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Vaccini, l’immunologa Viola: “L’Italia non è in ritardo, siamo in linea con il resto d’Europa”

“L’Italia non è in ritardo con le vaccinazioni ma perfettamente in linea con il resto d’Europa”. Se in apparenza, secondo il racconto di alcuni giornali e tv, la campagna di vaccinazione sarebbe al palo, l’immunologa dell’università di Padova, Antonella Viola, smentisce su Twitter questa narrazione e ricorda un aspetto cruciale: “Tutta l’Europa è in ritardo perché non produce vaccini e dipende dagli altri paesi. La produzione, specialmente in uno momento così strategico, è importantissima e noi lo abbiamo dimenticato”. In altre parole, se l’Ue non ha a disposizione abbastanza fiale, l’Italia con quelle che riceve non può fare più di così.

I giornali descrivono da giorni quello che sarebbe urgente un intervento del neo-premier Mario Draghi per accelerare sulla vaccinazione: si citano obiettivi e si parla genericamente dell’utilizzo di caserme, hangar e parcheggi per continuare le somministrazioni. Tutte strategie da implementare nel momento in cui arriveranno più dosi, si spera il prima possibile, ma al momento inutili perché l’Italia sta già utilizzando quel che ha a disposizione, come ha spiegato anche Viola.

I numeri italiani – Sono i dati a sostenere la sua tesi: oggi in Italia ci sono 1.317.230 persone vaccinate anche con la seconda dose, 664.253 in attesa di ricevere il richiamo. Le somministrazioni totali sono state quindi 3.298.713, utilizzando l’80.9% delle dosi attualmente ricevute dal nostro Paese. Dopo i ritardi nelle consegne, infatti, le Regioni ora stanno tenendo una scorta di vaccini per evitare di rimanere senza dosi per i richiami nel caso di nuovi imprevisti. In compenso, ed è il dato più importante, il ritmo di iniezioni effettuate ogni giorno è in crescita: dalle 60mila dosi somministrate lunedì si è arrivati giovedì a superare quota 82mila, ritornando sui livello che l’Italia aveva già toccato prima che – come detto – le case farmaceutiche annunciassero le carenze nella produzione.

Il confronto – Grazie a questi numeri, il 12% degli ultranovantennni ha ricevuto almeno la prima dose, a cui si aggiungono 286mila persone tra gli 80 e gli 89 anni. Anche il confronto con il resto dell’Unione europea conferma quanto evidenziato dall’immunologa Viola: l’Italia, secondo Our World in Data, ha somministrato 5,31 dosi di vaccino ogni 100 abitanti. La Spagna fa leggermente meglio con 5,75 dosi, sono dietro invece Germania e Francia rispettivamente a 5,28 e 4,68. A livello Ue, nella classifica in rapporto alla popolazione, davanti all’Italia ci sono solo Madrid e la Danimarca, che però è molto più piccola. Guardando ai valori assoluti, invece, prima c’è la Germania con 4.42 milioni di dosi somministrate. L’Italia è seconda, con 3.21 milioni, davanti alla Francia che si ferma a 3.17 milioni e alla Spagna che conta 2.69 milioni di vaccini iniettati.

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Enna, maxi operazione antidroga tra Barrafranca e Piazza Armerina: “Chi non pagava veniva punito dai pusher”

Maxi operazione antidroga tra Barrafranca e Piazza Armerina della squadra mobile di Enna. I poliziotti stanno eseguendo venti misure di custodia cautelare per spaccio di stupefacenti emesse dal gip su richiesta della locale procura. Oltre 150 i poliziotti impiegati con il supporto aereo degli elicotteri del reparto Volo e delle unità cinofile. Nel mirino dell’operazione ci sono le più importanti piazze di spaccio dell’ennese gestite da pusher senza scrupoli tanto da non esitare a sequestrare i clienti che non pagavano lo stupefacente. Gli investigatori della squadra mobile hanno documentato la ferocia con cui i pusher trattavano chi non pagava i debiti, arrivando a dar fuoco alle auto dei clienti e a lanciare bottiglie incendiarie contro le porte d’ingresso delle loro abitazioni

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Crisi di governo, la diretta – Il giorno di Conte alla Camera. Orlando: “Tentativo di farci cadere fallirà. Non ci si può permettere vuoto politico”

Oggi a mezzogiorno Giuseppe Conte si presenta ai deputati: la crisi arriva nelle Aule del Parlamento per un chiarimento alla luce del sole e, soprattutto, davanti agli occhi degli italiani. A Montecitorio il presidente del Consiglio pronuncerà il primo discorso con si gioca le sorti del suo esecutivo. Il voto decisivo sarà quello di martedì a Palazzo Madama, ma il passaggio di oggi alla Camera sarà il primo tassello: nel suo discorso, Conte lancerà un appello alla responsabilità, tratteggiando un piano che, da qui alla fine della legislatura, possa garantire all’Italia il rilancio necessario dopo la pandemia. Chiave sarà il riferimento al Recovery Fund, che declinerà su coesione, innovazione e sostenibilità. Forse, almeno in questo primo frangente, non vi sarà alcun riferimento diretto all’avversario Matteo Renzi. Per ora i due alleati, M5s e Pd, hanno chiuso la porta a un ritorno di Italia Viva. “La porta l’ha chiusa Renzi e ieri l’ha ulteriormente blindata continuando ad attaccare il Pd”, ha detto questa mattina il vicesegretario dei democratici, Andrea Orlando.

Cinquestelle e dem fanno appello ai responsabili, di fronte a una crisi “aperta da Renzi in modo irresponsabile”, ha ribadito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della sera. “Conte in Aula parlerà e lì ci sarà una distinzione tra costruttori e distruttori”, ha ripetuto ancora il pentastellato, dicendosi “fiducioso” sul voto a Palazzo Madama. “Sicuramente non riuscirà il tentativo di far cadere il governo”, ha detto anche Orlando, ospite di Mattino Cinque. “Non ci si può permettere un vuoto politico – ha spiegato – Si può discutere di tutto ma non con vuoti di governo, che avrebbe un effetto sui mercati che pagherebbero gli italiani“. Il concetto chiave è lo stesso: intanto Conte deve superare lo scoglio della fiducia, raccogliere più Sì che No. Poi, per usare ancora le parole di Orlando, “ci sarà il tempo e il modo di rafforzare e migliorare” il governo. Quello della “maggioranza assoluta”, ha voluto sottolineare anche Di Maio, è “un giochino di Renzi per costruire uno specchietto per le allodole. La maggioranza assoluta serve per lo scostamento di bilancio e per pochissimi altri atti. E quando servirà ce l’avremo“.

Nessuno scontro con Italia Viva, almeno per ora, ma un appello alla responsabilità. seguendo la linea tracciata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Questa sembra essere la posizione nel giorno del primo test in Parlamento. Dai renziani arriva invece ancora una mano tesa, una tentazione rivolta soprattutto al Pd: “Non abbiamo mai messo veti o pregiudiziali sui nomi. Noi appoggeremmo un governo che avesse chiaro che cosa bisogna fare per il Paese. Alcuni ministri del governo Conte bis non avevano neanche lebtto il Recovery Plan che stavano per approvare”, ha detto Maria Elena Boschi in un’intervista a Repubblica. Per ora però, anche tra i ranghi dei democratici, nessuno sembra voler cedere: “Noi non siamo interessati a mettere uno nostro al posto di Conte, senza spiegare al Paese perché avviene il passaggio o le ragioni politiche che giustifichino questo trauma”, ha detto ancora Orlando a Mattino cinque. Poi ha aggiunto:”Si è tolto il governo senza sapere se farne nascere un altro, il rischio è incommensurabile rispetto agli effetti”.

CRONACA ORA PER ORA

9.45 – Mastella: “Sono tutti terrorizzati dal voto”
“Ci sono, ma non si vede. Sono il medico a cui si domanda la cura. Sono tutti terrorizzati dal voto. Anche quelli dell’opposizione. Se ti vuoi salvare io ti indico la strada”. Così Clemente Mastella su La Repubblica.

9.20 – Rosato (Iv): “Il governo Conte, rigenerato, riparta: è la cosa più semplice”
“La cosa più semplice è che il governo Conte, rigenerato, riparta. Può darsi anche che trovino i responsabili. I costruttori è un’immagine molto bella del Presidente Mattarella, ma che io non sfrutterei. Io in questa fase vorrei un governo con l’80% del parlamento, quindi non è che mi darebbe fastidio la presenza di responsabili”. Lo ha detto Ettore Rosato a radio Cusano campus.

9.00 – Orlando: “Renzi ha chiuso la porta, ieri l’ha blindata”
“La porta l’ha chiusa Renzi e ieri l’ha ulteriormente blindata continuando ad attaccare il Pd”. Lo ha detto Andrea Orlando a Mattino cinque.

8.50 – Orlando: “Governo? Non riuscirà il tentativo di farlo cadere”
“Il tentativo di far cadere il governo non riuscirà e questa è la cosa più importante. Non ce lo possiamo permettere, non se lo può permettere il Paese”. Lo ha detto il vice segretario del Pd, Andrea Orlando, a Mattino Cinque.

8.40 – Salvini: “Se Conte non ha i numeri, elezioni o governo di centrodestra”
“Oggi il problema per molte famiglie il problema è la salute con i vaccini che mancano e la scuola con migliaia di ragazzi in classe senza sicurezza e le scadenze fiscali che nessuno ha rimandato, che tutto questo è in secondo piano perchè Mastella e Tabacci cercano senatori di notte è imbarazzante. Io non ci rimarrei mai così al governo. Se Conte non ha i numeri le strade sono due: o le elezioni oppure se Mattarella ritenesse il centrodestra ha progetti e poche cose da fare velocemente per tirare fuori il paese dalla pandemia” Lo afferma il leadear della Lega, Matteo Salvini.

8.30 – Di Maio: “In Aula vedremo costruttori e distruttori”
“Noi siamo fiduciosi per martedì, ma al momento attuale è una crisi aperta, aperta da Renzi in modo irresponsabile. Conte in Aula parlerà e lì ci sarà una distinzione tra costruttori e distruttori”. Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sul Corriere della sera. “Trovo folle pensare ad elezioni nel mezzo di una pandemia – osserva – ma voglio chiarire subito che tra governi stiracchiati, governicchi e governissimi allora meglio il voto”.

8.20 – Bonaccini: “Niente veti personali”
“In questi giorni ho letto di veti su Renzi come di veti su Conte – prosegue – e i veti personali sono la negazione stessa della politica e della funzione di governo. Bisognerebbe avere la capacità di guardarsi negli occhi e di confrontarsi. Il resto è solo un danno diretto all’Italia. O c’è uno scatto in avanti o i cittadini chiederanno un cambio più radicale”. Così il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini su La Stampa.

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Vaccino anti Covid, Pfizer: entro martedì in Italia il secondo carico delle 450mila dosi. In Spagna e altri 7 Paesi ritardi nelle consegne

La società farmaceutica Pfizer ha comunicato a otto Paesi europei che la prossima consegna di vaccini contro il Covid-19 subirà un lieve ritardo a causa di problemi di carico e spedizione rilevati nel suo stabilimento di Puurs in Belgio. Per l’Italia però tutto prosegue regolarmente e il secondo carico delle 450mila dosi del farmaco arriverà nel nostro Paese entro martedì. Non si esclude che possano esserci dei ritardi nella consegna in alcune Regioni, legati però al maltempo che potrebbe rendere difficile raggiungere velocemente alcuni territori.

La Pfizer, che consegnerà con i propri mezzi i vaccini in 300 punti sparsi in Italia ha quindi garantito, secondo quanto scrive l’Ansa, che per l’Italia non c’è alcun ritardo e il piano di consegna andrà avanti come previsto. La stessa cosa non si può dire per la Spagna. Il governo di Madrid infatti questa mattina ha spiegato che Pfizer-Spagna l’aveva informata “che la consegna della spedizione di vaccini nel Paese è rinviata da lunedì a martedì“.

Oltre alla Spagna, non è stato riferito quali altri Paesi siano vittima dei ritardi. Secondo la casa farmaceutica, “la situazione è già risolta”, anche se “la prossima consegna dei vaccini sarà ritardata di qualche ora e arriverà in Spagna martedì 29 dicembre, per il proseguimento della vaccinazione su tutto il territorio nazionale”. Le prime 9.750 dosi del vaccino Pfizer-BionTech sono arrivate in Spagna sabato dal Belgio in due contenitori, gli stessi che sono stati inviati a ciascuno Stato membro dell’Unione Europea per questa “prima consegna simbolica“, come spiegato questa domenica dall’amministratore delegato di Pfizer Spagna, Sergio Rodríguez. Questa prima consegna di vaccini sarà ampliata a partire da martedì con altre 350mila dosi, una quantità che verrà distribuita alla Spagna ogni lunedì per le prossime 12 settimane fino a raggiungere un totale di 4,5 milioni.

Intanto il ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha spiegato che in Germania aumenteranno i centri di produzione del vaccino Biontech-Pfizer. “Stiamo lavorando insieme alla Biontech-Pfizer, affinché ci possano essere degli ulteriori centri a Marburgo e in Assia“, ha spiegato alla Zdf, la seconda rete pubblica nazionale. Biontech ha acquisito il centro di produzione di Marburgo della Novartis. E stando all’impresa tedesca serviranno adesso solo piccoli adeguamenti per partire anche in questa sede con la produzione del vaccino anticovid.

Il caso delle prime dosi – Questo primo intoppo nelle consegne segue alle polemiche proprio per il numero di dosi distribuite nei vari Stati membri dell’Unione Europea per il Vaccine Day, il primo giorno della campagna di vaccinazione. In ogni Stato sarebbero dovute arrivare le 9.750 dosi simboliche, come successo in Spagna ma anche in Italia. In alcuni Paesi, tra cui la Francia ma soprattutto la Germania, è stato però consegnato anche un anticipo delle dosi previste per la settimana cominciata oggi. Così ogni Länder tedesco si è ritrovato con le sue 9.750 dosi, per un totale di circa 150mila dosi.

Il chiarimento di Speranza – Nella serata di domenica è arrivata la spiegazione del commissario Domenico Arcuri: Berlino “ha avuto 11mila dosi. Le 150mila che gli sono state consegnate fanno parte delle forniture successive che nel nostro paese arriveranno a partire dal 28 dicembre. Non c’è alcuna discriminazione“. Un chiarimento fornito anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza, che nella sua intervista a La Stampa in edicola oggi ha parlato di “una stupidaggine“. “Chiariamo subito un punto cruciale. Esiste un solo contratto di acquisto dei vaccini, firmato dalla Commissione Europea per conto dell’intera Unione”, spiega Speranza. La distribuzione delle dosi tra i vari Stati membri quindi “è gestita dalla stessa Commissione in base al numero di abitanti“. La nostra quota è del 13,45% del totale di tutti i vaccini che l’Ue ha acquistato. Nell’immediato però, ha aggiunto il ministro, “la distribuzione tra i singoli Stati può variare in base a fattori del tutto casuali: il giorno in cui viene fatta la comunicazione, la distanza dagli stabilimenti. Quelli Pfizer sono a Bruxelles, quindi in Germania arrivano prima che da noi. Ma la quota di dosi che spetta a ciascun Paese è fissa, per contratto”. Dunque, conclude Speranza, “non c’è chi è più bravo e ne compra di più e chi è più scarso e ne compra di meno. A regime, a noi spettano 470mila dosi a settimana e quelle saranno”.

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Uil, mercoledì il saldo Imu sulle seconde case, spesa media di oltre mille euro con gettito complessivo di quasi 10 miliardi

L’erario si prepara a incassare poco meno di 10 miliardi di euro con il saldo dell’Imu di mercoledì prossimo portando il gettito complessivo dell’imposta a un soffio dai 20 miliardi di euro. E’ quanto emerge dal rapporto Imu 2020 elaborato dalla Uil. I calcoli tengono conto delle abolizioni di rate decise nel 2020 per alcuni immobili strumentali alla produzione. Saranno chiamati ai versamenti oltre 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati).

ll costo medio complessivo dell’IMU su una «seconda casa», ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.070 euro medi (535 euro da versare con la rata di dicembre) con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. La media dell’aliquota applicata per le seconde case tra IMU e TASI, ammonta al 10,5 per mille e, in molti Comuni (480 municipi di cui 18 Città capoluogo), è in vigore «la ex addizionale TASI», fino a un massimo dello 0,8 per mille, introdotta per finanziare negli scorsi anni le detrazioni per le abitazioni principali, così da portare in questi Comuni l’aliquota fino all’11,4 per mille.

La classifica dei capoluoghi – Secondo i risultati del rapporto, il costo maggiore in valore assoluto per una seconda casa a disposizione si registra a Roma con 2.064 euro medi; a Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro. Valori più «contenuti», invece, ad Asti con un costo medio di 580 euro; a Gorizia con 582 euro; a Catanzaro con 659 euro; a Crotone con 672 euro; a Sondrio con 674 euro. Secondo quanto segnala il rapporto Uil se si prendono poi in considerazione i costi Imu sulle prime case cosiddette di lusso (abitazioni signorili, ville e castelli), ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro (1.305 euro per il saldo), con punte di oltre 6mila euro nelle grandi Città.

La proposta di abolizione – Vale la pena ricordare come l’emendamento presentato da un gruppo di parlamentari di Pd, Leu e Movimento 5 stelle per l’introduzione di un prelievo patrimoniale a partire dai 500mila euro, preveda l’abolizione di questa imposta (oltre che dei bolli sui dossier titoli). Nel caso dell’aliquota più bassa (0,2%) chi fosse in possesso di una seconda casa si troverebbe quindi alla fine in molti casi con un saldo positivo, visto che il versamento per la patrimoniale sarebbe di mille euro.

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Roma, folla in centro nel week end: scattano le chiusure temporanee contro gli assembramenti. “Sembra di essere tornati ai vecchi tempi”

Con il Natale che si avvicina le strade del centro di Roma tornano ad affollarsi. Chiusi i centri commerciali per il ponte dell’Immacolata, i romani hanno scelto di fare i propri acquisti nel tridente. Piene via Condotti e via del Babbuino. In via del Corso l’eccessivo numero di presenze ha fatto scattare più volte le chiusure temporanee. Presenti sul posto per vigilare sul rispetto delle regole anti-Covid volontari della Protezione Civile, Carabinieri e Polizia locale. “In campo abbiamo circa ottanta uomini. Il personale è dislocato nel tridente, a Prati e in tutte le zone interessate dallo shopping. Anche ad Ostia abbiamo una ventina di persone” spiega Paolo Bernardi, dirigente della Polizia di Roma Capitale. Di fronte ad alcuni store dei marchi più in voga gli ingressi sono stati contingentati così da formare la fila sui marciapiedi. “Lo struscio è notevole, sembra essere tornati ai vecchi tempi. Purtroppo non c’è un riscontro economico a così tanta gente” commenta David Sermoneta, presidente di Confcommercio Centro Storico. “Gli acquisti sono improntati alla prudenza perché non c’è più la spensieratezza. In questo momento, di fronte al fatto di non aver un orizzonte temporale ben preciso di quando terminerà la crisi, la gente gli acquisti li fa con molta più oculatezza”

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Natale in Germania, il governo vuole ristoranti e alberghi chiusi. Braccio di ferro tra Merkel e Länder, che già premono per riaprire gli hotel

Le tensioni fra il governo tedesco e i Länder in vista del Natale non sono finite. Solo una settimana fa era stato raggiunto il faticoso accordo per prolungare il semi-lockdown fino al 20 dicembre e per allentare il divieto di contatto durante le feste, consentendo incontri fino a 10 persone. L’alleggerimento delle misure durante le festività però ha subito aperto un altro fronte: almeno 8 Länder infatti vogliono aprire gli alberghi dal 23 dicembre al primo gennaio per chi si sposta per visite di famiglia. Un annuncio che è stato fortemente criticato dalla cancelliera Angela Merkel: “Mi è mancata la fantasia per immaginare che proprio le regioni più colpite avessero intenzione di riaprire gli alberghi”, ha detto durante una riunione con il direttivo della Cdu. Mercoledì è previsto il vertice tra la cancelliera e il primo ministro federale per fare il punto sul coronavirus in Germania: sul tavolo non ci sono nuove misure, ma la discussione sarà anche sul Natale.

Nella risoluzione approvata la scorsa settimana ristoranti e alberghi non sono citati tra gli allentamenti previsti per Natale. Il governo federale vuole la linea dura: quindi le chiusure previste intanto fino al 20 dicembre dovrebbero valere anche per le festività. Nell’accordo è scritto: “Gli stati federali presumono che saranno necessarie ampie restrizioni anche oltre la fine dell’anno a causa dell’elevata incidenza di infezioni. Effettueranno un’altra revisione e valutazione prima di Natale“. Quindi nulla è ancora effettivamente decisivo e diversi Länder alla fine potrebbero decidere di allentare le misure in autonomia, non senza il fastidio del governo federale.

Che la situazione sia già tesa lo dimostra la questione degli hotel. Mentre ieri Merkel andava ripetendo che serve prudenza per evitare una terza ondata – “Questo inverno dovremo essere ancora molto molto attenti” – alcuni Stati federali annunciavano l’apertura degli hotel. Tra questi ci sono ad esempio Meclemburgo-Pomerania e Schleswig-Holstein, due zone dove il virus circola relativamente poco: l’incidenza è inferiore a 50 nuovi contagi ogni 100.000 abitanti in una settimana. Ma a far infuriare la cancelliera sono invece gli annunci arrivati da Berlino, una delle zone più colpite dalla pandemia. È alla Capitale che Merkel si riferisce quando dice che le mancava l’immaginazione per sospettare che i Länder particolarmente colpiti dal virus volessero aprire gli hotel.

Le aperture proposte dai governi federali per gli hotel non riguardano il turismo, ma solo i viaggi per i ricongiungimenti familiari durante le festività, quindi dal 23 dicembre al 1 gennaio. Ad oggi gli alberghi tedeschi sono già aperti, come in Italia, ma solo per viaggi di lavoro. “La regola è che vanno evitati tutti i viaggi che non sono assolutamente necessari. Questo include viaggi turistici. Visitare i parenti non è un viaggio turistico “, ha detto Melanie Reinsch, portavoce della Cancelleria del Senato di Berlino, al Tagesspiegel. Per Merkel però è già troppo. La cancelliera inoltre ha giustificato le sue critiche spiegando che non sarà possibile verificare se gli ospiti che hanno soggiornato in hotel abbiano effettivamente fatto visita a dei parenti.

Alla fine potrebbero essere gli stessi alberghi a decidere di restare chiusi, perché aprire per appena 10 giorni potrebbe risultare per molti economicamente dannoso, come ha spiegato la stessa associazione degli alberghi e ristoranti tedeschi (Dehoga). La questione è però una spia del fastidio della cancelliera. La stessa dialettica che in Italia vede di fronte il governo (sulla linea della cautela) e le Regioni (che invece spingono per riaprire) si ripropone anche in Germania. Ovviamente in tono minore, visto che (a parte Baden-Württemberg e Turingia) tutti i Länder sono amministrati da presidenti di Cdu o Spd, le due forze al governo del Paese. Merkel, però, guarda alla vicina Francia, dove un lockdown più duro ha permesso di abbassare più velocemente la curva dei contagi. La Germania invece, come già accaduto durante la prima ondato o a settembre con la scuola, rischia un Natale senza una chiusura ordinata, ma con regole diverse per ristoranti e locali da Land a Land.

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Sgomberi a Roma: stop al pub abusivo di Forza Nuova a San Giovanni. A San Lorenzo sfrattato lo spazio culturale Cinema Palazzo

Mattinata di sgomberi a Roma. A due settimane dallo sfratto degli ex Irriducibili dal quartiere Colli Albani, finisce l’avventura del pub abusivo di Forza Nuova a San Giovanni, legato al leader romano e ultrà romanista Giuliano Castellino. Un duro colpo all’estrema destra capitolina. Ma nelle stesse ore, le forze dell’ordine si portano via anche l’esperienza quasi decennale del Cinema Palazzo, legato alla sinistra radicale e ai movimenti civici del quartiere San Lorenzo. Due esperienze totalmente diverse, non solo per la loro natura politica.

Lo Skull Pub, da banco alimentare a birreria abusiva – Lo Skull Pub di via Taranto, di cui si era occupato ilfattoquotidiano.it nel mese di giugno, si trovava da alcuni anni all’interno di locali di proprietà dell’Ater, l’azienda regionale che gestisce le case popolari a Roma. Inizialmente, il movimento di Castellino utilizzava le cinque saracinesche come appoggio per la distribuzione di generi alimentari alle famiglie in difficoltà. Ma da un paio d’anni, i locali erano stati trasformati in un vero e proprio pub abusivo, con pubblicità sui social, prezzi di mercato e serate a tema, il tutto senza nemmeno il permesso per la somministrazione di cibi e bevande e, ovviamente, il pagamento dell’affitto con una morosità accumulata di quasi 75mila euro.

Castellino furioso: “Roma sarà liberata dalla dittatura Covid” – La presidente del Municipio VII da mesi chiedeva che i locali fossero sgomberati. “Sono contenta – commenta la minisindaca – Queste persone scrivevano sui muri frasi inaccettabili e la cittadinanza sentiva troppo la pressione dovuta alla loro presenza e quindi abbiamo più volte sollecitato la Prefettura”. Fra gli ispiratori dell’occupazione, come detto, c’era Giuliano Castellino, vicesegretario nazionale di Forza Nuova, che da qualche mese è diventato anche uno dei leader del movimento negazionista No Mask a Roma. “Mentre Roma rimane sommersa da rifiuti, immigrati e rom la fanno da padrone, le borgate muoiono, la Raggi decide di sgomberare e chiudere gli spazi liberi”, commenta Castellino in un comunicato, per poi attaccare: “Roma sarà liberata dalla dittatura criminale e terrorista del Covid e anche dalla Raggi”.

Cinema Palazzo: doveva essere una casinò, diventato spazio culturale – Caso totalmente diverso, non solo per la natura politica dell’occupazione, quello del Cinema Palazzo. L’edificio storico di piazza dei Sanniti nel 2011 era pronto a diventare un casino-sala slot, quando i militanti del centro sociale Omnia Sunt Communia decisero di prenderne possesso e costringere la proprietà a tornare sui suoi passi. Per quella occupazione finirono a processo anche nomi importanti della politica e dello spettacolo, come Sabina Guzzanti e l’allora deputato del Pd, Marco Miccoli. Negli anni della corsa sfrenata al gioco d’azzardo, il Cinema Palazzo divenne un punto di riferimento importante delle iniziative contro la ludopatia e, successivamente, uno spazio culturale di quartiere che ospitava concerti, spettacoli teatrali, conferenze e dibattiti sull’urbanistica, tema sempre caldo nella Capitale. Negli ultimi anni, si era anche registrato un certo allontanamento dell’occupazione dalle posizioni più estreme occupate dai movimenti per la casa e dalla sinistra radicale capitolina.

Senza esito il tavolo promosso dalla Regione in Prefettura – Da mesi la Regione Lazio aveva avviato una trattativa con la proprietà, attraverso la mediazione della Prefettura, per arrivare a un passaggio condiviso dell’immobile, che mirava a farne uno spazio condiviso con le istituzioni. Proprio nelle scorse settimane l’area esterna, dopo l’ennesimo sfratto di piante e alberi, era diventata, grazie agli attivisti, una sorta di aula aperta per gli studenti. “Una sveglia amara – sottolinea Marta Bonafoni, consigliera della Lista civica Zingaretti in Regione Lazio e leader di Pop – una sconfitta per la città. Viene sgomberato uno spazio culturale vivo e prezioso per il quartiere, senza il filtro delle istituzioni cittadine, con una trattativa diretta privato-questura”. E ancora: “La via d’uscita era difficile ma non impossibile: Oggi è arrivata la peggiore delle risposte possibili”.

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Istat, ad agosto consumi in risalita. Non si ferma il boom degli acquisti on line, soffrono ancora i piccoli negozi

Nel trimestre giugno-agosto 2020, le vendite al dettaglio hanno messo a segno un aumento del 22,8% rispetto al trimestre precedente. Risalita abbastanza prevedibile visto che si confronta con i tre mesi del lockdown. Nel solo mese di agosto il progresso è stato dell’8,2% rispetto a luglio e dello 0,8% nei confronti dello stesso mese 2019. Salgono soprattutto gli acquisti di beni non alimentari (+ 13,8% su luglio e + 0,6% sull’anno prima) favoriti dal boom degli acquisti on line. Gli ordini in rete sono balzati di quasi il 37% rispetto all’agosto 2019 a testimonianza che le abitudini rafforzate durante i mesi di “chiusura” sembrano destinate a restare. Nei primi otto mesi dell’anno il bilancio dell’e-commerce è di un + 30%. Continuano a soffrire invece i piccoli negozi che anche in agosto hanno assistito ad un calo delle vendite dello 0,5% rispetto all’anno prima. Il bilancio del periodo gennaio agosto è di un meno 12,7%. Lieve recupero per la grande distribuzione che archivia il mese con un + 0,4% rispetto al 2019.

Nel comparto alimentare Coldiretti segnala un forte incremento degli acquisti di cibo low cost nei discount alimentari che fanno segnare un balzo del 4,8% delle vendite che su base annua è secondo solo a quello registrato dal commercio on line. Gli alimentari, precisa la Coldiretti, registrano una sostanziale tenuta nel commercio al dettaglio anche per effetto del crollo dei consumi fuori casa in bar, ristoranti e mense. Coldiretti, evidenzia anche un taglio complessivo della spesa a tavola degli italiani, a casa e fuori casa, di ben 24 miliardi nel 2020 per effetto dell’emergenza coronavirus, sulla base delle elaborazioni su dati Ismea.

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Coronavirus, il drone porta a spasso il cane. Ecco come fa

Portare a spasso il cane senza uscire di casa. Come? Forse calando una lunga corda dal terrazzo? No. O almeno, non così ha fatto un abitante di Cipro che ha pensato invece di far guidare l’animale da un drone. Vakis Demetriou ha ripreso tutto in un video che naturalmente sta facendo il pieno di visualizzazioni. Il filmato è stato girato a Limassol e la zona dove il cane va a zonzo con il drone sembra relativamente tranquilla ma c’è chi non ha apprezzato comunque la “trovata” di Vakis: quale sarà la reattività del drone in caso di pericolo improvviso? E poi, come si sentirà il cagnolino a passaggio con quel “coso” sconosciuto sopra la sua testa?

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