Liste d’attesa, i dati per Regione: visite ed esami ancora in ritardo per 2,8 milioni d’italiani. In ritardo due colonscopie urgenti su tre

Sono 2,8 milioni gli italiani che aspettano ancora visite ed esami. Ma si registrano miglioramenti: oltre un milione e 600 mila di prestazioni in più sono garantiti entro i tempi di attesa. È il risultato registrato nel primo semestre del 2026 – rispetto allo stesso periodo del 2025 – dal Servizio sanitario nazionale. Sembra quindi che la legge del 2024 sul contrasto delle liste di attesa cominci a dare i suoi frutti e non si fanno attendere i commenti positivi di Agenas e del ministro della Salute Orazio Schillaci. Ma per i festeggiamenti è ancora troppo presto: il confronto è limitato e non è del tutto credibile.

Il documento pubblicato da Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, arriva a pochi mesi dalla presentazione della nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste di attesa. Dall’ente fanno notare che si osserva un miglioramento tra il primo semestre del 2025 e quello di quest’anno: “Dal confronto emerge un aumento delle prestazioni effettuate che sono passate da 13,3 milioni nel primo semestre 2025 a 14,9 milioni nel primo semestre del 2026“. E aggiungono che: “All’incremento della produttività, risultato di un’organizzazione migliore e di risorse dedicate all’incremento dell’offerta per abbattere le liste di attesa, è corrisposto un passo avanti nel rispetto dei tempi di garanzia”. Così: “Le prime visite effettuate entro i tempi previsti salgono dal 76,4% al 78,5% e gli esami diagnostici dall’82,8% all’84,6%”. Peccato che il monitoraggio sia iniziato a gennaio dell’anno scorso e che nei primi mesi, quando il sistema era ancora in rodaggio, alcune Regioni non inviassero i dati completi. Se poi si guarda al numero di prestazioni fatte nei singoli mesi, c’è una differenza maggiore tra i primi del 2025 e i primi del 2026 rispetto a quella che si osserva da maggio a giugno. Oltre a questo, i numeri registrano una situazione di leggero peggioramento negli ultimi due mesi (dei sei tenuti in considerazione). Gli esami che vengono assicurati entro i tempi sono passati dall’84,7% del periodo gennaio-aprile all’84,6%. Le prime visite dal 78,7% al 78,5%. Per le prestazioni urgenti so registra una maggiore difficoltà: quasi il 65% delle colonscopie è effettuato oltre il termine dei tre giorni. Risultati simili per l’elettromiografia e la risonanza magnetica dell’addome. La gastroscopia è oltre il tempo massimo in più del 50% dei casi, mentre per la mammografia urgente vengono rispettati i tempi in quasi il 90% dei casi.

Il numero delle visite programmate rende i dati non del tutto valutabili perché ci sono Regioni dove vengono utilizzate poco e altre dove invece sono la maggioranza delle prescrizioni. Se si osservano gli esami, la Regione che ha il dato migliore è il Veneto con il 97,1%, seguita dalla Campania con il 96% di prestazioni date nei tempi e dalla Basilicata con il 94,6%. Qui però si prescrivono tanti esami programmati. Vanno bene anche le Marche che sono al 92,4% e il Lazio all’89,7%. Peggio l’Umbria con il 62% e l’Abruzzo con il 65,3%. Sulle visite il dato medio è peggiore: Basilicata al 98,9%, Lazio al 91,6%, Veneto al 91,5% e infine Trento al 54,7% e Puglia al 55,7%. Secondo il ministro Schillaci: “Sulla disuguaglianza tra le Regioni bisogna lavorare ma con la legge abbiamo instaurato una sana competizione tra di loro”. E aggiunge: “La strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge è quella giusta. I numeri positivi non so se siano dovuti ai risultati del servizio pubblico o del privato accreditato, ma non faccio distinzioni perché per i cittadini l’importante è fare gli esami nei tempi stabiliti e non pagare il ticket”.

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