Ora la legge elettorale può attendere: la destra la rinvia a settembre. La Russa: “Di sicuro non sarà approvata entro le ferie”
La legge elettorale, ora, può attendere. Dopo il caos in maggioranza dovuto al tema preferenze la riforma che per Palazzo Chigi sembrava diventata la più impellente rallenta e scala di marcia. Incassato con il fiatone il primo ok alla Camera, la conferenza dei capigruppo del Senato ha fissato l’approdo in Aula dopo l’estate. “Sui tempi ho garantito che non ci saranno eccessive accelerazioni – dice il presidente di Palazzo Madama Ignazio La Russa al termine della riunione – e se qualcuno, nelle opposizioni, ha immaginato che si potesse chiudere prima delle ferie ho escluso che questo possa avvenire”. Insomma “non sarà licenziata prima delle ferie estive” conclude. Così Fratelli d’Italia ora si ritrova costretta ad “auspicare” e ad usare un lessico soffice, quasi tenero. “Abbiamo chiesto tempi compatibili con l’approvazione della legge in tempi” non troppo prolungati e “auspichiamo di andare in Aula alla ripresa. La commissione può lavorare anche la prima settimana di settembre“, cioè in realtà quella che inizia il 9. E le preferenze saltate a Montecitorio, che sembravano questione di vita o di morte? Adelante Pedro con juicio si puedes: “La posizione di Fratelli d’Italia è stata molto chiara, alla Camera tutti i gruppi hanno dichiarato la loro posizione favorevole e ci sono le premesse per inserirle al Senato“. Ci sono le premesse è un modo molto elegante per dire che è un nodo politico tutto ancora da sciogliere all’interno della coalizione. Bisogna anche ricordare che se fossero inserite le preferenze il testo dovrebbe tornare alla Camera per una nuova approvazione, almeno con il voto di fiducia (cioè senza modifiche). In ogni caso – visto che poi comincia la sessione di bilancio che si trascinerà come d’abitudine fino a fine dicembre – la riforma del sistema di voto potrebbe pure esondare nell’anno che viene.
Mentre La Russa si sdegna perché non accetta che venga detto “di essere bloccati dalla legge elettorale” perché è “una enorme grossolana bugia“, le opposizioni chiedono tempi congrui di discussione al Senato così come sono stati alla Camera anche perché in commissione rispetto alle 72 audizioni tenutesi alla Camera al Senato al momento se ne prevedono solo 26, poco più di un terzo. “Non accetteremo nessuna forzatura sui tempi – sottolinea il capogruppo del Pd Francesco Boccia – Vogliamo un numero congruo di audizioni, perché il Senato non è una Camera di serie B, e non c’è nessun motivo per accelerare la discussione sulla legge elettorale che può arrivare in aula tranquillamente a ottobre. Per noi prima degli interessi di Giorgia Meloni vengono i problemi degli italiani. E se ad agosto vogliono discutere di questo noi siamo sempre pronti”. Traduce Peppe De Cristofaro, di Verdi-Sinistra: “E’ chiaro che al loro interno (della maggioranza, ndr) c’è una divisione molto significativa, che pesa quello che accade fuori dai confini della maggioranza, quello che fa Vannacci produce fibrillazione all’interno della maggioranza di governo, e in questo quadro questo tentativo di forzare le regole è la dimostrazione di questa fibrillazione”. Per Luca Pirondini, del Movimento 5 stelle, “le forze di minoranza sono state tutte compatte:trovo che ci sia meno compattezza nella maggioranza che mi pare abbia diversi problemi e si sono visti nella capigruppo”. “Noi abbiamo sempre detto che la legge elettorale non è la priorità per il Paese e continuiamo a pensarla così, ci sono tanti problemi anche aggiuntivi rispetto a quelli che abbiamo sempre detto”, è la linea di Raffaella Paita, di Italia Viva.
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