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Paul Pogba tiene in ansia la Juventus: fissata una nuova visita al ginocchio in Francia, sarà quella decisiva

Paul Pogba prende tempo. Il francese non ha ancora deciso cosa fare con il suo ginocchio destro al quale ormai una settimana fa ha riportato una lesione al menisco laterale. Inizialmente si era ipotizzato di sottoporre il centrocampista all’intervento già negli Stati Uniti, dove la Juve sta svolgendo il ritiro estivo, ipotesi poco dopo accantonata. L’operazione, però, è inevitabile anche perché il problema perseguita il centrocampista da tempo. Resta da definire la data e la tipologia di intervento. La paura più grande di Pogba è saltare il Mondiale in Qatar e tornare in campo con i bianconeri a inizio 2023 sacrificando tutta la prima parte della stagione.

Un primo consulto medico ha previsto dai tre ai cinque mesi di stop. Ora il francese tornerà in patria per visite più approfondite. L’appuntamento è stato rimandato a dopo il weekend e con ogni probabilità sarà fissato lunedì primo agosto. Il medico incaricato di visitarlo è Bertrand Sonnery-Cottet, specialista del ginocchio che opera a Lione. In passato si è già preso cura di Zlatan Ibrahimovic ed è considerato uno dei migliori nel proprio campo.

Il dubbio è capire se l’intervento di sutura, ipotizzato negli Usa, è evitabile. L’alternativa è la meniscetomia, ovvero l’asportazione del pezzetto di menisco, ma va capito se sia efficace. Questa operazione ridurrebbe i tempi di recupero a 40-60 giorni. La decisione dovrà essere presa da Pogba stesso che per farlo si consulterà anche con i sanitari della nazionale transalpina.

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“Un ricovero al minuto per il Covid”: l’allarme del ministro della Salute francese. Nuova stretta: discoteche chiuse per 4 settimane

In Francia ogni minuto viene ricoverato un paziente a causa del coronavirus. È l’allarmante dato sulla diffusione del Covid 19 reso noto dal ministro della Salute Olivier Véran durante l’ultima conferenza stampa sulla pandemia, al termine del Consiglio di Difesa. Il ministro ha fatto sapere che la “variante Omicron è molto più contagiosa della Delta”, anche per questo la circolazione del virus risulta essere superiore al picco registrato durante la terza ondata.

Anche per questi numeri la Francia ha quindi deciso di correre ai ripari annunciando una nuova stratta. Il primo ministro Jean Castex ha fatto sapere che le discoteche saranno chiuse per quattro settimane a partire da venerdì. Il premier ha anche auspicato un rafforzamento del telelavoro nelle imprese private, da praticarsi due-tre giorni a settimana nel privato e tre giorni nel pubblico e ha invitato a limitare la convivialità nella vita privata e a rinunciare a festività natalizie, seminari e feste di pensionamento al lavoro. Alle scuole elementari si passa al livello 3 del protocollo, con mascherine anche a ricreazione e misure per evitare affollamenti a mensa.

Secondo Véran ora è necessario “frenare, frenare, frenare” la diffusione della variante Omicron, a oggi identificata in 25 casi in Francia, di cui 21 importati soprattutto dall’Africa australe e quattro trasmessi sul suolo francese. La facilità di diffusione della variante, infatti, “potrebbe causare un’ondata dentro un’ondata”. Tuttavia, per il momento, “nulla ci dice” che la variante “sia più pericolosa”, quindi, al momento, “nulla giustifica un cambiamento nella strategia vaccinale”. Entro il 15 dicembre, ha fatto sapere ancora il ministro, più di 15 milioni di francesi avranno avuto la terza dose del vaccino anti-Covid.

Per quanto riguarda il vaccino ai bambini, il primo ministro ha fatto sapere che la campagna partirà il 15 dicembre per gli under 11 a rischio, mentre per gli altri si partirà attorno al 20 dicembre. Al momento, ha fatto sapere Veran, ci sono ottanta bambini ricoverati per conseguenze del coronavirus, di cui 15 in terapia intensiva.

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Pass sanitario, l’obbligo non è solo in Francia: dalla Danimarca al Portogallo, ecco chi lo richiede in Europa

Il dibattito sul pass sanitario che certifica l’avvenuta vaccinazione per accedere a eventi e luoghi pubblici sta interessando molti Paesi in Europa. A dare impulso alla discussione è stata la Francia, che ha stabilito l’entrata in vigore dal 21 luglio e l’obbligatorietà per entrare in caffé, ristoranti, centri commerciali, come anche aerei, treni, pullman di lunga percorrenza e strutture mediche. Un filtro agli ingressi finalizzato anche a spingere alla vaccinazione – e su questo punto in sole 24 ore proprio in Francia ha dato ottimi risultati – e sul quale in Italia si dibatte, tra destra contraria, Pd favorevole e Movimento 5 Stelle interlocutorio, mentre il commissario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo lo interpreta come una soluzione per incentivare l’immunizzazione.

Ma se in Francia l’annuncio del presidente Emmanuel Macron ha scatenato il dibattito, il pass sanitario non è una formula nuova in Europa, dove già altri Paesi lo utilizzano per limitare l’ingresso nei luoghi al chiuso, mezzi di trasporto ed eventi. Tra chi lo richiede per entrare all’interno di ristoranti, bar, musei e anche parrucchieri c’è ad esempio la Danimarca, che nell’aprile di quest’anno ha lanciato la sua ‘Coronapas‘, l’app che certifica se una persona ha avuto un risultato negativo del test anticovid nelle ultime 72 ore, la vaccinazione o una prova di precedente infezione. Anche in Austria per accedere a ristoranti, hotel e locali notturni è necessario esibire un test negativo o una prova di vaccinazione o guarigione da Covid-19.

In Lettonia agli eventi pubblici come concerti, cinema, spettacoli teatrali e nelle sale interne dei servizi di ristorazione possono accedere solo le persone vaccinate, guarite da Covid-19 negli ultimi 6 mesi o con test negativo nelle ultime 24 ore, mentre tutti i visitatori possono utilizzare gli spazi esterni dei ristoranti.

A Cipro molte attività in spazi interni sono limitate ai possessori di ‘SafePass‘, che si ottiene con un test negativo nelle 72 ore precedenti, almeno una dose di vaccino almeno tre settimane prima o la guarigione dal coronavirus nei sei mesi precedenti. Il pass è necessario per visitare centri commerciali, chiese, cinema, stabilimenti turistici, nelle sale interne dei luoghi di ristorazione e per partecipare a eventi in luoghi chiusi.

In Lussemburgo gli esercizi commerciali come ristoranti bar o palestre o gli organizzatori di eventi possono decidere se partecipare o meno al sistema ‘CovidCheck‘, che permette loro di liberarsi delle restrizioni sanitarie in vigore per le loro attività, limitandole ai vaccinati, guariti o negativi ai test Covid. In Germania le regole variano tra i diversi Land, con alcuni nei quali i ristoratori possono richiedere il pass per entrare nei locali.

In Portogallo il governo ha imposto da sabato una nuova misura che prevede per coloro che desiderano cenare al chiuso in 60 comuni con alti tassi di infezioni l’obbligo di presentare un certificato di vaccinazione, un test negativo o una prova di guarigione. In Irlanda il governo ha approvato il piano per consentire la riapertura di pub, caffè, ristoranti e altri locali entro la fine del mese che una volta licenziato dal Parlamento autorizzerà solo ai vaccinati e guariti dal Covid l’ingresso all’interno di queste attività. In Grecia, infine, da venerdì fino alla fine di agosto, solo le persone vaccinate potranno entrare in luoghi chiusi come centri di intrattenimento, bar, cinema e teatri.

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La Francia torna a casa: gli Europei non hanno più padroni designati. E l’era Deschamps è al capolinea, Zidane in pole come nuovo ct

Adieu alla prima classe. La Francia esce di scena e adesso l’Europeo non ha più padroni designati. La Svizzera fa il colpaccio nell’ottavo di finale contro i campioni del mondo, sbatte fuori la squadra di Didier Deschamps ai rigori e nei quarti affronterà la Spagna. A Bucarest i tempi regolamentari finiscono con un 3-3 pirotecnico, ricco di colpi di scena e colpi del ko mancati: la Francia va sotto, trafitta da Seferovic, raddrizza la gara nella ripresa – dopo l’errore su rigore di Rodriguez – con la doppietta di Benzema e la magia di Pogba, ma gli elvetici negli ultimi dieci minuti si rimettono in piedi ancora con Seferovic e Gavranovic. E se la Svizzera dal dischetto è perfetta, i galletti vengono traditi da Mbappé, quinto rigorista e autore dell’errore decisivo. Che sancisce verosimilmente la fine dell’era Deschamps (Zinedine Zidane è senza panchina…) e riapre i giochi di un Europeo senza certezze e senza una reale favorita.

Fin dai primi minuti appare chiaro che la serata per la Francia sarà complicata. Ancor prima della zuccata precisa di Seferovic, che sovrasta Langlet e spaventa davvero i campioni del mondo in carica, costretti a inseguire già dopo un quarto d’ora. Lo schiaffo subito non sveglia dal torpore Mbappè e compagni, che continuano a faticare a creare grattacapi dalle parti di Sommer. I tre tenori Griezmann-Mbappè-Benzema si intendono poco, anche perché ricevono pochi rifornimenti.

Nella ripresa Deschamps tenta subito di dare la scossa, inserendo Coman al posto di Lenglet, per una Francia a trazione anteriore con ben quattro punte contemporaneamente in campo. I bleus guadagnano da centrocampo in su ma dietro traballano pericolosamente. E al 10′ Pavard in scivolata stende Zuber, contatto che non sfugge al Var. Dal dischetto Ricardo Rodriguez può scavare un solco, ma Lloris si supera respingendo la conclusione rasoterra, ma non troppo angolata, del terzino del Torino.

È una scossa per la Francia, che in 3 minuti ribalta tutto con Benzema. Prima l’attaccante del Real Madrid pareggia superando il portiere in uscita dopo aver superato il suo marcatore con uno splendido controllo. Quindi, neanche 180 secondi dopo, insacca di testa a porta sguarnita finalizzando una splendida triangolazione tra Griezmann e Mbappé. La Svizzera è alle corde, fisicamente e mentalmente. E i campioni del mondo non hanno pietà, perché Pogba a un quarto d’ora dalla fine pesca il jolly con uno splendido tiro a giro da fuori area. Tutto facile, tutto bello. Pure troppo. Perché la Svizzera si rimette a pigiare sull’acceleratore e con Seferovic (di testa) e Gavranovic (bella ripartenza) pareggia i conti. La Francia si risveglia dall’incubo e per poco non evita i trenta minuti extra. Ma il tiro a giro di Coman si spegne sulla traversa.

Ai supplementari la Svizzera abbassa il baricentro e cerca di gestire il risultato. La Francia attacca a testa bassa, inevitabilmente. Coman, il più fresco, è il più pericoloso: da una sua iniziativa Pavard esalta ancora Sommer. Nel secondo tempo le migliori occasioni capitano sui piedi di Mbappé, poco lucido. E decisivo in negativo nella lotteria dagli undici metri che fa volare la Svizzera ai quarti. La Francia torna a casa, tradita dal proprio uomo copertina e dai propri singoli, eccellenti a livello personale ma non nel collettivo.

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Macron dichiara tutta la Francia ‘zona rossa’ per un mese: coprifuoco dalle 19, scuole chiuse tre settimane. “Serve mobilitazione generale”

Rimanere “uniti e solidali”, solo così “vedremo la fine del tunnel”. Inizia con un appello ai francesi il discorso con il quale il presidente Emmanuel Macron ha annunciato alla Nazione le nuove misure restrittive per contrastare la terza ondata di coronavirus nel Paese, con le terapie intensive che ieri hanno superato i 5mila letti occupati. Nel mese di aprile, ha dichiarato, servirà una “mobilitazione generale”, trenta giorni durante i quali “si giocherà molto” nella battaglia contro la pandemia. E ha poi annunciato che la Francia passa tutta in zona rossa: le regole di “allerta rafforzata” disposte per la regione di Parigi e altri 18 territori “saranno estese in tutto il Paese”, ha spiegato, compresa la chiusura dei negozi non essenziali, il coprifuoco dalle 19 e la chiusura delle scuole per tre settimane.

Proprio la decisione di chiudere gli istituti è stata una delle più discusse all’interno del governo che già nel corso della seconda ondata di fine anno aveva adottato misure rigide in tutto il Paese pur decidendo di non interrompere la didattica in presenza. Oggi, con la situazione sanitaria e la pressione ospedaliera che preoccupano, l’esecutivo ha deciso di chiudere le scuole dopo un anno. Da martedì prossimo sono previste una settimana di insegnamento a distanza, poi due settimane di vacanze per tutti (come era previsto, ma senza diversificazioni regionali), quindi dal 26 aprile il rientro per materne ed elementari con medie e licei a distanza. Dal 3 maggio, tutti dovrebbero essere di nuovo in classe. Discorso diverso per le università dove, invece, gli studenti potranno continuare ad andare in ateneo un giorno alla settimana. Per loro, quindi, le regole restano invariate.

Un po’ come in Italia, anche la Francia ha deciso di concedere un allentamento delle restrizioni nei giorni di Pasqua: nel corso del fine settimana di festa, i francesi potranno infatti spostarsi da una regione all’altra. Per le riaperture progressive di luoghi di cultura o per avere la possibilità di consumare ai tavolini all’aperto dei bar, ha già annunciato Macron, si dovrà invece attendere metà maggio, rispettando certe condizioni e nel rispetto delle norme sanitarie. E ha anche dichiarato che dal 16 aprile la vaccinazione contro il Covid-19 sarà ampliata a tutti gli over 60 e il 15 maggio agli over 50. “Da oggi alla fine dell’estate – ha detto – tutti i francesi di oltre 18 anni che lo vorranno potranno essere vaccinati”.

Il Capo dello Stato francese ha spiegato che a mettere a dura prova gli ospedali del Paese è stata la variante inglese che si è rapidamente diffusa in tutte le aree: ha fatto “apparire un’epidemia nell’epidemia”, ha detto. Un virus più “contagioso e anche più letale”. Il presidente ha inoltre risposto alle polemiche sullo scarso aumento dei posti in letto in rianimazione spiegando che questo numero è già stato fatto salire a 7mila e verrà presto portato a 10mila, anche se ha ammesso di aver “commesso degli errori” nella gestione della crisi, facendo così marcia indietro rispetto alla posizione assunta pochi giorni fa, quando dichiarò di non dover fare alcun mea culpa. “Ad ogni tappa di questa epidemia – ha dichiarato questa sera – potremmo dirci che avremmo potuto fare meglio, che abbiamo commesso degli errori. Tutto questo è vero. Ma so una cosa. Abbiamo retto, abbiamo imparato, e siamo migliorati ogni volta”.

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Chi dice che la Nazionale di Roberto Mancini ha risollevato le sorti del calcio italiano mette la polvere sotto il tappeto

È sempre la solita storia. Ce ne ricordiamo quando i nostri club rimediano figuracce su figuracce in Champions e non abbiamo nemmeno una squadra nelle prime otto in Europa: e allora giù paginate di giornali, dibattiti da bar e da salotto sui motivi del declino. Ma poi ce ne dimentichiamo alla prima vittoria della nazionale contro modesti avversari, celebrate come grandi imprese. Già si parla di “Rinascimento” del calcio italiano. Ma il movimento è in crisi e non sarà una vittoria di club o nazionale, che tutti ci auguriamo e potrebbe persino essere all’orizzonte, a cambiare la realtà.

La sosta delle nazionali ha messo in stand-by campionati e coppe, già concluso il dibattito che aveva suscitato la clamorosa eliminazione di Atalanta, Lazio e soprattutto Juventus dagli ottavi di Champions, peggior risultato per i nostri club degli ultimi cinque anni. Due settimane fa il calcio italiano sembrava morto, superato, finito. Con la nazionale riprende fiato. I meriti sono quasi tutti di Roberto Mancini. Il ct ha costruito un gruppo e ridato un’anima a questa squadra, ormai lo si ripete da tempo. È stato bravo ad individuare alcuni punti fermi (soprattutto in mezzo al campo, dove ad esempio l’esplosione di Barella e Chiesa è iniziata prima in nazionale che nei club). È stato anche agevolato dalla possibilità di ripartire da zero e ricostruire sulle macerie lasciate da Ventura, dopo di cui era davvero difficile far peggio.

Oggi l’Italia è una squadra vera, con uno spogliatoio coeso e un’identità di gioco precisa. In virtù di questo, si presenterà ai prossimi Europei se non come favorita, comunque come una delle possibili vincitrici finali. E dopo la mancata partecipazione ai Mondiali di Russia 2018 già questo è un successo. A guardarla da lontano sembra la fotografia di un movimento in salute, quantomeno in ripresa. Più ti avvicini, però, e più si notano le imperfezioni, i difetti. L’eliminazione dei club italiani, che in Europa non vincono per il loro provincialismo, la mancanza di personalità, struttura e ovviamente risorse, è una ferita aperta che non si può archiviare in un paio di settimane.

Poi c’è la nazionale, che vince e convince, ma quanto fino in fondo? È vero, è un momento un po’ strano per il calcio europeo. In giro per il continente non c’è molto di meglio. Ma nemmeno di peggio. A parte la Francia che in questo momento è di un altro pianeta, Spagna e Germania sono in crisi, però a differenza nostra hanno vinto tutto nell’ultimo decennio, una fase di transizione se la possono permettere, e soprattutto i tedeschi trainati dal Bayern hanno già iniziato la ricostruzione. Olanda, Portogallo non hanno il nostro stesso blasone. L’Inghilterra chissà se vincerà mai qualcosa d’importante, ma si consola col campionato più bello e ricco al mondo, che ha anche ripreso a sfornare talenti propri.

L’Italia invece cosa ha? Un gruppo unito che gioca bene, questo sì. E che vince con continuità, però fin qui solo contro avversari modesti: Bulgaria, Bosnia, Polonia, Estonia. Prima non vincevamo manco queste e dunque il passo avanti c’è, ma il salto di qualità è ancora da fare. In tre anni di era Mancini la vittoria di prestigio vero è una sola, l’1-0 in Nations League all’Olanda. A un certo punto però bisognerà confrontarsi anche con le big d’Europa, e chissà se per batterle basterà questo o ci vorrà qualcosa in più. La qualità che questa nazionale ha solo in parte: l’unico giocatore di fantasia è Insigne che non ha mai fatto la differenza a livello internazionale, come Immobile e Belotti, bomber da campionato domestico. Perso momentaneamente Zaniolo, non ci sono talenti nemmeno all’orizzonte, visto che l’Under 21 fatica nel suo Europeo di categoria, e non ha nessun gioiello da mettere in mostra (forse giusto Scamacca, che fa panchina al Genoa, e Tonali, bocciato al suo primo anno al Milan). Il calcio italiano oggi è un movimento che non produce realtà societarie sane da una parte, talenti e idee dall’altra. È vero che molto spesso non c’è correlazione fra l’andamento di club e nazionale, ma almeno in Italia sono due facce della stessa medaglia. Quindi godiamoci la nazionale di Mancini e speriamo negli Europei 2021. Sembra più azzurro il presente del futuro.

Twitter: @lVendemiale

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Bullismo, dopo la storia di Alisha non possiamo più far finta di nulla

di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Alisha, 14 anni e tutta la vita davanti. Una bambina che aveva appena cominciato a comprendere la realtà, come tutti d’aonde: a quell’età il tuo corpo cambia ma la tua mente è sempre quella di un bimbo. L’età durante la quale anche le cose più piccole e insensate ti sembrano problemi abissali, rischi tanto senza renderti conto di star rischiando e ridi tantissimo fino a quando hai le lacrime. Quei 14 anni che Alisha avrebbe dovuto vivere con intensità per poi avventurarsi nel pieno della sua adolescenza, la cattiveria e l’invidia però le hanno rubato troppo presto quell’intensità alla quale lei avrebbe avuto diritto.

A toglierle la vita sono stati un ragazzo e una ragazza della sua stessa età, l’hanno gettata nella Senna e lasciata lì, da sola. Dall’autopsia è emerso che Alisha è morta per asfissia, annegata e quindi era ancora viva quando i suoi due compagni di scuola l’hanno buttata nel fiume. Il preside era già intervenuto sospendendo i due ragazzi per atti di bullismo nei confronti di Alisha ma questo non è bastato per evitarle una tragica fine. I ragazzi ora sono in prigione, i vicini hanno detto alla stampa che uno dei due, il ragazzo, “era un tipo timido e asociale, un insicuro influenzato dalla fidanzata” ma, secondo quanto detto dal procuratore Corbaux, “non si può parlare di un ascendente di uno sull’aa o viceversa, sembrano a prima vista ugualmente responsabili”.

Questa è la tristissima realtà del bullismo, momenti di rabbia che diventano il vero e proprio incubo di troppi giovani studenti. È giunto il momento di intervenire, fare campagne antibullismo serie che mirino a sensibilizzare studenti e genitori su quello che può avvenire e su come prevenire episodi spiacevoli come quello di Alisha. La verità è che forse la soluzione risiede proprio dentro ciascuno di noi, dobbiamo cominciare a sensibilizzare i ragazzi più piccoli di noi: i nostri nipoti, cugini, fratelli e sorelle. Sensibilizzazione che dovrebbe essere fatta raccontando le storie dei troppi ragazzi che hanno perso la vita, che hanno rinunziato a vivere solamente perché la gang di turno li prendeva di mira.

L’episodio di Alisha ci mostra in maniera lampante quanto questo fenomeno sia sottovalutato ma, anzi, si sia evoluto con i social che diventano una perfetta cassa di risonanza da utilizzare per tormentare, anche a distanza, la vittima di turno. Per esempio Alisha ha incontrato i suoi aguzzini al molo: doveva essere un incontro per far pace ma si è trasformato nella tragedia culmine di una campagna di cyberbullismo contro di lei che andava avanti già da un po’. Tutto è iniziato dal ragazzo, lo stesso che l’avrebbe picchiata con i guanti per non lasciar tracce, che aveva preso dal profilo Snapchat di Alisha una sua foto in biancheria intima e l’aveva diffusa in una chat con i compagni.

Prima di passare all’episodio che l’ha portata alla morte, immaginiamoci un po’ quello che questa ragazza ha provato nel momento in cui tutti i suoi compagni l’hanno vista in biancheria intima. Pensate un po’ ad Alisha che, in un momento delicato come l’adolescenza in cui ci si affaccia alla vita, vede il suo corpo diventare di dominio pubblico e viene presa anche in giro. Immaginatevi i sorrisini dei compagni, le battute, le giornate passate a pensare se fosse lei il problema. E alla fine, nonostante tutto questo, decide di presentarsi all’incontro: chissà, in cuor nostro, tutti noi abbiamo la speranza che chi ci sta intorno possa cambiare anche se, quasi sempre, le nostre aspettative vengono prontamente deluse come quelle di Alisha, che viene presa a calci e poi gettata nella Senna dove è annegata.

Sapete inoe perché, secondo le testimonianze, Alisha era stata presa di mira? Era la più studiosa della classe, era quella che aveva i voti più alti e così, forse per invidia o forse per un crudele gioco era la ragazza da indebolire, era la ragazza “da distruggere”. Ma, possiamo accettare dei pensieri del genere? Può una ragazza essere uccisa dai suoi stessi compagni? Possiamo ancora accettare che ci siano ae Alisha, proprio in questo momento, che debbano sopportare questo peso enorme nel periodo più bello della loro vita? Noi crediamo che non sia più possibile, non possiamo continuare a far finta di nulla: lo dobbiamo ad Alisha e a tutti quei ragazzi che, purtroppo, non sono più con noi perché vittime del bulletto o della gang di turno.

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Recovery fund ultima chiamata, PresaDiretta racconta il modello francese: “100 miliardi già a disposizione. Controllo a 50 viceprefetti”

Gestire il Recovery Plan e spendere i fondi messi a disposizione dal Next Generation EU è il primo dossier che si troverà l’appena nato governo Draghi. E mentre l’Italia cerca la strada da seguire, gli altri Paesi europei viaggiano spediti verso la presentazione dei loro piani. Sono 18 i paesi che hanno inviato a Bruxelles le bozze del piano di ripresa, tra questi la Francia.

Presadiretta con Elena Marzano è andata a Parigi per raccontare il Recovery Plan francese, il “France Relance”. Come l’Italia, anche la Francia è stretta nella morsa del virus, l’epidemia corre veloce e da mesi tutto il Paese è in lockdown. Molti i negozi chiusi, così come i musei, i cinema, i teatri, i caffè e le brasserie. Le università sono vuote e le lezioni si fanno a distanza. La Francia ha perso solo nel 2020 l’8% del PIL.

Anche in Francia, come in Italia, si punta sul Next generation EU per rilanciare l’economia. Ma se il Recovery plan italiano è ancora una bozza, la Francia ha presentato il suo “France Relance” il 3 settembre scorso. Un piano di ripresa da 100 miliardi – 40 miliardi arriveranno dall’Europa, 60 miliardi dal bilancio francese – ideato per rilanciare l’economia e riportare il Paese alla situazione economica pre-covid entro il 2022. Duecentonovantasei pagine in cui sono descritte tutte le misure settore per settore e per ogni intervento viene indicato l’impatto, la cifra stanziata, il beneficiario e il calendario di attuazione. Le linee strategiche sono quelle indicate da Bruxelles: 30 miliardi sono investimenti per transizione ecologica, 34 miliardi per competitività delle imprese e 36 miliardi per coesione sociale e territoriale.

“I due obiettivi di questo piano sono da un lato gestire l’emergenza e contrastare la crisi del 2021, dall’altro preparare la Francia del 2031” ha raccontato a Presadiretta Olivia Grégoire, sottosegretario di stato a Bercy, il ministero dell’Economia, che in onore del France Relance ha addirittura cambiato nome da “ministero dell’Economia” a “ministero dell’Economia e della Ripresa”. “Abbiamo cominciato a lavorare al piano sin dal primo lockdown, a primavera, nel mese di aprile. Durante l’estate lo abbiamo messo a punto e alcuni parti, come quella dedicata ai giovani, le abbiamo rese operative già da settembre del 2020”.

“I due obiettivi di questo piano sono da un lato gestire l’emergenza e contrastare la crisi del 2021, dall’altro preparare la Francia del 2031. Le faccio solo un esempio – aggiunge – ci sono 100 milioni di euro per finanziare le associazioni che lottano contro la povertà, che è un’emergenza assoluta. Ma ci sono anche 7 miliardi di euro per sviluppare la filiera dell’idrogeno perché l’idrogeno è l’energia del domani e non possiamo aspettare il 2030 per pensarci, è nel 2020 che dobbiamo gettare le basi per sviluppare questo settore”.

In Francia non c’è stato alcun dibattito o fibrillazione sulla scelta dei progetti da finanziare o sulla governance, solo un’unica scelta strategica: integrare i fondi europei con quelli nazionali. “Il fatto di aver messo insieme questi fondi ha permesso alla Francia di cominciare ad attuare i progetti già prima di Natale, ad esempio in novembre si sapeva già che per il commercio elettronico, per uno specifico progetto, c’erano 60 milioni a disposizione” spiega Sandro Gozi – ex sottosegretario agli affari europei nei governi Renzi e Gentiloni – oggi eurodeputato eletto in Francia nelle liste di Macron.

Non solo, aggiunge: “mentre in Italia si parlava di 300 consulenti, in Francia il primo ministro ha assunto un consigliere per seguire ora per ora, giorno per giorno, France Relance. Tutto il resto è stato gestito con il normale ordinario coordinamento interministeriale, tra primo ministro e i ministri principalmente competenti con un dialogo. C’è un comitato che si chiama Comité national de Suivì, che segue l’attuazione del progetto: a livello nazionale ci sono dei deputati europei, dei deputati nazionali, dei senatori, dei rappresentanti delle parti sociali, e rappresentanti di associazioni giovanili e la stessa struttura viene replicata regione per regione. Non è stata creata nessuna struttura ad hoc.”
E in effetti il governo francese ha già avviato progetti e pubblicato bandi.

A dicembre 2020 dei 100 miliardi messi a disposizione dal piano di rilancio, 11 miliardi sono già stati impegnati per interventi mirati e 9 ne sono stati spesi. Per esempio sono 141 mila i proprietari di casa che hanno già usufruito del bonus per il rinnovamento energetico della propria abitazione. Quattro mila gli edifici pubblici per i quali è stato avviato un programma di ristrutturazione e efficientamento energetico. 815 le aziende che hanno ottenuto finanziamenti per l’ammodernamento degli impianti e si sono spartite un fondo da 710 milioni di euro che ha generato un investimento complessivo di 1.78 miliardi.

Al centro delle preoccupazioni della Francia ci sono i giovani, che come in Italia, sono quelli che stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica.

Per l’occupazione giovanile la bozza del Recovery plan di Conte prevedeva di impegnare 6 miliardi e mezzo dei fondi speciali che ci arriveranno dall’Europa, poco più del 3% dei 200 miliardi previsti. Ancora troppo poco visto che abbiamo il più alto numero di giovani inattivi in Europa, oltre 2 milioni contro il milione della Francia.

Per aiutare gli oltre 750 mila ragazzi che, terminati gli studi, in piena crisi covid, stavano per entrare nel mercato del lavoro, la Francia all’interno del France Relance ha lanciato il piano “1 giovane, 1 soluzione”. Il piano vuole offrire una soluzione su misura per ognuno. Ci sono sia incentivi alle imprese che assumono o offrono contratti di apprendistato, sia percorsi retribuiti dallo stato per aiutare i giovani nello studio e in genere nel percorso di formazione. E finora ha funzionato. Sono più di 1 milione i giovani sotto i 26 anni che sono stati assunti tra agosto e dicembre 2020 con contratti di almeno tre mesi e 485 mila quelli assunti con contratto di apprendistato, pagato e anche bene.

Per assicurare l’arrivo a destinazione in tutto il territorio dei 100 miliardi stanziati per la ripresa, all’interno dell’amministrazione francese sono state scelte alcune figure che si occupano esclusivamente del Recovery plan. Sono 50 in tutto il territorio nazionale e si chiamano viceprefetti al piano di rilancio. Myriam Abassi è una di loro, sorveglia i progetti finanziati dall’Europa nella regione dell’Ile de France: “Noi viceprefetti siamo le sentinelle del piano di rilancio a livello locale. Ci sono due obiettivi molto importanti per il governo: primo, che si vada veloce, che i 100 miliardi del piano di rilancio siano stanziati rapidamente. Perché è adesso che dobbiamo frenare la crisi economica. E il secondo punto molto importante per il governo, è che il piano di rilancio sortisca i suoi effetti in maniera assolutamente chirurgica, nel modo più preciso e capillare possibile rispetto ai bisogni delle imprese, delle associazioni, delle collettività territoriali”.

E’ molto importante l’organizzazione territoriale, ci sono le regioni, gli eletti locali che vengono mobilitati per permettere l’arrivo a destinazione dei finanziamenti alle imprese nel territorio. La distribuzione dei fondi in maniera capillare sul territorio permette anche alla Francia di diluire i timori sul rischio di non riuscire a spendere i soldi dell’Europa così come avviene spesso in Italia.

“Questo è un rischio per tutti i Paesi europei, non soltanto per l’Italia ed è motivo di preoccupazione anche in Francia – precisa Oliva Gregoire a Elena Marzano”. “E’ per questo che abbiamo dato una grande responsabilità ai viceprefetti, sono loro l’ingranaggio che si dovrà occupare che i finanziamenti nazionali arrivino a buon fine su tutto il territorio”.

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La neve ricopre le spiagge del Nord della Francia: le immagini della sabbia ammantata di bianco

La spiaggia di Merville-Franceville nel Calvados è stata ricoperta da un sottile strato di neve. Una perturbazione invernale è giunta nel Nord della Francia grazie a un fronte freddo che ha attraversato l’Europa settentrionale.

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Macron: “L’Italia ha bisogno di stabilità e Recovery Fund. Esprimo il mio sostegno a Mattarella”

Parla di pandemiama tace sull’ipotesi di un terzo lockdown in Francia -, del caso Regeni e della discussa consegna della Legione d’onore al generale Al Sisi, ma si esprime anche sulla crisi politica italiana, che segue da vicino. E il presidente francese Emmanuel Macron, in un colloquio con un gruppo di giornalisti della stampa estera, tra cui La Repubblica, sottolinea come l’Italia ora abbia bisogno di stabilità e del Recovery Fund. “Ci sono molte crisi politiche in Europa in questo momento. Penso che tutto sia legato alla tensione che le pandemie creano sulle società – spiega -. Esprimo il mio sostegno e la mia amicizia al presidente Mattarella, che ancora una volta avrà un ruolo molto importante nelle prossime ore e nei prossimi giorni per trovare un equilibrio politico”.

Positivo il giudizio del presidente francese sul premier Conte, perché ritiene “abbia fatto bene a fare tutto il possibile per far funzionare il Recovery Fund. Spero sinceramente che la soluzione venga trovata presto e che l’Italia possa beneficiare del Recovery. So che il presidente Mattarella ha un reale desiderio che l’Italia benefici al più presto dei fondi europei”. Rispetto al caso AstraZeneca, il cui vaccino approvato ieri dall’Ema è nel mirino per il taglio delle forniture e l’efficacia sugli over 65 e le varianti di Sars-Cov-2, Macron dichiara di sostenere “l’azione della Commissione per verificare che non ci possano essere impegni contrattuali rivisti alla luce della pressione di altri Paesi”. E aggiunge, anche alla luce della raccomandazione della Germania che indica la somministrazione del farmaco solo agli under 65, che “se mi forniscono un vaccino che funziona molto bene per le persone sotto i 55 anni è fantastico a lungo termine, ma non era esattamente quello che avevamo previsto sulla tabella di marcia”. Ma sulla presunta inefficacia del vaccino sugli over 65 intervengono l’ad (francese) di AstraZeneca, Pascal Soriot, e Andrew Pollard dell’università di Oxford che parlano di “un equivoco” da parte del presidente francese. Entrambi hanno notato che vi sono meno dati per ora sull’effetto del vaccino sugli anziani, ma che tutti i dati disponibili accreditano comunque una protezione immunitaria del tutto analoga ai più giovani. Soriot ha indirettamente smentito Macron pure sui dubbi contro un intervallo fra prima dose e richiamo allungato oltre un mese.

Lasciando da parte il tema vaccini, Macron parla inoltre del primo contatto col presidente americano Joe Biden, e dice di avergli parlato anche di cosa intenda per autonomia europea: “Non significa che vogliamo sciogliere le alleanze ma essere un partner credibile e autonomo”. Nel colloquio con la stampa estera il presidente francese discute anche del Caso Regeni. Rispetto alle polemiche in Italia sulla consegna della Gran Croce della Legione d’Onore al presidente egiziano Al Sisi, precisa che “bisogna vedere che cos’ è la Legione d’Onore per un leader straniero e la storia dietro questa onorificenza. Tutto questo è perfettamente spiegabile, in un quadro totalmente trasparente perché il presidente Sisi è anche un alleato contro il terrorismo“. E “quando abbiamo dovuto discutere con l’Italia della liberazione dei pescatori in Libia, Sisi ci ha aiutato per convincere Haftar“. Il presidente francese comunque si mostra consapevole del contrasto fra le autorità egiziane e italiane sul caso: “Sto continuando il lavoro – precisa – e mi impegno a chiarire questioni delicate per i nostri amici europei”.

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