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Le nuove regole sono un’opportunità per i debitori. E che le banche si lecchino le ferite

Non vi fate ingannare. Le banche già lo sapevano da quasi tre anni e stanno utilizzando strumentalmente una opportunistica apologia della crisi per non far emergere i loro già gravosi problemi inerenti la gestione dei crediti difficili, i cosiddetti Npl (non performing loans), e indurre il governo a intervenire nei confronti di Bruxelles per sospendere o comunque arginare gli effetti della disposizione che, varata in sede europea nel luglio 2018 (!!), entrerà in vigore dal 1° gennaio del 2021. Cosa dice questa legge?

La Banca centrale europea chiede alle banche di svalutare completamente in tre anni i crediti deteriorati non assistiti da garanzia ipotecaria e in 7-9 anni se coperti da garanzie reali al fine di non consentire alle banche magheggi sui loro bilanci. Cosa significa “svalutare completamente”? Iscrivere in bilancio l’intera perdita.

La Bce non ha più potuto fare finta di non vedere! Cosa hanno combinato di preciso le banche in merito alla valutazione nei loro bilanci degli Npl? Semplice, non li hanno valutati come tali. Continuavano a tenere iscritti in bilancio crediti putrefatti come poste sane, nel gergo “in bonis”. In diritto si chiama falso in bilancio.

Un esempio? In Monte dei Paschi di Siena, secondo quanto riportato da Il Fatto, nel febbraio 2019 sono scattati controlli della Vigilanza di Francoforte mirati a verificare, tra l’altro, la veridicità della posta di bilancio degli accantonamenti per le perdite su sofferenze (Npl) derivanti da crediti incagliati (Utp) con anzianità superiore ai sette anni.

Ben venga quindi questa legge. Le banche si lecchino le loro ferite e se proprio vogliono evitare il fallimento di una consorella aumentino le loro quote di partecipazione al Fitd (Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi). Ma, ecco il punto, cosa stanno facendo i rappresentanti del sistema bancario in questi giorni, a poche ore dalla entrata in vigore della legge, dimostrando la consolidata attitudine a gestire l’immediato senza alcuna visione strategica?

Si stanno preoccupando, bontà loro (!!!), delle sorti di milioni di imprenditori e cittadini che dal 2021, complice un’altra assurda legge, potranno finire molto più facilmente nella lista dei “cattivi pagatori” e precludersi, in tal modo, l’accesso al credito. E quindi paventano la minaccia della chiusura dei rubinetti del credito sperando che il governo faccia un intervento di doppia pressione sulle istituzioni europee per arginare gli effetti di entrambe le leggi. Quanta ipocrisia!

Il credito bancario è già fermo da oltre un decennio (meno 200 miliardi di euro dal 2008 al 2019), 16 milioni di italiani già sono segnalati come lebbrosi nelle banche dati creditizie da anni e per pochi spiccioli, per cui utilizzare strumentalmente questa “evangelica preoccupazione per il prossimo” per portare subdolamente a casa invece il risultato di una sospensione della legge sul calendar provisioning fornisce una idea precisa del livello del nostro top management bancario.

Stiano zitti e facciano invece parlare i veri danneggiati. Quelli che, finora (e da ora) non hanno potuto restituire i soldi ricevuti in prestito dalle banche. Le quali, però, hanno perpetrato abusi (usura, anatocismo, e tante altre irregolarità) nei loro confronti. Quelli che, questa volta, hanno, invece, un’arma a loro disposizione.

Possiamo per una volta, appunto, fregarcene delle banche e sostenere che tale misura, se tecnicamente seguita da professionisti esperti del settore, può risultare determinante per risolvere (forse inconsapevolmente) il problema degli imprenditori e dei cittadini – che, sebbene vessati dalla banche, vogliono comunque arrivare a una transazione per il rimborso, ripulirsi delle macchie bloccanti presenti nelle banche dati (Centrale Rischi, Crif, Experian, ecc) e ripartire con la possibilità di accedere al mercato del credito?

E inoltre, diciamolo con estrema trasparenza senza aver paura di vederci scomunicare dalla comunità dei buonisti formali, mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva (mediamente sette anni) è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca per vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Non è istigazione a delinquere. E’ solo un consiglio per difendersi in maniera più efficiente dagli abusi bancari. Questo combinato disposto (magistratura lenta e disposizioni della Bce) ci permette di fornire ai tanti debitori qualche consiglio utile e di carattere generale su come affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, ci si sente come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro e si teme di “perdere tutto”.

Alla banca si possono (e si devono) contestare tutte le probabili irregolarità formali. Che significa “contestare”? Leggete quanto già detto su queste colonne e avrete la soluzione.

Auguri e che il 2021 sia un anno migliore – non solo per le banche.

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Coronavirus, la Bce: “Nel primo trimestre Pil dell’Eurozona -3,8%. Ma impatto della pandemia sarà peggiore nel secondo”

La peggiore crisi, una ripresa incerta. Questo lo scenario che la Banca centrale europea vede per l’eurozona nel corso del 2020. La crisi dovuta alla pandemia – si legge nel bollettino mensile dell’Eurotower – ha arrestato gran parte dell’attività economica e provocherà una caduta del Pil dell’Eurozona compresa fra -5 e -12%. E “con la graduale rimozione delle misure di contenimento, si verificherà una ripresa dell’attività economica, la cui rapidità e portata restano tuttavia fortemente incerte”. “Al di là dei disagi derivanti nell’immediato dalla pandemia di coronavirus – scrive la Bce – con la graduale sospensione delle misure di contenimento la crescita dell’area dell’euro dovrebbe riprendere, sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, dalle politiche di bilancio nell’area e dalla ripresa dell’attività mondiale. Tuttavia, l’incertezza è estremamente elevata e rimarrà tale, rendendo molto difficile prevedere la probabile portata e durata dell’imminente recessione e della conseguente ripresa”.

Tradotto: se il primo trimestre 2020 è stato segnato dal crollo delle attività economiche, lo scenario peggiore potrebbe verificarsi nel secondo trimestre: “Il deterioramento degli indicatori dei consumi è senza precedenti”, scrive la Bce a proposito dell’effetto dei lockdown sull’attività economica dell’Eurozona. “Lo shock provocato dal COVID-19 – si legge – ha prodotto un effetto diretto attraverso il razionamento di diverse componenti di spesa. Gli effetti indiretti dovrebbero concretizzarsi attraverso l’impatto sul reddito, sulla ricchezza e sull’accesso al credito. Inoltre, la domanda repressa può avere un impatto positivo una volta revocate le misure di contenimento. L’impatto nel medio periodo sui consumi privati dipende dalla durata dei lockdown, dal ritmo di allentamento delle misure, dai cambiamenti del comportamento delle famiglie e dall’efficacia delle politiche pubbliche”. Nello specifico, “la pandemia e le relative misure di contenimento hanno colpito duramente il settore manifatturiero e dei servizi, con ripercussioni sulla capacità produttiva dell’economia dell’area e sulla domanda interna. Nel primo trimestre del 2020, interessato solo in parte dalla diffusione del virus, il Pil in termini reali dell’area dell’euro è diminuito del 3,8 per cento sul periodo precedente, per effetto delle misure di chiusura messe in atto nelle ultime settimane del trimestre. Il brusco ripiegamento dell’attività economica ad aprile – si legge ancora – suggerisce che tale effetto sarà probabilmente persino più grave nel secondo trimestre. Tenuto conto dell’elevata incertezza riguardo alla durata della pandemia, è difficile prevedere la probabile entità e durata dell’imminente recessione e della successiva ripresa”.

Per parte sua, l’istituzione diretta da Christine Lagarde si dice pronta a fare tutto il necessario: “Il consiglio direttivo della Bce è determinato a continuare a sostenere l’economia dell’area dell’euro di fronte alle attuali disfunzioni economiche e all’accresciuta incertezza e ha pertanto deciso di rendere ancor meno vincolanti le condizioni relative alle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine e di avviare una nuova serie di operazioni, non mirate, di rifinanziamento a più lungo termine per l’emergenza pandemica”. Gli acquisti di debito con il programma per l’emergenza pandemica (Pepp) “continueranno ad essere effettuati in maniera flessibile nel corso del tempo” e “finché il Consiglio direttivo non avrà ritenuto conclusa la fase critica legata al coronavirus”. Il Consiglio “ribadisce il massimo impegno a fare tutto ciò che sarà necessario nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà”.

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Coronavirus, la crisi aumenta i seguaci della teoria per cui le banche centrali devono stampare moneta. Ma ci sono molti rischi

Coraggio o disperazione? Posto che spesso il secondo discende dalla prima, la domanda sorge inevitabile leggendo di investitori di Wall Street e banche che auspicano che le banche centrali facciano proprie le teorie della MMT. Di cosa stiamo parlando? La Modern Monetary Theory è un’ardita teoria monetaria che ripensa drasticamente il rapporto tra un governo e la banca centrale, in un paese con sovranità monetaria. La Banca stampa moneta dal nulla, “money out of thin air”, per finanziare le spese del governo che deve favorire il raggiungimento della piena occupazione. Le risorse non arrivano quindi solo dalle tasse, che servono soprattutto per regolare il livello di inflazione, e si spezza la dipendenza dai mercati finanziari. Deficit e debiti non sono più un problema poiché lo Stato può sempre stampare il denaro necessario per evitare il default.

Troppo bello per essere vero? Si. In effetti la teoria non sembra solidissima, sotto diversi aspetti L’impressione complessiva è un po’ quella di qualcuno che prova a sollevarsi tirando verso l’alto i lacci delle sue scarpe. La storia abbonda di disastri causati dall”avanti tutta” gridato alle rotative delle banche centrali. Il più noto, e tragico, è quello della Repubblica di Weimar, quando le banconote stampate a più non posso per pagare le riparazioni di guerra decise a Versailles finirono per essere usate per tappezzare le case e alimentare i camini. Una situazione che favorì l’avvento del nazionalsocialismo.

Oggi la moneta non è ancorata a nessun bene fisico e il suo valore dipende solo nella fiducia che vi si ripone come mezzo di pagamento e dalla sua relativa scarsità. Quando è troppa e perde la sua capacità di conservare valore questa fiducia evapora molto velocemente con conseguenze catastrofiche. Non solo. La teoria dà per scontato che la spesa pubblica sia diretta a interventi che agevolino una condizione in cui tutti lavorano. Ma l’accesso senza limiti, o quasi, al denaro è ingenerare la premessa per assistere all’esplosione di spese clientelari e inefficienti, dettate da interessi politici. Per tenere dritto il timone serve quindi un’amministrazione pubblica integerrima ed efficiente.

Fino a ieri parlare di MMT in ambienti della finanza tradizionale avrebbe suscitato risatine nel migliore dei casi e accompagnamenti coatti all’uscita nei peggiori. Ma questi non sono tempi normali. E soprattutto gli investitori si sono abituati a chiedere sempre di più a mamma Fed o mamma Bce, pur di scampare a dolorose perdite. In questo momento approfittano di un consenso verso forme di politiche monetarie che va consolidandosi in maniera trasversale, soprattutto negli Stati Uniti. A favore della MMT si sono già espressi il senatore democratico Bernie Sanders e la sua pupilla Alexandra Ocasio Cortez. Anche colossi della gestione del risparmio come Pimco o banche d’affari Morgan Stanley la prospettano come una delle opzioni. C’è molta attesa per il libro di prossima uscita “The deficit myth” della docente Stephanie Kelton, una delle principali propugnatrici di questa teoria. Come ha ricordato il New York Times lo stesso presidente Donald Trump “gioca” con concetti che rimandano a questa teoria quando afferma che “non c’è pericolo di default perché noi possiamo stampare soldi”.

Spezziamo una lancia a favore dei cavalieri della MMT. Se c’è un momento in cui le banche centrali devono e forse possono osare andare oltre l’ortodossia è questo. In via del tutto eccezionale e temporanea (sottolineato due volte), in una fase in cui l’inflazione non esiste (ed esisterà ancora meno con il petrolio su livelli incredibilmente bassi) e quindi il peso dei debiti non si riduce nel tempo, potrebbe essere di una qualche utilità sperimentare anche le soluzioni più ardite. A condizione che le banche centrali si tengano aperta una via d’uscita. La Federal Reserve sta in fondo già flirtando con politiche monetarie. Ha accettato di acquistare titoli di Stato direttamente dal Tesoro riducendone il tasso di interesse.

Ancora un po’ più in là si è spinta la Bank Of England che ha deciso di finanziare temporaneamente il Tesoro bypassando completamente il mercato. In fondo come diceva Rilke “a volte i draghi della nostra vita sono solo principesse che aspettano di vederci almeno una volta belli e coraggiosi”. Mai però lasciarsi andare all’illusione più pericolosa di tutte: che stampare moneta sia di per sé la soluzione dei problemi. La banca centrale può aiutare, far guadagnare tempo, ma non può mantenere in vita all’infinito un’economia moribonda. E più si usano farmaci più difficile diventa smettere.

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Coronavirus, stop di Malta a collegamenti con l’Italia: bloccati in migliaia. Germania: “In Italia virus diagnosticato tardi”. Primi contagi in Commissione e Bce

Vienna chiede agli austriaci che si trovano in Italia di tornare con urgenza a casa, mentre si verificano i primi due contagi da coronavirus tra il personale della Commissione Europea e della Banca centrale europea. Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli si mette in autoquarantena e segue la plenaria da casa. Malta nella notte, dopo le misure prese da Palazzo Chigi, ha sospeso i collegamenti passeggeri con l’Italia, aerei e navali: sull’isola vivono oltre 9mila connazionali residenti, ai quali vanno aggiunti almeno altri 15mila per lavoro, studio o turismo. Con il primo contagio ufficiale in Sachsen-Anhalt, tutti i 16 Laender tedeschi sono adesso colpiti dal coronavirus. Per il Robert Koch Institut, responsabile per la gestione dell’emergenza al fianco delle istituzioni, il numero di contagi nel Paese è ancora basso al contrario dell’Italia, dove il Coronavirus “è stato diagnosticato tardi, dopo i primi casi di morte”, mentre in Germania “i casi positivi sono stati identificati molto presto”. Da Bruxelles la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides dichiara che “le decisioni prese dai governi non sono prese alla leggera ma vanno seguite alla lettera” e che “stiamo guardando all’acquisto congiunto di apparecchiature medicali come i respiratori o i kit per i test chiesti dagli Stati membri. Con il commissario al Mercato Interno Thierry Breton stiamo discutendo su come l’industria possa aumentare la produzione per soddisfare la domanda crescente” di articoli sanitari, equipaggiamenti e apparecchiature mediche necessari per contrastare l’epidemia di Covid-19″, ha detto nella miniplenaria del Parlamento Europeo, aggiungendo che “rallentare il virus deve essere la nostra massima priorità per guadagnare tempo perché i nostri sistemi sanitari funzionino in modo efficace e perché la ricerca e lo sviluppo facciano passi avanti”.

Aumenta l’allerta in Europa per l’epidemia di coronavirus, mentre continuano a calare i contagi in Corea del Sud così come in Cina, che ha registrato altre 17 morti, tutti nella provincia dell’Hubei. I nuovi casi registrati sono 19. Sono stati dimessi dagli ospedali 1.297 pazienti dopo essere stati curati. E il presidente cinese Xi Jinping, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia, visita Wuhan nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi. Nel mondo, secondo la John Hopkins University, sono state registrate 4.026 morti. Negli Usa due deputati del partito repubblicano, Matt Gaetz e Doug Collins, si sono messi in auto-quarantena dopo essere entrati in contatto con una persona infetta durante la Conservative Political Action Conference (Cpac). Sono entrambi asintomatici ma la loro decisione di isolarsi è arrivata dopo essere stati a contatto con una persona contagiata. Una notizia riportata dai media americani e accompagnata dalla foto che ritrae la stretta di mano tra Collins e il presidente Usa Donald Trump che però ha dichiarato al momento di non avere effettuato alcun test. La Casa Bianca, intanto, continua a tranquillizzare: il presidente ha promesso che “l’economia andrà bene” nonostante l’epidemia e in giornata ci sarà un’altra conferenza stampa per comunicare i risultati di vari incontri sulle misure economico-fiscali dopo la crisi a Wall Street innescata dall’epidemia.

Commissione Ue e Bce – Dopo la positività di un dipendente dell’Eda, l’Agenzia Europea della Difesa, e di due funzionari del Consiglio, un funzionario della Commissione è risultato positivo al test, “è in cura e sta relativamente bene”, ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario. La Commissione “ha adottato misure precauzionali per i colleghi che erano stati di recente a stretto contatto con il funzionario in questione”, conclude. La persona contagiata che fa parte dello staff della Banca centrale europea, fanno sapere da Francoforte, sta ricevendo le cure mediche appropriate. Sono stati informati circa 100 colleghi che hanno lavorato a stretto contatto con il membro del personale e, per precauzione, lavoreranno temporaneamente da casa. La Bce sta inoltre effettuando una pulizia profonda degli spazi degli uffici potenzialmente interessati. “Auguriamo al nostro collega una pronta guarigione e ringraziamo tutti gli altri collaboratori per il loro costante impegno”, scrive la Bce. “In precedenza – prosegue – abbiamo annunciato misure adottate per precauzione contro la diffusione del virus, tra cui la limitazione dei viaggi di lavoro, l’ulteriore estensione delle opzioni di lavoro a domicilio e la cancellazione o il rinvio di conferenze e riunioni. Lunedì la Bce ha condotto con successo un test su larga scala delle sue strutture di lavoro da remoto, chiedendo a tutto il personale di lavorare da casa per un giorno”. E l’istituzione è rimasta pienamente operativa.

Malta – Il primo ministro, Robert Abela, ha annunciato lo stop ai collagamenti da e per l’Italia in una conferenza stampa in cui ha reso nota anche una quarta positività sull’isola: si tratta un uomo rientrato dal nord Italia. Nei giorni scorsi era stata trovata positiva una famiglia italiana rientrata dal Trentino.

Germania – 1139 contagi a livello federale (ieri erano 1112) e due vittime. “La situazione è seria. Io chiedo a tutti i sindaci, ai Laender, e agli ospedali di attivare i piani di crisi e di iniziare ad adeguare le strutture” per l’epidemia in Germania, ha affermato il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, in conferenza stampa a Berlino. L’esperto ha anche spiegato che all’interno del Paese la valutazione sulla pericolosità dell’impatto del Coronavirus è differenziata: il rischio per la popolazione tedesca è classificato attualmente come “medio”, ma nel distretto di Heinsberg “è più alto”.

Usa – Le autorità sanitarie di Washington Dc hanno chiesto a centinaia di fedeli della storica Christ Church di Georgetown di restare in quarantena dopo che il rettore della chiesa, il reverendo Timothy Cole, è diventato il primo paziente contagiato da coronavirus del District of Columbia. Si stima che siano circa 550 i parrocchiani che hanno partecipato alle messe celebrate tra fine febbraio e inizio marzo dal sacerdote, che ha distribuito anche la comunione. Trump continua a minimizzare e ad essere ottimista: nel corso di una conferenza stampa dalla Casa Bianca ha spiegato che il virus “ha preso il mondo alla sprovvista. È qualcosa in cui siamo stati trascinati e che abbiamo gestito molto bene”, ha aggiunto a proposito dell’emergenza coronavirus, rifiutandosi di rispondere a domande.

Corea del Sud – Per il quarto giorno consecutivo si registra un calo nel numero di casi positivi: per la prima volta in due settimane ‘solo’ 131. Ieri totale di 54 decessi.

Cina – Il presidente Xi Jinping è – per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia – in visita a Wuhan, focolaio del coronavirus e capoluogo della provincia dell’Hubei, nell’ambito di “una ispezione di prevenzione e controllo”. Nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi, Xi “visiterà e darà il suo saluto ai lavoratori del settore sanitario, ai funzionari militari e ai soldati, ai lavoratori della comunità, agli ufficiali di polizia, ai funzionari e ai volontari che hanno combattuto l’epidemia in prima linea, così come ai pazienti e ai residenti durante la sua ispezione”, ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. La provincia dell’Hubei ha riportato ieri 17 nuovi decessi, tutti nel capoluogo Wuhan, dove sono ancora ricoverate 14.957 persone, a fronte di 47.585 guariti. Xi, nelle scorse settimane, aveva inviato a Wuhan il premier Li Leqiang a verificare le operazioni sul campo designandolo a capo di una task force contro l’epidemia. Poi le missioni nella città erano state fatte con frequenza dalla vicepremier Sun Chunlan. La visita fatta oggi a sorpresa da Xi segnala la ripresa del controllo di Wuhan, mandando un segnale rassicurante sia sul fronte interno sia al mondo intero.

Marocco – Sospesi tutti i voli da e per l’Italia. La decisione governativa ha effetto immediato e dura fino a nuovo ordine, secondo il comunicato diffuso questa mattina. Per informazioni e emergenze sono a disposizione numeri del Ministero della Sanità 0801004747 e del Ministero degli Esteri +212 537 663 300.

Mongolia – Il Paese ha bloccato per sei giorni ingressi e uscite dalla sue città dopo il primo caso di coronavirus nel Paese: è un cittadino francese che lavora in una consociata locale del colosso nucleare Orano, specializzato nell’estrazione dell’uranio. L’uomo, arrivato via Mosca, non avrebbe rispettato la quarantena obbligatoria di 14 giorni, ha detto il ministero della Salute mongolo. “La capitale Ulaanbaatar e tutti i centri delle province sono in quarantena fino al 16 marzo per frenare l’epidemia”, ha spiegato il governo.

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