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Caso Prati, Netflix annuncia serie tv su Mark Caltagirone, Barbara D’Urso: “Finale choc, non deluderà nessuno”

Il “caso” del matrimonio tra Pamela Prati e il fantomatico Mark Caltagirone ha tenuto banco per mesi in tv e sui giornali, fino a ieri quando c’è stato l’epilogo di tutta questa intricata vicenda con la conferma del fatto che era tutta una finta e Mark Caltagirone non è mai esistito. Una storia degna di “Beautiful“, che ha appassionato moltissime persone, tanto che alcuni hanno chiesto a Netflix di farne una serie tv. Detto fatto, sono stati subito accontentati dalla piattaforma di streaming online, che ha annunciato sui suoi social l’arrivo di una nuova serie proprio su questa vicenda.

Così, sul profilo ufficiale Twitter di Netflix si vede prima il tweet che fa sapere di una finta chiamata all’agente di Rami Malek (il protagonista di “Bohemian Rhapsody“), e subito dopo è apparsa anche la locandina di “Mark“, anche questa finta quanto il fidanzato della Prati: “La serie di cui abbiamo bisogno. Mark è disponibile ora (?)“, scrive la piattaforma mostrando una finta schermata di introduzione alla nuova serie, con tanto di immagine promo e trama.

Ma da Netflix hanno rilasciato anche la sinossi, che ricorda quella della serie tv Dark: “Nel 2019 un uomo senza volto innesca una serie di reazioni a catena tra intrecci familiari, misteri e matrimoni naufragati”. “Una serie dal finale CHOC, che probabilmente non deluderà nessuno”, ha aggiunto Barbara D’Urso che ha condiviso sul suo profilo Twitter la trovata di Netflix.

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Julian Assange, altri 17 capi di accusa contro il fondatore di WikiLeaks. Rischia fino a 170 anni di carcere

Julian Assange è stato incriminato negli Stati Uniti. Nei confronti del fondatore di Wikileaks sono stati presentati 17 capi d’accusa sulla base dell’Espionage Act per avere cospirato per ottenere e pubblicato informazioni classificate: se ritenuto colpevole rischia 10 anni per ogni capo d’accusa mosso nei suoi confronti. Secondo quanto scrive il New York Times, è la prima volta nella storia degli Stati Uniti che l’Espionage Act viene applicato a un reporter.

Le accuse
Il Dipartimento di Giustizia ha affermato che “le azioni di Assange hanno messo seriamente a rischio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e portato benefici ai nostri avversari”. “Assange, Wikileaks e Manning hanno condiviso l’obiettivo comune di sovvertire le restrizioni di legge sulle informazioni riservate”, si legge nei documenti d’accusa depositati. La decisione di Assange di pubblicare i nomi di cittadini afgani e iracheni, giornalisti e leader religiosi che fornivano informazioni alle forze americane ha esposto queste persone “a gravi e imminenti rischi”, aggiunge il Dipartimento di Giustizia. Secondo i documenti diffusi oggi inoltre, “Chelsea Manning ha risposto alla sollecitazione di Assange e ha rubato documenti agli Stati Uniti”. Come scrive il Guardian, secondo l’accusa Assange “sapeva, aveva capito e aveva pienamente previsto” che Chelsea Manning gli stava illegalmente fornendo documenti riservati “contenenti informazioni sulla Difesa nazionale degli Stati Uniti”. Il fondatore di WikiLeaks – continua il Dipartimento di Giustizia – “ha reso noti i nomi di fonti e creato un grave e imminente rischio per vite umane” pur “sapendo che la diffusione dei nomi delle singole fonti avrebbe messo in pericolo quegli individui”.

La situazione giudiziaria del fondatore di WikiLeaks
I 17 nuovi capi d’accusa potrebbero aprire il dibattito sul Primo Emendamento, quello che garantisce la libertà di stampa e di parola. Come racconta Repubblica, l’Espionage Act non consente alcuna difesa ai giornalisti e ai giornali non riconoscendo alcun pubblico interesse alla divulgazione della notizia. Il New York Times ha inoltre fatto notare che è la prima volta nella storia degli Stati Uniti che viene applicato a un reporter. Assange sta scontando a Londra 50 settimane di detenzione con l’accusa di aver violato i termini di custodia nel 2012: è stato riconosciuto colpevole di non essersi presentato allora dal giudice ed essersi invece rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador.

Negli Stati Uniti un grand jury ha già incriminato Assange per l’interazione avvenuta nel 2010 con Chelsea Manning, l’ex analista dell’esercito che ha condiviso con WikiLeaks migliaia di documenti classificati. Il procedimento prevede una pena massima di 5 anni di carcere. Le nuove accuse, però, cambierebbero totalmente il quadro in caso di estradizione di Assange negli Stati Uniti.

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Cane viene soppresso per essere sepolto insieme alla padrona: “Così era scritto nel testamento”

Era perfettamente in salute e probabilmente avrebbe vissuto ancora a lungo ma, per rispettare le ultime volontà della sua padrona, è stata portata in una clinica veterinaria, soppressa e poi cremata e seppellita insieme alla donna defunta. È quanto accaduto a Emma, una cagnolina shih tzu di Chesterfield, nello stato americano della Virginia, come scrive il quotidiano Independent: la sua padrona aveva infatti lasciato scritto nel testamento che, dopo la sua morte, anche la sua compagna a quattro zampe avrebbe dovuto essere soppressa per trovare posto accanto a lei nella sua stessa tomba. E così è stato nonostante, secondo quanto scrive il quotidiano britannico, il personale della clinica veterinaria in cui Emma è stata per due settimane prima di essere soppressa avesse supplicato le autorità di intervenire ed evitare la sua morte.

“Abbiamo suggerito che si potevano trovare tante altre soluzioni per l’animale a cominciare dall’adozione perché è un cane per cui si riesce facilmente a trovare una nuova casa e un nuova famiglia ma non ci hanno ascoltati” ha raccontato ai media locali Carrie Jones, la direttrice del Chesterfield Animal Services dove l’animale è stato ospitato per alcune settimane nel marzo scorso.  Ma è stato tutto inutile: secondo la legge della Virginia infatti, il cane è una proprietà personale ed è quindi legale l’eutanasia di un animale domestico, anche se sano, se a volerlo è il suo padrone. Tutto questo ha scatenato ovviamente la rabbia degli animalisti  che sul web hanno sollevato la polemica. ”

Tuttavia, il presidente della Virginia Funeral Directors Associatino Larry Spiaggi, ha riscontrato un altro profilo di illegalità in questa vicenda: il fatto che la legge non consente di seppellire i resti di un animale domestico insieme ad una persona, incluso mettere le ceneri in una bara. Ormai però, era già stato tutto fatto.

 

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