“Io non sono alla fine della mia carriera, devo fare ancora tanti film. Di cosa ho paura? Della malattia. Se uno ha un incidente e muore, muore. La malattia è soffrire…”: parla Franco Nero
“Io non sono alla fine della mia carriera. Devo fare ancora tanti film. Di nostalgia parleremo più in là“: a parlare è Franco Nero ospite al Festival di Taormina. L’intervista si trova su Vanity Fair ed è un inno all’entusiasmo e alla curiosità.
83 anni, volto di Django e altre pellicole iconiche che l’hanno reso uno degli attori italiani più noti nel mondo, Nero parla d’amore e racconta di avera avuto la “fortuna di imparare molto dall’amore e di insegnare anche l’amore ai miei nipotini”.
L’amore, quello per colei che definisce la donna della sua vita, ovvero la madre dei suoi figli: Vanessa Redgrave, incontrata nel 1967 sul set di Camelot. E si lascia andare ai ricordi di un David di Donatello del ’68: “Mi ricordo Sidney Poitier, Vittorio De Sica. È stata una serata stupenda. Andai proprio con mia moglie Vanessa”. Aneddoti, sì, ma senza nostalgia: “Io sono un entusiasta. Il giorno che mi abbandonerà l’entusiasmo, smetterò. Finché c’è il cinema, finché c’è l’entusiasmo, io andrò avanti (…). Io sono un eterno bambino. E sono molto orgoglioso di essere un eterno bambino. Quando me lo dicono, anziché offendermi, dico: che bello“.
Di cosa ha paura, Franco Nero? Non del tempo che passa ma della “malattia: quando uno è malato, è la sofferenza. Se uno ha un incidente e muore, muore. Ma la malattia è soffrire. Io non voglio soffrire, assolutamente“. E sulla serenità non ha dubbi: “Stiamo in un momento di guerra, che è un macello. Prima Putin, l’Ucraina. Poi Netanyahu, Gaza, e ora l’Iran. Migliaia, migliaia, migliaia di palestinesi massacrati. Ventitremila bambini”. E racconta di avere scritto una canzone dal titolo Un mare di piccoli lenzuoli bianchi e di esserne orgoglioso: “Ho chiesto a qualche cantante di cantarla, ma hanno paura. Vogliono fare le loro canzonette, non esporsi politicamente”.
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