Legge elettorale, la rivolta dentro Forza Italia. Gianni Letta media col Quirinale per il “Sì” alle preferenze
Mercoledì, quando Antonio Tajani si presenterà davanti ai suoi senatori per convincerli ad approvare la legge elettorale, troverà un gruppo riottoso. Tra i fedelissimi del segretario che vogliono chiudere la legge il prima possibile e quelli più vicini a Marina Berlusconi che invece vogliono rallentare le tempistiche o addirittura frenare Fratelli d’Italia sulle preferenze. Lo Stabilicum infatti dovrà passare di nuovo per i due rami del Parlamento e sarà il vero banco di prova della maggioranza, dopo l’incidente sulle preferenze. Ed è proprio sull’emendamento che Fratelli d’Italia intende ripresentare – insieme a Noi Moderati – che il partito ribolle.
La capogruppo Stefania Craxi si sta facendo portavoce di un malcontento generalizzato, chiedendo quantomeno di ripristinare il principio dell’alternanza di genere nelle liste bloccate. Tajani, invece, ora mette in dubbio l’ipotesi di tornare alla quota 60-40 per una ragione tecnica e politica: il principio dell’alternanza rischia di sfavorire la rappresentanza sui territori tanto più che il Senato è eletto su base regionale, è la tesi che circola in queste ore dentro Forza Italia. In generale, a mettere tutti d’accordo è l’irritazione nei confronti di Fratelli d’Italia che in questo modo non rispetta i patti che erano stati presi, sia sulla legge elettorale che sulle intercettazioni al Senato.
Per questo, visto che la situazione è grave, è sceso in campo direttamente Gianni Letta, gran visir del berlusconismo e uomo di relazioni romane. Secondo due fonti qualificate a conoscenza della questione, Letta negli ultimi giorni avrebbe avuto contatti diretti con il Quirinale sul tema della legge elettorale per capire se fosse confermata la tesi ribadita agli alleati da Giorgia Meloni secondo cui, senza le preferenze, “il Quirinale e la Corte Costituzionale non firmeranno la legge”.
Dal Colle più alto, il Richelieu del berlusconismo avrebbe ricevuto segnali poco rassicuranti: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella osserva con attenzione l’iter parlamentare della legge e ha fatto sapere informalmente che non vuole entrarci e che non firmerà la legge solo in presenza di qualche elemento palesemente incostituzionale, spiegano fonti parlamentari. Eppure il doppio listino bloccato uscito dalla legge alla Camera rappresenta un problema, sia in vista della firma della legge sia sul giudizio della Corte. Per questo anche Letta – che, storicamente, non è un fautore delle preferenze – ha dato l’allarme a Tajani.
Il segretario userà proprio questo argomento nella riunione dei senatori di mercoledì, il giorno dopo la cena dei gruppi parlamentari al circolo di Tiro al Volo. Tajani a Palazzo Madama ribadirà che a lui la legge va bene così com’è ma che gli alleati ormai si sono imposti sulle preferenze e chiedono una prova di lealtà, oltre al fatto che si rischia una figuraccia se la Corte Costituzionale dovesse bocciare la legge. Craxi, invece, ha già preparato la controffensiva chiedendo ai senatori Roberto Rosso e Adriano Paroli di intervenire contro la legge. Si resterà in bilico, fino a fine mese quando sarà messo il termine degli emendamenti. Se ne riparlerà a settembre.
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