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Francia, 8 giornalisti e il patron di Le Monde convocati dai servizi dopo articoli su armi in Yemen e l’affaire Benalla

Otto giornalisti e il patron di Le Monde sono stati convocati dai servizi segreti francesi dopo una serie di articoli sulla copertura della guerra in Yemen e l’affaire Benalla. L’accusa ipotizzata è quella di “minaccia al segreto della difesa nazionale”. Quaranta redazioni, in un editoriale pubblicato su le Monde, hanno preso posizione nelle scorse ore e hanno denunciato: “Si tratta”, si legge, “di nuovi tentativi di intimidazione di giornalisti che non fanno altro che il loro lavoro. Ovvero rivelare ai cittadini informazioni di interesse pubblico”. Anche il Sindacato nazionale dei giornalisti francese (Snj) ha condannato l’atto: “Sta succedendo qualcosa di malsano in questo Paese. C’è la volontà di intimidire i cronisti e le loro fonti. E’ uno scandalo”. La portavoce del governo Sibeth Ndiaye, su Europe 1, ha invece ribattuto: “I giornalisti sono giudicabili come gli altri. E’ normale che uno Stato protegga le informazioni di difesa militare”. A febbraio scorso il giornale Mediapart aveva rifiutato la perquisizione della redazione dopo la pubblicazione di una serie di audio sull’affaire Benalla.

Chi è stato messo sotto accusa e perché – Il 21 maggio la giornalista di le Monde Ariane Chemin ha ricevuto la notifica della convocazione davanti agli agenti della Dgsi (servizi segreti francesi) per il 29 maggio prossimo. Verrà sentita nell’ambito di un’inchiesta nata in seguito ai suoi articoli sugli affari di Alexandre Benalla, ex capo della sicurezza di Macron accusato di vari reati tra cui violenza e falso. Chemin ha rivelato che un sotto ufficiale dell’aeronautica militare, Chokri Wakrim, compagno dell’ex capa della sicurezza di Matignon Marie-Elodie Poitout. Le inchieste di Chemin hanno rivelato che era legato da un contratto con un uomo d’affari russo e in seguito è stata aperta un’indagine per corruzione. Sempre per questo motivo è stato convocato anche il patron di le Monde Louis Dreyfus.

Tra i convocati risulta anche Valentine Oberti: come riferito da le Monde, la giornalista è stata chiamata a febbraio scorso per riferire su alcune informazioni contenute nei suoi articoli che riguardavano le vendite di armi francesi all’Arabia saudita. Sono stati sentiti anche il fotografo e il fonico che lavorano con lei a le Quotidien. Sempre a proposito dell’uso di armi francesi, ma in questo caso in Yemen, a metà maggio sono stati convocati dai servizi segreti francesi 3 giornalisti (i due fondatori di Disclose e il cronista di Radio France Benoit Collombat). Sempre per questa vicenda, in un secondo momento è stato chiamato come testimone anche un collaboratore del sito Disclose.

 

 

 

 

 

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Christchurch, Stati e colossi del web firmano appello per maggiori controlli contro terrorismo online. Trump si rifiuta

L’amministrazione Trump non aderirà a quello che è stato ribattezzato l’Appello di Christchurch che ha l’obiettivo di bloccare o limitare la diffusione di contenuti violenti o terroristici sui social media, dopo la strage in due moschee del marzo scorso nella città neozelandese che è costata la vita a 51 persone. La Casa Bianca ha motivato la decisione citando il rispetto della libertà di espressione e della libertà di stampa: “Nonostante gli Stati Uniti non siano attualmente nella condizione di unirsi all’endorsement, continuiamo a sostenere gli obiettivi complessivi contenuti”, hanno comunicato.

All’iniziativa, voluta da Francia e Nuova Zelanda, hanno aderito multinazionali come Microsoft, Twitter, Facebook, Google e Amazon che hanno firmato un piano in nove punti. L’impegno è stato preso a Parigi durante un incontro all’Eliseo tra il presidente francese, Emmanuel Macron, la premier neozelandese, Jacinda Ardern, e altri capi di Stato e di governo insieme ai colossi del settore tecnologico.

La proposta nasce in conseguenza della dinamica con cui si è consumata la carneficina nella cittadina neozelandese, con il terrorista e suprematista bianco, Brenton Tarrant, che diffuse le immagini della strage con una diretta Facebook, aumentando così il rischio di un effetto emulazione tra altri radicalizzati collegati alle piattaforme web frequentate dal neonazista. “L’attacco terroristico a Christchurch è stato una tragedia terribile. E quindi è giusto che ci riuniamo, risoluti nel nostro impegno a garantire che stiamo facendo tutto il possibile per combattere l’odio e l’estremismo che portano alla violenza terroristica“, si legge nella dichiarazione congiunta delle cinque compagnie.

Le aziende hi-tech si impegnano a inasprire i termini d’uso contro il terrorismo, a investire in tecnologie in grado di individuare e bloccare la diffusione di contenuti estremisti, anche in diretta, a fornire report periodici ad hoc sulla trasparenza e a dare agli utenti più strumenti per segnalare contenuti inappropriati. Lo sforzo è anche congiunto nel condividere lo sviluppo tecnologico, creare un protocollo di crisi, educare e sensibilizzare contro l’odio e il bigottismo. “Il terrorismo e l’estremismo violento sono problemi sociali complessi che richiedono una risposta da parte di tutta la società – continuano – Da parte nostra, gli impegni che stiamo assumendo oggi rafforzeranno ulteriormente la partnership che governi, società e industria tecnologica devono avere per affrontare questa minaccia”.

“L’Italia sostiene il ChristchurchCall per eliminare i contenuti terroristici ed estremistici violenti online. Restiamo pienamente impegnati a combattere il terrorismo e l’estremismo violento e ad assicurare che Internet sia libero, aperto e sicuro”, si legge in un tweet della Farnesina.

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