Archivio Tag: Procura di Roma

Ciao Darwin, corsa contro il tempo per la querela del concorrente paralizzato: “Deve firmarla lui di persona, ma non può”

Gabriele Marchetti è rimasto paralizzato a 54 anni dopo una caduta sui rulli del Genodrome, durante la registrazione di una puntata di Ciao Darwin, e ora rischia di vedersi annullare la sua azione legale contro la trasmissione di Mediaset perché per legge deve essere lui a firmare la querela, cosa che – viste le sue condizioni – è impossibilitato a fare. Così prevede infatti l’articolo 590 del codice penale, secondo cui per avviare un’inchiesta per lesioni gravissime è necessario il deposito di un documento sottoscritto dalla parte offesa, motivo per cui la denuncia presentata dalla moglie di Marchetti, Sabrina Galmazzi, e contenuta nel fascicolo aperto dal pm di Roma Alessia Miele al momento non è valida.

L’unico documento al momento a disposizione della Procura è infatti proprio quella denuncia, presentata dalla famiglia subito dopo l’incidente del 17 aprile scorso, che secondo l’orientamento della Cassazione non potrà essere ritenuta valida dal giudice chiamato a decidere sul caso perché a firmarla non è la vittima, come riferisce il Corriere della Sera. Così, l’intera inchiesta portata avanti dalla Procura in questi mesi rischierebbe di andare in fumo. La situazione, insomma, è bloccata: inizialmente infatti, il pm aveva pensato di far nominare la moglie, Sabrina Galmazzi, come curatore speciale di Marchetti ma il gip ha escluso la cosa perché presupporrebbe che l’uomo sia incapace di intendere e di volere mentre lui è perfettamente lucido.

Al momento quindi, l’unica strada percorribile è quella di contestare reati che riguardano la sicurezza del luogo di lavoro dove si sono tenute le registrazioni, cosa questa per cui non serve una denuncia bensì un parere vincolante dell’Asl che è già stato richiesto ed è atteso. Ma se questo dovesse essere negativo, ci si ritroverebbe punto e a capo, in una situazione di impasse, con i termini giuridici per presentare la querela che scadono.

L’articolo Ciao Darwin, corsa contro il tempo per la querela del concorrente paralizzato: “Deve firmarla lui di persona, ma non può” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Anm, eletto il nuovo presidente: è Luca Poniz di Area. Del caos procure ha detto: “È la notte della magistratura”

È Luca Poniz il nuovo presidente dell’Associazione nazionale di Area. Pm a Milano, già vicepresidente Anm ed esponente di Area, la corrente di sinistra delle toghe succede a Pasquale Grasso, che oggi ha lasciato in polemica l’incarico. L’Associazione nazionale magistrati doveva subito voltare pagina. Giuliano Caputo di Unicost è confermato segretario. Entra in giunta Autonomia e indipendenza, con Cesare Bonamartini come vicesegretario dell’Anm. Le conseguenze dell’inchiesta di Perugia con un velocissimo effetto domino ha portato a sospensioni e dimissioni dei consiglieri del Csm intercettati mentre di discuteva delle nomine dei capi delle procure alla presenza attiva dell’ex sottosegretario Luca Lotti, imputato a Roma. E ha causato anche una vera e propria guerra tra le correnti delle toghe.

Il nuovo presidente Poniz: “Gigantesca questione morale”
“Sono molto onorato. È un grande onore ma anche un grande onere. Sono qui per rappresentare tutti. Bisogna andare fino in fondo alla riflessione politica che ci veda onesti e coraggiosi nel riconoscere che alcune cose non sono andate bene. Serve una grande responsabilità politica” ha detto Poniz. “C’è una gigantesca questione morale all’interno della magistratura. Il fango non interessa tutti noi, io mi sento estraneo come molti di noi, ma c’è stata una degenerazione delle correnti in carrierismo. Il magistrato deve tornare a fare il suo mestiere. Un pensiero di gratitudine ai colleghi di Perugia e a quelli di Roma, a tutti i magistrati che ogni giorno fanno il loro lavoro. È un mestiere di servizio, non di potere. I magistrati sono gli unici a non avere datori di lavoro e non avere padroni. Spero possa continuare ad essere così”.

L’ex presidente Grasso: “Nuova giunta con manuale Cencelli”
Grasso, arrivato al comitato direttivo centrale per rivendicare la sua posizione “sempre corretta e coerente” e chiedere “chiarezza”, è stato costretto a dimettersi perché da parte dei gruppi è mancato il sostegno alla sua proposta di proseguire alla guida del sindacato delle toghe, nonostante la sua presa di distanza da Magistratura indipendente, corrente che aveva abbandonato all’indomani della richiesta ai togati autosospesi del Csm di non lasciare, mentre l’Anm ne aveva sollecitato con forza le dimissioni. “Il mio richiamo al cambio di passo è stato assolutamente inascoltato e come temevo purtroppo” non si “coglierà l’occasione per un cambiamento perché il dire di allontanarsi dalle correnti come gruppi di potere e solo centri di elaborazione culturale è un qualcosa che viene declamato ma assolutamente non praticato in questi attimi” in cui “con una sorta di manuale Cencelli si stanno decidendo, immagino, i nomi e le appartenenze dei singoli che parteciperanno alla nuova giunta” ha detto a Sky Grasso.

La bilancia delle presenze: AeI prende la vicepresidenza
Dopo un lungo dibattito i gruppi hanno discusso per arrivare a una soluzione per il rinnovo della giunta e dei vertici. E tra i nomi più accreditati per la presidenza e per la segreteria c’erano quelli di Giuliano Caputo di Unicost e Poniz di Area. L’uscita di Magistratura indipendente dalla giunta dovrebbe essere un passaggio certo, mentre rimangono dentro Area e Unicost. Restava il nodo della presenza di Autonomia e Indipendenza, che dalla giunta unitaria di era sfilata dopo il primo anno in cui era stato presidente Piercamillo Davigo. Ma oggi invece AeI ha ottenuto la vicepresidenza.

Michele Consiglio, coordinatore di AeI, intervenuto nel dibattito aveva parlato di “mercimonio di uomini e incarichi che da anni ci ammorba e che ha visto in AeI l’unico querelante, e che ora ha mostrato il suo lato grottesco”. E a Unicost, che nella riunione tenuta ieri li ha invitati a non attribuirsi primati etici, si è rivolto dicendo: “Siete come omicidi che si indignano perché vedono qualcuno passare col rosso. Non ce la sentiamo di prendere da voi lezioni di moralità”. Di “notte della magistratura” aveva parlato Poniz, prima dell’elezione, che ha invitato ad andare oltre le rivendicazioni di corrente”. Per Marcello Basilico, sempre di Area, “il tema è il recupero della credibilità dei magistrati per ridare dignità all’Anm”. AeI, ha osservato, ”sbaglia obiettivo: lungi da me difendere le correnti ma sul banco degli imputati ci sono i comitati d’affari nati dalla degenerazione di alcuni gruppi”.  Caputo aveva definito il momento “drammatico. Quello che abbiamo letto nello stillicidio delle intercettazioni è aberrante. Non bisogna guardare al passato, sono schemi che non funzionano”.

L’articolo Anm, eletto il nuovo presidente: è Luca Poniz di Area. Del caos procure ha detto: “È la notte della magistratura” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Csm, Unicost fa mea culpa: “Tradimento istituzionale, sì alla riforma ma no al sorteggio”

Parlano di “tradimento istituzionale”, chiedono scusa per le toghe coinvolte nell’inchiesta sulle nomine al Csm. Che chiedono sì di riformare ma senza il sorteggio come ipotizzato in questi giorni. I magistrati di Unicost – la corrente moderata della magistratura che ha visto suoi esponenti, come l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara (indagato anche per corruzione a Perugia), e gli ex consiglieri del Csm Luigi Spina e Gianluigi Morlini coinvolti nelle manovre per la scelta dei capi delle procure “ribadisce la necessità di una riforma elettorale dei componenti togati del Csm e si oppone ad ipotesi incostituzionali di selezione dei candidati tramite sorteggio, estraneo ad ogni razionalità democratica”.

Questa posizione è espressa nel documento con il quale Unicost ha concluso l’assemblea dei suoi iscritti svoltasi stamani in Cassazione con la relazione introduttiva del presidente Mariano Sciacca e quella del segretario Enrico Infante. Unicost ha indetto per il 7 e l’8 settembre prossimo l’assemblea nazionale “per interrogarci sulle ragioni profonde di quanto è accaduto, su quali pratiche lo abbiano reso possibile, sulle riforme statutarie e ordinamentali, sulle incompatibilità fra Anm e Csm, sulla questione morale e sul carrierismo in magistratura”. 

“Gli accadimenti delle ultime settimane costituiscono un tradimento istituzionale e un tradimento dei principi del non collateralismo e del pluralismo, valori fondanti di Unità per la Costituzione” e si legge nel documento che ha concluso l’assemblea che “al centro del dibattito associativo, interno al gruppo e all’Anm, vada posta la questione morale quale doverosa riflessione centrale che richiederà comportamenti e decisioni rigorose, coerenti e concrete”. La questione morale, prosegue Unicost, “attraversa il Paese e anche la magistratura italiana, ma quest’ultima, depositaria di un ‘terribile’ potere è consapevole che la sua legittimazione, oltre ad essere scritta nella Costituzione, trova fondamento nella professionalità e nella credibilità davanti ai cittadini italiani”. 

Le toghe di Unicost chiedono scusa perché “ritiene che il coinvolgimento di magistrati di Unità per la Costituzione nelle vicende di queste settimane imponga pubbliche scuse a tutti i magistrati italiani, associati e no, e in particolare a tutti i giovani magistrati italiani e intende avvivare un percorso di rifondazione del gruppo”. C’è poi “un grato riconoscimento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, custode del governo autonomo della magistratura, e ai consiglieri, laici e togati, fedeli al dettato costituzionale”. Unicost, sottolinea il documento conclusivo dell’assemblea degli iscritti svoltasi stamani in Cassazione, “riafferma con sofferenza, indignazione e rabbia che intende esserci negli uffici, contribuendo al rilancio dell’Associazione nazionale magistrati, fondamentale casa comune per una moderna riflessione sul ruolo del magistrato e per la centralità della giurisdizione per la promozione della democrazia in Italia”. 

L’articolo Csm, Unicost fa mea culpa: “Tradimento istituzionale, sì alla riforma ma no al sorteggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Csm, procura Genova potrebbe acquisire atti di Perugia per intercettazione su procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo

La procura di Genova potrebbe acquisire gli atti dell’inchiesta di Perugia, in particolare le intercettazioni in cui si discuteva del procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo. “È una ipotesi che stiamo valutando – conferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – anche per contestualizzare, eventualmente, l’esposto presentato qui da noi” sui magistrati di Firenze.
A Genova c’è una inchiesta su presunte mancate indagini per i concorsi all’ospedale di Careggi (Firenze). Le Fiamme Gialle avevano acquisito atti e documenti sia a palazzo di giustizia del capoluogo toscano che nella sede dell’ospedale. Cozzi precisa alcuni punti. “Il mio collega (Crezzo ndr) non è indagato. E la denuncia che ci è arrivata da Firenze è precedente ai lavori della commissione del Csm che doveva decidere le nomine”. In pratica, secondo i pm liguri, l’esposto non sarebbe stato fatto per ostacolare la candidatura di Creazzo alla guida della procura di Roma. Ma potrebbe essere stato “usato” successivamente, a corsa aperta. 

Le intercettazioni sono quelle relative al dopocena del 9 maggio scorso in un albergo romano dove l’ex ministro Luca Lotti, l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e cinque consiglieri del Csm parlavano della nomina del capo della procura di Roma, sostenendo il pg di Firenze Marcello Viola a discapito di quello di Palermo Francesco Lo Voi e, appunto, di Creazzo, capo della procura fiorentina. Palamara nelle intercettazioni spiega che un “collega… ha raccolto tutte queste cose in un dossier; tutte le cose che non andavano su questa inchiesta (concorsi in sanità, ndr) e su Creazzo, e su; (inc) e ha fatto l’esposto. Quindi non è proprio; non una cazz…”. “A noi – conclude Cozzi – interessano al momento solo i fatti rappresentati nell’esposto. Stiamo valutando se quanto scritto possa avere una fondatezza. Il resto potrebbe essere valutato successivamente e separatamente”.  

Intanto proprio in seguito alle rivelazioni sul colloquio tra Luca Palamara e Cesare Sirignano nel quale è stato tirato in ballo, il procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli ha presentato un esposto alla procura di Perugia, allegando anche una registrazione.  “Apprendo con sorpresa e indignazione che mi sono state attribuite affermazioni mai pronunziate e intenzioni mai nutrite – afferma Borrelli, secondo quanto riporta il quotidiano -, nell’ambito di una vicenda alla quale sono completamente estraneo. Da giorni ho provveduto a depositare al procuratore della Repubblica la documentazione comprovante la mia più totale estraneità a quei fatti, per l’inoltro della stessa agli Organi competenti. Ho già dato mandato per tutelare in ogni sede giudiziaria la mia onorabilità di uomo e magistrato”. Borrelli è uno dei venti magistrati che ha presentato domanda per concorrere al posto di procuratore di Perugia, dopo il pensionamento di Luigi De Ficchy

Della nomina per il vertice della procura del capoluogo umbro si parla anche in un’intercettazione riportata da La Nazione. Spiega Cosimo Ferri il 9 maggio nella riunione notturna in albergo: “Se va lo schema Viola poi noi dobbiamo avere il nome per Perugia e poi dobbiamo vedere quando inizia la storia degli aggiunti”. Uomo (non identificato): “Io vorrei fare Roma e magari ci metto Brescia perché dovrebbe essere più semplice Brescia, abbiamo il derby”. Dagli sfoghi – si legge ancora sul quotidiano – emerge anche l’indagine sui presunti concorsi all’ospedale di Perugia pilotati – secondo l’accusa – da esponenti locali del Pd. Palamara infatti è furioso per il fascicolo avviato dalla procura su di lui. E del quale ha saputo proprio tramite Spina dopo la trasmissione degli atti al Csm. Ne parla – è detto ancora nell’articolo – con Luca Lotti: “Perché quello che c… m’hanno combinato lì a Perugia ancora nemmeno se sa e non è chiaro e fidati che, come tu la vicenda di Bocci (Gianpiero, ex segretario regionale del Pd ora ai domiciliari – ndr) l’hai seguita?”. Lotti: “Sì, certo”. Palamara: “Te pare ragionevole?”. Lotti: “Non lo so”.  

L’articolo Csm, procura Genova potrebbe acquisire atti di Perugia per intercettazione su procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Magistrati indagati, le manovre per la nomina del procuratore a Perugia. Così volevano screditare l’aggiunto Ielo

Manovre di palazzo e bustarelle. Sembra scritta da un sceneggiatore la storia che sta squassando la magistratura. Con il pm ed ex presidente dell’Anm, Luca Palamara indagato per corruzione per aver intascato 40mila euro per far sedere sulla poltrona di procuratore capo di Gela, Giancarlo Longo. Ma nelle 19 densissime pagine con cui la procura di Perugia ha ordinato agli uomini della Finanza di perquisire il magistrato c’è anche un’altra poltrona che, stando alle prime verifiche degli inquirenti di Perugia, interessava a Palamara: proprio quella del procuratore capo di Perugia. Questo perché il magistrato era perfettamente a conoscenza di essere stato indagato “tanto da parlarne con un parlamentare imputato”.

È il consigliere del Csm Luigi Spina – appartenente alla corrente Unicost come Palamara – che gli rivela due informazioni riservatissime ovvero il deposito alla I commissione dal Comitato di Presidenza un esposto del pm Stefano Rocco Fava contro il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo  Perché da Roma, proprio per mano di Ielo, era partita una trasmissione atti a carico di Palamara verso Perugia. Agli uomini della Finanza quindi è stato delegato dai pm di Perugia Gemma Miliani e Mario Formisano la ricerca dei documenti che Fava, indagato per favoreggiamento, avrebbe consegnato a Palamara e da utilizzare contro Ielo. Gli investigatori delle Fiamme gialle hanno anche intercettato anche una conversazione tra Spina (che ora rischia la sospensione dal Csm), Palamara e due parlamentari, in cui il consigliere informa Palamara che all’esposto di fava è allegato un cd “secretato”. 

Le manovre per la nomina del procuratore di Perugia
Gli inquirenti hanno delegato la caccia alla documentazione perché tra i documenti “esibiti e descritti” a Palamara e quelli da lui trasmessi nel suo esposto “risultano diversi”. Ed è qui si innesta il tentativo in qualche modo di entrare e interferire sulla nomina del nuovo procuratore capo di Perugia, una delle sedi vacanti da riempire. È il 7 maggio scorso quando Palamara fa riferimento per la prima volta a “quella cosa” che Fava vuole mandare a Perugia mentre parla con un collega. “E l’argomento nel quale si inserisce il riferimento  – si legge nel decreto – è l’individuazione di un candidato da appoggiare da parte di Palamara per l’incarico del procuratore di Perugia; “ma io non c’ho nessuno a Perugia… zero” replica Palamara che si informa su uno dei tanti candidati, conosciuto a in contatto con il suo interlocutore”.

Nel corso della conversazione che prosegue “si comprende che, secondo il citato collega, Palamara non avrebbe alternative (per problemi  e logiche di correnti qui irrilevanti) se non ‘appoggiare’ il candidato proprio di cui i due parlano e a quel punto – si legge nel decreto  – l’indagato chiede esplicitamente al suo collega: chi glielo dice che deve fa quella cosa lì’, e a seguito di chiarimenti richiesti dall’interlocutore, infine chiarisce ‘eh deve aprire un procedimento penale su Ielo… cioè stiamo a parlà di questo …. non lo farà mai“. La conclusione per gli inquirenti è piuttosto netta: “Da tale conversazione, ma soprattutto quella del 16 maggio con Fava … traspare l’interesse di Palamara a che venga nominato un procuratore a Perugia che sia sensibile alla sua posizione procedimentale e all’apertura di un procedimento fondato sulle carte che Fava sarebbe intenzionato a trasmettere a tale ufficio”. Quelle carte che Fava voleva utilizzare contro l’aggiunto di Roma.  

“Intenzione di raccogliere informazioni compromettenti contro Ielo”
E infine concludono gli inquirenti: “L’intenzione di Palamara di raccogliere informazioni compromettenti sul conto del collega Ielo emerge da alcune conversazioni telefoniche” con un commercialista anche consulente della procura di Roma che a un certo punto gli dice di aver acquisito “informazioni” sul fratello di Ielo (che è un avvocato, ndr) “che potrebbero danneggiare quest’ultimo”. Un’ipotesi che va “accertata e verificata” chiosano gli inquirenti: “Che la consegna di queste carte ‘contro’ i suoi colleghi da parte di Fava e parimenti le informazioni assunte” dal commercialista “abbiano per Palamara, nella sua ottica, un valore al contempo difensivo e forse di ‘ritorsione’, emerge nitidamente dai colloqui che Palamara ha con l’amico Spina dopo le informazioni assunte da questa procura”. E per questo che il decreto si chiude con uno stralcio di questa intercettazione. Spina: “C’avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo e tutte le cose forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a fava lo chiamiamo”. Palamara: “No, adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto”.

Ora al vaglio degli inquirenti ci sono i file contenuti in uno dei computer dell’ex consigliere del Csm sequestrato a piazzale Clodio. Palamara nel pomeriggio è stato ascoltato per ore in una caserma della Finanza a Roma. Al termine la sua dichiarazione: “In merito alla rivelazione del segreto di ufficio, come ho detto ai magistrati di Perugia, era un segreto di Pulcinella visto che da più di un anno moltissimi colleghi non titolari del’indagine erano a conoscenza di questi fatti e li utilizzavano in qualche modo per silenziarmi sui fatti inerenti le nomine del procuratore di Roma e per impormi di revocare la mia domanda. Continuerò a Perugia l’interrogatorio davanti ai pm che stanno scrupolosamente seguendo l’indagine”. 

L’articolo Magistrati indagati, le manovre per la nomina del procuratore a Perugia. Così volevano screditare l’aggiunto Ielo proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Figc, perquisizione delle Fiamme Gialle in procura federale: acquisiti documenti sul Chievo, visionato il pc di un inquirente

Inchieste controverse, errori procedurali, qualche uscita infelice: la procura della FederCalcio è nel mirino. Non soltanto di una parte sempre più larga della dirigenza, che vuole riformare una giustizia sportiva che costa quasi 3 milioni di euro l’anno, impiega quasi 5 mesi per far partire un’inchiesta e non dà risultati proprio soddisfacenti. Adesso anche della Guardia di Finanza: negli scorsi giorni le Fiamme Gialle si sono presentate negli uffici della Figc. Oltre ad aver acquisito dei documenti relativi all’inchiesta sulle plusvalenze fittizie del Chievo Verona, volevano vedere il contenuto del computer di uno dei procuratori aggiunti (che si occupa prevalentemente di prova tv e deferimenti dei tecnici).

GLI ERRORI DELLA PROCURA – Quale fosse lo scopo dell’accertamento non è ancora noto. Quel che è certo è che anche la giustizia ordinaria sembra interessata alla giustizia sportiva, tanto discussa e criticata nell’ambiente per alcune vicende recenti. Una di queste è proprio il caso Chievo: la scorsa estate la società del presidente Campedelli si era salvata grazie a un vizio procedurale che aveva mandato in fumo mesi di indagine, costringendo a rifare il processo (poi concluso con una penalizzazione soft sul campionato in corso). È più o meno quanto successo in questi giorni per il processo sportivo sul Palermo che sta sconvolgendo la Serie B (con la retrocessione d’ufficio dei siciliani e l’incredibile annullamento del playout, ma questa è un’altra storia): dalla sentenza è uscito indenne l’ex patron Maurizio Zamparini, presidente del club al tempo degli illeciti, perché il deferimento era inammissibile in quanto violati i termini di difesa. Gli svarioni si succedono, l’ultimo martedì: l’Inter non è stata punita per i cori discriminatori durante l’ultimo match di campionato perché “la relazione della Procura non è pervenuta in tempo” al giudice, si legge nel comunicato della Lega Serie A.

L’ACCESSO AGLI ATTI: TEMPI LUNGHI E COSTI ALTI – È anche per questa serie di gaffe che qualcuno in Figc ha deciso di chiedere conto ufficialmente dell’operato degli organi di giustizia sportiva, con un accesso agli atti presentato da alcuni consiglieri. I risultati sono contrastanti: ad esempio, la Procura risulta avere un tasso di produttività altissimo, addirittura del 94% su quasi 1.400 fascicoli aperti. La percentuale, però, non è del tutto attendibile visto che include anche gli accoglimenti parziali (che non sono stati affatto dei successi, dove magari la procura aveva chiesto una pena pesantissima ed è riuscita a ottenere una sanzione minima). Dal report emergono anche altri dati che mostrano i limiti del sistema: ad esempio i 149 giorni (quasi 5 mesi) di tempo medio per l’iscrizione nel registro della notizia di illecito dopo la sua acquisizione. Oppure i 30 giorni che passano per la definizione dei giudizi in Corte di appello (quelli che hanno paralizzato i campionati): “Tanto” anche per stessa ammissione della Figc, “pur considerando che il tempo attualmente previsto dal codice è di 60 giorni”. E poi i costi: la macchina costa complessivamente quasi 3 milioni di euro l’anno, a fronte di risultati non proprio soddisfacenti.

LA RIFORMA IN ARRIVO – L’interrogazione non è fine a se stessa: all’orizzonte c’è la riforma del codice Figc, considerata una priorità dopo il pasticcio dei ricorsi in Serie B in cui un grosso ruolo hanno avuto proprio i tribunali federali (e ora c’è il rischio di fare il bis). Tempi più rapidi, terzietà dei giudici, afflittività della pena i cardini: per procedere si attende solo la riforma a monte del Coni, che a sua volta individuerà un iter apposito per i ricorsi sulle iscrizioni ai campionati (come preteso dal sottosegretario Giorgetti). A questo, qualcuno vorrebbe accompagnare anche uno spoils system negli uffici. Nel corso della sua gestione il procuratore Giuseppe Pecoraro ha avuto il merito e il coraggio di andare a fondo sull’inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella curva della Juventus di Andrea Agnelli, con cui però si è attirato anche tanti nemici (già all’epoca si parlò di un “rimpasto”). E certo non sono diminuiti con i risultati recenti, accompagnati da alcune dichiarazioni a 360 gradi (dallo stadio della Roma alla demolizione di San Siro, passando per il tifo per lo scudetto del Napoli), giudicate “inopportune” per il suo ruolo. Stesso discorso per i giudizi federali, troppo legati alla precedente gestione. Le loro cariche formalmente scadono nel 2020, ma dopo la riforma tutto potrebbe essere rimesso in discussione. La giustizia sportiva dovrà cambiare.

Twitter: @lVendemiale

L’articolo Figc, perquisizione delle Fiamme Gialle in procura federale: acquisiti documenti sul Chievo, visionato il pc di un inquirente proviene da Il Fatto Quotidiano.

 – Leggi

Translate »