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Pacco con tossina mortale inviato a Donald Trump. Indagano Fbi e servizi segreti

Un pacco contenente ricina, una sostanza tossica letale per l’uomo, è stato inviato a Donald Trump. Il presidente americano non è venuto a contatto con la citotossina naturale grazie ai controlli delle forze di sicurezza che hanno intercettato il pacco. L’incartamento, riporta la Cnn citando alcune fonti, ha fatto scattare le indagini sul caso da parte di Fbi e servizi segreti.

Secondo l’emittente, due test hanno confermato la presenza di ricina. Tutta la posta diretta alla Casa Bianca viene smistata e controllata in una struttura fuori sede prima di raggiungere l’edificio.

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Boicottaggio Facebook, prima di sparare sul social prendete bene la mira

Se io fossi al posto di Nick Clegg, non perderei tempo a spiegare al mondo che è più importante la libertà di espressione della censura. Sono settimane in cui è in atto una sorta di boicottaggio delle aziende nel confronti di Facebook. E nelle ultime ore è arrivata la replica del vice presidente degli affari globali e della comunicazione di Menlo Park, Nick Clegg, che dice in sostanza che “l’odio non ci avvantaggia”.

L’odio in rete non si combatte rimuovendo un tweet del presidente degli Stati Uniti. E su questo non posso che essere d’accordo, La mossa del concorrente Twitter è stata solo mediatica, potevi copiare e incollare quello stesso messaggio e rilanciarlo con altri 100 account diversi e il messaggio sarebbe stato lì, altri avrebbero potuto rilanciarlo e condividerlo, nessun automatismo l’avrebbe rimosso, nessun automatismo è stato in grado di rimuoverlo. Lo testimonia il mio tweet ancora on line, come potete vedere.

E allora a che punto siamo della storia? Il social network di Zuckerberg è sotto accusa su più fronti: di fare poco e niente per combattere Donald Trump, le fake news, i nazisti dell’Illinois, l’odio in rete, le cavallette, la povertà, la fame nel mondo, etc…

Più di 3 miliardi di persone usano Facebook (si sono iscritti in maniera consapevole e volontaria), dicevano che sarebbe durato poco, ricordo un articolo dell’Espresso del 2014 – Facebook non va più di moda tra i giovani “Ora cercano più intimità e riservatezza”. Certo, è vero, poi però diventano grandi e si iscrivono a Facebook, come iscriversi all’anagrafe degli adulti, di coloro che partecipano alla società, le cose che accadono su Facebook fanno notizia.

Ora tutto questo può anche non piacerci, che i nostri dati, i nostri desiderata, i nostri gusti, le nostre fantasie, le nostre abitudini vengano vendute anonimamente ad aziende che ci propinano la loro merce. Ma non è altro che lo specchio di come ha sempre funzionato la società dei consumi, solo che Facebook ha reso efficiente quei meccanismi che offline era più difficile attuare.

Tornare indietro significa spegnere la pur piccola voce che ha il cittadino, il consumatore, il piccolo utente, la piccola azienda, la piccola realtà economica, chi sa esprimersi senza conoscere un minimo di codice ha la possibilità di comunicare a migliaia e milioni di persone, ha la possibilità di organizzare una rete politica, sociale, di solidarietà, è in grado di promuovere valori positivi che aiutano gli altri.

E poi ci sono le grandi compagnie, i grandi gruppi mediatici, che hanno scambiato Facebook per l’ennesimo canale broadcast dove poter scaricare la stessa merda che hanno propinato per anni in radio e in tv. E poi sì, ci sono anche i nazisti, i gruppi di odiatori, i promotori dei peggiori istinti in rete e fuori dalla rete.

Ecco, Nick Clegg sta spiegando in queste ore che ci sono tutti i meccanismi per denunciare e limitare questo tipo di messaggi di odio, ma che è molto difficile, “come cercare un ago in un pagliaio”, anche con l’enorme dispiegamento di mezzi tecnologici e umani che il social network mette a disposizione. La censura: quella sì che potrebbe decretare la fine di Facebook, ma questo non significherebbe che l’odio in rete verrebbe sterminato, ma solo nascosto.

E allora ben vengano tutte le nuove iniziative che il social network sta mettendo in campo: le informazioni sul Covid che ha messo a disposizione durante l’emergenza, promuovendo le fonti autorevoli e istituzionali; negli Stati Uniti in queste ore sta offrendo informazioni chiare su come registrarsi per votare alle presidenziali del 4 novembre, ha cambiato l’algoritmo del suo newsfeed (per ora solo per la lingua inglese) che premia il giornalismo di qualità a discapito delle tante trash-news che circolano in rete.

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Twitter torna all’attacco contro Trump: segnalato un post del presidente sul caso Floyd. “Esalta violenza, viola gli standard”

Twitter non si fa intimidire e segnala un altro post del presidente americano Donald Trump, in cui minaccia di inviare la Guardia Nazionale a Minneapolis, città teatro di scontri e violenze dopo dopo la morte del 46enne afroamericano George Floyd soffocato da alcuni agenti di polizia durante un controllo se il sindaco della “sinistra radicale”, Jacob Frey, non farà qualcosa per placare le proteste. Secondo la piattaforma, però, il post del tycoon “viola gli standard sull’esaltazione della violenza“, per questo è stato segnalato, anche se è ancora visibile agli utenti.

Continua così il botta e risposta tra il social preferito da Trump e il presidente americano stesso che solo poche ore fa ha firmato un ordine esecutivo per ridurre l’immunità di cui godono i social per i contenuti dei loro siti che li protegge da eventuali cause. Il tycoon, infatti, non ha apprezzato che la piattaforma dell’uccellino ha bollato come “potenzialmente fuorvianti” alcuni suoi tweet su possibili brogli dovuti al voto per posta negli Usa, ma l’intervento del presidente degli Stati Uniti non ha intimidito Twitter che, anzi, continua a verificare i contenuti diffuse sulla propria piattaforma, tra cui anche quelli del tycoon.

L’ultimo post incriminato è stato postato circa tre ore fa e fa riferimento agli scontri degli ultimi giorno a Minneapolis. “Non posso stare indietro e guardare quanto accade in una grande città americana – ha scritto sul suo profilo Twitter il presidente americano – Una totale mancanza di leadership. O il debole sindaco della sinistra radicale, Jacob Frey, si mette in azione e mette sotto controllo la città, oppure invierò la Guardia Nazionale e farò il lavoro giusto”. Trump ha anche definito “teppisti che disonorano il ricordo di George Floyd” le persone che negli ultimi giorni hanno protestato, saccheggiando supermercati e dando fuoco a macchine e palazzi, tra cui anche la centrale della polizia degli agenti licenziati e accusati dell’omicidio del 46enne afroamericano. “Non lascerò che ciò accada – ha aggiunto il presidente americano – Ho appena parlato con il governatore Tim Walz e gli ho detto che i militari sono con lui fino in fondo”. Insieme, infatti, ha sottolineato Trump sono pronti ad intervenire e ad assumere il controllo, perché “quando inizia il saccheggio, inizia la sparatoria“.

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Libia, la strategia Usa cambierà coi Democratici alla Casa Bianca?

Come potrebbe mutare la strategia americana nel Mediterraneo in caso di vittoria dei Democratici alla Casa Bianca? Se l’amministrazione Trump si è caratterizzata per un sostanziale allentamento delle attenzioni sulla Libia, con posizioni spesso contraddittorie, preferendo altri quadranti come il Medio Oriente e la Cina, quale sarà invece l’indirizzo di Joe Biden in politica estera?

Punto di partenza: il risiko in stile siriano che sta andando in scena, con protagonisti Putin ed Erdogan, su cui i Democratici potrebbero decidere di inserirsi potenziando l’asse atlantico composto da Usa, Inghilterra e Nato in appoggio al governo di Tripoli.

In occasione del discorso pronunciato al Graduate Center al Cuny di New York, Joe Biden ha presentato le sue idee anche in politica estera “per riparare il danno provocato dal presidente Trump e tracciare una rotta sostanzialmente diversa per la politica estera americana per il mondo”.

Ha già detto che l’ambasciata americana in Israele rimarrebbe a Gerusalemme definendo la decisione trumpiana di spostare la base diplomatica da Tel Aviv “miope e frivola”. Pur non essendo stata apertamente menzionata la macro-area mediterranea, è di tutta evidenza come la annunciata discontinuità con l’amministrazione Trump dovrebbe riverberarsi anche su un versante complesso come la Libia (sempre ammesso che la situazione a elezioni finite non sia nuovamente e irrimediabilmente mutata).

Più recentemente Biden ha detto pubblicamente di non essere d’accordo con alcune delle politiche interventiste di Obama, in particolare in Libia, chiedendo al contempo di allentare le sanzioni iraniane, di tornare all’accordo nucleare iraniano e di ristabilire le relazioni con Cuba. Pochi giorni fa il presidente Trump ha chiamato Erdogan per chiedere una rapida de-escalation, dal momento che gli Stati Uniti vogliono evitare che la Libia diventi un’altra Siria.

Ma al di là dell’oggi, il ragionamento tarato sui Democratici va visto in prospettiva sul domani. Se l’imperativo di Biden è compiere un’inversione a U rispetto alle strategie trumpiane, allora è lecito attendersi un nuovo impegno Usa in Libia. L’asse atlantico composto da Usa, Inghilterra e Nato che appoggia il governo di Tripoli di Al-Serraj allora potrebbe vedersi rafforzato da un “uso” diverso della Turchia, che di fatto ha sostituito l’Italia nell’interlocuzione libica.

Al lavoro sul dossier esteri di Biden ci sono una serie di figure tecniche, come Antony Blinken, vicino a Biden da quasi 20 anni, sia quando il candidato dem era nel Comitato per le relazioni estere al Senato sia durante il primo mandato di Obama, quando fu anche vicesegretario di stato. La sua squadra comprende Brian McKeon, i cui legami con il candidato risalgono agli anni ’80, e analisti della sicurezza nazionale che hanno prestato servizio sotto Obama, come Julianne Smith, Colin Kahl, Ely Ratner e Jeffrey Prescott.

L’amministrazione Trump sin dal suo insediamento ha mostrato apertamente uno spiccato disinteresse per il caso libico, in virtù di anni di cosiddetto isolazionismo muscolare caratterizzato esclusivamente dalla lotta al terrorismo in altri versanti del Medio Oriente, accanto alla contrapposizione commerciale e geopolitica con la Cina. Si disse, commentando i primi passi del neoeletto Trump, che in sostanza gli Usa avrebbero proceduto ad una de-responsabilizzazione nel quadrante mediterraneo, per concentrarsi su altri obiettivi considerati prioritari.

Ma verso la fine dello scorso anno, la Casa Bianca è sembrata voler invertire quantomeno quel trend vista la complessità della situazione in Libia. Va ricordato l’incontro dello scorso 24 novembre di una delegazione Usa con il generale Khalifa Haftar, ribadendo il sostegno di Washington alla sovranità e integrità della Libia ma al contempo esprimendo le preoccupazioni a stelle e strisce per lo sfruttamento del conflitto da parte russa (ovvero milizie, risorse petrolifere, Noc, Tripoli).

Dieci giorni prima si era svolto lo Us-Libya Security Dialogue a Washington alla presenza di soggetti aderenti al Government of National Accord, in cui era stata avanzata alla Libyan National Army (Lna) la richiesta di bloccare l’offensiva su Tripoli. Tutti passaggi che non cancellarono le contraddittorie prese di posizione dell’amministrazione Trump sulla Libia.

Si tratta di pillole di rinnovato attivismo, che si legano anche alla contingenza Covid-19, in occasione della quale gli Usa forniranno 6 milioni di dollari di ulteriore assistenza umanitaria alla Libia in risposta alla pandemia. Sono denari che, nelle intenzioni, aiuteranno i funzionari sanitari a prevenire la diffusione della malattia e a rispondere ai bisognosi che hanno contratto la malattia.

Non va sottaciuto però un elemento legato alla oggettiva contingenza, più che alla effettiva strategia soggettiva: chiunque vincerà le elezioni di novembre si troverà ad affrontare una probabile recessione, con un elettorato preso da altri problemi e disinteressato a interventi militari a lungo termine. Una premessa utile a capire quale tipo di politica estera verrà costruita.

@ReteLibia

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Coronavirus, oltre 2 milioni di casi nel mondo. Trump taglia fondi all’Oms: “Ha fallito”. La replica dell’Onu: “Non è questo il momento”. Critiche anche da Russia e Cina: “Approccio egoistico, li ripristini”

I casi di coronavirus nel mondo hanno superato i due milioni. Solo negli Stati Uniti sono più di 609 mila, con 26mila morti, 2375 nelle ultime ventiquattr’ore. Alla luce di questi dati, il presidente Donald Trump ha annunciato che sospenderà i fondi all’Organizzazione mondiale della Sanità, accusandola di aver “portato avanti la disinformazione della Cina riguardo al coronavirus” di aver “sottovalutato la portata dell’epidemia”. Una decisione condivisa anche dal segretario di Stato, Mike Pompeo. La mossa del presidente americano era attesa, e la sospensione sarà valida per un periodo tra i 60 ed i 90 giorni ma non è ancora chiaro se gli Stati Uniti se fisseranno condizioni per la ripresa dei versamenti all’organizzazione internazionale concentrata nella lotta alla pandemia.

Le reazioni internazionali – All’annuncio del presidente Usa ha fatto subito seguito la replica del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha fatto sapere che “non è questo il momento di smettere di sostenere l’Oms, organo assolutamente fondamentale” per lo sforzo globale di combattere il Covid-19. Guterres ha affermato che è possibile che enti diversi leggano i fatti in modo diverso, ma che il momento opportuno per una revisione sarà “una volta che abbiamo finalmente voltato pagina su questa pandemia. Ma ora non è quel momento”, ha aggiunto, sottolineando che non è il momento di ridurre le risorse per le operazioni dell’Oms o di qualsiasi altro gruppo umanitario che sta lavorando per combattere il virus. Contro la decisione di Trump si è scagliata anche Mosca, che l’ha definita un segno dell’approccio egoistico di Washington nella lotta contro il coronavirus: “Consideriamo molto allarmante la dichiarazione di Washington di ieri sulla sospensione dei finanziamenti all’Oms”, ha detto. “Questo è il segno di un approccio egoista delle autorità statunitensi a ciò che sta accadendo nel mondo nel pieno della pandemia”, ha dichiarato alla Tass il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov. Dalla Cina è arrivato invece un monito “ad adempiere ai doveri” verso l’Organizzazione mondiale della sanità: Bloccando i fondi all’Oms, gli Usa mineranno la capacità d’azione dell’Oms e la cooperazione globale nella lotta al Covid-19. Tutti i Paesi, inclusi gli Usa, ne saranno di conseguenza colpiti”, ha detto in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian. E Bill Gates ha lanciato l’allarme: “Lo stop dei finanziamenti durante una crisi sanitaria mondiale è pericoloso come sembra. Il loro lavoro sta rallentando la diffusione del Covid-19 e se tale lavoro verrà interrotto nessun’altra organizzazione potrà sostituirli. Il mondo ha bisogno dell’Oms ora più che mai”, ha scritto il fondatore di Microsoft su Twitter.

Le motivazioni di Trump –Non siamo stati trattati in modo giusto“, ha detto ancora, nella conferenza stampa alla Casa Bianca la notte scorsa, Trump che addossa all’Oms la responsabilità di aver sottostimato la portata del coronavirus all’inizio inducendo quindi la sua iniziale sottovalutazione del pericolo per gli Stati Uniti che è diventato il Paese con il maggior numero di contagi e vittime. Lo stato più colpito è quello di New York, con 10.834 decessi, secondo quanto ha reso noto ieri il governatore Andrew Cuomo. “Si sarebbe potuto contenere l’epidemia all’origine come molte poche vittime – ha detto ancora Trump puntando il dito contro l’Oms – questo avrebbe salvato migliaia di vite ed evitato danni economici in tutto il mondo. Il mondo ha scelto di affidarsi all’Oms per informazioni accurate, tempestive ed indipendenti per fare importanti raccomandazioni e prendere decisioni sulla salute pubblica – ha detto ancora il presidente Usa – se non ci possiamo fidare del fatto che questo è quello che otteniamo dall’Oms, il nostra Paese dovrà essere costretto a trovare altri modi di lavorare con le altre nazioni per questi obiettivi”. I repubblicani al Congresso ora chiederanno all’Oms i documenti delle sue relazioni con Pechino per avviare un’inchiesta. L’obiettivo principale è l’attuale leadership dell’organizzazione internazionale e ieri Trump si è fermato un attimo prima di chiedere le dimissioni del direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che sono state chieste da molti esponenti repubblicani suoi alleati. Gli Stati Uniti sono il principale finanziatore dell’organismo dell’Onu che ha sede a Ginevra, sia attraverso i versamenti obbligatori che con più consistenti contribuiti volontari per finanziare progetti specifici o risposte a crisi sanitarie. Dal dipartimento di Stato fanno sapere che gli Usa attualmente sono impegnati a versare 893 milioni di dollari in un periodo di due anni. In realtà, anche prima della polemica per il coronavirus, l’amministrazione Trump aveva in passato tentato di tagliare i fondi all’Oms, ma il Congresso ha sempre ignorato la richiesta mantenendo da anni sui 400 milioni di dollari, o di più, i fondi stanziati per l’organismo sanitario.

I dati nel mondo – I casi di coronavirus a livello mondiale hanno superato la soglia dei due milioni: è quanto emerge dal conteggio aggiornato del sito worldometers (Dadax), che partecipa al Progetto Real Time Statistics gestito da un team di ricercatori e sviluppatori internazionale. Nel complesso, i casi sono ora a quota 2.000.743, mentre il numero dei decessi è salito a 126.776 e quello delle persone guarite a 484.781. La Russia supera i 24mila contagi con il record di casi in 24 ore (oltre 3380) e si attrezza per allestire altri 21mila posti letto a Mosca nei prossimi dieci giorni. Boom di contagi a Singapore: ieri 386 nuovi casi, oggi altri 334 nuovi, per un totale di 3.252, inclusi 10 decessi. Gli scenari nella città-stato sono tornati a essere critici negli ultimi giorni dopo un lungo periodo di stabilizzazione del contagio, considerato tra i più riusciti con Hong Kong e Taiwan.

I dati in Europa – In Europa sono oltre 1 milione i contagi, secondo un conteggio dell’Afp. Si tratta della metà dei casi registrati in tutto il mondo. Preoccupa la Francia, che registra il suo record negativo: 762 decessi nelle ultime 24 ore. Sale così a 15.729 il totale delle vittime, mentre i casi confermati sono arrivati a 103.573. In Spagna torna a salire il numero dei morti: 567 i decessi nelle ultime 24 ore, rispetto ai 517 confermati ieri e le vittime in tutto sono 18.056. I casi confermati sono 172.541, 3.045 dei quali nelle ultime 24 ore. In Svezia, che finora non ha deciso nessuna misura di lockdown e dove il premier socialdemocratico Stefan Lofven l’11 aprile ha ammesso per la prima volta di “non avere fatto abbastanza”, 1.033 persone, di cui 594 uomini e 439 donne, sono morte.

Cina – “Sono cessate le attività” dell’ospedale da campo allestito in dieci giorni nella città di Wuhan, epicentro dell’epidemia di coronavirus. Gli ultimi quattro pazienti, scrive il China Daily, “sono risultati negativi ai test per il coronavirus, ma sono in condizioni gravi a causa di altre patologie e ieri sono stati trasferiti all’Ospedale Zhongnan dell’Università di Wuhan”. La chiusura dell’ospedale, inaugurato l’8 febbraio con 1.500 posti letto, è uno sviluppo importante nella lunga battaglia della città cinese focolaio del virus contro il Covid-19. Oggi nella provincia di Hubei, dove si trova Wuhan, un’altra persona è morta a causa della pandemia di coronavirus, ma le autorità locali non hanno segnalato nuovi casi. I dati ufficiali parlano di 3.342 morti con coronavirus nel gigante asiatico.

Russia – 3.388 nuovi casi in un giorno, un nuovo preoccupante record per il Paese. I dati ufficiali riportati stamani dall’agenzia Tass parlano ormai di un totale di 24.490 casi in 84 regioni. Ieri erano stati segnalati 2.774 nuovi casi. In Russia sono 198 i morti con coronavirus, dopo che nelle ultime 24 si sono registrati altri 28 decessi, e 1.986 le persone guarite dopo aver contratto l’infezione.

Danimarca – Dopo un mese di chiusura per l’emergenza coronavirus, oggi riaprono nidi, scuole materne ed elementari. La decisione di far ritornare a scuola circa 10mila bambini è stata presa per aiutare le famiglie che in queste settimane hanno dovuto prendersi cura dei figli continuando ad andare al lavoro.
Alle scuole è stato chiesto di rispettare certe regole, compresa quella di mantenere le distanze tra i bambini. Ed alcuni istituti non riapriranno fino al prossimo lunedì per poter approntare le misure. La riapertura delle scuole è il primo passo del governo che ha agito velocemente di fronte alla pandemia chiudendo i confini il 14 marzo, dopo aver registrato i primi casi. Rimarrà in vigore fino almeno il 10 maggio la chiusura per ristoranti, caffè, bar ed altri luoghi di ritrovo.

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Coronavirus, tutti gli autogol del ‘Messia’ Bolsonaro e del figliol prodigo

Giovedì 19 marzo, Cnbc apre il suo notiziario con le dichiarazioni roboanti di Donald Trump riguardo alla pandemia in corso: “Il mondo sta pagando un caro prezzo a causa del virus cinese. Se avessimo saputo da Pechino mesi addietro di questa epidemia, oggi non saremmo a questo punto”.

Puntuale come la cartella delle tasse, Eduardo Bolsonaro dichiara a sua volta quanto segue: “Stiamo assistendo globalmente a una replica di Chernobyl: sostituiamo il reattore nucleare con il coronavirus, e la dittatura sovietica con quella cinese, ma lo scenario è lo stesso: le informazioni nascoste hanno provocato la catastrofe”.

La replica dell’ambasciata cinese in Brasile non si fa attendere, condita dal tipico sarcasmo orientale: “Le Sue sono parole irresponsabili, degne dei suoi cari amici. Purtroppo Lei tornando da Miami (come già scritto, in Florida è stato firmato l’accordo militare da Usa e Brasile, nda) ha contratto il virus della follia, che sta infettando l’amicizia tra i nostri popoli. Lei è privo di visione internazionale: le consigliamo di non fare il portavoce Usa, se non vuole inciampare di nuovo in brutte figure”.

Un sarcasmo pesante, conscio della pochezza politica del figlio minore di Bolsonaro, che cade dall’alto di 5 miliardi in dollari annui che la Cina assicura all’export brasileiro. Difatti subito dopo, il presidente della Camera dei Deputati Rodrigo Maia si scusa con l’ambasciatore.

Gli autogol di Bolso Junior

Il figliol prodigo aveva già colpito venerdì 13, data già di per sé infausta, durante un’intervista a Fox News, dicendo che il padre era risultato positivo dopo un test di controllo dovuto al fatto che il suo segretario si era ammalato. Costui aveva fatto parte della delegazione firmataria dell’accordo militare con Trump in Florida. La sera stessa, il tg brasiliano sbatte la news in apertura, salvo poi smentirla subito dopo. Nei giorni successivi, i 22 delegati della comitiva cadono tutti ammalati.

O Globo riporta in prima una foto con Trump che stringe vigorosamente la mano a uno di loro, Filipe Martins. Bolsonaro prima dichiara che il suo test è negativo facendo il gesto dell’ombrello ai cronisti, ma pochi giorni dopo non esclude la possibilità di essere stato contagiato dai suoi collaboratori. Innervosito, entra in polemica con il governatore di São Paulo João Doria, che aveva chiesto lo stop totale dell’attività industriale.

Il ministro della Salute Luiz Mandetta prova a mediare, chiedendo agli impresari di concentrarsi sui prodotti utili al contenimento del virus – maschere e gel alcolici in particolare – irreperibili nelle farmacie, onde evitare un’ecatombe italiana.

Gli eroi silenziosi

La manifestazione governativa del 15 marzo, che avrebbe dovuto essere annullata d’autorità per evitare assembramenti in questo momento d’emergenza, si è svolta comunque in alcuni stati tra i quali il Paraiba, nella capitale João Pessoa. In agenda lo scontro istituzionale in corso tra Bolsonaro e i presidenti di Camera e Senato – rispettivamente Rodrigo Maia e Davi Alcolumbre – per decidere se debba essere governo o Congresso a controllare i fondi del budget di Stato, che ammonta a ben 30 miliardi di Real (R$).

Gli altri punti-chiave erano l’approvazione della recente riforma previdenziale, che adegua l’età pensionabile alle nuove aspettative di vita – Covid-19 permettendo – e la proposta di abolizione del Foro Privilegiado, la famigerata immunità parlamentare a tutela delle cariche istituzionali, tutte più o meno coinvolte durante gli anni passati nella corruzione virale del Brasile, che solo l’élite di Stf (Supremo Tribunale Federale) può permettersi di giudicare e sentenziare.

Peccato che siano prevalsi i toni accesi, e la retorica grottesca dei cartelli che inneggiavano a Jair Bolsonaro, sfruttando il doppio senso del suo secondo nome, Messias, il Messia brasileiro. Con lui il Regno dei Cieli non sarà certo dei poveri. Eppure, in questi giorni che la nazione è paralizzata dal coprifuoco federale per fronteggiare l’epidemia, con bar, ristoranti e gran parte dei supermercati chiusi a doppia mandata, sono proprio loro, gli excluídos, nelle vesti dei rider delle consegne a domicilio, che consentono la sopravvivenza dei brasiliani.

Migliaia di ragazzi sottopagati, che scorrazzano nelle città deserte in moto, con la cassetta delle provviste sulla schiena. A Recife, tanti vengono dalle favelas di Santo Amaro, Macaxeira e Abreu e Lima, dove i residenti, per tamponare l’assenza di interventi riparatori da parte del municipio, appendono sulle colline terrose sovrastanti lenzuolate di plastica nera, per arginare il fango che ricopre le case quando piove.

Ad Abreu e Lima, vanno poi fieri del loro gioiello: una chiesina in miniatura costruita dentro una caravella di ferro battuto. L’opera è montata sopra un piedistallo di marmo alto 20 metri. Un’idea geniale, per ridurre le distanze da quel regno a loro interdetto.

Ultim’ora: Jair Bolsonaro a reti unificate ha minimizzato i rischi legati alla pandemia, schierandosi apertamente contro le misure del ministero della Salute sulla chiusura di scuole, fabbriche e negozi. Una dichiarazione dai toni faziosi, criticata dal presidente del Senato.

(Testi e foto: Flavio Bacchetta Copyright)

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Coronavirus, Trump negativo al test. La Francia apre i seggi per le amministrative. In Spagna numeri in aumento: “Oltre 6400 casi”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è risultato negativo al test per il coronavirus. Ad affermarlo in una lettera il medico della Casa Bianca. In Francia intanto seggi aperti per le amministrative nonostante ieri sia stata dichiarata ufficializzata, vista l’emergenza, la chiusura di tutti i luoghi pubblici “non indispensabili”. Decisione simile in Spagna dove ieri sera è stata trovata positiva la moglie del primo ministro Pedro Sanchez e dove i numeri continuano a salire: i contagi ora sono oltre 6400 come riporta El Pais. Il governo di Madrid ha proibito di uscire se non per ragioni di necessità. In Israele aumentano i casi, tanto che il ministro della giustizia ha deciso di rinviare tutti i processi tra cui quello a carico del premier Benjamin Netanyahu.

La situazione Paese per Paese:

Stati Uniti – Dopo le pressioni provenienti anche dalla stampa, il tycoon si è sottoposto al test, risultando, secondo quanto dichiarato da Washington, negativo. Il presidente aveva deciso di sottoporsi al tampone dopo essere venuto in contatto con almeno tre persone risultate positive. La Casa Bianca ha anche annunciato una stretta sui controlli: sarà fatto uno screening a chiunque venga in contatto con il presidente o con altri funzionari. Intanto aumentano i casi. Secondo la mappatura realizzata dalla John Hopkins University i contagiati sono saliti a 2.952, mentre 57 persone sono morte. La più colpita è Washington con 40 decessi, poi la California con cinque ma ci sono anche due vittime nello Stato di New York. Dichiarato positivo anche un terzo giocatore dell’Nba. Dopo Rudy Gobert e Donovan Mitchell anche Christian Wood, ala grande dei Detroit Pistons, è stato contagiato, risultando però asintomatico. Il 7 marzo scorso- come ricorda la Cbs – aveva affrontato gli Utah Jazz.

Francia – Nonostante l’elevato numero di contagi e la nuova presa di consapevolezza dell’emergenza in corso che ieri ha portato Parigi a chiudere tutti i luoghi pubblici “non indispensabili”, fra i quali ristoranti, bar, luoghi di culto, oggi i seggi per il primo turno delle amministrative saranno regolarmente aperti. Sono 48 milioni i cittadini chiamati al voto per rinnovare i propri sindaci, tra cui lo stesso primo cittadino della capitale, e i consiglieri. Le urne sono aperte dalle 8 fino alle 18, le 19 o le 20, a seconda della città, mentre il secondo turno è fissato per il 22 marzo. Proprio ieri i gilet gialli avevano manifestato con questo scopo: mantenere aperti i seggi. Chiusi anche gli impianti sciistici, come annunciando gli stessi comprensori.

Spagna – Nel secondo paese in Euopra per numero di contagi, con oltre 6400 positivi e oltre 190 morti, come riporta il quotidiano El Pais, è risultata positiva anche la moglie del primo ministro Pedro Sanchez. A renderlo noto lo stesso governo di Madrid nella tarda serata di sabato, sottolineando che Begona Gomez e il premier sono entrambi in buona salute. Anche due componenti dell’esecutivo, il ministro per l’Uguaglianza e quello per gli Affari regionali, erano stati contagiati all’inizio della settimana, mentre gli altri sono risultati negativi. Così come la Francia, anche la Spagna ieri aveva stretto le misure per contrastare la diffusione dell’epidemia proibendo tutti gli spostamenti che non fossero dettati da situazioni di necessità, come andare a fare la spesa o al lavoro.

Israele – Sale il numero di contagi anche nel Paese di Benjamin Netanyahu. Il numero positivi ha raggiunto la scorsa notte la cifra di 200. Di questi 157 sono ricoverati, mentre altri 34 vengono curati nel proprio domicilio. A renderlo noto il ministero della sanità israeliano. L’emergenza ha spinto il ministro della giustizia Amir Ohana a spostare tutte le attività giudiziarie. Tra queste anche il processo al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, rinviato oltre domenica 24 maggio. Lo scrive il giornale ‘The Jerusalem Post’. Netanyahu deve rispondere di corruzione, abuso di potere e frode.

Giappone – Il ministero della Salute giapponese ha annunciato il maggior numero di casi giornalieri di infezione del coronavirus dall’inizio della diffusione della pandemia. Sono saliti a quota 63 nella sola giornata di sabato, se si escludono quelli collegati alla Diamond Princess. Un altro decesso, inoltre, è stato riportato nel fine settimana, portando il totale delle vittime a 22, escludendo i 7 morti registrati tra i passeggeri a bordo della nave. Ad oggi il maggior numero di casi si è avuto nella prefettura dell’Hokkaido, a nord dell’arcipelago, con 144 persone contagiate, seguita da Aichi con 121, Osaka a 102, e la capitale Tokyo con 87. Le autorità sanitarie hanno spiegato che 46 pazienti rimangono in condizioni critiche, 14 dei quali si trovavano sulla nave ormeggiata nella base di Yokohama. Altre 525 persone hanno lasciato l’ospedale e sono in fase di recupero.

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Coronavirus Usa, Trump dichiara lo stato d’emergenza: “Piano da 50 miliardi e acquisto di petrolio per aumentare riserve”. Vola Wall Street

Un piano da almeno 50 miliardi di dollari per venire in soccorso agli Stati americani più colpiti. Donald Trump ha annunciato il maxi stanziamento in conferenza stampa alla Casa Bianca, convocata per proclamare lo stato d’emergenza nazionale per contrastare il diffondersi dei contagi da coronavirus. Negli Usa i casi hanno superato i duemila, almeno 2.033 secondo i dati delle autorità federali e statali. I morti sono 47. “Assicureremo massima flessibilità nella lotta al virus e chiederemo agli ospedali di preparare dei piani di emergenza”, ha detto Trump, che ha annunciato la sospensione del pagamento degli interessi sui prestiti degli studenti americani e ulteriori restrizioni per viaggi verso altri Paesi, compreso il Regno Unito. Ha parlato di “otto settimane critiche” e sancito il divieto delle visite nelle case di riposo, a meno che non si tratti di persone in fin di vita.

Trump ha spiegato che ci sarà “mezzo milioni di test aggiuntivi a disposizione all’inizio della prossima settimana”, “che comporterà probabilmente 1,4 milioni di test la prossima settimana e cinque milioni in un mese. Il nostro massimo obiettivo è fermare la diffusione del virus”, ha continuato, sottolineando che Google sta sviluppando un sito per determinare il fabbisogno in termini di test per il coronavirus e la disponibilità. Ci sarà anche un sistema di tele-diagnosi e test ‘drive-in’, direttamente in auto, per capire se si è positivi. Su un sito internet si descriveranno i propri sintomi e all’utente verrà consigliato o meno se fare il test. Verranno effettuati tamponi nei parcheggi di grandi centri commerciali come Walmart, senza uscire dall’auto. Ha comunque precisato che a fare i test saranno i sintomatici. E il presidente ha fatto volare Wall Street, annunciando di volere acquistare petrolio per aumentare il livello delle riserve strategiche degli Stati Uniti: le quotazioni dell’oro nero, dopo le sue parole, sono salite del 7,49% a 33,59 dollari al barile.

Il caso del meeting in Florida – Intanto però a Washington tiene banco il caso Bolsonaro e del suo portavoce Fabio Wajngarten, risultato positivo ai test del Covid-19. Entrambi nel weekend scorso erano a Mar-a-Lago, la residenza di Donald Trump a West Palm Beach, in Florida, ma sia il tycoon sia il vicepresidente Mike Pence hanno finora rifiutato di sottoporsi al tampone, nonostante le immagini che li ritraggono vicini a Wajngarten. “Non ho alcun sintomo”, ha detto Trump ma ha affermato che “probabilmente” farà il test per il coronavirus “molto presto”. Oramai 48 Stati Usa su 50, più il District of Columbia dove si trova la capitale federale Washington, presentano casi di contagio. E le ripercussioni si fanno sentire anche sulla campagna elettorale, con la Louisiana che è diventata il primo Stato a decidere di spostare la data delle sue primarie programmate per il 4 aprile.

I contagi in aumento a New York – La situazione più preoccupante del Paese si registra comunque a New York, dove i casi sono raddoppiati in 24 ore sfiorando quota 100 ma con circa 1.800 persone in quarantena volontaria e tanti altri in attesa dei test. Mentre nell’intero stato di New York i casi sono oltre 300. Così la metropoli si prepara alla possibilità di un vero e proprio lockdown, con la chiusura di scuole, negozi e uffici dopo lo stop già deciso per musei, teatri, arene e per tutti gli assembramenti con più di 500 persone. Nei cassetti del sindaco Bill de Blasio e del governatore dello Stato Andrew Cuomo sarebbero pronti anche piani straordinari ed eccezionali da far scattare nel ‘worst case scenario’: misure drastiche come il quasi fermo della rete della metropolitana o il blocco dei ponti che collegano l’isola di Manhattan al resto della città.

I timori di contagio nella Casa Bianca – In Florida con Trump e Bolsonaro c’era anche il senatore Lindsay Graham, che è in attesa dei risultati del tampone. Positivo il sindaco di Miami Francis Suarez, che ha a sua volta ricevuto la delegazione brasiliana nel suo ufficio. Lo spettro del propagarsi dell’infezione, dunque, aleggia sulla Casa Bianca, dove ore febbrili sono seguite alla notizia che Bolsonaro era risultato positivo, poi rivelatasi infondata ma intanto girata su gran parte dei media mondiali. Notizia poi smentita dallo stesso leader brasiliano che ha postato su Facebook i risultati degli esami e una sua foto mentre provocatoriamente compie il gesto dell’ombrello. Intanto però una riunione d’urgenza era stata già convocata nell’ufficio del capo dello staff di Trump, a pochi metri dallo Studio Ovale, e il pressing sulle due più alte cariche dello Stato perché si sottopongano ai test si starebbe facendo sempre più insistente con il passare delle ore.

Ad accrescere la preoccupazione della Casa Bianca, poi, anche l’incontro giorni fa di Ivanka Trump e del ministro della Giustizia americano William Barr con il ministro degli Interni australiano, Peter Dutton, risultato positivo al coronavirus. Un meeting testimoniato anche da una foto scattata all’ambasciata australiana a Washington.
Dichiarando lo stato di emergenza nazionale Trump assicura che vengano liberate nuove risorse per assistere gli americani colpiti dall’epidemia, dando al presidente più poteri per usare i 40 miliardi di dollari del fondo anticalamità. Mentre il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha assicurato che la Casa Bianca e il Congresso sono vicini ad un accordo sul piano di stimolo destinato a sostenere l’economia ed allontanare l’incubo della recessione. La situazione si fa però sempre più difficile.

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Coronavirus, stop di Malta a collegamenti con l’Italia: bloccati in migliaia. Germania: “In Italia virus diagnosticato tardi”. Primi contagi in Commissione e Bce

Vienna chiede agli austriaci che si trovano in Italia di tornare con urgenza a casa, mentre si verificano i primi due contagi da coronavirus tra il personale della Commissione Europea e della Banca centrale europea. Il presidente del Parlamento Ue David Sassoli si mette in autoquarantena e segue la plenaria da casa. Malta nella notte, dopo le misure prese da Palazzo Chigi, ha sospeso i collegamenti passeggeri con l’Italia, aerei e navali: sull’isola vivono oltre 9mila connazionali residenti, ai quali vanno aggiunti almeno altri 15mila per lavoro, studio o turismo. Con il primo contagio ufficiale in Sachsen-Anhalt, tutti i 16 Laender tedeschi sono adesso colpiti dal coronavirus. Per il Robert Koch Institut, responsabile per la gestione dell’emergenza al fianco delle istituzioni, il numero di contagi nel Paese è ancora basso al contrario dell’Italia, dove il Coronavirus “è stato diagnosticato tardi, dopo i primi casi di morte”, mentre in Germania “i casi positivi sono stati identificati molto presto”. Da Bruxelles la commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides dichiara che “le decisioni prese dai governi non sono prese alla leggera ma vanno seguite alla lettera” e che “stiamo guardando all’acquisto congiunto di apparecchiature medicali come i respiratori o i kit per i test chiesti dagli Stati membri. Con il commissario al Mercato Interno Thierry Breton stiamo discutendo su come l’industria possa aumentare la produzione per soddisfare la domanda crescente” di articoli sanitari, equipaggiamenti e apparecchiature mediche necessari per contrastare l’epidemia di Covid-19″, ha detto nella miniplenaria del Parlamento Europeo, aggiungendo che “rallentare il virus deve essere la nostra massima priorità per guadagnare tempo perché i nostri sistemi sanitari funzionino in modo efficace e perché la ricerca e lo sviluppo facciano passi avanti”.

Aumenta l’allerta in Europa per l’epidemia di coronavirus, mentre continuano a calare i contagi in Corea del Sud così come in Cina, che ha registrato altre 17 morti, tutti nella provincia dell’Hubei. I nuovi casi registrati sono 19. Sono stati dimessi dagli ospedali 1.297 pazienti dopo essere stati curati. E il presidente cinese Xi Jinping, per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia, visita Wuhan nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi. Nel mondo, secondo la John Hopkins University, sono state registrate 4.026 morti. Negli Usa due deputati del partito repubblicano, Matt Gaetz e Doug Collins, si sono messi in auto-quarantena dopo essere entrati in contatto con una persona infetta durante la Conservative Political Action Conference (Cpac). Sono entrambi asintomatici ma la loro decisione di isolarsi è arrivata dopo essere stati a contatto con una persona contagiata. Una notizia riportata dai media americani e accompagnata dalla foto che ritrae la stretta di mano tra Collins e il presidente Usa Donald Trump che però ha dichiarato al momento di non avere effettuato alcun test. La Casa Bianca, intanto, continua a tranquillizzare: il presidente ha promesso che “l’economia andrà bene” nonostante l’epidemia e in giornata ci sarà un’altra conferenza stampa per comunicare i risultati di vari incontri sulle misure economico-fiscali dopo la crisi a Wall Street innescata dall’epidemia.

Commissione Ue e Bce – Dopo la positività di un dipendente dell’Eda, l’Agenzia Europea della Difesa, e di due funzionari del Consiglio, un funzionario della Commissione è risultato positivo al test, “è in cura e sta relativamente bene”, ha detto un portavoce dell’esecutivo comunitario. La Commissione “ha adottato misure precauzionali per i colleghi che erano stati di recente a stretto contatto con il funzionario in questione”, conclude. La persona contagiata che fa parte dello staff della Banca centrale europea, fanno sapere da Francoforte, sta ricevendo le cure mediche appropriate. Sono stati informati circa 100 colleghi che hanno lavorato a stretto contatto con il membro del personale e, per precauzione, lavoreranno temporaneamente da casa. La Bce sta inoltre effettuando una pulizia profonda degli spazi degli uffici potenzialmente interessati. “Auguriamo al nostro collega una pronta guarigione e ringraziamo tutti gli altri collaboratori per il loro costante impegno”, scrive la Bce. “In precedenza – prosegue – abbiamo annunciato misure adottate per precauzione contro la diffusione del virus, tra cui la limitazione dei viaggi di lavoro, l’ulteriore estensione delle opzioni di lavoro a domicilio e la cancellazione o il rinvio di conferenze e riunioni. Lunedì la Bce ha condotto con successo un test su larga scala delle sue strutture di lavoro da remoto, chiedendo a tutto il personale di lavorare da casa per un giorno”. E l’istituzione è rimasta pienamente operativa.

Malta – Il primo ministro, Robert Abela, ha annunciato lo stop ai collagamenti da e per l’Italia in una conferenza stampa in cui ha reso nota anche una quarta positività sull’isola: si tratta un uomo rientrato dal nord Italia. Nei giorni scorsi era stata trovata positiva una famiglia italiana rientrata dal Trentino.

Germania – 1139 contagi a livello federale (ieri erano 1112) e due vittime. “La situazione è seria. Io chiedo a tutti i sindaci, ai Laender, e agli ospedali di attivare i piani di crisi e di iniziare ad adeguare le strutture” per l’epidemia in Germania, ha affermato il presidente del Robert Koch Institut, Lothar Wieler, in conferenza stampa a Berlino. L’esperto ha anche spiegato che all’interno del Paese la valutazione sulla pericolosità dell’impatto del Coronavirus è differenziata: il rischio per la popolazione tedesca è classificato attualmente come “medio”, ma nel distretto di Heinsberg “è più alto”.

Usa – Le autorità sanitarie di Washington Dc hanno chiesto a centinaia di fedeli della storica Christ Church di Georgetown di restare in quarantena dopo che il rettore della chiesa, il reverendo Timothy Cole, è diventato il primo paziente contagiato da coronavirus del District of Columbia. Si stima che siano circa 550 i parrocchiani che hanno partecipato alle messe celebrate tra fine febbraio e inizio marzo dal sacerdote, che ha distribuito anche la comunione. Trump continua a minimizzare e ad essere ottimista: nel corso di una conferenza stampa dalla Casa Bianca ha spiegato che il virus “ha preso il mondo alla sprovvista. È qualcosa in cui siamo stati trascinati e che abbiamo gestito molto bene”, ha aggiunto a proposito dell’emergenza coronavirus, rifiutandosi di rispondere a domande.

Corea del Sud – Per il quarto giorno consecutivo si registra un calo nel numero di casi positivi: per la prima volta in due settimane ‘solo’ 131. Ieri totale di 54 decessi.

Cina – Il presidente Xi Jinping è – per la prima volta dallo scoppio dell’epidemia – in visita a Wuhan, focolaio del coronavirus e capoluogo della provincia dell’Hubei, nell’ambito di “una ispezione di prevenzione e controllo”. Nel giorno in cui è attesa la chiusura degli ultimi due dei 16 ospedali d’urgenza nel mezzo della crisi, Xi “visiterà e darà il suo saluto ai lavoratori del settore sanitario, ai funzionari militari e ai soldati, ai lavoratori della comunità, agli ufficiali di polizia, ai funzionari e ai volontari che hanno combattuto l’epidemia in prima linea, così come ai pazienti e ai residenti durante la sua ispezione”, ha riportato l’agenzia ufficiale Xinhua. La provincia dell’Hubei ha riportato ieri 17 nuovi decessi, tutti nel capoluogo Wuhan, dove sono ancora ricoverate 14.957 persone, a fronte di 47.585 guariti. Xi, nelle scorse settimane, aveva inviato a Wuhan il premier Li Leqiang a verificare le operazioni sul campo designandolo a capo di una task force contro l’epidemia. Poi le missioni nella città erano state fatte con frequenza dalla vicepremier Sun Chunlan. La visita fatta oggi a sorpresa da Xi segnala la ripresa del controllo di Wuhan, mandando un segnale rassicurante sia sul fronte interno sia al mondo intero.

Marocco – Sospesi tutti i voli da e per l’Italia. La decisione governativa ha effetto immediato e dura fino a nuovo ordine, secondo il comunicato diffuso questa mattina. Per informazioni e emergenze sono a disposizione numeri del Ministero della Sanità 0801004747 e del Ministero degli Esteri +212 537 663 300.

Mongolia – Il Paese ha bloccato per sei giorni ingressi e uscite dalla sue città dopo il primo caso di coronavirus nel Paese: è un cittadino francese che lavora in una consociata locale del colosso nucleare Orano, specializzato nell’estrazione dell’uranio. L’uomo, arrivato via Mosca, non avrebbe rispettato la quarantena obbligatoria di 14 giorni, ha detto il ministero della Salute mongolo. “La capitale Ulaanbaatar e tutti i centri delle province sono in quarantena fino al 16 marzo per frenare l’epidemia”, ha spiegato il governo.

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Trump ora deve studiarsi le mosse di Sanders e Biden. Ma c’è un terzo avversario da sconfiggere

Donald Trump, il candidato unico per i repubblicani alle prossime elezioni di novembre, per ora sta a guardare. Ormai deve solo studiarsi i due candidati Democratici rimasti in corsa. E per ora se la gode come un mandrillo a guardare tutti quegli altri illusi (una ventina circa da quando sono partiti un anno fa) cadere come birilli al bowling.

Lui non ha bisogno di elaborare spericolate strategie, ha già giocato l’anno scorso la carta vincente (la Flat Tax) che ha drogato l’economia e reso orgogliosi i suoi tifosi. Adesso deve solo tener duro per qualche mese ancora e il gioco sarà fatto per altri quattro anni sicuri alla Casa Bianca.

Non teme nessuno perché, come capacità personali (narcisista, fanfarone, decisionista, spietato) in un confronto diretto, lui si “cucinerebbe” agevolmente sia Joe Biden che Bernie Sanders. Quindi se gran parte degli elettori, come consueto, aspettano il confronto diretto per decidere, stiamo pur certi che Trump vincerà a mani basse. Ancor meglio di come fece quattro anni fa.

Questo non vuol dire che lui è migliore “statista” rispetto ai suoi due avversari, anzi, entrambi sono migliori statisti di lui (con modalità molto diverse, ovviamente); vuol dire solo che lui è molto più bravo di loro nel sapersi vendere a chi ha ricevuto in regalo il gettone per votare (gli elettori). Forse, se dovessero pagarlo si informerebbero meglio sui candidati, prima di spenderlo. E questo è un guaio grosso, per l’America, perché se è vero che i democratici sono quelli che quando governano sembrano sempre spendere di più, perché spendono molto nel welfare (che se non si esagera è sempre una buona spesa), è ancor più vero che nella classifica di chi spende malissimo e lascia enormi debiti da pagare a vincere sono sempre loro, i repubblicani.

Comunque, per battere Trump, i democratici devono puntare (come sembra che già abbiano fatto con Biden nel Super Tuesday di questa settimana) solo sul numero di quelli disposti a votare Dem, non sulla bravura o sul programma di chi potrebbe battere Trump nel confronto diretto. Il programma migliore, visto in tutte le sue sfaccettature, economiche e sociali, e la migliore esperienza e capacità per governarlo sul serio, l’aveva Elizabeth Warren, ma lei è riuscita solo a deragliare Bloomberg, mentre gli altri due l’hanno sorpassata e lasciata per strada.

L’elettorato democratico (se tutti vanno a votare, ed è proprio quello che i repubblicani temono di più) è complessivamente più numeroso di quello repubblicano. Quindi per vincere i democratici devono solo convincere i loro elettori a recarsi alle urne (superando anche i trucchetti normativi che i Rep sempre usano per non farli arrivare). Vedremo stavolta se qualcosa è cambiato almeno a livello strategico.

Dovessero vincere i democratici con Biden difficilmente verrebbero affrontate in modo profondo le riforme più avanzate riguardanti l’economia. La “Modern Monetary Theory” (Mmt) infatti è sostenuta fortemente solo dagli elementi più a sinistra del Partito Democratico, inclusa la Warren, ma lei sarebbe molto prudente nel procedere su quella strada basata su spese stratosferiche ma capaci di sviluppo economico e sociale, lasciando alla Banca Centrale l’onere di frenare quando occorre.

Anche Biden andrebbe un pochino su quella strada, ma molto più moderatamente. Lui invece sarebbe (come è sempre stato) molto più vicino degli altri all’establishment capitalista moderato (Buffet, Dimon, Bloomberg, ecc.). Di Sanders si sa ormai bene che è stato l’unico, negli Usa, a riuscire a “sdoganare” almeno il termine “socialista”, che fino a quattro anni fa era ancora sinonimo di “stalinista”. In realtà non ha niente di stalinista, ma nella patria del capitalismo sarebbe comunque, per l’establishment, l’equivalente di ciò che fu per i Romani l’invasione barbarica.

E’ peraltro molto amato da masse importanti di giovani ipersfruttati e stanchi di vedere un ascensore sociale che quando sale contiene solo pochissimi elementi (il più delle volte già “figli di papà”) mentre quando scende è sempre stracarico di persone che cercano disperatamente di “sbarcare il lunario” in un modello sociale che vede allargarsi solo le due fasce estreme: quella dei poveri, quasi senza protezione; e quella dei ricchissimi, abituali frequentatori dei più noti paradisi fiscali del mondo.

Parlando di America si dovrebbe tornare a parlare delle spericolate politiche estere di Trump, specialmente nel lontano Oriente, che riesce, “un colpo al cerchio e uno alla botte”, a farsi nemici in tutto il mondo invece che amici. Tutti sperano che il popolo americano si svegli e rimandi l’alieno a casa nella sua dorata “Tower Trump”, invece che nella troppo importante Casa Bianca per uno come lui, totalmente allergico alla diplomazia.

A complicare tutte le cose (non solo per lui) è arrivato però adesso il Coronavirus, la pericolosa pandemia che Trump si illude di stoppare come fa coi migranti che arrivano dal lungo confine col Messico, con la perfida autorità dei padroni vecchio stampo e con lunghissimi muri che danno più fastidio agli americani di frontiera che agli immigranti.

Ma con la Sanità che si ritrova, costosissima e che fa di tutto per affondare sempre di più (sperando così di recuperare qualche miliarduccio speso un po’ maldestramente l’anno scorso) sarà proprio impossibile che ci riesca, perché questo virus ha già contagiato mezzo mondo e può essere mortale se il paziente non è curato presto e in modo adeguato.

Ma se i milioni di clandestini che ha già in casa prendono il virus, chi li cura visto che loro non possono frequentare normalmente le salatissime strutture ospedaliere? Lo faranno, per non morire, solo quando avranno la febbre alta, ma a quel punto, quante persone avranno già infettato? Trump (sentito oggi in tv) tranquillizza garantendo che ci penserà il caldo a sterminare il virus. Auguri! Se il caldo, come è probabile, non basterà a fermare il virus, lo aspetta un finale come quello di Bush nel 2008.

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