Gianluca Ibarra Silvera “facile bersaglio”, la gip sull’omicidio alla stazione di Milano Certosa: “Gettarono il corpo per disprezzo”
“Hanno cercato ed individuato la vittima”. Volevano “punirli”, hanno trovato un “facile bersaglio“, hanno agito con “lucida e fredda determinazione” e poi si sono disfatti del cadavere con un “significativo gesto di disprezzo”, “manifestando chiaramente le conseguenze per chi si pone in atteggiamento ostile nei loro confronti”. Sono i passaggi più duri contenuti nell’ordinanza con cui la giudice per le indagini preliminari di Milano Sara Cipolla ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere per Jefferson Smit Echevarria Verano, il diciannovenne peruviano appartenente ai Latin Kings, accusato dell’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera. La misura è stata emessa anche nei confronti di un ventenne nato in Argentina, attualmente irreperibile e destinatario di un mandato di arresto europeo.
Per la giudice, quanto accaduto la notte del 25 maggio nei pressi della stazione Certosa non è stata una lite degenerata improvvisamente. Dopo “un iniziale allontanamento in treno”, si legge nel provvedimento, il gruppo sarebbe tornato “alla ricerca di coloro con i quali poco prima avevano avuto un alterco allo scopo di ‘punirli’”. Una volta rientrati in zona, gli aggressori avrebbero “cercato ed individuato la vittima, il fratello e l’amico”. La ricostruzione della gip, sulla base delle indagini della Squadra mobile coordinata dal pm Elio Ramondini, delinea quindi una vera e propria spedizione punitiva. Quando Gianluca Ibarra Silvera finisce a terra, i “due indagati, insieme al gruppo”, vedono in lui un “facile bersaglio”. È anche per questo che la giudice riconosce l’aggravante della premeditazione nei confronti dei due principali indagati.
Ma è il passaggio finale dell’ordinanza a colpire maggiormente. Dopo l’omicidio, scrive Cipolla, gli aggressori si sarebbero disfatti del corpo con un “significativo gesto di disprezzo”, gettandolo in una “profonda intercapedine”. Non un semplice tentativo di occultamento, secondo la giudice, ma un gesto dal forte valore simbolico, compiuto “manifestando chiaramente le conseguenze per chi si pone in atteggiamento ostile nei loro confronti”. Una sorta di messaggio rivolto all’esterno, capace di esprimere la logica intimidatoria che avrebbe guidato l’azione del gruppo. Le indagini, tuttavia, sono tutt’altro che concluse. La stessa gip evidenzia che gli accertamenti proseguono per “individuare” tutti i partecipanti all’aggressione e per chiarire il “movente” del delitto. L’ipotesi è lo scambio di persona e che il 22enne sia stato aggredito da 17 persona che lo credevano un rivale. Gli indagati sono attualmente otto, ma il gruppo presente quella notte sarebbe stato composto da diciassette giovani.
Nel corso dell’interrogatorio, Jefferson Smit Echevarria Verano ha ammesso di appartenere ai Latin Kings ma ha negato di aver materialmente ucciso il ventiduenne. Come emerge dal verbale, ha però indicato agli investigatori i nomi di quattro componenti del gruppo che, a suo dire, avevano “il coltello”. Ha inoltre spiegato che all’interno della gang vi sarebbero soggetti che occupano “una posizione importante” e che “ci dicono che cosa fare”. Il diciannovenne ha infine riferito di avere ricevuto, dopo i fatti del 26 maggio, “tante minacce” da parte della banda rivale Ms-13 attraverso TikTok. Un elemento che gli investigatori stanno verificando mentre prosegue la caccia ai complici e la ricostruzione completa della catena di comando e delle responsabilità all’interno del gruppo.
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