“Una diagnosi anticipata non avrebbe garantito a Michele Merlo concrete possibilità di sopravvivenza”: la perizia che ribalta il caso del cantante
Il prossimo 15 settembre è attesa la sentenza del processo civile intentato dai familiari di Michele Merlo, il giovane cantautore originario di Rosà, in provincia di Vicenza, noto al grande pubblico per aver partecipato tra i cantanti della sedicesima edizione di “Amici di Maria De Filippi”. Il cantautore è morto nel 2021 a soli 28 anni, stroncato da una leucemia fulminante.
Nel procedimento risultano coinvolti il medico di base Pantaleo Vitaliano e l’Ulss 7 Pedemontana. Stando a quanto emerso dalla perizia del consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice Stefania Caparello, presentata nel corso dell’udienza del 14 luglio mattina dinanzi al Tribunale di Vicenza, “le possibilità di sopravvivenza di Merlo sarebbero state notevolmente inferiori rispetto a quanto stimato nella prima perizia disposta nell’ambito del procedimento penale”.
Quest’ultimo si era concluso nel giugno del 2024, quando il giudice per le indagini preliminari aveva accolto la richiesta della Procura disponendo l’archiviazione dell’inchiesta per omicidio colposo a carico del medico.
La vicenda giudiziaria civile trae origine dal ricorso intentato dalla famiglia di Michele Merlo, convinta che il medico curante non abbia saputo riconoscere per tempo i segnali della malattia. Al centro delle contestazioni vi è, in particolare, la diagnosi relativa alle ecchimosi apparse sulle gambe del giovane cantante, erroneamente ricondotte a un disturbo di natura muscolare anziché a un possibile indicatore di una patologia del sangue.
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