Archivio Tag: Economia & Lobby

Superbonus, vicino un accordo tra governo e maggioranza per eliminare i limiti di reddito. Ieri il plauso di Bruxelles alla misura

Secondo quanto filtra da fonti parlamentari maggioranza e governo sarebbero vicine ad un accorso sul superbonus 110% per le ristrutturazioni edilizie. L’ipotesi di lavoro è il superamento del limite Isee al tetto dei 25mila euro per quel che concerne le abitazioni accatastate come villette, con soglia minima di lavori (entro la fine del mese di giugno 2022) del 30%. La misura ha ricevuto ieri il plauso di Bruxelles e in particolare del vicepresidente Frans Timmermans e della commissaria Ue Kadri Simson. La Commissione Ue ha invitato gli stati membri a “mettere a punto strumenti abilitanti e finanziari per rendere più attraenti gli investimenti privati ​​e indirizzarli alle esigenze di ristrutturazione”. “Investire nelle ristrutturazioni edilizie”, come fa lo Stato italiano con il Superbonus, è un “affare” molto “conveniente” ha affermato il vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Frans Timmermans, rispondendo ad una domanda sul Superbonus”.

Timmermas ha poi osservato come oggi il governo in Italia debba dare grandi aiuti per contrastare la povertà energetica, ma questa situazione è causata anche dalle condizioni di edifici molto inefficienti dal punto di vista energetico. Quindi investire in ristrutturazioni, ha aggiunto, significa anche abbassare le bollette che le famiglie devono pagare. C’è bisogno di ingenti investimenti per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Ue: per questo “le misure nazionali sono benvenute e sosteniamo gli Stati membri a proporre schemi a salvaguardia dei più vulnerabili”, ha detto la commissaria all’energia Simson rispondendo a una domanda sul superbonus del 110% introdotto dall’Italia.

“Se qualcuno fosse ancora dubbioso, i vertici della Commissione europea, fugano definitivamente ogni dubbio sulla grande efficacia del Superbonus 110%. Risultati alla mano, la nostra misura ha mostrato la sua efficacia al punto da ispirare le politiche di efficientamento in tutta l’Unione europea, anche in termini di lotta alla povertà energetica e di riduzione delle bollette, oltre che di benefici ai cittadini e riduzione delle emissioni di gas serra. Ora ci aspettiamo dal Governo un emendamento che dia pieno vigore alla proroga per le monofamiliari, senza alcuna soglia Isee, e reintroduca la maxi-agevolazione per gli interventi trainati sugli edifici condominiali. Non è immaginabile alcuna opzione al ribasso: sarebbe assurdo ridimensionare il Superbonus mentre l’Europa pensa di estenderlo come buona pratica per sollecitare l’efficientamento degli edifici”, avevano dichiarato ieri i deputati del MoVimento 5 Stelle Luca Sut, Patrizia Terzoni e Riccardo Fraccaro.

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Infrastrutture, Salini vince la partita Astaldi e si prepara a fare il pieno dei fondi in arrivo grazie al Pnrr

Pietro Salini chiude la partita Astaldi e si prepara a fare la parte del leone nella conquista dei fondi per le infrastrutture del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Forte anche del supporto di Cassa depositi e prestiti, ormai socio della sua Webuild, nonché alleato fondamentale nell’acquisizione della rivale Astaldi. Il gigante delle grandi opere infrastrutturali Webuild è infatti riuscito a spuntarla nel braccio di ferro con gli obbligazionisti Astaldi, società che aveva integrato ad agosto. Anche a dispetto del ricorso all’epoca ancora pendente. Solo ora infatti la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le ragioni dei quattro ricorsi straordinari contro il provvedimento di omologa del concordato.

Sono state così respinte le istanze di un gruppo di circa 279 obbligazionisti Astaldi che si sono visti stralciare più del 60% del loro credito. In questo modo si è completata l’operazione che ha “permesso la nascita di un grande player delle infrastrutture italiano, sintesi di Progetto Italia, il progetto industriale che ha garantito il consolidamento dell’intero settore delle costruzioni domestico. Un consolidamento che può così oggi contribuire alla crescita economica del Paese e alla realizzazione delle opere previste dal Pnrr e dai piani di ripresa collegati” , come ha spiegato Webuild in una nota.

L’occasione di crescita per il gruppo di Salini è venuta del resto proprio dalla crisi che ha messo in difficoltà cinque fra le prime società di costruzioni italiane (Astaldi, Condotte, CMC, Grandi Lavori Fincosit e Trevi). Di qui l’idea di Progetto Italia come polo aggregatore nel settore della realizzazione delle grandi opere pubbliche. Un piano che ha portato Cassa Depositi e Prestiti a diventare socio di Webuild con il 18,68%, attestandosi come secondo azionista, dopo Pietro Salini che ha in mano più del 45% del capitale. Il tutto con il sostegno delle banche creditrici: Unicredit, Bpm e Intesa Sanpaolo, oggi anche soci di Webuild. Ma andiamo per gradi.

Sin dall’inizio la proposta di concordato ha incontrato l’opposizione di un gruppo di obbligazionisti. La ragione? Secondo le loro stime, i creditori ci avrebbero rimesso 2,9 miliardi di cui 907 solo i bondholder. Salini, invece, avrebbe guadagnato un miliardo e persino la famiglia Astaldi avrebbe ottenuto una plusvalenza da 130 milioni. Di qui la battaglia legale che si è appena conclusa a favore di Salini. Non solo: nel pieno dello scontro è anche emerso come nella procedura di concordato di Astaldi ci fossero quasi 68 milioni di euro di spese in circa un anno di lavoro. Con compensi record per i tre commissari (Stefano Ambrosini, Vincenzo Ioffredi e Francesco Rocchi). E’ scattata poi anche un’ indagine della Procura di Roma per corruzione in atti giudiziari per i due commissari di Astaldi, Ambrosini e Rocchi, oltre che per il consigliere Corrado Gatti, che era firmatario dell’attestazione del piano concordatario di Astaldi, in conflitto di interessi e in contrasto con la legge fallimentare.

Nonostante il clima ostile, Salini è riuscito a chiudere la partita a suo vantaggio. E ora è pronto a cavalcare nuove opportunità: nel Piano nazionale di ripresa e resilienza è previsto un investimento da 25,4 miliardi per infrastrutture destinate ad una mobilità sostenibile. Il fiume di denaro pubblico che si riverserà sulle infrastrutture è però decisamente più importante: secondo le stime dell’Ance, complessivamente “queste risorse, unite ai fondi ordinari stanziati nel bilancio dello Stato, ammontano a circa 420 miliardi di euro, nei prossimi 15 anni, di cui 180 miliardi (43%) destinati alla realizzazione di interventi di interesse per il settore delle costruzioni – precisa una nota dell’Associazione nazionale costruttori edili dello scorso 30 settembre.

Una grande opportunità per realizzare finalmente un grande piano di investimenti su tutto il territorio nazionale e, in particolare, nel Mezzogiorno dove è concentrata una quota significativa delle risorse di interesse per il settore che andranno a finanziare gli investimenti pubblici necessari al recupero”. Manna dal cielo per il comparto e per Webuild che ha chiuso il 2020 con una perdita da 351 milioni su 6,4 miliardi di fatturato. La Borsa ne ha preso atto: in un anno il titolo ha quasi raddoppiato il suo valore (+86 per cento). Una buona notizia anche per Cassa depositi e prestiti che ha visto migliorare le quotazioni del suo investimento azionario. Gli unici a non farsene una ragione restano gli obbligazionisti di Astaldi ancora perplessi su un’operazione per la quale hanno pagato il prezzo più alto.

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Fao, prezzi degli alimenti base sui massimi da 10 anni e in crescita anche ad ottobre. Primi effetti sugli scaffali dei supermercati

Aumentano le pressioni sui prezzi alimentari a livello globale. In ottobre l’indice della Fao (Food and agricolture organization) he monitora e sintetizza l’andamento del costo di un paniere di alimenti base (dal grano agli olio vegetale) è salito del 3% toccando il livello più alto dell’ultimo decennio e avvicinandosi al record assoluto. Più nel dettaglio i prezzi dei cereali sono cresciuti del 3,2%, gli olii vegetali del 9,6% superando il precedente massimo storico. Viceversa sono scesi i prezzi dello zucchero (- 1,8%) e della carne (- 0,7%).

Negli ultimi 12 mesi gli alimentari sono rincarati del 30%. Molteplici i fattori alla base degli aumenti. Le condizioni meteo dell’ultimo anno hanno danneggiato raccolti in diverse aree del pianeta e i costi dei trasporti sono saliti per effetto dei rallentamenti alle filiere logistiche. Non solo. Quando il costo dei carburanti ottenuti dal petrolio sale, aumenta la richiesta di piante come soia, girasoli o colza da usare per la produzione di biocarburanti, entrando quindi in concorrenza con la domanda a scopo alimentare. Infine, il costo dei fertilizzanti sta salendo dopo che alcuni grossi produttori hanno fermato i loro stabilimenti a causa dei forti rincari del gas che rendono troppo gravosi i costi di produzione.

Gli aumenti del costo delle materie base impiegano un certo tempo per tradursi in ritocchi ai listini finali con un impatto sulla spesa dei consumatori ma i primi effetti si fanno già sentire. Ieri Coldiretti ha ad esempio lanciato un allarme sugli aumenti del costo del pane. Nel 2011 i rincari degli alimenti base furono una delle cause scatenanti delle primavere arabe con proteste e rivolte in diversi paesi mediorientali.

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Gran Bretagna, presentata la legge di bilancio 2022: stipendi più alti e investimenti pubblici per dimenticare la Brexit

Mettiamoci la Brexit alle spalle e guardiamo al futuro con fiducia perché gli elementi per farlo ci sono. È questo il messaggio che il cancelliere dello Scacchiere (l’equivalente inglese del nostro ministro dell’economia, ndr) britannico Rishi Sunak ha rivolto a paese e Parlamento presentando la legge di bilancio. Una finanziaria che ha tra i suoi punti forti l’incremento del 6,6% del salario minimo orario portato a 9,5 sterline (11,2 euro) e la fine del blocco agli aumenti retributivi nella pubblica amministrazione. A sostegno dei redditi c’è anche un intervento da 2 miliardi di sterline (2,3 miliardi di euro) per ridurre l’impatto sugli aumenti retributivi per lavoratori con buste paga modeste.

Il documento prevede anche importanti investimenti nella sanità e ricerca medica, a cui vengono destinati 11 miliardi di sterline (13 miliardi di euro) e nei trasporti pubblici locali con uno stanziamento di quasi 7 miliardi di sterline (8,2 miliardi di euro). Due miliardi e 600 milioni vengono destinati alle scuole e al sostegno dei minori con disabilità a cui si aggiungono 3 miliardi per la formazione permanente. Cinque miliardi alla messa in sicurezza di rivestimenti non sicuri dei grattacieli. Quasi 4 miliardi di sterline serviranno per la costruzione di nuove carcere e 2,2 miliardi per il sistema giudiziario. A musei e gallerie d’arte arriveranno 850 milioni di sterline, alle strutture sportive 700 milioni. Tutti i ministeri ricevono più fondi dell’anno prima. La manovra inglese prevede anche un alleggerimento degli adempimenti fiscali sugli alcolici, novità che ha spinto al rialzo le quotazioni delle catene di pub e ristorazione. L’ambizioso programma di Sunak si basa su prospettive di crescita economica per il Regno Unito migliori di quanto inizialmente stimato. Quest’anno il Prodotto interno lordo dovrebbe crescere del 6,5%.

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Cina, nuova stretta contro le monete digitali, tutte le transazione definite illegali. Bitcoin in calo di oltre il 7%

Banca centrale cinese di nuovo con il pugno di ferro contro le valute digitali. Oggi la Pboc ha definito illegali tutte le transazioni e le attività in valuta digitale e promettendo una ferma repressione sui mercati. La Banca centrale, si legge in una nota postata sul suo sito web, ha chiarito che le criptovalute “non hanno lo stesso status giuridico della moneta in corso legale e non possono essere distribuite sul mercato come moneta”. Inoltre, prosegue la nota scambi e transazioni in valuta virtuale sono definite “attività finanziarie illegali e sono severamente vietate“. Dopo la notizia le quotazioni del bitcoin hanno cominciato a scendere velocemente perdendo oltre il 7% in un’ora. Attualmente un bitcoin viene scambiato a 41.200 dollari. Cali ancora più marcati per ethereum (- 11%) e litecoin (- 10,7%).

Negli ultimi anni, le transazioni di bitcoin e di altre criptovalute, scrive ancora la banca, “hanno prevalso, sconvolgendo l’ordine economico e finanziario, favorendo il riciclaggio di denaro sporco, la raccolta illegale di fondi, la frode, gli schemi piramidali e altre attività illegali e criminali” e mettendo “a serio rischio la sicurezza dei beni delle persone”. In conformità con la decisione del Comitato centrale del Partito comunista e del Consiglio di Stato (il governo centrale), la Banca centrale ha quindi emanato una serie di politiche e misure per chiarire che “le valute virtuali non hanno corso legale“, vietando “alle istituzioni finanziarie lo sviluppo e la partecipazione ad attività legate alla valuta virtuale, e le transazioni nazionali”, nonché “il finanziamento dell’emissione di token”.

L’ultima mossa giunge a chiusura di una progressiva campagna della Banca centrale contro le criptovalute che hanno visto nei mesi scorsi l’abbattimento delle attività di mining, di produzione delle valute virtuali, in tutte le province del Paese, al punto che molti player cinesi hanno trasferito le proprie attività negli Stati Uniti. El Salvador ha recentemente adottato il bitcoin come valuta legale da affiancare al peso per agevolare le rimesse dall’estero. Alcuni giorni orsono Jackson Palmer, uno dei creatori del dogecoin che si è poi ritirato dal settore, ha affermato “Dopo aver passato anni a studiarle ho capito che le criptovalute hanno una natura di destra ed iper capitalistica. Qualcosa costruito prima di tutto per accrescere la ricchezza dei loro creatori attraverso una combinazione di elusione fiscale, sfuggire alle regolamentazione e generare una artificiosa scarsità”

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Il crimine d’impresa e le disparità nel contestarlo: perché a Bologna sì e a Napoli no?

Sono passati 20 anni! Tanti. Era il lontano 8 giugno 2001 quando entrava in vigore il D.Lgs n.231/01. Una vera rivoluzione, si sgretolava uno dei principi millenari fondamentali del diritto penale: “societas delinquere non potest”. Da quella data anche le società, e non più solo le persone fisiche, potevano “delinquere”, o meglio, potevano rivestire il ruolo di indagato o di imputato nel corso di un procedimento penale. Pertanto, l’inevitabile conseguenza, “societas delinquere potest, sed semper puniri debet”, è l’applicazione di una sanzione a una società.

A questo punto è lecito chiedersi: come può la Alfa srl, società che gestisce una piccola azienda commerciale (ad esempio supermercati), essere considerata indagata o imputata con tutte le conseguenze che ne derivano, e quale sarebbe stato il ruolo del diritto penale, e quindi delle procure, dinanzi alle patologie del crimine di impresa? È lontano da chi scrive il voler ripercorrere la storia ventennale sia dottrinale che, soprattutto, giurisprudenziale caratterizzante questi primi venti anni di vita del Decreto Legislativo, oggetto di notevoli spunti e innovazioni.

Ciò non toglie che appaia sempre più rilevante analizzare questa situazione in base all’esperienza sul campo, con una sorta di resoconto dell’applicazione concreta e, soprattutto, della consapevolezza della sua rilevanza per i piccoli imprenditori che masticano con evidente difficoltà i presupposti e i principi della cosiddetta responsabilità amministrativa degli Enti. Conseguentemente è opportuno comprendere le cause di questa idiosincrasia.

Perché l’amministratore della Alfa srl fa fatica ad assumere consapevolezza dei rischi che corre? Mi sono confrontato al riguardo con l’avvocato Antonello Grassi, penalista e uno dei massimi esperti della materia, per verificare se le risposte che mi davo erano influenzate dalla mia visione più pragmatica di consulente di direzione.

Il primo intoppo al reale manifestarsi dei benefici insiti nel quadro normativo in questione è dato, così come già riportato su queste colonne, dal considerare l’adeguamento ai principi del D.Lgs. n.231/01 come un costo, un costo “superfluo”, o meglio, da procrastinare “a tempi migliori” e giustificato dalla necessità di dover affrontare spese più impellenti e rilevanti. A ciò si accompagnava una sorta di “scaramanzia normativa” rappresentata dal timore della commissione di reati, ovvero dall’“offesa” che potesse lontanamente immaginarsi che la società intervistata potesse delinquere.

Perché lo proponi proprio a me? Forse perché presumi che io commetta qualche reato? Risultava difficile far comprendere all’imprenditore, fortunatamente non a tutti, la necessità di spostare il margine di rischio dalla repressione, con tutte le conseguenze che ne derivavano e ne derivano, alla prevenzione. Lo consiglio a te proprio per evitare che tu possa commettere reati in futuro!

Il secondo limite è di natura geografica. E le statistiche sono chiare. Le prime contestazioni ex D.Lgs. n.231/01 nascevano nel famoso triangolo industriale allocato a Nord della nostra penisola. Il motivo non era neanche troppo difficile da prevedere o immaginare ed era rappresentato dall’esistenza del cosiddetto “maggese industriale” prevalentemente in quella zona strategica. E ancora oggi, dopo venti anni, il rapporto è 100 a zero. Non è un caso che soprattutto (o solo) le Procure competenti per territorio della Lombardia, del Veneto, del Piemonte e in parte della Liguria e della Emilia Romagna, continuino a contestare alle società/aziende, in coerenza con l’elenco dei reati presupposti che man mano si infoltivano, fattispecie penali in concomitanza con la contestazione delle medesime alle persone fisiche.

Le Procure, sì, le Procure! Per quanto il legislatore non si sia mai spinto oltre la configurazione di tale responsabilità come amministrativa, non pare dubbio, anche in questo caso senza voler disquisire sulla natura della stessa, che di fatto il campo applicativo fosse rappresentato dal procedimento e dal processo penale. E nel processo penale l’input, o come sarebbe meglio definirlo l’esercizio dell’azione penale, spetta alla Procura della Repubblica che, proprio con riferimento alla criminalità d’impresa, ha smarrito il principio della sua obbligatorietà. E allora perché la procura di Bologna contesta anche alle piccole società i reati previsti dal decreto e quella di Napoli ancora no?

Probabilmente per una analisi sociologica da parte delle procure del contesto in cui operano. La differente incidenza delle contestazioni operate dalle Procure del Nord Italia rispetto a quelle del Sud trova la sua ratio proprio nella difficoltà di prevedere le drastiche conseguenze in capo a un tessuto imprenditoriale presente nel meridione d’Italia, senza dubbio più fragile.

Siamo alle solite: ma fino a quando può durare questa disparità di trattamento? Perché le piccole imprese non ne approfittano per regolarizzare le loro posizioni prima che anche le procure del Sud si sveglino?

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Cassa depositi e prestiti, profitti per 1,4 miliardi nei primi sei mesi del 2021. Il risparmio postale in gestione sfiora i 280 miliardi

Nel primo semestre il gruppo Cassa depositi e prestiti è tornata all’utile con guadagni per 1,4 miliardi di euro che si confronta con la perdita di 7oo milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Controllata all’ 83% dal ministero del Tesoro, e per la quota rimanente dalle fondazioni bancarie, Cdp è la cassaforte delle partecipazioni pubbliche nonché braccio operativo del Mef sui mercati. In portafoglio ci sono, tra l’altro, il 26% di Eni, il 35% di Poste, il 31% di Snam ,il 71% di Fincantieri, il 9% di Telecom Italia.

Cdp gestisce il risparmio postale degli italiani. A tal proposito il gruppo comunica che nei primi sei mesi dell’anno la raccolta si attesta a 386 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto al dato di fine 2020. In particolare, la raccolta del risparmio postale è stata pari a 279 miliardi di euro, “in aumento rispetto a fine 2020 (+2%) grazie alla raccolta netta positiva registrata nel semestre (+2,9 miliardi di euro) ed agli interessi maturati a favore dei risparmiatori”. La raccolta da banche e clientela è “pari a 86 miliardi di euro, in aumento rispetto a fine 2020 (+4%) principalmente per la crescita dei depositi dalle società controllate e della raccolta derivante da operazioni di tesoreria” La raccolta obbligazionaria è stata “pari a 20 miliardi di euro, in lieve riduzione rispetto all’anno precedente (-3%) per effetto delle scadenze registrate nel semestre, che hanno più che compensato la nuova emissione social da 500 milioni di euro a supporto delle pmi e mid cap italiane localizzate nelle regioni del Sud Italia”.

Nel primo semestre 2021, si legge nella nota, “sono state mobilitate risorse a beneficio di imprese, infrastrutture, pubblica amministrazione e cooperazione Internazionale per 11,6 miliardi di euro a livello di gruppo e 11,5 miliardi di euro a livello di Cdp spa, in crescita rispetto al primo semestre 2020, anche grazie a 5,2 miliardi di euro di rifinanziamento di mutui Mefalle Regioni (pari a 0,7 miliardi di euro nel primo semestre 2020)”.Le risorse mobilitate sono aumentate del 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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Bankitalia su riciclaggio e Recovery, forse i soldi cominciano ad avere un odore

La relazione annuale dell’Unità di informazioni finanziarie (Uif), presentata dal suo direttore Claudio Clemente, offre diverse conferme alle analisi allarmate che dall’esplosione della pandemia si sono rincorse, mettendo in evidenza una serie di rischi direttamente riconducibili alle attività della criminalità organizzata di stampo mafioso, ma anche no.

La relazione però suggerisce, forse, anche una pista che sarebbe interessante esplorare e di cui dirò alla fine. Ma andiamo con ordine.

Il primo dato che colpisce positivamente è l’aumento delle segnalazioni raccolte dalla Uif, può sembrare una contraddizione ma non lo è: l’aumento delle segnalazioni può in parte rappresentare un aumento dei comportamenti illeciti ed in questo senso non è una buona notizia, ma può anche rappresentare un aumento della capacità e della disponibilità dei soggetti legalmente obbligati a segnalare a fare per davvero le segnalazioni.

Da alcuni passaggi ripresi da ilfattoquotidiano.it della relazione di Clemente è ragionevole propendere per questa seconda interpretazione e non è una cosa da poco: i soggetti obbligati a fare le segnalazioni appartengono al variegato mondo della intermediazione finanziaria e le segnalazioni cui sono tenuti riguardano i loro stessi clienti, il che richiede ai soggetti segnalanti di scommettere su una opzione culturalmente non banale in un Paese come l’Italia e cioè che i soldi “abbiano odore” e che alla lunga convenga a tutti far circolare denaro pulito invece che denaro purchessia, basta che ce ne sia, il contrario del “pecunia non olet” con cui sono cresciute generazioni e generazioni di finanzieri.

Il secondo dato che emerge è che la possibilità ancora troppo grande di ricorrere al denaro contante, unita al depotenziamento delle norme di prevenzione e controllo nel ciclo del contratto pubblico, fa lievitare i rischi di riciclaggio di denaro sporco e di infiltrazione di soggetti criminali nelle forniture di beni e servizi, il tutto a discapito degli operatori economici onesti (oltre che delle casse dello Stato e dei cittadini tutti che finiscono per essere “cornuti e mazziati”). Gli operatori economici onesti infatti subiscono una concorrenza sleale implacabile che finisce col chiudere il cerchio del profitto criminale, perché, come emerge sempre dalla relazione Uif, sono spesso proprio i soggetti economici criminali che dopo aver contribuito alla crisi di quelli onesti attraverso la concorrenza sleale, si offrono di aiutarli con prestiti di denaro che non di rado si declinano in acquisizione di crediti deteriorati presso gli Istituti finanziari o nell’acquisizione di quote societarie.

Il terzo dato che emerge, ancora una volta (!), è l’urgenza manifestata da Clemente di un maggior flusso informativo, anche a livello europeo, tra i soggetti istituzionali preposti alla prevenzione ed al controllo e gli operatori finanziari. Su questa questione del flusso informativo ho già avuto modo di scrivere e ribadisco che diventa ogni giorno più insopportabile, considerate le tecnologie informatiche ormai a disposizione e considerato l’investimento che anche l’Italia ha fatto per attrezzarsi sul fronte della sicurezza digitale (è di metà giugno il decreto che ha posto le basi operative per l’Agenzia nazionale della sicurezza informatica). Se l’inefficienza è frutto di imperizia o negligenza è bene che paghi e venga rimosso chi ne ha la responsabilità, altrimenti sarà sempre più fondato il sospetto che l’inefficienza sia molto efficientemente perseguita da chi resta convinto, contrariamente a quanto auspicato sopra, che “pecunia non olet” e che togliere “lacci e lacciuoli” sia il modo migliore per far fiorire l’economia, grazie alle invisibili ma sapienti premure del mercato.

Infine, sullo sfondo, come dicevo, forse si intravvede un orizzonte rivoluzionario appena evocato dalla relazione di Clemente: rendere universale la tecnologia blockchain. Oggi questa tecnologia si applica per lo più alle così dette valute digitali o cripto valute e consiste in un meccanismo che garantisce il valore della moneta e quindi del passaggio di valore tra uno scambio e l’altro, fotografando in maniera indelebile il “prima” e il “poi” di ogni transazione: come se sulla moneta restasse l’impronta digitale di chi l’aveva prima e di chi l’ha presa poi. Rendere universale questa tecnologia sarebbe davvero un terremoto. Bisognerebbe però che lo capissero, in un modo o in un altro, i “signori delle monete” che a far da garanti hanno costruito imperi.

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“Ryanair non ha rimborsato il costo dei biglietti per i voli cancellati”: 4,2 milioni di euro di multa dall’Antitrust

Sanzionata per non avere rimborsato ai consumatori il costo dei biglietti per i voli cancellati dopo il 3 giugno 2020, una volta venute meno le limitazioni agli spostamenti legate all’emergenza per Covid-19. L’Antitrust ha così multato Ryanair, che dovrà pagare 4,2 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette. Nei giorni scorsi l’Autorità garante per la concorrenza per gli stessi motivi aveva sanzionato anche easyJet per 2,8 milioni di euro e Volotea per 1,4 milioni di euro.

Secondo l’Autorità, le tre compagnie hanno tenuto una condotta gravemente scorretta e non rispondente al canone di diligenza professionale quando – terminate le limitazioni agli spostamenti – hanno proceduto a numerose cancellazioni di voli programmati e offerti in vendita utilizzando sempre la motivazione dell’emergenza sanitaria e continuando a rilasciare voucher senza invece procedere al rimborso del prezzo pagato per i biglietti annullati.

Inoltre, sono state fornite informazioni ingannevoli e omissive ai consumatori sui loro diritti ed è stato ostacolato e ritardato il riconoscimento del rimborso monetario, attraverso modalità e procedure per indurre – e in alcuni casi anche costringere – il consumatore a scegliere e/o ad accettare il voucher invece del rimborso.

Per alcune compagnie sono state accertate altre condotte scorrette quali il mancato riconoscimento di un ristoro nel caso di annullamento del viaggio per la nuova situazione pandemica oppure l’apposizione di ostacoli alla fruizione dei voucher già emessi: ad esempio, costringendo a utilizzare un numero telefonico a pagamento per poter utilizzare i voucher, non effettuando il rimborso monetario alla scadenza degli stessi o ancora non prevedendo la durata di 18 mesi come stabilito dalla normativa emergenziale.

Infine, per quanto riguarda Ryanair, è stata considerata ingannevole anche la campagna pubblicitaria diffusa attraverso i principali mezzi di informazione – sempre a partire da giugno – e incentrata sulla possibilità di cambiare il volo gratis (attraverso il claim “Nessuna penale per il cambio” o similari) laddove, invece, la società applicava per il nuovo volo scelto dal consumatore tariffe più alte di quelle che venivano contestualmente praticate sul proprio sistema di prenotazione e prevedeva comunque la penale se il cambio volo avveniva nei 7 giorni precedenti la partenza. Oltre al pagamento di sanzioni per complessivi 8,4 milioni di euro, Ryanair, easyJet e Volotea dovranno presentare le misure per ottemperare al provvedimento dell’Autorità.

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Mutui ai giovani, cosa cambia con il nuovo decreto. Draghi: “Imposte cancellate per tutti”. Ma c’è limite Isee (come per la garanzia statale)

Davvero tutti i giovani potranno comprare la prima casa senza versare migliaia di euro di imposte? E quanti potranno anche ottenere un mutuo al 100%, senza quindi versare anticipi, grazie alla garanzia dello Stato? Il testo del decreto Sostegni bis approvato dal Consiglio dei ministri ridimensiona notevolmente le aspettative create dall’annuncio fatto da Mario Draghi alla Camera lo scorso 26 aprile e confermato con qualche variazione giovedì, durante la conferenza stampa di presentazione del provvedimento. “Imposta di registro e sul mutuo sono state cancellate, e questo vale per tutti i giovani fino a 36 anni”, ha detto il premier. “Per quelli meno abbienti, con un Isee fino a 40mila euro, c’è anche la garanzia dello Stato sull’esposizione bancaria”. Ma sul primo punto le bozze del decreto e il comunicato stampa pubblicato sul sito del governo dicono che anche per godere dell’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale sulla compravendita e dall‘imposta sostitutiva sul mutuo occorre avere un reddito basso. Quanto alla garanzia pubblica, esisteva anche prima. Ora sale dal 50 all’80%, a patto però che l’Isee sia sotto la soglia prevista.

Il parametro è ragionevole, si intende, ma giunge inatteso per chi non rispetta il requisito e fino a ieri aveva sperato di poter “non pagare l’anticipo grazie alla garanzia statale”, come promesso da Draghi presentando il Recovery plan a Montecitorio. Sul punto c’è stata evidentemente una riflessione anche durante il cdm: le bozze arrivate sul tavolo dei ministri fissavano l’Isee massimo a 30mila, poi stando al comunicato di Chigi la soglia è stata alzata a 40mila. Vale per tutti, senza limiti, solo il credito di imposta di importo pari all’Iva versata riservato a chi acquista dal costruttore: una bella spinta per il settore dell’edilizia, che già sta godendo dei primi effetti del Superbonus 110%. Un’altra sorpresa negativa riguarda il dimezzamento degli onorari notarili: previsto da precedenti bozze, risulta scomparso.

Partiamo dall’inizio. Il Fondo di garanzia mutui prima casa, gestito dalla società pubblica Consap, non è una novità: è stato creato nel 2013 e rifinanziato nel 2019. Solo l’anno scorso ha accolto oltre 43mila domande. Il meccanismo è semplice: se a un certo punto il mutuatario smette di pagare le rate, subentra il fondo. Un ombrello pensato per convincere gli istituti di credito a finanziare persone che altrimenti non ne avrebbero le caratteristiche. I requisiti per l’accesso sono stati modificati più volte, in senso restrittivo quando le risorse in cassa erano poche. Attualmente – già prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto – non ci sono restrizioni: chiunque può chiedere la garanzia pubblica fino al 50% della quota capitale su mutui fino a 250mila euro per l’acquisto della prima abitazione (a patto che non sia una villa o una casa di lusso) o per ristrutturazioni che ne aumentino l’efficienza energetica. Hanno priorità le giovani coppie sposate o conviventi in cui almeno uno dei due sia under 35, i genitori single e gli under 35 con un rapporto di lavoro atipico.

Che cosa cambia con il decreto Sostegni bis, che aumenta di 290 milioni (rispetto ai 160 oggi disponibili) la dotazione del fondo? La terza categoria prioritaria viene modificata eliminando il riferimento al lavoro atipico e aumentando di un anno l’età. Il terzo comma dell’articolo 63, poi, aumenta all’80% la misura massima della garanzia concedibile dal fondo alle categorie prioritarie. Tra cui, appunto, gli under 36. Occorre però avere un reddito basso, testimoniato da un Isee sotto i 40mila euro. E comprare entro il 30 giugno 2022. In questo caso, effettivamente, la strada per ottenere un mutuo che copra il 100% del prezzo della casa – senza dunque dover versare anticipi – dovrebbe essere in discesa. Per evitare che a questi mutuatari assistiti da garanzia pubblica vengano applicati tassi più onerosi rispetto a quelli chiesti agli altri, il decreto specifica che la banca dovrà “indicare, in sede di richiesta della garanzia, le condizioni economiche di maggior favore applicate ai beneficiari in ragione dell’intervento del Fondo”.

Per concludere ci sono le esenzioni fiscali, riservate però, anche in questo caso, a chi ha Isee basso. L’annullamento di imposte di registro, ipotecarie e catastali, unito allo stop all’imposta sostitutiva sul mutuo e alle tasse sulle concessioni governative, per un appartamento che valga fino a 250mila euro “pesa” per diverse migliaia di euro. La sola imposta di registro, per la prima abitazione, è pari al 2% del prezzo o del valore catastale.

L’articolo Mutui ai giovani, cosa cambia con il nuovo decreto. Draghi: “Imposte cancellate per tutti”. Ma c’è limite Isee (come per la garanzia statale) proviene da Il Fatto Quotidiano.

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