I portuali di 21 scali scioperano perché si rifiutano di scaricare armi da guerra. Grazie!

Il 6 febbraio, in contemporanea con l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano, si svolge un altro grande evento, senza precedenti per la storia recente: lo sciopero internazionale dei porti contro il riarmo e la guerra. La protesta, proclamata in Italia da USB e dai collettivi dei portuali, negli altri paesi da tante organizzazioni sindacali e gruppi di lavoratori, coinvolgerà 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia Cagliari e altri ancora. Negli ultimi giorni è giunta l’adesione anche dai porti di Marsiglia, Anversa e Amburgo; ed anche negli Stati Uniti, oltre che nel Brasile e in Colombia, in diverse città portuali, si stanno organizzando mobilitazioni e iniziative. Un’azione congiunta e coordinata come non si vedeva da tanto tanto tempo, alla quale si sono uniti movimenti e associazioni di solidarietà.

Ricordiamo sicuramente il “blocchiamo tutto” pronunciato da un portale di Genova, mentre un suo compagno di lavoro era sulla Global Sumud Flotilla, che si avvicinava alle coste di Gaza e per questo veniva poi assaltata dalle truppe di Israele. Quella parola d’ordine, blocchiamo tutto, fermò il paese per alcune settimane nelle quelli milioni di persone scesero in piazza. Ebbene i portuali non si sono fermati e ora mandano un segnale di grande solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra. Un segnale forte contro l’imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell’autodeterminazione dei popoli.

I porti sono sempre più privatizzati e sottoposti al dominio del profitto, mentre contemporaneamente vengono inclusi nei progetti guerrafondai delle élite. Militarizzazione dell’economia e sfruttamento colpiscono direttamente le condizioni dei lavoratori. L’economia di guerra ha già tagliato i salari, devastato i diritti sociali e distrutto i servizi pubblici essenziali.

Lo spostamento delle risorse economiche verso gli armamenti e l’industria bellica, nei porti peggiora le condizioni di lavoro, aggrava i tempi di lavoro e la fatica, crea condizioni di precarietà e insicurezza crescenti e mentre con l’austerità di bilancio salta anche la possibilità per i portuali di vedersi riconoscere riconoscere il lavoro usurante a fini pensionistici. Così da una delle categorie più antiche del mondo del lavoro viene il messaggio più moderno ed attuale: il lavoro diviso, frantumato e precarizzato deve unirsi oltre ogni barriera per rovesciare lo sfruttamento che dilaga. E la lotta per cambiare le condizioni di lavoro, da sociale diviene immediatamente politica perché si trova di fronte il riarmo e l’economia di guerra.

I portuali di Genova e di altri scali si erano già rifiutati di caricare e scaricare armi per Israele e per le sporche guerre che dilagano, ma ora fanno un passo in più: scioperano in tutto il Mediterraneo perché i porti siano luoghi di pace, liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra. I portuali scioperano per opporsi agli effetti dell’economia di guerra su salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza; per bloccare tutte le spedizioni di armi verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali.

Per opporsi al piano di riarmo dell’Ue e per fermare l’imminente piano dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche. Su tutto questo i portuali scioperano il 6 febbraio. E mentre le Olimpiadi sono segnate dalla speculazione e dall’indifferenza verso il genocidio palestinese, mentre in Italia sbarcano i fascisti dell’ICE, mentre il governo vara decreti liberticidi per colpire lotte e dissenso, dai porti del Mediterraneo si diffonde un messaggio di Resistenza e libertà. Un messaggio che ci dà una precisa indicazione: se vogliano fermare ingiustizia autoritarismo e guerra, ancora una volta dobbiamo bloccare tutto. Grazie ai portuali.

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