Archivio Tag: Commissione Europea

Superbonus, vicino un accordo tra governo e maggioranza per eliminare i limiti di reddito. Ieri il plauso di Bruxelles alla misura

Secondo quanto filtra da fonti parlamentari maggioranza e governo sarebbero vicine ad un accorso sul superbonus 110% per le ristrutturazioni edilizie. L’ipotesi di lavoro è il superamento del limite Isee al tetto dei 25mila euro per quel che concerne le abitazioni accatastate come villette, con soglia minima di lavori (entro la fine del mese di giugno 2022) del 30%. La misura ha ricevuto ieri il plauso di Bruxelles e in particolare del vicepresidente Frans Timmermans e della commissaria Ue Kadri Simson. La Commissione Ue ha invitato gli stati membri a “mettere a punto strumenti abilitanti e finanziari per rendere più attraenti gli investimenti privati ​​e indirizzarli alle esigenze di ristrutturazione”. “Investire nelle ristrutturazioni edilizie”, come fa lo Stato italiano con il Superbonus, è un “affare” molto “conveniente” ha affermato il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Frans Timmermans, rispondendo ad una domanda sul Superbonus”.

Timmermas ha poi osservato come oggi il governo in Italia debba dare grandi aiuti per contrastare la povertà energetica, ma questa situazione è causata anche dalle condizioni di edifici molto inefficienti dal punto di vista energetico. Quindi investire in ristrutturazioni, ha aggiunto, significa anche abbassare le bollette che le famiglie devono pagare. C’è bisogno di ingenti investimenti per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Ue: per questo “le misure nazionali sono benvenute e sosteniamo gli Stati membri a proporre schemi a salvaguardia dei più vulnerabili”, ha detto la commissaria all’energia Simson rispondendo a una domanda sul superbonus del 110% introdotto dall’Italia.

“Se qualcuno fosse ancora dubbioso, i vertici della Commissione europea, fugano definitivamente ogni dubbio sulla grande efficacia del Superbonus 110%. Risultati alla mano, la nostra misura ha mostrato la sua efficacia al punto da ispirare le politiche di efficientamento in tutta l’Unione europea, anche in termini di lotta alla povertà energetica e di riduzione delle bollette, oltre che di benefici ai cittadini e riduzione delle emissioni di gas serra. Ora ci aspettiamo dal Governo un emendamento che dia pieno vigore alla proroga per le monofamiliari, senza alcuna soglia Isee, e reintroduca la maxi-agevolazione per gli interventi trainati sugli edifici condominiali. Non è immaginabile alcuna opzione al ribasso: sarebbe assurdo ridimensionare il Superbonus mentre l’Europa pensa di estenderlo come buona pratica per sollecitare l’efficientamento degli edifici”, avevano dichiarato ieri i deputati del MoVimento 5 Stelle Luca Sut, Patrizia Terzoni e Riccardo Fraccaro.

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Commissione Ue: “Aziende dimostrino che i loro prodotti non alimentano deforestazione”. Ma chiude un occhio su allevamenti intensivi

Dà un colpo al cerchio e uno alla botte la Commissione europea che ha pubblicato la proposta di regolamento con cui, per la prima volta, si chiede alle aziende che immettono specifici prodotti e materie prime sul mercato comunitario di tracciarne l’origine e dimostrare che non sono collegati alla distruzione o al degrado delle foreste. Perché se oggi ricorda come la deforestazione sia causata dall’espansione agricola legata alle materie prime “soia, carne di manzo, olio di palma, legno, cacao e caffè e prodotti derivati come cuoio, cioccolato e mobili”, la stessa Commissione non ha fatto abbastanza per cambiare le sorti della Pac (Politica agricola comune) che a giorni verrà approvata in via definitiva e che non contrasta affatto il proliferare degli allevamenti intensivi che un ruolo importante hanno avuto e continuano ad avere nella deforestazione. Un’azione in linea, tra l’altro, con la spesa, tra il 2016 e il 2019, del 32% dell’intero budget del programma di promozione dei prodotti agricoli europei per spingere carne e latticini: 252 milioni di euro in 5 anni, su un totale di 776,7 milioni di euro, a fronte del 19% per promuovere frutta e verdura, stando al rapporto Marketing Meat di Greenpeace. E di fatto “la lista di prodotti e materie prime stilata dalla Commissione non include carne di maiale, carne di pollo, gomma e mais, la cui produzione è legata alla distruzione di foreste ed ecosistemi”, commenta Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

LA PROPOSTA DELLA COMMISSIONE UE – Le nuove regole proposte dalla Commissione Ue garantirebbero “che i prodotti che i cittadini dell’Ue acquistano, usano e consumano sul mercato dell’Ue non contribuiscano alla crescita globale della deforestazione e al degrado forestale”, spiega la Commissione sottolineando che “dal 1990 al 2020 il mondo ha perso 420 milioni di ettari di foresta, un’area più ampia dell’Unione europea”. Attraverso il consumo di prodotti che provengono da terreni bonificati e devastati e grazie al finanziamento di aziende che ne traggono profitto, l’Europa contribuisce alla distruzione delle foreste (ma anche di altri ecosistemi, all’interno e all’esterno dei suoi confini). Secondo Greenpeace, l’Ue è responsabile del 17% della deforestazione tropicale legata a materie prime scambiate a livello internazionale. Il Regolamento stabilisce norme obbligatorie di due diligence per le imprese che intendono collocare le materie prime sul mercato dell’Ue, con l’obiettivo di garantire che solo prodotti legali e dietro i quali non vi siano interventi di deforestazione siano ammessi sul mercato dell’Ue. “La Commissione – si spiega in una nota – utilizzerà un sistema di benchmarking per valutare i Paesi e il loro livello di rischio di deforestazione e degrado forestale”, determinato proprio dalle materie prime nell’ambito di applicazione del regolamento e “intensificherà il dialogo con altri grandi Paesi consumatori”.

I DIRITTI UMANI E LE ALTRE LACUNE – Ma le lacune sono anche altre: “Nella lotta alla deforestazione è fondamentale tenere conto non solo della conservazione della natura, ma anche del rispetto dei diritti umani, in particolare dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali” sottolinea l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde, secondo cui la proposta prevede troppe scappatoie. “Per preservare la biodiversità del nostro pianeta – aggiunge – non basta puntare solo sulle foreste, ma vanno tutelati anche altri ecosistemi, come savane, zone umide e torbiere e in questo senso la proposta della Commissione non si è dimostrata all’altezza”. I negoziati al Parlamento europeo e tra i ministri nazionali dovrebbero iniziare nella prima metà del 2022.

LE CONTRADDIZIONI DELLA COMMISSIONE UE – Proprio in questi giorni la Commissione Ue ha incassato il favore positivo dei ministri dell’Agricoltura europei sulla nuova strategia per le foreste per il 2030, pubblicata il 14 luglio scorso. Sulla carta, in linea con l’adozione del Green Deal europeo (gennaio 2020) e della Biodiversity Strategy e Farm to Fork Strategy (maggio 2020). Eppure, la Commissione Ue guidata da Ursula Von der Leyen, proprio alla luce del cambio di agenda su questi temi, non ha ritenuto necessario a suo tempo presentare una proposta nuova sulla Pac, rispetto a quella presentata a giugno 2018 e già aspramente criticata (e bocciata dalla Corte dei Conti). Così il negoziato è andato avanti e ha visto bloccare i tentativi di tagliare i finanziamenti agli allevamenti intensivi e di limitare densità e numero di animali ammassati nelle aziende (che pure ricevono queste risorse).

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Big Tech, dopo 20 anni l’Antitrust europeo aggiorna le sue regole. Multe più severe e possibili scorpori, ma ormai è tardi

Meglio tardi che mai. Dopo 20 anni l’Unione europea aggiorna la sua normativa antitrust per i colossi del web. Presto per brindare, il “digital act” è stato illustrato oggi dai commissari Ue alla concorrenza Margharete Vestager e per il mercato interno Paul Barnier, ma dovrà ora essere votato dal parlamento. Al momento non è stata definita una tempistica per l’approvazione. Ci sono insomma praterie per l’intervento delle lobbies. Giusto per avere un’idea, tra il 2014 e il 2016 la sola Google ha avuto ad esempio 120 incontri con esponenti dell’unione europea per patrocinare le sue ragioni. Per ora il nuovo regolamento prevede maggiori poteri di indagine e soprattutto un inasprimento delle sanzioni. Le società che non rispettano le regole sulla concorrenza potranno subire multe fino al 10% del loro fatturato globale. Per un gruppo come Amazon significherebbe ad esempio dover pagare multe fino a circa 28 miliardi di euro.

Ci saranno poi multe fino al 6% per le società che non adempiono agli obblighi di vigilanza. Spunta anche la possibilità di scorporare “con la forza” alcune unità di business. La “tagliola” scatta in caso di ripetute violazioni delle regole nel giro di 5 anni. Ricordiamo comunque che in base alle leggi attuali i monopoli non vengono perseguiti in quanto tali, ma solamente se vengono raggiunti attraverso comportamenti concorrenziali scorretti. Lo ha ribadito oggi il commissario Barnier: “noi non diremo mai che una società è troppo grossa, ma più aumentano le dimensioni più aumentano le regole”. Dopo aver autorizzato di tutto e di più, le autorità Antitrust di Stati Uniti ed Unione Europea si sono forse accorte che la situazione rischia ormai di finire fuori da ogni possibile controllo. “Too big to regolate”, vengono ormai etichettate società come Facebook, Google etc, proprio per l’immensa concentrazione di potere che ormai costituiscono.

I buoi sono già fuggiti da un pezzo – Nell’ultimo decennio i big della tecnologia hanno concluso qualcosa come 400 acquisizioni. Google, tra le altre cose, ha comprato i suoi due principali concorrenti di pubblicità on line, vale a dire AdMob e Doubleclick, ha acquisito YouTube, e la concorrente nel settore delle mappe on line Waze. Facebook ha comprato Instagram (le autorità antiturst diedero via libera perché, a loro dire, non si trattava di un social media e le raccolte di foto sono scarsamente monetizzabili) e poi Whatsapp. Oggi Google e Facebook insieme controllano l’84% della pubblicità on line. Nessun rilievo neanche per le acquisizioni di Amazon: Zappos, Whole Foodd, Soap.com. I colossi presidiano costantemente quella che viene definita la “kill zone”. Appena un concorrente potenzialmente minaccioso si affaccia all’orizzonte viene acquisito o, in qualche modo, spinto fuori dal mercato.

Si muovono anche Usa e Cina – In generale non è un buon momento per i colossi del web. O forse è vero il contrario. Il momento è così buono che anche le autorità più sonnacchiose si sono svegliate. La pandemia, con il boom del ricorso a servizi e acquisti on line, come ormai è noto, è stato un balsamo per i conti e il potere dei protagonisti del web. Sta di fatto che qualcosa si è messo in moto. Negli Stati Uniti, in Europa e anche in Cina. Oggi la Federal Trade Commission (Ftc), agenzia Usa a tutela dei consumatori e della concorrenza, ha chiesto a nove colossi tecnologici di fornire informazioni su come raccolgono e usano i dati degli utenti. La richiesta, fa sapere l’autorità in una nota, è stata inviata ad Amazon, Facebook, WhatsApp, Twitter e YouTube, e ancora a Snapchat, TikTok, Reddit e Discord. Le società hanno 45 giorni di tempo per rispondere. Nel dettaglio la Ftc vuole sapere come queste realtà raccolgono, utilizzano, tracciano e ricavano informazioni personali e demografiche; come determinano quali pubblicità mostrare agli utenti; se applicano algoritmi o analisi dei dati alle informazioni personali; in che modo misurano, promuovono e ricercano il coinvolgimento degli utenti; e come le loro pratiche influenzano bambini e adolescenti. Un recente rapporto del Congresso Usa aveva evidenziato, oltre a numerosi abusi concorrenziali, un uso piuttosto spregiudicato dei dati degli utenti. In particolare un ex dipendente di Amazon aveva affermato: “è come un negozio di caramelle, ognuno prende quello che vuole”.

Cinque giorni fa la stessa Federal Trade Commission (Ftc) e una coalizione di 48 Stati Usa hanno deciso di fare causa a Facebook, accusando il social network di pratiche anticoncorrenziali. Nel mirino dell’offensiva legale guidata dalla procuratrice generale di New York, Letitia James, che ha lanciato due cause, ci sono anche l’acquisizione di Instagram e di WhatsApp, per cui si arriva a ipotizzare lo scorporo. La risposta della società non sembra effettivamente del tutto campata in aria. “Revisionisti, anni fa furono loro ad autorizzare queste acquisizioni”, ha affermato il gruppo guidato da Mark Zukerberg.

Intanto le autorità cinesi sono alle prese con un vero e proprio cambio di paradigma. Da un sostanziale laissez faire applicato all’internet domestico ad una vigilanza puntuale. Le prime avvisaglie le hanno già sperimentati grandi nomi del web cinese come Alibaba e Tencent (entrambe con sede fiscale alle isole Cayman), multate e bloccate nella loro campagna di espansione. Anche Pechino adduce tra le motivazioni della sua discesa in campo l’eccessiva concentrazione e potere di pochi nomi e dubbi sull’utilizzo dei dati degli utenti. Le autorità hanno chiarito che la legislazione anti monopolio si applica anche alle società internet, cosa che sinora non era sinora mai stata esplicitata. Naturalmente per un governo come quello cinese è particolarmente indigesta l’idea di avere a che fare con soggetti che sfuggono a direttive e controlli.

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Recovery Fund, Conte: “In pochi ci avrebbero scommesso, gli aiuti arrivino presto”. Zingaretti: “Da Ue finalmente politiche espansive”

Il governo canta vittoria il giorno dopo la pubblicazione della proposta della Commissione europea per un Recovery Fund, ribattezzato ‘Next Generation Eu’, da 750 miliardi di euro, di cui 500 a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti. “Ci abbiamo creduto quando in pochi ci avrebbero scommesso – ha dichiarato a La Stampa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – In molti, anche sul piano interno, mi invitavano ad essere cauto e a non espormi dicendo che avrei sicuramente rimediato una cocente sconfitta politica. Ma sono stato sempre consapevole che una reazione europea forte e unitaria era assolutamente necessaria non solo per l’Italia ma anche per il futuro stesso dell’Europa”. Soddisfazione anche dal Pd, con il segretario Nicola Zingaretti felice per la posizione presa dall’Unione europea: “Dall’Europa finalmente politiche espansive“, ha detto a Repubblica. Mentre il vicesegretario, Andrea Orlando, a Omnibus La7 parla di “successo politico del governo che non può avere come presupposto la debolezza”.

Conte esulta, ma adesso c’è da superare lo scoglio del Consiglio Ue
Il capo del governo porta a casa l’appoggio delle istituzioni europee, ma la trattativa con i Paesi rigoristi, Austria e Paesi Bassi in testa, deve ancora cominciare e, come fanno sapere da Vienna e L’Aia, sarà tutt’altro che semplice. Per poter arrivare a un accordo definitivo serve l’unanimità di tutti i 28 Paesi membri dell’Ue che siedono nel Consiglio europeo. “Con i leader europei più contrari o perplessi – continua Conte – mi sono confrontato più volte, anche in modo molto franco, invitandoli a considerare che senza una risposta adeguata avremmo distrutto il mercato unico e compromesso irrimediabilmente tutte le catene di valore. Una risposta buona ma tardiva sarebbe stata inutile”. E riconosce che “ora c’è ancora molto da lavorare. Ci aspetta un Consiglio europeo molto impegnativo e dobbiamo cercare di rendere tempestiva l’attivazione di questi nuovi strumenti”.

Sulla stessa linea il commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, che in un’intervista a Radio Anch’io su RadioRai dice che la proposta “è per l’Italia una grande responsabilità, anche perché non credo avrà tante opportunità come questa”. Per il Paese si parla infatti di una disponibilità complessiva di “170-180 miliardi, anche se l’Italia è un contributore netto per 4 miliardi l’anno è tanta roba, come si dice a Roma. Il problema è come spendere queste risorse”.

E su questo è proprio il commissario che, in linea con quanto auspicato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, cerca di tracciare la linea: “La direzione giusta è affrontare le emergenze, puntare sulla transizione verde e digitale, affrontare le inefficienze burocratiche e la lentezza della giustizia civile“. Certo, ammette, “in prospettiva il tema del debito deve essere tenuto sotto controllo, non possiamo dimenticare che siamo troppo indebitati. Ora dobbiamo spendere ma in futuro questo debito dobbiamo metterlo su un percorso più gestibile o fra qualche anno ci troveremo in difficoltà”. E sulla possibilità di un accordo favorevole con Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia dice che è arrivata “una reazione iniziale non di porta in faccia ma di inizio di un negoziato, una reazione che rende possibile un accordo. Non sarà facile ma ci si arriverà”.

Zingaretti: “Finalmente politiche espansive dall’Ue”. Orlando: “Successo del governo”
Soddisfazione anche in casa Pd. Il segretario Zingaretti ha dichiarato che “finalmente abbiamo politiche espansive. Il Recovery Fund apre una stagione di potenti investimenti e dimostra quanto le nostre ragioni fossero più credibili di quelle dei nazional-populisti. L’Europa sta ritrovando la sua visione accanto ai bisogni delle persone. Queste risorse non vanno distribuite a caso ma con una strategia chiara“. E a proposito di questo, anche lui, come Gentiloni, sostiene che ci si debba concentrare su “cinque punti. Sfida digitale, scelte energetiche, centralità dell’università e della ricerca, riforma dello Stato e lotta alla burocrazia. Oltre al protagonismo dell’Europa“.

Adesso, conclude, è necessario che il governo convochi “presto tutte le aziende a controllo pubblico, i colossi mondiali come Eni, Enel, Finmeccanica, Ferrovie. Occorre dare una missione-Paese a questi grandi attori che gestiscono centinaia di miliardi di euro di investimenti. Sia chiaro, io rispetto l’autonomia di queste aziende. Ma la competizione è inutile senza una visione d’insieme”.

Parla di “successo politico” Andrea Orlando, complimentandosi con l’esecutivo che “si è mosso bene e anche i ministri Gualtieri e Amendola si sono mossi bene. Questa operazione non è frutto del caso o del fatto che la cancelliera Merkel si sia ravveduta strada facendo. Il fatto è che in Europa si sono modificati i rapporti di forza, proprio grazie alle iniziative del governo e della maggioranza. Con il precedente governo questo non sarebbe stato possibile”.

Monti: “Svolta nell’Ue, occasione da sfruttare”. Letta: “Serve pianificazione”
Anche i due ex presidenti del Consiglio, Mario Monti ed Enrico Letta, parlano di un risultato “molto positivo”. “In ogni paese si calcolano soldi veri e l’Italia questa volta è la più beneficiata – ha detto il senatore a vita a Circo Massimo su Radio Capital – È una svolta nella costruzione dell’Europa. L’Ue si appresta ad avere un bilancio e si appresta ad usarlo”. Questi soldi, sottolinea Monti, “sono un’occasione per realizzare tanti miglioramenti nell’economia e nell’amministrazione che avremmo sempre voluto fare. Bisogna usarli bene e in tempo”. E poi lancia un messaggio ai cosiddetti sovranisti: “Vedranno questa svolta, saranno costretti a trovare altri difetti all’Europa che verrà incontro alle esigenze dei cittadini e delle nuove generazioni”.

Positivo anche Letta, che ha parlato ad Agorà su Rai3, anche se più cauto nel giudizio: “Si potranno fare diverse operazioni, come ad esempio ridurre le tasse e in particolare tagliare il costo del lavoro. Credo che sia assolutamente possibile, almeno è quello che farei io. Vorrei sottolineare che stanno arrivando dall’Europa così tanti soldi che l’Italia non ha mai avuto prima. Ora l’importante è pianificare l’utilizzo di tutte queste risorse per i prossimi dieci anni, in modo tale che non si trasformino nel ‘regno delle marchette’, ossia che a ognuno che chiede qualcosa questa cosa poi gli viene data”.

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Coronavirus, stop di Malta a collegamenti con l’Italia: bloccati in migliaia. Germania: “In Italia virus diagnosticato tardi”. Primi contagi in Commissione e Bce

Vienna chiede agli austriaci che si trovano in Italia di tornare con urgenza a casa, mentre si verificano i primi due contagi da coronavirus tra il personale della Commissione Europea e della Banca centrale europea. Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli si mette in autoquarantena e segue la plenaria da casa. Malta nella notte, dopo le misure prese da Palazzo Chigi, ha sospeso i collegamenti passeggeri con l’Italia, aerei e navali: sull’isola vivono oltre 9mila connazionali residenti, ai quali vanno aggiunti almeno altri 15mila per lavoro, studio o turismo. Con il primo contagio ufficiale in Sachsen-Anhalt, tutti i 16 Laender tedeschi sono adesso colpiti dal coronavirus. Per il Robert Koch Institut, responsabile per la gestione dell’emergenza al fianco delle istituzioni, il numero di contagi nel Paese è ancora basso al contrario dell’Italia, dove il Coronavirus “è stato diagnosticato tardi, dopo i primi casi di morte”, mentre in Germania “i casi positivi sono stati identificati molto presto”. Da Bruxelles la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides dichiara che “le decisioni prese dai governi non sono prese alla leggera ma vanno seguite alla lettera” e che “stiamo guardando all’acquisto congiunto di apparecchiature medicali come i respiratori o i kit per i test chiesti dagli Stati membri. Con il commissario al Mercato Interno Thierry Breton stiamo discutendo su come l’industria possa aumentare la produzione per soddisfare la domanda crescente” di articoli sanitari, equipaggiamenti e apparecchiature mediche necessari per contrastare l’epidemia di Covid-19″, ha detto nella miniplenaria del Parlamento Europeo, aggiungendo che “rallentare il virus deve essere la nostra massima priorità per guadagnare tempo perché i nostri sistemi sanitari funzionino in modo efficace e perché la ricerca e lo sviluppo facciano passi avanti”.

Aumenta l’allerta in Europa per l’epidemia di coronavirus, mentre continuano a calare i contagi in Corea del Sud così come in Cina, che ha registrato altre 17 morti, tutti nella provincia dell’Hubei. I nuovi casi registrati sono 19. Sono stati dimessi dagli ospedali 1.297 pazienti dopo essere stati curati. E il presidente cinese Xi Jinping, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia, visita Wuhan nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi. Nel mondo, secondo la John Hopkins University, sono state registrate 4.026 morti. Negli Usa due deputati del partito repubblicano, Matt Gaetz e Doug Collins, si sono messi in auto-quarantena dopo essere entrati in contatto con una persona infetta durante la Conservative Political Action Conference (Cpac). Sono entrambi asintomatici ma la loro decisione di isolarsi è arrivata dopo essere stati a contatto con una persona contagiata. Una notizia riportata dai media americani e accompagnata dalla foto che ritrae la stretta di mano tra Collins e il presidente Usa Donald Trump che però ha dichiarato al momento di non avere effettuato alcun test. La Casa Bianca, intanto, continua a tranquillizzare: il presidente ha promesso che “l’economia andrà bene” nonostante l’epidemia e in giornata ci sarà un’altra conferenza stampa per comunicare i risultati di vari incontri sulle misure economico-fiscali dopo la crisi a Wall Street innescata dall’epidemia.

Commissione Ue e Bce – Dopo la positività di un dipendente dell’Eda, l’Agenzia Europea della Difesa, e di due funzionari del Consiglio, un funzionario della Commissione è risultato positivo al test, “è in cura e sta relativamente bene”, ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario. La Commissione “ha adottato misure precauzionali per i colleghi che erano stati di recente a stretto contatto con il funzionario in questione”, conclude. La persona contagiata che fa parte dello staff della Banca centrale europea, fanno sapere da Francoforte, sta ricevendo le cure mediche appropriate. Sono stati informati circa 100 colleghi che hanno lavorato a stretto contatto con il membro del personale e, per precauzione, lavoreranno temporaneamente da casa. La Bce sta inoltre effettuando una pulizia profonda degli spazi degli uffici potenzialmente interessati. “Auguriamo al nostro collega una pronta guarigione e ringraziamo tutti gli altri collaboratori per il loro costante impegno”, scrive la Bce. “In precedenza – prosegue – abbiamo annunciato misure adottate per precauzione contro la diffusione del virus, tra cui la limitazione dei viaggi di lavoro, l’ulteriore estensione delle opzioni di lavoro a domicilio e la cancellazione o il rinvio di conferenze e riunioni. Lunedì la Bce ha condotto con successo un test su larga scala delle sue strutture di lavoro da remoto, chiedendo a tutto il personale di lavorare da casa per un giorno”. E l’istituzione è rimasta pienamente operativa.

Malta – Il primo ministro, Robert Abela, ha annunciato lo stop ai collagamenti da e per l’Italia in una conferenza stampa in cui ha reso nota anche una quarta positività sull’isola: si tratta un uomo rientrato dal nord Italia. Nei giorni scorsi era stata trovata positiva una famiglia italiana rientrata dal Trentino.

Germania – 1139 contagi a livello federale (ieri erano 1112) e due vittime. “La situazione è seria. Io chiedo a tutti i sindaci, ai Laender, e agli ospedali di attivare i piani di crisi e di iniziare ad adeguare le strutture” per l’epidemia in Germania, ha affermato il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, in conferenza stampa a Berlino. L’esperto ha anche spiegato che all’interno del Paese la valutazione sulla pericolosità dell’impatto del Coronavirus è differenziata: il rischio per la popolazione tedesca è classificato attualmente come “medio”, ma nel distretto di Heinsberg “è più alto”.

Usa – Le autorità sanitarie di Washington Dc hanno chiesto a centinaia di fedeli della storica Christ Church di Georgetown di restare in quarantena dopo che il rettore della chiesa, il reverendo Timothy Cole, è diventato il primo paziente contagiato da coronavirus del District of Columbia. Si stima che siano circa 550 i parrocchiani che hanno partecipato alle messe celebrate tra fine febbraio e inizio marzo dal sacerdote, che ha distribuito anche la comunione. Trump continua a minimizzare e ad essere ottimista: nel corso di una conferenza stampa dalla Casa Bianca ha spiegato che il virus “ha preso il mondo alla sprovvista. È qualcosa in cui siamo stati trascinati e che abbiamo gestito molto bene”, ha aggiunto a proposito dell’emergenza coronavirus, rifiutandosi di rispondere a domande.

Corea del Sud – Per il quarto giorno consecutivo si registra un calo nel numero di casi positivi: per la prima volta in due settimane ‘solo’ 131. Ieri totale di 54 decessi.

Cina – Il presidente Xi Jinping è – per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia – in visita a Wuhan, focolaio del coronavirus e capoluogo della provincia dell’Hubei, nell’ambito di “una ispezione di prevenzione e controllo”. Nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi, Xi “visiterà e darà il suo saluto ai lavoratori del settore sanitario, ai funzionari militari e ai soldati, ai lavoratori della comunità, agli ufficiali di polizia, ai funzionari e ai volontari che hanno combattuto l’epidemia in prima linea, così come ai pazienti e ai residenti durante la sua ispezione”, ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. La provincia dell’Hubei ha riportato ieri 17 nuovi decessi, tutti nel capoluogo Wuhan, dove sono ancora ricoverate 14.957 persone, a fronte di 47.585 guariti. Xi, nelle scorse settimane, aveva inviato a Wuhan il premier Li Leqiang a verificare le operazioni sul campo designandolo a capo di una task force contro l’epidemia. Poi le missioni nella città erano state fatte con frequenza dalla vicepremier Sun Chunlan. La visita fatta oggi a sorpresa da Xi segnala la ripresa del controllo di Wuhan, mandando un segnale rassicurante sia sul fronte interno sia al mondo intero.

Marocco – Sospesi tutti i voli da e per l’Italia. La decisione governativa ha effetto immediato e dura fino a nuovo ordine, secondo il comunicato diffuso questa mattina. Per informazioni e emergenze sono a disposizione numeri del Ministero della Sanità 0801004747 e del Ministero degli Esteri +212 537 663 300.

Mongolia – Il Paese ha bloccato per sei giorni ingressi e uscite dalla sue città dopo il primo caso di coronavirus nel Paese: è un cittadino francese che lavora in una consociata locale del colosso nucleare Orano, specializzato nell’estrazione dell’uranio. L’uomo, arrivato via Mosca, non avrebbe rispettato la quarantena obbligatoria di 14 giorni, ha detto il ministero della Salute mongolo. “La capitale Ulaanbaatar e tutti i centri delle province sono in quarantena fino al 16 marzo per frenare l’epidemia”, ha spiegato il governo.

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Gentiloni alla stampa tedesca: “Patto di Stabilità pensato in epoca di crisi. Ora siamo fuori, cambiamolo”

Il Patto di Stabilità deve essere rivisto perché pensato in un momento di crisi per l’economia europea e mondiale. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung: “Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori – ha detto l’ex presidente del Consiglio – E abbiamo altre sfide davanti a noi, come la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita bassa e una bassa inflazione. In questo contesto le regole europee devono essere gradualmente adeguate”.

In risposta ai critici della sua nomina a nuovo titolare dell’economia dell’Unione, Gentiloni ha voluto dire che non ha alcuna intenzione di applicare “due pesi e due misure” in modo da favorire l’Italia nel contesto europeo: “La presidente von der Leyen ha più volte ripetuto quanto sia importante usare la flessibilità“, ha poi aggiunto.

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