Archivio Tag: Virginia Raggi

Accordi&Disaccordi (Nove), Travaglio: “Virginia Raggi ha diritto-dovere di fare un secondo mandato perché è onesta e competente”

Nel suo intervento settimanale in “Accordi&Disaccordi”, il talk show politico condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda su Nove tutti i venerdì alle 22.45, Marco Travaglio risponde a una domanda degli spettatori: “Perché difendi tanto la Raggi visto che Roma versa in condizioni disastrose?”. Il direttore de Il Fatto Quotidiano chiarisce: “Perché penso che qualunque sindaco possa venire dopo la Raggi farebbe infinitamente peggio e perché penso che la Raggi, dopo molti anni, sia un sindaco onesto, competente, che ha commesso molti errori, ma che ha trovato una città molto più disastrata di quello che pensasse”. Inoltre, secondo il giornalista, “ha imparato a fare il sindaco, poi finalmente ha messo insieme, dopo vari rimpasti, una squadra degna di questo nome e penso che avrebbe diritto e anche dovere di fare un secondo mandato per raccogliere i frutti di tutte quelle politiche ha messo in atto in questi anni”. Un secondo mandato che sarebbe possibile solo se il Movimento 5 stelle cambiasse le regole: “Dovrebbe farlo sia per la Raggi che la Appendino“.

“Accordi&Disaccordi” è prodotto da Loft Produzioni per Discovery Italia ed è disponibile anche su Dplay (sul sito www.it.dplay.com – o scarica l’app su App Store o Google Play). Nove è visibile al canale 9 del Digitale Terrestre, Sky Canale 145 e Tivùsat Canale 9. Segui @aedtalkshow su Facebook, Twitter e Instagram.

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Campi rom, Salvini scrive ai prefetti: “Ricognizione urgente entro luglio”. Poi si pianificheranno gli sgomberi

Un giro di vite sui campi rom. Sia quelli autorizzati, sia i cosiddetti “tollerati“. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, scrive ai prefetti. Una missiva di 5 pagine dove si chiede una “ricognizione urgente” e dettaglia degli insediamenti, una mappa dove siano messe in evidenza “situazioni di illegalità e di degrado che frequentemente si registrano negli insediamenti”, specie quelli abusivi, e “che spesso configurano un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”, con l’obiettivo di adottare misure “finalizzate alla riaffermazione della legalità”.

L’obiettivo è “porre in essere mirati interventi di sistema attraverso cui promuovere l’osservanza delle regole nonché condizioni di maggiore vivibilità dei contesti urbani con ripercussioni positive sulla salubrità dell’ambiente“. Si punta, nel medio periodo, al “progressivo sgombero delle aree occupate abusivamente” per il “ripristino della legalità“. Con tutto ciò che ne consegue: “Esecuzione delle ordinanze di demolizione e rimozione delle opere abusive (roulottes e case mobili incardinate nel suolo), attivando però “positive dinamiche di ricollocamento degli interessati”. Nella lettera, infatti, si mette in risalto il “rispetto dei diritti della persona” e “delle normative nazionali e internazionali”, ma al contempo la necessità di “un’analisi complessiva della situazione esistente”, al fine di pianificare “il concorso della forza pubblica per l’esecuzione dei provvedimenti di sgombero”.

I prefetti, entro 15 giorni, dovranno convocare i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e inviare la prima relazione al Viminale. Il censimento, dice la circolare, costituirà “una piattaforma di discussione in ambito locale per l’approfondimento delle singole situazioni e la massima sensibilizzazione dei sindaci ai fini dell’adozione dei provvedimenti ove ne ricorrano i presupposti”. Il censimento, scrive ancora Salvini ai prefetti, dovrà riguardare la tipologia degli insediamenti e la densità abitativa, le condizioni dei campi (presenza di reti idriche, elettriche e fognarie, allacci abusivi), la presenza di strutture fisse e mobili, il numero di minori presenti negli insediamenti, le loro condizioni e le percentuali di abbandono scolastico.

Fra le situazioni più complesse rispetto alla “qualità” degli insediamenti rom, c’è sicuramente la città di Roma, dove al momento quasi 4.000 persone sono ospitate in una decina di campi, fra “villaggi della solidarietà” regolarmente gestiti dal Comune di Roma e altri campi “tollerati”. In entrambi i casi, vi sono condizioni difficili dal punto di vista sociale e sanitario. Dal 2017, il Campidoglio ha avviato un programma progressivo di uscita dagli insediamenti, basato sulle direttive Ue e su percorsi di integrazione lavorativa e abitativa – compresa la richiesta di casa popolare – Un piano che va avanti con le sue difficoltà nei campi di La Barbuta e Monachina, ma che rischia di essere messo in discussione dalla presa di posizione del Viminale.

 

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Roma, Ignazio Marino: “Malagrotta? La chiusi e feci piano alternativo ma fu cancellato. Giunta Raggi? Manca di visione”

Emergenza rifiuti a Roma? Non so quale pensiero guidi questa giunta, sempre nel caso in cui ci sia un pensiero“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di Radio Roma Capitale dall’ex sindaco Ignazio Marino, intervenuto questa mattina in diretta dagli Stati Uniti.

Marino difende strenuamente il suo operato: “La discarica di Malagrotta avrebbe dovuto essere chiusa già entro il 31 dicembre 2007 su indicazione della Ue. Sei anni dopo, quando cioè diventai sindaco,, non era stata chiusa, ma era pericolosa sotto il profilo ambientale e igienico-sanitario. Chiudemmo la discarica il 30 settembre del 2013, cioè 90 giorni dopo il mio insediamento, e predisponemmo un piano molto chiaro e una determinata visione per il futuro. E mi sorprende molto che oggi venga detto da tanti, che evidentemente non leggono e non studiano, che non c’era nessun piano alternativo. Il piano c’era ed era molto articolato. Ad esempio, avevamo progettato la realizzazione di alcuni ecodistretti destinato a utilizzare l’umido – continua – E in questo modo si poteva trasformare un problema in ricchezza, grazie all’uso dei biodigestori con cui i rifiuti umidi vengono trasformati in gas. Tutto questo venne cancellato dalle amministrazioni straordinarie e ordinarie che si sono insediate successivamente. E mi stupisce anche che sia stato cancellato un piano, ma non sia stato fatto un altro. Togliere un piano scritto e finanziato per sostituirlo con il nulla mi sembra stupefacente“.

E sottolinea: “Raccolta differenziata? Durante la mia breve amministrazione, è passata dal 31% al 44% in poco meno di 28 mesi. Un’accelerazione incredibile, che non si è mai vista in Europa e che ci ha portato rapidamente ai livelli delle maggiori città europee. Dopo di noi però, purtroppo, si è tutto fermato e oggi, dopo quasi 5 anni, il dato è ancora intorno al 44-45%. Ciò vuol dire che non solo non c’è stato impegno nel realizzare impianti di smaltimento, ma neppure nel continuare il percorso virtuoso che iniziammo e che stava portando davvero Roma tra le migliori città d’Europa – prosegue – Avevamo anche valutato in termini concreti un progetto assieme all’Acea, e cioè un revamping, un ammodernamento di alcuni inceneritori che esistono e che sono proprietà di Acea. Anche questo progetto venne impedito da varie istituzioni e non è stato più ripreso. Se esiste un inceneritore, ammodernarlo e aumentarne le capacità, significa aumentare la ricchezza della stessa città di Roma. Peraltro, in quel caso i soldi del contribuente sarebbero andati ad Acea, che è di proprietà del contribuente”.

Marino ribadisce: “Certamente per i 50 anni che hanno preceduto la mia amministrazione tutte le giunte hanno conservato una situazione, in cui l’unica possibilità per smaltire i rifiuti era la grande buca di Malagrotta, con tutti gli interessi perseguiti dai privati. Mi pare che oggi non ci sia una vera visione della Capitale d’Italia: nei trasporti, nella imprenditoria, nella scuola, nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti. Mi sembra che ogni mattina venga lanciata una nuova idea e poi abbandonata. Mi sembra davvero un po’ l’asilo Mariuccia”.

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Rifiuti Roma, dalla chiusura di Malagrotta senza alternative al rogo del tmb Salario: come nasce la crisi e cosa può accadere

In principio era Malagrotta, 240 ettari. La discarica più grande d’Europa, nella periferia ovest della città di Roma. Un sito su cui si sono concentrate polemiche ambientaliste, inchieste giudiziarie e anche una procedura d’infrazione dell’Unione Europea. Per anni, a cavallo degli ultimi due decenni, si è cercato vanamente di trovare un sito alternativo alla “buca” di proprietà di Manlio Cerroni, il “Supremo”, il “re della monnezza” romana. Il quale, guarda caso, era proprietario e concessionario di gran parte delle aree ritenute idonee. Qui hanno fallito sindaci, governatori e perfino commissari governativi. E più i politici non decidevano, e più la buca si allargava, fra deroghe e ampliamenti. Finché nell’ottobre 2013, il sindaco Ignazio Marino, di concerto con l’allora neo presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, non fu costretto a cedere alle pressioni di Bruxelles e fermare definitivamente i conferimenti, nonostante da 6 anni il Colari di Cerroni ricordi al Comune di Roma come siano “altri 200.000 metri cubi disponibili”. La “chiusura” fu accolta trionfalmente dal Pd. Ma già serpeggiava un quesito: “E ora i rifiuti dove li portiamo?”. Bella domanda. Anzi “la” domanda. E la risposta è rimasta ancora inevasa. È quello l’esatto momento in cui la città di Roma non ha potuto più nascondere la polvere sotto il tappeto, semplicemente perché il tappeto non c’era più.

Ecco una ricostruzione delle tappe che hanno portato a questa crisi (e le ipotesi sul campo per risolverla).

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Roma, bruciato sotto casa lo scooter del minisindaco Ciaccheri: “Si tratta di gesto intimidatorio nei miei confronti”

Gli hanno bruciato il motorino parcheggiato proprio sotto casa, nella notte. “Un atto intimidatorio” che ha colpito Amedeo Ciaccheri, presidente del municipio della Garbatella, uno dei quattro minisindaci di centrosinistra di Roma. È stato proprio lui, postando anche le foto di ciò che rimane del mezzo completamente carbonizzato, a darne notizia sulla sua pagina Facebook. “È un incendio circoscritto che non lascia spazio a fraintendimenti. Si tratta di un gesto preciso di intimidazione nei miei confronti”, ha detto il minisindaco.

Il rogo è divampato nella nottata tra sabato e domenica. Lanciato l’allarme, le forze dell’ordine sono subito intervenute sul posto per i rilievi del caso. Era “l’unico mezzo di trasporto a mia disposizione”, ha poi dichiarato Ciaccheri.

Tra i primi a esprimere solidarietà al presidente di municipio è stata la sindaca di Roma, Virginia Raggi, che, attraverso il proprio profilo Twitter ha scritto: “Vicinanza e solidarietà al presidente del VIII Municipio. Questa notte è stato incendiato il suo scooter. Le istituzioni sono sempre unite. #NonAbbassiamoLoSguardo”. Anche il vicesindaco, Luca Bergamo, si è unito alla prima cittadina della capitale con un post su Facebook: “L’incendio nella notte dello scooter di Amedeo Ciaccheri è insieme una minaccia e una violenza rivolta all’istituzione democratica che rappresenta e a lui personalmente”.

Appoggio anche da parte del Pd, compreso il segretario del partito e governatore del Lazio, Nicola Zingaretti: “Forza Amedeo Ciaccheri non ti ferma nessuno, siamo tutti con te!”, ha scritto il leader Dem. E al coro si uniscono rappresentanti di diverse altre forze politiche della Capitale, da LeU al M5S, fino a Fratelli d’Italia. Parlano di “gesto vile che condanniamo con fermezza” Chiara Colosimo e Andrea De Priamo, consigliere regionale e capogruppo in Campidoglio, entrambi di FdI. Non senza auspicare “che i toni politici, seppur accesi, debbano rimanere sempre sul terreno del confronto e del dibattito politico”.

“I messaggi di solidarietà e di affetto mi stanno travolgendo – ha poi risposto Ciaccheri sempre affidandosi al social network -, sono più forte e convinto di prima, c’è tanto, troppo da fare! Insieme ai tanti, tantissimi amici, compagni e cittadini che mi hanno scritto, voglio ringraziare il Presidente Nicola Zingaretti e la Sindaca Virginia Raggi per la vicinanza che mi hanno dimostrato”, commenta il presidente del municipio.

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Accordi&Disaccordi (Nove), Borgonzoni su Casal Bruciato: “Raggi non doveva fare braccio di ferro. Militante CasaPound che grida allo stupro? Dovrebbe andare in galera”

“Le proteste di Casal Bruciato? La sindaca Virginia Raggi doveva cercare di stemperare, non fare un braccio di ferro”. Così la senatrice Lucia Borgonzoni (Lega) ai microfoni di Andrea Scanzi e Luca Sommi nella puntata diAccordi&Disaccordi’, in onda il venerdì alle 22:45 sul canale Nove, nel condannare la visita del primo cittadino della Capitale a Casal Bruciato (periferia di Roma) mentre erano in corso gli scontri per l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom. Il sottosegretario ai Beni Culturali sul militante di CasaPound che ha minacciato di stupro la donna di origine bosniaca, madre di quattro bambini, regolare assegnataria della casa, afferma: “Quello dovrebbe stare in galera, dovrebbe starci a vita, chiuso a doppia mandata a vita, che sia lui o chiunque altro”.

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