Imtiaz Dharker, la poesia diasporica di una straniera (Traduzione di Melania Sacchini, a cura di Stella Sacchini)
Se è vero che l’unica patria di un essere umano è la lingua, allora la migrazione non è che un fenomeno interiore, e i confini geografici non sono altro che invenzioni. Lo sa bene chi scrive, soprattutto chi scrive poesia: chi compone versi si colloca sempre al di là di una prima lingua, di una lingua materna, del suo incantato universo di suoni e silenzi, per inquietare la propria frontiera linguistica e avventurarsi in una selva sonora e semantica inesplorata. Questa dinamica di straniamento si verifica all’ennesima potenza in certe poetesse che abitano lingue imposte dal passato coloniale dei loro segue…
Source: Il Fatto Quotidiano
