Quando Roggero minacciò con una pistola il fidanzato della figlia: il precedente richiamato nella sentenza per gli omicidi dei rapinatori
Una pistola già impugnata in passato durante una lite. È un episodio risalente al 2005 – come riporta l’Ansa – quello che emerge dagli atti delle sentenze con cui la Cassazione ha reso definitiva la pena a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l’assalto al suo negozio nell’aprile 2021. Il precedente, richiamato nelle motivazioni della Corte d’Assise d’Appello di Torino e confermato dalla Suprema Corte, non riguarda una rapina né una vicenda di legittima difesa. Al centro c’è una lite familiare degenerata in una minaccia armata. Per quei fatti Roggero, nel 2007, aveva patteggiato davanti al Tribunale di Alba una pena di due mesi, sostituita con una multa da 2.280 euro, per ingiurie e minacce aggravate dall’uso di un’arma.
La vicenda risale al 17 dicembre 2005. Secondo quanto ricostruito nei provvedimenti giudiziari, quella sera Roggero era stato chiamato dalla figlia, che gli aveva chiesto aiuto dopo essere stata lasciata in strada dal fidanzato. Tra i due giovani era scoppiata una discussione durante la quale il ragazzo aveva colpito la ragazza con uno schiaffo. Dopo essere rientrato a casa, il giovane aveva sentito suonare il citofono. Dall’altra parte c’era Roggero, che lo avrebbe insultato chiamandolo “bastardo”, per poi spingerlo e colpirlo con pugni al volto. Poco dopo erano arrivati anche i genitori del ragazzo. In quel momento, secondo la ricostruzione contenuta nelle sentenze, il gioielliere aveva estratto una pistola e li aveva minacciati, costringendoli per paura a chiudere il cancello che separava il cortile dall’abitazione. La vicenda si era conclusa con denunce reciproche e con il successivo patteggiamento della pena da parte di Roggero.
Quel precedente viene ora richiamato dai giudici non come un episodio collegato alla rapina del 2021, ma come elemento valutato nell’analisi della personalità dell’imputato e delle modalità di reazione agli eventi. Nelle motivazioni della sentenza d’appello, confermata dalla Cassazione, si legge che Roggero era affetto da un disturbo post traumatico da stress conseguente alla precedente rapina subita nel 2015 e che aveva maturato la convinzione “di dover agire da solo”, ritenendo che le autorità non avessero svolto adeguatamente il proprio compito dopo quell’episodio.
Proprio in relazione al fatto del 2005, i giudici sottolineano che “la modalità impulsiva di reazione agli eventi fosse presente anche nel passato“. Un passaggio che si inserisce nella valutazione complessiva compiuta dalla Corte sul comportamento di Roggero nella notte della rapina del 2021, quando il gioielliere inseguì i malviventi fuori dalla sua attività e sparò contro di loro, provocando la morte di due persone e il ferimento di una terza. La Cassazione, mercoledì, ha chiuso definitivamente il procedimento giudiziario. La difesa aveva sostenuto la tesi della legittima difesa, ma i giudici di merito e la Suprema Corte hanno escluso che la reazione armata fosse proporzionata e necessaria rispetto al pericolo ormai cessato. Il gioielliere li aveva colpiti mentre erano in fuga.
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