Morte di Matilde Baldi, condannato l’imprenditore alla guida della Porsche e assolto l’altro imputato. Per il gup non ci fu una gara di velocità

Non fu una sfida tra Porsche, ma c’è stata comunque una condanna per la morte di Matilde Baldi per l’incidente avvenuto l’11 dicembre 2025 sull’autostrada Asti-Cuneo. Otto anni di reclusione per Franco Vacchina, assoluzione piena per Davide Bertello durante il processo con rito abbreviato celebrato davanti al giudice del Tribunale di Asti, Matteo Bertelli Motta. Nell’impatto sulla A33 e rimase gravemente ferita anche la madre della ragazza, Elvia Pia.

Il giudice ha accolto solo in parte le richieste della pm Sara Paterno, che aveva chiesto dieci anni di reclusione per Vacchina e cinque anni per Bertello. Il giudice, infatti, non ha riconosciuto l’impianto accusatorio secondo cui i due uomini fossero impegnati in una gara di velocità a bordo delle rispettive Porsche al momento dell’incidente. Proprio per questo Bertello, imputato per omissione di soccorso e accusato di aver preso parte alla presunta sfida senza essere coinvolto direttamente nello schianto, è stato assolto.

Secondo gli accertamenti tecnici svolti durante le indagini, la Porsche da guidata da Vacchina procedeva a oltre 200 chilometri orari – una velocità stimata in circa 212 chilometri orari – quando tamponò la Fiat 500 sulla quale viaggiavano Matilde Baldi e la madre. L’utilitaria stava procedendo a circa 70 chilometri orari. L’impatto fu devastante. Elvia Pia riportò gravissime ferite, mentre la figlia subì lesioni cerebrali irreversibili. Ricoverata all’ospedale di Alessandria, Matilde morì dopo cinque giorni di agonia. La famiglia autorizzò la donazione dei suoi organi.

L’inchiesta della Procura di Asti aveva inizialmente ipotizzato che l’incidente fosse l’epilogo di una gara di velocità iniziata sulle strade di Asti e proseguita lungo l’autostrada A33. Su questa ricostruzione si era concentrata gran parte delle indagini, che avevano portato anche all’arresto ai domiciliari di Vacchina. Nel fascicolo erano finite anche alcune chat estratte dal telefono dell’imprenditore, nelle quali, nei giorni successivi allo schianto, aveva parlato dell’incidente con alcuni conoscenti, continuando però a negare di avere partecipato a una corsa clandestina.

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