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Boicottaggio Facebook, prima di sparare sul social prendete bene la mira

Se io fossi al posto di Nick Clegg, non perderei tempo a spiegare al mondo che è più importante la libertà di espressione della censura. Sono settimane in cui è in atto una sorta di boicottaggio delle aziende nel confronti di Facebook. E nelle ultime ore è arrivata la replica del vice presidente degli affari globali e della comunicazione di Menlo Park, Nick Clegg, che dice in sostanza che “l’odio non ci avvantaggia”.

L’odio in rete non si combatte rimuovendo un tweet del presidente degli Stati Uniti. E su questo non posso che essere d’accordo, La mossa del concorrente Twitter è stata solo mediatica, potevi copiare e incollare quello stesso messaggio e rilanciarlo con altri 100 account diversi e il messaggio sarebbe stato lì, altri avrebbero potuto rilanciarlo e condividerlo, nessun automatismo l’avrebbe rimosso, nessun automatismo è stato in grado di rimuoverlo. Lo testimonia il mio tweet ancora on line, come potete vedere.

E allora a che punto siamo della storia? Il social network di Zuckerberg è sotto accusa su più fronti: di fare poco e niente per combattere Donald Trump, le fake news, i nazisti dell’Illinois, l’odio in rete, le cavallette, la povertà, la fame nel mondo, etc…

Più di 3 miliardi di persone usano Facebook (si sono iscritti in maniera consapevole e volontaria), dicevano che sarebbe durato poco, ricordo un articolo dell’Espresso del 2014 – Facebook non va più di moda tra i giovani “Ora cercano più intimità e riservatezza”. Certo, è vero, poi però diventano grandi e si iscrivono a Facebook, come iscriversi all’anagrafe degli adulti, di coloro che partecipano alla società, le cose che accadono su Facebook fanno notizia.

Ora tutto questo può anche non piacerci, che i nostri dati, i nostri desiderata, i nostri gusti, le nostre fantasie, le nostre abitudini vengano vendute anonimamente ad aziende che ci propinano la loro merce. Ma non è altro che lo specchio di come ha sempre funzionato la società dei consumi, solo che Facebook ha reso efficiente quei meccanismi che offline era più difficile attuare.

Tornare indietro significa spegnere la pur piccola voce che ha il cittadino, il consumatore, il piccolo utente, la piccola azienda, la piccola realtà economica, chi sa esprimersi senza conoscere un minimo di codice ha la possibilità di comunicare a migliaia e milioni di persone, ha la possibilità di organizzare una rete politica, sociale, di solidarietà, è in grado di promuovere valori positivi che aiutano gli altri.

E poi ci sono le grandi compagnie, i grandi gruppi mediatici, che hanno scambiato Facebook per l’ennesimo canale broadcast dove poter scaricare la stessa merda che hanno propinato per anni in radio e in tv. E poi sì, ci sono anche i nazisti, i gruppi di odiatori, i promotori dei peggiori istinti in rete e fuori dalla rete.

Ecco, Nick Clegg sta spiegando in queste ore che ci sono tutti i meccanismi per denunciare e limitare questo tipo di messaggi di odio, ma che è molto difficile, “come cercare un ago in un pagliaio”, anche con l’enorme dispiegamento di mezzi tecnologici e umani che il social network mette a disposizione. La censura: quella sì che potrebbe decretare la fine di Facebook, ma questo non significherebbe che l’odio in rete verrebbe sterminato, ma solo nascosto.

E allora ben vengano tutte le nuove iniziative che il social network sta mettendo in campo: le informazioni sul Covid che ha messo a disposizione durante l’emergenza, promuovendo le fonti autorevoli e istituzionali; negli Stati Uniti in queste ore sta offrendo informazioni chiare su come registrarsi per votare alle presidenziali del 4 novembre, ha cambiato l’algoritmo del suo newsfeed (per ora solo per la lingua inglese) che premia il giornalismo di qualità a discapito delle tante trash-news che circolano in rete.

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Twitter torna all’attacco contro Trump: segnalato un post del presidente sul caso Floyd. “Esalta violenza, viola gli standard”

Twitter non si fa intimidire e segnala un altro post del presidente americano Donald Trump, in cui minaccia di inviare la Guardia Nazionale a Minneapolis, città teatro di scontri e violenze dopo dopo la morte del 46enne afroamericano George Floyd soffocato da alcuni agenti di polizia durante un controllo se il sindaco della “sinistra radicale”, Jacob Frey, non farà qualcosa per placare le proteste. Secondo la piattaforma, però, il post del tycoon “viola gli standard sull’esaltazione della violenza“, per questo è stato segnalato, anche se è ancora visibile agli utenti.

Continua così il botta e risposta tra il social preferito da Trump e il presidente americano stesso che solo poche ore fa ha firmato un ordine esecutivo per ridurre l’immunità di cui godono i social per i contenuti dei loro siti che li protegge da eventuali cause. Il tycoon, infatti, non ha apprezzato che la piattaforma dell’uccellino ha bollato come “potenzialmente fuorvianti” alcuni suoi tweet su possibili brogli dovuti al voto per posta negli Usa, ma l’intervento del presidente degli Stati Uniti non ha intimidito Twitter che, anzi, continua a verificare i contenuti diffuse sulla propria piattaforma, tra cui anche quelli del tycoon.

L’ultimo post incriminato è stato postato circa tre ore fa e fa riferimento agli scontri degli ultimi giorno a Minneapolis. “Non posso stare indietro e guardare quanto accade in una grande città americana – ha scritto sul suo profilo Twitter il presidente americano – Una totale mancanza di leadership. O il debole sindaco della sinistra radicale, Jacob Frey, si mette in azione e mette sotto controllo la città, oppure invierò la Guardia Nazionale e farò il lavoro giusto”. Trump ha anche definito “teppisti che disonorano il ricordo di George Floyd” le persone che negli ultimi giorni hanno protestato, saccheggiando supermercati e dando fuoco a macchine e palazzi, tra cui anche la centrale della polizia degli agenti licenziati e accusati dell’omicidio del 46enne afroamericano. “Non lascerò che ciò accada – ha aggiunto il presidente americano – Ho appena parlato con il governatore Tim Walz e gli ho detto che i militari sono con lui fino in fondo”. Insieme, infatti, ha sottolineato Trump sono pronti ad intervenire e ad assumere il controllo, perché “quando inizia il saccheggio, inizia la sparatoria“.

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