Archivio Tag: Cronaca Nera

Benevento, neonato trovato morto in una scarpata: madre piantonata in ospedale

Le indagini dei carabinieri sono in corso per stabilire le cause della morte di un neonato di quattro mesi trovato senza vita in un fossato lungo al statale Telesina, all’altezza di Solopaca, nel Beneventano.

La madre, 34 anni, secondo una prima ricostruzione, dopo aver urtato con l’auto il guardrail si sarebbe fermata e avrebbe lanciato il bambino nella scarpata. Poi sarebbe scesa nel dirupo e lo avrebbe colpito a bastonate. L’allontanamento della donna, insieme con il piccolo, era stato denunciato qualche ora prima dal convivente nell’Avellinese. La donna è piantonata in ospedale.

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Siena, donna di 84 anni picchiata a morte nel suo letto: sospettato il figlio 45enne con problemi di alcolismo

Una donna di 84 anni è stata uccisa di botte nella sua casa di Cetona, in provincia di Siena, nella notte tra il 2 e il 3 agosto. Secondo quanto riferiscono i Carabinieri intervenuti sul posto, l’anziana signora, Marisa Tosoni, sarebbe stata picchiata fino alla morte. Il cadavere è stato trovato nel letto dell’abitazione, una villetta con giardino, chiamata “Villa Cristina”, al numero 14 della strada provinciale 21. Le indagini si stanno indirizzando sul figlio 45enne della vittima.

L’uomo, con problemi legati all’alcol, si trova adesso nella villetta controllato a vista dai militari dell’Arma e interrogato dal pm di Siena Siro De Flammineis, arrivato sul posto insieme ai carabinieri per il sopralluogo. A quanto risulta, è stato proprio il 45enne che viveva con la madre a dare l’allarme.

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Caserta, bimba di 8 anni travolta da pirata della strada sotto effetto di cocaina: è gravissima. Il 47enne si è poi costituito

Una bambina di 8 anni è ricoverata in pericolo di vita dopo essere stata investita da un 47enne sotto effetto di cocaina. L’uomo, qualche ora dopo essere fuggito senza prestare soccorso, si è costituito ai carabinieri. È successo il 24 agosto a Pescopagano a Mondragone, in provincia di Caserta, dove la piccola, di nazionalità ucraina, si trovava in vacanza con i genitori. Il 47enne è stato sottoposto a fermo e portato ai domiciliari.

La famiglia stava camminando in una strada della località di villeggiatura quando l’auto ha travolto la figlia. La piccola è stata trasferita in gravissime condizioni presso la clinica Pineta Grande di Castelvolturno, dalla quale è stata poi portata al Santobono di Napoli. Qui è stata sottoposta a un intervento chirurgico. Da una prima ricostruzione, pare che l’investitore, residente a Napoli, nel quartiere Secondigliano, abbia proseguito nonostante il forte impatto la marcia, accelerando senza fermarsi a prestare soccorso. Solo in serata si è presentato alla caserma dei carabinieri di Casavatore. Dagli esami tossicologici è emerso che il conducente guidava sotto effetto di cocaina.L’automobile era priva di assicurazione e revisione.

I carabinieri di Mondragone, che hanno avviato le indagini, l’avevano ritrovato il mezzo in una strada poco frequentata di Pescopagano, nascosta tra la vegetazione. Così sono risaliti al 47enne, ora sottoposto al fermo domiciliare per omicidio stradale e a disposizione dell’autorità giudiziaria della procura di Napoli Nord.

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Pesaro, ex coniugi trovati morti in casa: l’ipotesi è di omicidio-suicidio

Una coppia di ex coniugi è stata trovata morta nella tarda serata dell’11 agosto in una zona periferica di Pesaro. Il cadavere dell’uomo è stato trovato impiccato in un capanno, mentre la moglie, è stata trovata morta nel bagno con un asciugamano intorno al collo, probabilmente strangolata. A far scattare l’allarme sono state le due figlie della coppia, di 23 e 14 anni, preoccupate perché la madre non rispondeva al telefono. L’ipotesi su cui indagano i carabinieri è quella di omicidio-suicidio, lui avrebbe ucciso lei e poi si sarebbe tolto la vita.

Il fatto è avvenuto nell’appartamento al piano terra di una palazzina in via Chiaramonti, zona Santa Veneranda, nell’entroterra della città marchigiana. Marito e moglie erano entrambi di origini moldave ed erano separati da un anno. L’uomo, Andrei Cegolea,di 47 anni, era un operaio, mentre lei, Maria, di 42 anni, faceva lavori saltuari anche come badante. La donna avrebbe confidato più volte ai parenti di aver subito violenze dal marito geloso, del quale aveva paura. Era proprio per questo che aveva deciso di separarsi, pur senza denunciarlo.

Secondo le prime ricostruzioni sono state le figlie della coppia, in vacanza in Moldavia, in pensiero visto che la madre non rispondeva al telefono, a chiamare i parenti chiedendo loro di andare a fare un sopralluogo. I cugini, arrivati nella casa in via Chiaramonti, hanno scoperto il corpo della donna in bagno, vicino a una finestra. La 42enne, secondo quanto stabilito poi dal medico legale, era già morta da molte ore. Il corpo di Andrei Cegolea è stato trovato dai carabinieri durante un sopralluogo nei dintorni della casa, impiccato in un capanno usato anche come garage.

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Omicidio Fabrizio Piscitelli, chi era Diabolik: dalla curva della Lazio alle accuse per traffico di droga fino all’estrema destra romana

Si era preso la Curva Nord, suo regno incontrastato da anni, e aveva anche tentato di prendersi la Lazio. Nel mezzo, l’arresto per traffico di droga, diversi precedenti, la presunta guida della batteria di Ponte Milvio che avrebbero avuto rapporti con Michele Senese e Massimo Carminati, e il sequestro di 2 milioni di euro della Guardia di Finanza. E poi gli ambienti di estrema destra che frequentava, oltre a diverse iniziative ispirate all’antisemitismo. La carriera criminale di Fabrizio Piscitelli, conosciuto con il soprannome di Diabolik, leader degli Irriducibili Lazio ucciso vicino al Parco degli Acquedotti mercoledì pomeriggio, prende il via oltre 20 anni fa. Ben prima della sua affermazione, nei primi anni Duemila, come capo ultras biancoceleste.

Nel 2013 venne arrestato dopo un mese di ricerche in un appartamento alla periferia di Roma, dove si nascondeva dai finanzieri. L’accusa nei suoi confronti era quella di essere a capo di un gruppo criminale che gestiva un traffico di droga internazionale tra l’Italia e la Spagna. Nel covo venne trovato anche un arsenale che avrebbe potuto essere utilizzato per gli scontri allo stadio. Due anni dopo, nel 2015, fu condannato in primo grado, insieme ad altri tre capi ultrà della Curva Nord, a 3 anni e 6 mesi per il tentativo di scalata alla Lazio. Un’inchiesta che coinvolse anche l’ex leggenda biancoceleste, Giorgio Chinaglia. Un anno dopo le Fiamme Gialle gli sequestrarono beni per 2 milioni di euro, compresa una villa a Grottaferrata. Un immobile che poi fu soggetto a revoca della confisca da parte della Cassazione.

Il nome di Diabolik è legato a tante altre azioni messe a segno dagli Irriducibili, gruppo ultrà vicino agli ambienti di estrema destra e autore di una lunga contestazione nei confronti dell’attuale presidente della Lazio, Claudio Lotito. Nel febbraio 2015, era stato condannato in primo grado per “tentata e reiterata estorsione aggravata” proprio nei confronti del patron biancoceleste. Il 30 gennaio del 2000, in occasione di Lazio-Bari nell’annata dello scudetto vinto da Sven Goran Eriksson, fecero il giro del mondo le immagini dello striscione esposto in Curva nord in “onore alla tigre Arkan”: il riferimento era a Zeljko Raznatovic, criminale di guerra serbo accusato di genocidio e crimini contro l’umanità, morto in quei giorni.

Nel 2017 proprio gli Irriducibili finirono nella cronaca per aver affisso adesivi di chiaro stampo antisemita che ritraevano Anna Frank con la maglia giallorossa nella Curva Sud dei cugini romanisti. E, appena un anno fa, fece scalpore un volantino, a firma del sedicente “direttivo Diabolik Pluto” (due capi ultrà), che vietava alle di stare nelle prime dieci file della Curva Nord, considerato un “luogo sacro” della tifoseria biancoceleste. “Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese – era l’accusa – andasse in altri settori”.

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Ostuni, accoltellato a morte 44enne: arrestato il fidanzato della figlia minorenne

Una lite in famiglia, poi l’accoltellamento. L’inutile corsa in ospedale, la morte e, dopo neanche 24 ore, l’arresto del presunto responsabile. È questa la dinamica dell’omicidio compiuto nell asera di sabato 13 luglio a Ostuni, in provincia di Brindisi. La nota di cronaca, tuttavia, non dice tutto. Perché a morire è stato Giuseppe Maldarella, 44 anni, il padre della fidanzata minorenne di Lorenzo Moro, 20 anni, considerato dagli inquirenti il responsabile dell’accoltellamento e per questo motivo portato in carcere a Brindisi. Di sicuro, alla base del litigio finito del sangue c’era proprio la relazione tra i due ragazzi. Ne sono convinti gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Brindisi e del commissariato di Ostuni, che nella serata di sabato intorno alle 23 sono stati chiamati a intervenire in via Garibaldi, angolo via Fogazzaro (nel pieno centro della città turistica brindisina), e hanno subito riconosciuto il ferito che era adagiato sul sedile anteriore dell’auto guidata dalla moglie: l’uomo aveva ferite da taglio. Soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale, poco dopo è deceduto. Nel frattempo, all’ospedale di Fasano sempre nella serata di sabato, sono giunti, con ferite alle braccia, altre due persone. Il delitto, o comunque la lite, tra la vittima e altre persone, secondo quanto accertato, si è consumato all’interno di un’abitazione in via Massimo D’Azeglio e nelle immediate vicinanze. Sono in corso ulteriori accertamenti da parte della Squadra Mobile e del Commissariato per ricostruire in ogni dettaglio la dinamica del fatto di sangue. Nella lite sarebbe rimasto coinvolto anche il padre di Moro.

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Legnano, 71enne ucciso a coltellate: il figlio adottivo confessa. “Umiliato in continuazione”

Una vita trascorsa a studiare, con sempre più libri a tenerlo impegnato seppur senza grandi successi, chiuso nella sua stanza e pochi contatti con l’esterno, senza amici e senza soprattutto un lavoro, tanto da innescare frequenti liti con i genitori, preoccupati per lui. Questo il presunto movente dell’omicidio di Michele Campanella, 7 enne ex finanziere in pensione, ucciso a coltellate al culmine di una lite dal figlio adottivo Marco, 36 anni, questa mattina nella loro casa di Legnano, nel Milanese.

L’uomo, arrestato dalla polizia, dopo un lungo interrogatorio alla presenza del pm di Busto Arsizio, Francesca Parola, con l’accusa di omicidio volontario, ha ammesso di aver agito perché si sentiva “umiliato continuamente” dai rimproveri del genitore che, da tempo, gli faceva presente che la sua pensione non poteva più essere sufficiente a mantenere tutta la famiglia. Secondo quanto emerso la discussione tra Marco Campanella e suo padre si è accesa intorno intorno alle 10 di lunedì, poi il 36enne ha impugnato due diversi coltelli da cucina e si è scagliato contro il padre.

Il 71enne a quel punto ha tentato di sottrarsi alle coltellate avvicinandosi al balcone dell’appartamento, lasciato aperto, dove il figlio lo ha seguito continuando a colpirlo, finendolo quando questi si è trascinato sul pavimento di nuovo all’interno. In totale, a ucciderlo, sono state oltre dieci coltellate, almeno tre dirette a organi vitali. Alla scena ha assistito un operaio al lavoro in un appartamento nella palazzina di fronte a quella dei Campanella, che ha immediatamente telefonato al 112 chiedendo aiuto. Quando sul posto si sono precipitati i poliziotti, l’ambulanza e i carabinieri, Marco Campanella si è barricato in casa.

Per evitare potesse compiere altri gesti sconsiderati, i vigili del fuoco chiamati dalle forze dell’ordine sono intervenuti con una autopompa e hanno chiuso i rubinetti del gas a tutto il palazzo. In quel frangente la moglie della vittima stava facendo rientro a casa dopo alcune commissioni e ha avuto un malore appena appreso l’accaduto. Il 36 enne, laureato in Lingue solo un anno fa (stava studiando per essere ammesso alla facoltà di Scienze Politiche nonostante il padre gli avesse chiesto più volte di trovare un’occupazione), dai residenti del quartiere è stato descritto come un giovane silenzioso, schivo, ma mai aggressivo o violento.

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La Spezia, abusi su una bambina di dieci anni: arrestato il vicino di casa 65enne

Atti sessuali aggravati su una bambina di dieci anni. È questa l’accusa con cui i Carabinieri hanno arrestato questa mattina un 65enne di Sarzana, in provincia di La Spezia. L’uomo accudiva la bambina e il fratello quando i genitori, vicini di casa e amici di famiglia, erano impegnati al lavoro. Le indagini erano partite nel febbraio scorso quando, una sera, i genitori nel mettere a letto la figlia si erano accorti di alcune macchie di sangue sugli indumenti intimi. La bambina aveva raccontato che il ‘nonno’, come chiamavano l’uomo lei e il fratello, quando rimanevano soli la palpeggiava e la baciava.

Gli accertamenti eseguiti dal perito genetico forense, nominato dal magistrato, avevano permesso di rinvenire negli slip e sui leggins della bambina tracce di dna riconducibili all’uomo. Sui dispositivi mobili usati dal 65 sono inoltre state trovate delle immagini di rapporti sessuali, anche tra persone minorenni, e profili con cui l’uomo adescava minori. L’uomo è ora agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.

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Omicidio di Torvaianica, l’ipotesi dopo l’autopsia: “Maria Corazza accoltellata, poi Domenico Raco si è dato fuoco”

Maria Corazza è stata uccisa da una coltellata: sul cadavere c’è il segno di una profonda ferita da arma da taglio. Nessun segno invece sul corpo di Domenico Raco che, con molta probabilità, dopo avere ammazzato la donna, si è tolto la vita nel rogo appiccato alla vettura dove i due si trovavano. È questa l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti dopo i risultati parziali dell’autopsia che continuerà lunedì. Si rafforza quindi in modo deciso l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. Probabilmente il coltello usato da Raco per ucciderla è lo stesso trovato nell’auto. Gli ulteriori accertamenti sul corpo della donna dovranno anche stabilire una compatibilità tra il tipo di ferita, la profondità, e l’arma trovata.

I due corpi erano stati trovati carbonizzati in una auto la mattina del 14 giugno a Torvaianica, località sul litorale romano. Secondo la Procura di Velletri quindi acquista concretezza l’ipotesi del femminicidio con all’origine, probabilmente, il rifiuto della donna alle avances di Raco. O forse la volontà da parte di Maria di concludere una relazione. In ogni caso potrebbe essere stato un no a dettare il piano omicida di Raco che era un amico di famiglia e conosceva anche il marito della donna.

I cadaveri sono stati trovati sull’auto della madre di Maria Corazza, originaria di Pomezia, che la donna utilizzava per i suoi spostamenti. La mattina prima di essere trovata morta Maria aveva accompagnato la figlia a scuola col marito. Poi, disse l’uomo, si erano separati. E a riprova del suo alibi fornì ai carabinieri i nomi di tre persone con cui si era incontrato. Una versione confermata dalle persone indicate.

Escluso un coinvolgimento del marito della vittima, la pista dell’omicidio-suicidio è apparsa subito la più plausibile anche per la posizione dei corpi in auto: l’uomo al posto di guida e la donna sul sedile posteriore. L’auto era ferma in una stradina isolata, al confine tra Torvaianica e Pomezia. Un luogo isolato forse per un incontro di chiarimento. Forse per dire un no definitivo.

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Cremona, uccide a coltellate la figlia di due anni poi cerca di togliersi la vita. “Rabbia per la separazione”

Ha ucciso a coltellate la figlia di soli due anni. Poi ha tentato di togliersi la vita. È successo sabato pomeriggio a Cremona dove un uomo che lavora come operaio in una fabbrica ha commesso il delitto motivandolo con la rabbia per la separazione. Il 36enne ivoriano, ora in pericolo di vita, si era infatti da poco separato dalla moglie, con la quale viveva in un’altra abitazione assieme alla figlia. Solo un mese fa si era trasferito al civico 4 di via Massarotti, il luogo teatro della tragedia.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, intervenuti con tre pattuglie, le motivazione dell’omicidio sarebbe appunto legata alla separazione della coppia. Sul posto sono intervenute anche un’ambulanza ed una automedica. L’uomo è stato trasportato in ospedale ed è attualmente piantonato dai militari dopo essere stato arrestato per omicidio. Sul luogo del delitto la Scientifica è impegnata nei rilievi. Una vicina di casa, come riporta il quotidiano “La Provincia”, ha detto che il marito ha sentito le “urla e i lamenti della bimba”. In zona, ha aggiunto, “nessuno conosce la famiglia”.

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