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La giustizia è un campo minato per il governo: così l’asse Renzi-Salvini mette nel mirino le riforme e i soldi del Recovery

La giustizia è divisiva. Divide maggioranze e fa cadere i governi. Sarà la giustizia, con tutta probabilità, la prima prova vera dell’esecutivo di Giuseppe Conte dopo la defezione di Italia viva. Il 27 gennaio al Parlamento arriverà la relazione del guardasigilli, Alfonso Bonafede: Camera e Senato dovranno quindi votarla. Per allora o la maggioranza sarà stata messa in sicurezza, o questa volta la coalizione di governo rischia di andare sotto. Dopo l’astensione sul voto di fiducia dei giorni scorsi, infatti, Matteo Renzi intende far votare i suoi parlamentari insieme a quelli di Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Già nell’inverno scorso più volte i renziani votarono col centrodestra in commissione con l’obiettivo di affossare la riforma della prescrizione di Bonafede. E se il 20 maggio del 2020 l’ex leader del Pd aveva alla fine votato la fiducia al guardasigilli – messo sotto accusa dall’opposizione per la gestione delle carceri durante la prima ondata di coronavirus e per lo scontro col pm Nino Di Matteo – questa volta Renzi potrebbe collaborare a costruire un vero e proprio terreno minato per l’esecutivo proprio sulla giustizia. Sempre che senatori e deputati d’Italia viva intendano seguire il loro leader contro la maggioranza di cui fa parte il Pd, partito da cui proviene la maggior parte di loro.

I soldi del Recovery e la giustizia: ce lo chiede l’Europa – I risultati di questa ennesima mano di poker potrebbero essere pericolosi. E non solo per la maggioranza di Conte. Nella sua relazione, infatti, Bonafede ripercorrerà quanto fatto nel 2020, quando al governo c’era pure Italia viva. Ma riassumerà anche le linee guida per il 2021. Vuol dire essenzialmente quanto è contenuto nel Recovery plan, che stanzia quasi 3 miliardi di euro proprio per la giustizia. Soldi che serviranno soprattutto – 2,3 miliardi – per assumere magistrati, cancellieri, dipendenti che fanno parte del personale tecnico. In totale si tratta di 16mila persone che avranno come obiettivo quello di eliminare l’arretrato che grava sui giudici, velocizzando i processi. Soldi che l’esecutivo non vuole spendere nei tribunali per libera scelta. Tutti i Recovery plan dei Paesi Ue, infatti, devono rispettare i rigidi paletti fissati dalla Commissione europea. Regole necessarie per assicurare che i 750 miliardi del Next generation Eu raggiungano gli obiettivi stabiliti da Bruxelles. Ma non si tratta solo di “paletti” generali: ogni Paese è anche tenuto a proporre misure con cui “affrontare efficacemente” i punti deboli rilevati dal Consiglio nelle sue raccomandazioni specifiche pubblicate ogni anno. Per l’Italia la lista è lunga: al primo posto c’è la lentezza della giustizia, soprattutto quella civile. Secondo l’ultima stima del Cepej, la commissione europea per l’efficacia della giustizia del consiglio d’Europa, in alcuni casi i processi più lenti dell’intera Unione sono quelli che si celebrano nei tribunali italiani.

La relazione Bonafede e le riforme – Un voto contrario alla relazione di Bonafede, dunque, paralizzerebbe una parte importante del Recovery. “Sulla riforma della giustizia di Bonafede non pensiamo nulla di buono”, dice Davide Faraone, capogruppo al Senato di Italia viva, confermando la linea dettata dal suo leader. Se i renziani dovessero votare insieme al centrodestra, il rischio di andare sotto per il governo a Palazzo Madama è concreto. Anche perché ha già annunciato di votare No anche Mario Michele Giarrusso, ex senatore grillino ora nel gruppo Misto. “Preannunciano un voto contrario a una relazione che non hanno ancora letto”, si sfogava mercoledì Bonafede, che giovedì invece ha scelto la via del silenzio. Consapevole che al fianco del voto del Parlamento sulla sua relazione, c’è anche un altro potenziale problema: il lavoro delle commissioni di Camera e Seanto sulle riforme del processo penale e civile, del Csm e della tanto discussa prescrizione. Sono le riforme “abilitanti” di sistema, cioè quelle che il governo deve fare per forza se vuole ottenere i fondi del Recovery. Le raccomandazioni della Commissione Ue per il 2019-2020, infatti, per l’ennesima volta chiedevano al nostro Paese un intervento su alcuni aspetti del nostro sistema giudiziario. A cominciare dalla “riduzione della durata dei processi civili e penali nei tre gradi di giudizio” per proseguire con la “riduzione del carico della sezione tributaria della Cassazione” la “necessità di semplificazione delle procedure“, fino alla “repressione della corruzione“. Vuol dire che per velocizzare iter burocratici e processi non basta assumere personale: bisogna modificare i procedimenti. Insomma: è l’Europa che chiede a Roma la riforma della giustizia come condizione fondamentale per avere i fondi del Recovery.

Commissioni a rischio senza i renziani – È quello che ha fatto il governo durante il 2020, quando della maggioranza facevano parte anche i ministri d’Italia viva, come fanno notare da via Arenula. Complice anche la pandemia, tutti quelle riforme – processo civile e penale, Csm, prescrizione – sono ancora bloccate nelle commissioni di Senato e Camera. Dove senza i renziani la maggioranza rischia di avere qualche problema. A Montecitorio finirebbe 23 a 23, con il regolamento che prevede – in caso di pareggio – la bocciatura di ogni proposta. A Palazzo Madama il risultato sarebbe anche peggiore: 13 a 12 per l’opposizione, col voto del renziano Giuseppe Cucca che sarebbe decisivo. “Attendiamo di leggere la relazione prima di dare un giudizio compiuto”, dice l’esponente di Italia viva. Mario Perantoni, presidente M5s della commissione Giustizia della Camera, avverte: “Le riforme – dice – sono parte integrante del Piano nazionale di resilienza e ripresa, sarebbe un gravissimo errore ostacolarle”.

Un campo minato – Il percorso, infatti, è pieno di mine. Proprio nella commissione presieduta da Perantoni giace il ddl di riforma del processo penale. Al suo interno ha anche la riforma della prescrizione, tema che ha infiammato la maggioranza per mesi. Nel gennaio del 2020, infatti, è entrato in vigore lo stop dopo il primo grado di giudizio varato con la riforma Spazzacorrotti. Una norma osteggiata da Renzi, che avrebbe già voluto far cadere l’esecutivo nell’inverno scorso. Alla fine, dopo una serie di lunghissimi vertici notturni, la maggioranza aveva trovato la quadra con il cosiddetto “lodo Conte“: una mediazione che inseriva due meccanismi diversi della prescrizione a seconda che gli imputati siano stati condannati o assolti alla fine del processo di primo grado. Quella norma è arrivata insieme a tutta la riforma del processo penale sul tavolo della commissione nell’agosto scorso. A dicembre sarebbe scaduto il termine per produrre emendamenti ma i renziani, spalleggiati dall’opposizione, hanno chiesto più tempo. Adesso il nuovo termine è fissato per il primo giorno di febbraio: fino ad allora la riforma è dunque esposta a tentativi di agguato dell’opposizione.

Riforme insabbiate – Ancora più complesso è l’iter della riforma del processo civile, che giace addirittura da un anno sul tavolo della commissione giustizia del Senato, presieduta da Andrea Ostellari della Lega. È per questo motivo che, durante le sue comunicazioni a Palazzo Madama, Conte ha risposto infastidito al capogruppo del Carroccio: “Il senatore Romeo, della Lega, chiedeva dei disegni di legge sulla giustizia: sono alla commissione Giustizia del Senato che è sotto un presidente del suo partito. Cerchiamo tutti di dare un’accelerazione”. Sul tavolo della commissione Affari costituzionali della Camera, invece, c’è la proposta di legge d’iniziativa popolare per la separazione delle carriere in magistratura. Il relatore è Francesco Paolo Sisto di Forza Italia, contraria è ovviamente la maggioranza. Che rischia di diventare minoranza se Italia viva dovesse votare col centrodestra, collaborando a minare tutto il terreno delle riforme giuridiche.

D’altra parte è proprio sulla giustizia che era caduto il governo gialloverde. Nell’estate del 2019 la Lega decise di rompere l’alleanza con i 5 stelle per scongiurare – tra le altre cose – l’entrata in vigore dell’odiata riforma sulla prescrizione. La stessa osteggiata aspramente da Italia viva. Diciassette mesi e una epidemia dopo l’inedito asse Salvini- Renzi può saldarsi per la prima volta. Su che cosa? Sulla giustizia, ovviamente.

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Crisi di governo? “Per il 78% degli italiani è il momento sbagliato. E per il 58% è fastidiosa manovra di palazzo”. I dati di Noto Sondaggi

“Il 78% degli italiani, indipendentemente dal partito votato e dall’appartenenza politica, pensa non sia il momento per aprire una crisi di governo“. Non solo. “Il 58% di chi sa che c’è una crisi pensa sia solo una fastidiosa manovra di palazzo che non influirà affatto sulla vita degli italiani, la percepisce come un gioco di poltrone e di potere”. Parole di Antonio Noto che racconta in esclusiva a ilfattoquotidiano.it l’ultima rilevazione dell’osservatorio sull’opinione pubblica di Noto Sondaggi. Se dall’estero la crisi al buio innescata da Renzi appare una follia irresponsabile, anche gli italiani sembrano pensarla così, che brigare per mandare a casa l’esecutivo in piena pandemia non sia affatto una buona idea.

LA CRISI, QUESTA “SCONOSCIUTA”
“Partiamo dal presupposto che solo il 15% degli italiani segue la politica in maniera assidua e sa quali sono i fatti politici di attualità. Solo il 10% degli italiani è a conoscenza del fatto che ci potrebbe essere a breve una crisi di governo. Quindi, al di là del giudizio che esprimono sulla possibilità che ci sia o meno, si può dire che nella realtà questa crisi è praticamente sconosciuta agli italiani”. C’è dunque un livello di percezione molto basso. Ma anche di adesione. “Il dato poi – spiega Noto numeri alla mano – è che il 78% degli italiani, indipendentemente dal partito votato e dall’appartenenza politica dice che non è il momento per fare una crisi di governo. Solo il 15% segue le cose della politica, ma anche sondando questo zoccolo duro si capisce benissimo cosa stia succedendo”. E allora, che cosa sta succedendo? “Che la crisi che riempie i giornali, fa tremare i palazzi e interroga i nostri partner europei in realtà è ignota ai più, e pure disconosciuta da quelli che la seguono, per i quali aprirla al buio in piena emergenza sanitaria non solo è poco comprensibile o irresponsabile, ma per il 58% assume anche la connotazione fortemente negativa da manovra di Palazzo”. Una bocciatura trasversale, per altro.

ANCHE I RENZIANI BOCCIANO RENZI
“Il giudizio negativo è trasversale, prescinde dal credo politico tanto che toglie consenso a Renzi anche tra chi lo votava”. Da che ha ingaggiato il braccio di ferro con il governo e con Conte, la fiducia nel leader di Italia Viva è scesa di due punti. “Renzi non ha mai avuto livelli alti: prima viaggiava intorno al 16%, ma da che ha innescato lo strappo con successivo logoramento è calata al 14%”. Secondo le rilevazioni di Noto Sondaggi la rottura con Conte, viceversa, non ha danneggiato il premier. “La fiducia verso Conte è in decremento stabile: Conte oggi è al 38%, teniamo presente che in primavera era intorno al 49%”. Per Noto il decremento non ha a che fare con gli equilibri del governo ma con la gestione della crisi economica e sanitaria. “Non c’è stato un decremento significativo in queste settimane, che invece c’è stato su Renzi ed è ben visibile”.

“FASTIDIO NEI CITTADINI-ELETTORI”
Che non fosse il momento di aprire una crisi lo pensano perfino gli elettori del centrodestra, l’area politica che in teoria avrebbe il massimo vantaggio dal voto. “Neppure i suoi leader gridano al voto al voto – sottolinea Noto – Tutto l’elettorato di riferimento sa che con questa crisi il centrodestra non potrà governare. La mia opinione a questo punto è che pochi lo sanno, nessuno ci crede. Quindi che qualsiasi governo esca fuori, che sia un Conte Ter o il governo con altro candidato premier, questo passaggio sarà vissuto come fastidioso dagli italiani cui in questo momento fa fatica anche solo pensarlo”.

PRIMA DEL LAVORO, LA SALUTE
La conferma arriva dai dati sulle priorità del Paese, dove si misura l’allineamento delle opzioni della politica rispetto alle necessità dei cittadini-elettori. “Perché è indubbio, dai dati, che gli italiani in questo momento abbiano a cuore soprattutto l’emergenza sanitaria: lo pensa il 66% degli italiani. Prima del Covid, quando facevamo questa domanda, le prime indicazioni erano il lavoro, l’economia e il Fisco, poi la sicurezza. Il problema sanitario non rientrava neppure tra i primi 10. Adesso ha superato l’indicazione del problema del lavoro che viene dopo, al 59-60%. Poi vengono l’economia, il Fisco e tutti gli altri. C’è un’enorme differenza tra l’indicazione del problema sanitario rispetto a tutti gli altri problemi storici dell’Italia e questo non è cambiato affatto nelle ultime settimane, anzi”.

Ma chi si avvantaggia dalla crisi? “Per consenso non certo Renzi, lo si vede. Ma anche la Lega e Salvini che diamo intorno al 24,5%, quindi primo partito ma insidiato dalla Meloni. La fiducia in lei si conferma superiore a quella di Salvini mentre per lungo periodo è stato lui il leader che riscuoteva più fiducia dopo Giuseppe Conte, che resta primo, seguito proprio dalla Meloni”.

IL PARTITO DI CONTE? VALE IL 10% (MA PUO’ SALIRE)
Conte, dunque, quanto vale? “Lo quotiamo attorno al 10%. Ha avuto un decremento ma va contestualizzato perché è forse il soggetto dal potenziale più interessante in questa fase”. Noto Sondaggi lo monitora da che se ne parla, cioè dall’avvio del governo giallo-rosso. “A primavera, con la prima ondata, il consenso verso un partito cucito attorno al premier era intorno al 15%. Adesso la fiducia in Conte si è ridotta in maniera non marginale ma stabile, cioè non in conseguenza di vicende specifiche ma del logoramento che la lunga crisi ha portato”. Tanto che, per altro verso, proprio il “partito di Conte” potrebbe cambiare significativamente lo scenario. “Un eventuale suo partito prende voti non solo da Pd e M5S, anzi da loro ne prende pochi, prende molto da un elettorato che nelle ultime elezioni non è andato a votare, da elettori volatili non fidelizzati. E prende anche in maniera significativa da Forza Italia”. Quindi è anche il partito suscettibile di crescere di più, tanto che “il saldo potrebbe essere positivo con un partito di Conte, nel senso che la coalizione potrebbe valere di più della sommatoria tra Pd e M5S”.

PD, LA FORZA IMMOBILE
E il Pd, appunto? “Il Pd è strano, gode dei problemi altrui. E’ un partito fermo, io stesso che faccio questo lavoro non so dire quale sia la sua strategia e il suo progetto politico. Eppure resta ancorato attorno al 20%. Mentre il M5S sta perdendo anche durante questa pandemia (è passato dal 16% di marzo al 14% di adesso), nella realtà il Pd rimane fermo ma c’è una spiegazione di scenario e di contesto: il PD insieme a pochi altri partiti come Fratelli D’Italia ha uno zoccolo duro ideologico, bene o male che facciano leader, dirigenti o amministratori riceve i voti di un elettorato fortemente fidelizzato per motivi ideologici. Il consenso dunque non è un indicatore del giudizio sull’operato del partito e dei suoi vertici politici. Il concetto è che posso anche essere critico su Zingaretti, ma poi voterò lì perché sono di quell’area”. Detto altrimenti, “l’elettorato della Lega è fortemente influenzato dalla figura di Salvini, il consenso del Pd non è influenzato da Zingaretti”.

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Recovery Fund, Salvini: “A gennaio le proposte del centrodestra. Intanto Conte e Renzi litigano, vogliamo limitare i danni fatti dal Governo”

“Le idee le abbiamo chiare. Lavoreremo per presentare a gennaio un piano per i fondi Ue. Riforma fiscale, cancellazione delle cartelle esattoriali, rilancio delle infrastrutture ferme – oggi il M5s voleva bloccare di nuovo la Tav, siamo all’assurdo -, poi un’idea di Paese fondato sulla crescita. Non ci sono i fondi per la sanità, non c’è nulla per la disabilità e per le famiglie. Intano Conte e Renzi litigano. L’unica fretta che abbiamo è quella di limitare i danni fatti dal Governo”, così Matteo Salvini, leader della Lega, fuori dalla Camera.

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Gregoretti, Salvini contro Toninelli: “Non commento le sue dichiarazioni. Io non dimentico quello che ho firmato e resto coerente”

Un solo bersaglio: l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Si concentra sull’esponente del Movimento 5 stelle l’attenzione di Matteo Salvini al termine dell’udienza del processo sul caso Gregoretti in cui è imputato per sequestro di persona. In aula oggi insieme al leader del Carroccio c’erano anche gli ex colleghi di governo Toninelli ed Elisabetta Trenta, chiamati nell’aula bunker del carcere di Catania-Bicocca come testimoni.

Sotto la lente d’ingrandimento di Salvini i tanti “non ricordo” pronunciati in aula da Toninelli. “Non commento le sue dichiarazioni, con me firmava i decreti di sbarco e di sicurezza – sostiene Salvini – io a differenza di altri non dimentico quello che ho firmato con i miei colleghi. Per me coerenza e dignità hanno un valore. Io mi assumo, insieme ai colleghi che lavoravano con me, il successo delle nostre politiche contro l’immigrazione clandestina”. Accanto a Salvini l’avvocata Giulia Bongiorno, pure lei all’inizio della conferenza stampa, tenutasi in un albergo nei pressi dell’aeroporto, annuncia battaglia nei confronti delle parole di Toninelli, probabilmente nel corso dell’arringa difensiva.

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Quando Salvini diceva: “Fuori dalle palle chi cambia partito, basta con gli Scilipoti e i Verdini”

“Se vieni eletto in Parlamento con quel partito e poi cambi partito, te ne vai a casa e ti togli dalle palle. Basta con questa cosa del vincolo di mandato. Sennò poi ti trovi gli Scilipoti e i Verdini“. È il 2 agosto del 2016 e Matteo Salvini, insieme a Daniela Santanchè, Raffaele Fitto e Ignazio La Russa, sta chiudendo la festa della Lega Nord in Romagna, a Cervia. Il segretario del Carroccio, in un passaggio del suo discorso, se la prende coi cosiddetti “cambia casacca”, i parlamentari che escono da un gruppo per aderire a un altro.

Lo scorso anno, però, ci fu la fuoriuscita dal M5s dei senatore Ugo Grassi, Francesco Urraro e Stefano Lucidi, accolti a braccia aperte da Salvini. A fine novembre l’ex ministro dell’Interno aveva detto, rivolto agli esponenti del Movimento: “Di Maio e Grillo hanno svenduto il cambiamento. La Lega è aperta ai loro eletti”. E ieri è stato il turno di tre deputati di Forza Italia, che hanno aderito al Carroccio: si tratta di Federica Zanella, Maurizio Carrara e Laura Ravetto, ex sottosegretaria del governo Berlusconi e azzurra dal 2006.

Video Facebook/Lega-Salvini premier

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Salvini a Catania per il caso Gregoretti, in piazza la manifestazione contro la Lega: “Non ci dimentichiamo gli insulti al Sud”

Da un lato Salvini imputato per il caso Gregoretti e la zona rossa del palazzo di giustizia di Catania presidiata da 500 persone delle forze dell’ordine. Dall’altro, a circa 300 metri di distanza, la manifestazione regionale della rete di Mai con Salvini in piazza Trento. Una mobilitazione colorata con centinaia di partecipanti e in cui non si sono stati scontri con gli agenti in tenuta antisommossa. Da registrare il lancio di alcuni rotoloni di carta igienica, con impresso il volto di Salvini, e due bandiere, di Lega e Partito democratico, che sono state bruciate utilizzando un fumogeno. Unico volto noto a sfilare in tribunale è stato il senatore Ignazio La Russa. Per lui qualche minuto a favore di telecamere mentre l’udienza era in corso. Strategia diversa per il segretario della Lega, che alla fine del processo ha evitato il corridoio principale – con 200 giornalisti accreditati – preferendo un percorso secondario. Insieme a lui l’avvocata Giulia Bongiorno, costretta in sedia a rotelle dopo la caduta di una lastra di marmo sulla gamba destra mentre il giudice si era ritirato in camera di consiglio

di Dario De Luca e Simone Olivelli

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Matteo Salvini, matrimonio con Francesca Verdini in vista? Lui risponde così: “Io sto resistendo sul prendere un cane”

“Matrimonio in vista”, “Sto resistendo sul prendere un cane”. Uno scambio di battute degne del teatro dell’assurdo? Non proprio. E’ il botta è risposta tra Matteo Salvini e i conduttori di Un giorno da Pecora, su RaiRadio 1. Il leader della Lega ha raccontato il suo isolamento con Francesca Verdini e la figlia. A cominciare dal “mancato” taglio di capelli: “Lei si era detta disponibile, poi però mi diceva: ‘se faccio un disastro come fai?’”. E così Salvini ha desistito. “Uno degli aspetti più belli dell’isolamento – ha spiegato – è stato passarlo con Francesca e con mia figlia, che mi sono goduto come non avevo fatto nei sette anni precedenti”. E quando i conduttori, Geppi Cucciari e Giorgio Lauro, hanno chiesto se ci sia aria di matrimonio ha risposto: “Lei sta già provando a convincermi a prendere un cane, e io sto resistendo… Ma sono un uomo molto fortunato”. Provando a interpretare, secondo il leader della Lega se prendi un cane ti sposi in automatico. Forse.

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Coronavirus, Gualtieri dopo Eurogruppo: “Ieri ottimo primo tempo, ora vincere la partita. Da Salvini e Meloni accuse grottesche”

Per Gualtieri “è stato un ottimo primo tempo, ora dobbiamo vincere la partita”. Pd e M5s soddisfatti e fiduciosi, Lega e Fratelli d’Italia all’attacco, Forza Italia nel mezzo. L’intesa raggiunta ieri all’Eurogruppo sui fondi per gestire l’emergenza coronavirus come da pronostico viene vista in maniera opposta da maggioranza e opposizione, con Salvini e Meloni che negli stessi minuti in cui veniva trovato l’accordo hanno attaccato il governo e il ministro delle Finanze, parlando di Caporetto per l’Italia.

Il ministro dell’Economia risponde alle opposizioni – A poche ore dagli attacchi e all’indomani dell’Eurogruppo, il ministro Roberto Gualtieri ha deciso di rispondere a tono ai leader di centrodestra, parlando di “accuse grottesche”: “Forse Salvini e Meloni ignorano che Mes già esiste, e che ci sono le condizionalità, cioè il controllo della troika – ha detto – L’Eurogruppo ha proposto, e non deciso, che il Mes possa offrire, oltre al meccanismo della troika, anche uno strumento incondizionato dal quale, i Paesi che lo vorranno, non l’Italia, potranno prendere dei soldi senza condizione”. Il titolare delle Finanze, poi, ha voluto precisare ancora alcuni aspetti del Fondo salva-stati su cui si sono concentrate le critiche delle minoranze: “L’Italia e il premier Conte hanno detto e ripetuto che il Mes non è adatto affrontare la crisi. E’ stata eliminata ogni condizionalità – ha aggiunto – si è introdotto uno strumento facoltativo, una linea di liquidità fino al 2% del pil, che può essere attivato senza condizione”.

“La posizione coraggiosa dell’Italia alla fine prevarrà” – La partita, però, si gioca tutta sul cosiddetto recovery plan e non sarà una sfida agevole. Ne è consapevole anche il ministro, ribadendo che l’Italia chiede l’emissione di Eurobond: “Il pacchetto esiste per noi se ci sono tutti e quattro gli elementi – ha detto – C’è un cambiamento di prospettiva significativo, non chiediamo la mutualizzazione del debito passato ma che le risorse per affrontare questa emergenza siano comuni. Più saranno tante, più saremo forti per superare la crisi e far ripartire l’economia”. A livello politico, poi, Gualtieri si è detto convinto che “la posizione che coraggiosamente l’Italia sta sostenendo alla fine prevarrà, già sta prevalendo”, parlando anche dei fondi Bei e di Shure “che si finanziano emettendo titoli”.

“Ottimo primo tempo, ora bisogna vincere la partita” – Insomma, a chi chiedeva un giudizio politico e tecnico sulla riunione dell’Eurogruppo, il ministro ha risposto con una metafora calcistica: “È stato un ottimo primo tempo, ora dobbiamo vincere la partita”. Poi la spiegazione: “Si è passati da un testo originario, su cui avevamo messo il veto, che conteneva un’unica proposta, il Mes con alcune condizioni. Grazie alla nostra battaglia – ha ribadito – siamo arrivati ad un testo con 4 strumenti e per la prima volta mette sul tavolo la proposta di un fondo per la ripresa finanziato con titoli comuni, che è esattamente la proposta dell’Italia”. Ci sono poi i fondi Bei, lo Shure e una quota del Mes senza condizioni.

Crimi (M5s): “Basta bufale, non è stato attivato nessun Mes. Eurobond? Conte ci stupirà” – A rispondere a Salvini e Meloni ci ha pensato anche Vito Crimi, il capo politico reggente del Movimento 5 Stelle: “Chiariamo bene una cosa: il Mes non è stato attivato. Chi lo dice fa male al paese. Il Mes non è stato attivato è stata solo fatta una proposta” ha spiegato Crimi. Che poi ha ribadito la posizione dei pentastellati sul fondo salva-Stati: “Noi non accettiamo il Mes perché le condizioni non ci sono ora ma ci saranno – ha detto – Il testo dice di no ma il Trattato dice di sì. Noi riteniamo il Mes uno strumento non idoneo ad affrontare la crisi: non adesso ma nel futuro. Certo – ha aggiunto – potremmo avere un atteggiamento opportunistico, procediamo ora, poi un domani si vedrà: ma non lo faremo”. E ancora, sempre sul fondo: “Noi non vogliamo che il Mes ci sia nel testo e comunque se anche ci fosse non la voteremmo mai. Questo significa che Conte non può sottoscrivere la proposta? Sentiamo cosa ci dice il presidente Conte oggi – ha sottolineato – Dobbiamo ancora ascoltarlo per sapere qual è il risultato e come lui si è posto all’interno dell’Eurogruppo. Credo che Conte ci stupirà anche in questa occasione”. Per Crimi, inoltre, l’Italia avrà una “una posizione forte al Consiglio europeo”.

Orlando (Pd): “Veri patrioti lavorano per concretizzare” – Anche l’altro alleato di governo, il Pd, ha espresso parole positive per l’accordo raggiunto e criticato l’atteggiamento delle opposizioni: “Le forze politiche che sbraitano contro il Mes fanno finta di non capire che l’attuale versione è senza condizionalità, ma soprattutto il nostro Paese non sarà tenuto a utilizzarlo” ha detto il vicesegretario Andrea Orlando, secondo cui “tutta questa canea serve a nascondere il fatto che nel documento finale sono previsti strumenti che fino a qualche settimana fa sarebbero stati inimmaginabili”. Non solo. L’ex ministro sulla sua pagina Facebook ha sottolineato la bontà e mi contenuti dell’accordo raggiunto: “Un programma per affrontare la disoccupazione, nuovi strumenti di intervento della Bei e soprattutto il documento dell’Eurogruppo prevede quello su cui ancora ieri veniva ribadito il veto tassativo dagli alleati olandesi di Salvini e della Meloni: un fondo ‘per preparare e sostenere la ripresa’. I leader – ha scritto ancora – dovranno definire nel dettaglio il funzionamento di questo fondo, ma oggi si è deciso che ci sarà e sarà proporzionato all’intervento necessario. Chi si definisce patriota – ha concluso – in questo momento lavora per concretizzare un risultato che da stasera è a portata di mano, e non per fare saltare il banco, facendo pagare il prezzo più alto agli italiani”.

Gelmini (Forza Italia): “Accordo ha evitato deflagrazione Ue” – Per quanto riguarda le opposizioni, invece, da segnalare la posizione di Forza Italia, distante anni luce da Lega e Fratelli d’Italia. “Ritengo che ieri si sia fatto un passo avanti, nel senso che l’accordo tra i ministri dell’Eurogruppo ha evitato la deflagrazione dell’Unione – ha detto Mariastella Gelmini – È chiaro, però, che quell’accordo deve essere poi siglato dal Consiglio europeo, e si tratta di capire in che tempi verrà realizzato questo Recovery Fund”. Per il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati “questa non è un’incognita indifferente, perché se ai ritardi dei provvedimenti del governo Conte si sommano i ritardi decisionali e di attuazione del Recovery Fund, nel frattempo l’economia va a picco. Sono molto preoccupata – ha sottolineato Gelmini – perché ricevo continue sollecitazioni di imprenditori, soprattutto piccoli e medi, che non ce la fanno più. Questa crisi e questo fermo rischiano di far saltare un milione di aziende”.

Salvini (Lega): “Se il governo olandese festeggia, vuol dire che è una seconda Caporetto” – Toni incendiari, invece, da Matteo Salvini, il primo a commentare il risultato raggiunto dalla riunione dell’eurogruppo: “Non ci sono gli Eurobond che voleva Conte ma c’è il Mes, una drammatica ipoteca sul futuro, sul lavoro e sul risparmio dei nostri figli – ha detto il leader della Lega – Dal 1989 ad oggi l’Italia ha versato all’Europa 140 miliardi, ora per averne a prestito 35 ci mettiamo nelle mani di un sistema di strozzinaggio legalizzato. Oltretutto, senza nessun passaggio in Parlamento – ha aggiunto – Siamo fuori dalla legge, siamo alla dittatura nel nome del virus. Presenteremo mozione di sfiducia al ministro Gualtieri. P.S. Se il governo olandese festeggia, vuol dire che è una seconda Caporetto”.

Meloni (Fratelli d’Italia): “Hanno vinto i diktat di Germania e Olanda” – ulla stessa linea d’onda la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Il ministro Gualtieri ha firmato per attivare il Mes, niente Eurobond e Italia messa sotto tutela. Alla fine hanno vinto i diktat di Germania e Olanda – ha spiegato – Il Governo in questi giorni ha fatto finta di alzare la voce ma, tanto per cambiare, si è piegato ai dogmi nordeuropei. Non permetteremo a nessuno di banchettare sulla nostra Nazione come già successo in Grecia. Lo abbiamo preannunciato e lo ribadiamo – ha concluso – ora Conte, Gualtieri e Di Maio dovranno affrontare il Parlamento, dove Fratelli d’Italia è già schierato per impedire questo atto di alto tradimento verso il popolo italiano”.

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Francesca Verdini, la fidanzata di Matteo Salvini racconta: “Un uomo mi urlava contro, sono scappata. Ho avuto paura, questo mondo vuoto inizia a terrorizzarmi”

Questa versione del mondo vuota sta iniziando a terrorizzarmi“. Inizia così il racconto di Francesca Verdini, figlia di Denis e fidanzata di Matteo Salvini, che su Instagram si è sfogata, rivelando di esser stata inseguita da un uomo che le urlava contro, carico di rabbia, mentre rientrava a casa dalla spesa, in pieno centro a Roma.

“Sono scesa a fare la spesa, (c’è un sole bellissimo) e ho deciso, per vedere se la chiesa qui accanto ha lasciato rametti di ulivi benedetti, di prevedere una strada diversa, piccolina piccolina, stretta stretta, in discesa – inizia a raccontare Francesca Verdini -. Mentre la percorro, vedo un uomo che suona ripetutamente ad un campanello e guarda verso qualche finestra, proseguo. Quando siamo vicini, mentre ci incrociamo, mi accorgo che ha smesso di suonare e che si è girato a guardarmi. Non so perché ho avuto un secondo di paura. Abbasso gli occhi e proseguo. Mi grida qualcosa. Proseguo. Grida più forte con tono arrabbiato, ma non lo capisco. Però mi fermo; siamo solo io e lui. Prego? Urla ancora più forte e molto arrabbiato, ancora non capisco, ma intuisco che mi chiede soldi, perché mi sventola sguaiatamente un bicchiere e delle sue parole distinguo chiaramente ‘un euro’, ‘un euro”‘.

“Ho solo la carta e comunque molta paura, scusa, non ho niente e proseguo. Riparto accelerando, ma la strada è lunga e stretta. Lui prende a urla furiosamente, come un matto, un urlo profondo stracolmo di rabbia. Fa sicuramente passi nella mia direzione. Ho abbastanza paura – ammette – per non capire per più di qualche secondo che cosa fare. Ho continuato ad accelerare il passo – prosegue la figlia di Denis Verdini – ma la voce era sempre troppo vicina. Non so quando, ho iniziato a correre. E finalmente la voce si è fatta mano a mano sempre più lontana. Per tutto il tragitto ho guardato terrazze, finestre, ho sperato di incrociare persone. Fino a casa, arrivata ho fatto le scale così velocemente che mi è sembrato di non averle neanche fatte. Ho chiuso la porta e sono corsa alla finestra, ho continuato a cercare persone affacciate”.

“Non è successo niente, e forse non era neanche pericoloso, ma solo arrabbiato. Ma ho avuto paura, e all’improvviso ho realizzato perché è tanto importante vedere i nostri vicini che cantano e salutano; Perché abbiamo bisogno di speranza. In tutte le sue forme. Ma in qualsiasi forma la vediamo, la speranza è umana e si trova solo attraverso le persone. È sempre così ovvio, ma sempre cosi poco evidente; Nessuno si salva da solo. Neanche quel signore arrabbiato”, conclude Francesca.

L’articolo Francesca Verdini, la fidanzata di Matteo Salvini racconta: “Un uomo mi urlava contro, sono scappata. Ho avuto paura, questo mondo vuoto inizia a terrorizzarmi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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