“Mi ha chiesto di avere rapporti nei bagni dell’università”: il racconto delle studentesse dell’Università di Brescia durante un’indagine conoscitiva
Violenze verbali in aula e fisiche durante i tirocini, allusioni a carriere universitarie rovinate in caso di rifiuto, sessismo mascherato dietro a una battuta, pesanti avances e infine casi di stupro. Nell’indagine conoscitiva sulla violenza di genere e le molestie nell’Università degli Studi di Brescia ci sono decine di testimonianze di studentesse e una su tre dichiara di aver subito almeno un episodio di questo tipo.
Come specifica il Corriere della Sera, il fenomeno è strutturale e coinvolge diversi ambiti sociali e lavorativi e non solo l’università. Anzi, all’Università di Brescia bisogna dare atto di aver promosso un’indagine per conoscere e affrontare il problema. 2500 intervistati hanno risposto a 40 domande: uno su tre dichiara di aver subito molestie e violenze di genere. In particolare si parla di docenti “che rinomatamente hanno relazioni con studentesse” oppure che “all’esame avrebbe anche potuto promuovermi, ma ha detto che avrebbe preferito risentirmi, offrendo la sua disponibilità ad aiutarmi a studiare qualora lo avessi contattato privatamente”. Poi ci sono esplicite richieste sessuali: “Mi ha chiesto più volte di avere rapporti nei bagni dell’università” o hanno fatto “commenti maliziosi sul mio vestiario, sul mio aspetto e proposte a sfondo sessuale” e ancora chi ha ricevuto “mail con apprezzamenti fisici e proposte di incontri”.
I dipartimenti più coinvolti da episodi di sessismo sono quelli di ingegneria e medicina. In particolare l’ambiente sanitario viene definito “come quello in cui proliferano i comportamenti molesti”. “Baci sulle guance”, “palpeggiamenti sui fianchi” oppure in “zone erogene e baci nonostante il ripetuto tentativo di divincolarmi”. Oppure “in modo pesante mi ha chiesto di seguirlo nel suo studio e mi si è gettato addosso obbligandomi a baciarlo”. O persino ci sono vittime di stupro, andato “avanti per mesi” con altri tipi di persecuzioni. Quello che emerge è che purtroppo si fa fatica a denunciare. Farlo “per insulti provocatori o sessisti non porta a nulla” o perché “si tende a minimizzare”. C’è infine chi confessa di aver timore che la denuncia gli si ritorca contro visto che per procedere bisogna rivelare la propria identità.
L’articolo “Mi ha chiesto di avere rapporti nei bagni dell’università”: il racconto delle studentesse dell’Università di Brescia durante un’indagine conoscitiva proviene da Il Fatto Quotidiano.
