A Natale siamo tutti più buoni, io sono una persona buona e a Natale divento buonissimo. A Natale divento così buono che potrei invitare a cena un negazionista e un complottista, potrei chiedere a mamma di cucinare la migliore pasta al forno della sua vita in loro onore, e poi tra un calice di Amarone e l’altro potrei accogliere la loro tesi: Conte fa parte di un complotto mondiale teso a buttare sul lastrico tutti i piccoli commercianti, si tratta in realtà di un esperimento di controllo sociale, esperimento riuscitissimo, con la complicità dei giornalisti di tutto il mondo, chi è al Potere sta dimostrando che il cittadino è creatura passiva, manipolabile a tutti i livelli, puoi addirittura svuotare gli stadi e sequestrare una festa come il Natale, blindarla, condannare tutti a un Natale intimista, e non avrai alcuna rivoluzione, nemmeno una ribellione, solo un vago mugugnare sui social, niente di più, scie chimiche di rabbia che presto si disperdono nell’ebetudine celeste della rassegnazione.

A fine cena il famoso tiramisù alle fragole di mamma e un Tokaji aszù con 6 puttonyos, mica si scherza in casa Farina, noi i nemici li trattiamo bene, e non riusciamo a concepire spargimenti di sangue, ma solo allegria, dolcezza e bontà. Siamo persone semplici noi Farina, il Natale
intimista non ci dispiace, fraternizzare è la parola d’ordine, anche se detestiamo gli ordini di qualsiasi tipo. Un Natale senza parenti non è poi una tragedia, a noi piace frequentare i parenti senza l’ingombro del Natale, senza quella farsa spumeggiante dei regali sotto l’albero e dei brindisi dove ci si guarda negli occhi, noi Farina ci guardiamo negli occhi sempre, senza bisogno delle feste.

Non è stato Conte a condannarci a fare un Natale in tre, ma un fenomeno più radicale di Conte: la morte. La morte ci ha privati del papà e di tanti parenti simpatici (zio Gino, zio Vezio, zia Mirella, zio Joe, zia Leda, zio Roberto…), si sa, la vita è un processo in costante sottrazione, e per fortuna io non sono molto bravo in matematica, quindi ogni tanto sbaglio qualche sottrazione, e parlo con mio padre come se fosse ancora vivo. Sognare è la cosa che amo di più, soprattutto per due fattori: nei sogni le persone cieche tornano a vedere e i morti ci abbracciano.

Ma dove eravamo rimasti? Avevo invitato a cena quelli del “Coronavirus è tutta una messa in scena del Potere”, eravamo al tiramisù e al Tockaji, e dopo avere sorseggiato e scolato tutto quello che si poteva scolare, mi sa che prenderei la parola per questo discorso di congedo: carissimi complottisti e negazionisti, per la famiglia Farina e per me in particolare è stato un onore accogliervi al nostro desco natalizio, ci avete illuminato con la potenza scettica del vostro cogitare, ci avete insinuato il rovello divino del dubbio, avete fatto a pezzi le nostre certezze dogmatiche, pensavamo che ci fosse in atto una terribile pandemia, invece, grazie alla vostra scaltra
percezione delle cose, abbiamo capito che si tratta di altro: giochi di potere, scenari mentali, suggestioni cognitive, prove tecniche di repressione globalizzata.

Di tutto questo vi ringraziamo, di averci aperto gli occhi; ora ascoltate, fuori dal portone troverete quattro persone vestite con un camice bianco, cercheranno di farvi indossare una cosa chiamata “camicia di forza”, voi restate calmi, non dovete preoccuparvi, si tratta semplicemente di una candid camera, vi porteranno in un ospedale psichiatrico, ma voi fate finta di nulla, state al gioco, se vi capita di scorgere qualche persona intubata, non impressionatevi, sono tutti figuranti di un immenso Truman Show, cari amici negazionisti, la morte non esiste, il Coronavirus non esiste, io non sono Ricky Farina, non lo sono mai stato, sono Dio, sono Conte, sono una lucertola e un’aspirina, sono tutto, sono l’amore che tiene insieme l’universo, e ovviamente sono Napoleone. A Waterloo. Il mondo non esiste, esiste solo il Belgio, il Belgio e Waterloo. Non lo sapevate? Beh, adesso lo sapete. Buon Natale.

L’articolo Il mio Natale a Waterloo proviene da Il Fatto Quotidiano.

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