Archivio Tag: Cronaca Nera

Altri due femminicidi nella notte. La donna uccisa a Padova aveva denunciato e ritrattato

Altri due femminicidi: a Stalettì, sulla costa ionica calabrese, e a Cadoneghe, in provincia di Padova. Nella notte prima della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

In Calabria una donna di 51 anni è stata uccisa a coltellate. Il suo corpo è stato ritrovato tra gli scogli nella tarda serata del 24 novembre. Un 36enne di Badolato è stato sottoposto a fermo del pm perché ritenuto l’autore del delitto. Secondo le indagini dei Carabinieri di Catanzaro e di Soverato, aveva una relazione extraconiugale con la donna.

A Cadoneghe un uomo di 40 anni ha ucciso la moglie con una coltellata al petto, ferendola da parte a parte. I tre figli che abitavano con la coppia sono stati affidati a un’amica della madre che abitava vicino a loro. A chiamare i carabinieri è stato proprio l’omicida, nella notte. La donna è stata trovata distesa nel suo letto. In passato sembra che lei avesse denunciato il comportamento violento del marito, ma poi aveva ritrattato. Sul posto i carabinieri del nucleo investigativo, il pm di turno Marco Brusegan, il medico legale Antonello Cirnelli.

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Maria Chiara, morta di overdose nel giorno dei suoi 18 anni. Il fidanzato (indagato): “La droga era il suo regalo di compleanno”

“Era il regalo che aveva chiesto per il suo compleanno. Per lei era la prima volta”. Così ha detto Francesco, il fidanzato di Maria Chiara, la 18enne trovata morta per overdose nel letto di un’abitazione di Amelia, in provincia di Terni, nel corso dell’interrogatorio nella caserma dei carabinieri. Il giovane è indagato per omissione di soccorso ed è stato ascoltato per sei ore dagli inquirenti nel tentativo di ricostruire i dettagli di quanto accaduto quel giorno, quello del 18esimo compleanno di Maria Chiara Previtali: lui è l’unico che conosce i contorni di una storia che non convince appieno né la famiglia, né gli amici di Maria Chiara e nemmeno gli investigatori. È stato proprio Francesco infatti a chiamare i soccorsi all’alba del primo giorno da maggiorenne della giovane, come riferisce il Messaggero.

“Confermerà di aver preso con lei il treno per la capitale dalla stazione di Attigliano venerdì mattina e di aver raggiunto uno dei luoghi dello spaccio” per comprare la droga. Lì, secondo la ricostruzione riportata dal Messaggero, attorno all’ora di pranzo la coppia si sarebbe iniettata eroina. Poi il ritorno in provincia di Terni. Maria Chiara, che a quanto pare già non stava bene, ha incontrato delle amiche per l’aperitivo mentre Francesco è tornato a casa ad aspettarla. I due hanno trascorso la notte insieme e poi, all’alba, quando lui si è svegliato, lei era già morta. “Quando mi sono svegliato era bianca, ho cercato di svegliarla. Lei non rispondeva. Allora ho chiamato i soccorsi. L’unica cosa che mi rimprovero è di non averli chiamati prima”, ha detto il giovane a “La Vita in Diretta“. Ma la sua versione non convince la Procura che sta cercando di capire cos’è realmente successo nelle due ore trascorse tra la morte di Maria Chiara e l’arrivo dei soccorsi.

Sempre secondo il Messaggero, Francesco ha detto agli inquirenti di “aver perso tempo nel tentativo di svegliarla, di averla presa su di peso per portala in bagno, di aver telefonato ad un’amica che fa la volontaria al 118 che gli ha consigliato di chiamare l’ambulanza”. Ora si attendono i risultati dell’autopsia sul corpo della ragazza per avere qualche elemento in più che aiuti a far luce sulla vicenda. “Che sia stato o no un regalo di maturità, noi faremo di tutto per capire chi ha fatto questo dono, chi lo ha confezionato, chi lo ha venduto, per fare a lui, o a loro, a nostra volta un regalo”, ha assicurato il procuratore capo di Terni, Alberto Liguori . “Sembra un film. Ma noi vogliamo capire bene i fatti“, ha aggiunto.

Come riferisce il Corriere della Sera, Maria Chiara e Francesco si erano conosciuti pochi mesi fa e da allora avevano iniziato una relazione. Lei, “ragazza solare, studentessa modello, due volte campionessa italiana di Arti Marziali e amica di tutti, soprattutto quelli più in difficoltà”; lui un tossicodipendente, si erano conosciuti nella comunità terapeutica Incontro di Amelia, di cui il padre della giovane è dirigente. “Io ci ho litigato tante volte. Ma da luglio, quando era arrivato Francesco, non era più lei: la droga parlava al suo posto”, ha raccontato il migliore amico della ragazza al Corriere. “Non era amore, era droga. Una persona li aveva messi in contatto e da quel momento lei non c’era più”.

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Ritrovato un cadavere nel fiume Adda: potrebbe essere quello della 15enne annegata mentre faceva il bagno

“C’è un corpo che galleggia nell’Adda, in località San Pietro a Berbenno, vicino alla pasticceria Libera”. È questa la segnalazione fatta ai vigili del fuoco intorno alle 10 di domenica mattina da due pescatori che si trovavano lungo le sponde del fiume. Subito sono scattate le operazioni di recupero nel punto indicato: il cadavere appartiene a una giovane donna e con il passare delle ore si fa sempre più concreta l’ipotesi che possa essere quello della 15enne Hasfa, inghiottita dal fiume lo scorso 1 settembre mentre con la cugina e altri familiari si trovava al Parco Bartesaghi, a Sondrio, dove risiedeva.

La ragazzina non è mai più stata ritrovata, nonostante giorni e giorni di intense ricerche, anche quelle “massive”, disposte dal prefetto Salvatore Pasquariello. Non solo, ogni giorno, da quando era rientrato dal Marocco poco dopo la tragedia, il padre Hamed Ben Duod, operaio in una segheria della zona, raggiungeva il punto dove la 15enne è scomparsa e si tuffava, nuotando nella speranza di ritrovarla.

Ora la possibile, tragica svolta: il corpo ripescato nell’Adda oggi ha caratteristiche del tutto simili alla descrizione dell’adolescente, anche per quanto concerne l’altezza, e c‘è piena compatibilità fra i luoghi della scomparsa e quelli del ritrovamento. Non ci sono, poi, in Valtellina denunce di altre giovani scomparse. La Polizia di Stato si occupa del caso e, al momento, dalla questura si limitano a dire, prudenzialmente, che sono in corso accertamenti scientifici. Ma i dubbi degli inquirenti sull’identità sono davvero pochi.

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Minaccia di gettare i tre figli piccoli dal balcone e sequestra il sindaco: 43enne arrestato a Rozzano (Milano)

Tentato omicidio, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. È lunga la lista dei reati contestati a un 43enne che ieri a Rozzano (Milano) ha afferrato i figli e armato di coltello, ha minacciato di gettarli dal balcone della casa al settimo pian. Ma sono solo: dopo aver “sventolato” i bambini tra i 5 e 7 anni, un 43enne ha preso in ostaggio il sindaco e ha lanciato oggetti contro chi tentava di fermarlo. L’uomo, padre separato e affidatario, è stato arrestato dai carabinieri. È tutto avvenuto ieri sera, martedì 9 giugno.







Alla vista del personale in uniforme, presenti anche i vigili del fuoco di Milano e Pieve Emanuele, l’uomo si è barricato all’interno dell’appartamento, posizionando un armadio davanti all’ingresso e per ostacolare l’intervento ha lanciato numerosi oggetti, tra cui vasi e mattonelle, in direzione delle forze dell’ordine e del personale di soccorso, colpendo lievemente al capo un volontario dei vigili del fuoco. L’uomo, “probabilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti, bevande alcoliche e psicofarmaci“, “ha impugnato un grosso coltello da cucina e ha afferrato i bambini, sporgendoli più volte all’esterno della ringhiera del balcone e lasciandoli sospesi nel vuoto per qualche minuto ad un’altezza di circa 25 metri“, raccontano i carabinieri.

Il sindaco di Rozzano, Gianni Ferretti, arrivato sul posto, su richiesta del 43enne, quando si è avvicinato all’ingresso per tentare una mediazione, è stato trascinato in casa dall’uomo armato di coltello. Il primo cittadino approfittando di un attimo di disattenzione è riuscito ad aprire la porta blindata di ingresso, spostando di qualche metro il mobilio e consentendo così, poco prima della mezzanotte, l’irruzione dei carabinieri che hanno messo in salvo i tre minorenni, rinchiusi in alcune stanze, e hanno bloccato e disarmato l’uomo, il quale impugnava un coltello con una lama di 20 centimetri. Ieri il 43enne avrebbe appreso la notizia della sussistenza di un procedimento finalizzato alla revoca dell’affidamento esclusivo dei figli. I piccoli, soccorsi dai medici del 118, sono stati trasportati e affidati al reparto di pediatria dell’ospedale San Paolo di Milano, “per sospetta assunzione di barbiturici e psicofarmaci”. Per l’uomo si sono aperte le porte del carcere San Vittore.

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Brescia, agente di polizia locale si suicida. Era finito fra le polemiche per aver parcheggiato in un posto per disabili

All’alba di martedì un agente di polizia locale si è ucciso a Palazzolo, in provincia di Brescia. Si è sparato con la pistola di ordinanza, vicino alla sede dove lavorava. Aveva 44 anni. Qualche giorno fa era finito fra le polemiche per aver parcheggiato l’auto della polizia in un posto riservato ai disabili a Bergamo vicino ad una sede universitaria. L’agente era stato preso di mira sui social, si era scusato e si era anche multato. Al momento però non si sa ancora se l’uomo abbia lasciato un biglietto per spiegare i motivi del gesto.

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Caltanissetta, spara alla compagna e alla figlia di lei e poi si suicida: non accettava la fine della loro relazione

Ha sparato alla donna, più grande di lui di vent’anni, con la quale aveva avuto una breve relazione perché non riusciva ad accettare la fine della loro storia, prima di uccidere anche la figlia di lei e di suicidarsi. È questa la ricostruzione dei carabinieri che conducono le indagini sulla tragedia avvenuta avvenuto nella notte a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta: i militari sono arrivati sul posto allertati da un vicino di casa ma quando hanno fatto irruzione nell’appartamento del centro storico per i tre non c’era più nulla da fare.

A sparare è stato Michele Noto, 27 anni: dalle indagini è emerso che il giovane deteneva regolarmente la pistola con cui ha sparato perché aveva un porto d’armi sportivo. Le due vittime sono Rosalia Mifsud, di 48, e la figlia di lei Monica Di Liberto, di 27 anni, avuta da un precedente matrimonio.

Da settembre l’uomo aveva iniziato una relazione con la 47enne, una storia che la figlia della vittima, sua coetanea, aveva sin da subito ostacolato. Così Rosalia Mifsud aveva deciso di interrompere quel rapporto, una decisione che probabilmente il 27enne non aveva mai accettato sino in fondo. Stanotte, al culmine di una discussione, avrebbe estratto la pistola ed esploso almeno quattro colpi di pistola. Per Rosalia Mifsud e la figlia non c’è stato scampo: i colpi li hanno raggiunti alla testa. Poi il giovane ha puntato l’arma contro di sé e si è sparato. Nell’abitazione gli investigatori dell’Arma non hanno trovato segni di colluttazione. Sulla vicenda indagano i carabinieri della Compagnia di Mussomeli.

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Foggia, agguato a commerciante d’auto: ucciso con 2 colpi di pistola alla testa mentre guidava

Lo hanno raggiunto mentre stava posteggiando sotto casa, in una zona periferica di Foggia. Due colpi esplosi alla testa da distanza ravvicinata dai killer che lo hanno affiancato a bordo di una moto attorno alle 21.30 di giovedì in viale Candelaro. È morto pochi secondi dopo, appena il tempo di lasciare il posto di guida e accasciarsi sul marciapiede, Roberto D’Angelo, 53 anni, commerciante d’auto con piccoli precedenti penali per reati contro il patrimonio.

Secondo le prime informazioni raccolte dalla polizia, l’uomo non era legato alla criminalità organizzata foggiana. Ma al momento non si esclude alcuna pista nelle indagini per risalire a chi e perché abbia deciso di freddare D’Angelo, che pare non abbia avuto liti o screzi nell’ultimo periodo. Il commerciante era solo alla guida dell’auto, una Fiat 500 L, alla quale si è affiancata una moto con in sella uno o due persone che hanno fatto fuoco. Alle indagini, seguite dalla Squadra mobile, potrebbero essere utili le immagini delle telecamere di videosorveglianza di diversi esercizi commerciali e abitazioni private presenti in zona.

Foggia, nella notte di San Silvestro, è stata scossa da due attentati incendiari nei confronti di altrettanti negozi del capoluogo dauno. Le due esplosioni – secondo fonti investigative – sarebbero riconducibili a una “strategia” della Società foggiana per riaffermare la propria forza dopo un 2019 segnato da decine di arresti e condanne contro i clan della quarta mafia, sotto pressione dall’agosto 2018 dopo la strage di San Marco in Lamis. Tuttavia, le informazioni raccolte dalla polizia nelle ore seguite all’omicidio sono convergenti: l’agguato a D’Angelo sarebbe slegato da dinamiche mafiose.

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Pordenone, riceve una moto per Natale: ragazzo di 17 anni fa un giro di prova, scivola in un fossato e muore

Aveva appena ricevuto una moto, il regalo dei suoi sogni, per Natale: ma ad appena un chilometro da casa ha perso il controllo del mezzo, scivolando in un fossato e schiantandosi contro il muro di una casa, in cemento. È successo questa mattina a Fiume Veneto, in provincia di Pordenone. La vittima, un ragazzo di 17 anni, è morto sul colpo.

La Polizia stradale di Spilimbergo sta ancora indagando sulle cause: secondo una prima ricostruzione il ragazzo ha voluto fare un giro di prova sulla sua nuova moto da cross, ma dopo un breve tratto di strada ha preso male una curva ed è finito in un fossato: dopo un volo di parecchi metri la corsa è finita contro la spalletta di cemento di un’abitazione. Un automobilista ha assistito all’incidente e ha subito chiamato i soccorsi: subito è arrivata un’ambulanza con medico a bordo, che ha inutilmente tentato di rianimare il giovane. Sul posto anche un equipaggio dei Vigili del fuoco del distaccamento di San Vito al Tagliamento.

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Venezia, si ferma a soccorrere automobilista ma poi lo investe uccidendolo

Si è fermato per prestare soccorso a un automobilista, ma quando è ripartito l’autista di un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha investito l’uomo uccidendolo. È successo a Eraclea (Venezia). L’automobilista era uscito di strada andando contro un albero con la propria Punto. È stato aiutato dall’autista di un mezzo pesante che ha assistito alla scena. Una volta appurato che tutto andava bene è ripartito non accorgendosi che la vittima dell’incidente era vicina al camion, investendolo in modo mortale.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco i sanitari del Suem 118 che non hanno potuto che constatare la morte dell’uomo e i carabinieri. La vittima dopo l’incidente era riuscita ad uscire da solo dall’auto incidentata ma il guidatore del camion, un mezzo per la raccolta dei rifiuti, era andato a sincerarsi del suo stato di salute. Poi all’atto di ripartire non si è accorto che l’uomo era ancora vicino al camion e l’ha investito. La vittima è un 35enne del luogo.

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Ravenna, donna strangolata nella notte: fermato il marito

Una donna è stata uccisa nella notte. È successo a Glorie di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna: la vittima è stata probabilmente strangolata. Sull’accaduta indagano i carabinieri che hanno fermato il marito e lo hanno sottoposto a interrogatorio con il pm di turno, Lucrezia Ciriello. La coppia ha due figlie che sono state affidate ai nonni e ai servizi sociali.

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