Archivio Tag: Matteo Salvini

Elezioni, Salvini: “Proporrò al centrodestra di mettere sul tavolo prima del voto i nomi di alcuni ministri”

“Va discusso con gli interlocutori, non voglio sparare ministri a caso sicuramente proporrò al centrodestra che prima del voto i nomi di alcuni ministri vengano messi sul tavolo”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, durante un punto stampa in stazione Centrale a Milano, rispondendo a chi gli chiedeva se la vicepresidente lombarda Letizia Moratti possa diventare ministro in caso di vittoria del centrodestra. “Per me gli italiani dovranno votare sapendo se vince la Lega con il centrodestra chi fa il ministro dell’Economia, degli Esteri, delle Infrastrutture. Quindi alcuni ministeri importanti dovranno essere messi sul tavolo degli italiani prima del voto. Però non fatemi coinvolgere Letizia Moratti perché non vorrei che qualcuno dicesse che offro una cosa in cambio dell’altra. Non lancio ministri a caso”, ha concluso.

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Fratelli d’Italia, Vittorio Feltri a ‘La Zanzara’: “Fidanza? È peggio di un cog…e. Tanto vince Sala, lo sanno tutti”. Scontro con Parenzo

L’inchiesta di Fanpage su Fratelli d’Italia a Milano? Nel comportamento di Carlo Fidanza c’è anche un aspetto coglionesco, anzi è anche qualcosa di peggio di un coglione, perché quelle cose non si fanno e basta”. Così, ai microfoni de “La Zanzara” (Radio24), Vittorio Feltri, capolista di Fratelli d’Italia alle amministrative di Milano, commenta la vicenda della lobby nera milanese nel partito guidato da Giorgia Meloni.


Il giornalista, che, come è tradizione nel programma radiofonico, si rende protagonista di un vivace battibecco con David Parenzo, aggiunge: “Sicuramente è stato un brutto colpo, non è una bella storia. Ma io che c’entro? Chi se ne frega, io non sono iscritto a Fratelli d’Italia. Certo, la cosa mi è dispiaciuta, perché sapere che uno dei tuoi compagni di viaggio ha combinato delle cose di questo tipo non può farti piacere”.

Circa la campagna elettorale a Milano, Feltri commenta: “È una rottura di coglioni e poi non m’importa niente, ma comunque non mi sono affaticato. Non ho fatto nessun comizio, sono andato solo a salutare Giorgia Meloni in piazza Duomo e basta. E non ho messo soldi per fare la campagna elettorale: mi è stato chiesto di aderire e ho accettato perché ho molta simpatia per la Meloni e la stimo molto. È certo che a Milano vinca Sala, ormai lo sa chiunque. Io mi sono candidato semplicemente perché voglio portare dei voti a Melania, cioè alla Meloni”.

Critica tagliente all’intero centrodestra (“è una coalizione del cazzo”) e frecciata finale al leader della Lega: “Salvini non si è posizionato benissimo negli ultimi tempi. Mi aveva candidato a presidente della Repubblica, ma poi io gli ho detto che nel suo comportamento degli ultimi tempi non si è rivelato molto coerente. Prima fa il governo con Conte e i 5 Stelle, poi si è dimesso senza spiegare il motivo preciso. Successivamente si è rimesso coi 5 Stelle e con l’avversario storico, che è il Pd. E quindi non mi è sembrato un comportamento coerente. Gliel’ho fatto notare e lui si è arrabbiato. Ma chi se ne frega“.

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Lega, l’europarlamentare no vax Donato se ne va: “Prevale la linea di Giorgetti”. Fedriga: “È quella del documento governatori-Salvini”

Pezzi che se ne vanno e maggiorenti che evocano una “guerra tra bande”. Il caos dentro la Lega è ormai in chiaro, non corre più solo dentro le chat del partito. Finisce sui giornali, monta a meno di due settimane dalle elezioni amministrative che rischiano di trasformarsi in uno spartiacque per gli equilibri del partito dilaniato dalle posizioni sulla gestione della pandemia. Il casus belli è diventato l’estensione del Green pass all’ambito lavorativo, sotto però cova, più in generale, il sostegno al governo Draghi. Francesca Donato, europarlamentare no vax tra le più fedeli salviniane, lo dice senza giri di parole per spiegare il suo addio: la linea critica nei confronti dei provvedimenti dell’esecutivo, certificazione verde in primis, “pur condivisa da larga parte della base è diventata minoritaria: prevale la posizione dei ministri, con Giorgetti, e dei governatori. Io non mi trovo più a mio agio e tolgo tutti dall’imbarazzo”. Il partito guidato da Matteo Salvini ha spesso detto di no in tv e sui giornali ma in Consiglio dei ministri ha votato sì all’estensione, voluta fortemente dal premier. “Non posso più stare in un partito che sostiene l’esecutivo Draghi”, dichiara Donato a La Repubblica sottolineando come “va riconosciuto a Giorgia Meloni di aver mostrato coraggio e lungimiranza non entrando al governo”.

Il segretario non è mai stato così in difficoltà nel tenere insieme la ‘pancia’ e l’ala più governista del partito, nella quale va inserito anche Massimiliano Fedriga che rimarca come “il caos è stato generalizzato” e “molti hanno assunto posizioni altalenanti” sulla gestione di questa fase della pandemia: “Io penso si debba usare di più la ragione anziché alimentare la confusione”. La difesa di Salvini c’è, ma con una sorta di avvertimento: “Ha cercato un equilibrio, sforzandosi di ascoltare anche le posizioni di chi non è convinto dei vaccini – dice il governatore del Friuli-Venezia Giulia e presidente della Conferenza delle Regioni – Ora bisogna evitare guerre per bande. Chi ha compiti di responsabilità deve aiutare il Paese a rialzarsi. Il tentativo di Salvini è stato quello di non condannare nessuno”. Poi a The Breakfast Club su Radio Capital, Fedriga è stato ancora più esplicito: “Nel primo partito d’Italia è normale che ci siano correnti diverse, ma dentro la Lega non c’è spazio per i no vax”.

Donato – che lo scorso luglio aveva citato i lager nazisti contro i vaccini e solo qualche giorno fa era stata protagonista di un botta e risposta con l’epidemiologa Stefania Salmaso sull’ivermectina – è più morbida sul segretario, ma ha deciso di alzare bandiera bianca riconoscendo come di fatto sulla questione Green pass la sua linea sia diventata minoranza nel partito: “Si trova in una posizione delicata. Rappresenta un partito con diverse anime, ma c’è una prevalenza della linea dei presidenti di Regione e dei ministri, capeggiati da Giorgetti, a favore delle scelte del governo Draghi”. Salvini, aggiunge, ha “cercato di dare forza a quanti come me giudicano che le decisioni sul Green Pass siano sproporzionate e inadeguate”. Insomma: “Ha dovuto mediare, ma a un certo punto si è fermato, non giudico il suo lavoro”. Che il segretario si sia ritrovato in minoranza è tuttavia innegabile: “Almeno all’interno della segreteria del partito pare che sia così”. E vaticina anche un punto di rottura: “Non pensate che le voci contrarie alla linea pro-governo, fra gli eletti, siano sono quelle di Borghi, Bagnai o Siri. C’è un forte dissenso interno che, laddove non sarà composto, non potrà che emergere: potrà verificarsi pure una scissione”.

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Salvini a Cernobbio dalla parte delle imprese (e contro i poveri): “Diamo a loro soldi del reddito di cittadinanza”. E si abbraccia con Meloni: “Governeremo insieme”

Matteo Salvini approda al Forum Ambrosetti di Cernobbio ed è un attimo tirare la volata agli imprenditori riuniti sulla riva del lago di Como. Il ragionamento è lineare per il leader della Lega che non nega di aver a suo tempo definito il reddito di cittadinanza una riforma di giustizia sociale, ma, dice: “Gli errori vanno ammessi: alla prova dei fatti si è rivelato un fallimento, quest’estate non si trovava manodopera da Livigno a Tropea”. I numeri non tornano? Non importa: “Io quei 10 miliardi li userei per dare lavoro sostenendo le imprese“. E se da una parte conferma l’intenzione di restare in maggioranza fino a fine legislatura, dall’altra si concede anche un siparietto, con tanto di abbracci, con Giorgia Meloni: “Siamo destinati a governare insieme”.

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Lamorgese a Salvini: “Se ha suggerimenti per bloccare gli sbarchi li accolgo volentieri”. Lui: “Viminale non muove un dito contro scafisti”

Ancora polemiche a distanza tra Matteo Salvini e Luciana Lamorgese sul tema dell’immigrazione. Rispondendo a una domanda di Massimo Giannini, la ministra dell’Interno – intervistata da in streaming sul sito de La Stampa – ha commentato gli attacchi arrivati nei giorni scorsi dal suo predecessore al Viminale, che l’ha accusata di non saper fermare i numerosi recenti sbarchi sulle coste italiane. “Salvini evidentemente non ha ben chiare quelle che sono le difficoltà che stiamo vivendo quotidianamente, ma se ci sono iniziative che non abbiamo adottato e lui ci può suggerire per bloccare gli arrivi via mare io li raccolgo volentieri”, lo liquida l’ex prefetto. Nella stessa occasione – se non bastasse – Lamorgese ha aperto a un altro tema tabù per il leader leghista, quello dello ius soli per gli italiani di seconda generazione. “È un tema che si pone e di cui dobbiamo ricordarci non solo quando i nostri atleti vincono delle medaglie“, sostenendo la necessità di aiutare “questi ragazzi a sentirsi parte integrante della società. Spero che si arrivi a una sintesi politica”, ha concluso.

Abbastanza per far innervosire il segretario del Carroccio: “Invece di vaneggiare di Ius Soli, visto che con la legge vigente siamo il Paese europeo che negli ultimi anni ha concesso più cittadinanze in assoluto, il ministro dell’Interno dovrebbe controllare chi entra illegalmente in Italia. Ci sono decine di migliaia di sbarchi organizzati dagli scafisti, senza che il Viminale muova un dito”, attacca su Twitter. E dopo qualche minuto insiste: “Lamorgese annuncia “controlli a campione” nei bar e nei ristoranti. Quanto dobbiamo aspettare per “controlli a campione” anche nei porti e ai confini?”. Nel pomeriggio, a margine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura a Torino, la ministra aveva spiegato che “il contrasto dell’immigrazione via mare è molto diverso da quello via terra“, in quanto “molti degli sbarchi sulle coste siciliane sono autonomi e noi non possiamo fermarli”. E a La Stampa ha ribadito che “il problema dell’immigrazione è complesso, va avanti da anni e richiede interventi a livello europeo. Va tutto contestualizzato. I numeri sono aumentati, certamente, ma non parlerei di invasione”.

Lamorgese ha affrontato anche le questioni di ordine pubblico relative al cantiere Tav in val di Susa, sostenendo che “le attività che stiamo portando avanti sono state corrette, con quella giusta moderazione e con quel senso di responsabilità che sono proprie delle forze di polizia nell’affrontare situazioni complicate. Di fronte ai comportamenti aggressivi bisogna avere quel modo di reagire tipico di chi vuole portare avanti il concetto di legalità, ma senza risposte aggressive”, ha detto. L’alta velocità Torino-Lione, ha spiegato, “è un’opera strategica per il Paese, gli uomini messi in campo sono tanti, l’attenzione che richiede questo tipo di attività deve essere notevole. Bisogna davvero comprendere lo spirito con cui si sta andando avanti con quest’opera”. Durante la riunione un presidio di attivisti No Tav – tra cui la professoressa 74enne Nicoletta Dosio – ha manifestato chiedendo di incontrare la ministra, ma è stato tenuto lontano dalla Prefettura, con le forze dell’ordine a transennare l’intera piazza Castello.

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Berlusconi promuove Salvini: “Forza Italia e Lega al lavoro per partito unico centrodestra. Abbiamo voglia di cambiare l’Italia”

“Sono partito a ragionare per il partito unico e credo che queste cose abbiano avvicinato ulteriormente Forza Italia e Lega e che abbiamo una gran voglia di cambiare l’Italia con programma su basi comuni: stiamo lavorando alla creazione di questa federazione e mi auguro metteremo le basi valoriali per creare il grande partito unico di centrodestra”. Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, intervenendo telefonicamente alla festa della Lega Romagna, a Milano Marittima, frazione di Cervia, in provincia di Ravenna, dove Matteo Salvini è stato intervistato da Bruno Vespa.

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Zan a La7: “Renzi vuole mediare col sovranista Salvini? Allora meglio nessuna legge piuttosto che una che introduce discriminazioni”

Renzi fa una proposta di mediazione sul ddl Zan? Qui si vuole mediare sulla vita e sulla dignità delle persone. La proposta avanzata da Ostellari sul togliere il riferimento all’identità di genere dalla legge non è un dettaglio, ma è una crudeltà. Se allora Renzi vuole seguire Salvini per trovare una mediazione a tutti i costi, io dico che è meglio nessuna legge che una legge che introduce discriminazioni“. Sono le parole pronunciate a “In onda” (La7) da Alessandro Zan, deputato del Pd e primo firmatario del disegno di legge che prende il suo nome.

Zan spiega: “Adesso inizia la discussione generale e vedremo se realmente la Lega vuole questa legge come ha detto Salvini, ma io non ci credo perché tutti gli atti che si sono susseguiti sono stati volti ad affossare il ddl, dagli ostruzionismi in Commissione alle 170 audizioni della Lega. Adesso se Salvini ragionerà sui temi, è un conto. Se invece presenterà migliaia di emendamenti come pare, è evidente che non c’è nessuna voglia di approvare la legge, ma le sue sono solo dichiarazioni strumentali. Riguardo all’identità di genere, ricordo che questo termine, che Ostellari vuole togliere dalla legge, è sancito come diritto inviolabile della persona dalla Corte Costituzionale, è cioè una locuzione collaudata nel nostro ordinamento ed esiste in tante leggi – continua – ‘Identità di genere’ in una legge contro i crimini d’odio serve semplicemente per proteggere dalle violenze e dalle discriminazioni dei gruppi sociali, come le persone trans e transgender, che sono le più discriminate tra i discriminati. Non possiamo accettare questo in nome della mediazione. Si può mediare su tante cose, ma non sulla carne viva, sulla vita e sulla dignità delle persone. Se allora vogliono eliminare questo termine dal ddl, dovrebbero avere il coraggio di presentare altri emendamenti per toglierlo anche da altre leggi del nostro ordinamento”.

E conclude: “Quando si parla di mediazione, bisogna stare attenti perché la legge uscita dalla Camera è frutto di una lunghissima mediazione durata oltre un anno, con Italia Viva che è il partito ad aver chiesto più modifiche ed emendamenti, tutti accettati. Si può mediare su tutto, ma non sulla dignità delle persone. La mediazione che vuole fare Salvini, a cui va dietro Renzi, riguarda le definizioni di sesso, di genere, di orientamento sessuale e di identità di genere, peraltro richieste proprio da Italia Viva, dalla ministra Bonetti e dal ministro della Giustizia per la tassatività dell’azione penale. Su questo Renzi non può seguire il sovranista Salvini, lo stesso che ha firmato il manifesto di Orban “Dio, patria e famiglia”, un documento omofobo che contiene delle cose terrificanti”.

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“Reddito di cittadinanza diseducativo e clientelare”. La scelta di campo di Renzi: l’asse con Salvini viene prima dei poveri

È talmente controcorrente, come si intitola il libro con cui martellerà le orecchie e non solo in queste prossime settimane d’estate, che arriva a dire che non solo il reddito di cittadinanza è “diseducativo, come aveva già detto alcuni giorni fa, come se si sentisse il maestro Manzi. Ma che sono proprio “soldi buttati“. E se l’accusa al M5s di averlo introdotto solo come “voto clientelare forse scatenerà qualche baruffa via agenzia di stampa che lascia il solito tempo che trova, chissà come si sentono le migliaia di lavoratori con uno stipendio insufficiente per sopravvivere, minori che vivono in famiglie in difficoltà o disabili che non riescono a trovare occupazione per via della loro condizione, tutte categorie che, più di altre, secondo l’ultimo rapporto Inps sono tra quelle a cui il reddito di cittadinanza mette un ombrello sopra la testa. Così controcorrente da negare l’evidenza dei numeri e da ricordare un po’ quel buffo capo del governo che disse innumerevoli volte che certamente avrebbe vinto il suo referendum. Solo che questa volta non ci sono l’abolizione del Cnel e il Senato dei sindaci nel mezzo: qui si parla della vita della gente e allora è Andrea Orlando, ministro del Lavoro di un governo per cui Renzi ha un’estasi ogni volta che passa davanti a Palazzo Chigi, a ricordare di leggere almeno i dati prima di parlare. “Lo dico – dice Orlando – perché credo che la discussione che si sta sviluppando prescinde completamente dai dati che emergono dal rapporto. O si contesta questo rapporto oppure si parte da qui. E questo lo dico perché la discussione appare a un tasso di strumentalità che fa sospettare che si sia in procinto di attuare una pericolosa, sbagliata campagna contro i poveri e di criminalizzazione della povertà“. Guerra ai poveri.

Nemmeno Confindustria arriva a rilanciare esplicitamente la battaglia. Lo fa invece Matteo Salvini, che non perde occasione (due volte negli ultimi tre giorni) per accodarsi a Renzi sull’attacco al Reddito. Per l’ex presidente del Consiglio e per il suo partito formato citofono la priorità – ora che non è ancora finita una pandemia secolare – è abbattere non la corruzione, non l’evasione fiscale, non il lavoro nero, non il lavoro sottopagato, non l’inquinamento, non la criminalità organizzata, non gli incidenti stradali, non le interviste a pagamento ai principi sauditi, non l’abbandono di animali, non le buche per strada (la lista dei mali su cui concentrarsi sarebbe effettivamente sterminata) ma proprio il reddito di cittadinanza, misura “diseducativa” perché i poveri – hai voglia di dai e dai – non imparano mica mai a non esserlo più, poveri. Quando poi a Renzi chiedono “Scusi, sì, abbiamo capito, ma allora cosa ci metterebbe al posto del reddito di cittadinanza, come la aiuterebbe quella povera gente?”, lui risponde con la faccia brutta e il dito puntato da qualche parte che non accetta che nessuno gli faccia la morale perché è stato lui a portare i “denari per la povertà” (li chiama così) da “venti milioni a due miliardi e sette”. Insomma: non risponde. O meglio: “Il meccanismo del reddito di cittadinanza, non giriamoci intorno, è un meccanismo che non funziona, è soltanto un sussidio finalizzato a un sussidio”. Insomma: non risponde.

Risponde con un’altra cosa. Per esempio: “Il reddito di cittadinanza è, non un modo per aiutare i poveri, ma un modo per i 5 Stelle per buttare via i soldi”. Cioè come? Nel senso di una roba applicata male, da migliorare, da integrare? No, è stata inventata “al solo scopo di continuare ad avere consenso”. “È un voto clientelare garantito e organizzato che i 5 stelle intendono rappresentare e che noi vogliamo scardinare”. In pratica “hanno comprato i voti di tanti italiani poveri”, ecco, la sintesi in una frase. Solo che non l’ha detta Renzi ieri per presentare la sua ultima opera letteraria, ma Silvio Berlusconi nel 2019, vedi mai che l’elettorato (ammesso che ne avrà ancora uno, un giorno) non abbia ancora capito da che parte sta (capito, ora, elettorato?). C’è chi ironizza sul fatto che proprio ora che il M5s era nelle peste, con questa sbilenca pace raggiunta in extremis dopo una maxi-rissa tra i maschi della specie, Renzi ha trovato il modo di rivitalizzarlo dandogli un motivo per rimettersi a parlare del mondo che lo circonda.

E siccome Matteo Renzi sta pensando seriamente di firmare i referendum sulla giustizia dei Radicali come ha già fatto Matteo Salvini magari c’è qualcuno che potrebbe ricambiare il favore. “Dopo l’estate va rivisto il reddito di cittadinanza – ha detto proprio lunedì il leader della Lega – perché siamo pieni di imprenditori, ristoratori, albergatori in Calabria che non riescono a trovare personale. Molti rispondono che preferiscono stare a casa, con l’aria condizionata, con il reddito di cittadinanza piuttosto che andare a lavorare. Quindi c’è qualcosa che non funziona. Invece di creare occupazione, crea lavoro nero e disoccupazione”. D’altra parte lo stesso segretario del Carroccio – suo malgrado senza l’agognata aria condizionata – davanti alle video-inchieste sul lavoro stagionale sottopagato e al nero de ilfattoquotidiano.it, aveva dovuto concedere che ai propri figli avrebbe consigliato di rinunciare, ma comunque aveva minimizzato, dicendo che “ovunque c’è chi fa il furbo”.

Figurati in politica, ora che all’orizzonte sono un po’ più nitidi i contorni del Quirinale, a venti giorni dall’inizio del semestre bianco, ora che comincia la lunghissima, lentissima discesa verso la fine della legislatura. Si salvi chi può. Il ddl Zan, lo sblocco dei licenziamenti, ora il reddito di cittadinanza: i segnali li ha mandati. È quasi l’ora che qualcuno li raccolga.

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Manifestazione della Lega, Salvini presenta il tandem Michetti-Matone: “Nelle loro mani il futuro della città. Basta malgoverno a Roma”

“L’Italia non può più essere una colonia o un campo profughi, l’Italia è il paese più bello del mondo. A proposito di lavoro, abbiamo affidato nelle mani di un uomo e una donna il futuro di questa straordinaria città per archiviare anni di malgoverno di Pd e M5s”. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini in piazza Bocca della Verità invitando sul palco della manifestazione a Piazza Bocca della Verità a Roma i candidati a sindaco e prosindaco del centrodestra Enrico Michetti e Simonetta Matone.

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Manifestazione della Lega, il candidato sindaco del centrodestra Michetti: “Una volta eravamo conosciuti per le bellezze, oggi per i rifiuti”

“Una volta ci conoscevano per le bellezze, oggi ci conoscono per i rifiuti che gli mandiamo. Dobbiamo avere quattro volte i turisti che abbiamo oggi. Dobbiamo valorizzare il nostro patrimonio unico al mondo”. Così Enrico Michetti, candidato a sindaco di Roma, durante la manifestazione della Lega “Prima l’Italia”. Michetti ha poi abbracciato il leader della Lega Matteo Salvini e la candidata prosindaco Simonetta Matone

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