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Recovery Fund, Conte: “In pochi ci avrebbero scommesso, gli aiuti arrivino presto”. Zingaretti: “Da Ue finalmente politiche espansive”

Il governo canta vittoria il giorno dopo la pubblicazione della proposta della Commissione europea per un Recovery Fund, ribattezzato ‘Next Generation Eu’, da 750 miliardi di euro, di cui 500 a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti. “Ci abbiamo creduto quando in pochi ci avrebbero scommesso – ha dichiarato a La Stampa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – In molti, anche sul piano interno, mi invitavano ad essere cauto e a non espormi dicendo che avrei sicuramente rimediato una cocente sconfitta politica. Ma sono stato sempre consapevole che una reazione europea forte e unitaria era assolutamente necessaria non solo per l’Italia ma anche per il futuro stesso dell’Europa”. Soddisfazione anche dal Pd, con il segretario Nicola Zingaretti felice per la posizione presa dall’Unione europea: “Dall’Europa finalmente politiche espansive“, ha detto a Repubblica. Mentre il vicesegretario, Andrea Orlando, a Omnibus La7 parla di “successo politico del governo che non può avere come presupposto la debolezza”.

Conte esulta, ma adesso c’è da superare lo scoglio del Consiglio Ue
Il capo del governo porta a casa l’appoggio delle istituzioni europee, ma la trattativa con i Paesi rigoristi, Austria e Paesi Bassi in testa, deve ancora cominciare e, come fanno sapere da Vienna e L’Aia, sarà tutt’altro che semplice. Per poter arrivare a un accordo definitivo serve l’unanimità di tutti i 28 Paesi membri dell’Ue che siedono nel Consiglio europeo. “Con i leader europei più contrari o perplessi – continua Conte – mi sono confrontato più volte, anche in modo molto franco, invitandoli a considerare che senza una risposta adeguata avremmo distrutto il mercato unico e compromesso irrimediabilmente tutte le catene di valore. Una risposta buona ma tardiva sarebbe stata inutile”. E riconosce che “ora c’è ancora molto da lavorare. Ci aspetta un Consiglio europeo molto impegnativo e dobbiamo cercare di rendere tempestiva l’attivazione di questi nuovi strumenti”.

Sulla stessa linea il commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, che in un’intervista a Radio Anch’io su RadioRai dice che la proposta “è per l’Italia una grande responsabilità, anche perché non credo avrà tante opportunità come questa”. Per il Paese si parla infatti di una disponibilità complessiva di “170-180 miliardi, anche se l’Italia è un contributore netto per 4 miliardi l’anno è tanta roba, come si dice a Roma. Il problema è come spendere queste risorse”.

E su questo è proprio il commissario che, in linea con quanto auspicato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, cerca di tracciare la linea: “La direzione giusta è affrontare le emergenze, puntare sulla transizione verde e digitale, affrontare le inefficienze burocratiche e la lentezza della giustizia civile“. Certo, ammette, “in prospettiva il tema del debito deve essere tenuto sotto controllo, non possiamo dimenticare che siamo troppo indebitati. Ora dobbiamo spendere ma in futuro questo debito dobbiamo metterlo su un percorso più gestibile o fra qualche anno ci troveremo in difficoltà”. E sulla possibilità di un accordo favorevole con Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia dice che è arrivata “una reazione iniziale non di porta in faccia ma di inizio di un negoziato, una reazione che rende possibile un accordo. Non sarà facile ma ci si arriverà”.

Zingaretti: “Finalmente politiche espansive dall’Ue”. Orlando: “Successo del governo”
Soddisfazione anche in casa Pd. Il segretario Zingaretti ha dichiarato che “finalmente abbiamo politiche espansive. Il Recovery Fund apre una stagione di potenti investimenti e dimostra quanto le nostre ragioni fossero più credibili di quelle dei nazional-populisti. L’Europa sta ritrovando la sua visione accanto ai bisogni delle persone. Queste risorse non vanno distribuite a caso ma con una strategia chiara“. E a proposito di questo, anche lui, come Gentiloni, sostiene che ci si debba concentrare su “cinque punti. Sfida digitale, scelte energetiche, centralità dell’università e della ricerca, riforma dello Stato e lotta alla burocrazia. Oltre al protagonismo dell’Europa“.

Adesso, conclude, è necessario che il governo convochi “presto tutte le aziende a controllo pubblico, i colossi mondiali come Eni, Enel, Finmeccanica, Ferrovie. Occorre dare una missione-Paese a questi grandi attori che gestiscono centinaia di miliardi di euro di investimenti. Sia chiaro, io rispetto l’autonomia di queste aziende. Ma la competizione è inutile senza una visione d’insieme”.

Parla di “successo politico” Andrea Orlando, complimentandosi con l’esecutivo che “si è mosso bene e anche i ministri Gualtieri e Amendola si sono mossi bene. Questa operazione non è frutto del caso o del fatto che la cancelliera Merkel si sia ravveduta strada facendo. Il fatto è che in Europa si sono modificati i rapporti di forza, proprio grazie alle iniziative del governo e della maggioranza. Con il precedente governo questo non sarebbe stato possibile”.

Monti: “Svolta nell’Ue, occasione da sfruttare”. Letta: “Serve pianificazione”
Anche i due ex presidenti del Consiglio, Mario Monti ed Enrico Letta, parlano di un risultato “molto positivo”. “In ogni paese si calcolano soldi veri e l’Italia questa volta è la più beneficiata – ha detto il senatore a vita a Circo Massimo su Radio Capital – È una svolta nella costruzione dell’Europa. L’Ue si appresta ad avere un bilancio e si appresta ad usarlo”. Questi soldi, sottolinea Monti, “sono un’occasione per realizzare tanti miglioramenti nell’economia e nell’amministrazione che avremmo sempre voluto fare. Bisogna usarli bene e in tempo”. E poi lancia un messaggio ai cosiddetti sovranisti: “Vedranno questa svolta, saranno costretti a trovare altri difetti all’Europa che verrà incontro alle esigenze dei cittadini e delle nuove generazioni”.

Positivo anche Letta, che ha parlato ad Agorà su Rai3, anche se più cauto nel giudizio: “Si potranno fare diverse operazioni, come ad esempio ridurre le tasse e in particolare tagliare il costo del lavoro. Credo che sia assolutamente possibile, almeno è quello che farei io. Vorrei sottolineare che stanno arrivando dall’Europa così tanti soldi che l’Italia non ha mai avuto prima. Ora l’importante è pianificare l’utilizzo di tutte queste risorse per i prossimi dieci anni, in modo tale che non si trasformino nel ‘regno delle marchette’, ossia che a ognuno che chiede qualcosa questa cosa poi gli viene data”.

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Coronavirus, stop di Malta a collegamenti con l’Italia: bloccati in migliaia. Germania: “In Italia virus diagnosticato tardi”. Primi contagi in Commissione e Bce

Vienna chiede agli austriaci che si trovano in Italia di tornare con urgenza a casa, mentre si verificano i primi due contagi da coronavirus tra il personale della Commissione Europea e della Banca centrale europea. Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli si mette in autoquarantena e segue la plenaria da casa. Malta nella notte, dopo le misure prese da Palazzo Chigi, ha sospeso i collegamenti passeggeri con l’Italia, aerei e navali: sull’isola vivono oltre 9mila connazionali residenti, ai quali vanno aggiunti almeno altri 15mila per lavoro, studio o turismo. Con il primo contagio ufficiale in Sachsen-Anhalt, tutti i 16 Laender tedeschi sono adesso colpiti dal coronavirus. Per il Robert Koch Institut, responsabile per la gestione dell’emergenza al fianco delle istituzioni, il numero di contagi nel Paese è ancora basso al contrario dell’Italia, dove il Coronavirus “è stato diagnosticato tardi, dopo i primi casi di morte”, mentre in Germania “i casi positivi sono stati identificati molto presto”. Da Bruxelles la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides dichiara che “le decisioni prese dai governi non sono prese alla leggera ma vanno seguite alla lettera” e che “stiamo guardando all’acquisto congiunto di apparecchiature medicali come i respiratori o i kit per i test chiesti dagli Stati membri. Con il commissario al Mercato Interno Thierry Breton stiamo discutendo su come l’industria possa aumentare la produzione per soddisfare la domanda crescente” di articoli sanitari, equipaggiamenti e apparecchiature mediche necessari per contrastare l’epidemia di Covid-19″, ha detto nella miniplenaria del Parlamento Europeo, aggiungendo che “rallentare il virus deve essere la nostra massima priorità per guadagnare tempo perché i nostri sistemi sanitari funzionino in modo efficace e perché la ricerca e lo sviluppo facciano passi avanti”.

Aumenta l’allerta in Europa per l’epidemia di coronavirus, mentre continuano a calare i contagi in Corea del Sud così come in Cina, che ha registrato altre 17 morti, tutti nella provincia dell’Hubei. I nuovi casi registrati sono 19. Sono stati dimessi dagli ospedali 1.297 pazienti dopo essere stati curati. E il presidente cinese Xi Jinping, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia, visita Wuhan nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi. Nel mondo, secondo la John Hopkins University, sono state registrate 4.026 morti. Negli Usa due deputati del partito repubblicano, Matt Gaetz e Doug Collins, si sono messi in auto-quarantena dopo essere entrati in contatto con una persona infetta durante la Conservative Political Action Conference (Cpac). Sono entrambi asintomatici ma la loro decisione di isolarsi è arrivata dopo essere stati a contatto con una persona contagiata. Una notizia riportata dai media americani e accompagnata dalla foto che ritrae la stretta di mano tra Collins e il presidente Usa Donald Trump che però ha dichiarato al momento di non avere effettuato alcun test. La Casa Bianca, intanto, continua a tranquillizzare: il presidente ha promesso che “l’economia andrà bene” nonostante l’epidemia e in giornata ci sarà un’altra conferenza stampa per comunicare i risultati di vari incontri sulle misure economico-fiscali dopo la crisi a Wall Street innescata dall’epidemia.

Commissione Ue e Bce – Dopo la positività di un dipendente dell’Eda, l’Agenzia Europea della Difesa, e di due funzionari del Consiglio, un funzionario della Commissione è risultato positivo al test, “è in cura e sta relativamente bene”, ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario. La Commissione “ha adottato misure precauzionali per i colleghi che erano stati di recente a stretto contatto con il funzionario in questione”, conclude. La persona contagiata che fa parte dello staff della Banca centrale europea, fanno sapere da Francoforte, sta ricevendo le cure mediche appropriate. Sono stati informati circa 100 colleghi che hanno lavorato a stretto contatto con il membro del personale e, per precauzione, lavoreranno temporaneamente da casa. La Bce sta inoltre effettuando una pulizia profonda degli spazi degli uffici potenzialmente interessati. “Auguriamo al nostro collega una pronta guarigione e ringraziamo tutti gli altri collaboratori per il loro costante impegno”, scrive la Bce. “In precedenza – prosegue – abbiamo annunciato misure adottate per precauzione contro la diffusione del virus, tra cui la limitazione dei viaggi di lavoro, l’ulteriore estensione delle opzioni di lavoro a domicilio e la cancellazione o il rinvio di conferenze e riunioni. Lunedì la Bce ha condotto con successo un test su larga scala delle sue strutture di lavoro da remoto, chiedendo a tutto il personale di lavorare da casa per un giorno”. E l’istituzione è rimasta pienamente operativa.

Malta – Il primo ministro, Robert Abela, ha annunciato lo stop ai collagamenti da e per l’Italia in una conferenza stampa in cui ha reso nota anche una quarta positività sull’isola: si tratta un uomo rientrato dal nord Italia. Nei giorni scorsi era stata trovata positiva una famiglia italiana rientrata dal Trentino.

Germania – 1139 contagi a livello federale (ieri erano 1112) e due vittime. “La situazione è seria. Io chiedo a tutti i sindaci, ai Laender, e agli ospedali di attivare i piani di crisi e di iniziare ad adeguare le strutture” per l’epidemia in Germania, ha affermato il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, in conferenza stampa a Berlino. L’esperto ha anche spiegato che all’interno del Paese la valutazione sulla pericolosità dell’impatto del Coronavirus è differenziata: il rischio per la popolazione tedesca è classificato attualmente come “medio”, ma nel distretto di Heinsberg “è più alto”.

Usa – Le autorità sanitarie di Washington Dc hanno chiesto a centinaia di fedeli della storica Christ Church di Georgetown di restare in quarantena dopo che il rettore della chiesa, il reverendo Timothy Cole, è diventato il primo paziente contagiato da coronavirus del District of Columbia. Si stima che siano circa 550 i parrocchiani che hanno partecipato alle messe celebrate tra fine febbraio e inizio marzo dal sacerdote, che ha distribuito anche la comunione. Trump continua a minimizzare e ad essere ottimista: nel corso di una conferenza stampa dalla Casa Bianca ha spiegato che il virus “ha preso il mondo alla sprovvista. È qualcosa in cui siamo stati trascinati e che abbiamo gestito molto bene”, ha aggiunto a proposito dell’emergenza coronavirus, rifiutandosi di rispondere a domande.

Corea del Sud – Per il quarto giorno consecutivo si registra un calo nel numero di casi positivi: per la prima volta in due settimane ‘solo’ 131. Ieri totale di 54 decessi.

Cina – Il presidente Xi Jinping è – per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia – in visita a Wuhan, focolaio del coronavirus e capoluogo della provincia dell’Hubei, nell’ambito di “una ispezione di prevenzione e controllo”. Nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi, Xi “visiterà e darà il suo saluto ai lavoratori del settore sanitario, ai funzionari militari e ai soldati, ai lavoratori della comunità, agli ufficiali di polizia, ai funzionari e ai volontari che hanno combattuto l’epidemia in prima linea, così come ai pazienti e ai residenti durante la sua ispezione”, ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. La provincia dell’Hubei ha riportato ieri 17 nuovi decessi, tutti nel capoluogo Wuhan, dove sono ancora ricoverate 14.957 persone, a fronte di 47.585 guariti. Xi, nelle scorse settimane, aveva inviato a Wuhan il premier Li Leqiang a verificare le operazioni sul campo designandolo a capo di una task force contro l’epidemia. Poi le missioni nella città erano state fatte con frequenza dalla vicepremier Sun Chunlan. La visita fatta oggi a sorpresa da Xi segnala la ripresa del controllo di Wuhan, mandando un segnale rassicurante sia sul fronte interno sia al mondo intero.

Marocco – Sospesi tutti i voli da e per l’Italia. La decisione governativa ha effetto immediato e dura fino a nuovo ordine, secondo il comunicato diffuso questa mattina. Per informazioni e emergenze sono a disposizione numeri del Ministero della Sanità 0801004747 e del Ministero degli Esteri +212 537 663 300.

Mongolia – Il Paese ha bloccato per sei giorni ingressi e uscite dalla sue città dopo il primo caso di coronavirus nel Paese: è un cittadino francese che lavora in una consociata locale del colosso nucleare Orano, specializzato nell’estrazione dell’uranio. L’uomo, arrivato via Mosca, non avrebbe rispettato la quarantena obbligatoria di 14 giorni, ha detto il ministero della Salute mongolo. “La capitale Ulaanbaatar e tutti i centri delle province sono in quarantena fino al 16 marzo per frenare l’epidemia”, ha spiegato il governo.

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Gentiloni alla stampa tedesca: “Patto di Stabilità pensato in epoca di crisi. Ora siamo fuori, cambiamolo”

Il Patto di Stabilità deve essere rivisto perché pensato in un momento di crisi per l’economia europea e mondiale. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung: “Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi. Ora però da questa crisi siamo fuori – ha detto l’ex presidente del Consiglio – E abbiamo altre sfide davanti a noi, come la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita bassa e una bassa inflazione. In questo contesto le regole europee devono essere gradualmente adeguate”.

In risposta ai critici della sua nomina a nuovo titolare dell’economia dell’Unione, Gentiloni ha voluto dire che non ha alcuna intenzione di applicare “due pesi e due misure” in modo da favorire l’Italia nel contesto europeo: “La presidente von der Leyen ha più volte ripetuto quanto sia importante usare la flessibilità“, ha poi aggiunto.

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La Commissione europea premia l’allarme per i seggiolini auto dell’italiana Remmy

La Commissione Europea ha annunciato i vincitori del primo premio europeo per la sicurezza dei prodotti, riconosciuto alle aziende che si spingono oltre i requisiti minimi dell’UE per garantire una maggiore sicurezza ai consumatori. A questo giro tutte le aziende premiate hanno realizzato soluzioni a tutela dei bambini, e c’è anche l’italiana Remmy, ideatrice del Car Baby Alert, un dispositivo che avvisa il conducente in caso dimenticasse il bambino in auto. Come purtroppo ricordano molti fatti di cronaca, è una soluzione che potrebbe salvare la vita dei più piccoli.

I “gold award” sono andati a tre aziende. La danese Evomove se l’è aggiudicato per Nomi, che aiuta a prevenire gli incidenti dovuti al ribaltamento del seggiolino. Il suo modello dispone di uno speciale rullo antiribaltamento. La tedesca Reer è invece meritevole di avere promosso, con prodotti e attività di comunicazione, la sicurezza dei bambini in casa. L’olandese Mippaa è invece premiata per Stair Trainer, una speciale ringhiera che aiuta i bambini piccoli a salire le scale in sicurezza.

Věra Jourová, commissario per la Giustizia, i consumatori e l’uguaglianza di genere, si congratula “con le aziende vincitrici per l’innovazione e gli investimenti nel rendere i prodotti più sicuri e alzare l’asticella per la protezione dei consumatori in Europa. Questo premio riconosce i loro sforzi”. I premi sono stati decisi da una giuria composta da rappresentanti delle organizzazioni nazionali ed europee dei consumatori e da importanti figure governative.

Contestualmente il commissario Jourová ha esortato “tutte le aziende a dare la massima priorità alla protezione dei consumatori, in modo che i nostri figli, famiglie e amici siano al sicuro. Non esiste investimento migliore della fiducia dei consumatori”. Oltre a riconoscere il lavoro dei professionisti, questo premio ha lo scopo di rendere i consumatori più consapevoli del loro diritto di trovare in commercio solo prodotti sicuri.

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Ue, Von der Leyen: “Lo stile di vita europeo si basasu libertà, uguaglianza, dignità umana. Non deve mai esser dato per scontato”

Lo stile di vita europeo è sinonimo di “libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana”, accesso ai servizi, “protezione delle persone più vulnerabili“. E “si è affermato a caro prezzo e a fronte di grandi sacrifici“. Ecco perché “non dovrebbe mai essere dato per scontato, perché non è né immutabile, né garantito per sempre. Viene messo in discussione ogni giorno da antieuropeisti all’interno e all’esterno dell’Europa”, per non dire del fatto che “abbiamo visto potenze straniere interferire nelle nostre elezioni dall’esterno”. Così la nuova presidente eletta della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in una lettera a Repubblicae agli altri quotidiani della Leading european newspapaer alliance spiega perché ha deciso di battezzare il portafoglio cui fanno capo le politiche migratorie “protezione dello stile di vita europeo”. Una scelta che ha scatenato polemiche e che molti rappresentanti delle istituzioni comunitarie hanno chiesto di rettificare.

La ex ministra tedesca non è d’accordo e anzi rivendica: “Le parole sono importanti. Per alcuni l’espressione “stile di vita europeo” è un’espressione carica e pregna di significati politici. Ma non possiamo e non dobbiamo lasciare che altri ci privino della nostra lingua: anche la lingua fa parte di chi siamo. In altre parti del mondo esistono stili di vita diversi dal nostro. Tutti abbiamo le nostre tradizioni, i nostri sistemi di valori e il nostro modo di fare le cose. Ma tra tutti io sceglierò sempre lo stile di vita europeo e la nostra Unione di solidarietà, tolleranza e affidabilità”.

Alle “potenze straniere” che “interferiscono nelle nostre elezioni” e ai “populisti nostrani che scandendo slogan nazionalistici dozzinali cercano di destabilizzarci”, “non dobbiamo permettere di appropriarsi, snaturandola, della definizione di stile di vita europeo”, conclude la presidente della Commissione ricordando. Per Von der Leyen “dovremmo essere fieri del nostro stile di vita europeo in tutte le sue forme e dimensioni e dovremmo costantemente preservarlo, proteggerlo e coltivarlo”. Questo è il motivo per cui lo stesso stile di vita europeo “è uno dei sei principi guida dei miei Orientamenti Politici, che in luglio hanno ricevuto il sostegno del Parlamento europeo”, fa notare la presidente della Commissione spiegando che si tratta della concezione europea della vita.

Libertà, uguaglianza, democrazia e rispetto della dignità umana sono valori “sanciti nel nostro Trattato” e che “ci garantiscono le libertà di cui godiamo oggi. Definiscono e racchiudono il significato autentico della nostra Unione”. Lo stile di vita europeo è anche “sinonimo di ascolto e confronto reciproco alla ricerca di soluzioni che rappresentino il bene comune. Ed è precisamente questo che vorrei facessimo insieme”, è la conclusione.

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Xylella, l’Italia condannata dalla Corte di Giustizia europea: “Non ha attuato le misure per impedire la diffusione del batterio”

L’Italia non ha contrastato la diffusione della Xylella. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella sentenza relativa alla causa che vede da una parte la Commissione Ue e dall’altra appunto l’Italia. Secondo la Corte, il nostro Paese è venuto meno all’attuazione delle misure volte ad impedire l’avanzare del batterio, all’epoca diffuso solo in provincia di Lecce, che può provocare la morte di molte specie di piante, tra cui gli ulivi. In secondo luogo, “non ha garantito, nella zona di contenimento, il monitoraggio della presenza della Xylella” con “ispezioni annuali effettuate al momento opportuno durante l’anno”. Si tratta di una condanna per primo inadempimento, che prevede solo il pagamento delle spese processuali.

La Xylella, ricorda la Corte, è stata osservata per la prima volta in Europa nel 2013, sugli ulivi salentini. Nel 2015 la Commissione impose misure volte ad eradicare il batterio, che prevedevano la rimozione delle piante infette e pure degli alberi situati nel raggio di 100 metri di distanza da quelli contagiati. Misure da attuare non solo nella zona infetta, ma anche in una zona ‘cuscinetto’. Un anno più tardi, sempre la Corte di Giustizia Ue aveva dichiarato la legalità delle misure.

La misura, era scritto nel loro provvedimento, “è proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria nell’Unione ed è giustificata dal principio di precauzione, tenuto conto delle prove scientifiche di cui la Commissione disponeva al momento della sua adozione”. Il punto era stato sollevato 24 agricoltori di Oria e Torchiarolo, in provincia di Brindisi, tra i primi a presentare ricorsi al Tar Lazio per bloccare le ruspe sui propri uliveti. I giudici amministrativi avevano congelato la misura e, nel gennaio 2016, avevano deciso di sospendere il giudizio, sollevando sei questioni pregiudiziali dinanzi alla Corte di Giustizia.

Nel maggio 2018, l’Italia era poi stata deferita per la diffusione del batterio alla stessa Corte lussemburghese. Sulla gestione dell’emergenza Xylella i Commissari Ue erano stati molto chiari nei mesi precedenti: “La lotta al batterio è stata un fallimento. Abbattete gli alberi malati”. Pena l’aggravarsi della procedura d’infrazione aperta nel luglio 2016 e il deferimento. Una misura drastica, che a Bruxelles hanno ritenuto necessaria per evitare la diffusione del batterio in tutto il territorio dell’Unione. L’attenzione dell’Ue, infatti, era tornata a livello di allarme nel marzo dello scorso anno, quando quasi tremila ulivi furono trovati positivi al batterio in un’area dove nel 2015 la Xylella aveva aggredito solo pochi esemplari.

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Ue, Von der Leyen a Palazzo Chigi: “Migranti, nuovi criteri di ripartizione”. Conte: “Rivendichiamo commissario economico di primo piano”

La proposta dei nomi per il commissario italiano a Bruxelles e l’insistenza di Conte sulla rivendicazione di un “commissario economico di primo piano”, ma anche un nuovo “patto per le migrazioni” che, senza entrare nel dettaglio, parte dalla revisione del patto di Dublino e dall’intenzione di Ursula von der Leyen di “rivedere il concetto di suddivisione, ripartizione dell’onere”. È terminato a Palazzo Chigi l’incontro tra Giuseppe Conte e la presidente della Commissione europea, che arriva a Roma dopo essersi recata a Berlino, Parigi, Varsavia e Madrid, per studiare la composizione del nuovo governo della Ue e raccogliere le candidature per il ruolo di commissario. Ma le “garanzie” informali di cui aveva parlato Conte non hanno finora trovato conferma a Bruxelles e la presidente della Commissione, parlando allo Spiegel, ha precisato che “non ci saranno promesse fino a quando lo schema non sarà completo”.

Il commissario italiano a Bruxelles – “Rivendichiamo un portafoglio economico di primo piano, perché riteniamo che un portafoglio del genere sia adeguato alle ambizioni e alle responsabilità che vuole assumersi l’Italia”, ha ribadito Conte prima dell’inizio del bilaterale riferendosi al commissario italiano, sul quale aveva detto di avere ricevuto “garanzie” per la Concorrenza. “Siamo disponibili – ha proseguito – a proporre e concordare il profilo di un candidato il più possibile adeguato per competenze e disponibilità a questo ruolo, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa intera”. La rosa dei papabili per Bruxelles è stata l’oggetto della telefonata di qualche ora fa tra il presidente del Consiglio e Salvini. Nessuna certezza su quali siano i politici che il leader della Lega ha indicato – anche se parlando del futuro membro italiano della Commissione ha anticipato che si tratterà di “un professionista che ha anche esperienza di governo” -, ma i nomi che circolano da qualche settimana, dopo il ritiro formale di Giancarlo Giorgetti, restano quelli del viceministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia, del ministro dell’agricoltura Gian Marco Centinaio, quello degli Affari europei Lorenzo Fontana, poi la titolare della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e Giulio Tremonti, figura fidata in ambito leghista. È una partita molto tesa, quella che si gioca nel governo. Il premier, alla vigilia dell’incontro con von der Leyen, veniva descritto come preoccupato, irritato, per un temporeggiare che rischia di danneggiare l’Italia. Senza un nome forte da proporre alla presidente della commissione, rischia di farsi impervia la partita della concorrenza, che il presidente del Consiglio vorrebbe per l’Italia senza spacchettatura delle deleghe. Ma in casa leghista c’è forte scetticismo che l’obiettivo di un portafoglio così pesante sia alla portata. L’agricoltura sarebbe una casella troppo debole per un Paese come l’Italia, osservano a Palazzo Chigi: per questo tergiversare Conte sarebbe “irritato”, secondo quanto fatto trapelare.

Von der Leyen e il “patto per le migrazioni” – Sul tavolo del bilaterale anche il tema delle migrazioni. Von der Leyen ha ribadito necessità di trovare un nuovo “patto” con la revisione di Dublino – punto toccato anche da Conte – e ha aggiunto: “Vogliamo che le nostre procedure siano efficaci, efficienti ma anche umane. Non è un compito facile, ma abbiamo capito tutti che non esistono soluzioni facili. È necessario rivedere il concetto di ripartizione degli oneri. Sappiamo che Italia, Spagna, Grecia sono geograficamente esposte: è fondamentale poter garantire la solidarietà ma ciò non è mai un processo unilaterale”. L’obiettivo “politico primario” dichiarato poi dalla commissaria è quello di “superare le divisioni nord-sud, est-ovest, Paesi piccoli-grandi. Un’Ue unita ha bisogno di un’Italia forte e prospera e certamente credo che ci sia molto da fare”. Prima dell’incontro, Conte ha anticipato che, oltre a questi temi, sono sul tavolo anche la riforma delle istituzioni europee per “rendere più efficace la governance” e la trasparenza dei processi decisionali. “Per riavvicinare l’Europa ai cittadini – sottolinea Conte – per contrastare la sfiducia, dovremo impegnarci di più per lavorare per una Europa che sappia offrire soluzioni adeguate ai problemi urgenti avvertiti dai nostri cittadini”. Un altro tema centrale è quello della crescita e soprattutto del rilancio del Sud – a rischio spopolamento e in recessione – per il quale “chiediamo il pieno sostegno dell’Europa”.

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Von der Leyen, le tappe verso la nuova Commissione: totonomi e possibili riconferme

La presidente della Commissione europea è stata eletta, ma per arrivare al completo rinnovo delle principali cariche nelle istituzioni europee sono tanti gli step da affrontare. In più l’insediamento della nuova Commissione potrebbe slittare anche all’inizio del 2020 nel caso in cui il Parlamento bocciasse uno o più candidati. Entro le prossime settimane i governi dei Paesi che ancora mancano all’appello dovranno presentare i loro candidati per il posto di commissario europeo e prima di metà settembre Ursula von der Leyen dovrà assegnare i portafogli ai singoli candidati. A quel punto, tra metà settembre e metà ottobre, si terranno a Bruxelles le audizioni dei candidati commissari da parte delle competenti commissioni dell’Europarlamento.

Le candidature per la Commissione: conferme e nuovi volti – Saranno tanti i volti nuovi che approderanno a Bruxelles nel nuovo esecutivo, e molte saranno donne. Almeno così è nelle intenzioni di Ursula von der Leyen. La prima donna alla guida della Commissione europea in 61 anni di storia comunitaria ha chiarito più volte che insisterà affinché ogni cancelleria presenti doppie candidature, e una di queste sia donna. L’intenzione del medico tedesco è di riservare alle proposte al femminile i portafogli più pesanti, imprimendo una spinta innovativa alla sua compagine fin dalle fondamenta. Le capitali a caccia di portafogli pesanti sono perciò avvertite. E il messaggio è stato ben recepito da Estonia e Finlandia, in pole position per passare all’incasso di dossier economici. Tallinn ha infatti avanzato la candidatura della sua ex ministro degli Affari economici Kadri Simson, e Helsinki quello dell’ex ministro delle Finanze Jutta Urpilainen. E anche per la danese Margrethe Vestager, attuale commissario alla Concorrenza e volto di punta dei liberali di Renew Europe, si profila una posizione di altissimo rango, con una supervisione in campo economico. Buone le chance di conquistare un posto al sole anche per l’attuale responsabile del Digitale, la bulgara Mariya Gabriel, che Sofia propone per un secondo mandato. Altrettanto potrebbe avvenire per la ceca Vera Jurova, attuale responsabile del dossier Giustizia, in odore di rinnovo. E anche in Italia, è cominciata a circolare l’ipotesi Giulia Bongiorno. Vero è però che, con la decisione dei 5 Stelle di votare a favore di von der Leyen al contrario della Lega, a Bruxelles le strade dei due alleati di governo si dividono. E il rischio è che l’azione di Conte ne risulti pesantemente danneggiata nei negoziati, a partire – appunto – da quello per il commissario. I portafogli su cui punta l’Italia restano quelli della Concorrenza (depotenziata), del Commercio e dell’Industria. Con la seconda opzione data in ascesa nelle ultime ore e il jolly Agricoltura tutt’altro che tramontato. È il nome da proporre che, ora, diventa un rebus. La Lega, al momento, non devia dalla scelta ufficiosa di Giancarlo Giorgetti ma tutto dipenderà dal portafoglio assegnato all’Italia e dalle possibilità che un esponente politico leghista avrà di superare il vaglio di von der Leyen e dello stesso Europarlamento. Il rischio, per Salvini, è che alla fine la nuova Europa lo costringa a scegliere un tecnico.

Tra i possibili riconfermati dalle proprie cancellerie ci sono cinque uomini, come l’austriaco Johannes Hahn, candidato per un terzo giro, dopo quello di commissario agli Affari regionali nel Barroso II e di responsabile al Vicinato e all’allargamento nel team Juncker. E oltre all’olandese Frans Timmermans, destinato a ricoprire il ruolo di primo vicepresidente vicario di von der Leyen, vorrebbero tornare a palazzo Berlaymont anche l’irlandese Phil Hogan, ora responsabile dell’Agricoltura; e gli attuali vicepresidenti all’Euro e all’Energia, il lettone Valdis Dombrovskis e lo slovacco Maros Sefcovic. Per quest’ultimo in particolare Bratislava spera nel rinnovo dello stesso dossier, a cui però guarda con molto interesse anche Varsavia. Altri uomini sono proposti dal governo di Madrid e Budapest, con il catalano Josep Borrell nel ruolo di Alto rappresentante e l’Ungheria in pressing per piazzare il suo ministro della Giustizia Laszlo Trocsanyi, puntando al dossier Allargamento. Ma tolti i nomi di Timmermans e Borrell – già concordati dal Consiglio europeo – con von der Leyen, che in Germania da ministro del Lavoro nel 2009 si era già imposta introducendo le quote rosa nei board delle grande imprese, le donne potrebbero essere tante.

Il calendario 
17 ottobre – Decisione del Consiglio europeo sul via libera alla nuova Commissione durante il vertice Ue d’autunno.
21-23 ottobre
 – Voto del Parlamento Ue, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, sull’insieme dalla nuova Commissione.
31 ottobre – Termina il mandato della Commissione guidata da Jean-Claude Juncker ed anche quello dell’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini.
1-4 novembre – Si insedia la nuova Commissione europea.
30 novembre – Termina il mandato del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.
2 dicembre – Inizia il mandato, di due anni e mezzo, di Charles Michel, il nuovo presidente del Consiglio Europeo.

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Commissione Ue, Ursula von der Leyen eletta per soli 9 voti. Salvini attacca: “Gravissimo asse Renzi-5 Stelle”

Ursula von der Leyen è la nuova presidentessa della Commissione europea, la prima a ricoprire questo incarico. È stata eletta ma con soli 383 voti a favore a fronte della maggioranza necessaria prevista di 374. Quindi per soli 9 sì. I contrari sono stati 327 con circa 75 franchi tiratori all’interno della sua stessa maggioranza. “Mi sento molto onorata, sono sopraffatta, la fiducia che riponete in me la riponete nell’Europa, un’Europa forte e unita da est a ovest, da nord a sud, pronta a combattere per il futuro invece che contro se stessa – ha detto dopo l’annuncio dell’elezione da parte del presidente del Parlamento, David Sassoli -. Il compito che dovrò affrontare pesa su di me ed il mio lavoro comincia adesso”, ha detto poco dopo la proclamazione. E sul fatto che la maggioranza che l’ha portata a palazzo Berlaymont sia risicata ha detto in conferenza stampa: “In politica la maggioranza politica è la maggioranza. Solo qualche settimana fa non mi conosceva nessuno, molti eurodeputati erano risentiti per la questione del processo dello Spitzenkandidat, voglio lavorare con questo Parlamento”.

Franchi tiratori fra socialisti e liberali – A favore di Ursula si è espresso lo schieramento delle forze pro-europee rappresentato dal gruppo dei Popolari, di cui fa parte la tedesca, dai Socialisti e democratici e da Renew Europe, i liberal-centristi di Macron, ma in maniera tutt’altro che compatta. Tra i tre gruppi sono infatti mancati circa 75 europarlamentari, fra franchi tiratori, che hanno cercato di impallinare la candidata, e schede bianche. Nel luglio del 2014 Jean-Claude Juncker fu eletto con una maggioranza ben più comoda: 422 sì e 250 contrari. Poco prima del voto i socialisti avevano annunciato che avrebbero dato il loro assenso a Ursula poi è arrivato il chiarimento di Sylvie Guillaume, eurodeputata socialista francese e vice-presidente del Parlamento europeo: “La maggioranza del gruppo voterà a favore ma non è una posizione unanime”. Contrari verdi, Gue e sovranisti. Ma soprattutto nel Pse sono covati i mal di pancia, con molte delegazioni nazionali – a partire da quella tedesca, ma anche francese, olandese, austriaca, greca e belga – contrarie alla conferma di von der Leyen. Sulla linea del sì s’erano assestati anche i Liberali mentre il gruppo dei sovranisti Identità e democrazia – di cui fa parte la Lega, il partito di Marine Le Pen e i tedeschi di Afd – alla fine non si è spaccato e ha bocciato compatto la futura inquilina di Palazzo Berlaymont. Chiusura verso la candidata presidente fin dall’inizio era stata espressa anche dai Verdi e dalla sinistra Gue. La neo presidente della Commissione col 51,27% dei voti ha ricevuto un consenso inferiore rispetto ai suoi predecessori Jean-Claude Juncker, che ottenne il 56,19% dei voti della plenaria di Strasburgo, e José Barroso, che nel suo secondo mandato ebbe il 51,9%. 

M5s: “Noi ago della bilancia”. Salvini: “Asse col Pd gravissimo” – Decisivi a suo favore sono stati i 14 eurodeputati del M5S, non organici alla maggioranza a Strasburgo, senza i quali le sarebbe mancato il quorum necessario di 374 voti. Al sì dei pentastellati si è contrapposto il no della Lega, con i partiti di governo in Italia che si sono quindi spaccati. “Senza i nostri voti, determinanti, oggi saremmo davanti a una crisi istituzionale senza precedenti in Europa”, si legge in una nota della delegazione 5 Stelle al Parlamento europeo. “Siamo stati l’ago della bilancia, abbiamo condizionato in positivo l’agenda della prossima Commissione europea che avrà il salario minimo, la lotta al cambiamenti climatici, la riforma del regolamento di Dublino e nell’attribuzione di maggiori poteri al Parlamento europeo le proprie priorità, tutte battaglie portate avanti dal Movimento 5 Stelle da anni”. Poi aggiungono che “su queste riforme saremo inflessibili, ci aspettiamo da Ursula Von der Leyen una accelerazione nella loro approvazione per dimostrare a tutti i cittadini europei che il cambiamento è possibile. Il voto di oggi certifica che a Bruxelles non c’è una maggioranza, sui singoli dossier faremo pesare i nostri voti e le nostre idee per il bene dell’Italia e dei cittadini italiani”. Ma il sostegno alla presidente della Commissione Ue accende la polemica con l’alleato di governo. “È gravissimo il voto europeo – attacca Salvini -: Von der Leyen passa grazie all’asse Merkel, Macron, Renzi, 5stelle. Avrebbe potuto essere una svolta storica: la Lega è stata coerente con le posizioni espresse finora, ha tenuto fede al patto con gli elettori e difende l’interesse nazionale”. Con il voto di oggi i due partiti di governo prendono strade diverse in Europa e si apre formalmente anche la partita dei commissari, con la Lega che ora si ritrova nel delicato compito di convincere la nuova presidente ad accettare un suo esponente pur avendole votato contro. E il premier Conte, come aveva già fatto nei giorni scorsi dichiarandosi a favore di von der Leyen, è soddisfatto dell’esito della votazione: “È un inizio incoraggiante. Ma è solo l’inizio. Apprezziamo le proposte programmatiche della Presidente in direzione di un’Europa finalmente più solidale, più rispettosa dell’ambiente e più sicura rispetto ai traffici illeciti e alla migrazione illegale. Consapevole del suo ruolo come Paese fondatore Ue, l’Italia intende fare la sua parte affinché l’Europa sappia rinnovarsi e torni a mettere i cittadini al centro del suo futuro”. Di certo il primo segnale della presidenza è la fine dell’incarico di segretario generale della Commissione Ue per il controverso Martin Selmayr. Una regola non scritta prevede infatti che segretario generale e presidente della Commissione non siano della stessa nazionalità.

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Commissione Ue, per Ursula von der Leyen è il giorno del voto: socialisti spaccati, ma va verso la maggioranza

Ha annunciato che domani darà le dimissioni da ministro della Difesa del governo di Angela Merkel, a prescindere dall’esito del voto di oggi. Cioè quello per succedere a Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea, diventando così la prima donna al vertice dell’Unione. Ursula von der Leyen si presenta davanti alla plenaria a Strasburgo alle 9 e nove ore dopo è prevista la votazione. Liberali e popolari hanno già garantito il loro sostegno, mentre i socialisti, delusi dalla bocciatura di Frans Timmermans, continuano a essere spaccati. Di certo chi non la sceglierà sarà la delegazione tedesca dell’Spd. I conservatori di Ecr attendono ulteriori garanzie, ma i Visegrad si erano detti soddisfatti della sua nomina. I 5 Stelle hanno dichiarato di avere le sue “stesse priorità” dopo le aperture sul salario minimo e vanno verso il sì, che la Lega con Marco Zanni ha dal canto suo ufficializzato nonostante per i sovranisti sia saltato l’incontro con la candidata. Al contrario, Verdi e sinistra Gue voteranno contro. Un panorama che per von der Leyen dovrebbe tradursi nel superamento della soglia dei 376 voti per l’elezione.

Socialisti: le delegazioni contro la candidata – Al centro della sua agenda clima, difesa dello stato di diritto, riforma di Dublino e flessibilità nell’applicazione delle regole del Patto di stabilità. Tutti punti toccati in due lettere inviate dalla presidente designata ai socialisti – 154, che includono 19 eurodeputati del Partito democratico – e a Renew Europe – in tutto 108 – per rispondere ai loro dubbi. Marc Tarabella, eurodeputato belga del Parti Socialiste (Ps), spiega che il gruppo è diviso sulla sua candidatura perché manca un programma di “di rilancio economico, che sarebbe molto utile per tutti i cittadini e per il progetto europeo”. In particolare colpisce il silenzio sulla lotta all’evasione e sulla “gestione dei migranti” motivi per cui, per Tarabella “non si può più dare un assegno in bianco”, come “abbiamo fatto con Barroso e con Juncker“. Anche il Pd, peraltro, aspetta maggiori precisazioni sui temi migratori. Le delegazioni contrarie al sì sono quelle di tedeschi, inglesi, olandesi e austriaci, che in tutto equivalgono a 37 eurodeputati.

Le lettere inviata a socialisti e liberali – “La mia priorità come presidente della Commissione – scrive von der Leyen – sarà di fare dell’Europa il primo Continente climaticamente neutrale entro il 2050″. Entro il 2021, annuncia inoltre von der Leyen, “mi impegno a presentare un piano per aumentare l’obiettivo dell’Ue” per una riduzione del 55% delle emissioni di CO2 “in modo responsabile”. Per quanto riguarda gli aspetti economici, von der Leyen si impegna a “utilizzare pienamente la flessibilità nell’ambito del Patto di stabilità e crescita”, oltre che (nella lettera agli Sd) a mettere a punto un piano d’azione per la piena attuazione del Pilastro europeo dei diritti sociali.

Nelle due missive, la ministra tedesca sottolinea inoltre che “il rispetto dello stato di diritto è centrale” per la sua “visione di un’Unione di eguaglianza ed equità sociale. Non ci possono essere compromessi sullo stato di diritto”, scrive von der Leyen, che si dice pronta a sostenere la proposta di fare dello stato di diritto una parte integrante del prossimo quadro finanziario pluriennale. Sulla questione dei migranti, nella missiva si socialisti la ministra tedesca annuncia “un nuovo patto sull’immigrazione e l’asilo, incluso il rilancio della riforma di Dublino. Abbiamo bisogno di una nuova modalità per condivisione degli oneri” nell’ambito dell’asilo, sottolinea von der Leyen. La ministra tedesca appoggia infine la proposta di una “conferenza sul futuro dell’Europa” lanciata da Renew Europe, mentre per quanto riguarda gli equilibri all’interno del collegio dei commissari von der Leyen – oltre a ribadire la necessità di una parità di genere all’interno della squadra – scrive che il Collegio “consiste di un presidente e due vicepresidenti esecutivi. Uno dei due, il primo vicepresidente, sostituirà la presidente in sua assenza”.

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