Dentro gli allevamenti intensivi di polli col fotografo Aitor Garmendia: la realtà che l’industria vuol tenere nascosta
di Francesco Ceccarelli, con parole e foto di Aitor Garmendia
Quando accompagno giornalisti o fotografi in un’indagine, c’è una cosa che spiego sempre prima di entrare: se vogliamo raccontare davvero come vivono gli animali negli allevamenti intensivi, l’unico modo è accedervi sotto copertura. Sappiamo che le visite autorizzate mostrano solo ciò che i gestori scelgono di mostrare e che molti controlli ufficiali vengono annunciati in anticipo. Per questo, da anni, il lavoro di Essere Animali consiste nel documentare ciò che l’industria vuole tenere nascosto.
Questa volta abbiamo collaborato con Aitor Garmendia, fotografo pluripremiato, vincitore del World Press Photo e animato da un forte spirito di attivista. Le fotografie che accompagnano questo articolo sono sue e sono arricchite da parole tratte dall’articolo pubblicato su El Diario: insieme raccontano, meglio di qualsiasi altra descrizione, la brutalità dietro alla produzione della carne di pollo.
Durante l’investigazione siamo entrati in diversi allevamenti di polli da carne. Ogni volta la scena è la stessa: apriamo il portone e davanti a noi si estende un vero e proprio tappeto di animali, oltre ventimila polli stipati nello stesso capannone. Il pavimento quasi scompare sotto i loro corpi.
La Direttiva 2007/43/CE consente di allevare i polli con una densità massima di 33 kg per metro quadrato. Tuttavia, questo limite può essere aumentato fino a 42 kg per metro quadrato se vengono rispettate particolari condizioni relative, ad esempio, alla ventilazione e al tasso di mortalità degli animali. In base al peso medio dei polli al momento della macellazione, ciò significa che in un solo metro quadrato possono essere allevati tra i 15 e i 20 polli.
L’aria è pesante, satura di polvere, piume e ammoniaca. Respirare è difficile anche con la mascherina. A ogni passo i piedi affondano nella lettiera che, dopo settimane senza venire mai sostituita, è ormai composta in gran parte dagli escrementi degli animali. Le luci restano accese senza sosta per stimolare i polli a mangiare e ingrassare il più rapidamente possibile. È una pratica consentita dalla normativa europea, che permette perfino di eliminare il periodo di buio nei giorni precedenti alla macellazione.
Quello che colpisce ogni volta, però, sono gli animali che non ce l’hanno fatta. Carcasse all’ingresso dei capannoni, polli morti tra quelli vivi, animali incapaci di reggersi sulle zampe, altri agonizzanti. È una realtà che la stessa normativa europea riconosce indirettamente, ammettendo che le elevate densità di allevamento e la selezione genetica per una crescita estremamente rapida compromettono la salute dei polli. Un recente rapporto scientifico stima che, negli allevamenti intensivi di polli, la mortalità degli animali prima del trasporto al macello sia compresa tra l’1,5% e il 6,2%.
Come riporta anche Aitor, restiamo all’interno il tempo necessario per documentare tutto. Poi, poco prima delle quattro del mattino, accade qualcosa di improvviso. Un guasto all’impianto che distribuisce il mangime fa scattare un allarme e sentiamo arrivare qualcuno: il responsabile dell’allevamento sta entrando nel capannone.
Non c’è tempo da perdere. Ci scambiamo uno sguardo, richiudiamo il portone e iniziamo a uscire il più velocemente possibile, cercando allo stesso tempo di non calpestare gli animali. Fuori ci aspetta il buio del bosco. Solo quando siamo al riparo rallenta il respiro.
Ogni investigazione comporta dei rischi, ma è anche l’unico modo per restituire ai cittadini un diritto fondamentale: sapere cosa accade realmente negli allevamenti intensivi. L’ultimo Eurobarometro sulle “Attitudini degli europei nei confronti del benessere degli animali” rivela che il 67% dei cittadini europei vorrebbe avere più informazioni sulle condizioni in cui vengono allevati gli animali.
Senza queste immagini, milioni di animali continuerebbero a vivere e morire lontano dagli occhi di tutti.
L’articolo Dentro gli allevamenti intensivi di polli col fotografo Aitor Garmendia: la realtà che l’industria vuol tenere nascosta proviene da Il Fatto Quotidiano.






