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Governo, Salvini: “Taglio dei parlamentari e poi voto”. Ma M5s fiuta il bluff: prima Conte andrà in Senato (e il governo potrebbe cadere)

Tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto“. È la mossa con cui Matteo Salvini prova a ribaltare le sorti della crisi di governo, evitare che si formi un nuovo governo e arrivare il prima possibile alle elezioni. La proposta del vicepremier della Lega arriva dai banchi del Senato, poco prima che l’Aula di Palazzo Madama certifichi la prima sconfitta leghista, con l’approvazione del calendario voluto da M5s e Pd, contiene una proposta politica che rilancia la palla nel campo degli ex alleati 5 Stelle, i quali da giorni chiedono votare insieme la riduzione dei seggi a Montecitorio e Palazzo Madama e subito dopo andare alle urne.

Salvini si gioca la carta dell’articolo 4 della legge costituzionale che “dice che se nel frattempo vengono sciolte le Camere” quella legge “entra in vigore nella legislatura successiva”. Tradotto: si può andare al voto subito, anche se viene approvato il taglio. Non entrerà in vigore ora, ma alla fine della prossima legislatura (teoricamente anche fra 5 anni). Ma i Cinque stelle – e le opposizioni – fiutano il bluff. Non solo, calendario alla mano, il taglio dei parlamentari rischia di non passare a causa della crisi di governo. Ma appare anche difficile, si ragiona in ambienti parlamentari, che il Colle avalli la “road map” di Salvini, secondo cui si potrebbe andare al voto a ottobre per eleggere 945 parlamentari e poi far entrare in vigore la riduzione degli eletti a 600 tra 5 anni.

Primo punto: la Camera ha calendarizzato la discussione sul taglio dei parlamentari il 22 agosto. “All’unanimità”, specifica il presidente Roberto Fico. Giuseppe Conte si presenterà nell’aula del Senato martedì 20 agosto alle 15, la data proposta nella conferenza dei capigruppo da Pd e M5s, per svolgere le sue comunicazioni. Il premier sarà alla Camera 24 ore dopo, il 21 agosto, alle 11.30. In entrambi i rami del Parlamento verranno votate delle risoluzioni: in base all’andamento dei voti e della discussione Conte potrebbe decidere di salire al Quirinale e lì si aprirebbe un’altra partita. Per il 22, quindi, potrebbe non esserci più un governo.

Secondo punto: dal Quirinale nessuno si sbilancia, ma diverse fonti politiche osservano: non si vede come Sergio Mattarella, presidente della Repubblica ed ex giudice costituzionale, possa permettere che una legge costituzionale così delicata possa essere messa nel cassetto per cinque anni. L’articolo 4 della riforma costituzionale in teoria lo permette, perché prevede che se le Camere vengono sciolte entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, il taglio degli eletti si applica dalla legislatura successiva (quindi, in teoria, se si votasse a ottobre, dal 2024). Ma il deputato Pd e costituzionalista Stefano Ceccanti scommette che il Quirinale non avalli un passaggio del genere: “Si apre un grave problema politico e costituzionale“.

Luigi Di Maio legge le carte e rilancia: “La Lega ha ceduto – scrive su Facebook – contestualmente dimezziamo anche gli stipendi di deputati e senatori. Facciamolo subito”. Ma sui tempi per tornare alle urne avverte: “Per quanto riguarda il voto, il Movimento 5 stelle è nato pronto, ma è il Presidente della Repubblica il solo ad indicare la strada per le elezioni. Gli si porti rispetto”. Per il M5s deve decidere Mattarella.

Dai banchi del Carroccio a Palazzo Madama, Salvini si è rivolto proprio “all’amico e collega” Di Maio: “Gli ho sentito più di una volta ribadire in questi giorni ‘votiamo il taglio di 345 parlamentari e poi andiamo subito al voto’. Prendo e rilancio: tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto”. È l’annuncio che tenta di scompigliare quello che è stato ribattezzato il “piano Renzi“: creare una maggioranza alternativa Pd-M5s che voti la riforma costituzionale e poi, con l’avallo di Mattarella, provi a formare un esecutivo. “Anche con il taglio dei parlamentari si può votare entro ottobre con la legge attuale: non c’è nessun problema, lo dice l’articolo 4 della riforma stessa. Il taglio entra in vigore nella legislatura successiva”, spiega poi Salvini parlando con i cronisti a margine.

In pratica, il leader della lega vorrebbe votare la riforma ma poi non farla entrare in vigore, almeno non subito. Intanto si andrebbe a votare ancora per eleggere 945 parlamentari. L’articolo 4 citato da Salvini prevede infatti che il taglio si applichi “a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale”. Data di entrata in vigore che sarebbe sicuramente successiva alla data del voto: devono passare almeno tre mesi nei quali può esser chiesto un referendum, altri 60 giorni se si tiene la consultazione. “Se Di Maio è leale e di parola andiamo a votare. Se invece ti taglio i parlamentari e poi mi fai l’accordo con Renzi ti riempio di manifesti anche Marte”, avverte Salvini.

“Voglio darvi una buona notizia, dopo le proteste dei cittadini nelle piazze e sui social la Lega ha ceduto sul taglio dei parlamentari, una riforma del M5s che il Paese aspetta da anni. Settimana prossima tagliamo 345 parlamentari”, risponde Di Maio in un post su Facebook. Non solo, perché il capo politico pentastellato rilancia: “Ho sentito dire ai leghisti, in un momento di euforia, che taglieranno anche gli stipendi dei parlamentari”. Dunque,”facciamolo subito. In ufficio di presidenza della Camera abbiamo ancora la maggioranza”. “Non serve neanche convocare le Camere. Bastano un paio d’ore e buona volontà. 20 deputati”, incalza ancora Di Maio.

Dall’Aula del Senato alla proposta di Salvini ha risposto il capogruppo Stefano Patuanelli: “Io credo che il ministro abbia tolto qualsiasi valenza politica al dibattito in corso: la proposta di votare immediatamente la prossima settimana la quarta lettura della riforma” per tagliare i parlamentari “è possibile esclusivamente se domani non viene votata la sfiducia al governo, mi aspetto che venga ritirata la proposta Romeo, in alternativa voteremo contro”. “Non siamo mica al mercato del pesce…”, ha replicato Salvini. Che a quel punto ha perso il voto in Aula, dove è stato deciso che la prossima seduta sarà il 20 agosto, per ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

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Lega, tra i militanti alla festa di Pontida: “Mai fidati del M5s, adesso Salvini vada avanti da solo”. Ma per qualcuno ci voleva “più cautela”

Nei giorni della crisi di governo, a Pontida il popolo leghista si è radunato per la tradizionale Festa della Lega. Tra pizze speciali dedicate al segretario e magliette di Alberto da Giussano con scritte in cirillico per ironizzare sull’inchiesta sui caso Savoini, i militanti bergamaschi hanno riempito il tendone a due passi dallo storico “pratone”. Dalla città del giuramento, la rottura del contratto di governo da parte di Salvini è apparsa inevitabile a molti: “Non ci siamo mai fidati dei Cinque stelle. Dovevano aprire la scatoletta di tonno e invece ci sono rimasti dentro la scatoletta”. Non c’è preoccupazione per il possibile aumento dell’Iva e per l’esercizio provvisorio, ma prevale la voglia di andare subito alle elezioni e di prendere il potere. La pista da ballo intanto si riempie. Tra un tango e un liscio, c’è spazio anche per chi avrebbe preferito più cautela da parte del leader leghista, ma la maggior parte della base è con lui: “Adesso deve andare avanti da solo: niente accordi con Berlusconi, quello è una vecchia volpe. Bisogna prendere il 40% e cambiare l’Italia”

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Salvini: “Mantengo la parola data”. Tutte le volte che il leader della Lega ha detto: “Governo dura 5 anni”

Mantengo la parola data, il governo dura cinque anni”. Da gennaio a giugno, tutte le volte che Matteo Salvini ha rassicurato giornalisti e sostenitori sulle sue intenzioni: “All’orizzonte non vedo problemi, l’esecutivo sta lavorando bene e va avanti” sono le sue parole all’indomani delle Europee. Con il voto sulla Tav, però, le cose sono cambiate. Ieri, l’ufficializzazione da parte del leader della Lega della crisi di governo: “Non c’è più la maggioranza”.

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Crisi governo, Renzi: “Mi rimetto in campo. Basta fare i fighetti, è il momento della battaglia”

“E’ arrivato il momento di una battaglia che riguarda ognuno di noi: se c’è un motivo per cui mi rimetto in campo è che non riuscirei a guardarmi allo specchio se lasciassi un Paese nelle mani di chi istiga ad avere paura degli altri”. Lo ha detto Matteo Renzi, senatore ed ex segretario del Pd, in un comizio alla Festa dell’Unità a Santomato, in provincia di Pistoia (video tratto dalla diretta Facebook di TVL – TV Libera). “Salvini – ha aggiunto – pensa di aver fatto il colpo geniale oggi mandandoci a votare, vedremo i tempi, decide Mattarella: noi però leviamoci di dosso il vestito da fighetti, c’è bisogno di indossare la maglietta da battaglia”. Secondo Renzi, in caso di elezioni anticipate “noi dobbiamo essere pronti ad andare a votare e spiegare come questi hanno fallito”, ma “è fondamentale mettere in sicurezza i conti degli italiani, non possiamo far aumentare l’Iva per lo sghiribizzo di Salvini”.

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Lo confesso: anche i nostri figli hanno ‘abusato’ dei mezzi della polizia

È vero, devo riconoscere che le immagini del figlio del ministro degli Interni, a cavalcioni su una moto d’acqua della polizia di stato, mi hanno un po’ impressionato.
Dopo un iniziale senso di smarrimento mi sono venute in mente le centinaia di circostanze nelle quali i nostri figli disabili hanno “abusato” dei mezzi e del personale della polizia.

Lo ammetto, da quindici anni migliaia di bambini e giovani disabili a giochi senza barriere vengono trasportati sulle moto, sollevati sui cavalli della polizia e della guardia di finanza. Confesso di disporre, assieme a diverse decine di persone, di un archivio fotografico e video che mostra la straordinaria abnegazione e tenerezza delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine.

Sempre affianco ai nostri figli disabili. Se poi devo definitivamente peggiorare la mia posizione confesso che anche l’austero personale dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli e i generosi vigili del fuoco ed il personale della polizia municipale di Napoli hanno provveduto ad incentivare questa “collaborazione” con i nostri figli disabili.
Sempre disponibili.
Sempre.

Che dire poi dei giornalisti e dei fotografi che hanno riempito di milioni di immagini i loro strumenti di lavoro?
Forse a pensarci bene con la storia del figlio di Salvini una o più differenze ci sono.
Giochi senza barriere è una festa di tutti e per tutti e non di uno soltanto.

A Giochi senza barriere a nessuno è mai venuto in mente di insolentire o addirittura minacciare un fotografo o un giornalista.
Io un’idea ce l’avrei, qualcuno può aiutarmi ad invitare il giovane figlio di Salvini alla prossima edizione della nostra manifestazione?

Così, tanto per cominciare a vivere.
Senza impegno, si intende.

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Governo, ipotesi crisi: faccia a faccia tra Salvini e Conte. Attesa per il comizio del leader della Lega a Sabaudia

Un faccia a faccia di un’ora con il premier Giuseppe Conte, poi la partenza per Sabaudia dove alle 21 è atteso per un comizio dove “farà annunci importanti”. Da oltre mezza giornata Matteo Salvini è in silenzio e, secondo i suoi, le parole che pronuncerà questa sera dal palco lasceranno sorpresi in tanti. L’ipotesi di crisi di governo o almeno di un rimpasto, alla luce della spaccatura sul Tav resa evidente dal voto in Senato, si rimpallano da ore. Luigi Di Maio, come confermato da fonti M5s a ilfattoquotidiano.it, non ha partecipato al colloquio, ma anche lui tace da questa mattina. Dal Carroccio non rilasciano dichiarazioni in attesa del comizio di Salvini e si sono limitati a definire “lungo, pacato e cordiale” l’incontro di Salvini con Conte. Tra gli scenari che si delineano, il più citato è quello di una riforma consistente della squadra di governo: Salvini vuole almeno due ministeri (Trasporti, Difesa e secondo alcuni addirittura Economia) e pure una rivisitazione del contratto.

Il dilemma dei soci è ormai chiaro: archiviare il voto e andare avanti vivendo alla giornata, o spaccare tutto e aprire la crisi. Quello di oggi è stato un momento di passaggio fondamentale per il governo Lega-M5s. Il Carroccio ha scelto di votare con Pd e Forza Italia in sostegno della grande opera, mentre i 5 stelle sono rimasti soli a ribadire la loro opposizione. Da oggi il Parlamento inizia la pausa estiva, ma la domanda che si fanno tutti nei corridoi è se l’esecutivo potrà andare avanti senza contraccolpi. Di Maio si è chiuso nel suo ufficio e, hanno raccontato i suoi, “è tranquillo perché i 5 stelle hanno fatto tutto quello che potevano”. Un modo per ribadire il messaggio dello stesso Beppe Grillo, che per l’occasione ha rotto il suo ormai lungo silenzio: “Non avere i numeri non significa tradire”, ha scritto. Ma questa volta sarà difficile placare i malumori dentro e fuori il M5s. Per il momento Di Maio rimane in silenzio e alle 21 parteciperà all’assemblea congiunta con i parlamentari.

Sul fronte del Carroccio, il clima è di mobilitazione in attesa di capire le prossime mosse del leader. Nel pomeriggio il Corriere della sera ha pubblicato il contenuto di un messaggio che avrebbe mandato ai leghisti: “Non allontanatevi per le vacanze“. Un modo per annunciare la crisi imminente? Non tutti ne sono convinti, anche perché non ha bisogno dei suoi parlamentari per rompere con i soci dell’esecutivo. Rimangono tutti in attesa: se i 5 stelle smentiscono ipotesi di rimpasto o richieste di ritorno alle urne, gli occhi sono tutti per il Carroccio e per cosa deciderà di fare il leader.

L’impasse M5s e la solitudine di Luigi Di Maio che si dice “pronto a tutto”. Cresce il malumore tra i parlamentari
Per i 5 stelle il momento è molto delicato: la battaglia contro il Tav è sempre stato uno dei pilastri e veder fallire la propria mozione ora che sono al governo è stato un colpo molto duro, comunque lo si guardi. Di Maio ha voluto il voto in Aula e, ha ripetuto in queste ore, pensa che sia stata la strategia migliore per far vedere “chi davvero vuole il cambiamento”. Detto questo, dalle parti del ministero del Lavoro, la strategia è quella di aspettare. Per il capo politico 5 stelle il Carroccio non fa sul serio e non arriverà davvero alla rottura: le parole usate in Senato dal leghista Romeo che hanno sollevato “la questione politica”, vengono definite prudenti. “Se avessero voluto davvero rompere, non avrebbero usato quei toni”, è il ragionamento. Per Di Maio e i suoi, il contratto è stato violato perché “prevedeva di rivedere integralmente l’opera”, ma la speranza ora è di chiudere il capitolo e andare avanti più in fretta possibile. Neppure l’ipotesi rimpasto è in campo per il momento: “Sarà una scelta di Danilo Toninelli (ministro dei Trasporti ndr) decidere se restare o meno”, e pensano, “sostituirlo ora sarebbe solo controproducente”. Rimane la pressione molto alta dentro il gruppo. I parlamentari hanno recriminato a Di Maio la decisione di umiliarli in Aula e le voci critiche nei confronti del leader sono sempre di più. Il post dell’europarlamentare Ignazio Corrao è quello più significativo: “La Lega difende l’ancién regime. Dal governo conseguenze nefaste per il Movimento“. La decisione di esporsi così duramente, per un grillino da sempre ritenuto molto vicino ai vertici, è solo uno degli ultimi segnali di una forte crisi interna ai 5 stelle.

Uno dei momenti per la resa dei conti è previsto nell’assemblea congiunta. Anche se fonti M5s garantiscono che non si parlerà della “tenuta del governo”, difficile pensare che l’agenda eviterà il tema. Intanto sulla pagina Facebook del Movimento è comparso un post che attacca il trattamento dei media di queste ore.

Le carte nella mani della Lega. Salvini scrive ai suoi e annulla comizi del pomeriggio
Incassato il sì al Tav, tutti si aspettano di capire cosa intende fare il Carroccio. Il leader Matteo Salvini finora tace: non solo non ha commentato l’esito, ma ha pure annullato i comizi del pomeriggio del suo beach tour. Secondo il Corriere della sera, ha anche scritto ai leghisti un sms con una richiesta: “Non allontanatevi per le vacanze”. Per alcuni è il chiaro segnale dell’apertura di una crisi imminente, ma per altri è semplicemente l’ennesimo tentativo di mettere pressione nei soci di governo e lasciarsi aperte tutte le strade. L’agenzia Ansa parla di “un clima non di vacanza, ma di mobilitazione” nella Lega. Solo ieri sera con chi lo ha visto alla festa di Arcore il ministro dell’Interno si sarebbe mostrato pessimista sulla possibilità di andare avanti con questo governo. Negli ultimi giorni lo avrebbero irritato, in particolare, gli attacchi di Danilo Toninelli e Sergio Costa: quando ha letto che il ministro dell’Ambiente – racconta – tirava in ballo la vicenda del figlio sulla moto d’acqua è andato su tutte le furie. Da qui ad aprire la crisi di governo ufficialmente, però ancora ce ne vuole.

CRONACA ORA PER ORA

Ore 21.07 – Salvini: “Tra una mezz’ora a Sabaudia”
“Direzione Sabaudia, piazza già piena! Tra una mezz’ora avete voglia di seguire anche voi qui in diretta? Sempre e comunque: PRIMA GLI ITALIANI!”. Così su Twitter Matteo Salvini.

Ore 21.05 – Ipotesi tre ministri in bilico: Difesa, Trasporti e Ambiente
Dal colloquio tra il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a quanto apprende l’agenzia Ap da fonti della maggioranza, sembra essere arrivato un accordo di massima per rivedere la squadra di governo. Il segretario della Lega più volte aveva puntato il dito contro il responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, e il collega responsabile dell’Ambiente, Sergio Costa. Sembrano questi i primi ruoli che saranno sostituiti, non necessariamente con nomi del Carroccio. Da qualche voce di corridoio arrivano rumors anche sul ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sul quale Salvini ha avuto da ridire nelle ultime settimane: l’obiettivo del vicepremier è quella di arrivare a una manovra che contenga “un sostanzioso abbassamento delle tasse”. Tema che il titolare del Mef, invece, prende sempre con le molle. Stando sempre alle fonti, Luigi Di Maio, nel pomeriggio, ha avuto colloqui separati con Conte.

Ore 20.55 – Salvini annulla altre due tappe del tour in Abruzzo per l’8 agosto
Dopo le due tappe di oggi, Matteo Salvini annulla altre due tappe ‘dell’Estate italiana tour’, in programma per domani in Abruzzo. Il vicepremier e ministro dell’Interno ha cancellato sia il comizio a Fossacesia Marina alle 10 sia quello si San Salvo Marina alle 17. Resta invece confermato al momento l’appuntamento di domani sera alle 21.30 a Pescara.

Ore 20.50 – Durigon legge sms di Salvini alla piazza di Sabaudia: “Sarà qui tra un quarto d’ora”
“‘Com’è la piazza?’, ha chiesto Matteo Salvini con un sms a Claudio Durigon, letto dal sottosegretario sul palco di Sabaudia. “Sarà qui tra un quarto d’ora”, ha aggiunto. “Facciamogli sentire tutto il nostro calore”, ha esortato Durigon rivolto alle centinaia di persone del pubblico.

Ore 20.25 – Fonti Chigi: “Incontro lungo, pacato e cordiale”
L’incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato “lungo, pacato e cordiale”. Lo riferiscono fonti leghiste di Palazzo Chigi, al termine del colloquio.

Ore 20.15 – Dopo un’ora Salvini lascia Palazzo Chigi
Il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha lasciato Palazzo Chigi dopo circa un’ora dal suo arrivo. Il leader della Lega è uscito in auto diretto a Sabaudia dove è atteso per un comizio.

Ore 19.35 – Vertice Salvini a Palazzo Chigi
E’ in corso a Palazzo Chigi, a quanto si apprende, un colloquio tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, che è giunto poco dopo le 19 nella sede del governo.

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Migranti, sindaco Lampedusa: “Salvini? Con lui gli sbarchi sono aumentati. Gli ho chiesto un incontro, non mi ha mai risposto”

Da quando c’è Salvini al ministero dell’Interno, gli sbarchi sono aumentati. Quello che è diminuito è il numero delle persone che sono sbarcate a Lampedusa. La diminuzione dei migranti è cominciata nel 2017, e nel 2017 sono arrivate meno persone rispetto al 2016”. Sono le parole del sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, nel corso della trasmissione “Che succede in città”, su Radio Cusano Campus.

Martello, che è anche presidente del Consorzio pescatori Lampedusa e Linosa, puntualizza: “È un flusso che in questi anni ha avuto un calo. E’ una questione fisiologica. Ma il fenomeno dei migranti non finirà. Ultimamente a Lampedusa arrivano più dalla Tunisia che dalla Libia. Gli sbarchi non ci sono solo quando c’è maltempo o il mare è agitato. Se il mare è buono, ci sono gli sbarchi. Ma questo lo decide il meteo, non il ministro dell’Interno”.

Il sindaco rivela: “Non ho mai avuto un confronto faccia a faccia con il ministro Salvini. Questo governo non ha mai accettato un incontro con il Comune di Lampedusa. Salvini è venuto sull’isola due anni fa, prima delle elezioni amministrative del 2017, durante la campagna elettorale. Da ministro non è mai venuto a Lampedusa. Ho chiesto in qualità di sindaco di incontrarlo per conoscere il destino di Lampedusa, ma non ho mai avuto una risposta e quindi ho smesso di cercarlo – continua – Ho scritto anche al governo facendo la stessa richiesta, ma ugualmente non mi è stata data alcuna risposta. Da buon cittadino aspetto che il governo si pronunci. Ho capito che Lampedusa non fa parte della geografia politica italiana perché quando si continua a dire che gli sbarchi sono cessati e invece i migranti continuano a venire significa che noi non facciamo parte dell’Italia”.

Martello esprime anche la sua contrarietà al decreto sicurezza bis: “Il decreto è scritto in modo sbagliato. E’ vero che il decreto è rivolto alle Ong ma il soccorso in mare non viene fatto solo ed esclusivamente dalle Ong. Quel decreto quindi colpisce anche i diportisti, i pescatori, i marinai, tutti coloro che hanno un’imbarcazione. Se soccorrono persone in difficoltà in mezzo al mare, rischiano il sequestro del mezzo e la multa. E’ sbagliato. Il problema è che c’è una istigazione a contraddire una regola che riguarda il codice della navigazione. E’ un decreto – prosegue – che contrasta un principio fondamentale sulla navigazione, che è la regola del salvataggio. Il codice della navigazione non guarda la nazionalità, il colore: tu marinaio o tu pescatore, se in mezzo al mare incontri una persona in difficoltà, la devi salvare”.

E sullo slogan salviniano dei “porti chiusi” precisa: “Io continuo sempre a ribadire una cosa fondamentale: per me non c’è nessun dispositivo che ci imponga di chiudere il porto. Io, in qualità di sindaco, devo applicare la legge e quindi se arriva un dispositivo da parte del ministro Salvini che chiude il porto ne prendiamo atto. Ma fino a oggi un dispositivo sulla chiusura del porto di Lampedusa non c’è”.

Poi sottolinea: “L’esposizione mediatica di Lampedusa non è affatto un deterrente per il nostro turismo, ma crea confusione nella testa degli italiani perché pensano che la realtà sia come quella che viene descritta. Spesso, però, quello che viene descritto non corrisponde alla verità. Immaginano un’isola invasa dai migranti, in preda a un’emergenza umanitaria, con chissà quanti migranti e rifugiati sulle spiagge. Ma non è questa la realtà”.

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Governo, Di Maio contro Salvini: ‘Se vuole crisi di governo lo dica, i suoi attacchi sono inaccettabili’

“Se Matteo Salvini vuole la crisi di governo lo dica chiaramente. I suoi attacchi sono gravi e inaccettabili”. A dirlo, in una diretta Facebook, il vicepresidente del Consiglio e capo politico del M5s, Luigi Di Maio. “La Lega inventa falsità per coprire i finanziamenti dalla Russia” aggiunge, in riferimento al voto del Movimento a favore di Ursula von der Leyen, fatto definito come un “tradimento degli italiani” da parte del leader leghista.

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Fondi russi, chi è il “rutelliano” Vannucci: bancario con mire internazionali cacciato da Margherita e ripreso (per poco) dal Pd

Quattro finanzieri hanno suonato al campanello della sua villa di Suvereto, chiedendo di parlare con lui. Con il “faccendiere” locale dalle grandi ambizioni a livello internazionale. E quindi da cui prendere le distanze. Francesco Vannucci, il possibile “terzo uomo” del Metropol di Mosca per trattare dei finanziamenti tra la Lega e la Russia, a Livorno e provincia lo conoscono in tanti. Ma più per il suo carattere “iperattivo” nel mondo delle consulenze aziendali che per la sua carriera politica. E infatti nel Pd livornese le bocche sono cucite, parlano in pochi e fioccano i “non lo conoscevo” e i “non ricordo”. Chi parla invece lo fa solo a microfoni spenti. Vannucci, 62 anni, originario del piccolo borgo di 3mila abitanti in provincia di Livorno, invece ai cronisti che si assiepano di fronte alla sua casa preferisce non rispondere dopo aver raccontato all’Ansa di aver partecipato all’incontro del 18 ottobre scorso come “consulente bancario che da anni lavora con l’avvocato Giuseppe Meranda”: “Per adesso preferisco non parlare, ma sono sereno” dice aspettando la convocazione dei pm milanesi.

Mps, la Margherita e poi nel privato – Quella di Vannucci sarebbe potuta essere una carriera come quella di tanti toscani: l’impiego in banca – Monte dei Paschi, of course –, l’impegno nella politica locale (rigorosamente a sinistra) e il ritiro a vita privata. E invece no, perché il suo carattere “istrionico” lo ha portato a battere terreni di certo più difficili, ma soprattutto internazionali. Così, dopo aver lavorato nella filiale di Venturina (Livorno) di Mps, Vannucci alla fine degli anni Novanta decide di lasciare il “posto fisso” e di mettersi in proprio come consulente finanziario e aziendale.

La sua carriera politica invece dura poco: entrato nella federazione della Margherita della Val di Cornia (Piombino, Cecina, Elba), a inizio degli anni Duemila viene nominato vicecoordinatore del partito della Provincia di Livorno anche grazie ai suoi ottimi rapporti con Federico Gelli, uomo-sanità del Pd toscano e poi vicepresidente della Regione. Quando, nel 2004, Giorgio Kutufà viene eletto presidente della Provincia, Vannucci tenta il grande salto: chiede e pretende un assessorato di peso ma Kutufà non ci sta e a quel punto il consulente di banche se ne va sbattendo la porta.

Kutufà oggi tiene i toni bassi e preferisce parlare di semplici “incomprensioni” ma nel Pd livornese alzano il tiro: “Lui conosceva Vannucci e aveva capito che era un faccendiere e di un certo tipo: per quello si rifiutò di farlo assessore”. Da quel momento inizia la battaglia personale di Vannucci contro la Margherita locale accusata, a suo dire, di piegarsi troppo ai Ds ad un anno dalla fondazione del Pd: per questo il segretario provinciale Maurizio Scatena decide di ritirargli tutte le deleghe d’accordo con la direzione del partito, nel quale, ricorda Scatena “divenne vicesegretario provinciale come esponente dell’area Piombino-Val di Cornia, da cui proveniva, e faceva parte della corrente di Francesco Rutelli“.

Sono i mesi in cui le due anime principali del nascente Partito democratico – Margherita e Democratici di sinistra – si danno battaglia per non perdere terreno: Vannucci sfida i vertici locali dei Ds e la “dittatura della dirigenza” dei popolari, ma perde: la stampa locale parla di “defenestramento”. Nel Pd della Val di Cornia rientrerà per una breve esperienza nel 2010 senza ruoli di responsabilità, prima di ritirarsi ai suoi affari poco tempo dopo: “Era un semplice iscritto” fanno sapere dai dem locali.

Il Vannucci imprenditore – In città non ci sono evidenze di rapporti con i russi o di odore di massoneria, ma solo quell’idea che Vannucci aveva “ottimi rapporti con imprese e banche anche internazionali”. “Aveva un carattere iperdinamico, una persona molto impegnata e attiva – racconta a ilfattoqotidiano.it Federico Gelli –. Mi ricordo che lo conobbi ai tempi in cui lavorava in Mps ma dopo poco decise di mettersi in proprio con le consulenze finanziarie e aziendali. Una cosa che mi diceva sempre era che aveva in mente grandi iniziative di natura imprenditoriale e che aveva ottimi rapporti con grandi aziende internazionali. Io mi ricordo che questa cosa mi aveva colpito: se lasci un posto sicuro in banca per andare a lavorare nella libera professione, significa che qualcosa da fare ce l’hai. E probabilmente anche per questo diminuì il suo impegno nel partito. Quindi, anche se non lo so perché non lo sento da almeno dieci anni, può essere benissimo che Vannucci si trovasse al Metropol di Mosca”.

Kutufà invece preferisce ridimensionare: “Per come l’ho conosciuto io mi sembra che sia entrato in una questione più grande di lui – spiega –. Lui si presenta come esperto bancario di finanza internazionale, ma questo mi sorprende perché ai tempi era un impiegato di una piccola filiale in provincia di Livorno. Bisognerebbe riportare tutto alle dovute proporzioni: Suvereto fa 3mila abitanti, è un bellissimo borgo con del buonissimo il vino ma da qui a dire che fosse il paese natale di un esperto di commercio internazionale di petrolio e rubli russi, ce ne passa. Poi in questi dieci anni ha fatto la sua carriera e quindi chissà”.

Twitter: @salvini_giacomo

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Fondi russi alla Lega, l’avvocato Maeranda indagato. Gdf perquisisce casa di Vannucci “terzo uomo del Metropol”

Gli uomini della Guardia di Finanza hanno ricevuto ordine dalla procura di Milano di perquisire la casa di Francesco Vannucci, l’ex bancario di Suvereto, in provincia di Livorno, “terzo uomo” dell’affaire Metropol di Mosca. Vannucci è stato raggiunto da poco da quattro militari delle Fiamme Gialle di Milano. Nell’ambito dell’inchiesta, per corruzione internazionale, è indagato l’ex portavoce di Matteo Salvini, Gianluca Savoini. Quest’ultimo, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, convocato lunedì dai pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Vannucci, il terzo italiano presente all’incontro nella capitale russa è l’uomo indicato con il nome di “Francesco” nell’ormai nota registrazione pubblicata dal sito americano BuzzFeed. Ieri ha contattato l’Ansa dicendo di essere stato presente al meeting nell’albergo moscovita “in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda”, il legale romano che nei giorni scorsi era già venuto allo scoperto. A Meranda è stato notificato un avviso di garanzia. Alla perquisizione dovrebbe essere presente anche il pm milanese Gaetano Ruta e un esponente dell’ordine degli avvocati di Roma, come previsto dalla legge.

“Lo scopo dell’incontro – aveva spiegato Vannucci – era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale. Non ci sono state situazioni diverse rispetto a quelle previste dalle normative che disciplinano i rapporti di affari”. Il professionista si è anche lasciato andare ad uno sfogo: “Sono profondamente dispiaciuto di essere indicato in modo a volte ironico, a volte opaco, con lo pseudonimo di ‘nonno Francesco”. “Confido nella serietà della magistratura italiana nel capire le chiare dinamiche di questa vicenda”, ha aggiunto Francesco Vannucci, dicendosi anche profondamente rammaricato di dover mettere a rischio la privacy sua e della sua famiglia.

I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf stanno lavorando, anche grazie a documenti e foto acquisiti o da acquisire (in questi giorni si parla anche di un ulteriore audio). Insomma, con nuove audizioni e altri accertamenti si potrebbe capire di più su quanto accaduto nel lussuoso e storico albergo non molto distante dalla piazza Rossa: una trattativa, stando all’audio, che, secondo l’accusa, doveva portare molto denaro nelle casse della Lega – circa 65 milioni di dollari – e garantire una ‘retrocessione’ di soldi agli interlocutori russi. Un affare che però non è mai andato in porto.

L’articolo Fondi russi alla Lega, l’avvocato Maeranda indagato. Gdf perquisisce casa di Vannucci “terzo uomo del Metropol” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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