C’è chi non può scappare dal caldo: le alte temperature colpiscono due volte i fragili
Quando il caldo si fa estremo e le ondate di calore avvolgono come una bolla le città, l’esistenza si fa complicata anche per chi ha un lavoro, guida una macchina, non è troppo anziano e ancora in salute. Una mezza salvezza arriva dalla possibilità di muoversi, uscire, andare in piscina, andare in palestra, andare in luoghi condizionato ma, soprattutto, partire. Verso case più fresche per chi le ha, verso paesi più freschi per chi può. Insomma, nonostante sia asfissiante vivere a quaranta gradi, ci sono strategie che si possono mettere in atto per sopravvivere.
Questo non vale, però, per molte categorie di persone. Gli anziani, i malati, le persone e i minori con disabilità. A queste persone in pochi pensano durante le ondate di calore, a parte le vaghe raccomandazioni (ma solo per gli anziani) come bere molto, non uscire nelle ore calde, oggi magari anche raggiungere i “rifugi climatici”, anche se non è bene chiaro come. Eppure se il caldo è drammatico per tutti, per anziani, malati e persone con disabilità è letteralmente tragico.
Prendiamo i malati, ad esempio, persone che magari devono fare cure, come la chemioterapia o la dialisi. Non esistono certo navette climatizzate gratuite per queste persone che li portino in ospedale (come sarebbe giusto e quasi ovvio, ma meglio investire in armi), per cui devono organizzarsi o con la propria macchina, comunque faticoso, o con i mezzi, ovvero un incubo. Né possono spostarsi dalla città, perché devono curarsi appunto, nonostante il caldo certo non aiuti alcuna patologia.
Lo stesso vale per una buona parte degli anziani, che magari avevano progettato una pensione lontana dalle grandi città, come nella casetta sull’Appennino dove erano nati, e invece non ci possono andare perché malati cronici più o meno gravi, costretti quindi a restare vicino ai grandi ospedali, anche perché nei comuni montani e nelle aree interne la sanità quasi non esiste. E comunque non hanno più la patente e non esistono navette gratuite climatizzate che consentano uno spostamento (anche qui meglio investire in armi): provate a prendere una corriera a ottant’anni e con una patologia grave, andare nelle grandi stazioni di autobus arroventate, fare ore di viaggio, prendere un altro mezzo una volta esci etc. Quindi spesso si resta in città, oppressi dal caldo, oltre che malati.
Ma forse una delle categorie di cui si parla di meno sono le persone con disabilità, soprattutto quelle che devono usare una sedia a rotelle oppure, peggio, sono immobilizzati a letto. Se già questo non bastasse, ebbene, per loro il caldo è una tortura senza fine. Perché difficilmente potranno andare a correre, a nuotare, oppure viaggiare. Queste persone avrebbero diritto a un clima sano e non torrido, perché prive di uno dei modi migliori per abbassare la sensazione di calore, cioè il moto e ancor più il moto in acqua. Invece restano nelle loro stanze arroventate e con loro i loro caregiver che pure, magari, non possono partire, quando ne avrebbero bisogno estremo.
Infine, appunto, gli anziani, che anche se non malati magari, come dicevo, non hanno mezzi per spostarsi e soprattutto soldi, perché se sei benestante puoi almeno prendere un taxi o farti portare a pagamento fuori dalle città. Difficile con le attuali pensioni e con quelle future.
Insomma: il caldo colpisce doppiamente i fragili, quelli che per diversi motivi non possono spostarsi. Rende le loro estati e quelle delle loro famiglie ancora più difficili, come se già non bastasse la condizione di fragilità. Ed è una sofferenza silenziosa, di cui nessuno parla, né un tg, né un giornale. Eppure non sarebbe difficile intuirla, basterebbe pensare alla sensazione opprimente durante un’ondata di calore e immaginarci impossibilitati a muoverci, ad esempio.
In questo momento non sono nella città rovente dove abito, fa venti gradi, ieri c’è stato un temporale rigenerante. Ma il mio pensiero va al cugino di mio suocero che non è potuto venire qui quest’estate, anziano, non malato, ma senza risorse economiche e qualcuno che lo accompagni. A quell’amica che deve fare la chemioterapia, avanti e indietro nella città rovente, mentre i suoi figli anche non possono lasciare la città e sono al centro estivo. A un parente molto caro che ha un figlio disabile grave, difficile da gestire in inverno, Dio solo sa l’estate. Sono questi i temi di cui dovremmo discutere, su cui la politica dovrebbe intervenire.
Ma appunto, come ben scritto nell’Osservatorio sulle spese militari, il cui Rapporto è stato presentato giovedì, cresce in maniera esponenziale e sconvolgente la spese per le armi (in senso lato). E mentre non si fa nulla per il clima, neanche, dico io, a parole, si vara l’ennesimo disegno di legge sulla “sicurezza” per rendere più facile l’arresto dei ragazzini. C’è un abisso senza fine tra i bisogni acuti dei cittadini fragili e questa politica. Un abisso che non sembra in alcun modo destinato a colmarsi.
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