rete, appare cliccatissimo da uomini che, solitamente, non varcano i confini del proprio giardino.

Questo modo di affibbiare una neoclassificazione al mondo che scorre fuori senza averlo mai davvero frequentato risente della chiusura antica che alcuni ceppi sociali hanno coltivato per proteggersi dall’angoscia del mondo sporco, duro e quotidiano. Per tutti coloro i quali hanno pranzato per anni sulle terrazze romane, guardando con sdegno le masse impoverite che si cibavano ai McDonald’s, tutto ciò che si muove, chiede, reclama e ha fame resta un’incognita.

Si tratta dei medesimi benpensanti che trasecolano per le sfilate che le nuove destre stanno ormai stabilmente portando avanti sui nostri territori. Da Forza Nuova a Casapound. Queste élite del pensiero liberale pro domo loro si esercitano nella corsa al divieto raccogliendo firme da consegnare all’autorità, affinché “siano negate le piazze” alle neo camicie nere che sfilano. Illusi e, per altri versi, ignavi.

Sì, perché non ci voleva molto ad accorgersi che questo fenomeno da anni si va insinuando nelle nostre terre, tra i nostri amici, nei gangli del tessuto sociale. Quando costoro andavano al centro commerciale e guardavano i neofascisti portare la spesa a casa degli indigenti, si voltavano altrove con la faccia sdegnata del radical chic che non si abbassa nemmeno a commentare.

Sì, dico a voi, che quando le gang di paese hanno iniziato a taglieggiare i commercianti e a sfondare le gomme delle auto vi siete chiusi in casa. Voi, che quando eravate al governo delle città, molte della mia zona, e decine e decine di persone bussavano perché avevano fame, difficoltà con la rata, denunciavano un caporale che li taglieggiava non avete trovato di meglio che “stilare” la lista delle loro lamentazioni e accusarli di razzismo. Voi, dico a voi, vi siete accorti delle file alla Caritas, che manco sapevate dove fosse ubicata, solo un momento prima del voto?

Voi che non capite e mai avete capito che la sicurezza è una cosa di sinistra avete le menti satolle come le vostre pance, e non avete idea di alcune politiche aziendali che agitano canagliescamente lo spauracchio del migrante sottopagato per marcare la provvisorietà di un posto di lavoro concesso come grazia. Mentre il legame sociale si stravolgeva e l’angoscia minava il patto sociale, vi baloccavate coi libri di Walter Veltroni e pensavate che il solo crimine fosse quello ritratto nelle fiction tipo Gomorra.

Se pensate che basti etichettare il mondo là fuori come affetto dalla manie difensive, quelli che sono fuori posto in queste piazze siete voi. Voi, che quando la miccia dello scontro tra comunità migrante e locali si è incendiata, avete preferito derubricare tutto a “scontri tra spacciatori“. È tardi, bella gente. Quello col quale avete a che fare è il vuoto che avete lasciato crescere, la rabbia di chi non avete ascoltato.

Insistere nel giudicare la gente impaurita, licenziata e derubata come posseduta da fregole autoritarie indica che voi eravate e siete talmente lontani da casa vostra che, forse, è bene che non ci mettiate più piede perché tante, troppe cose sono cambiate.

Siete allarmati come lo sono io dal fatto che Matteo Salvini si stia prendendo le nostre città. Bene, non chiedetevi come ci sta riuscendo oggi. Chiedetevi piuttosto dove eravate quando il freddo montava e la gente chiedeva sicurezza e garanzie.

L’articolo Voi che volete negare le piazze ai neofascisti: dove eravate in questi anni? Ormai è tardi! proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Lucia Azzolina sui passaggi copiati in relazione di tirocinio. Lei: “Non è tesi di laurea né plagio”. Ma non entra nel merito del testo

La neoministra della Scuola, Lucia Azzolina, risponde e si difende dall’offensiva della Lega che ha chiesto le sue dimissioni, dopo l’articolo uscito su Repubblica e firmato dal linguista e critico letterario Massimo Arcangeli che evidenzia come alcuni passaggi delle prime tre pagine della sua tesi per l’abilitazione all’insegnamento siano stati copiati. Una ricostruzione che ha scatenato i membri del Carroccio che, ha spiegato Azzolina senza però entrare nel merito dei contenuti, ignorano un aspetto: “Non è né una tesi di laurea né un plagio”. E a Matteo Salvini risponde: “Non sa distinguere tra una tesi di laurea e una relazione di fine tirocinio”.

Arcangeli, che è anche docente all’Università di Cagliari, scrive che “più o meno la metà” di quello che è scritto nelle prime tre pagine – le uniche disponibili online del suo lavoro – “è il risultato di un plagio”. I testi contestati rispetto al lavoro di 41 pagine sono tre: il primo è preso dal “Dizionario di psicologia” di Galimberti, il secondo, che riguarda il ritardo mentale, è tratto dal “Trattato italiano di psichiatria” edito da Masson nel 1992, mentre il terzo è una ripresa del “Diagnostic and statistical manual of mental disorders“. In nessuno dei passaggi contestati il testo è riportato tra virgolette, né viene citata la fonte. “Passaggi saccheggiati senza essere nemmeno menzionati”, scrive Arcangeli.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, il leader del Carroccio era subito passato all’attacco dell’esponente del Movimento 5 Stelle: “Fare peggio del ministro Fioramonti sembrava impossibile. E invece Azzolina ci stupisce: non solo si schiera contro i precari ma ora scopriamo che copia pure le tesi di laurea. Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa”.

“Non fatevi prendere in giro, non è né una tesi di laurea, né un plagio – è la risposta di Azzolina agli attacchi della Lega – Ho sentito tantissime sciocchezze in queste ore, d’altra parte non mi stupisce che Salvini non sappia distinguere una tesi di laurea da una relazione di fine tirocinio Ssis (scuola di specializzazione all’insegnamento secondario). Non ha mai studiato in vita sua e sarebbe strano se le distinguesse”.

Dal fronte leghista, però, di attacchi ne sono arrivati diversi. “Ora facciamo come la Germania, dove Guttenberg, nel 2011, si dimise – ha scritto su Twitter il senatore della Lega Alberto Bagnai, facendo riferimento al ministro della Difesa tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg, che si era dimesso dopo lo scandalo della sua tesi dottorato copiata senza citare le fonti – Avete vilipeso il vostro Paese dipingendolo come un focolaio di corruzione? Ora seguite i vostri modelli”. Sul caso interviene anche il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari: “Che dice il Movimento 5 Stelle in merito alle rivelazioni di stampa che accuserebbero di plagio la loro ministra Azzolina? Perché è calato il silenzio, oggi, nel partito che ha sempre gridato allo scandalo e additato, Azzolina in primis, come mostri gli avversari politici nel nome della trasparenza e dell’onestà? Se ha qualcosa da dire Azzolina lo dica, altrimenti chieda scusa e si faccia da parte”.

L’articolo Lucia Azzolina sui passaggi copiati in relazione di tirocinio. Lei: “Non è tesi di laurea né plagio”. Ma non entra nel merito del testo proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Nave Gregoretti, la maggioranza chiede il rinvio del voto. Salvini: “Sono senza dignità”

Dopo la presentazione della relazione di Maurizio Gasparri, che chiede di non dare il via libera al processo per Matteo Salvini, sul caso Gregoretti, i membri della Giunta del Senato che fanno parte della maggioranza di governo hanno chiesto rinvio del voto, previsto per il 20 gennaio, visto che Palazzo Madama sarà “chiuso” tra il 20 e il 26 gennaio per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. “Hanno paura di perdere la faccia, sono senza onore e senza dignità”, la riposta dell’ex ministro dell’Interno, riferita in particolare al M5s che ha chiesto di posticipare il voto insieme a Pd, Leu e Italia Viva.

La richiesta dei partiti di maggioranza è giunta dopo la posizione espressa da Gasparri, presidente della giunta per le Immunità, nella sua relazione. Secondo il senatore, il caso della nave Gregoretti è del tutto simile a quello della nave Diciotti, per cui la giunta negò l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Per questo motivo, anche nella vicenda Gregoretti è giusto votare contro.

Nella fattispecie, il senatore di Forza Italia ha chiesto di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere, rispondendo così alla richiesta del tribunale dei ministri di Catania nei confronti dell’ex titolare del Viminale per il ritardato sbarco di 131 migranti l’estate scorsa. “Si tratta in tutta evidenza di fattispecie del tutto similari ed eventuali enfatizzazioni di aspetti secondari non mutano la realtà delle cose – ha detto Gasparri – Pertanto, per le ragioni esposte e in linea di continuità rispetto alle decisioni già assunte da questo organo in questa legislatura, si ritiene doveroso prospettare l’opportunità che la Giunta coerentemente proponga all’assemblea il diniego della richiesta di autorizzazione a procedere di cui al documento in titolo”.

Per quanto riguarda la posizione del premier Conte sulla vicenda Gregoretti, a sentire Gasparri il silenzio del presidente del Consiglio ebbe comunque una valenza politica: “Quindi, a prescindere dalla configurabilità o meno di un concorso nel reato del presidente Conte, elemento sul quale la giunta non può, anzi non deve esprimersi – ha aggiunto il parlamentare berlusconiano – sicuramente è configurabile un coinvolgimento politico governativo di quest’ultimo comprovato innanzitutto dall’assenza di qualsivoglia presa di posizione contraria sulla conduzione del caso Gregoretti da parte del ministro Salvini e sulle scelte da lui operate”.

L’articolo Nave Gregoretti, la maggioranza chiede il rinvio del voto. Salvini: “Sono senza dignità” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Sardine, il rischio è proporre un programma reazionario

Sono passati ormai molti giorni dalla manifestazione delle Sardine a piazza San Giovanni e si può provare a ragionare, con gli strumenti concettuali della filosofia, su un movimento che, piaccia o no, rappresenta una grande novità nel panorama politico italiano.

San Giovanni era piena. E piena era l’agorà di tante altre città: ma cosa sta accadendo davvero (dopo anni di passività) nelle piazze d’Italia che improvvisamente si riempiono di cittadini attivi protagonisti della vita politica? Provo a capirlo con l’aiuto di un classico della filosofia: Critica della ragione dialettica.

Il testo di Jean Paul Sartre è illuminante. I cittadini che manifestano nelle piazze d’Italia con questo strano simbolo ittico, prima di essere movimento/gruppo erano, per usare le parole della Critica, “una pluralità di solitudini irrelate”.

Non spaventi il linguaggio. La riflessione di Sartre si fa gradualmente lucida e chiara: il movimento è l’uscita dalla serialità-inerte, in nome della responsabilità, di un pericolo comune (in Italia: la destra, Matteo Salvini), di un bisogno: “il gruppo si costituisce per l’oggetto comune che determina la sua praxis” (Cr, II, p.16).

È un punto importante. Nella fase aurorale – scrive Sartre – il movimento è inarrestabile, i cittadini ritrovano la capacità d’agire “secondo un fine”, di farsi protagonisti della storia: “la parola d’ordine non è obbedisci! Chi mai obbedirebbe?” (Cr, II, p. 42). Nessuno ordina e nessuno esegue, “tutti sono nello stesso tempo sovrani e gregari” (è accaduto a Roma: “Va ripensato il decreto sicurezza”, dice Mattia Santori. Dalla piazza lo correggono: “Non ripensare, abrogare”; e lui subito si adegua: “Sì, abrogare”).

Santori, “leader e gregario” insieme: “la reciprocità è mediata dal movimento”. Sartre parla di “gruppo in fusione”. La compattezza del movimento è data dal suo essere in atto: persone che s’identificano in piazza, tra loro, gruppo che si dà parole d’ordine aggreganti quali “non violenza, solidarietà, partecipazione, antifascismo, Costituzione.”

Poi, certo, occorre specificare e sorgono i problemi: “La violenza verbale sia equiparata a quella fisica”, legge Santori dal podio: è una tesi che “non resisterebbe – dice Barbara Spinelli – al giudizio di nessuna Corte internazionale, europea o nazionale”. È così. Ma al di là dei contenuti, molte sono le difficoltà che le Sardine hanno di fronte: “la tensione rivoluzionaria non dura in eterno”. Ecco una verità, presente nella Critica, con la quale il movimento dovrà fare i conti.

Insomma, le Sardine sono nate in Emilia in vista delle elezioni. E dopo? “Cade l’evidenza del telos comune – scrive Sartre – e il gruppo-movimento si dissolve”, o, se riesce, prova a salvare se stesso. Come? Il gruppo nato per un fine si proporrà come fine: il movimento si trasformerà in istituzione. L’alternativa e la dispersione. E l’irrilevanza.

Dall’assemblea romana le Sardine dicono: “niente liste elettorali”. Per quanto tempo ancora potranno affermarlo senza perdersi? I Girotondi (di Flores d’Arcais e Moretti) non si trasformarono in istituzione e finirono nel nulla. I 5 Stelle fecero un altro percorso, ma adesso inevitabilmente divengono (è cronaca di questi giorni) partito-istituzione con “18 dirigenti-facilitatori”. Il conflitto, direbbe Sartre, è tra libertà e necessità.

Tema delicato conciliare la libertà individuale (per esempio il diritto dell’onorevole Gianluigi Paragone di contestare il movimento) con la necessità, il rispetto delle regole, che l’organizzazione impone. Dice Sartre: l’organizzazione vede nei soggetti liberi da una parte il proprio strumento di esistenza, dall’altra un problema per la sua unità. Problema complesso. Ma non eludibile.

Istituzionalizzare il movimento attraverso una segreteria politica è per i 5 Stelle necessario ma rischioso (vale anche per le Sardine): l’esito dipende dai protagonisti. Se “istituzionalizzare la sovranità” (Cr, pp. 250-257) significherà soltanto aumentare la disciplina, il controllo, l’autorità, è la fine: in ciascuno prevarrà la paura “che il gruppo si dissolva, e che il gruppo lo dissolva”.
Sembra il destino dei “gruppi in fusione”: divenire strutture alienanti. È una costante della Storia.

Sartre la indica. Muoversi all’interno di essa, senza perdersi, dipende dalla capacità di leadership di chi coordina i movimenti e, naturalmente, dai contenuti proposti: quelli indicati dalle Sardine a San Giovanni lasciano perplessi per i motivi indicati nel lucido testo di Spinelli.

Dura è la strada dei movimenti. Devono:

1. istituzionalizzarsi per non disperdersi;
2. conservare il pathos e i valori delle origini;
3. riflettere di più sui contenuti (“La violenza verbale sia equiparata a quella fisica”. Candida ingenuità: chi decide sulla “violenza verbale” – dice Spinelli; è in pericolo la libertà d’informazione).

Ecco, bisogna ragionare di più quando si dà vita a un grande (e giusto) movimento come le Sardine. Studiare. Per evitare errori grossolani: “Il velo islamico può essere simbolo di libertà?” (Flores d’Arcais). Il rischio è proporre – nonostante le buone intenzioni – un programma reazionario.

L’articolo Sardine, il rischio è proporre un programma reazionario proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Checco Zalone, Salvini: “Accusato di essere razzista. Lo voglio senatore a vita, non qualche reperto…”

“Lo hanno accusato di essere razzista e politicamente scorretto. Ma viva Checco Zalone, io lo voglio senatore a vita, non qualche reperto…“. A dirlo, a Chieti, di fronte ai propri sostenitori, è Matteo Salvini, che commenta lo strascico di polemiche seguite all’uscita dell’ultimo film dell’attore e regista barese. Quella che sembra essere una battuta del leader della Lega è comunque in contraddizione con le parole pronunciate, in più di un’occasione, dallo stesso Salvini, favorevole all’abolizione, in Costituzione, dei senatori a vita. L’ultima volta è stata al congresso del Carroccio, a Milano, quando ha detto: “Quando andiamo al governo modifichiamo la Carta e li cancelliamo”

L’articolo Checco Zalone, Salvini: “Accusato di essere razzista. Lo voglio senatore a vita, non qualche reperto…” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Nave Gregoretti, Matteo Salvini indagato per sequestro di persona: Tribunale dei ministri di Catania chiede l’autorizzazione a procedere

Un altro caso Diciotti. Per la seconda volta, il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere per Matteo Salvini, indagato per sequestro di persona. Si tratta della vicenda della nave Gregoretti: nel luglio scorso 131 migranti soccorsi nel Mediterraneo erano stati trattenuti per diversi giorni a bordo della nave militare, poi arrivata al porto Augusta. Il Viminale però aveva autorizzato lo sbarco solo quando era arrivata la disponibilità da parte di altri paesi alla redistribuzione. Il procuratore Carmelo Zuccaro aveva avanzato il 21 settembre scorso richiesta motivata di archiviazione per l’ex ministro dell’Interno: il tribunale dei ministri di Catania ha deciso invece di contestare il reato al leader della Lega.

A dare l’annuncio è stato lo stesso Salvini, ospiti della trasmissione Fuori dal coro su Rete4, dove ha mostrato la lettera con la quale gli è stata notificata la richiesta dell’autorizzazione a procedere: “A firma del presidente del tribunale dei ministri La Mantia, iscritto a Magistratura democratica, viene trasmesso al presidente del Senato che Salvini sarebbe colpevole di reato di sequestro di persona aggravato abusando dei suoi poteri. Rischio fino a 15 anni di carcere. Ritengo che sia una vergogna che un ministro venga processato per aver fatto l’interesse del suo Paese”, ha detto il leader della Lega. Che poi ha aggiunto: “Mi spiace che tribunali italiani, oggi intasati, debbano perdere tempo per indagare un ministro che ha fatto quello che gli italiani gli hanno chiesto di fare”.

Salvini però sa che affinché finisca veramente a processo, serve prima il via libera del Senato: la richiesta verrà analizzata dalla giunta delle autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama. Per il caso Diciotti i colleghi senatori avevano sottratto il leader della Lega al giudizio della magistratura, dopo che il voto online sulla piattaforma Rousseau aveva sancito il no a procedere anche da parte del Movimento 5 stelle. Oggi però, con il Carroccio all’opposizione, gli equilibri potrebbero essere cambiati. Mentre resta ancora al vaglio del tribunale dei ministri di Palermo un altro caso: un’inchiesta simile, sempre con accusa di sequestro, per i naufraghi lasciati a bordo della Open Arms nell’agosto scorso.

L’articolo Nave Gregoretti, Matteo Salvini indagato per sequestro di persona: Tribunale dei ministri di Catania chiede l’autorizzazione a procedere proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Salvini, scontro Calenda-Senaldi su La7. “Prima gli italiani? No, prima le cubiste del Papeete”. “È un azienda turistica che fattura tanti soldi”

Polemica pepata a Dimartedì (La7) tra Carlo Calenda, europarlamentare e leader di Azione, e il direttore responsabile di Libero, Pietro Senaldi. Quest’ultimo, prendendo spunto da un dato sulla crisi del mercato immobiliare, osserva: “Era già entrato in crisi col governo Monti. Ricordiamo che Monti ce l’ha mandato la Merkel, dopo che noi abbiamo salvato la Grecia. In realtà, non abbiamo salvato la Grecia, ma le banche della signora Merkel“.
E ti pareva“, insorge l’ex ministro Elsa Fornero, ospite in collegamento.

Quando le nostre banche sono andate in crisi – continua Senaldi – la signora Merkel non ha mosso un dito. Ma perché dobbiamo delegare la nostra economia sempre ai tedeschi, che se ne fregano di noi?”.
“Ma quand’è che abbiamo salvato le banche tedesche coi soldi italiani?”, chiede Calenda.
“Quando abbiamo salvato la Grecia”, risponde Senaldi.
“No, no, scusa, contribuì tutta la Ue – replica l’europarlamentare – Quindi, non dovevamo aiutare la Grecia?
Ah, guarda, a me non interessa assolutamente salvare la Grecia“, risponde Senaldi.
“Ah, allora basta – ribatte Calenda – Va bene così. Ma perché poi state sempre a frignare sul fatto che la Ue non ti aiuta e, quando poi aiutiamo un Paese, dici che non avremmo dovuto aiutarlo? Si abbia almeno una idea chiara nella vita”.

“Prima gli italiani”, ironizza Giovanni Floris.
“Ma è evidente – controbatte Calenda, citando Salvini – Non è che vado al governo e al ministero, dicendo che ci sono prima gli slovacchi. Ma se vuoi governare prima per gli italiani, vai ai Consigli Europei a difendere le tue buone ragioni. Non stai a casa a grattarti la pancia o a dire ‘Prima gli italiani’ dal Papeete. Aoh, ma dai, abbi pietà. Prima le cubiste, altro che prima gli italiani“.
Che differenza c’è tra il Papeete e Capalbio non l’ho mai capito – insorge Senaldi – Il Papeete è un’azienda turistica con un sacco di soldi“.
Ma chi se ne frega che è un’azienda turistica – risponde Calenda – Ma vai ai Consigli Europei! Che fai, vai al Papeete? E su, sei un ministro della Repubblica!”.

L’articolo Salvini, scontro Calenda-Senaldi su La7. “Prima gli italiani? No, prima le cubiste del Papeete”. “È un azienda turistica che fattura tanti soldi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Translate »