Maria Concetta Riina torna in libertà: revocato l’obbligo di dimora, resta indagata con il marito per estorsione aggravata dal metodo mafioso
Torna in libertà Maria Concetta Riina, figlia del boss di Cosa Nostra Totò Riina, per cui a gennaio erano state disposte la scarcerazione e l’obbligo di dimora. A fine maggio i pm della procura di Firenze avevano notificato a Riina e al marito Antonino Ciavarello l’avviso di conclusione delle indagini per estorsione aggravata dal metodo mafioso e tentata estorsione ai danni di due imprenditori toscani.
I difensori dei due indagati Francesco Olivieri e Tiziana Dell’Anna avevano presentato un’istanza per la revoca della misura dell’obbligo di dimora nel comune di Corleone, respinta dal tribunale del Riesame che aveva rigettato anche l’appello della procura di Firenze per il ritorno in carcere di entrambi. La donna era quindi rimasta ai domiciliari. Ora il giudice per le indagini preliminari ha accolto accoglie la richiesta degli avvocati Olivieri e Dell’Anna, contro il parere contrario della procura, disponendo la revoca della misura e il ritorno in libertà in attesa della prosecuzione del procedimento.
Secondo l’accusa i due coniugi avrebbero rivolto reiterate richieste di denaro, accompagnate da toni minacciosi e intimidatori tali da indurre almeno una delle vittime a cedere. I difensori commentano all’Adnkronos: “La revoca dell’obbligo di dimora rappresenta un importante riconoscimento della fondatezza delle argomentazioni difensive che abbiamo sottoposto al giudice. Continueremo a difendere i nostri assistiti con la convinzione che il processo consentirà di chiarire definitivamente i fatti contestati”.
Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e condotte dal Ros dei carabinieri di Firenze, erano cominciate nell’agosto 2024, quando gli indagati – secondo l’accusa – iniziarono ad avanzare le prime richieste estorsive. Gli inquirenti avevano chiesto la misura, rigettata però dal gip. Il Riesame, con un’ordinanza depositata il 25 giugno 2025, aveva accolto l’appello della procura ritenendo fondato il pericolo di inquinamento probatorio e il pericolo di reiterazione del reato e sussistenti i gravi indizi di colpevolezza dei reati contestati agli indagati e dell’aggravante del metodo mafioso. La misura cautelare in carcere era diventata esecutiva – il 17 ottobre per decisione della Cassazione – Riina e il marito, già detenuto per truffa. Ora il ritorno in libertà.
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