“Si staccò la ruota dietro della Vespa sulla statale tra Rimini e Riccione, così mi sono spaccato una gamba. Medito e prego tutte le mattine, ma i miei figli non sono battezzati”: così Fabio Volo
“I miei libri sono nati grazie a un brutto incidente in moto dove mi spaccai una gamba”. Fabio Volo, all’anagrafe Fabio Bonetti, a tutto tondo nel podcast Respira di Paolo Kessisoglu. Il 53enne scrittore e personaggio televisivo tra i più noti in Italia ha ripercorso diverse tappe della sua vita a partire da quando, per caso, la sua fama di scrittore iniziò. “Persi la ruota dietro della Vespa sulla statale tra Riccione e Rimini, il meccanico non me l’aveva montata molto bene: mi sono spaccato una gamba, stavo tutto il giorno in albergo e misi assieme i miei appunti sui quadernoni. Così nacque il primo libro, che piacque al mio agente”, ha spiegato Volo riferendosi ad Esco a fare due passi (Mondadori, 2001).
L’interprete di Casomai fino a quel momento era stato particolarmente refrattario non solo alla scrittura, ma proprio alla scuola, tanto da aver iniziato presto a lavorare come fornaio nella panetteria del padre. “La fame mi ha consentito di essere resiliente e mio padre era ossessivo sul lavoro, non potevo mai stare seduto neanche dopo aver infornato, era un bresciano puro. A Milano il mio atteggiamento fece la differenza, lavoravo molto di più, avevo ritmi diversi”. Volo ha poi scherzato sui suoi figli ricordando come i suoi due maschi, uno di 13 e l’altro di 11 anni, ascoltino la trap, “musicalmente come produzione non male”, ma con “testi tremendi”. “Non vorrei che i miei figli fossero ossessionati come ero io da una rivalsa sociale, li vorrei solo sereni perché sono già “dall’altra parte” rispetto al me giovane. Ad esempio io tutte le mattine medito e prego, ma loro non sono battezzati e non fanno religione”. Ed è sulla linea generazionale nonno, figlio, nipoti che si sviluppano le riflessioni dell’ex Iena: “Mio padre era talmente distante che, dopo due anni con Le Iene, mi chiese: “Come va con le Tigri?“, non aveva mai visto una puntata. Ma in questa distanza ho costruito la mia vita, i miei figli mi vedono sempre e mi chiedo se poi sia giusto”.
Un padre quindi mantenuto a distanza, finanche “contestato”, ma che rimane “un genitore migliore di quanto lo sia io”. Volo racconta infatti di essere un padre molto presente: “Ho passato più tempo con i miei figli di quanto ne abbia passato mio padre con me in tutta la sua vita. Faccio anche le vacanze con loro, con mio padre non le ho mai fatte. Seguo i miei figli in tutto, non mi perdo una loro partita di calcio”. Il grosso rammarico rimane comunque che il padre di Volo sia morto prima di potere vedere i suoi nipoti: “A mio padre ho detto tutto quello che dovevo dire fino alla morte, poi sono diventato padre io e ho capito tutta una serie di cose: avevo domande da fargli che prima non avevo, quelle le ho perse per sempre. Sono stato molto fortunato, ma non aver mai visto giocare mio padre con i miei figli è una grande perdita: io sento tanto questa cosa che mi manca”.
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