In campo anche le idee contro la destra xenofoba. Di qua Yamal, di là Mbappè: quando i fuoriclasse non hanno paura di esporsi

Un giocatore lo vedi certo dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia, ma se Francesco De Gregori avesse potuto conoscere Lamine Yamal, vent’anni ancora da compiere, avrebbe aggiunto una strofa nella sua grande canzone (La leva calcistica del 68). Un campione si vede anche dalla forza delle idee che ha, dalla dignità con la quale sceglie di esibire la propria passione e anche le propria divisa civile. Marcus Thuram, oggi stella dell’Inter, disse appena due anni fa: “Siamo cittadini anche noi, non possiamo essere scollegati dal mondo”. Fu suo l’appello affinché la destra non avesse il sopravvento nelle legislative francesi, esattamente due anni fa, la sua richiesta di votare contro Marine Le Pen e contro ogni estremismo fu raccolta da Kylian Mbappé, il campione francese: “I risultrati del primo turno sono catastrofici – disse nel luglio del 24 – Nel secondo turno fate la scelta giusta, andate a votare”.

Mbappé e Lamal sono i fuoriclasse che chiamano il mondo dello sport a dividersi e che stasera misureranno la forza di Francia e Spagna, l’altruismo e, come canta De Gregori, la fantasia avendo al piede un pallone. Ma sono fenomeni anche nella partecipazione alla vita politica, nell’espressione della coscienza civile senza mai, nemmeno per un minuto, temere che le proprie opinioni possano in qualche modo ridimensionare la cifra popolare del talento di cui fanno mostra.

Non sempre, purtroppo, anzi assai di rado, il mondo dello sport apre le porte alla politica, impegna la propria parola per dare un segno, indicare una strada o soltanto esprimere un parere, un giudizio. In questo caso, il caso appunto in cui il colore della pelle è visto come un discrimine e sul colore si fonda il giudizio che spesso è un pregiudizio come quello dell’ex premier spagnolo Mariano Rajoy che, commentando la nazionale francese, ha detto: “Ha giocatori di altissimo livello ma non francesi”.

Lamal figlio di un marocchino e perla spagnola gli ha risposto a tono, Thuram, che stasera non sarà della partita, con gli affetti paterni in Guadalupa, organizzò due anni fa l’appello contro la destra francese e tanti altri campioni con famiglie provenienti dal largo mondo africano, spesso dalle colonie, hanno scelto di rompere il silenzio e di sfidare, quando si è trattato di votare, i partiti xenofobi e razzisti. “Dobbiamo andare tutti alle urne”, disse, raccogliendo l’appello di Thuram, Ousmane Dembélé, cresciuto a Vernon, nel dipartimnento dell’Eure, figlio di un senegalese e di una cittadina della Mauritania, un altro grande campione che stasera vedremo in campo e che De Gregori non aveva previsto, dati causa e pretesto.

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