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Regeni, Conte: “Italia primo partner di armi dell’Egitto? La geopolitica è più complessa. Risultati si avranno intensificando il dialogo”

Durante l’audizione in Commissione d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, convocato proprio per rispondere dell’esportazione di armi in Egitto, in particolare della vendita di due fregate Fremm l’8 giugno scorso, non cita mai lo scambio. Ad affrontare il tema della vendita delle armi al regime di Al-Sisi è la deputata del Partito democratico Lia Quartapelle: “Da quando lei è presidente del consiglio l’Egitto è passato da 42esimo Paese con cui commerciavamo armi, a decimo Paese nel 2018, a primo Paese. Quindi io vorrei capire esattamente in cosa non si sta sviluppando il pieno potenziale delle relazioni con l’Egitto?”. Una posizione sulla quale il premier ha dissentito, sottolineando che “nella geopolitica è difficile valutare attraverso un criterio misuratore l’influenza, i comportamenti e le conseguenze. Delle volte influenzare un comportamento significa anche far venir meno un beneficio da un comportamento più stretto e non ritengo che sia facile individuare un elemento quantificatore non abbiamo ottenuto molto e questo può avvantaggiare il suo ragionamento, ma questo non significa che una diversa postura ci porterebbe ad una più intensa collaborazione”. Già rispondendo a domande precedenti, il premier aveva dato una sua lettura dei rapporti con Il Cairo: ” Risultati si avranno con l’intensificazione, non con l’interruzione del dialogo bilaterale”, è la tesi sostenuta dal Presidente del Consiglio, che però sottolinea come questa linea “stenta ancora a produrre risultati concreti”. E in riferimento al ritiro dell’ambasciatore o all’interruzione dei rapporti diplomatici, ha replicato: “Alternative pure percorse in passato non sono certo risultate più incisive”. Conte ha più volte affermato che “giungere alla verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni è un obiettivo verso il quale rimarremo inflessibili fino a quando non l’otterremo“.

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Armi all’Egitto, informativa di Conte durante il Cdm: via libera alla vendita delle due fregate

Sono passate poco più di 24 ore da quando, mercoledì pomeriggio, durante il question time alla Camera il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sembrava rassicurare i deputati di Liberi e Uguali che gli chiedevano conto del via libera del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla maxi-commessa da 9-11 miliardi per la vendita di armamenti all’Egitto: “La vendita non è ancora stata autorizzata”, aveva detto. Il giorno dopo, nel corso del Consiglio dei Ministri, con un’informativa il premier ha però confermato, da quanto si apprende senza nessuna opposizione tra i membri del governo, il via libera.

La partita politica è finita qui perché prima della luce verde definitiva manca solo l’ok dell’Uama, l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento, che dovrà solo certificare che la vendita dei materiali militari, due fregate Fremm a cui dovrebbero in futuro aggiungersi altre 4 navi simili, 20 pattugliatori d’altura di Fincantieri, 24 caccia Eurofighter Typhoon e 20 velivoli da addestramento M346 di Leonardo, più un satellite da osservazione, sia avvenuta nel rispetto delle normative italiane e internazionali. Firma che, dicono, è attesa già “nelle prossime ore”.

Il tutto prima che il presidente Conte riferisca davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, in seguito alla richiesta avanzata dal presidente in quota LeU, Erasmo Palazzotto, dopo le indiscrezioni uscite riguardo alla maxi-commessa. E questo nonostante l’opposizione anche, e solo, interna alla maggioranza sulla decisione di continuare a rifornire il regime di Abdel Fattah al-Sisi di armi. Ultimo a protestare è stato il deputato del Pd, Matteo Orfini, che poco prima della conclusione del Cdm aveva annunciato che “lunedì insieme ad altri presenterò alla direzione del Pd un ordine del giorno che chiede di interrompere la vendita di forniture militari all’Egitto. Spero che molti lo sottoscrivano e che venga approvato senza tentennamenti”. Per quel giorno, probabilmente, l’Uama avrà però già dato il via libera definitivo.

Ma nei giorni scorsi c’erano state anchele proteste di altri deputati di maggioranza che, a Ilfattoquotidiano.it, avevano chiesto in coro il passaggio parlamentare, come previsto dalla legge 185/90 e come avviene per le decisioni riguardanti la politica estera. Lo aveva chiesto Laura Boldrini del Pd, Luca Fratoianni di LeU e anche la portavoce alla Camera del Movimento 5 Stelle Yana Ehm. Appelli però non ascoltati dall’esecutivo.

E in mattinata sulla questione è intervenuto anche Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, parlando a Circo Massimo, su Radio Capital, ha dichiarato: “Mi permetto di dirle, e scandisco ciò che sto dicendo, che è arrivato il momento che gli inglesi dicano la verità su questa storia, l’atteggiamento di apparati istituzionali inglesi non è più accettabile. È arrivato il momento che tutti tirino fuori le carte sulla vicenda”, ha detto riferendosi alla mancata collaborazione alle indagini, oltre che degli apparati egiziani, anche dell’università di Cambridge, per la quale il ricercatore di Fiumicello era andato in Egitto, e della professoressa Maha Abdelrahman.

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Giuseppe Conte, i pm di Bergamo a Palazzo Chigi per sentirlo sull’inchiesta sulle zone rosse non istituite ad Alzano e Nembro

Mancano quindici minuti alle dieci quando Maria Cristina Rota arriva a Palazzo Chigi. La capa della procura di Bergamo è etrata nella sede del governo per raccogliere la deposizione Giuseppe Conte. Con lei tre sostituti: Paolo Mandurino, Silvia Marchina e Fabrizio Gaverini. Per gli inquirenti lombardi, infatti, il presidente del consiglio è persona informata sui fatti – e quindi semplice testimone – nell’inchiesta sulla mancata istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro.

“Rifarei tutto perché ho agito in scienza e coscienza” – Ieri alcuni cronisti hanno chiesto all’inquilino di Palazzo Chigi se per caso temesse di uscire da indagato dall’incontro con i pm. “Non lo temo affatto – ha risposto Conte – Sono assolutamente disponibile per informare doverosamente il pm su tutte le circostanze di mia conoscenza”. Ma se tornasse indietro il premier ordinerebbe la zona rossa per quei comuni diventati simbolo dell’epidemia? “No, perché ho agito in scienza e coscienza”. Dopo Conte i pm sentiranno i ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese. Le audizioni dei testimoni saranno tutte orientate a ricostruire i giorni d’indecisione all’inizio di marzo: c’erano i morti continuavamo ad aumentare, c’era l’ospedale di Bergamo già sotto pressione e poi quelle le bare portate via dall’esercito. Eppure l’ordinanza di isolare l’area tra Nembro e Alzano nella Bergamasca, come era avvenuto per i comuni del Lodigiano, non è mai arrivata, nonostante i militari dell’esercito fossero pronti a bloccare le vie di accesso ai due centri. La mancata istituzione della zona rossa è stato oggetto di polemiche, ma è diventata anche un fascicolo di inchiesta. Avrebbe potuta ordinarla il governo, ma pure il governatore Attilio Fontana, emulando il suo collega Stefano Bonaccini. “A Medicina, la zona rossa l’abbiamo fatta di notte, è stata una decisione politica difficile, e poi abbiamo informato il governo che ci ha consentito di poterla fare”, ha raccontato ieri il governatore dell’Emilia-Romagna.

L’inchiesta – In Lombardia non andò così. E dunque chi decise di non chiudere Nembro e Alzano, 24mila abitanti, 400 aziende, 3.700 dipendenti e 680 milioni di euro all’anno di fatturato? E lo fece per negligenza, per scelta politica o perché le pressioni della lobby imprenditoriale erano troppo forti? Dopo aver ricostruito quel che accadde nei giorni tra il 3 e il 7 marzo, servendosi anche di tutta la documentazione e i carteggi raccolti tra l’istituto Superiore di Sanità, il governo centrale e quello regionale, i pm dovrebbero stabilire se si sia trattato di atti da incasellare in scelte politiche o se ci siano o meno responsabilità penali, quale sia l’ipotesi di reato, e in capo a chi.

La ricostruzione dal 27 febbraio al 3 marzo – A questo proposito, le ricostruzioni delle dichiarazioni pubbliche rendono l’idea di cosa è successo nelle settimane incriminate. La serie inizia il 27 febbraio, quando l’assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera dice che si stava “guardando con attenzione alla zona di Alzano Lombardo” anche se “al momento”, disse, “non c’è nessuna ipotesi di introdurre nuove zone rosse”. L’ipotesi si fa concreta il 3 marzo. “Abbiamo chiesto all’Istituto Superiore di Sanità di fare valutazioni e suggerire a noi e al governo le migliori strategie”, disse l’assessore in conferenza stampa. E proprio il 3 marzo il Comitato tecnico scientifico dice che sarebbe stata necessaria la chiusura della zona. Da qui la richiesta di approfondimenti da parte del premier Conte per sapere se sarebbe bastata o se andasse chiusa tutta la Lombardia.

Brusaferro e l’esercito: il 5 marzo – Due giorni dopo, il 5 marzo, Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore della Sanità – già interrogato dai pm di Bergamo – risponde che la zona rossa ad Alzano e Nembro va fatta. A testimoniare che si sta più che pensando di delimitare l’area ci sono le segnalazioni degli abitanti della zona sull’arrivo dell’esercito e delle forze dell’ordine. Il 5 marzo è Gallera ad annunciare che dopo la richiesta degli “esperti dell’istituto Superiore di Sanità” la Regione ha dato “l’assenso ma ora il governo deve fare le sue valutazioni“. Ed è sempre lui a sbottare il giorno dopo: “l’Iss aveva formulato una richiesta precisa al governo. Se questa risposta fosse arrivata tre giorni fa avrebbe evitato di lasciare nell’incertezza i cittadini”.

Niente zona rossa: 8 marzo – L’incertezza finisce l’8 marzo quando un decreto della Presidenza del Consiglio, che entra in vigore il 9, decide la chiusura di tutta la Lombardia e di 14 province. Non in modalità “zona rossa”, ma in una versione meno restrittiva, che fu ribattezzata “zona arancione. Da lì scoppia la polemica sulla mancata istituzione della zona rossa nella media Val Seriana. Il 2 aprile il governatore Attilio Fontana, in risposta alla lettera di alcuni sindaci, fra cui quello di Bergamo Giorgio Gori, sulla gestione dell’emergenza spiega che “una volta accertato che anche le zone di Alzano Lombardo e Nembro”, nel Bergamasco, “si configuravano come cluster, abbiamo chiesto invano al governo”. “Mi è stato chiesto se il governatore della Lombardia poteva assumere ordinanze più restrittive e abbiamo risposto che non abbiamo impedito di farlo – ha puntualizzato il 6 aprile il premier Giuseppe Conte -, lo hanno fatto altri governatori. l’istituzione di nuove Zone Rosse comprendenti quei Comuni”. Adesso la questione è sul tavolo dei pm di Bergamo che su questo hanno già ascoltato Fontana e Gallera. Oggi tocca a Conte.

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Fase 3, il piano Conte in 3 punti: infrastrutture, semplificazione, via agli investimenti. Prima degli Stati generali un vertice con i ministri

La partita del fine settimana in maggioranza pare ormai finita e su Palazzo Chigi sembra tornare il sereno, salvo smentite. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha lavorato per tutto il fine settimana su una bozza che farà da primo timone in vista degli Stati generali che dovranno dare la prima forma all’azione di governo in materia di ripresa economica. La condivisione con il resto del governo potrebbe avvenire già nelle prossime ore: alla riunione saranno convocati i capi-delegazione dei 4 partiti di maggioranza e i ministri con deleghe economiche, a partire dal titolare del Tesoro, Roberto Gualtieri.

Gli stati generali dovrebbero essere fissati dunque a partire da giovedì a Villa Doria Pamphilj, dove si trova una delle sedi del governo. Sono tre i punti principali da cui dovrebbe partire questo primo documento su cui ha lavorato Conte nel fine settimana: la semplificazione e la lotta alla burocrazia (dossier che, come il capo del governo ha detto, sarà inserito in un decreto apposito), un’accelerazione sul settore delle infrastrutture con particolare occhio all’estensione dell’Alta velocità (un punto che al momento acquieta il dinamismo di Matteo Renzi e di Italia Viva) e incentivi sugli investimenti, voce che per la verità è quella più pronunciata in tutta la maggioranza. Il lavoro di partenza è la prima versione del rapporto sulla fase 3 consegnata a Palazzo Chigi dalla task force guidata da Vittorio Colao.

Di certo c’è che l’agitazione dentro il Pd non ha fermato Conte, che vuole accelerare per trasformare il prima possibile la teoria in pratica. “Sento dire che occorre farlo con calma – ha spiegato ieri a Massimo Franco sul Corriere – Ma quale calma? Ci prendiamo qualche giorno per coinvolgere appieno le forze di maggioranza, e lo facciamo. Poi chiamiamolo patto, chiamiamolo confronto. Ma non va rimandato”.

Il confronto tra il capo del governo e lo stato maggiore del Pd sembra essersi risolto in un maggiore ascolto reciproco. Il sigillo sembra darlo una dichiarazione di Andrea Martella, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e uno dei più stretti collaboratori del segretario Nicola Zingaretti: “Non c’è nessuna contrapposizione né con il premier né all’interno della maggioranza” a proposito degli stati generali dell’economia, ha detto ieri a RaiNews24. “Noi riteniamo questo appuntamento molto importante – spiega – da inserire in un processo che serva al nostro Paese per avviare la ricostruzione dopo questa crisi drammatica che stiamo vivendo”. Parole più concilianti rispetto a quelle pronunciate ieri dal vicesegretario Andrea Orlando che poneva l’accento su un maggiore sforzo di comunione delle decisioni, nel bene e nel male. Resta la gestione di questo passaggio che per il Pd è fondamentale: l’importante è che questi Stati generali, ha ribadito al Tg3, “siano un inizio e non una falsa partenza. Bisogna arrivare all’appuntamento per usare i fondi Ue con idee chiare, mettendo i soggetti in condizione di giocare al meglio la partita. Tutto questo richiede lavoro, confronto e dialogo ed una piattaforma di partenza che vada nella giusta direzione”. Tutto questo non assume un significato strettamente politico tanto che per quanto riguarda le indiscrezioni su un cambio a Palazzo Chigi Orlando risponde che sono “voci che respingiamo e che non aiutano”.

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Recovery Fund, Conte: “In pochi ci avrebbero scommesso, gli aiuti arrivino presto”. Zingaretti: “Da Ue finalmente politiche espansive”

Il governo canta vittoria il giorno dopo la pubblicazione della proposta della Commissione europea per un Recovery Fund, ribattezzato ‘Next Generation Eu’, da 750 miliardi di euro, di cui 500 a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti. “Ci abbiamo creduto quando in pochi ci avrebbero scommesso – ha dichiarato a La Stampa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – In molti, anche sul piano interno, mi invitavano ad essere cauto e a non espormi dicendo che avrei sicuramente rimediato una cocente sconfitta politica. Ma sono stato sempre consapevole che una reazione europea forte e unitaria era assolutamente necessaria non solo per l’Italia ma anche per il futuro stesso dell’Europa”. Soddisfazione anche dal Pd, con il segretario Nicola Zingaretti felice per la posizione presa dall’Unione europea: “Dall’Europa finalmente politiche espansive“, ha detto a Repubblica. Mentre il vicesegretario, Andrea Orlando, a Omnibus La7 parla di “successo politico del governo che non può avere come presupposto la debolezza”.

Conte esulta, ma adesso c’è da superare lo scoglio del Consiglio Ue
Il capo del governo porta a casa l’appoggio delle istituzioni europee, ma la trattativa con i Paesi rigoristi, Austria e Paesi Bassi in testa, deve ancora cominciare e, come fanno sapere da Vienna e L’Aia, sarà tutt’altro che semplice. Per poter arrivare a un accordo definitivo serve l’unanimità di tutti i 28 Paesi membri dell’Ue che siedono nel Consiglio europeo. “Con i leader europei più contrari o perplessi – continua Conte – mi sono confrontato più volte, anche in modo molto franco, invitandoli a considerare che senza una risposta adeguata avremmo distrutto il mercato unico e compromesso irrimediabilmente tutte le catene di valore. Una risposta buona ma tardiva sarebbe stata inutile”. E riconosce che “ora c’è ancora molto da lavorare. Ci aspetta un Consiglio europeo molto impegnativo e dobbiamo cercare di rendere tempestiva l’attivazione di questi nuovi strumenti”.

Sulla stessa linea il commissario Ue agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, che in un’intervista a Radio Anch’io su RadioRai dice che la proposta “è per l’Italia una grande responsabilità, anche perché non credo avrà tante opportunità come questa”. Per il Paese si parla infatti di una disponibilità complessiva di “170-180 miliardi, anche se l’Italia è un contributore netto per 4 miliardi l’anno è tanta roba, come si dice a Roma. Il problema è come spendere queste risorse”.

E su questo è proprio il commissario che, in linea con quanto auspicato dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, cerca di tracciare la linea: “La direzione giusta è affrontare le emergenze, puntare sulla transizione verde e digitale, affrontare le inefficienze burocratiche e la lentezza della giustizia civile“. Certo, ammette, “in prospettiva il tema del debito deve essere tenuto sotto controllo, non possiamo dimenticare che siamo troppo indebitati. Ora dobbiamo spendere ma in futuro questo debito dobbiamo metterlo su un percorso più gestibile o fra qualche anno ci troveremo in difficoltà”. E sulla possibilità di un accordo favorevole con Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia dice che è arrivata “una reazione iniziale non di porta in faccia ma di inizio di un negoziato, una reazione che rende possibile un accordo. Non sarà facile ma ci si arriverà”.

Zingaretti: “Finalmente politiche espansive dall’Ue”. Orlando: “Successo del governo”
Soddisfazione anche in casa Pd. Il segretario Zingaretti ha dichiarato che “finalmente abbiamo politiche espansive. Il Recovery Fund apre una stagione di potenti investimenti e dimostra quanto le nostre ragioni fossero più credibili di quelle dei nazional-populisti. L’Europa sta ritrovando la sua visione accanto ai bisogni delle persone. Queste risorse non vanno distribuite a caso ma con una strategia chiara“. E a proposito di questo, anche lui, come Gentiloni, sostiene che ci si debba concentrare su “cinque punti. Sfida digitale, scelte energetiche, centralità dell’università e della ricerca, riforma dello Stato e lotta alla burocrazia. Oltre al protagonismo dell’Europa“.

Adesso, conclude, è necessario che il governo convochi “presto tutte le aziende a controllo pubblico, i colossi mondiali come Eni, Enel, Finmeccanica, Ferrovie. Occorre dare una missione-Paese a questi grandi attori che gestiscono centinaia di miliardi di euro di investimenti. Sia chiaro, io rispetto l’autonomia di queste aziende. Ma la competizione è inutile senza una visione d’insieme”.

Parla di “successo politico” Andrea Orlando, complimentandosi con l’esecutivo che “si è mosso bene e anche i ministri Gualtieri e Amendola si sono mossi bene. Questa operazione non è frutto del caso o del fatto che la cancelliera Merkel si sia ravveduta strada facendo. Il fatto è che in Europa si sono modificati i rapporti di forza, proprio grazie alle iniziative del governo e della maggioranza. Con il precedente governo questo non sarebbe stato possibile”.

Monti: “Svolta nell’Ue, occasione da sfruttare”. Letta: “Serve pianificazione”
Anche i due ex presidenti del Consiglio, Mario Monti ed Enrico Letta, parlano di un risultato “molto positivo”. “In ogni paese si calcolano soldi veri e l’Italia questa volta è la più beneficiata – ha detto il senatore a vita a Circo Massimo su Radio Capital – È una svolta nella costruzione dell’Europa. L’Ue si appresta ad avere un bilancio e si appresta ad usarlo”. Questi soldi, sottolinea Monti, “sono un’occasione per realizzare tanti miglioramenti nell’economia e nell’amministrazione che avremmo sempre voluto fare. Bisogna usarli bene e in tempo”. E poi lancia un messaggio ai cosiddetti sovranisti: “Vedranno questa svolta, saranno costretti a trovare altri difetti all’Europa che verrà incontro alle esigenze dei cittadini e delle nuove generazioni”.

Positivo anche Letta, che ha parlato ad Agorà su Rai3, anche se più cauto nel giudizio: “Si potranno fare diverse operazioni, come ad esempio ridurre le tasse e in particolare tagliare il costo del lavoro. Credo che sia assolutamente possibile, almeno è quello che farei io. Vorrei sottolineare che stanno arrivando dall’Europa così tanti soldi che l’Italia non ha mai avuto prima. Ora l’importante è pianificare l’utilizzo di tutte queste risorse per i prossimi dieci anni, in modo tale che non si trasformino nel ‘regno delle marchette’, ossia che a ognuno che chiede qualcosa questa cosa poi gli viene data”.

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Vacanze 2020, Conte rassicura: ‘Quest’estate gli italiani non staranno al balcone. Attendo quadro epidemiologico per indicazioni e date’

“Quest’estate non staremo al balcone e la bellezza dell’Italia non rimarrà in quarantena. Potremo andare al mare, in montagna, godere delle nostre città. E sarebbe bello che gli italiani trascorressero le ferie in Italia, anche se lo faremo in modo diverso, con regole e cautele”. Lo aveva anticipato il ministro Dario Franceschini in un’informativa alla Camera il 7 maggio scorso e ora il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lo conferma in un’intervista al Corriere della Sera: quest’estate gli italiani potranno andare in vacanza. Gli operatori del turismo, già duramente colpiti da questi mesi di lockdown, scalpitano per ripartire e lamentano l’assenza di direttive precise da parte del governo sulle misure di sicurezza da adottare ma dal premier arriva un invito alla prudenza: “Attendiamo l’evoluzione del quadro epidemiologico per fornire indicazioni precise su date e programmazione”, ha detto Conte.

LE RIAPERTURE – Proprio dall’andamento dell’epidemia dopo le prime riaperture del 4 maggio il governo valuterà se concedere alle Regioni i maggiori poteri decisionali reclamati per eventuali riaperture differenziate. “Con le linee guida che ci permetteranno un controllo della curva epidemiologica, potremo permetterci anche differenziazioni geografiche“, ma “questo non significa procedere in ordine sparso e affidarci a iniziative avventate”, avverte Conte. Quanto alla possibile riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri il 18 maggio anziché l’1 giugno, “stiamo raccogliendo i dati dell’ultimo monitoraggio e con gli esperti stiamo definendo regole chiare sulla sicurezza per lavoratori e clienti. Se sul piano epidemiologico la situazione rimarrà sotto controllo, potremo concordare con le Regioni alcune anticipazioni. L’importante è procedere sulla base di monitoraggi puntuali, perché per le imprudenze pagheremmo costi enormi”. Bisogna evitare, prosegue Conte, “comportamenti gravissimi” come quelli visti nei giorni scorsi sui Navigli a Milano ma anche in altre città d’Italia, che rischiano di “vanificare tutti gli sforzi fatti e tornareaun lockdown, anche se circoscritto, con danni ancora più gravi per la nostra economia. Ma ho fiducia che continuerà a prevalere il buon senso degli italiani”. Sulla scuola, “il rientro deve essere gestito in modo unitario su tutto il territorio nazionale”.

GLI AIUTI EUROPEI – In ogni caso quelli che ci aspettano “saranno mesi molto difficili. Avremo una brusca caduta del Pil e le conseguenze economiche saranno molto dolorose”, rimarca Conte che in merito alle risorse economiche messe in campo dall’Europa tiene il punto: “Sulla nuova linea di credito del Mes sono arrivate parole chiare da parte dell’Eurogruppo. Ora attendiamo i regolamenti attuativi, poi valuteremo in Parlamento”, dice il premier. Tuttavia “le risorse del Mes, della Bei, del Sure da sole sono insufficienti. Stiamo in costante dialogo con la Commissione europea perché venga introdotto un Recovery fund di notevoli dimensioni”, con risorse “anticipate attraverso un prestito ponte”. Per quanto riguarda invece i crediti stanziati in sostegno alle imprese e i ritardi nelle erogazioni da parte delle banche, “con la garanzia di Stato ci attendiamo una brusca accelerazione. Le banche devono fare la loro parte”.

LA MAGGIORANZA – Su Matteo Renzi, “Italia viva pone delle questioni, a volte, con particolare vivacità. Ma sono convinto che da questo confronto ripartiremo più forti e coesi”, dice Conte, che sull’ipotesi di un governissimo di Mario Draghi commenta: “Non so quante volte si sarà sentito strattonato. Chi davvero ha per lui la stima che pure professa di avere, farebbe bene a non sciupare il suo nome nel teatrino dei giochi politici quotidiani”. Parlando della discussa sanatoria, “regolarizzare per un periodo determinato immigrati che già lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato e agli schiavisti del nostro tempo, contrastare il lavoro nero, effettuare controlli sanitari e proteggere la loro e la nostra salute, tanto più in fase di emergenza sanitaria”, rileva il premier.

LA GIUSTIZIA – Infine, nella serata di sabato il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto del ministro della Giustizia per far tornare in carcere i boss mafiosi scarcerati nei giorni scorsi per questioni sanitarie legate all’emergenza coronavirus e il premier Conte conferma la sua fiducia al guardasigilli Bonafede. Anche in merito al caso Di Matteo: “Mi amareggiano le illazioni – dice Conte -. Parliamo del ministro che con il provvedimento sulla corruzione ha sbarrato la porta delle istituzioni agli appetiti criminali. Continuerà a farlo, a testa alta”, conclude.

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Coronavirus, Augias su La7: “Conte sta facendo cose che nessun presidente del Consiglio ha mai dovuto fare dal 1948 a oggi”

Conte ha fatto quello che doveva fare. Lo ha fatto commettendo degli errori e arrivando qualche volta in ritardo, ma ricordo che Giuseppe Conte, che fino a pochi mesi fa era al governo avendo ai lati come Pinocchio i due carabinieri Di Maio e Salvini, sta facendo cose che nessun presidente del Consiglio dal 1948 a oggi ha mai dovuto fare“. Sono le parole del giornalista Corrado Augias, ospite di “Otto emezzo”, su La7.

Lo scrittore aggiunge: “Che ci siano delle incertezze, degli errori, dei ritardi è nell’ordine delle cose. Su questo non si può discutere. Sono d’accordo al 100% con quello che ha detto Scanzi: il fatto che delle persone che hanno dato prova non di autorevolezza, ma di autoritarismo quando erano al governo, come Salvini nel ruolo di ministro dell’Interno, parlino di deriva autoritaria fa un po’ ridere. Conte ha agito praticamente da solo col Cdm e per decreto. Tuttavia, chiedo questo, perché non sono tanto sicuro della risposta: è arrivato il momento in cui Conte deve rendere partecipe anticipatamente delle sue decisioni il Parlamento? – continua – E se la risposta è sì, come facciamo a riunire in quello spazio i parlamentari, date le misure di distanziamento sociale? Insomma, bisogna riunire le Camere oppure Conte, in questa fase di emergenza, deve continuare ad agire come finora, finché non si raggiunge il famoso picco? Conte ha agito con ragionevole cautela, mantenendo un equilibrio pazzesco tra il diritto alla salute e il dovere di continuare in qualche modo a produrre in modo da non trovarsi, a emergenza finita, in condizioni davvero critiche”.

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Coronavirus, gli aggiornamenti del presidente del Consiglio Conte: la diretta da Palazzo Chigi

In diretta da Palazzo Chigi gli ultimi aggiornamenti del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e i ministri Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo.

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Renzi a Conte: “Presidente, al Consiglio europeo ci rappresenta appieno. Divisioni in politica continentale non sono ammesse”

Lei al Consiglio europeo ci rappresenta appieno“. Lo dice il leader di Italia viva, Matteo Renzi, intervenendo in Aula al Senato, rivolgendosi al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che aveva appena terminato le comunicazioni in vista del vertice tra i capi di Stato e primi ministri dell’Unione europea. “Sui temi della politica continentale non è possibile alcuna divisione“, ha aggiunto Renzi, “sarebbe un atto sbagliato”.

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Conte: “Italia viva presenta sfiducia a Bonafede? Irrazionale, ne trarrò le conseguenze”

“Se ci sarà una mozione di sfiducia al ministro Alfonso Bonafede il sottoscritto per assicurare credibilità alla politica ne trarrà tutte le conseguenze”, afferma Giuseppe Conte rispondendo a chi gli chiede se, dopo una iniziativa di questo genere da parte di Italia viva, salirà al Colle. Conte si rivolge a Matteo Renzi: “Chi può capire meglio di un ex premier, sempre sensibile alla stabilità, che ha lamentato in passato il fuoco amico e la dittatura della minoranza, chi più di lui deve dimostrare oggi questa sensibilità alle sfide che ci attendono?”. E ancora, sempre rivolgendosi al leader di Italia viva: “Mi accusa di ricatti ma minaccia la crisi, vota con le opposizioni ormai quotidianamente e crea instabilità”. Il presidente del Consiglio poi chiarisce di non voler cercare o di non aver trovato un gruppo parlamentare che sostituisca i renziani nella maggioranza.

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