Irene Pivetti, la Cassazione annulla la condanna: nuovo processo d’appello per il caso delle Ferrari

La Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a quattro anni inflitta a Irene Pivetti per evasione fiscale e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta fittizia compravendita di tre Ferrari Granturismo destinate al gruppo cinese Daohe. La decisione della Suprema Corte apre la strada a un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Milano. La seconda sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex presidente della Camera, assistita dall’avvocato Filippo Cocco, dopo l’udienza nella quale la Procura generale aveva chiesto la conferma della sentenza di secondo grado.

I giudici hanno disposto l’annullamento con rinvio della pronuncia d’appello, demandando a un nuovo collegio della Corte milanese il riesame della vicenda. “Siamo molto soddisfatti”, ha commentato il difensore Filippo Cocco, che ha aggiunto di attendere ora il nuovo giudizio d’appello. L’ex presidente della Camera ha sempre dichiarato di essere “innocente”

Lo scorso dicembre i giudici avevano confermato integralmente il verdetto emesso in primo grado dal Tribunale. Confermate anche le condanne a due anni, con pena sospesa e non menzione, nei confronti del pilota di rally ed ex campione Granturismo Leonardo Isolani e della moglie Manuela Mascoli. I giudici avevano inoltre disposto la confisca, non ancora definitiva, di oltre 3,4 milioni di euro già sottoposti a sequestro nell’ambito dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.

Secondo l’impianto accusatorio, la società Only Italia, riconducibile a Pivetti, avrebbe svolto un ruolo di intermediazione in operazioni commerciali del Team Racing di Isolani. L’obiettivo sarebbe stato quello di sottrarre alcuni beni alle pretese dell’erario, a fronte di un debito fiscale di circa cinque milioni di euro. Al centro dell’inchiesta figurano tre Ferrari Granturismo che, secondo l’accusa, sarebbero state oggetto di una compravendita solo apparente prima del trasferimento in Spagna.

Per gli inquirenti, l’unico bene effettivamente ceduto al gruppo cinese sarebbe stato il marchio della Scuderia Isolani associato al logo Ferrari. In questo contesto, Pivetti avrebbe acquistato il marchio per 1,2 milioni di euro per poi rivenderlo alla società cinese a un prezzo di 10 milioni di euro. L’ex parlamentare ha sempre respinto ogni accusa, dichiarandosi estranea ai fatti contestati. La pronuncia della Cassazione non definisce nel merito la vicenda processuale, ma impone un nuovo esame in sede d’appello, dove saranno rivalutate le questioni indicate dalla Suprema Corte nelle motivazioni, che saranno depositate nelle prossime settimane.

Pivetti è inoltre coinvolta in un altro procedimento della Procura di Milano: nei mesi scorsi i magistrati hanno chiuso le indagini a carico dell’ex presidente della Camera e di altre otto persone sulla compravendita dalla Cina di forniture di mascherine per un valore di 35 milioni di euro durante l’emergenza Covid-19.

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