“Ero magra magra, con i denti larghi, le occhiaie e pochi capelli. Sono arrivata a pesare 44 chili, ero in un tunnel. La risalita è iniziata quando sono rimasta incinta”: così Samanta Togni

Samanta Togni si è sentita bruttina. È successo un po’ a tutti, a lei da bambina. Oggi però «ho fatto pace con lo specchio», anche se «è stata una conquista recente», confessa al settimanale Gente. «L’età mi ha donato una consapevolezza che mi ha portata a guardarmi con occhi meno severi. Non sono vanitosa, ma ho imparato a volermi più bene, ad apprezzarmi senza cercare sempre un difetto. In questo, da ragazza ero una campionessa…». Incredibile ma vero, verrebbe da dire, «da bambina ero il brutto anatroccolo di casa. Mia sorella Debora, più grande di otto anni, era bionda, occhi azzurri, bellissima. Io ero magra magra, con i denti larghi, le occhiaie per una carenza di ferro e pochi capelli, per un indebolimento organico, che mamma mi teneva corti perché si rafforzassero. A scuola mi prendevano in giro. Crescendo sono sbocciata, sono comparse le curve, ero carina e mi piaceva mostrare il mio cambiamento». Poi però «verso i 16-17 anni, ho iniziato ad avere problemi alimentari». Problemi nati dall’ansia “da ballerina”: «Stando costantemente sul palco con abiti che evidenziano la minima imperfezione, anche un etto in più mi mandava in crisi».

A Gente racconta che la bilancia era diventata la sua principale nemica: «Ero entrata in fissa con il peso. Ero arrivata a 44 chili per un metro e 69. Mangiavo pochissimo, nonostante i due allenamenti al giorno. Uno yogurt, due mele, mi concedevo qualche corn flakes solo perché sapevo che li avrei smaltiti durante la giornata. Facevo di continuo il conteggio delle calorie, ero in un tunnel. “Come sei dimagrita” era il complimento migliore che potessi ricevere». Dietro questa disfunzione c’era una richiesta di aiuto, di attenzione che i suoi genitori in quel momento, si stavano separando, non potevano darle. «I miei erano talmente distratti dal loro dolore che non riuscivano a vedere il mio disagio. Poi, però, è stata mamma a portarmi dal medico per risolvere la situazione. La mia famiglia è un rifugio, c’è sempre stata».

Poi la svolta grazie alla maternità: «Quando sono rimasta incinta di mio figlio Edoardo, che è il mio orgoglio più grande. Avevo 20 anni, dovevo pensare prima al suo e poi al mio bene. Il cervello ha fatto un cambio di marcia: sentendomi responsabile della vita che cresceva dentro di me è iniziata la risalita verso la normalità». Così ora «restare in linea (basta guardare le foto del servizio fotografico del settimanale in edicola) ora è una forma di rispetto verso me stessa e verso la vita, non più una rincorsa verso la magrezza e una perfezione che vedevo solo io, ma non era sana. Il mio corpo è lavorato dall’allenamento, dalla danza, è nutrito con cura, con amore». Un amore che ha vissuto intensamente anche se «da un anno ho divorziato da Mario Russo (chirurgo plastico, ndr). Tanti anni prima era finita anche con il papà di Edoardo (Mirko Trappetti, ndr): eravamo giovani e non siamo riusciti a gestire varie cose. Con Mario, invece, siamo partiti pensando di avere la stessa visione di vita, ma con gli anni ci siamo accorti che volevamo cose diverse». Comunque «credo ancora nell’amore e sto lavorando su me stessa per capire l’importanza del non annullarsi nell’altro».

L’articolo “Ero magra magra, con i denti larghi, le occhiaie e pochi capelli. Sono arrivata a pesare 44 chili, ero in un tunnel. La risalita è iniziata quando sono rimasta incinta”: così Samanta Togni proviene da Il Fatto Quotidiano.

Leggi su: Il Fatto Quotidiano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *